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Femminicidio A1, sindaci raccolgono appello padre Lorena: ”Politica sia unita, ripartire da leggi su consenso e educazione sessuo-affettiva”

(Adnkronos) – I sindaci raccolgono l'appello alla politica del papà di Lorena Isceri, gettata dal viadotto dell'A1 dall'ex fidanzato che l'aveva rapita e sequestrata nel bagagliaio della sua auto, e scendono in campo con le loro proposte. "Se davvero vogliamo rispondere insieme all’appello del padre di Lorena, questa volta governo e opposizioni si mettano seriamente seduti allo stesso tavolo – è l'invito lanciato da Vittoria Ferdinandi, sindaca di Perugia e delegata alle Pari opportunità dell'Associazione nazionale dei comuni italiani (Anci) in un'intervista all'Adnkronos – Ripartiamo dal consenso, costruiamo insieme una legge nazionale sull’educazione sessuo-affettiva e garantiamo norme utili e risorse adeguate per la prevenzione".  
Dopo l’ennesimo caso di femminicidio, il papà di Lorena Isceri ha lanciato un appello alla politica perché casi simili non si ripetano. Come intendono rispondere concretamente i sindaci a questo appello?
 L’appello del padre di Lorena è un appello che ci riguarda profondamente, come istituzioni ma prima ancora come comunità. Credo che il primo dovere sia quello di non lasciare che parole così forti, pronunciate dentro un dolore inimmaginabile, restino soltanto parole ascoltate nei giorni successivi a una tragedia. I sindaci sono spesso il primo volto delle istituzioni che una donna incontra quando cerca aiuto. Nei nostri territori ci sono i servizi sociali, i centri antiviolenza, le case rifugio, le associazioni, le reti costruite con le forze dell’ordine, la sanità e il mondo della scuola. Dobbiamo continuare a rafforzare questa rete e soprattutto la capacità di intercettare la violenza prima che arrivi al suo esito più estremo. Ma se vogliamo raccogliere davvero l’appello del padre di Lorena dobbiamo avere anche il coraggio di dirci dove la politica non è stata all’altezza di quella richiesta di unità. Perché non possiamo ritrovarci uniti soltanto dopo ogni femminicidio. Dobbiamo esserlo prima, quando si tratta di scegliere gli strumenti della prevenzione, investire risorse, educare le nuove generazioni e costruire norme efficaci. È questo il terreno sul quale credo che oggi la politica sia chiamata a una responsabilità comune. 
I sindaci di Bologna e Firenze hanno lanciato la proposta di un evento dei sindaci metropolitani proprio per discutere di questo fenomeno. C’è l’intenzione di una riunione o un appuntamento Anci per mettere insieme delle proposte? È già stata fissata una data?
 Tra i sindaci italiani esiste un confronto costante su questi temi e sono molte le iniziative che i Comuni stanno mettendo in campo, anche attraverso Anci. Abbiamo costruito in questi mesi occasioni comuni di sensibilizzazione e di impegno, a partire dalla campagna “Mai più bandiera bianca”, proprio perché crediamo che le città possano e debbano essere protagoniste di un cambiamento culturale. Ogni proposta che rafforzi questo lavoro comune è importante e credo sia utile continuare a costruire momenti nei quali le esperienze dei territori possano diventare proposte condivise. Non si tratta però soltanto di convocare un appuntamento, quanto di fare in modo che dal confronto tra i Comuni emergano indicazioni concrete da portare al governo e al parlamento, soprattutto sul terreno della prevenzione, dell’educazione e delle risorse necessarie ai servizi territoriali. 
È stato introdotto il codice rosso, poi il reato di femminicidio, dalla vostra esperienza di sindaci serve ancora altro dal punto di vista legislativo?
 Certamente sono stati compiuti passi importanti sul piano legislativo e dobbiamo riconoscerli. Ma credo che oggi ci sia un punto dal quale ripartire immediatamente, la legge sul consenso. Alla Camera si era riusciti a costruire qualcosa di raro e prezioso, un accordo unanime tra maggioranza e opposizione attorno a un principio semplice e insieme rivoluzionario, quello del consenso libero e attuale. Quell’equilibrio è stato poi smontato al Senato. Se vogliamo dimostrare che l’appello all’unità non è soltanto una dichiarazione di principio, possiamo cominciare proprio da qui, tornando al testo costruito insieme e rimettendo inequivocabilmente il consenso al centro della legge.  
Poi?
 Poi c’è un altro tema che per noi sindaci è fondamentale. Le norme devono essere accompagnate dalle risorse. Servono finanziamenti adeguati e strutturali per i centri antiviolenza, le case rifugio, i servizi sociali e per tutte quelle reti territoriali che possono intercettare una situazione di violenza prima che sia troppo tardi. Non possiamo chiedere ai territori di essere la prima linea della prevenzione senza garantire loro strumenti e continuità. 
