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Coldiretti, dai fichi turchi e pistacchi iraniani contaminati dalle aflatossine

Dai fichi turchi ai pistacchi iraniani contaminati dalle aflatossine, dalle spezie indiane ai litchi cinesi con livelli di pesticidi oltre il limite. Questa è la black list dei cibi più pericolosi che rischiano di finire nel carrello degli italiani alla ricerca del risparmio. E’ quanto emerge dall’analisi della Coldiretti sulla base delle elaborazioni del sistema di allerta Rapido (Rassf), diffusa in occasione dell’apertura del Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione, organizzato a Villa Miani a Roma.

86% alimenti pericolosi provengono dall’estero

In Italia – sottolinea la Coldiretti – oltre otto prodotti su dieci pericolosi per la sicurezza alimentare provengono dall’estero (86%). Sul totale dei 317 allarmi rilevati nel 2022 – evidenzia Coldiretti – 106 scaturivano da importazioni da altri Stati dell’Unione Europea (33%). Mentre, 167 da Paesi extracomunitari (53%), solo 44 (14%) hanno riguardato prodotti con origine nazionale.

I pericoli maggiori per la salute dei consumatori italiani

I pericoli maggiori per la salute dei consumatori italiani – continua la Coldiretti – sono venuti dai fichi secchi della Turchia per le aflatossine, seguito dal pesce spagnolo, per l’alto contenuto di mercurio.

Dalla carne di pollo polacca contaminata da salmonella e poi da cozze e vongole spagnole sempre con salmonella insieme al batterio dell’escherichia coli.

Molto pericolosi anche i pistacchi da Turchia, Iran e anche Stati Uniti per l’elevato contenuto di aflatossine cancerogene. Anche le erbe e le spezie dall’India e i litchi dalla Cina per la presenza di pesticidi oltre i limiti consentiti. Non mancano neppure le ostriche francesi al norovirus che provoca violente gastroenteriti. Un’emergenza quindi che – sottolinea la Coldiretti – non riguarda solo i Paesi in via di sviluppo. Infatti, per effetto della globalizzazione degli scambi e della competizione al ribasso sui prezzi, questa si estende anche a quelli più ricchi.

Obbligo di indicare la provenienza degli alimenti in etichetta

I cibi e le bevande stranieri sono oltre dieci volte più pericolosi di quelli Made in Italy. I prodotti agroalimentari stranieri presentano residui chimici irregolari oltre i limiti di legge. Secondo i dati dell’ultimo Rapporto pubblicato da Efsa nel 2023 relativo ai dati nazionali dei residui di pesticidi.

In caso di allarme alimentare le maggiori preoccupazioni sono proprio determinate dalla difficoltà di rintracciare rapidamente i prodotti a rischio per toglierli dal commercio.

Grazie alla battaglia della Coldiretti arriva l’obbligo di indicare in etichetta il Paese di origine anche per la frutta e verdura in busta,

noci, mandorle, nocciole ed altri frutti sgusciati, agrumi secchi, fichi secchi e uva secca, funghi non coltivati e zafferano. Un obbligo che ha raggiunto i 4/5 della spesa

Tuttavia – denuncia la Coldiretti – la provenienza resta sconosciuta in diversi casi, dai succhi di frutta alle marmellate. Dai legumi in scatola al pane fino ai biscotti. Da non dimenticare l’esigenza di arrivare anche nei ristoranti ad indicare la provenienza della carne e del pesce serviti a tavola.

 “E’ necessario che tutti i prodotti che entrano nei confini nazionali ed europei rispettino gli stessi criteri, garantendo che dietro gli alimenti, italiani e stranieri, in vendita sugli scaffali ci sia un analogo percorso di qualità che riguarda l’ambiente, il lavoro e la salute” afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare l’importanza di verificare l’origine in etichetta.

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Economia

Coldiretti/Ixe’, acquisti per 30 milioni di italiani

Per il Black Friday e il Cyber Monday hanno deciso di fare acquisti circa 30 milioni di italiani

sotto la spinta delle promozioni e delle iniziative vantaggiose previste nei negozi, nei mercati e su internet.

È quanto emerge da un’analisi Coldiretti/Ixe’ diffusa in occasione del lungo week end di grandi sconti e occasioni che dà l’avvio allo shopping di Natale. 

