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Meloni su morte Charlie Kirk: “Ricordare non facendo prevalere odio”

(Adnkronos) – "Un anno fa veniva ucciso Charlie Kirk. Aveva appena 31 anni ed era, ancora una volta, in mezzo ai giovani, in un’università, a fare quello che aveva scelto di fare per tutta la sua vita pubblica: confrontarsi, discutere, difendere le proprie idee". Inizia così il post su X della premier Giorgia Meloni che ricorda il leader del movimento Turning Point Usa a un anno dall'omicidio.   "Charlie aveva fatto della fede, della libertà di parola e del confronto la propria cifra. Era un cristiano convinto, un marito, un padre, un ragazzo capace di parlare a una generazione intera senza sottrarsi mai al dibattito, anche con chi la pensava in modo opposto. È stato assassinato proprio mentre esercitava quella libertà", aggiunge la presidente del Consiglio. "A un anno di distanza – sottolinea – il modo migliore per ricordarlo è non lasciare che prevalga l’odio che ha cercato di zittirlo. Continuare a credere che le idee si affrontano con altre idee, che il dissenso non è un nemico da eliminare e che la fede può essere vissuta senza paura e senza vergogna". "Charlie Kirk non c’è più. Ma ciò per cui ha vissuto continua a parlare. E merita di essere ricordato", conclude Meloni. 
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Invictus Games, Uganda si ritira per rispetto nei confronti di Re Carlo: “Sostengo la monarchia”

(Adnkronos) –
L'Uganda si ritirerà dagli Invictus Games del Duca di Sussex per rispetto nei confronti di Re Carlo. Lo ha dichiarato il capo delle forze armate del Paese, in un contesto di divisioni causate dalle "sciocchezze di Harry e Meghan".  Il generale Muhoozi Kainerugaba, figlio del presidente ugandese Yoweri Museveni, ha fatto l'annuncio a sorpresa in un post su X, nel quale ha scritto: "Per non essere interpretati come contrari a Sua Maestà Re Carlo III del Regno Unito, che veneriamo profondamente, l'Uganda si ritira dagli Invictus Games. Non parteciperemo a nulla che non abbia l'approvazione di Sua Maestà." La tempistica del post suggerisce che potrebbe essere una risposta a una lettera ufficiale indirizzata ad alti funzionari governativi e militari del Regno Unito per conto di Carlo, in cui si ribadiva che il Duca e la Duchessa di Sussex non erano membri attivi della famiglia reale e non avrebbero utilizzato il loro titolo di Sua Altezza Reale.  Interpellato dal Times sulle motivazioni di tale decisione, Kainerugaba ha dichiarato: "Ci sono parti all'interno del Ministero della Difesa che appoggiano quella sciocchezza di Harry e Meghan. Ho dovuto stroncarla sul nascere. Io sostengo la monarchia. Punto".  La notizia sarà un duro colpo per Harry, che due mesi fa era al fianco del ministro della Difesa ugandese, Kiryowa Kiwanuka, a un evento degli Invictus Games a Londra per annunciare che la nazione dell'Africa orientale sarebbe stata il 26° paese a partecipare alla manifestazione polisportiva per militari feriti. In quell'occasione, Kiwanuka elogiò il presidente Museveni per la sua "leadership visionaria" e Kainerugaba, laureato a Sandhurst, per aver "sostenuto la partecipazione della nostra squadra", aggiungendo che il loro supporto "segna un nuovo capitolo per i nostri militari". La decisione di ritirarsi dai giochi potrebbe essere una conseguenza non intenzionale della lettera ufficiale, emessa lunedì da Lord Chamberlain Richard Benyon, su richiesta di Carlo, per chiarire la posizione dei Sussex dopo il loro ritorno nel Regno Unito due settimane fa. La lettera precisava che la coppia "non è più membro attivo della famiglia reale", che il loro lavoro di beneficenza "è una questione personale per entrambi e viene svolto a titolo privato" e che "la loro posizione è assimilabile a quella di cittadini privati con interessi commerciali e di beneficenza".  
