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Il crollo delle temperature fa impennare i costi energetici

Il crollo delle temperature sottozero fa impennare i costi energetici nelle case e nelle serre dove si preparano le piante ed i fiori per il Natale. È quanto afferma la Coldiretti in riferimento allo sbalzo termico che pesa sulle bollette di famiglie ed imprese e rischia di provocare danni agli ortaggi invernali coltivati all’aperto. Si è verificato infatti un brusco cambiamento del clima in un 2022 che si era classificato fino ad ora come l’anno più caldo mai registrato in Italia dal 1800, con una temperatura di oltre un grado (+1,06 gradi) più elevata della media storica, sulla base dell’analisi della Coldiretti dei dati Isac Cnr relativi ai primi undici mesi dell’anno.

Crollo e impennata

Un aumento delle bollette di fronte al quale ben il 55% degli italiani dichiara di ridurre il ricorso a termosifoni o stufe elettriche, per tenere sotto controllo la spesa per il riscaldamento secondo l’indagine Coldiretti/Censis. L’allarme per la guerra energetica legata al conflitto in Ucraina con l’arrivo della stagione fredda dopo mesi di clima temperato hanno fatto breccia nelle abitudini delle famiglie. La metà degli italiani (50%) ha infatti deciso di ridurre o rinunciare all’uso del forno elettrico, mentre il 35% ha tagliato l’utilizzo dei fornelli a gas per contenere i consumi energetici e pagare meno in bolletta.

In difficoltà anche le imprese

Una situazione di difficoltà che coinvolge anche le imprese più sensibili ai costi energetici, come quelle del settore florovivaistico in serra che devono affrontare rincari astronomici per il riscaldamento. Siamo di fronte alle evidenti conseguenze del mix micidiale determinato dalla guerra e dai cambiamenti climatici anche in Italia dove l’eccezionalità degli eventi atmosferici è ormai la norma che si manifesta con una più elevata frequenza di manifestazioni violente, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal sole al maltempo, con sbalzi termici significativi che compromettono le coltivazioni nei campi con perdite della produzione agricola nazionale e danni alle strutture e alle infrastrutture nelle campagne. Una anomalia che quest’anno si è manifestata con il moltiplicarsi di eventi estremi che tra grave siccità e violente precipitazioni ha fatto salire a oltre 6 miliardi il conto delle perdite subite dalle campagne nel 2022.

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Natale, Coldiretti/Ixè: la spesa per i regali sarà di 177 euro a testa, -7% sul 2021

Al via lo shopping dei regali di Natale per più di un italiano

su due (55%), che attende le ultime due settimane per

fare gli acquisti.

E’ quanto emerge dall’analisi Coldiretti/Ixè, che evidenzia come, nonostante la crisi economica e le iniziative promozionali di

novembre, a partire dal Black Friday, resiste uno zoccolo duro di “tradizionalisti” che inizia a scegliere i doni dopo l’Immacolata. 

LA SPESA PER I REGALI SARA’ DI 177 EURO, IN CALO DEL 7% SUL 2021

Inoltre, secondo l’analisi, la spesa degli italiani per i regali sarà quest’anno complessivamente di 177 euro a testa, in calo del 7%

rispetto allo scorso anno, a causa principalmente della crisi economica. L’acquisto più gettonato è rappresentato dalle specialità enogastronomiche.

“Gli italiani per una maggioranza del 42% conterranno il budget sotto

la soglia dei 100 euro, mentre il 30% arriverà fino a 200 euro – sostiene Coldiretti – e un altro 15% si spingerà a 300 euro.

Ma c’è anche un 8% che spenderà tra 300 e 500 euro, un 2% che arriverà a mille e una ristrettissima minoranza dell’1% che supererà i 2.000 euro. Gli altri non hanno ancora deciso quanto spendere”.