194 euro a persona

Complessivamente la spesa sarà di 194 euro a persona. Il 14% in più rispetto allo scorso anno secondo Coldiretti/Ixe’, seppur con notevoli differenze. Se la maggioranza di chi fa acquisti (40%) conterrà il budget sotto la soglia dei 100 euro, un altro 35% arriverà fino a 200 euro – sostiene Coldiretti. Un ulteriore 11% si spingerà a 300 euro e un 7% fino a 500 euro. Ma c’è anche un 5% di “paperoni” che supererà questa cifra. 

Tra i canali preferiti per il Black Friday e il Cyber Monday vince l’on line, ma si segnala anche un recupero dei negozi tradizionali i più penalizzati da due anni di pandemia. Anche se si tratta di una iniziativa nordamericana nata già negli anni ’60, si sono moltiplicate anche a livello nazionale le promozioni commerciali per l’occasione che si allargano – precisa la Coldiretti – dal web ai grandi gruppi commerciali, dal food delivery ai negozi di quartiere.

Tra i prodotti più gettonati ci sono elettronica, abbigliamento, prodotti di bellezza e l’enogastronomia per la tendenza a fare acquisti utili sotto la spinta dalla pandemia. Ma il ventaglio delle offerte – suggerisce la Coldiretti – si è fortemente allargato dai prodotti ai servizi più vari e per questo il consiglio della Coldiretti soprattutto in rete è di non farsi guidare dagli acquisti di impulso, di confrontare sempre le varie offerte, accertarsi dell’originalità del prodotto e di rivolgersi a siti sicuri.

La tendenza nazionale non è quella di concentrare le offerte in un periodo limitato ma di spalmarle durante l’intero week end. Un modo per avvantaggiarsi dei prezzi più convenienti – conclude la Coldiretti – proposti da molti esercizi sotto forma di offerte speciali o per non dovere affrontare le lunghe file che caratterizzano il momento clou dello shopping delle festività.

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Economia

Coldiretti/Censis cambia il menu di 1 italiano su 3

Cambia il menu di oltre 1 italiano su 3, con il 35% dei cittadini che affronta la spesa quotidiana adottando varie strategie.

Dalla gavetta in ufficio al taglio degli sprechi fino alla preferenza accordata ai prodotti italiani,

riuscendo nella maggior parte dei casi a garantirsi la qualità di quanto mette nel piatto.

E’ quanto emerge dall’indagine Coldiretti/Censis su “La guerra in tavola” diffusa in occasione dell’apertura del Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione, Villa Miani a Roma.

Anni di guerre e pandemia hanno causato incertezza, smarrimento e disagio tra le famiglie – sottolinea la Coldiretti – ma con l’effetto positivo di spingere gli italiani ad adottare comportamenti più virtuosi.

Da una maggiore propensione ad una spesa più consapevole, a un rinnovato senso patriottico di sostegno all’economia nazionale. Dalla sensibilità verso la riduzione degli sprechi alla riscoperta delle buone pratiche della tradizione.

Nel tempo gli italiani hanno adottato contromisure per preservare in ogni caso qualità e quantità del cibo messo in tavola,

ricorrendo alle proprie competenze nel fare la spesa e cucinare.

Una spesa il più possibile tricolore

Accade così che chi si trova in situazioni di difficoltà – rilevano Coldiretti/Censis – preferisce fare una spesa il più possibile tricolore. Quasi 9 italiani su 10 (87,3%) acquistano prodotti che garantiscono l’italianità,

perché li considerano di qualità più alta ma anche per sostenere il lavoro e l’economia nazionale.

Strategie salva carello e taglio agli sprechi

Se in testa alla classifica delle strategie salva carrello c’è il ricorso – sottolineano Coldiretti/Censis – a sconti e promozioni,

al secondo posto si piazza il taglio degli sprechi, con una maggiore sensibilità verso il cibo che finisce nella pattumiera

con effetti economici ed ambientali, anche attraverso l’utilizzo delle ricette del giorno dopo, con la cucina degli avanzi.

Le strategie antispreco si applicano ormai a tutti i versanti – rilevano Coldiretti/Censis .

A partire dall’ufficio dove oltre un italiano su due si porta gli avanzi di pasti precedenti. Un’abitudine che accomuna tutte le classi di occupati.

Ma la difesa delle tasche passa anche da una maggiore attenzione alle cose da mettere nel carrello. Secondo Coldiretti/Censis il 76,9% degli italiani prepara regolarmente una lista della spesa con relativa programmazione di cosa comperare. Questo aiuta a tenere sotto controllo gli acquisti d’impulso ed a gestire con più oculatezza i budget familiari. Una pratica che accomuna tanto i redditi alti (72,2%) quanto quelli bassi (74%).