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L’Inter ‘compra’ un nuovo club satellite? L’idea di Oaktree per far crescere i nerazzurri

(Adnkronos) – Un secondo club europeo, per rendere più articolata la struttura sportiva dell'Inter e far crescere i giovani in un percorso lineare, con uno step successivo rispetto all'Under 23. Quella dell'Inter è un'idea, un’operazione ancora in fase esplorativa, ma che rientra nel progetto di Oaktree per accrescere il potenziale del club. La suggestione della proprietà – come apprende l'Adnkronos – è quella di individuare una società di dimensioni contenute, ma con margini di crescita e caratteristiche tali da poter entrare in maniera stabile nell’orbita della società. Il nuovo club diventerebbe così un asset strategico, con una duplice funzione: da un lato offrire un ulteriore percorso di sviluppo ai giovani nerazzurri, dall’altro rappresentare una piattaforma per scoprire, far crescere e valorizzare nuovi talenti. Per generare valore nel tempo.  Il progetto potrebbe entrare nel vivo già nei prossimi mesi, anche se il club non ha ancora ben individuato un orizzonte temporale definito. Si guarda intanto al 2027: in questo modo, l’Inter potrebbe disporre del nuovo club già in vista del mercato estivo della prossima stagione, iniziando a sfruttarne le potenzialità. Non è un modello nuovo nel calcio europeo, dove la costruzione di una rete di squadre è ormai una strategia sempre più diffusa per gestire e valorizzare i calciatori. Il colosso City Football Group – giusto per guardare alle realtà più note – ha sviluppato una struttura internazionale attorno al Manchester City, con il Palermo tra le realtà coinvolte nel progetto. Un percorso simile è stato seguito da Red Bull, che utilizza il Salisburgo come piattaforma di sviluppo in orbita Lipsia. 
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Leonardo Ferragamo: ‘La nostra forza? I valori della famiglia’

(Adnkronos) – “L’intreccio fra gli imprenditori e i loro collaboratori è un valore fortissimo che abbiamo in Italia, forse più forte che altrove”. Lo ha detto all’Adnkronos Leonardo Ferragamo, presidente della Maison Salvatore Ferragamo, al Teatro La Fenice di Venezia, in occasione della presentazione di "Un passo alla volta", il cortometraggio scritto e interpretato dalla figlia Martina Ferragamo e diretto da Simone Coppo, nell’ambito dell’83/a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica. Nel cast, accanto a Martina Ferragamo, figurano Margherita Buy, Francesco Colella e Francesco Centorame. Il cortometraggio prende spunto dalla storia della famiglia Ferragamo e racconta il rapporto tra memoria, identità e appartenenza. Al centro della vicenda c’è Martina, attrice che arriva su un set per girare un film dedicato alla propria famiglia e al nonno Salvatore Ferragamo, il celebre “calzolaio delle stelle” di Hollywood. Nel corso delle riprese, però, il confine tra realtà e finzione si fa sempre più sottile, fino a coinvolgere direttamente la protagonista nella storia familiare. “È proprio la passione che certi collaboratori mettono nel lavoro, l’allineamento alle ispirazioni e alle linee guida dell’imprenditore, a creare questo intreccio, questa amalgama straordinaria che rappresenta una forza propulsiva di tante aziende”, ha spiegato Leonardo Ferragamo, il quinto figlio del celebre stilista e calzaturiero Salvatore Ferragamo e di Wanda Miletti. Un valore che, secondo il presidente della Maison, si ritrova anche oggi nel modo di lavorare della famiglia. “È un significato a cui do molta importanza – ha sottolineato – e che ritroviamo oggi con piacere nel lavorare insieme a persone con cui ci sono allineamenti valoriali, oltre che aziendali”. Il secondo elemento indicato da Leonardo Ferragamo riguarda una scelta compiuta dal padre, Salvatore, quasi un secolo fa. “Dobbiamo dare importanza a quell’atto di coraggio che mio padre ebbe quando, nel 1926, decise di tornare l’anno dopo in Italia”, ha raccontato. Il patriarca Salvatore Ferragamo, dopo il successo ottenuto negli Stati Uniti, scelse dunque di rientrare nel Paese d’origine. Una decisione