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Manovra bilancio 2023:via libera dalla Camera, il testo passa al Senato

Dall’allargamento della platea della flat tax al taglio del cuneo fiscale, alla stretta al Rdc, le pensioni e il superbonus passando per una serie di consuete micro-norme. La manovra ha incassato il via libera della Camera e passa al Senato per il via libera definitivo entro il 30 dicembre.

QUESTE LE PRINCIPALI MISURE:

Queste le principali misure.

Si allarga la platea di professionisti e partite Iva beneficiari del

regime forfettario al 15%: sale infatti da 65 mila a 85 mila euro

la soglia dei ricavi o compensi per avere diritto all’agevolazione.

Inoltre fino a 100 mila euro viene applicata la flat tax incrementale

del 15% sulla differenza tra l’incremento e il reddito più alto dell’ultimo triennio.

La Legge di Bilancio conferma il taglio contributivo del 2% per redditi fino a 35mila euro e allarga la platea per il taglio del cuneo fiscale al 3% estendendola ai redditi fino a 25mila euro dai precedenti 20mila.

Inoltre nel pacchetto lavoro anche l’estensione da 6mila a 8mila euro

del tetto per le decontribuzioni dei giovani, dei percettori di Rdc e delle donne fragili.

REDDITO DI CITTADINANZA E SMARTWORKING

Arriva la stretta sul reddito di cittadinanza: la manovra stabilisce

che perderà il beneficio se verrà rifiutata la prima offerta di lavoro, anche se questa non verrà considerata ‘congrua’.

Con la modifica, invece, la prima proposta potrà essere localizzata in qualsiasi località sul territorio nazionale o potrà non essere compatibile con le proprie capacità, ma se non accettata porterà al termine della percezione del reddito di cittadinanza.

Un’altra novità sul Rdc è che a decorrere dal 1 gennaio 2023 l’erogazione del reddito di cittadinanza ai giovani tra i 18 e i 29 anni sarà condizionata al completamento del percorso della scuola dell’obbligo.

Novità in arrivo anche sullo smartworking: fino al 31 marzo 2023 è prorogato anche il regime di smartworking per i lavoratori fragili, sia nel settore pubblico che in quello privato. Esclusi i genitori di figli sotto i 14 anni.

PENSIONI:

Pensioni minime rialzate a 600 euro nel 2023 per gli over 75.

Viene rivista invece per due anni la rivalutazione automatica che

sale dall’80 all’85% per gli assegni tra 4 e 5 volte il minimo,

mentre per gli assegni più alti ci sarà una riduzione della percentuale dello scaglione.

Nel dettaglio, l’indicizzazione passa dal 55al 53% per le pensioni

tra 5 e 6 volte il minimo, dal 50 al 47% tra 6 e 8 volte il minimo,

da 40 a 37% da 8 a 10, da 35 a 32% negli assegni superiori a 10 volte

il minimo.

Opzione Donna: le lavoratrici potranno quindi andare in pensione anticipatamente a 60 anni soltanto nel caso in cui si tratti di caregiver, invalide almeno al 74% oppure licenziate o dipendenti di aziende con tavolo di crisi aperto.

IVA E MUTUI PER LA CASA

Esteso al 31 dicembre il termine per presentare la Cilas e poter fruire del superbonus al 110% sulle ristrutturazioni edilizie.

La manovra introduce anche una detrazione dall’imposta lorda ai fini dell’Irpef del 50% dell’importo corrisposto per il pagamento dell’Iva in relazione all’acquisto entro il 31 dicembre 2023 di unità immobiliari a destinazione residenziale di classe energetica A o B.

Sul versante dei mutui invece sarà possibile rinegoziare il mutuo passando dal tasso variabile al fisso per quelli fino 200mila euro con Isee non superiore a 35mila euro e senza ritardi nei pagamenti.

ARRIVA IL REDDITO ALIMENTARE

Il congedo parentale sale dal 30 all’80% e potranno beneficiarne anche i padri.

Aumenta l’assegno familiare per i nuclei con quattro o più figli.

Al via la sperimentazione del ‘reddito alimentare’ per chi è in povertà assoluta: la manovra stanzia un fondo da 1,5 milioni nel 2023 e 2 milioni nel 2024 per distribuire pacchi alimentari con i prodotti invenduti.