E dal punto di vista culturale ed educativo cosa serve?
 Qui credo che dobbiamo chiedere alla maggioranza di governo un passo ulteriore. Se, come ha affermato anche la presidente Meloni, davanti ai femminicidi è necessario superare le appartenenze e costruire una risposta comune, allora proviamo a farlo anche sull’educazione sessuo-affettiva nelle scuole. Non possiamo continuare a riconoscere che la radice della violenza è anche culturale e poi sottrarci alla responsabilità di intervenire proprio nel luogo nel quale una società forma le nuove generazioni. Serve una legge nazionale che introduca percorsi strutturali, continuativi e adeguati alle diverse età di educazione alle relazioni, all’affettività, al consenso, al rispetto delle differenze e alla parità. Oggi molti Comuni, scuole e territori provano già a farlo, spesso costruendo esperienze straordinarie. Ma non può dipendere dalla sensibilità di un’amministrazione comunale, dalla disponibilità di un dirigente scolastico o dal luogo nel quale si ha la fortuna di nascere. Essere educati al consenso, alla parità e a un alfabeto relazionale sano deve essere un diritto, non un privilegio territoriale. Un ragazzo o una ragazza che nasce a Perugia deve avere lo stesso diritto di chi nasce a Milano, Palermo o in un piccolo Comune italiano di incontrare durante il proprio percorso scolastico gli strumenti per riconoscere una relazione sana, rispettare un rifiuto, comprendere il significato del consenso, non confondere la gelosia con l’amore e il controllo con la cura. È qui che vorrei vedere davvero il coraggio del bipartisan. Non soltanto dopo l’ennesimo femminicidio, quando siamo tutti capaci di dire che bisogna cambiare cultura, ma prima. Perché cambiare cultura significa scegliere dove investire, quali strumenti dare alle nuove generazioni e quale idea delle relazioni vogliamo trasmettere loro. Se davvero vogliamo rispondere insieme all’appello del padre di Lorena, questa volta governo e opposizioni si mettano seriamente seduti allo stesso tavolo. Ripartiamo dal consenso, costruiamo insieme una legge nazionale sull’educazione sessuo-affettiva e garantiamo norme utili e risorse adeguate per la prevenzione. Sarebbe il modo più concreto per dimostrare che, almeno sulla libertà e sulla vita delle donne, la politica sa mettere il Paese prima delle appartenenze. 
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Ranucci, Cangiano: “Giornalista indagato dopo la mia querela”

(Adnkronos) – "Ho appreso oggi che Sigfrido Ranucci risulta indagato nell’ambito del procedimento nato dalla mia querela". Lo annuncia Gimmi Cangiano, deputato di Fratelli d'Italia. "Esprimo soddisfazione per la serietà e l’attenzione con cui la Procura di Roma sta seguendo la querela per diffamazione che ho presentato dopo il servizio di Report nel quale il mio nome veniva accostato alla vicenda dell’attentato subito da Sigfrido Ranucci", afferma il parlamentare. "Ho appreso oggi che Sigfrido Ranucci risulta indagato nell’ambito del procedimento nato dalla mia querela. Naturalmente sarà la magistratura ad accertare fatti ed eventuali responsabilità, nel pieno rispetto delle garanzie di tutti. Mi auguro che le indagini possano fare piena luce anche sulle ragioni che hanno portato Ranucci a formulare e alimentare insinuazioni sul mio possibile coinvolgimento in una vicenda gravissima, coinvolgendo nella sua ricostruzione anche altri esponenti di Fratelli d’Italia", aggiunge. "Avevo pubblicamente chiesto a Ranucci di chiarire, smentire quelle accuse e chiedere scusa. Non lo ha fatto. Di fronte alla sua ostinazione ho deciso di affidarmi alla giustizia per tutelare la mia onorabilità, la mia famiglia e la comunità politica che rappresento", conclude l'esponente di Fdi. 
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Bonaccini (Ministero della Salute): “Domanda salute cambiata, necessario rendere Ssn più sostenibile”

(Adnkronos) – "Nel panorama internazionale, l'Italia rappresenta un unicum perché il Servizio sanitario nazionale italiano è universalistico: da quasi cinquant'anni cerca di garantire servizi di salute e sanità, dalla diagnostica alla prevenzione, per tutti i cittadini, in modo gratuito. La sfida oggi è quella di rendere ancora più sostenibile il nostro Ssn, perché la domanda di salute è cambiata". Lo afferma Nicola Bonaccini, capo Segreteria tecnica del ministro della Salute, partecipando oggi a Palazzo Farnese a Roma alla presentazione del rapporto di Fondazione PwC Italia Ets 'Una nuova agenda per la salute: territori, innovazione e collaborazione', svoltasi nell'ambito dell'evento 'Ripensare il futuro della salute', promosso da Club Santé Italie, una realtà che nasce dalla collaborazione tra l'Ambasciata di Francia in Italia, Business France e le principali aziende francesi che operano nel settore della salute in Italia.  "In tale contesto – spiega Bonaccini – l'intelligenza artificiale, la telemedicina e le nuove scoperte in campo farmaceutico offrono un grosso aiuto. C'è un filo conduttore che ha ispirato il Servizio sanitario nazionale italiano e che dovrà continuare nei prossimi anni: l'equità, facendo quanto più possibile per rendere il Servizio sanitario nazionale alla portata di tutti. Inoltre, come dice spesso il ministro Schillaci, è necessario combattere le disuguaglianze per fare in modo che la salute di qualità venga assicurata anche a chi è più svantaggiato". 