che, secondo il figlio Leonardo, non fu dettata principalmente da ragioni economiche. “Pur appagato da un successo insperato e da sogni che stava raggiungendo, più ampi di quello che aveva immaginato, soffriva perché gli mancavano la cultura italiana, il valore dei sentimenti della famiglia e quello del lavoro artigiano”, ha spiegato. “Fu trascinato proprio da questi valori, dal desiderio di ritrovare questa cultura – ha aggiunto – più che dal calcolo economico, dal semplice fatto di trovare gli artigiani. Era qualcosa di molto più profondo”. Infine, per Leonardo Ferragamo, c’è il tema della trasmissione e dell'evoluzione dei valori familiari. “È un privilegio nascere con una storia, con dei valori, con degli esempi, ma è anche una responsabilità importantissima: evolverli continuativamente”, ha affermato. E proprio "Un passo alla volta" rappresenta, secondo Ferragamo, un esempio concreto di questa evoluzione. “Il fatto che una persona della terza generazione, mia figlia Martina, abbia avuto a cuore di raccontare in una maniera così moderna e diversa questa storia e che addirittura l'abbia trasmessa al suo fidanzato, Simone Coppo, che insieme a lei l'ha esaltata, è sintomatico di quanto queste belle storie debbano poter continuare nel tempo”. “Continuare nei valori, negli insegnamenti, negli esempi”, ha concluso Leonardo Ferragamo, sottolineando la responsabilità della famiglia: “Tutti noi abbiamo la responsabilità di continuare a farlo in modo instancabile”. (di Paolo Martini) 
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Caso Ranucci, Lavitola resta in carcere. Confermata aggravante metodo mafioso

(Adnkronos) –
Valter Lavitola resta in carcere. Il tribunale del Riesame di Roma, respingendo le istanze delle difese, ha confermato la misura cautelare in carcere per l’ex editore, mandante reo confesso dell’attentato davanti all’abitazione di Sigfrido Ranucci. I giudici hanno confermato anche l’aggravante del metodo mafioso.  Lavitola, nel corso dell’udienza di lunedì scorso, ha reso dichiarazioni spontanee, affermando che con Ranucci “c’era un grande rapporto di amicizia e speravo che questo rapporto potesse riabilitare anche la mia figura con un riscatto sociale per me”. Lavitola si è nuovamente assunto “tutte le responsabilità” come mandante dell’attentato, spiegando che “l’idea della bomba” è stata di Clesio Gomes Tavares, al quale aveva dato “un mandato in bianco, specificando che non doveva fare male a nessuno”.  Nella loro istanza i difensori di Lavitola, gli avvocati Sergio e Arturo Cola, avevano chiesto per il loro assistito i domiciliari in una casa in Basilicata. Richiesta respinta dal Riesame. 
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Oasis, la band contesta l’asta dell’archivio segreto da 1,6 milioni di sterline

(Adnkronos) – A pochi giorni dalla presentazione alla Mostra del Cinema di Venezia del nuovo documentario dedicato agli Oasis, "Oasis: Don't Look Back in Anger", un prezioso capitolo della storia della band britannica rischia di finire nelle mani di un collezionista. Il 3 ottobre, la casa d’aste britannica Littlehouse Auctions metterà infatti all’incanto un vasto archivio di registrazioni risalenti agli anni d’oro del gruppo, con una valutazione stimata tra 1,2 e 1,6 milioni di sterline, pari a circa 1,4-1,9 milioni di euro. Il lotto proviene dall’archivio personale di Huw Richards, tecnico del suono degli Oasis tra il 1994 e il 2001, e sarà venduto dal figlio Owain Richards. Il materiale comprende 209 nastri Dat, 73 audiocassette analogiche e tre minidisc. Nel complesso, l’archivio raccoglie 63 registrazioni di concerti, circa 100 ore di prove e numerosi dialoghi tra Liam e Noel Gallagher e i membri della squadra che accompagnava la band durante le tournée. A completare il lotto ci sono anche scalette, itinerari e una chitarra suonata dal gruppo. Particolarmente significativo è un concerto del 1996 sulle rive del Loch Lomond, in Scozia, del quale il materiale custodirebbe l’unica registrazione attualmente conosciuta. L’esibizione è stata descritta da Glasgow Live come uno dei più grandi concerti degli anni Novanta. 