CARO-ENERGIA: PROROGHE BONUS

La manovra destina la gran parte delle risorse (21 miliardi) alle

misure contro il caro-bolletta, innanzitutto prorogando fino al 31 marzo le misure dei decreti Aiuti: il bonus sociale con lo sconto automatico

per le utenze di gas e luce dei nuclei familiari con Isee fino a 15 mila euro annui; l’azzeramento degli oneri di sistema in bolletta; il rifinanziamento del credito d’imposta sulle bollette elettriche e alle utenze gas per le imprese salirà dal 30 al 35%, per le energivore e gasivore dal 40 al 45%.

Passa inoltre dal 22% al 5% l’aliquota Iva per le fatture dei consumi nel primo trimestre del 2023 dei servizi di teleriscaldamento e dal 22% al 10% quella del pellet per tutto il 2023.

La tassa sugli extraprofitti verrà applicata solamente solo alle società il cui 75% dei ricavi è generato da attività nei settori della produzione e rivendita di energia, gas e prodotti petroliferi. Il contributo è dovuto se almeno il 75% dei ricavi del periodo d’imposta antecedente a quello in corso al 1 gennaio 2023 deriva dalle attività indicate.

POS, MINI CARTELLE E BONUS PSICOLOGO

Restano le sanzioni per i commercianti che non accettano pagamenti con il Pos per acquisti di cifre inferiori a 60 euro.

E’ stato infatti soppresso il comma dell’articolo 69 che prevedeva lo stop alle multe. Sul fronte multe e tasse non ci sarà più la cancellazione automatica per le cartelle esattoriali dal 2000 al 2015 inferiori ai 1.000 euro: saranno cancellati solo gli interessi ma la decisione se stralciare o meno l’imposta e le sanzioni spetterà agli enti locali e sarebbe operativa dal 31 marzo 2023.

Per i 18enni arriva il nuovo bonus Cultura fino a 1.000 euro quale somma di 500 euro per chi ha un Isee familiare fino a 35mila euro e gli altri 500 euro nell’eventualità del voto di maturità pari a 100 su 100.

Il bonus psicologo diventa permanente e sale da 600 a 1.500 euro, con tetto Isee a 50mila euro.

LE NORME SULLA CACCIA AL CINGHIALE E SUL PRINCIPATO DI MONACO

In manovra arriva una norma che autorizza la caccia ai cinghiali nei parchi urbani; ci sono poi 2 milioni in ristori per gli allevatori delle bufale colpite da brucellosi e tubercolosi, 8 milioni per la pesca e l’acquacoltura e 2 milioni per i vigneti colpiti dalla flavescenza dorata. Giù le tasse sui pensionati italiani che lavoravano nel Principato di Monaco: passa infatti dal 23% al 5% l’aliquota sul reddito e sull’assicurazione di vecchiaia. Arriva poi 1 milione al fondo per l’alfabetizzazione digitale dei minori, idem per il fondo di recupero della fauna selvatica.

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Economia

Istat, sale la fiducia consumatori e imprese, a dicembre nuovo aumento

A dicembre aumenta sia l’indice del clima di fiducia dei consumatori (da 98,1 a 102,5) sia l’indice composito del clima di fiducia delle imprese (da 106,5 a 107,8).

E’ quanto emerge dalle rilevazioni diffuse dall’Istat. Tutte le serie componenti l’indice di fiducia dei consumatori sono in miglioramento eccetto i giudizi sul bilancio familiare.

I quattro indicatori calcolati mensilmente a partire dalle stesse componenti aumentano, seppur con intensità diverse, riflettendo le variazioni registrate dalle singole variabili rilevate.

In particolare, il clima economico e il clima futuro registrano gli incrementi più decisi (rispettivamente da 95,2 a 106,3 e da 102,8 a 108,2); il clima personale e quello corrente aumentano in modo più contenuto (nell’ordine da 99,0 a 101,2 e da 94,9 a 98,6).

CLIMA DI FIDUCIA DELLE IMPRESE

Con riferimento alle imprese, il clima di fiducia migliora in tutti i comparti ad eccezione della manifattura. Più in dettaglio, i servizi di mercato e soprattutto le costruzioni registrano gli incrementi più marcati (l’indice passa da 99,0 a 102,3 e da 151,9 a 156,6, rispettivamente);

nel commercio al dettaglio si stima un lieve aumento dell’indice (da 112,4 a 112,6) mentre nella manifattura la fiducia è in peggioramento (l’indice passa da 102,5 a 101,4).