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Formula 1, Leclerc salta il Gp di Madrid? Come sta il pilota dopo l’incidente a Monza

(Adnkronos) –
Charles Leclerc può saltare il Gp di Spagna a Madrid, dopo l'incidente di Monza? Ad oggi, il tema c'è. Perché il pilota monegasco della Ferrari è stato protagonista di un brutto impatto nel Gran Premio d'Italia, uno scontro con le barriere da 23 G (ovvero, un’accelerazione pari a 23 volte quella della gravità terrestre). Leclerc dovrà sottoporsi ad alcuni ulteriori accertamenti prima di ottenere l’autorizzazione definitiva per correre il Gran Premio di Madrid, in programma in questo weekend. Il ferrarista sta bene, ma dopo un incidente di questo tipo è indispensabile completare tutti i controlli previsti e prestare la massima attenzione. Come spiegato dal quotidiano spagnolo Marca, la dottoressa Isabel Ornaque, responsabile del centro medico del Madring, sarà tra le figure chiamate a valutare le condizioni di Leclerc e a stabilire se il monegasco potrà tornare al volante in questo fine settimana di Formula 1. Nei prossimi giorni, verrà sciolto ogni dubbio. Per Leclerc non si tratta – tra l'altro – del primo episodio di questo tipo nel corso della stagione (LEGGI L'ARTICOLO) . Già a Barcellona, durante le qualifiche del sabato, era finito contro le barriere e aveva dovuto ricevere assistenza medica. Anche in quel caso l’impatto era stato violento, di 22 G. Per un pilota dal peso di circa 70 chili, significa essere sottoposto per un istante a una forza equivalente a circa 1.600 chili. A Monza, l'impatto è stato ancora più violento e dunque la Ferrari e i medici faranno tutte le valutazioni del caso con il pilota. Per non correre rischi inutili.  
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Club Santé Italie: “Territorio, innovazione e collaborazione per costruire il sistema salute del futuro”

(Adnkronos) – Una popolazione sempre più anziana, la crescita delle patologie croniche e un'innovazione tecnologica che sta trasformando modalità di cura e organizzazione dei servizi impongono di ripensare il sistema salute. Rafforzamento della sanità territoriale, accelerazione della trasformazione digitale e collaborazione tra pubblico e privato sono le tre direttrici strategiche sulle quali agire per costruire un Servizio sanitario nazionale capace di rispondere ai bisogni dei prossimi decenni. È quanto emerge dal rapporto 'Una nuova agenda per la salute: territori, innovazione e collaborazione', presentato dalla Fondazione PwC Italia Ets in occasione dell'incontro 'Ripensare il futuro della salute. Collaborazione internazionale e innovazione nell’era digitale'. L'evento si è tenuto a Roma a Palazzo Farnese, sede dell'Ambasciata di Francia in Italia, promosso da Club Santé Italie, una collaborazione tra Ambasciata, Business France e le principali aziende francesi che operano nel settore della salute in Italia (farmaceutico, dispositivi medici, diagnostica, servizi sanitari e assistenziali, assicurativo).  L'appuntamento ha riunito rappresentanti delle istituzioni italiane e francesi, decisori pubblici e aziende della filiera della salute, con l'obiettivo di individuare priorità e possibili traiettorie comuni per accompagnare la trasformazione dei sistemi sanitari, in un contesto nel quale innovazione tecnologica, sostenibilità e capacità di presa in carico sono sempre più strettamente connesse. Dopo i saluti dell'ambasciatrice di Francia in Italia, Anne-Marie Descôtes, e del presidente di Club Santé Italie e presidente di Sanofi Italia, Marcello Cattani, il programma ha previsto un confronto sulla roadmap per l'innovazione del sistema salute e una tavola rotonda tra istituzioni e aziende del Club.  "Francia e Italia – dichiara Descôtes – condividono la stessa ambizione: costruire sistemi sanitari innovativi, sostenibili e capaci di rispondere alle sfide del futuro. Il confronto continuo tra istituzioni e imprese è una condizione indispensabile per trasformare l'innovazione scientifica in benefici concreti per i pazienti. Grazie all'impegno del Club Santé Italia, questo dialogo si è consolidato negli anni diventando uno spazio privilegiato di cooperazione tra i nostri due Paesi. Nell'ambito del Trattato del Quirinale e nel solco del recente Vertice intergovernativo di Antibes, Francia e Italia intendono rafforzare la loro collaborazione nei settori della salute, della sovranità industriale e dell'innovazione terapeutica, al servizio non solo dei nostri cittadini, ma dei cittadini europei. L'Ambasciata di Francia in Italia e Business France vi lavorano con grande convinzione, insieme alle nostre imprese". Le evidenze raccolte nel rapporto – si legge in una nota – mostrano come la sostenibilità del sistema sanitario non possa dipendere esclusivamente dalla disponibilità di maggiori