SUCCESSO PER I MERCATINI DI NATALE

Accanto ai tradizionali luoghi di acquisto, un successo, secondo

la confederazione, viene registrato per i mercatini, che si moltiplicano nelle città e nei luoghi di villeggiatura.

Una opzione che garantisce spesso la possibilità di trovare regali ad “originalità garantita” al giusto prezzo.

Secondo un’analisi Coldiretti/Ixè, saranno 31 milioni gli italiani “a caccia” di mercatini di Natale, in questo lungo ponte dell’Immacolata, che vede moltiplicarsi nelle piazze italiane le fiere popolari, dagli Oh bej oh bej a Milano alle bancarelle del Trentino, fino a quelli a chilometro zero degli agricoltori di Campagna Amica aperti in molte città.

L’ACQUISTO PIU’ GETTONATO? LE SPECIALITA’ GASTRONOMICHE

Secondo l’analisi, “a far la parte del leone sono i mercatini nazionali dove si recherà il 58% degli italiani, mentre un 5% lo farà all’estero.

Tra quanti frequenteranno i mercatini solo il 6% non farà alcun acquisto mentre ben il 50% spenderà in prodotti enogastronomici, che rappresentano l’acquisto più gettonato, anche se molti scelgono decori natalizi, prodotti per la casa, oggetti artigianali, capi di abbigliamento e giocattoli”.

Ma non tutti i regali di Natale saranno azzeccati e graditi e una parte dei doni scambiati durante le festività finià nel girone del “riciclo”.

Un italiano su 4, secondo l’associazione dei consumatori Codacons, si dice pronto a riciclare i regali di Natale.

La metà dei doni riciclati sarà regalato ad amici e parenti, mentre cresce sensibilmente il numero di consumatori che metterà in vendita sul web i doni ricevuti.

In base alle stime Codacons, “il 35% di chi ricicla i regali tenterà di venderli attraverso le nuove app, i social network e i siti di e-commerce”.

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Economia

Sciopero generale a Roma e nel Lazio venerdì 16 dicembre 2022

Venerdì prossimo, dunque, la Capitale si ferma, così come

l’interno Paese: a rischio sono i trasporti pubblici e anche la scuola in tutta Italia.

L’ondata di proteste continua, e lo fa dopo una lunga scia di rivendicazioni, l’ultima delle quali si è verificata lo scorso 2 dicembre, uno sciopero nazionale che ha coinvolto diversi settori dei trasporti

e di scuola e sanità, pubblica e privata. 

SCIOPERO GENERALE CONTRO LA LEGGE DI BILANCIO 2023

Per venerdì prossimo, tutto è ormai pronto e deciso:

il 16 dicembre le principali sigle sindacali hanno organizzato uno sciopero nazionale generale contro la Legge di Bilancio 2023.

Le modalità varieranno da regione a regione, ma le motivazioni che spingono e inducono alla protesta sono le medesime, come un

filo rosso che attraversa tutto l’intero Paese.

Nel dettaglio, e riferendoci a quanto riportato dalla Cgil, le regioni coinvolte nello sciopero del 16 dicembre saranno Basilicata, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Molise, Sardegna e Toscana.

LE MOTIVAZIONI DELLA PROTESTA

Ma veniamo alle ragioni della protesta. Come anticipato, al centro delle rivendicazioni c’è la bozza della prossima legge di Bilancio 2023, certo la manovra più importante che il nuovo Governo a trazione Meloni si sta accingendo a fare.

La Legge di Bilancio 2023 ”è sbagliata e produrrà effetti devastanti

sui lavoratori e sui pensionati, giornalmente alle prese con il carovita e costretti ad affrontare, dopo un biennio di emergenza sanitaria, una vera e propria pandemia salariale”.

Lo dicono chiaramente in una nota, la Cgil di Roma e del Lazio e la Uil del Lazio.