GLI IMPRENDITORI DEL COMMERCIO SALUTANO POSITIVAMENTE I DATI

E gli imprenditori del commercio salutano positivamente i dati.

“Un segnale positivo per i consumi del periodo delle feste.

La fiducia dei consumatori e quella delle imprese è in salita per il secondo mese consecutivo: un’inversione di tendenza che ci fa

sperare che il Natale non sarà freddo, e non solo dal punto di vista del meteo – afferma Confesercenti –

“L’auspicio, ora, è che la ripresa del clima di fiducia si confermi

anche nei prossimi mesi: un obiettivo per cui lavorare attivamente”.

“È un bel segnale per le prospettive dell’economia italiana alla fine di un anno straordinariamente complicato.

L’attuale fase di ripiegamento produttivo potrebbe, quindi, essere confinata a un episodio lieve e transitorio – commenta l’Ufficio Studi Confcommercio – Lo scenario futuro, nel complesso, non è – sottolinea Confcommercio- certo rassicurante: l’inflazione dovrebbe essere ancora vivace e crescente, né sono scongiurati i deleteri di una nuova possibile fiammata dei prezzi delle materie prime energetiche.

Ma la voglia di tornare alla normalità nei consumi, la buona salute delle aspettative e la prosecuzione della politica dei sostegni pubblici a imprese e famiglie, lasciano ben sperare anche per i prossimi difficili mesi”.

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Pensioni 2023: Inps, da gennaio aumenti 7,3%

Dal primo gennaio 2023 le pensioni saranno rivalutate del 7,3%.

A chi spettano gli aumenti? 

L’Inps ha pubblicato la circolare-con le tabelle- per fare chiarezza

sugli importi che verranno versati a partire dal 3 gennaio.

L’Istituto ricorda che per evitare la corresponsione di somme potenzialmente indebite, la rivalutazione è stata attribuita in misura

pari al 100% a tutti i beneficiari il cui importo cumulato di pensione

sia compreso nel limite di quattro volte il trattamento minimo

in pagamento nell’anno 2022 (pari a 2.101,52 euro). 

DAL 1° GENNAIO 2023 LE PENSIONI SARANNO RIVALUTATE DEL 7,3%

Per i pensionati il cui trattamento pensionistico cumulato è superiore

al predetto limite, la rivalutazione sarà attribuita sulla prima rata utile dopo l’approvazione della legge di bilancio 2023.

La circolare descrive in dettaglio gli indici definitivi dei trattamenti minimi di pensioni per i lavoratori dipendenti e gli assegni vitalizi

per il 2022, riporta l’indice di rivalutazione provvisorio per

l’anno 2023 e la modalità di attribuzione della rivalutazione provvisoria 2023, ricordando che l’importo del trattamento minimo viene preso

a base anche per l’individuazione dei limiti di riconoscimento

delle prestazioni collegate al reddito.

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Natale al ristorante per 5 milioni di italiani

Quasi 5 milioni di italiani festeggeranno il Natale al ristorante

per una spesa complessiva di 350 milioni, circa 70 euro a testa.

Sono i dati diffusi dalla Fipe che sottolinea come il numero di

persone decise a consumare il pranzo di Natale fuori casa torna ai livelli pre-pandemia anche se cresce il numero di ristoratori che non apriranno. Rispetto al 2021, 500mila persone in più trascorreranno la festa più importante dell’anno al ristorante.

I RISTORANTI CHE ALZERANNO LA SERRANDA SARANNO 77MILA

I ristoranti che alzeranno le serrande il 25 dicembre saranno 77mila,

il 65,1% del totale.

Un dato in leggero calo rispetto al 2021 quanto il 67,6% degli imprenditori aveva deciso di accogliere i clienti nel proprio locale, mentre rimane lontano il dato del 71,8% pre-pandemia.

“E’ probabile che le cause di questa dinamica dipendano – spiega Lino Enrico Stoppani, presidente Fipe-Confcommercio – da un lato dall’oggettiva difficoltà di reperire personale che da qualche anno caratterizza il mercato del lavoro di questo settore ma dall’altra anche dalla volontà di imprenditori che sono direttamente coinvolti nelle aziende di “staccare la spina” almeno in una giornata particolare come il Natale per consentire a loro stessi e ai collaboratori di trascorrere la festa con i propri familiari”.

