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Cultura

A cento anni dalla nascita, al Museo dell’Ara Pacis Helmut Newton. Legacy

A cento anni dalla sua nascita, il Museo dell’Ara Pacis di Roma ospita l’ampia retrospettiva Helmut Newton. Legacy, ideata per celebrare il fotografo (Berlino, 1920 – Los Angeles, 2004) e posticipata a causa della pandemia. Un viaggio nella sua avventurosa vita attraverso oltre 200 scatti, in parte inediti, riviste e documenti, per raccontare con un nuovo sguardo l’unicità e lo stile di un protagonista del Novecento che si descriveva con queste parole: «Il mio lavoro come fotografo ritrattista è quello di sedurre, divertire e intrattenere».

Cento anni più tre per la pandemia

La mostra sarà aperta al pubblico fino al 10 marzo 2024. L’esposizione, curata da Matthias Harder, direttore della Helmut Newton Foundation, e da Denis Curti, direttore artistico de Le Stanze della Fotografia di Venezia, è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e Marsilio Arte, organizzata da Zètema Progetto Cultura e Marsilio Arte, in collaborazione con la Helmut Newton Foundation di Berlino. Con il sostegno di Rinascente. Fashion Partner: Vogue. Travel Partner: Ferrovie dello Stato Italiane. Media Partner: La Repubblica, Rai Cultura, Rai Pubblica Utilità. Radio ufficiale: Radio Monte Carlo. Il catalogo è pubblicato da Taschen.

Cognome anglicizzato in Newton

Il fotografo, all’anagrafe Helmut Neustädter, cognome anglicizzato poi in Newton, nasce a Berlino nel 1920 da una benestante famiglia ebrea e già a 12 anni dimostra familiarità con la macchina fotografica tanto che a 16 lavora come apprendista dalla famosa fotografa di moda Yva, sperimentando i suoi primi autoritratti, inscenati con grande sicurezza. Nel 1938 è costretto a lasciare la Germania a causa delle persecuzioni antisemite e, dopo un passaggio a Trieste, s’imbarca verso l’Australia dove apre un piccolo studio di fotografia che segnerà l’inizio della sua carriera. Il percorso espositivo ripercorre la vita, umana e professionale, di un uomo ricordato come l’autore di scatti che hanno fatto la storia della fotografia, apparsi nelle più importanti copertine di fashion magazine, arricchiti da un corpus di inediti che svela aspetti meno noti della sua opera. Sono circa 80 infatti le fotografie esposte per la prima volta in questa rassegna. A completare l’esposizione, le testimonianze prodotte dai materiali d’archivio come le stampe a contatto o le pubblicazioni speciali.

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Cultura

Almanacco. 17 ottobre 1978 muore a Roma Giovanni Gronchi

Oggi nel nostro almanacco ricordiamo il 17 ottobre 1978.

Muore a Roma GIOVANNI GRONCHI . Politico, docente.
Iniziò la sua carriera insegnando materie umanistiche e nel 1915 partecipò alla prima guerra mondiale ricevendo molti encomi.

Dal 1918 partecipò attivamente alla vita politica ricoprendo anche cariche importanti, ma negli anni della seconda guerra mondiale, si schierò contro il governo di Mussolini.

E’ STATO IL TERZO PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA

Fu dopo la fine della seconda guerra mondiale che ricoprì ruoli ancora più importanti, militando nella neonata Democrazia Cristiana, fino a divenire, nel 1955, il terzo presidente della Repubblica Italiana.

Il 23 giugno 1959 un buffo incidente occorse al Presidente nell’ex palco reale del Teatro dell’Opera di Roma: a causa della disattenzione di un collaboratore che non gli aveva avvicinato la sedia,

Gronchi cadde a terra mentre stava accingendosi a sedere al fianco dell’allora presidente francese Charles de Gaulle, che era in visita ufficiale in Italia.

Il fatto, taciuto dai principali organi di informazione, fu rappresentato

in televisione da una scenetta comica recitata da Raimondo Vianello

e Ugo Tognazzi all’interno del programma Un due tre, il quale fu poi cancellato in seguito a tale evento.

Nel 1959, a causa della tragica esperienza politica legata al nome di Tambroni, incominciò il suo declino politico.