La vendita, tuttavia, non sarebbe gradita agli Oasis. Ben Homer, amministratore delegato di Littlehouse Auctions, ha confermato che il gruppo ha manifestato preoccupazioni per l’operazione, sottolineando al tempo stesso la rilevanza storica dell’archivio. Owain Richards ha raccontato al "Times" di essere stato contattato dagli Oasis alcuni anni fa, quando la band aveva bisogno di alcune registrazioni. Secondo Richards, il gruppo vorrebbe riottenere il materiale e non intende che i nastri vengano venduti a terzi. La casa d’aste sostiene comunque di avere il diritto di mettere all’incanto l’archivio. Un'eventuale vendita, precisa Littlehouse Auctions, non comporterebbe automaticamente la possibilità per l'acquirente di commercializzare le registrazioni: i diritti di proprietà intellettuale sui contenuti restano infatti agli Oasis. "Stiamo gestendo tutto con piena trasparenza e nel rispetto delle procedure legali", ha dichiarato Homer, spiegando che l'obiettivo della casa d'aste è presentare il materiale con una provenienza verificata e consentire a collezionisti e istituzioni di accedere a un patrimonio considerato importante per la storia della musica britannica. Il team di pubbliche relazioni degli Oasis non ha risposto alle richieste di commento della stampa britannica. (di Paolo Martini)  
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Chiara Ferragni, l’intervento al naso: “Ecco perché è storto ora”

(Adnkronos) – Chiara Ferragni ha raccontato sui social di essersi sottoposta a un intervento chirurgico al naso dopo un piccolo incidente tra le onde. L'imprenditrice digitale ha spiegato: "A 10 anni mi sono rotta il naso facendo body surf a Maui, alle Hawaii", a corredo di uno scatto che la ritrae con un vistoso cerotto sul naso.    "Ho dovuto subire un intervento chirurgico lì e per questo motivo il mio naso è un po' storto adesso", ha spiegato Ferragni, notando poi l'incredibile somiglianza tra la 'piccola' Chiara e il figlio primogenito Leone, nato dalla precedente relazione con Fedez.  