La spesa di 70 euro circa a persona, spiega Fipe, è in crescita, per

un menù che nell’81,7% dei casi sarà a prezzo fisso, con bevande incluse nel 46,5%.

E nonostante si registri un leggero calo delle cene aziendali pre-natalizie, il numero degli imprenditori che si aspettano un risultato superiore a quello del 2021 e addirittura superiore al 2019 prevale nettamente su quelli che, al contrario, hanno aspettative meno positive.

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Gli impianti fotovoltaici in Italia al 2,2 Gwp, +145% rispetto al 2021

Gli impianti fotovoltaici avranno superato i 2,2 GWp (+145% rispetto al 2021) al 31 dicembre 2022, permettendo così all’Italia di raggiungere i 24,9 GWp di potenza totale installata, ovvero il 35% dell’obiettivo PNIEC al 2030. Questi i numeri che, basandosi su dati «Terna Italia» e «Forum Italia Solare», hanno elaborato gli analisti di EnergRed Dorina Polinari e Giorgio Mottironi, rispettivamente Solar Energy Manager e Strategy Advisor & CMO dell’azienda.

Impianti devono più che raddoppiare

«Per raggiungere gli obiettivi PNIEC (71GWp) le installazioni devono più che raddoppiare, arrivando a circa 5,8 GWp all’anno», puntualizzano gli esperti di EnergRed, impegnati nel sostenere la transizione energetica delle pmi italiane. A perdere il treno del fotovoltaico sono le imprese del settore commerciale che rappresentano appena l’11,5% della potenza installata e nel settore industriale (16,3%).

Molto bene settore residenziale

Molto bene invece il settore residenziale (40% della potenza installata), grazie alle attività di riqualificazione energetica di condomini e abitazioni mono o pluri-familiari. «Stiamo quindi assistendo ad un fenomeno sociale molto particolare, in cui una tecnologia il fotovoltaico, viene scelta per proteggere rapidamente la dimensione personale, mentre quella imprenditoriale viene lasciata indietro», fa notare Giorgio Mottironi, Strategy Advisor & CMO di EnergRed.

Puglia in testa alla classifica

In merito poi alla distribuzione geografica degli impianti, a guidare la classifica in Italia vi è la Puglia con circa 3 GWp di potenza installata, seguita però a breve distanza da 4 regioni del Nord: Lombardia con 2,97 GWp, Emilia-Romagna (2,4 GWp), Veneto (2,37 GWp) e Piemonte (1,92 GWp). La Sicilia, terra dell’oro energetico, è solo sesta con 1,7 GWp ed anche altre grandi regioni produttive quali Lazio, Toscana e Campania sono molto indietro: non raggiungono nemmeno 1GWp di potenza installata.

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Il vino da salvaguardare

Il vino non deve essere escluso dalla riforma del regolamento sulle indicazioni geografiche, ma occorre anche salvaguardare le peculiarità di un settore simbolo che rappresenta oltre la metà del valore economico della filiera dei prodotti a denominazione di origine europei. È quanto affermano Coldiretti e Filiera Italia in una lettera inviata al ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare Francesco Lollobrigida, a firma del presidente Ettore Prandini e del consigliere delegato Luigi Scordamaglia.

Regolamento Ue sull’Ig del vino

La proposta di Regolamento Ue sulle indicazioni geografiche (Ig) di vini, bevande spiritose e prodotti agricoli e sui regimi di qualità dei prodotti agricoli, si pone l’obiettivo di uniformare il quadro giuridico delle Ig attraverso un sistema unico di tutela delle denominazioni, inserendo quindi anche il settore vino con conseguenti modifiche dell’attuale quadro normativo. Una sua esclusione mal si concilierebbe con le sue specificità che nel tempo ne hanno fatto un simbolo delle Indicazioni Geografiche e che, come tale, deve essere inserito a pieno titolo in tutte le politiche europee del settore: dalla politica di qualità a quella sulla promozione.