IL FRANCOBOLLO “GRONCHI ROSA”

Il 3 aprile 1961, in occasione del viaggio del presidente della Repubblica in Sudamerica, fu emesso un francobollo che fu

subito ritirato e sostituito, a causa di un errore nella riproduzione dei confini geografici del Perù.

Tale francobollo, ben presto denominato Gronchi rosa, raggiunse subito quotazioni speculative e suscitò un immediato interesse per la filatelia in Italia.

Attualmente, la sua quotazione è nell’ordine di circa 1.000 euro per

il francobollo nuovo con la gomma integra e di circa 500 euro per i francobolli senza gomma che provengono dalle affrancature delle

buste intercettate e ricoperte con un nuovo francobollo di colore grigio.

Quei pochissimi valori che invece sono sfuggiti al ritiro (e sono quindi regolarmente timbrati) raggiungono quotazioni ragguardevoli che possono arrivare anche a 30.000 euro.

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Le sculture greche e romane al centro della mostra “Disegni”

Le sculture greche e quelle romane al centro della mostra “Disegni”, del celebre pittore Mario Russo, voluta dalla figlia Adriana, presso la Galleria Area Contesa fino al 23 ottobre 2023 con ingresso gratuito. Un salto nel passato alla scoperta delle differenze tra questi mondi lontani, che racchiudono fascino, mistero e tanta storia, saranno il centro della mostra “Antiquitas” che dal 14 al 23 ottobre 2023, presso la Galleria Area Contesa, riunirà una serie di disegni del celebre Maestro Mario Russo.

Disegni di sculture

Fortemente voluta dalla figlia, l’attrice Adriana, questo allestimento, che vedrà la partecipazione del critico d’arte Alfio Borghese, la presentazione di Teresa Zurlo e la direzione artistica di Tina Zurlo, prevede l’esposizione di alcuni meravigliosi disegni dell’artista eseguiti dal 1986 dal Museo di Napoli. Fin dall’adolescenza Russo trae ispirazione dai “Disegni Dell’antico” con la frequentazione del Museo Archeologico di Napoli, avendo già alle spalle un esercizio assai precoce del disegnare e riuscendo a dare vita ad un viaggio fantastico che rappresenta per l’artista un ritorno alla giovinezza. La ricerca di una propria identità, la voglia di comunicare e lasciare un segno nella storia con la delicatezza, la bravura e l’eleganza nei tratti di un grande artista.

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Cultura

La mostra “I sommersi. Roma, 16 ottobre 1943” ai Musei Capitolini

La mostra dall’alto valore documentale e memoriale dal titolo “I sommersi. Roma, 16 ottobre 1943”, sarà ospitata fino al 18 febbraio 2024 ai Musei Capitolini, Palazzo dei Conservatori, con l’intento di ripercorrere gli avvenimenti di quelle ore e riviverne i sentimenti, onorando il ricordo di coloro che non hanno fatto ritorno. In occasione dell’80°anniversario del rastrellamento del 16 ottobre 1943, quando a Roma oltre mille ebrei, tra uomini, donne, anziani e bambini, furono prelevati dalle loro case dai nazisti e deportati verso il campo di Auschwitz Birkenau.

Mostra promossa da Roma Capitale

L’esposizione, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, Comunità Ebraica di Roma e Fondazione per il Museo Ebraico di Roma, rientra nel programma commemorativo dell’80°anniversario del rastrellamento degli ebrei da Roma del 16 ottobre 1943, realizzato con il contributo del Ministero dell’Interno. A cura di Yael Calò e Lia Toaff. Organizzazione di Zètema Progetto Cultura. Catalogo Palombi editore.

Percorso dal forte impatto emotivo

La mostra offre un percorso dal forte impatto emotivo, ideato allo scopo di far immergere il visitatore nella dimensione di angoscia, spaesamento e violenza che subirono gli ebrei arrestati e, attraverso la realtà e la potenza di questa rievocazione, offre un’opportunità per riflettere insieme, come comunità, sulle cause e le conseguenze di quell’orrore. Al centro del racconto espositivo sono i protagonisti della deportazione, ossia le donne, gli uomini e i moltissimi bambini che da quella tragica giornata furono letteralmente sommersi e a cui si vuole restituire un’identità e un riconoscimento proprio attraverso il ricordo.

