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Economia

Il 9 gennaio protesta a Roma della vigilanza privata. Stipendi fermi a 7 anni fa

Seppur in ultravigenza, il mancato rinnovo del contratto nazionale

di lavoro, scaduto da oltre 7 anni, sta determinando un’insostenibile perdita salariale a danno dei lavoratori e delle lavoratrici del settore”.

E’ con queste parole che Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs del Lazio lanciano la protesta dei lavoratori della vigilanza privata che saranno

in presidio a piazza Santi Apostoli il prossimo 9 gennaio. Il giorno seguente riprenderà la trattativa per il rinnovo del Ccnl. 

PROTESTA A PIAZZA SANTI APOSTOLI A ROMA IL 9 GENNAIO

“Soprattutto in questa fase storica, caratterizzata da un eccessivo innalzamento dell’inflazione, e dalla conseguente perdita di potere

di acquisto delle retribuzioni, derivante dagli aumenti dei costi dell’energia e dei beni di prima necessità, risulta quanto mai imprescindibile rinnovare la contrattazione di riferimento e

innalzare i salari dei lavoratori del settore” – evidenziano i sindacati. 

“La vigilanza privata, armata e fiduciaria, ricopre un ruolo fondamentale per molteplici ambiti produttivi e di erogazione di servizi nel nostro paese in quanto garantisce: la continuità dei pubblici uffici, la sicurezza dei trasporti terra mare e aria, dei siti energetici pubblici e privati,

dei siti di interesse storico e delle committenze private determinando impatto positivo sulla complessiva sicurezza della cittadinanza”. 

LE MOTIVAZIONI DELLA PROTESTA E LE RICHIESTE DEI SINDACATI

Da qui la richiesta di un salario dignitoso. “Le proposte avanzate

dalle associazioni datoriali, per la parte normativa e, a maggior ragione per quella retributiva, non soddisfano la richiesta scaturita dalla fase storica che il nostro paese e la nostra economia stanno attraversando e sono insufficienti per dare risposta alle legittime aspettative dei lavoratori”.

Così la mobilitazione servirà per dare nuovo impulso alla trattativa e chiedere maggiore attenzione alle istituzioni affinchè gli addetti del settore possano veder migliorare la qualità della propria vita. 

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Carburanti, benzina e diesel in aumento nel 2023

Il 2022 si è chiuso con un rialzo dei listini prezzi, il 2023 si apre

con l’aumento delle accise su benzina, gasolio e Gpl, tornate al

livello “normale” del 21 marzo 2022. Anche le quotazioni dei

prodotti raffinati hanno chiuso l’anno con un aumento, il terzo consecutivo.

Lo rileva Staffetta Quotidiana. Nell’ultimo giorno dell’anno si sono registrate le seguenti variazioni dei prezzi consigliati dei maggiori marchi: per Eni, Q8 e Tamoil +2 cent/litro sulla benzina e +1 cent/litro sul gasolio. 

IERI, 1° GENNAIO E’ ARRIVATO L’AUMENTO DELLE ACCISE

Ieri, primo gennaio, è arrivato l’aumento delle accise: +15 cent/litro su benzina e gasolio, +2,8 cent/litro sul Gpl.

Un rialzo cui va aggiunta l’Iva e che quindi ha un impatto sui prezzi

alla pompa di 18,3 cent/litro su benzina e gasolio e di 4,3 cent/litro sul Gpl. Complessivamente, dunque, i prezzi di benzina e gasolio sono

saliti di circa 20 centesimi al litro rispetto al 30 dicembre. 

L’accisa sulla benzina sale da 578,4 a 728,4 euro per mille litri (72,8 cent/litro), quella sul gasolio da 467,4 a 617,4 euro per mille litri

(61,7 cent/litro), quella sul Gpl da 216,67 a 266,77 euro per

mille chili (cioè da 119,17 a 147,27 euro per mille litri). 