LA NOTA DI CGIL E UIL DEL LAZIO

Poi si aggiunge: “In un momento drammatico per il nostro Paese e per l’Europa, forse uno dei più bui della storia recente – specificano i sindacati – il Governo sdogana una manovra che colpirà, paradossalmente, le persone più povere, aumentando le disuguaglianze e l’ingiustizia sociale, mortificherà il lavoro stabile e pubblico, aprendo le porte a una maggiore precarietà e alle privatizzazioni e che, lungi dal contrastare l’iniquità fiscale, finirà con il premiare gli evasori.

Di fronte a questo scempio dei diritti e a questa reiterata offesa della dignità delle persone, la risposta del sindacato è lo sciopero generale. Per venerdì 16 dicembre – continua la nota – abbiamo convocato uno sciopero generale regionale per tutta la giornata lavorativa e scenderemo in piazza, compatti e uniti, per chiedere al Parlamento di modificare la legge di bilancio, adeguandola alle esigenze e ai bisogni reali delle persone”.

LA MANIFESTAZIONE NAZIONALE IN PIAZZA SANTI APOSTOLI A ROMA

Per quanto riguarda nello specifico la Regione Lazio, qui lo sciopero convocato da Cgil e Uil durerà 24 ore, coinvolgendo l’intera giornata lavorativa. Nel frattempo è già stata ideata una manifestazione nazionale a Roma, in Piazza Santi Apostoli.

Sempre nella nota dei sindacati, si aggiunge: “In un momento drammatico per il nostro Paese e per l’Europa, forse uno dei più bui della storia recente, il Governo sdogana una manovra che colpirà, paradossalmente, le persone più povere, aumentando le disuguaglianze e l’ingiustizia sociale, mortificherà il lavoro stabile e pubblico, aprendo le porte a una maggiore precarietà e alle privatizzazioni e che, lungi dal contrastare l’iniquità fiscale, finirà con il premiare gli evasori.

Di fronte a questo scempio dei diritti e a questa reiterata offesa della dignità delle persone, la risposta del sindacato è lo sciopero generale”.

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Regione Lazio: 70 milioni in arrivo per le imprese

In arrivo nuovi strumenti per l’accesso al credito delle imprese

per un valore complessivo di 70 milioni di euro. Guerra, inflazione

e caro energia stanno frenando la vitalità del sistema produttivo nazionale.

Secondo i dati Movimprese (analisi trimestrale luglio-settembre 2022) la contrazione nella vitalità del sistema delle imprese ha interessato

tutte le regioni italiane e quasi tutti i settori economici, con un saldo

di sole 13.330 unità in più rispetto alla fine di giugno 2022 (contro i 22.258 dello stesso periodo del 2021).

Uno dei più bassi degli ultimi dieci anni. 

LA REGIONE LAZIO METTE IN CAMPO STRUMENTI PER L’ACCESSO AL CREDITO DELLE IMPRESE

Per questo motivo la Regione Lazio grazie alla programmazione europea 2021-2027, sta mettendo in campo una serie di strumenti

per l’accesso al credito delle MPMI, con l’obiettivo di consentire

alle imprese del Lazio di affrontare il momento di crisi economica che stiamo vivendo.

Con il completamento della procedura di selezione, gestita da Lazio Innova, del soggetto gestore del fondo FARE Credito 2021-2027, individuato in un Raggruppamento Temporaneo di Imprese costituito

da Artigiancassa e Mediocredito Centrale, entrano nella fase operativa gli strumenti finanziari della Regione Lazio per il Piccolo Credito, la Patrimonializzazione e la Microfinanza a sostegno delle PMI del territorio.

4 MISURE DEL VALORE COMPLESSIVO DI 70 MILIONI DI EURO TRA DICEMBRE 2022 E GENNAIO 2023

Si tratta di 4 misure del valore complessivo di 70 milioni di euro

che verranno pubblicati tra dicembre 2022 e gennaio 2023:

Nuovo Fondo Piccolo Credito Energia; Fondo Patrimonializzazione PMI, Nuovo Fondo Futuro e Nuovo Fondo Piccolo Credito Ordinario.