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Almanacco. 16 ottobre 1943: Deportazione dal Ghetto di Roma di 1023 ebrei verso il campo di concentramento di Auschwitz

Oggi ricordiamo nel nostro almanacco il 16 ottobre 1943:

Deportazione dal Ghetto di Roma di 1023 ebrei verso il campo di concentramento di Auschwitz.
365 uomini della polizia tedesca, coadiuvati da quattordici ufficiali

e sottufficiali, effettuarono il rastrellamento degli appartenenti

alla comunità ebraica romana.
Nessun italiano fu ritenuto abbastanza fidato da Kappler per

partecipare all’azione.
Un centinaio di uomini circa fu destinato all’operazione all’interno

del ghetto e i rimanenti nelle altre zone della città.
La Gestapo operò prima bloccando gli accessi stradali e poi evacuando un isolato per volta e radunando man mano le persone rastrellate

in strada. Vecchi, handicappati e malati furono gettati con violenza

fuori dalle loro abitazioni;
si videro bambini terrorizzati che si aggrappavano alle gonne delle madri e donne anziane che imploravano invano pietà.

Nonostante la brutalità dell’operazione, le grida e le preghiere strazianti, i rastrellati si ammassarono abbastanza disciplinatamente, tanto che –

a detta di Kappler – non fu necessaria l’esplosione di alcun colpo di arma da fuoco.

I 1.259 RASTRELLATI VENNERO CARICATI IN CAMION MILITARI IN VIA DELLA LUNGARA 82

I 1.259 complessivamente rastrellati – molti di loro ancora vestiti per

la notte – vennero caricati in camion militari coperti da teloni e trasportati provvisoriamente presso il Collegio Militare di

Palazzo Salviati in via della Lungara 82-83;
rimasero nei locali e nel cortile del collegio per circa trenta ore,

separati per genere ed in condizioni assolutamente disagiate.
Tra essi vi fu anche un neonato, partorito il 17 ottobre dalla ventiquattrenne Marcella Perugia.
Nel film L’oro di Roma del 1961, di Carlo Lizzani, sono descritti

gli eventi ottobre 1943: l’estorsione di cinquanta chili di oro

alla comunità israelitica romana e il successivo rastrellamento del ghetto

con la deportazione degli ebrei ad opera dei nazisti.

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Cultura

Una notte a teatro, sabato 14 e domenica 15 ottobre, bambini alla scoperta dell’Opera di Roma

‘Crediamo nell’idea di un teatro come luogo di vita quotidiana, in

grado di offrire esperienze belle, capace di accogliere e divertire”.

Il Sovrintendente del Teatro dell’Opera di Roma, Francesco Giambrone, descrive così Una notte a teatro, l’iniziativa con cui la Fondazione Capitolina, in collaborazione con AGESCI Lazio, apre nella notte

tra sabato 14 e domenica 15 ottobre le porte a un centinaio di

visitatori più piccoli: un’esperienza unica e originale per chi ha tra gli

8 e i 12 anni d’età, una serata e una mattinata al Teatro Costanzi alla scoperta dei segreti dell’Opera.

I bambini potranno anche dormire tutta la notte con materassini e

sacco a pelo in Teatro, scoprendo i misteri che si celano dietro le quinte. L’iniziativa è già sold out a poche ore dall’annuncio.

IL 14 E 15 OTTOBRE GIOCHI E LABORATORI. SI POTRA’ ANCHE DORMIRE

 ”Una notte per vivere la bellezza in un luogo magico come il Teatro dell’Opera di Roma – dice il sindaco Roberto Gualtieri, presidente della Fondazione – è un’esperienza indimenticabile di condivisione per rendere i bambini consapevoli della forza e della bellezza che l’arte, in tutte le sue forme, è capace di trasmettere a ognuno di noi”. Visite alle sale del Teatro, giochi, attività a sorpresa e laboratori di sartoria, danza e canto, accompagneranno i giovani ospiti in una avventura all’insegna della musica e del divertimento. ”Con questa iniziativa invitiamo i bambini a vivere il teatro come una casa – conclude Giambrone – esplorando questo luogo e riconoscendolo come spazio familiare. L’evento sarà una bellissima occasione di stare insieme per quasi 24 ore nel segno della musica. Mi auguro che in futuro questi stessi ragazzi, passando davanti al Teatro Costanzi, possano aver voglia di tornare a trovarci, e riconoscere il teatro come un luogo di vita quotidiana, uno spazio da ‘vivere’ e in grado di offrire esperienze belle.
    Speriamo infine, con questo progetto, di formare spettatori sempre più consapevoli dell’importanza e della bellezza che il teatro può offrire”.