QUESTE LE MEDIE DEI PREZZI PRATICATI COMUNICATI DAI GESTORI:

Queste sono le medie dei prezzi praticati comunicati dai gestori all’Osservatorio prezzi del ministero dello Sviluppo economico ed elaborati dalla Staffetta, rilevati alle 8 di ieri mattina su circa 15mila impianti: benzina self service a 1,732 euro/litro (+106 millesimi, compagnie 1,730, pompe bianche 1,738), diesel a 1,794 euro/litro (+102, compagnie 1,791, pompe bianche 1,803). Benzina servito a 1,891 euro/litro (+117, compagnie 1,918, pompe bianche 1,820), diesel a 1,953 euro/litro (+114, compagnie 1,979, pompe bianche 1,884). Gpl servito a 0,780 euro/litro (+15, compagnie 0,790, pompe bianche 0,767), metano servito a 2,349 euro/kg (+11, compagnie 2,362, pompe bianche 2,337), Gnl 2,341 euro/kg (+113, compagnie 2,374 euro/kg, pompe bianche 2,317 euro/kg).  

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Saldi anche per i prodotti tipici delle feste di Natale

Saldi anche a tavola per i prodotti tipici delle feste di Natale, dai cotechini agli zamponi, dai pandori ai panettoni fino ai torroni e alle altre specialità, che possono essere offerti anche a sconti rilevanti che arrivano fino al 70%. È quanto afferma la Coldiretti in occasione dell’avvio della stagione dei saldi che scatta anche per cibi e bevande sugli scaffali di negozi e supermercati oltre che per l’abbigliamento.

Saldi sui prodotti natalizi

A conclusione delle festività di fine anno c’è l’opportunità infatti di risparmiare anche sulla tavola per motivi esclusivamente commerciali che non influiscono in alcun modo sulle caratteristiche qualitative dei prodotti. Si tratta spesso di molti alimenti tipicamente natalizi tra i quali soprattutto pandori, panettoni, torroni, cotechini, zamponi, ma anche la frutta secca o spumanti secondo formule diverse che vanno dall’uno per due al due per tre, ma anche sconti rilevanti sui prezzi.

Buona opportunità

Una opportunità per quanti non sono ancora completamente appagati dai menu delle feste di fine anno con le tavole del Natale e del Capodanno imbandite da ben 5,2 miliardi di euro di cibi e bevande. È necessario tuttavia fare sempre attenzione alle date di scadenza obbligatoriamente indicate nelle confezioni per evitare di consumare prodotti vecchi.

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Autostrade, aumenti per i pedaggi da gennaio 2023

Aumenti per i pedaggi delle autostrade da gennaio 2023, ma

il 50% delle arterie saranno senza incrementi, con aggiornamenti delle tariffe graduali e con tagli rispetto alle previsioni.

È quanto stabilito dal Mit, d’intesa con il Mef, col risultato che

gli italiani potranno beneficiare di una situazione migliore rispetto ad altri Paesi europei.

In Spagna per undici tratte autostradali è previsto un incremento del 4% (rispetto alla richiesta media di +8,4%).

In Francia è previsto invece una lievitazione media delle tariffe del 4,75% dal primo febbraio 2023, che si aggiunge al +2% del 2022.

RINCARI DEL 2%PER I PEDAGGI SULLE ARTERIE DI COMPETENZA DI AUTOSTRADE PER L’ITALIA

 Nel nostro Paese, le arterie di competenza di Autostrade per l’Italia rischiavano un aumento che sfiorava il 5% che è stato scongiurato:

dal primo gennaio si fermerà al 2%, con aggiunta di un altro 1,34% solo dal primo luglio 2023.

NESSUN AUMENTO PER L’A24/A25

E’ confermato lo stop agli aumenti sulle Autostrade A24/A25 Roma L’Aquila Teramo e Diramazione Torano Pescara: il Mit sta facendo approfondimenti per una eventuale riduzione.