risorse economiche, ma si baserà anche sulla capacità di integrare territorialità, innovazione e collaborazione all'interno di una strategia coerente e di lungo periodo in grado di rispondere alla nuova domanda di salute. Secondo le stime Istat riportate nello studio, la quota di popolazione con almeno 65 anni passerà dal 25,1% nel 2026 al 34,6% nel 2050. Parallelamente, la percentuale di persone che convivono con almeno una patologia cronica è salita dal 38,8% nel 2009 al 41,5% nel 2024. Numeri che indicano la necessità di passare da un sistema prevalentemente orientato alla gestione dell'episodio acuto a modelli capaci di garantire percorsi assistenziali continuativi e integrati, dalla prevenzione alla gestione delle cronicità, fino al monitoraggio e al follow-up. La prima direttrice individuata è quindi il rafforzamento della sanità territoriale: ospedale, assistenza primaria, cure domiciliari, servizi sociosanitari e strutture intermedie devono essere sempre più integrati all’interno di un’unica rete assistenziale. La necessità è particolarmente evidente sul fronte della non autosufficienza: nel 2023 meno del 40% degli anziani non autosufficienti over 65 risultava coperto da servizi residenziali, semiresidenziali o domiciliari. La seconda direttrice riguarda innovazione e trasformazione digitale. Intelligenza artificiale, telemedicina, interoperabilità e valorizzazione dei dati sanitari possono contribuire a migliorare l'efficienza dei servizi, incrementare l'aderenza al percorso di cura e alle terapie, rafforzare la prevenzione e costruire modelli maggiormente orientati alla presa in carico continuativa e personalizzata del paziente. Per generare un impatto concreto sulla salute, tuttavia, viene ritenuto necessario un passo ulteriore: l'innovazione deve tradursi nella trasformazione dei modelli organizzativi, delle competenze e dei processi attraverso cui vengono erogati i servizi. Una prospettiva che si inserisce nel più ampio processo di digitalizzazione della sanità europea, nel quale la capacità di raccogliere, integrare e valorizzare dati clinici, epidemiologici e territoriali diventa una condizione essenziale. Un terzo elemento riguarda la collaborazione tra gli attori dell'ecosistema salute. La crescente complessità dei bisogni sanitari richiede infatti di valorizzare maggiormente le competenze e le risorse già presenti nel sistema. In questa prospettiva, la collaborazione tra pubblico e privato rappresenta uno strumento volto a rafforzare la capacità di risposta, accessibilità e sostenibilità del Servizio sanitario nazionale. "Le aziende francesi della salute sono una ricchezza per la nazione in termini di impatto economico e capacità di innovazione – afferma Cattani – Le sfide demografiche e sanitarie che ci attendono richiedono un ammodernamento del nostro Ssn che renda l'Italia più attrattiva e capace di vincere la competitività su scala globale anche grazie ad una collaborazione tra aziende e istituzioni strutturata e concreta perché basata sulle evidenze. Questo rapporto va proprio in questa direzione: un lavoro che con Club Santé Italie, che ho l'orgoglio di presiedere, abbiamo voluto mettere a disposizione di istituzioni e decisori per alimentare un dialogo informato e una sinergia costruttiva. Il nostro obiettivo comune è garantire a tutti i cittadini un accesso equo e veloce alle prestazioni sanitarie e alle soluzioni terapeutiche più innovative, facendo della collaborazione tra pubblico e privato sempre più uno dei pilastri del sistema salute del futuro". È su questo terreno che Club Santé Italie si propone come piattaforma di confronto e collaborazione, mettendo in relazione competenze provenienti dai diversi segmenti della filiera sanitaria con istituzioni, ricerca e professionisti della salute. I dati raccolti – prosegue la nota – confermano inoltre una forte propensione all'innovazione delle aziende aderenti: quasi l'80% ha collaborato con università o centri di ricerca nell'ultimo anno e circa due terzi hanno aumentato gli investimenti in ricerca e sviluppo. "Le evidenze raccolte nel rapporto mostrano come le principali sfide che attendono il sistema sanitario italiano abbiano una natura strutturale e richiedano una visione di lungo periodo – commenta Andrea Fortuna, Partner PwC Italia – Healthcare, Pharma & Life Sciences Leader – L'invecchiamento della popolazione, la crescita delle cronicità e l'evoluzione tecnologica rendono necessario ripensare modelli organizzativi, percorsi assistenziali e modalità di collaborazione tra tutti gli attori dell’ecosistema salute. In questo scenario, territorialità, innovazione e collaborazione rappresentano tre dimensioni strettamente connesse sulle quali costruire la sostenibilità futura del sistema sanitario". I promotori dell'appuntamento evidenziano la