Pressione Coldiretti e Filiera Italia

Un indirizzo che, proprio su pressione di Coldiretti e Filiera Italia, ha già portato la Commissione Europea a rivedere il programma di lavoro annuale sulla Promozione dei prodotti agroalimentari per il 2023 eliminando ogni ipotesi di penalizzazione per il vino, così come per carni, salumi e birra. Altrettanto fondamentale sarà mantenere all’interno della proposta di regolamento alcune specificità normative del settore, che nel tempo ne hanno determinato i punti di forza per il suo successo, in termini di controllo, tutela, legame con il territorio, valorizzazione e protezione nei negoziati internazionali. Allo stesso modo è importante velocizzare e snellire le procedure, specificando senza allargare a dismisura ruolo e competenze dell’Euipo.

Richiesta di Prandini e Scordamaglia

Da qui la richiesta di Prandini e Scordamaglia al Ministro: «di intervenire affinché il settore vitivinicolo sia opportunamente ed efficacemente tutelato in sede di negoziato, evitando la sua esclusione dalla proposta di revisione del regolamento, così come previsto dal lavoro avviato in sede di Palamento Europeo da parte del Relatore On. Paolo De Castro».

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Redditi Italia, Istat: il 76% non supera 30mila euro annui

Nel 2020 circa il 76% dei redditi individuali (al netto dei contributi sociali) non supera i 30.000 euro annui:

la metà dei redditi lordi individuali si colloca tra 10.001 e

30.000 euro annui, oltre un quarto è sotto i 10.001 euro e soltanto il 3,7% supera i 70.000 euro.

Lo rileva l’Istat nell’indagine ‘Reddito e condizioni di vita’.

OLTRE UN QUARTO E’ SOTTO I 10.001 EURO

Il reddito medio da lavoro autonomo, al lordo delle imposte e dei contributi sociali, è pari a 24.885 euro annui con una riduzione del 5,9% rispetto al 2019.

Il reddito netto a disposizione del lavoratore autonomo raggiunge il 68,5% del totale (17.046 euro): le imposte rappresentano il 14,1% del reddito lordo e i contributi sociali il 17,4%.

Il sistema fiscale e redistributivo consente di ridurre la disuguaglianza nella distribuzione dei redditi di 4,2 punti percentuali, se misurata dall’indice di concentrazione di Gini (da 37,1 dei redditi familiari equivalenti lordi a 32,9 dei redditi familiari equivalenti netti), e di 1,5 punti in termini di distanza tra il quinto più ricco della distribuzione e il quinto più povero (da 7,3 dei redditi familiari equivalenti lordi a 5,9 dei redditi familiari equivalenti netti).

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Carburanti, nuovi ribassi oggi per prezzo benzina e diesel

Tornano i ribassi sui listini dei prezzi consigliati dei carburanti

alla pompa, sulla scia del calo delle quotazioni petrolifere internazionali. Stando alla consueta rilevazione di Staffetta Quotidiana,

questa mattina Eni ha ridotto di un centesimo al litro i prezzi

consigliati di benzina e gasolio.

Stessa mossa per IP, mentre per Tamoil registriamo -2 cent/litro sulla benzina e -3 cent sul gasolio.

LA VERDE SELF SERVICE A 1,653 EURO/LITRO DIESEL A 1,719 EURO/LITRO

Queste sono le medie dei prezzi praticati comunicati dai gestori all’Osservatorio prezzi del ministero dello Sviluppo economico ed elaborati dalla Staffetta, rilevati alle 8 di ieri mattina su circa 15mila impianti: benzina self service a 1,653 euro/litro (-4 millesimi, compagnie 1,652, pompe bianche 1,655), diesel a 1,719 euro/litro (-5, compagnie 1,719, pompe bianche 1,720). Benzina servito a 1,800 euro/litro (-1, compagnie 1,841, pompe bianche 1,719) diesel a 1,766 euro/litro (-1, compagnie 1,908, pompe bianche 1,783). Gpl servito a 0,768 euro/litro (-1, compagnie 0,778, pompe bianche 0,757), metano servito a 2,458 euro/kg (-1, compagnie 2,427, pompe bianche 2,482), Gnl 2,222 euro/kg (-10, compagnie 2,259 euro/kg, pompe bianche 2,196 euro/kg). 