Nel nostro Paese, gli incrementi sulle tratte interessate è inferiore all’inflazione.

Non si registrano inasprimenti per le società con aggiornamento del piano economico in corso (Autostrada Brescia Verona Vicenza Padova S.p.A., Milano Serravalle, Società Autostrada Ligure Toscana p.A. – Tronco Autocisa, Società Autostrade Valdostane S.p.A., Tangenziale di Napoli S.p.A., Autostrada dei Fiori S.p.A. – A6, Società Italiana Traforo Autostradale del Frejus S.p.A., Società Autostrada Tirrenica p.A., Raccordo Autostradale Valle d’Aosta S.p.A, Concessioni Autostradali Venete S.p.A.), zero incrementi per le società con concessione scaduta (Autostrada del Brennero S.p.A, Società Autostrada Ligure Toscana p.A. – A12 Tronco Ligure Toscano -, Autovie Venete S.p.A., SATAP S.p.A. – Tronco Torino, Alessandria, Piacenza, Autostrada dei Fiori S.p.A., Società per Azioni Autostrada Torino-Ivrea-Valle D’Aosta), inalterate la BreBeMi, la Pedemontana Lombarda, la Strada dei Parchi Spa, il consorzio per le autostrade siciliane.

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Carburanti, da gennaio addio allo sconto: il pieno costerà di più

Il 31 dicembre finisce lo sconto sulle accise dei carburanti e dal

primo gennaio fare il pieno dunque costerà di più.

Se non si provvederà a una proroga dei tagli saranno infatti ripristinate le aliquote in vigore prima del 22 marzo, i prezzi aumenteranno di 18,3 centesimi al litro per la benzine e il diesel e di 3,4 centesimo per il Gpl.

SECONDO ASSOUTENTI SI PARLA DI 200 EURO L’ANNO DI ESBORSO

Secondo i calcoli di Assoutenti, l’aumento si tradurrà in una spesa

di 9,15 euro in più a pieno.

Al ritmo di due pieni al mese, si parla di un esborso di 219,6 euro in più all’anno.

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Il cambiamento climatico ha messo in crisi l’agricoltura

Il cambiamento climatico, con l’aumento delle temperature, la siccità ed il moltiplicarsi degli eventi estremi, ha provocato nel 2022 danni in agricoltura che superano i 6 miliardi di euro, pari al 10% della produzione nazionale, in un momento particolarmente difficile per l’approvvigionamento alimentare del Paese per l’aumento esponenziale dei costi di produzione dovuto al caro energia.

Stima di Coldiretti

È quanto stima la Coldiretti in riferimento all’analisi di Legambiente sugli eventi estremi rilevati lungo la Penisola nel 2022. In Italia dall’inizio dell’anno gli eventi estremi fra siccità, nubifragi, bombe d’acqua, grandinate, bufere di vento e tornado hanno provocato vittime e danni che hanno tagliato i raccolti nazionali e mettono a rischio gli alimenti base della dieta mediterranea con riduzioni che vanno dal 30% per l’extravergine di oliva al 10% per passate, polpe e salse di pomodoro fino al 5% per il grano duro destinato alla produzione di pasta tricolore, nonostante l’aumento delle superfici seminate.

Cambiamento climatico con l’anno più caldo mai registrato nella storia

Il 2022 si classifica come l’anno più caldo mai registrato, con una temperatura che nei primi undici mesi è stata superiore di 1,06 gradi la media ma le precipitazioni sono stati di quasi 1/3 inferiori alla media storica secondo le elaborazioni su dati Isac Cnr che rileva dal 1800. Una situazione difficile che rischia di diventare strutturale in Italia dove la classifica degli anni più roventi negli ultimi due secoli si concentra nell’ultimo decennio e comprende nell’ordine dopo il 2022 il 2018, il 2015, il 2014, il 2019 e il 2020.