NEL DETTAGLIO:

Nello specifico: Nuovo Fondo Piccolo Credito Energia

(20 milioni di euro): la prima di queste misure sarà la concessione

di prestiti agevolati per abbattere i consumi di energia.

Si tratta di 20 milioni che saranno destinati per concedere prestiti a

tasso 0 a micro, piccole e medie imprese il cui importo va dai 10 ai 50 mila euro per investimenti finalizzati a ridurre il consumo energetico e, nella misura massima del 30% per capitale circolante;

Fondo Patrimonializzazione PMI (10 milioni di euro) uno strumento finanziario che eroga prestiti a fronte di aumenti di capitale sottoscritti

e versati dai soci esistenti o da nuovi soci, determinando così anche un miglioramento della capacità finanziaria dell’impresa.

Si tratta di 10 milioni di euro destinati a prestiti a tasso 0 a copertura del fabbisogno per investimenti cui il Prestito contribuisce insieme all’aumento di capitale.

L’importo del prestito va da un minimo di 50.000 euro a un massimo di 500.000: 

i prestiti non possono essere finalizzati al rimborso di altri debiti finanziari né a mera liquidità.

E poi il Nuovo Fondo Futuro (10 milioni di euro) il cui obiettivo

è sostenere le Microimprese in fase di avviamento, per contrastare l’economia sommersa e sostenere la nuova occupabilità,

l’autoimpiego e l’inclusione di lavoratrici e lavoratori con contratti atipici.

A tal fine il NFF finanzia progetti di investimento finalizzati a promuovere l’autoimpiego e l’autoimprenditorialità tramite

il sostegno finanziario all’avvio di nuove imprese (costituite da meno di 36 mesi). Si tratta di prestiti da 10.000 a 25.000 euro a tasso 0 che andranno a copertura del fabbisogno per investimenti ma non potranno essere finalizzati al rimborso di altri debiti finanziari, né a mera liquidità;

e il Nuovo Fondo Piccolo Credito Ordinario (30 milioni di euro)

in continuità con un analogo strumento già attivato con successo nel 2014-2020, ha l’obiettivo di contribuire a ridurre il fallimento del mercato del credito nella Regione Lazio.

Si tratta di 30 milioni destinati a prestiti a tasso 0 di un importo compreso tra i 10.000 e i 50.000 euro erogati a copertura del

fabbisogno per investimenti di qualsiasi tipo ma non potranno

essere finalizzati al rimborso di altri debiti finanziari, né a mera liquidità.

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Economia

Meno cibo da mangiare, ma pagato di più dagli italiani

Meno cibo da mangiare, ma pagato di più dagli italiani. Il caro prezzi taglia del 3,8% le quantità di prodotti alimentari acquistate dagli italiani nel 2022, che sono però costretti però a spendere comunque il 4,3% in più a causa dei rincari determinati dalla crisi energetica. È quanto emerge dall’analisi Coldiretti nei primi dieci mesi del 2022 su dati Istat relativi al commercio al dettaglio a ottobre che rispetto al mese precedete fanno registrare una diminuzione delle vendite sia in valore sia in volume con la flessione riguarda tanto i beni alimentari quanto i non alimentari.

Meno prodotti, più discount

La situazione di difficoltà è resa evidente dal fatto che volano gli acquisti di cibo low cost, con i discount alimentari che fanno segnare nei primi dieci mesi un balzo del + 10,1% nelle vendite in valore, il più elevato nel dettaglio. Il risultato dei discount, evidenzia la difficoltà in cui si trovano le famiglie italiane che, spinte dai rincari, orientano le proprie spese su canali a basso prezzo rinunciando anche alla qualità. Gli italiani vanno a caccia dei prezzi più bassi anche facendo lo slalom nel punto vendita, cambiando negozio, supermercato o discount alla ricerca di promozioni per i diversi prodotti.