QUESTI I PREZZI SULLE AUTOSTRADE:

Questi sono i prezzi sulle autostrade: benzina self service 1,751 euro/litro (servito 2,018), gasolio self service 1,810 euro/litro

(servito 2,075), Gpl 0,867 euro/litro, metano 2,378 euro/kg, Gnl 2,147 euro/kg. Queste le quotazioni dei prodotti raffinati in Mediterraneo

alla chiusura di ieri: benzina a 532 euro per mille litri (+12 valori arrotondati), diesel a 715 euro per mille litri (-5 valori arrotondati). Questi i valori comprensivi di accisa: benzina a 1110,74 euro per mille litri, diesel a 1182,20 euro per mille litri.

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Mutui, sarà più facile il passaggio dal tasso variabile al fisso

“E’ stata ripristinata la vecchia norma del 2012 che permette per

i contratti di mutuo ipotecario di tornare dal tasso variabile al fisso”,

ha annunciato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, sottolineando la particolare importanza di questa misura in

questi giorni: “Oltre ad avere un impatto per la finanza pubblica riguarda tanti mutui a tasso variabile per le famiglie”.

RIPRISTINATA LA VECCHIA NORMA DEL 2012

L’intervento del governo è pensato per i finanziamenti per l’acquisto dela casa per chi ha stipulato mutui variabili e che ora con l’inasprimento dei tassi Bce subiscono forti rialzi.

La vecchia norma del 2012, ripristinata dalla manovra,  prevedeva

un meccanismo di calcolo molto vantaggioso per il passaggio dei mutui ipotecari dal tasso variabile al fisso, che viene permesso di solito dalle banche a condizioni piuttosto onerose.

Era ancorato però a determinati paletti: e cioè il reddito Isee (non superiore a 35 mila euro); il tetto massimo del mutuo (non deve superare i 200 mila euro), ed escludeva chi era in condizioni di morosità.

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Nel 2022 giovani al lavoro nel digitale e innovazione

Nel 2022 quasi la metà dei giovani ha ottenuto una posizione lavorativa nei settori del digitale e dell’innovazione: si tratta del 43% e rappresenta la fetta più importante della torta occupazionale. Un po’ distaccate, a livello di percentuali d’impiego, seguono le aree: istruzione, scrittura (anche in ambito giornalistico o di comunicazione) e traduzione, 14%; risorse umane e management, 12%; marketing e vendite, 12%; attivismo (mondo no-profit, difesa dei diritti umani) e ricerca, 11%; amministrazione (accounting), economia e finanza, 8%.

Statistiche 2022 della JCU

Sono, queste, le statistiche 2022 sugli sbocchi occupazionali dei giovani, elaborate dal Centro di Avviamento alla Carriera della John Cabot University (JCU) di Roma. Nello specifico, i dati riguardano sia gli studenti dei percorsi di laurea triennale sia i neolaureati e i giovani col master. L’età compresa è perlopiù tra i 20 e i 25 anni. Nel 2019, cioè nel periodo ante Covid, le tre principali aree di impiego risultavano: digitale e innovazione, 24,9%; amministrazione, economia e finanza, 18,7%; attivismo e ricerca, 18,3%. Negli ultimi tre anni, quindi, le opportunità occupazionali relative al comparto digitale sono quasi raddoppiate.

Career Fair della John Cabot University

Il Centro di Avviamento alla Carriera della John Cabot University organizza tre Career Fair l’anno e conta 748 aziende partner (erano 650 prima del Covid), nazionali e internazionali, a coprire tutti i settori. Durante questi appuntamenti i giovani incontrano direttamente i responsabili delle assunzioni delle imprese, potendo effettuare anche più colloqui nel corso della stessa mattinata. Nel 2022, l’86% dei giovani (quindi circa nove su dieci) ha ottenuto una posizione lavorativa nel corso dei Career Fair o al termine di un colloquio seguito a una candidatura inviata dal Centro di Avviamento alla Carriera. Prima del Covid la percentuale era del 76%, a significare una tendenza in decisa crescita. «I lavori mutano di continuo e negli anni a venire continueranno a variare con maggiore velocità. Per gli studenti risultano sempre più importanti le soft skills, cioè le competenze morbide o trasversali, che permettono un positivo adattamento ai cambiamenti inevitabili delle prospettive occupazionali», ha spiegato Antonella Salvatore, docente di Marketing e direttrice del Centro di Avviamento alla Carriera della JCU.