E con acquisti più responsabili cresce anche il fenomeno dei farmers market. “Il 53,6% dei cittadini compra nei mercati dei contadini con l’obiettivo di sostenere le realtà locali, ridurre l’impatto ambientale dei lunghi trasporti e garantirsi prodotti più freschi che durano di più” afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel precisare che si tratta di “un impegno sostenuto dalla Coldiretti con la realizzazione la più estesa rete di vendita diretta nel mondo, quindicimila agricoltori aderenti in quasi 1200 mercati lungo la Penisola dove hanno fatto la spesa 20 milioni di italiani”.

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Economia

Stop alle restrizioni sulla normativa sugli imballaggi

Stop alle restrizioni sulla normativa sugli imballaggi ottenuto da Coldiretti, Filiera Italia, Cia, Confapi, Ancc-Coop, Ancd-Conad, Legacoop, Legacoop Agroalimentare, Legacoop Produzione&Servizi, Ue.Coop, Flai Cgil, Fai-Cisl e Uila-Uil. Garantita così la tutela del settore agroalimentare e di asset strategici per il Paese. In particolare, il voto prevede l’esenzione dagli obblighi previsti dal regolamento per i prodotti soggetti ad un alto tasso riciclo, valorizzando così le alte performance italiane. Ottenuta, inoltre, la tutela delle bioplastiche totalmente compostabili e biodegradabili.

Stop che valorizza il primato dell’Italia

Un risultato che valorizza il primato dell’Italia in tale settore e conferma come tali materiali possano costituire un elemento di forza anche con Paesi schierati su posizioni diverse rappresentando soluzioni incontestabilmente sostenibili. L’Italia, infatti, è diventata negli ultimi anni punto di riferimento globale nel materiale innovativo riciclabile ed ha già raggiunto in termini di riciclo obiettivi superiori alla stragrande maggioranza degli altri Paesi: il tasso di riciclo complessivo degli imballaggi in Italia ha raggiunto quota 73,3% nel 2021, superando l’obiettivo del 70% fissato per il 2030, collocando il nostro Paese al secondo posto in Europa per riciclo degli imballaggi pro-capite.

Vittoria di tutti

A trarre vantaggio da questa vittoria, non sono solo le sole aziende degli imballaggi ma a ritroso filiere fondamentali per il nostro Paese quali l’intero settore agroalimentare, dalla produzione, alla trasformazione e distribuzione, con decine di migliaia di imprese e centinaia di migliaia di posti di lavoro. Le modifiche alla norma consentiranno, inoltre, la prosecuzione di ingenti investimenti fatti in innovazione e in bioraffinerie prime al mondo oggi in funzione, di cui l’Italia è leader attraverso società quali Eni Versalis – Novamont che, insieme ad altre partecipate pubbliche e campioni nazionali, aderiscono a Filiera Italia. Parliamo di bioplastiche e di bioprodotti da fonti rinnovabili concepiti per la tutela del suolo e delle acque, attraverso la riconversione di siti industriali non più competitivi, nel rispetto delle specificità locali e in partnership con tutti gli attori della filiera.

Leadership italiana

La leadership che il nostro Paese detiene in tali prodotti innovativi è ulteriormente confermata dal fatto che Cina e Stati Uniti stanno cercando di imitare tali prodotti e processi innovativi nella loro corsa agli sviluppi industriali del biomanufacturing. Per l’agroalimentare in particolare, la nuova proposta salva il settore vitivinicolo, dall’obbligo del riuso delle bottiglie, a tutela del consumatore garantendo il mantenimento degli alti standard sanitari e di qualità delle produzioni made in Italy. Inoltre, salvo anche il settore dell’ortofrutta e, in particolare la IV gamma, dal divieto di confezionamento sotto a 1,5 kg: un risultato che tutela la qualità e la shelf life delle produzioni e, indirettamente, riduce lo spreco alimentare che altrimenti sarebbe aumentato vertiginosamente, in pieno contrasto con gli attuali obiettivi europei.

Altro risultato positivo

Altro risultato positivo riguarda il settore del florovivaismo dove finalmente i vasi da fiori e da piante sono inquadrati come fattore della produzione. Tali modifiche rappresentano un importante risultato soprattutto a tutela della competitività delle imprese dell’agroalimentare italiano e del potere di acquisto dei consumatori in un momento di grande difficoltà economica.