Tendenza alla tropicalizzazione

Il cambiamento climatico è stato accompagnato da una evidente tendenza alla tropicalizzazione che si manifesta con una più elevata frequenza di eventi violenti, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal sole al maltempo, con sbalzi termici significativi. «Gli agricoltori sono già impegnati a fare la propria parte per promuovere l’uso razionale dell’acqua, lo sviluppo di sistemi di irrigazione a basso impatto e l’innovazione con colture meno idro-esigenti, ma non deve essere dimenticato che l’acqua è essenziale per mantenere in vita sistemi agricoli senza i quali è a rischio la sopravvivenza del territorio, la produzione di cibo e la competitività dell’intero settore alimentare», ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini.

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Agcom, nei primi 9 mesi del 2022 vendita quotidiani -9,4%

Ancora giù le vendite dei quotidiani: nei primi nove mesi del 2022,

in media, giornalmente, sono state vendute 1,57 milioni di copie,

in flessione del 9,4% rispetto al corrispondente valore del 2021

e del 32,5% rispetto ai corrispondenti livelli di vendita del 2018.

Lo comunica l’Agcom con i dati del nuovo Osservatorio sulle Comunicazioni.

Guardando alla distribuzione territoriale delle copie vendute,

cioè tra ambito nazionale (che da inizio ha rappresentato il 48,2%

delle copie complessive) e locale, le seconde su base annua hanno registrato una flessione maggiormente marcata rispetto a quanto

fatto registrare dalle testate nazionali (-10,2% contro -8,5%).

LE COPIE VENDUTE IN FORMATO CARTACEO NEI PRIMI 9 MESI DELL’ANNO SI SONO RIDOTTE DEL 9,9%

Le copie vendute quotidianamente in formato cartaceo si sono ridotte nei primi nove mesi dell’anno 2022 del 9,9% rispetto al corrispondente periodo del 2021, e del 36,5% nei confronti del corrispondente valore del 2018.

I quotidiani venduti in formato digitale non hanno registrato variazioni di particolare rilievo (oscillano intorno ad una media di 210mila copie giornaliere nel 2022), con una riduzione maggiormente contenuta su base annua (-5,7%) ma in crescita (+12,5%) rispetto al corrispondente valore del 2018, quando le copie erano pari a circa 190 mila unità giornaliere.

La distribuzione delle vendite di copie digitali appare maggiormente concentrata rispetto a quella cartacea: le prime cinque testate del segmento digitale rappresentano il 59,4% delle copie complessivamente vendute nel primo trimestre del 2022, mentre il corrispondente valore per la versione cartacea scende al 34,6%.

I PRINCIPALI 5 QUOTIDIANI REGISTRANO UNA FLESSIONE DI VENDITE PARI AL 10,9% RISPETTO AL 2021

In relazione ai diversi “generi” editoriali presenti sul mercato, i principali cinque quotidiani a diffusione nazionale considerati “generalisti” (L’Avvenire, Il Corriere della Sera, Il Messaggero,

La Repubblica, La Stampa) registrano nei primi nove mesi dell’anno una flessione nella vendita di copie cartacee pari al 10,9% rispetto al 2021.

Si evidenzia peraltro come questi abbiano registrato, allo stesso tempo, una riduzione nella vendita giornaliera di copie in formato digitale leggermente più contenuta (-7,2%).

Relativamente al campione preso in considerazione da ADS, l’analisi per operatore vede, in termini di copie complessivamente vendute da inizio anno, Gedi quale principale gruppo editoriale (20,3%), seguito da Cairo/Rcs (18,1%) e da Caltagirone Editore e Monrif Group (rispettivamente con l’8,7 e l’8,3%).