Formule di risparmio

Accanto alla formula tradizionale del 3×2 ed ai punti a premio, si sono moltiplicate e differenziate le proposte delle diverse catene per renderle meno confrontabili tra loro e più appetibili ai clienti: dalle vendite sottocosto che devono seguire regole precise ai buoni spesa. L’81% degli italiani ha preso l’abitudine di fare una lista ponderata degli acquisti da effettuare per mettere sotto controllo le spese d’impulso, evitando di farsi guidare troppo dalla molteplicità di stimoli che sono attivati nei punti vendita, secondo Coldiretti/Censis.

I prodotti meno acquistato

Nella classifica dei prodotti più colpiti dalla scure dei consumatori ci sono al primo posto gli alcolici ai quali sono stati costretti a dire addio, del tutto o anche solo parzialmente, il 44% degli italiani. Al secondo posto i dolci che vengono tagliati in quantità dal 44%, mentre al terzo ci sono i salumi ai quali ha rinunciato il 38,7% dei cittadini, subito davanti al pesce (38%) e alla carne (37%). Ma il carovita porta addirittura a ridurre gli acquisti di alimenti per bambini, con il 31% di persone che ne acquista di meno. In situazione di difficoltà i meno colpiti sono alcuni prodotti base della dieta mediterranea come frutta (tagliata del 16% dei consumatori), verdura (dal 12%) e pasta (dall’11%).

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Pensionati in Italia 2022, Istat: uno in quasi una famiglia su due

In quasi una famiglia su due è presente almeno un pensionato.

E’ la stima contenuta nel rapporto dell’Istat, riferita al 2020. Nel 32,8% dei casi si tratta di un solo titolare di pensione e nel 13,1% di due e più. I pensionati vivono più frequentemente in coppia senza figli (37,2%) e da soli (27,7%).

È, invece, più contenuta la percentuale di pensionati che vivono in coppia con figli (17,3%), in famiglie con singolo genitore (11,6%), oppure in altra tipologia (7,8%), cioè in famiglie di membri isolati o composte da più nuclei. 

Rispetto al resto del Paese, i pensionati del Nord vivono più spesso da soli (29,3%) o in coppia senza figli (40,8%), mentre i pensionati del Mezzogiorno risiedono con maggior frequenza in coppia con figli (21,7%); i pensionati del Centro, infine, si trovano più diffusamente in famiglie di altra tipologia (10,5%).

LA FOTOGRAFIA DELLA SITUAZIONE ITALIANA SECONDO L’ULTIMO RAPPORTO ISTAT

I titolari di pensioni di vecchiaia e anzianità vivono relativamente di più in coppie senza figli (45,9%), mentre i percettori di pensioni di reversibilità vivono prevalentemente da soli (60,1%) e in misura minore con i figli in qualità di unico genitore (26,4%), essendo rappresentati nella stragrande maggioranza dei casi da anziane vedove.

Per le famiglie con almeno un titolare, i trasferimenti sociali in favore dei pensionati (da qui denominati semplicemente trasferimenti pensionistici) rappresentano, in media, il 64% del reddito familiare netto disponibile (al netto dei fitti imputati); la quota restante è costituita per il 27,8% da redditi da lavoro e per l’8,3% da altri redditi (primariamente affitti e rendite finanziarie).

PER OLTRE 7 MILIONI DI FAMIGLIE LE PENSIONI COSTITUISCONO PIU’ DEI TRE QUARTI DEL REDDITO FAMILIARE

Le pensioni di anzianità e vecchiaia, unitamente alle liquidazioni

di fine rapporto per quiescenza, forniscono mediamente il 46,1% delle loro risorse economiche, i trattamenti di reversibilità l’8,7% e le restanti pensioni il 10,1%.