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Economia

Villa Miani : apre il XXI Forum Internazionale dell’agroalimentare

Domani, Giovedì 23 novembre apre a Villa Miani a Roma il XXI Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione. Organizzato dalla Coldiretti con la collaborazione dello studio The European House – Ambrosetti.

Il Forum è l’appuntamento annuale per l’agroalimentare che riunisce i maggiori esperti, opinionisti, ed esponenti del mondo accademico

nonché rappresentanti istituzionali, responsabili delle forze sociali, economiche, finanziarie e politiche nazionali ed estere.

Giovedì 23 novembre, dalle ore 9.30

L’edizione di quest’anno inizia alle 9.30 di giovedì con la conferenza stampa di presentazione del Rapporto Coldiretti/Censis “La guerra in tavola” sui consumi degli italiani.

Strategie di risparmio e profondi cambiamenti nelle abitudini alimentari delle famiglie,

raccontate concretamente con la tavola apparecchiata con i piatti poveri che hanno reso grande la cucina italiana.

Interverranno il Presidente della Coldiretti Ettore Prandini, il Direttore Generale Censis Massimiliano Valerii e il Ministro dell’agricoltura e della Sovranità alimentare Francesco Lollobrigida.

Focus sulla candidatura Unesco della cucina italiana, con lo studio Coldiretti e The European House

Saranno in mostra  i veri colossi del Made in Italy, con le specialità di maggiori dimensioni realizzate per l’occasione nelle diverse regioni d’Italia tra maxi mortadella, provolone XXL, bottiglioni extralarge, pagnotte ciclopiche ed enormi salami e mozzarella.

Si parlerà anche di Piano Mattei per l’agricoltura in Africa e migrazioni, innovazione e competitività delle imprese,

sfida energetica e transizione ecologica, politiche per l’Europa fino al valore della Filiera agroalimentare.

Tra i rappresentanti istituzionali hanno confermato la presenza fisicamente nella prima giornata di giovedì 23 novembre Matteo Salvini (Vice Presidente del Consiglio dei Ministri e Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti), Antonio Tajani(Vice Presidente del Consiglio dei Ministri e Ministro degli Affari esteri e della Cooperazione Internazionale), Francesco Lollobrigida(Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste), Marina Elvira Calderone (Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali), Raffaele Fitto (Ministro degli Affari Europei, il Sud, le Politiche di Coesione e il Pnrr), Gennaro Sangiuliano (Ministro della Cultura), Maurizio Leo (Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze), Giulio Tremonti (Presidente della Commissione Affari esteri e comunitari Camera dei Deputati), Maurizio Martina (Vice Direttore Generale Fao).

Il XXI Forum Internazionale dell’agroalimentare prosegue nella mattina di venerdi 24 novembre con temi e presenze che saranno comunicati successivamente.

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Economia

Il clima pazzo sconvolge la vita delle persone e delle api

Il clima pazzo sconvolge la vita delle persone e i cicli della natura con caldo anomalo, alluvioni e nubifragi che hanno dimezzato la produzione di miele nazionale rispetto allo scorso anno, con crolli anche più consistenti per alcune varietà come l’acacia, la sulla e gli agrumi. È quanto emerge dalle prime stime di Coldiretti per il raccolto del 2023 che rischia di essere attorno ai 15 milioni di chili, fra i più poveri del decennio schiacciato dagli eventi estremi frutto della progressiva tropicalizzazione del clima.

Clima ha inciso sulla raccolta del miele

Le perdite di produzione negli alveari sono distribuite a macchia di leopardo da Nord a Sud, dal Veneto alla Puglia, dalla Lombardia alla Calabria, dalla Toscana all’Abruzzo e hanno riguardato in particolare le raccolte di primavera che rappresentano la parte più importante e consistente del miele nazionale. A partire dalla seconda metà di giugno, si è osservata una ripresa delle produzioni con buoni risultati su alcune fioriture. Tuttavia, in diverse zone del Sud e delle Isole il caldo estremo di luglio ha condizionato i raccolti estivi e causato il collasso di diversi alveari con le temperature superiori ai 40 gradi hanno creato problemi alla termoregolazione degli alveari e causato talvolta la morte di intere famiglie.