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Almanacco. 14 ottobre 2020: muore a Roma Gianfranco De Laurentis

Oggi nel nostro almanacco ricordiamo il 14 ottobre 2020:

Il 14 ottobre 2020 muore a Roma GIANFRANCO DE LAURENTIS.
Diventato giornalista professionista, collabora per qualche tempo con il Corriere della Sera, occupandosi di spettacolo e costume per il settimanale Tribuna Illustrata.
Nel 1972 viene assunto dalla Rai e si rivela subito portato alle telecronache e più precisamente allo sport.
Nel 1976 entra nella redazione del neonato TG2.
A partire dal 1977 fino al 1994, ha condotto Eurogol, la rubrica del TG2 sul panorama delle coppe europee di calcio, insieme al collega Giorgio Martino.

DAL 1987 AL 1996 HA CONDOTTO DOMENICA SPRINT

Dal 1987 al 1996 ha condotto Domenica Sprint assieme ad altri

colleghi che nel corso dei nove anni gli sono ruotati attorno, su tutti da ricordare Antonella Clerici praticamente agli esordi televisivi.
Dal 1993 al 1994 è stato il direttore della TGS, la testata sportiva della Rai, quindi nella stagione sportiva 1994-1995 ha condotto La Domenica sportiva affiancato da Alessandra Casella.
Dal 1998 al 2001 ha condotto Pole Position, programma che va in onda subito prima e subito dopo ogni Gran Premio di Formula 1.

Ha presentato numerose edizioni di Dribbling, storico rotocalco sportivo dell’emittente di stato, fino a diventarne il volto per antonomasia; in tale contesto era al timone anche di Dribbling Speciale Europei in occasione degli Europei di calcio del 2000.
Ha inoltre lavorato per Rai International, dove ha condotto, assieme a Ilaria D’Amico, la trasmissione sportiva La giostra del gol.
Fra gli altri programmi televisivi che ha condotto si possono ricordare Gol-flash, Diretta sport, Eurogol, Numero 10 con Michel Platini e Stadio Sprint.

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“Le città possibili”: in scena 25 eventi dal 22 ottobre al 26 novembre

“Le città possibili” mettono in scena 25 eventi, dalle rassegne di teatro “Immaginaria – dalla scuola al teatro”, passando per le tre invasioni urbane itineranti tra Ostia, Acilia e Dragoncello, fino ad arrivare alla web serie, il teatro urbano, il nuovo circo e laboratori di street art, dal 22 ottobre al 26 novembre. La mission di questa edizione non si risolve nella sola rappresentazione artistica, ma ricerca un’indagine più profonda che parte dall’arte per arrivare a discutere di temi socio-culturali di grande rilievo, come il femminismo, l’ecosostenibilità, l’omofobia e le diseguaglianze. Ne è un esempio concreto il triplo evento tutto al femminile dedicato alla letteratura alla Biblioteca Sandro Onofri di Acilia il 20 novembre: “Brutta” di Giulia Blasi, “A ciascuna il suo” di Chiara Becchimanzi ed “Extra Bold, una guida femminista inclusiva antirazzista non binaria per graphic designer” a cura di un collettivo di autrici internazionali.

Le città possibili dal 22 ottobre

Le città possibili inaugurano la seconda edizione il 22 ottobre alle 16.30 con “Flamenco en la calle”: nel Parco X Giugno, una performance spontanea e improvvisata in cui i danzatori e i musicisti si tuffano in un’apoteosi musicale senza protocolli. La danza sarà protagonista di “Città possibili” (foto Marco Zoppi) con numerosi altri appuntamenti che coinvolgeranno danzatori e musicisti, di concerto con altri campi apparentemente distanti. È il caso di “Archeologia naturale, sentiero di arte e natura” del 29 ottobre alle 11:00 al Parco del Drago (Dragoncello), una performance che vuole unire l’arte con l’ecologia, per far riflettere sul tema dell’ecosostenibilità.