dimensione europea del confronto. Italia e Francia condividono sistemi sanitari universalistici e una forte tradizione di sanità pubblica, e possono rappresentare un laboratorio di cooperazione su alcuni dei principali dossier che definiranno la sanità dei prossimi anni: governance e interoperabilità dei dati sanitari, ricerca clinica, medicina personalizzata e utilizzo responsabile dell’intelligenza artificiale. Sfide, quali sovranità tecnologica, sicurezza delle infrastrutture digitali, accesso equo all'innovazione e formazione delle competenze, che superano i confini nazionali e richiedono una capacità crescente di collaborazione tra Paesi, istituzioni e sistema industriale. L'obiettivo è dunque quello di contribuire alla costruzione di una sanità capace di coniugare innovazione e fiducia, progresso tecnologico e tutela dei diritti, competitività industriale e sostenibilità sociale, facendo della trasformazione digitale uno dei pilastri della futura capacità europea di rispondere ai bisogni di salute. La ricerca indipendente è stata realizzata grazie al sostegno di Air Liquide Healthcare, Danone Nutricia Italia SpA, Groupama, Groupe Colisée, Groupe Lepine, Guerbet SpA, Ipsen, Korian Clariane, Laboratoires Boiron, Opella Italie, Pierre Fabre Italia SpA, Relyens, Sanofi, Servier Italia SpA, Thea Farma. 
—salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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Gran Bretagna e altri 11 Paesi sanzionano coloni in Cisgiordania. Israele chiude consolato Uk a Gerusalemme

(Adnkronos) – Dodici Paesi, tra cui Francia, Regno Unito e Canada, imporranno o valuteranno "sanzioni al commercio di beni con gli insediamenti illegali" di Israele in Cisgiordania, per protestare contro le violenze commesse dai coloni ai danni dei palestinesi e contro l’espansione degli insediamenti, secondo un comunicato congiunto dei rispettivi ministri degli Esteri.  "Oggi, Francia, Regno Unito, Canada, Danimarca, Spagna, Finlandia, Irlanda, Islanda, Norvegia, Polonia, Portogallo e Svezia confermano la loro intenzione di imporre restrizioni nazionali al commercio di beni con gli insediamenti considerati illegali dal diritto internazionale e/o di sostenere restrizioni europee in tal senso, oppure dichiarano di stare seriamente valutando l’adozione di tali restrizioni o di altre misure, conformemente alle rispettive procedure nazionali", si legge in un comunicato congiunto. Nel testo, reso pubblico dal ministro francese Jean-Noël Barrot su X, i dodici Paesi spiegano che "il presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron, il primo ministro del Regno Unito Andy Burnham e il primo ministro del Canada Mark Carney hanno concordato sulla necessità di adottare misure per impedire che la situazione peggiori ulteriormente".  Il Regno Unito avvia quindi un nuovo pacchetto di sanzioni contro gli insediamenti israeliani in Cisgiordania, che comprende un divieto di importazione per tutti i beni prodotti all'interno dei territori occupati e un embargo sulle esportazioni di armi che li sostengano "materialmente". Ad annunciarlo è il ministro degli Esteri, Ed Miliband che alla Camera dei Comuni ha affermato che i coloni israeliani in Cisgiordania dovranno "far fronte a tutta la forza" delle sanzioni, accusandoli di compiere una "pulizia etnica" ai danni dei palestinesi. Le sanzioni, coordinate con Francia e Canada, comprendono il divieto di importazione di tutti i beni prodotti negli insediamenti israeliani e misure specifiche contro aziende e individui che sostengono gli insediamenti attraverso finanziamenti, infrastrutture, attività immobiliari e servizi di costruzione.  Il governo laburista britannico è "ostile" a Israele. Ad affermarlo è stato il ministro degli Esteri israeliano Gideon Saar, dopo l'annuncio delle restrizioni. "Sappiamo di avere molti amici in Gran Bretagna. Purtroppo, abbiamo un governo laburista ostile che agisce costantemente contro lo Stato di Israele, e questo non ci ha lasciato altra scelta se non quella di rispondere alle sue azioni ostili", ha dichiarato Saar in una conferenza stampa definendo la decisione "moralmente distorta", una "netta ingerenza nelle attività di uno Stato sovrano". Saar ha affermato che il "boicottaggio dei prodotti" fabbricati nella Cisgiordania occupata "danneggia una parte della popolazione rispettosa della legge e produttiva".  Il governo israeliano chiuderà quindi il consolato britannico a Gerusalemme in risposta alle sanzioni imposte dal Regno Unito, ha speigato ancora Saar. "Una Gerusalemme unita è la capitale dello Stato di Israele ed è soggetta alla piena sovranità di Israele… Qualsiasi attività straniera nella regione deve essere svolta secondo le modalità convenzionali e concordate, senza alcuna interferenza nella sovranità israeliana", ha aggiunto. 