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Prezzi dei carburanti in calo

Prezzi dei carburanti in calo rispetto alla settimana scorsa, sia per quanto riguarda la benzina che il diesel. L’invasione dell’Ucraina da parte dell’esercito russo ha portato a un deciso rincaro del gas e del petrolio, da cui le contromisure adottate dal Governo. Il precedente esecutivo, guidato dal primo ministro Mario Draghi, ha optato per il taglio delle accise. E ora che un nuovo Consiglio è salito al potere, resta da vedere quali saranno le prossime manovre a sostegno del ceto popolare, il più colpito dalla crisi.

Prezzi in flessione

Intanto, i prezzi dei carburanti segnalano una flessione. Stando all’elaborazione effettuata da Quotidiano energia sui dati condivisi dall’Osservaprezzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), aggiornati al 26 dicembre 2022. Le informazioni condivise indicano una media nazionale della benzina self service di 1,630 euro al litro, contro gli 1,644 euro registrati in precedenza. Gli impianti colorati si attestano tra 1,619 e 1,639 euro al litro (no logo 1,634). La media del diesel è di 1,695 euro al litro, contro gli 1,710 euro. Gli impianti colorati si attestano tra 1,684 e 1,703 euro al litro (no logo 1,7). Infine, i prezzi del Gpl vanno da un minimo di 0,769 a un massimo di 0,785 euro al litro (no logo 1,755) e del metano da 2,264 a 2,490 euro (no logo 2,339).

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Imprese, nel III trimestre numero startup innovative più alto di sempre

È online il nuovo monitoraggio trimestrale dedicato ai trend demografici e alle performance economiche delle startup innovative.

I dati aggiornati al  30 settembre, sono frutto della collaborazione tra

il Mimit (Direzione Generale per la Politica Industriale, l’Innovazione

e le PMI), InfoCamere, Unioncamere e Mediocredito Centrale.  

Nel terzo trimestre si conferma il trend, già registrato durante tutto l’anno, di crescita delle startup innovative sul territorio italiano.

OLTRE 14.700 SECONDO I DATI AGGIORNATI AL 30 SETTEMBRE

Per la prima volta, infatti si attestano a 14.708 unità, il numero

più alto di sempre.

Il report mostra, inoltre,  un forte incremento del valore medio della produzione delle startup innovative, pari a circa 211 mila euro (47 mila euro in più rispetto al secondo trimestre).

In aumento anche l’attivo medio, pari a poco più di 408 mila euro,

circa +20 mila euro, rispetto alla precedente rilevazione.

La produzione complessiva, infine, ammonta a 2.068.143.474 euro,

un dato superiore di quasi 700 milioni di euro rispetto a quello

registrato al termine del trimestre precedente (1.371.271.643 euro).

LA LOMBARDIA, IL LAZIO E LA CAMPANIA LE 3 REGIONI CON START UP PIU’ INNOVATIVE

La Lombardia, il Lazio e la Campania si confermano le prime tre regioni italiane per numero di startup innovative.

I numeri forniti dal report di Mediocredito Centrale sul Fondo di Garanzia per le Piccole e Medie Imprese (FGPMI) confermano quindi anche per questo trimestre la vivacità del settore.

Infatti, le operazioni autorizzate verso startup innovative ed effettivamente tradottesi nella concessione di un finanziamento sono in tutto 14.043, per quasi 2,4 miliardi di euro finanziati e 1,9 miliardi di euro garantiti. 

In particolare, nell’ultimo trimestre le startup innovative hanno ricevuto nuovi prestiti bancari per circa 53 milioni di euro.

Al contempo, il numero di startup destinatarie di prestiti garantiti dal Fondo è cresciuto di circa 159 unità. Complessivamente, considerato che diverse imprese hanno beneficiato di più di un finanziamento garantito, nel terzo trimestre 2022 il FGPMI ha gestito 306 operazioni verso startup innovative.

ANCHE PER LE PMI INNOVATIVE CONTINUA IL TREND POSITIVO

Anche per le PMI innovative continua il trend positivo. 