10 clip social per raccontare Ostia

Per tutto il mese di novembre 10 clip social racconteranno l’altra Ostia, non quella criminale, degradata, con difficoltà socio-culturali, ma anche i luoghi d’eccellenza, la storia e il fermento culturale del posto. L’arte digitale e i social saranno al servizio della storia e della cultura con “Viecce!”, un percorso audiovisivo volto a indagare il tema della cultura e della diseguaglianza. “Viecce!” sarà riproposto anche negli appuntamenti del 12, 15, 18, 19, 22, 24, 25 e 26 novembre al Foyer Teatro del Lido.

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Almanacco. 13 ottobre 1989: muore a Roma Cesare Zavattini

Oggi nel nostro almanacco ricordiamo un grnde personaggio.

Il 13 ottobre 1989: Muore a Roma CESARE ZAVATTINI.
è stato uno sceneggiatore, giornalista, commediografo, scrittore e poeta italiano.
In ambito cinematografico, Zavattini è da annoverare tra le figure più rilevanti del neorealismo italiano.
Nel 1934 si avvicinò al mondo del cinema.
Da quell’anno, oltre alla produzione letteraria e a quella pubblicistica, cominciò a dedicarsi con assiduità alla settima arte come soggettista e sceneggiatore.

NEL 1939 INCONTRO’ VITTORIO DE SICA, CON CUI REALIZZO’ UNA VENTINA DI FILM

Nel 1939 incontrò Vittorio De Sica, con cui realizzò una ventina di film, tra i quali capolavori del neorealismo come Sciuscià , Ladri di biciclette , Miracolo a Milano , tratto dal suo romanzo Totò il buono, Umberto D.
Zavattini si cimentò inoltre e fruttuosamente nella poesia.
Una citazione particolare spetta al poemetto Toni Ligabue (1967), sull’infelice pittore “naif” Antonio Ligabue e alla serie di poesie scritte nel dialetto della sua terra, dal titolo Stricarm’ in d’na parola (Stringermi in una parola), un libro che Pasolini definì “bello in assoluto”, uscito a Milano, nel 1973.

E’ STATO ANCHE SCENEGGIATORE DI FUMETTI

Oltre che scrittore, sceneggiatore di fumetti e soprattutto sceneggiatore cinematografico, commediografo, poeta, animatore culturale in Italia

e all’estero, promotore di cooperative culturali e di circoli del cinema, Zavattini fu anche pittore sensibilissimo.
L’ultimo lavoro fumettistico di Zavattini 1949 è La grande avventura

di Marco Za (Marco è il nome di uno dei figli di Zavattini), disegnato ancora da De Vita, nel quale viene narrata l’epopea della liberazione

di Roma da parte degli alleati.
Questi fumetti furono tradotti in inglese nel tentativo di conquistare

il mercato anglosassone.
Nel 1955, a coronamento di un impegno pluridecennale, gli venne assegnato il “Premio mondiale per la Pace”.
Nel 1973 riceve il Premio simpatia, si tratta dell’Oscar capitolino per

la solidarietà.
Nel 1982 diresse ed interpretò, ormai ottantenne, il suo unico film da regista: La Veritàaaa.
Nel dicembre 1985 ottenne la cittadinanza onoraria di Alatri.
La morte lo colse ancora attivo, ottantasettenne, a Roma, il 13 ottobre 1989.

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Arriva al Maxxi Jacovitti, il papà di Cocco Bill

Arriva al Maxxi a Roma Jacovitti, il papà di Cocco Bill. La mostra antologica ‘L’incontenibile arte dell’umorismo‘.

A cura di Dino Aloi e Silvia Jacovitti con Giulia Ferracci, è in programma dal 25 ottobre al 18 febbraio 2024

La mostra

L’esposizione del Maxxi, che avrà un allestimento spettacolare con un’esplosione di colori, è un viaggio nel mondo fantastico, nell’inventiva giocosa e irreverente di Jacovitti, con 450 pezzi esposti su una superficie di 400 metri quadrati, tra tavole originali provenienti dall’archivio della figlia Silvia e giornali dell’epoca.

Un percorso in nove sezioni che parte dagli Esordi, nel 1939, quando Jac inizia a pubblicare vignette sul settimanale satirico fiorentino Il Brivido.

Dalle storie di Cocco Bill per il Giorno, oggi introvabili, a Cocco Bill testimonial dei gelati Eldorado su Carosello. Ma non solo lui: sono oltre 100 i personaggi indimenticabili nati dalla sua matita che hanno accompagnato intere generazioni di ragazzi.