Sarà inoltre vietato l'ingresso in Israele a dodici funzionari britannici eletti, accusati da Saar di essere "coinvolti in attività anti-israeliane e antisemite". Tra loro Jeremy Corbyn, ex leader del Partito Laburista. Israele ha inserito 11 membri del parlamento nella lista delle persone a cui è vietato l'ingresso. Tra questi figura anche Zarah Sultana, che si è unita a Corbyn nel formare il partito di sinistra Your Party. Il ministro ha anche annunciato l'espulsione dei rappresentanti britannici dal Centro Internazionale di Assistenza (ICA) di Gaza e da Kiryat Gat, in Israele. Saranno infine vietate anche le "attività di addestramento delle forze dell'Autorità Palestinese" a Ramat HaSharon, in Israele. "Intraprenderemo anche misure di ritorsione a nostra discrezione. Il messaggio a qualsiasi governo che cerchi di danneggiarci è chiaro: chi agisce contro Israele, Israele agirà contro di lui, e perderà la sua influenza e rilevanza nella regione", ha concluso Saar.  
—internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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Emma Bonino ricoverata, le condizioni: “E’ lucida, ma la situazione resta delicata”

(Adnkronos) –
Emma Bonino, ricoverata ieri d'urgenza all'ospedale Santo Spirito a Roma, "è lucida ma la situazione resta delicata. Non ha ancora superato del tutto la crisi respiratoria. All'ospedale Santo Spirito in cui è ricoverata da ieri al reparto di terapia intensiva a scopo precauzionale stanno continuando a svolgere gli accertamenti del caso e a verificare la reazione alle terapie. Nella tarda mattinata di domani si terrà un consulto con il suo medico curante, dottor Santini, per valutare come proseguire le cure". Questo l'aggiornamento sulle condizioni di salute della leader di +Europa. Bonino, 78 anni, è arrivata nel pomeriggio di ieri in codice rosso al pronto soccorso dell'ospedale e in serata è stata trasferita in via precauzionale nel reparto di terapia intensiva. Non è il primo ricovero per la leader di +Europa nella struttura, il precedente è all'inizio del 2025 dopo un malore e allora servì la terapia intensiva perché era stata riscontrata una insufficienza respiratoria. Stabilizzata, il giorno dopo fu trasferita al San Filippo Neri. L'ospedalizzazione allora durò una settimana quando l'ex ministra tornò a casa.  Nella storia clinica della Bonino c'è anche un microcitoma polmonare diagnosticato nel 2015 e superato nel 2023. Nell'ottobre 2024, l'ex ministra era stata presa in carico sempre dall'ospedale del centro storico di Roma per problemi respiratori, anche in quel caso con cure intensive.  
—politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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Affitti brevi: è scontro aperto tra Ue, proprietari di case e piattaforme turistiche

(Adnkronos) – La Commissione europea si accinge a dare battaglia agli affitti brevi per affrontare la crisi delle locazioni e del caro-prezzi delle abitazioni. Il veicolo scelto è un regolamento denominato 'Affordable Housing Act' (Legge sugli alloggi a prezzi accessibili). Ma c'è stata già una levata di scudi in Italia da parte di chi opera nel settore extralberghiero e dei proprietari di case contro l’intervento legislativo che sarà presentato proprio domani, 9 settembre, a Bruxelles, del quale è circolata una bozza nei giorni scorsi. Bruxelles intanto ha avviato una consultazione pubblica. C'è l'intenzione di lasciare alle autorità locali, in particolare ai sindaci, il compito di stabilire come intervenire nelle cosiddette “aree soggette a stress abitativo”, dove il prezzo medio di acquisto di una casa, rapportato al reddito disponibile medio della popolazione ivi residente, dovrà essere pari o superiore a otto volte il reddito. L’Adnkronos ha raccolto le voci di chi si oppone al provvedimento ancor prima della sua nascita ufficiale, a cominciare dalle principali piattaforme online di alloggi e servizi turistici.   "Booking.com sostiene un mercato unico europeo forte, come motore di crescita e prosperità. La proposta rischia di andare contro questa ambizione e di creare, invece, un precedente preoccupante per il suo indebolimento. Insieme alla maggioranza degli stakeholder che hanno partecipato alla consultazione pubblica, compresi gli Stati membri dell’Ue, riteniamo che non vi sia necessità di un intervento legislativo a livello europeo e avremmo preferito linee guida aggiornate nell’ambito della Direttiva Servizi – fanno sapere da Booking.com – Siamo pronti a collaborare con i colegislatori per garantire che la proposta preservi i pilastri fondamentali del mercato unico: sussidiarietà, non discriminazione e proporzionalità".  Più cauta la presa di posizione di Airbnb anche se puntuale. “La crisi abitativa in Europa richiede soluzioni strutturali e l'attuazione di questo regolamento dovrebbe puntare ad aumentare l'offerta di case. Lavoreremo con gli Stati membri per garantire che le misure adottate siano proporzionate e basate sui dati reali, a tutela di host, ospiti e comunità che dagli affitti brevi dipendono”. La stretta sugli affitti brevi è all'attenzione anche di Aigo – Associazione Italiana Gestori Ospitalità diffusa di Confesercenti. “Siamo preoccupati, anche se è vero che si tratta di una proposta e che non appena inizierà l'iter parlamentare europeo ci sarà la possibilità di interloquire con gli eurodeputati anche mediante il nostro ministero del Turismo” afferma Claudio Cuomo, presidente di Aigo. Inoltre, rimarca “sulla piattaforma europea della proposta normativa viene data la possibilità ai singoli gestori di intervenire per dare il proprio parere, noi inviteremo i nostri associati a farlo”. Perplessità tuttavia rimangono. "La domanda che ci poniamo come associazione è questa: limitare gli affitti brevi produrrà davvero più abitazioni disponibili per le famiglie? Perché – puntualizza – non dimentichiamo che, secondo gli ultimi dati Istat del 2024, ci sono ancora 9 milioni di abitazioni non affittate in Italia, né come affitti brevi né sotto forma di altro affitto”.  Secondo Aigo infatti, il problema della scarsità di locazioni, specialmente in alcuni grandi centri urbani, nelle città d’arte e universitarie, da Firenze a Roma, da Venezia a Napoli e Bologna, risiede in un altro aspetto. “Il costo delle operazioni straordinarie per i condomini e quindi per i proprietari di immobili è salito tantissimo e spesso – spiega Cuomo – non c'è sicurezza del pagamento di un affitto o che l'immobile sia liberato a breve termine. L'unica sicurezza è che le tasse su quel contratto di affitto vanno comunque pagate”.  Anche i proprietari di case si sono fatti sentire e la Confedilizia, che li rappresenta, ha lanciato un appello alla politica. La bozza del regolamento europeo prevede “l’attribuzione alla ‘autorità competente’ di ogni Paese Ue del potere di adottare misure per limitare le locazioni brevi nonché l’acquisto o l’utilizzo di immobili non destinati ad abitazione principale. Occorre che tutte le forze politiche responsabili si adoperino, sia in sede nazionale, sia in sede europea per scongiurare l’approvazione di un regolamento che rappresenterebbe un’inaccettabile invasione di campo dell’Unione europea” commenta il presidente di Confedilizia Giorgio Spaziani Testa. Dura anche la posizione di Fimaa, Federazione Italiana Mediatori Agenti d’Affari di Confcommercio, che ritiene la bozza della normativa “irricevibile, lesiva del diritto di proprietà e della libertà contrattuale”. “Il testo è studiato per limitare gli affitti brevi e consente di introdurre limitazioni anche all'acquisto e all'utilizzo di unità immobiliari non destinate ad abitazione principale”. Oltretutto le locazioni di breve periodo, in Italia, riguardano meno del 2% degli oltre 35 milioni di unità residenziali. "Il regolamento – prosegue Fimaa Italia – colpirebbe i piccoli proprietari che si ritroverebbero nell’impossibilità di mettere a reddito le proprie unità immobiliari. Il rischio è ancora più concreto se si considera che il testo è un regolamento e non una direttiva: una norma cioè direttamente applicabile in Italia senza alcun passaggio parlamentare”. Critiche, infine, anche dall'Unione Piccoli Proprietari Immobiliari (Uppi). "Se una casa rimane vuota dovremmo domandarci perché il proprietario preferisca non affittarla a residenti. Aggiungere obblighi e divieti rischia di ottenere l’effetto contrario: meno proprietari disposti a mettere il proprio immobile sul mercato” taglia corto il presidente nazionale Fabio Pucci. L’Uppi propone da tempo di cambiare approccio e di incentivare il ritorno delle abitazioni alla locazione residenziale, attraverso quattro interventi: introdurre una detassazione parziale per chi rimette in locazione un immobile oggi sfitto; ridurre le lungaggini nelle procedure di rilascio degli immobili, garantendo tempi certi per il recupero dell’abitazione; stabilizzare le detrazioni fiscali per le ristrutturazioni, offrendo un quadro fiscale certo e duraturo; facilitare la regolarizzazione delle irregolarità edilizie e impiantistiche sanabili che impediscono di destinare gli immobili alla locazione, anche a fronte dell’impegno ad applicare canoni calmierati.  