Per oltre 7,1 milioni di famiglie (il 60% delle famiglie con pensionati) i trasferimenti pensionistici costituiscono più dei tre quarti del reddito familiare disponibile; nel 24,4% dei casi le stesse prestazioni sono l’unica fonte di reddito (quasi 2,9 milioni di famiglie), mentre per il 25,6% delle famiglie il loro peso non supera la metà delle entrate familiari.

Se in famiglia vi sono solo pensionati, sale all’80,1% la percentuale di famiglie con trasferimenti pensionistici almeno pari a tre quarti del loro reddito complessivo.

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Bankitalia: “Senza reddito di cittadinanza un milione di poveri in più”

Senza il reddito di cittadinanza nel 2020 ci sarebbero stati

un milione di poveri in più.

I dati sono dell’Inps ma riportati dalla Banca d’Italia, secondo

la quale “l’introduzione del reddito di cittadinanza è stata

una tappa significativa nell’ammodernamento del welfare

del nostro Paese”.

ALLARME ANCHE SU CONTANTI E POS

Anche se l’attuale assetto ha delle criticità con “la riforma c’è il rischio di un aumento della povertà”.

Da Bankitalia allarme anche su contanti e Pos.

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Economia

Lavoro, Cgia: 63mila disoccupati in più nel 2023

Per il 2023 le previsioni economiche non sono particolarmente rosee; rispetto al 2022 la crescita del Pil e dei consumi delle famiglie

è destinata ad azzerarsi e ciò contribuirà a incrementare il numero

dei disoccupati, almeno di 63mila unità.

Il numero complessivo dei senza lavoro, infatti, nel 2023 sfiorerà la quota di 2.118.000.

In termini assoluti, le situazioni più critiche si verificheranno nel Centro-Sud: ripartizione che già oggi presenta un livello di fragilità occupazionale molto preoccupante. Napoli, Roma, Caserta, Latina, Frosinone, Bari, Messina, Catania e Siracusa saranno le province che registreranno gli incrementi maggiori.

A dirlo è l’Ufficio studi della Cgia sulla base di una elaborazione dei dati Istat e delle previsioni Prometeia.

Ancorché influenzata dai rientri nel posto di lavoro dei cassaintegrati

e dalla stabilizzazione dei contratti a termine, l’altro ieri, ricorda la Cgia, l’Istat ha segnalato che lo scorso mese di ottobre l’occupazione ha toccato il record storico.

Un grande risultato che, comunque, potrebbe invertirsi nel giro di qualche mese. 

IL TASSO DI DISOCCUPAZIONE E’ DESTINATO A SALIRE ALL’8,4%

Nel 2023, infatti, il tasso di disoccupazione è destinato a salire all’8,4%.

Un livello, comunque, che torna ad allinearsi con il dato del 2011;

anno che ha anticipato la crisi del debito sovrano del 2012-2013.

Il Centro-Sud sarà la ripartizione geografica più “colpita”:

l’incidenza della sommatoria dei nuovi disoccupati di Sicilia (+12.735), Lazio (+12.665) e Campania (+11.054) sarà pari al 58 per cento del totale nazionale.

LE PROVINCE PIU’ COLPITE:

A livello territoriale le 10 province più interessate dall’aumento della disoccupazione saranno Napoli (+5.327 unità), Roma (+5.299), Caserta (+3.687), Latina (+3.160), Frosinone (+2.805), Bari (+2.554), Messina (+2.346), Catania (+2.266), Siracusa (+2.045) e Torino (+1.993), la classifica stilata dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre.

Poche le realtà territoriali che, invece, vedranno diminuire il numero dei senza lavoro. Si segnala, in particolare, Perugia (-741), Lucca (-864) e Milano (-1.098).