Temperatura superiore alla media

Il 2023 si classifica fino ad ora in Italia al secondo posto tra gli anni più caldi dal 1800 con una temperatura superiore di 1,05 gradi la media storica da quando sono iniziate le rilevazioni nel 1800, secondo l’analisi della Coldiretti sui dati Isac Cnr nel primi dieci mesi nel sottolineare che però l’anomalia climatica è stata accompagnata da una media di quasi 10 eventi estremi al giorno per il maltempo lungo la Penisola, tra grandinate, trombe d’aria, bombe d’acqua, ondate di calore e tempeste di vento che hanno provocato vittime e danni secondo l’analisi della Coldiretti sulla base dei dati dell’European Severe Weather Database (Eswd).

Oltre al clima l’esplosione dei costi

Ma oltre al clima, i “pastori delle api” hanno dovuto fare fronte anche all’esplosione dei costi: dai vasetti di vetro alle etichette, dai cartoni al gasolio, fino alla necessità di nutrire le famiglie di api per salvarle dalla morte per fame a causa del crollo della produzione di miele e di polline. In Italia si consuma circa mezzo chilo di miele a testa all’anno, sotto la media europea che è di 600 grammi, ma un terzo rispetto alla Germania.

Grande biodiversità

L’Italia vince però in biodiversità con più di 60 varietà da quelli Dop come il Miele della Lunigiana, e il Miele delle Dolomiti Bellunesi e il miele Varesino, fino a quelli speciali in barrique o aromatizzati, dal tiglio agli agrumi, dall’eucalipto all’acacia. Un patrimonio messo a rischio dalle importazioni dall’estero che nei primi sette mesi del 2023 hanno già raggiunto i 13,6 milioni di chili, molto più della metà di tutto il miele prodotto lo scorso anno in Italia.

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Economia

Abbattuti 100mln alberi da frutta, stima Coldiretti

Addio a oltre 100 milioni di piante di frutta fresca in Italia negli ultimi quindici anni. La scomparsa riguarda tutte le principali produzioni, dalle mele alle pere, dalle pesche alle albicocche, dall’uva da tavola alle ciliegie, dalle arance alle clementine. In controtendenza tengono solo il cedro e il bergamotto.

È quanto emerge dall’analisi presentata in occasione della giornata nazionale degli alberi che si festeggia il 21 novembre per valorizzare il patrimonio arboreo italiano. Una vera e propria strage che – sottolinea la Coldiretti – sta provocando la desertificazione dei territori nelle regioni italiane 

con drammatici effetti sui consumi nazionali e sul clima, l’ambiente, il paesaggio e la salute degli italiani.

Superficie coltivata perde oltre centomila ettari

Complessivamente la superficie italiana coltivata a frutta – sottolinea la Coldiretti – si è ridotta a 560mila ettari con la perdita di oltre centomila ettari rispetto a 15 anni fa

con conseguenze sul primato produttivo nazionale in Europa.

La situazione peggiore si registra sulle arance, con 16,4 milioni di alberi abbattuti,

sulle pesche, dove sono scomparsi quasi 20 milioni di piante, e sull’uva, dove mancano all’appello 30,4 milioni di viti, secondo la stima Coldiretti.

Pesante anche la situazione per nettarine e pere dove ne sono spariti rispettivamente 14,9 milioni e 13,8 milioni. 

Conseguenze per l’impatto climatico

Un trend pericoloso anche dal punto di vista ambientale con degrado e all’abbandono che favorisce le alluvioni e le frane. A preoccupare è anche l’impatto climatico. Infatti, le coltivazioni, come le foreste, possono generare benefici ecosistemici che non sono solo la rimozione di CO2 ma,

anche il miglioramento della biodiversità e della qualità dell’aria, secondo un’analisi di Rete Clima. Una pianta adulta – precisa Coldiretti – è capace di catturare dall’aria dai 100 ai 250 grammi di polveri sottili e un ettaro di piante elimina circa 20 chili di polveri e smog in un anno. In altre parole, quindi con la strage di piante da frutto è venuta a meno in Italia la capacità di assorbimento di ben 2 milioni di chili di inquinanti all’anno.

A pesare è l’impennata dei costi di produzione che ha colpito tutte le fasi dell’attività aziendale. Anche i cambiamenti climatici con il moltiplicarsi di eventi estremi che hanno decimato i raccolti.