Al terzo trimestre 2022 sono stati erogati finanziamenti per 1,9 miliardi di euro e il Fondo di Garanzia ne ha garantiti oltre 1,5. 

Nello stesso periodo si contano più di 1.400 imprese beneficiarie, per un valore medio dei prestiti pari a oltre 328 mila euro, mentre la durata media del finanziamento è di circa 51 mesi.

Infine, al terzo trimestre 2022 le operazioni gestite dal FGPMI verso

gli incubatori certificati sono complessivamente 107 per un totale potenzialmente mobilitato di quasi 48 milioni di euro.

Le operazioni erogate verso gli incubatori certificati sono 96.

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Bollette, 50 miliardi di risparmi italiani prelevati da conti correnti

Bollette energetiche e inflazione pesano sui risparmi degli italiani.

Il salvadanaio dei cittadini, dopo quasi tre anni di crescita costante, torna a svuotarsi.

Un’inversione di tendenza certificata dai dati, che indicano come

solo negli ultimi tre mesi sono stati prelevati da conti correnti e

altre forme di risparmio oltre 50 miliardi di euro. 

SECONDO UNIMPRESA, DA AGOSTO AD OGGI LE RISORSE FINANZIARIRE HANNO AVUTO UN CALO

Si tratta di una diminuzione del 2,4%, spiega il Centro studi di Unimpresa visto che a luglio l’ammontare delle riserve delle famiglie

e delle imprese depositate nelle banche del Belpaese era a quota 2.097 miliardi, mentre ad ottobre la cifra è calata a 2.047 miliardi.

Una fotografia scattata analizzando i dati della Banca d’Italia, spiega la confederazione delle imprese, secondo la quale “il deflusso improvviso potrebbe avere qualche ripercussione” sulla raccolta da parte delle banche e degli istituti di credito.

“Quella che abbiamo sotto gli occhi è una situazione drammatica che noi, purtroppo, avevamo prospettato da tempo”, commenta il presidente di Unimpresa, Giovanna Ferrara, sottolineando come “stanno venendo meno le forze e la liquidità, sia per le famiglie sia per le imprese, specie quelle più piccole. I costi sono insostenibili – prosegue – le bollette energetiche non più gestibili.

Ecco perché, chi ha la possibilità attinge alle proprie riserve.

Al governo riconosciamo l’impresa di aver confezionato una legge di bilancio comunque positiva e in tempi brevissimi.

Tuttavia segnaliamo l’urgenza di avviare un piano straordinario di interventi pubblici e di sostegni a partire da gennaio”.

CALO NOTEVOLE A PARTIRE DA AGOSTO

Fino al luglio scorso, da oltre due anni si era registrata una crescita costante dei risparmi degli italiani, complice anche il periodo della pandemia e del lockdown che ha portato a un drastico calo dei consumi: 1.823 miliardi a dicembre 2019, 1.956 miliardi a dicembre 2020, 2.050 miliardi a ottobre 2021, 2.075 miliardi a dicembre 2021.

Una tendenza all’accumulo che è proseguita per tutto l’anno in corso, salvo invertire la rotta da agosto in poi. Sono soprattutto i conti correnti la forma di accumulo più utilizzata da aziende e cittadini, sia durante la fase di risparmio sia come fonte a cui attingere in caso di liquidità necessaria in tempi rapidi: il saldo totale era pari a 1.182 miliardi a fine 2019, a 1.349 miliardi a fine 2020, a 1.449 miliardi a ottobre 2021 e a 1.480 miliardi a dicembre 2021, e ancora in aumento fino a 1.497 miliardi fino a luglio 2022.

Poi la discesa di 45 miliardi (-3,0%) a 1.452 miliardi toccati a ottobre scorso. Più lineare invece l’andamento delle altre forme di deposito e accumulo di liquidità, come i depositi con durata prestabilita, i depositi rimborsabili con preavviso, i pronti contro termine.