I SETTORI MAGGIORMENTE COLPITI

Sebbene non sia per nulla facile stabilire in questo momento i settori che nel 2023 saranno maggiormente interessati dalle riduzioni lavorative, pare comunque di capire, indica la Cgia, che i comparti manifatturieri, specie quelli energivori e più legati alla domanda interna, potrebbero subire dei contraccolpi occupazionali, mentre le imprese più attive nei mercati globali tra cui quelle che operano nella metalmeccanica, nei macchinari, nell’alimentare-bevande e nell’alta moda saranno meno esposte.

Non solo, stando al sentiment di molti esperti e di altrettanti imprenditori, altre difficoltà interesseranno i trasporti, la filiera automobilistica e l’edilizia, quest’ultima penalizzata dalla modifica legislativa relativa al superbonus, potrebbero registrare le perdite di posti di lavoro più significative.

Secondo gli ultimi dati presentati giovedì scorso dall’Istat, dal febbraio 2020 (mese pre Covid) fino a ottobre 2022 (ultimo dato disponibile), i lavoratori indipendenti (sono inclusi anche i soci di cooperative, i collaboratori familiari, etc.) sono scesi di 205 mila unità, mentre i lavoratori dipendenti sono aumentati di 377 mila. 

Certo, tra questi ultimi, registriamo, in particolar modo, l’incremento del numero degli occupati con un contratto a tempo determinato, tuttavia questa comparazione ci evidenzia che la crisi pandemica e quella energetica ha colpito soprattutto le partite Iva che, a differenza dei lavoratori subordinati, sono sicuramente più fragili.

Ricordiamo, infatti, che hanno pochissime tutele:

rispetto ai dipendenti, ad esempio, non dispongono di malattia, ferie, permessi, Tfr e tredicesime/quattordicesime.

In caso di difficoltà momentanea non hanno né cassa integrazione né,

in caso di chiusura dell’attività, alcuna forma di Naspi .

Inoltre, come ricorda sempre l’Istat, il rischio povertà nelle famiglie dove il reddito principale è riconducibile a un autonomo è superiore a quelle dei dipendenti.

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Stipendi, in Italia diminuiti del 12% dal 2008: salari peggiori del G20

I salari in Italia sono piu’ bassi del 12% rispetto al 2008 

in termini reali.

A dirlo è il nuovo rapporto dell’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo) nel Rapporto mondiale sui salari 2022/23 ‘L’impatto dell’inflazione e del Covid-19 sui salari e sul potere d’acquisto’.

Italia, Giappone e Regno Unito sono le sole economie avanzate

del G20 in cui i salari reali hanno registrato livelli inferiori nel 2022 rispetto al 2008.

Rispettivamente: il 12% in meno in Italia, il 2% in Giappone e il 4%

nel Regno Unito. Mentre l’Australia e la Repubblica della Corea mostrano una crescita dei salari reali in forte aumento nel periodo 2008-22.

La grave crisi inflazionistica, unitamente al rallentamento della crescita economica a livello globale, innescato in parte dalla guerra in Ucraina e dalla crisi energetica globale, sta causando un calo ingente dei salari reali mensili in molti Paesi.

LA CRISI STA RIDUCENDO IL POTERE D’ACQUISTO DELLA CLASSE MEDIA

Secondo un nuovo rapporto dell’Organizzazione internazionale

del lavoro (Ilo), la crisi sta riducendo il potere d’acquisto della classe media, con conseguenze particolarmente gravi per le famiglie a basso reddito.

Il Rapporto mondiale sui salari 2022/23:

L’impatto dell’inflazione e del Covid-19 sui salari e sul potere d’acquisto della classe media stima che, in termini reali, i salari mensili siano scesi dello 0,9 per cento a livello globale nella prima metà del 2022, facendo registrare per la prima volta in questo secolo una decrescita.

Tra le economie avanzate del G20, si stima che nella prima metà del 2022 la crescita dei salari reali sia scesa a meno 2,2%, mentre nei paesi emergenti del G20 i salari reali sono cresciuti dello 0,8%-il 2,6% in meno rispetto al 2019, l’anno precedente alla pandemia del Covid-19

La crisi del costo della vita – sottolinea l’Ilo – si aggiunge alle ingenti perdite salariali subite dai lavoratori e dalle loro famiglie durante la crisi del Covid-19, il cui impatto, in molti Paesi, è stato maggiore sui gruppi a basso reddito.