A causa del surriscaldamento sono arrivati parassiti “alieni”, mai visti prima, che si sono accaniti sulle produzioni nazionali, dal cinipide galligeno che ha decimato le castagne alla Tristeza degli agrumi e molti altri come testimonia la recente la biblica invasione nel Nord Italia della “cimice marmorata asiatica”.

“Ma a colpire il settore è anche la concorrenza sleale delle produzioni straniere ed è necessario che tutti i prodotti che entrano nei confini nazionali ed europei rispettino gli stessi criteri, garantendo che dietro gli alimenti, italiani e stranieri, in vendita sugli scaffali ci sia un analogo percorso di qualità che riguarda l’ambiente, il lavoro e la salute, secondo il principio di reciprocità” ha concluso il Presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare l’importanza dell’innovazione  con la sviluppo dell’agricoltura 4.0 e di nuove varietà resistenti grazie alle Nbt”.

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Coldiretti, furto di vino, salumi e formaggi

Vino e altri alcolici, salumi, formaggi, tonno in scatola e caffè sono i prodotti che nell’ordine spariscono maggiormente dagli scaffali di supermercati, ipermercati e discount.

È quanto afferma la Coldiretti sulla base dello studio “La Sicurezza del retail in Italia” realizzato da Crime&Tech

lo spin off dell’Università Cattolica, nel periodo da gennaio 2021 a settembre 2023.

Il taccheggio ossia il furto di merce esposta in vendita negli esercizi commerciali è – sottolinea la Coldiretti – la principale causa dei furti esterni

e provocano le maggiori differenze inventariali che complessivamente nelle aziende del settore Retail e GDO in Italia

sono state in media nel 2022 pari all’1,38% del fatturato annuo con perdite stimabili di circa 4,6 miliardi di euro.

Furto per la spesa a metà settimana

Il valore medio della refurtiva per ogni singolo caso nei supermercati, ipermercati e discount è di 14 euro. Il piccolo “colpo” viene messo a segno soprattutto (mercoledì o giovedì),

mentre i responsabili si dividono equamente tra donne e uomini con una leggera prevalenza di questi ultimi (56%).

Furti per formaggi e affettati

Sono peraltro – secondo la Coldiretti – i formati già sporzionati o confezioni di dimensioni ridotte quelle più apprezzati. Crescono anche i furti dei preaffettati e dei pregrattugiati.

Il furto di prodotti alimentari nei supermercati è favorito dal fatto che – segnala la Coldiretti – la maggior parte dei prodotti esposti non è protetta.

Tuttavia i commercianti stanno sempre più rivolgendo la loro attenzione allo sviluppo di nuove tecnologie per la sicurezza delle merci.

In Italia la tavola è una componente importante della spesa familiare della quale assorbe in media circa il 18% delle risorse

con un valore medio mensile per famiglia di 482 euro al mese, secondo l’analisi Coldiretti su dati Istat nel 2022. In altre parole, meno di un euro su cinque viene speso per mangiare con un deciso aumento nel tempo.

Analizzando le singole voci della spesa alimentare, il 2022 nel carrello delle famiglie italiane – rileva la Coldiretti – ha visto un aumento rispetto all’anno precedente per alcune categorie

come la carne, l’olio d’oliva e lo zucchero e dolci, mentre cala quella per frutta e verdura, pane e pasta, pesce, latte e formaggi.

La voce più pesante nel carrello delle famiglie resta quella della carne e salumi – continua Coldiretti – per i quali si spendono mensilmente 104 euro, davanti a pasta, pizza, pane e cereali (76 euro), mentre al terzo posto si piazza la verdura con 61 euro. Seguono – conclude la Coldiretti – latte formaggi e uova, con 58 euro, e la frutta a 41 euro, poco davanti al pesce (38 euro). In classifica ci sono poi i cibi pronti con 30 euro, lo zucchero e dolci con 21 euro, l’olio d’oliva assieme al burro e gli altri condimenti con 15 euro, oltre a caffè, acqua minerale, bibite.

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Coldiretti, Giornata Mondiale dei poveri

In Italia sono oltre 3,1 milioni le persone che hanno chiesto aiuto per mangiare. Facendo ricorso alle mense per i poveri o ai pacchi alimentari, anche grazie al sentimento di solidarietà della popolazione.

È quanto stima la Coldiretti in occasione della Giornata Mondiale dei poveri promossa dal Papa,

sulla base dei dati su dati del Fondo per l’aiuto europeo agli indigenti.