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Ex Ilva, il governo alle imprese: “Stop ai licenziamenti”. Aigi e Aepi accolgono l’appello

(Adnkronos) – Secondo quanto si apprende, il Governo, in occasione dell’incontro a Palazzo Chigi con le associazioni datoriali sull’ex Ilva di Taranto, ha lanciato un invito a sospendere le procedure di licenziamento annunciate nei giorni scorsi per un totale di 2500 lavoratori delle aziende dell’indotto, almeno fino alla decisione della Corte d’Appello
di Milano. Risposta positiva è arrivata dalle associazioni maggiormente rappresentative delle aziende coinvolte: Aigi e confederazione Aepi, “per senso di responsabilità” hanno deciso di accogliere l’appello sospendendo le procedure di licenziamento. Quella in corso sull’ex Ilva è una vera e propria tempesta destinata a generare ripercussioni occupazionali e sociali, ha evidenziato il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano.
 Il Governo, ha ricordato Mantovano, fin dal suo insediamento si è assunto le proprie responsabilità prendendo in carico la difficile situazione dell’ex Ilva, affrontando da subito numerosi passaggi impegnativi, dall’esclusione di Arcelor Mittal, alle continue interlocuzioni con l’Unione europea per reperire le risorse necessarie. “Il tavolo permanente può essere un tavolo di confronto per trovare le soluzioni, di tavoli a sé ne abbiamo fatto fin troppi: non siamo una falegnameria, vogliamo trovare le soluzioni”, ha detto invece Davide
Sperti, leader Uilm, entrando a Palazzo Chigi per l’incontro con l’esecutivo sull’ex Ilva. Rispetto all’incontro richiesto a livello territoriale con Aigi sulla questione delle 2500 lettere di licenziamento, Sperti ha ribadito che “i lavoratori non sono scudi né clave. C’è un problema oggettivo quindi vogliamo trovare soluzioni insieme ma è anche il momento che ognuno faccia il suo, senza esasperare gli animi”. 
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Strage Viareggio, Cassazione: “Pena a 5 anni all’ex ad Moretti non è illegale né illegittima”

(Adnkronos) – "Tutti gli imputati, ciascuno con un diverso apporto causale e ciascuno con un diverso grado della colpa, hanno contribuito alla verificazione di eventi di eccezionale gravità". E’ quanto scrivono i giudici della Quarta sezione penale della Cassazione nelle motivazioni della sentenza con cui lo scorso 25 giugno hanno reso definitive le condanne per gli imputati nel processo per la strage ferroviaria di Viareggio del 29 giugno 2009, in cui persero la vita 32 persone e oltre un centinaio rimasero ferite.  Con la sentenza i giudici avevano confermato la condanna a cinque anni di reclusione per Mauro Moretti, ex amministratore delegato di Ferrovie dello Stato e Rete Ferroviaria Italiana. La Cassazione aveva confermato inoltre le condanne anche per altri 10 imputati, tra ex dirigenti e tecnici delle società coinvolte nella gestione e manutenzione del convoglio deragliato. Per quanto riguarda la pena di 5 anni a Moretti, per i supremi giudici “non è illegale né illegittima in quanto risulta rispettato il principio del divieto di reformatio in peius. Ma vi è di più: la pena irrogata per ciascuno dei reati satelliti, rispetto a quella di cui alla prima sentenza di appello, risulta diminuita in misura superiore ad un nono, onde deve concludersi che, nella sostanza, anche rispetto ai reati di lesioni e incendio colposo i giudici, nella determinazione della pena, hanno tenuto conto del riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche”. Nel motivare le condanne, la Cassazione spiega che i giudici di secondo grado hanno valorizzato “non già la gravità delle singole condotte, bensì la ‘straordinaria gravità’ delle conseguenze derivate da quelle condotte”. Nella sentenza di 54 pagine i giudici della Cassazione, citando il primo processo di appello, evidenziano come gli imputati abbiano “compiuto scelte imprudenti, limitando o escludendo investimenti in un settore caratterizzato da una particolare pericolosità, pur essendo consapevoli, data la loro esperienza e competenza, della contrarietà di tali scelte ai doveri di sicurezza e del maggior rischio che esse apportavano a tutto il sistema del trasporto ferroviario, ma nel medesimo arco temporale hanno aumentato o non limitato le tutele nel settore del trasporto dei passeggeri e migliorato complessivamente il servizio per gli utenti”. 
—cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)