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Circa trecento i ristoranti nel mondo che si richiamano alla mafia

Circa trecento i ristoranti che nel mondo si richiamano nel nome alla mafia, da “Baciamo le mani” a “Cosa Nostra” fino agli improbabili Felafel Mafia, Nasi goreng Mafia e Karaoke Bar Mafia, sfruttando a tavola gli episodi, i personaggi e le forme di criminalità organizzata più dolorose e odiose e danneggiando l’immagine del nostro Paese.

Analisi della Coldiretti

È quanto emerge da una analisi della Coldiretti condotta sulla banca dati del sito web Tripadvisor dove sono recensiti i locali di tutto il mondo, presentata al Villaggio Contadino di Palermo, da piazza del Teatro Politeama a piazza Castelnuovo con la protesta dei giovani agricoltori della Coldiretti e l’allestimento della prima mostra dei prodotti mafia style scovati in tutto il globo.

Spagna capofila

In Spagna è possibile mangiare da “El padrino”, da “La dolce vita del padrino” o da “Baciamo le mani”. Anche nella martoriata Ucraina c’è una catena di locali “Mafia” dove servono pizza e altri piatti della cucina internazionale e persino un “Karaoke bar mafia”. Il richiamo a Cosa nostra è, infatti, assolutamente trasversale a culture e piatti di tutto il mondo. Se negli Usa troviamo i locali “Felafel mafia” e “Sushi mafia”, in Germania ci sono i “Burger mafia”, in Indonesia “Nasi goreng mafia”, in Egitto “Mafia pizza” e in Brasile “Al Capone Pizza di Mafia”. In Austria c’è anche il ristorante “Mafiosi”, in Finlandia si mangia da “Don Corleone” e in Francia da “Cosa nostra”.

In Russia il ristorante Camorra

E non mancano divagazione sul tema, se è vero che in Russia c’è un ristorante chiamato “Camorra”. Nella classifica dei Paesi con più locali ispirati al “mafia sounding” si piazza la Spagna con 63 ristoranti, grazie soprattutto alla catena “La Mafia se sienta a la mesa” diffusa in tutto il territorio nazionale che fa mangiare i clienti sotto i murales dei gangsters più sanguinari da Vito Cascio Ferro a Lucky Luciano, fino ad Al Capone, mentre al secondo si piazza l’Ucraina (38 tra ristoranti, bar e pizzerie) davanti al Brasile (28). Seguono Indonesia (23), Russia (19), India (16), Giappone (15), Polonia (11), Usa (8), Portogallo e Australia che chiudono la top ten con a pari merito con 5 casi. Ma attività che richiamano Cosa Nostra si trovano ormai dappertutto.

Fenomeno odioso

Un fenomeno odioso che nasce in molti casi dall’ignoranza o dalla scarsa sensibilità verso il dolore provocato dalla criminalità organizzata al quale andrebbe posta fine una volta per tutte. Nel caso della catena di ristoranti spagnola “La mafia se sienta a la mesa” l’Unione Europea, su richiesta dell’Italia, ha addirittura annullato la concessione del marchio in quanto contrario all’ordine pubblico e al buon costume, anche se i locali sono ancora aperti in tutta la Spagna.

Ettore Prandini, presidente Coldiretti

«L’Unione Europea deve fermare l’utilizzo commerciale di marchi infami che sfruttano gli stereotipi legati alle organizzazioni mafiose e rischiano di penalizzare l’immagine dell’intero agroalimentare tricolore in un momento in cui le esportazioni hanno raggiunto il record storico contribuendo alla ripresa del Sistema Paese», ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini.​