Coinvolte 2,1 milioni di persone fra i 16 e i 64 anni

L’indigenza alimentare riguarda sia i paesi poveri che quelli ricchi come l’Italia

dover il numero dei bambini sotto i 15 anni bisognosi di assistenza per mangiare – stima Coldiretti – ha superato quota 630mila.

Praticamente un quinto del totale degli assistiti, ai quali vanno aggiunti 356 mila anziani sopra i 65 anni. Una platea della fame e del disagio che coinvolge più di.

Fra tutti coloro che chiedono aiuto per il cibo – evidenzia la Coldiretti –

più di 1 su 5 (23%) è un migrante che nel nostro Paese non riesce a procurarsi da solo il “pane quotidiano”.

Ci sono anche oltre 90mila senza dimora che vivono per strada, in rifugi di emergenza, in tende o anche in macchina e quasi 34mila disabili.

Nel 2022 – spiega Coldiretti – hanno ricevuto assistenza per mangiare anche 48mila ucraini proprio nell’anno in cui il Paese è stato invaso e devastato dall’esercito russo.

La stragrande maggioranza di chi è stato costretto a ricorrere agli aiuti alimentari – sottolinea Coldiretti – lo fa attraverso la consegna di pacchi alimentari.

Contro la povertà – continua la Coldiretti – è cresciuta anche la solidarietà che si è estesa dalle organizzazioni di volontariato alle imprese e ai singoli cittadini a partire dall’esperienza di Campagna Amica.

Infatti, a conclusione del Villaggio Coldiretti di Roma, con circa 2 milioni di presenze, ha donato oltre otto tonnellate di prodotti tipici di alta qualità,

grazie all’iniziativa di solidarietà la “spesa sospesa”.

122 milioni persone in più rispetto al 2019

Ma il problema dell’accesso al cibo è rilevante anche nel mondo dove la crisi alimentare globale,

con shock climatici e conflitti nel 2022 ha colpito 122 milioni persone in più rispetto al 2019,

per un numero stimato tra 691 e 783 milioni, pari a una media di 735 milioni di persone,

secondo l’analisi Coldiretti sul rapporto “Lo stato della sicurezza alimentare e della nutrizione nel mondo” della Fao. 

Per sostenere i redditi degli agricoltori, soprattutto nelle zone più povere del pianeta dove sono più vulnerabili, e garantire gli approvvigionamenti alimentari

è nata la prima Coalizione Mondiale dei Farmers Market promossa da Coldiretti e Campagna Amica.

Supportata dalla Fao, la coalizione è uno strumento per la diffusione dei mercati contadini nel mondo con particolare riguardo ai Paesi in via di sviluppo.

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I poveri in Italia con bisogno di aiuti per mangiare sono oltre 3,1 milioni

I poveri che in Italia hanno avuto bisogno di aiuti pubblici per mangiare nelle mense sono oltre 3,1 milioni. È quanto stima la Coldiretti su dati del Fondo per l’aiuto europeo agli indigenti (Fead) in riferimento al report della Caritas sulla povertà. Il numero dei bambini sotto i 15 anni bisognosi che hanno avuto assistenza per mangiare ha superato quota 630mila, praticamente un quinto del totale degli assistiti, ai quali vanno aggiunti 356 mila anziani sopra i 65 anni oltre a una platea della fame e del disagio che coinvolge più di 2,1 milioni di persone fra i 16 e i 64 anni.

Il 23% dei poveri aiutati è un migrante

Fra tutti coloro che hanno ricevuto aiuto per il cibo, più di 1 su 5 (23%) è un migrante che nel nostro Paese non riesce a procurarsi da solo il “pane quotidiano”, ma ci sono anche oltre 90mila senza dimora che vivono per strada, in rifugi di emergenza, in tende o anche in macchina e quasi 34mila disabili. Nel 2022 hanno ricevuto assistenza per mangiare anche 48mila ucraini proprio nell’anno in cui il Paese è stato invaso e devastato dall’esercito russo.

Cresce anche la solidarietà

Contro la povertà è cresciuta anche la solidarietà che si è estesa dalle organizzazioni di volontariato alle imprese e ai singoli cittadini a partire dall’esperienza della Spesa sospesa dei mercati di Campagna Amica grazie alla quale sono stati raccolti circa 9 milioni di chili di frutta, verdura, formaggi, salumi, pasta, conserve di pomodoro, farina, vino e olio 100% italiani, di alta qualità e a chilometri zero, donati ai più bisognosi.