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Ica Day, a Palermo confronto su innovazione, investimenti e governance infezioni

(Adnkronos) – Innovazione tecnologica, investimenti e una governance più efficace del rischio infettivo sono stati al centro dell’Ica Day, che si è svolto oggi al Teatro Politeama Garibaldi di Palermo. L’iniziativa ha riunito rappresentanti delle istituzioni, professionisti sanitari, società scientifiche, università, enti di ricerca, imprese, startup innovative e stakeholder del sistema sanitario, con l’obiettivo di individuare strategie e soluzioni concrete per rafforzare la prevenzione delle infezioni correlate all’assistenza (Ica). L’innovazione ha fatto da filo conduttore dell’intera giornata – informa una nota – non come tecnologia fine a sé stessa, ma come strumento per rafforzare la sicurezza delle cure e migliorare la gestione del rischio infettivo. Particolare attenzione è stata dedicata all’intelligenza artificiale, alla telemedicina, ai sistemi interoperabili, ai dispositivi medici e alle piattaforme digitali, strumenti individuati come possibili supporti alle decisioni cliniche e organizzative, alla sorveglianza epidemiologica e alla governance del rischio. Parallelamente, il tema è stato affrontato anche nella prospettiva dello sviluppo del sistema produttivo, della ricerca industriale, del trasferimento tecnologico e della crescita dell’ecosistema delle tecnologie sanitarie. Il confronto ha evidenziato come la prevenzione delle Ica richieda un approccio capace di tenere insieme organizzazione, competenze professionali, dati, innovazione tecnologica e investimenti, intervenendo lungo tutto il percorso assistenziale e favorendo una maggiore integrazione tra ospedale e territorio. Le Ica, infatti, “rappresentano una delle principali sfide per la sicurezza delle cure e per la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale – continua la nota – con ricadute cliniche, organizzative, economiche e medico-legali”. La crescente diffusione dell’antimicrobico-resistenza, l’evoluzione dei modelli assistenziali e il rafforzamento della sanità territoriale rendono necessario un “approccio integrato, fondato sull’innovazione tecnologica, su adeguati investimenti e su una governance efficace del rischio infettivo” lungo l’intero percorso assistenziale. “Abbiamo voluto che l’Ica Day fosse un momento capace di andare oltre il tradizionale confronto congressuale e di trasformarsi in un vero laboratorio di co-progettazione”, spiega Alberto Firenze, direttore generale dell’Azienda sanitaria provinciale di Palermo. “Le infezioni correlate all’assistenza rappresentano una sfida complessa, che non può essere affrontata da un solo attore né con un unico strumento: servono competenze diverse, una maggiore capacità di condividere dati e conoscenze, investimenti e una forte apertura all’innovazione. Con l’Hackathon abbiamo voluto fare un passo ulteriore, chiedendo ai professionisti, alle istituzioni, alla ricerca e alle imprese di lavorare insieme per costruire soluzioni concrete, sostenibili e replicabili. L’obiettivo finale è uno solo: fare della prevenzione del rischio infettivo una componente sempre più strutturale della sicurezza delle cure”.  La giornata, che si è aperta con i saluti istituzionali di Orazio Schillaci, ministro della Salute, ha visto, nella sessione plenaria, numerosi interventi da parte dei relatori provenienti da tutta Italia, che, dopo la lectio magistralis di Caterina Rizzo, professore ordinario di Igiene e medicina preventiva dell’Università di Pisa, hanno affrontato il tema della prevenzione del rischio infettivo attraverso 2 tavole rotonde. La prima, dedicata ai modelli organizzativi, alle nuove produzioni e alle tecnologie sanitarie per la prevenzione del rischio infettivo nei percorsi ospedale-territorio, ha visto il coinvolgimento di rappresentanti del mondo sanitario, dell’ospedalità pubblica e privata, delle istituzioni e dell’industria. La seconda, dedicata alla gestione clinica e alle pratiche assistenziali nella prevenzione del rischio infettivo, ha approfondito, insieme a rappresentanti di diverse discipline mediche e professioni sanitarie, la sicurezza delle cure, le pratiche di prevenzione e il ruolo dei professionisti nella gestione del rischio infettivo. Uno degli elementi caratterizzanti dell’Ica Day è stato l’Hackathon multidisciplinare, che ha trasformato il confronto della mattinata in un momento di progettazione concreta. Professionisti sanitari, clinical risk manager, ricercatori, rappresentanti delle istituzioni, imprese, startup e università hanno lavorato alla definizione di soluzioni concrete, sostenibili e replicabili, con l’obiettivo di rafforzare la prevenzione delle Ica nei diversi setting assistenziali. Il lavoro ha consentito di trasformare le competenze e le prospettive messe in campo durante l’evento in proposte operative, capaci di contribuire al rafforzamento della prevenzione delle Ica e ai processi di innovazione del Ssn. I partecipanti sono stati suddivisi in 8 tavoli tematici dedicati ai principali ambiti di intervento: continuità assistenziale ospedale-territorio; sorveglianza epidemiologica e utilizzo dei dati; formazione e cultura della sicurezza; investimenti, innovazione digitale, interoperabilità e Ia; clinical governance e gestione del rischio infettivo; antimicrobial stewardship e contrasto all’antimicrobico-resistenza; vaccinazioni e strategie integrate di prevenzione; gestione del ciclo dei rifiuti sanitari e sicurezza ambientale secondo una prospettiva One Health.  L’Ica Day ha messo così attorno allo stesso tavolo gli attori chiamati a contribuire alla gestione del rischio infettivo, promuovendo un confronto che ha spaziato dalla prevenzione clinica alla governance, dall’organizzazione dei servizi all’innovazione tecnologica, dalla formazione all’utilizzo dei dati. Il lavoro sviluppato nel corso della giornata ha posto le basi per un approccio sempre più integrato alle Ica, nel quale prevenzione, innovazione, investimenti e responsabilità condivisa possano concorrere a rafforzare la sicurezza delle cure e la sostenibilità del sistema sanitario. A conclusione dei lavori, il vicepresidente della Camera dei deputati, onorevole Giorgio Mulè, ha ribadito come l’attività del decisore debba consistere nel proporre e mettere in pratica le migliori pratiche emerse nel corso della giornata, che interpretano la necessità di prevenire il rischio infettivo. “La sfida per la sanità siciliana – evidenzia Marcello Caruso, assessore alla Salute della Regione Siciliana – è riuscire a trasformare la prevenzione del rischio infettivo in un processo sempre più integrato, misurabile e sostenibile. Questo significa rafforzare la sorveglianza e l’utilizzo dei dati, investire nella formazione e nella cultura della sicurezza e, allo stesso tempo, favorire l’accesso a tecnologie e strumenti innovativi che possano supportare concretamente il lavoro dei professionisti. È inoltre necessario superare una visione frammentata dell’assistenza e rafforzare la continuità tra ospedale e territorio, perché la prevenzione delle Ica deve accompagnare il paziente lungo tutto il percorso di cura. L’Ica Day – conclude – rappresenta un’occasione importante per mettere a confronto esperienze e competenze e individuare soluzioni che possano essere concretamente applicate nel nostro sistema sanitario”. 
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Us Open, tocca alle semifinali: il programma e dove vederle in chiaro

(Adnkronos) – Gli Us Open 2026 si avviano verso il gran finale. Nella notte tra oggi, giovedì 10 settembre, e domani, venerdì 11 settembre, si giocano le semifinali maschili e femminili del torneo americano. Si parte con il torneo femminile e con le sfide Sabalenka-Pegula e Gauff-Rybakina. Nella giornata di domani, tocca al match tra Zverev e Khachanov e poi al derby americano Tiafoe-Shelton. Ecco il programma delle partite, gli orari e dove vederle in tv e streaming.  Ecco il programma delle partite di oggi agli Us Open 2026, con gli orari italiani:  
Venerdì 11 settembre
 ore 1 – Sabalenka -Pegula a seguire – Gauff – Rybakina ore 21 – Zverev-Khachanov  Nella notte tra venerdì 11 settembre e sabato 12 settembre:
 ore 1 – Tiafoe-Shelton Tutte le partite degli Us Open 2026 sono trasmesse in Italia in diretta tv in chiaro su SuperTennis e in diretta tv via satellite su Sky Sport per gli abbonati. Match visibili in streaming sulle piattaforme SuperTenniX, NOW Tv e Sky Go. 
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Bomba d’acqua su Roma, il maltempo colpisce la capitale dopo mesi di afa record

(Adnkronos) – Dopo mesi di caldo e afa incessante, il maltempo si abbatte anche su Roma con una bomba d'acqua a metà mattinata. Il violento temporale, durato circa venti minuti e preceduto da una lunga serie di tuoni, sta causando qualche problema al traffico: molti cittadini infatti hanno ripiegato sulle automobili per spostarsi tra le strade della capitale bagnate dal forte acquazzone. Diluvio anche sul litorale laziale, con traffico in tilt anche a Ostia.  
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