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Economia

Boom del prezzo del grano

Boom del prezzo del grano. Con l’Ucraina che rappresenta da sola il 10% degli scambi mondiali la chiusura dei corridoi di pace per l’export sconvolge il mercato con effetti sui prezzi e sugli approvvigionamenti alimentari nei Paesi ricchi e soprattutto in quelli poveri. È quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare che le quotazioni di grano, mais e sono immediatamente schizzate alla riapertura settimanale del Chicago Board of Trade (Chicago), punto di riferimento delle materie prime agricole, dopo la decisione della Russia di interrompere l’accordo raggiunto con Nazioni Unite, Turchia e Ucraina per assicurare i traffici commerciali nei porti del Mar Nero.

Boom dei prezzi aggravato anche dal ridimensionamento delle semine

Una situazione aggravata dal forte ridimensionamento delle semine di cereali invernali in Ucraina che scendono ad appena 3,8 milioni di ettari rispetto ai 6 milioni del 2021 secondo il Ministero dell’agricoltura locale. Una situazione che alimenta l’interesse sul mercato delle materie prime agricole della speculazione che si sposta dai mercati finanziari ai metalli preziosi come l’oro, fino ai prodotti agricoli dove le quotazioni dipendono sempre meno dall’andamento reale della domanda e dell’offerta e sempre più dai movimenti finanziari e dalle strategie di mercato che trovano nei contratti derivati “future” uno strumento su cui chiunque può investire acquistando e vendendo solo virtualmente il prodotto, a danno degli agricoltori e dei consumatori.

Paesi a rischio carestia

In questo scenario il rischio carestia riguarda in particolare quei 53 Paesi dove la popolazione spende almeno il 60% del proprio reddito per l’alimentazione e risentono quindi in maniera devastante dall’aumento dei prezzi dei cereali causato dalla guerra. L’inevitabile indebolimento della produzione agricola ucraina e la paralisi dei porti del Mar Nero hanno sottratto un bacino cruciale per l’approvvigionamento alimentare di vaste aree del pianeta. Russia e Ucraina rappresentano, sommate, poco più del 30% delle esportazioni di cereali, oltre il 16% di quelle di mais e oltre il 75% di quelle di olio di semi di girasole, secondo un’analisi del Centro Studi Divulga.

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Economia

Allarme povertà a Roma: la Capitale è tra le città più in crisi

La crisi di Roma non dipende solo dalla condizione di

decoro urbanistico, ma si sente anche sul piano della condizione economica. Secondo le stime della Croce Rossa Italiana, la Città Eterna viene stimata tra le aree urbane più povere e bisognose di aiuti in Italia.

Un report fatto per l’apertura di 100 nuovi sportelli sociali della CRI, che non solo interesseranno i Comuni del Sud, ma anche il territorio della Capitale.

Una situazione di crisi probabilmente accentuata dal Covid, dove la zona capitolina entra nella lista delle aree del Sud Italia da aiutare. 

ROMA CON ALTI TASSI DI PERSONE IN DIFFICOLTA’ ECONOMICHE

Oggi, la Capitale mostrerebbe delle criticità sul piano della povertà, con alti tassi di persone e famiglie con fortissime difficoltà economiche.

Il quadro fatto dalla Croce Rossa Italiana, vede la Metropoli romana insieme a città come Bari, Cagliari, Napoli e Palermo.

Qui serve potenziare le unità di assistenza da strada e che rientrano

nel progetto lanciato in sinergia con Enel Cuore “Cri per il Sociale”,

nel quale si annuncia anche l’apertura di 100 nuovi sportelli sociali per ricevere e fornire assistenza ai più bisognosi.

Questo, mentre il paese viene diviso in due dalla crisi, che con la pandemia ha visto sorgere nuovi generi di povertà e altrettante fasce colpite. Il centro non esiste più e Roma è capitale del sud.

Saranno 100 i nuovi sportelli sociali che apriranno nelle regioni

del centro-sud, come previsto dal progetto “Croce Rossa Italiana

per il sociale”, che, in collaborazione con la onlus del gruppo Enel,

Enel Cuore, mette a nudo l’allarmante panorama di crisi e i drammatici numeri che fotografano il paese e che relegano la Città Eterna a una delle città più sotto pressione per il crescente numero di famiglie e persone in condizioni critiche.

LE PAROLE DEL PRESIDENTE DELLA CROCE ROSSA ITALIANA, ROCCA

Il progetto, che ha l’obiettivo di “migliorare la qualità della vita delle persone maggiormente esposte alle conseguenze sanitarie e socio-economiche del periodo storico che stiamo vivendo,

rispondere alle loro esigenze e sostenere le fasce più vulnerabili, come famiglie e giovani in condizioni di fragilità sociale, anziani, senza fissa dimora e quanti vivono in condizioni di estrema marginalità e povertà”, vedrà arrivare nella Capitale anche il potenziamento delle unità da strada, una misura di emergenza e di assistenza prevista solo per altre quattro città, come nei casi di Bari, Cagliari, Palermo e Napoli.

Sulla questione, si è espresso il Presidente della Croce Rossa Italiana, Francesco Rocca:

“Ringrazio Enel Cuore per il sostegno a questa iniziativa che ci consentirà di essere sempre presenti nei territori e pronti a sostenere

le persone più colpite dagli effetti del Covid-19.

La pandemia ha ancora oggi gravi conseguenze nella vita di larghe fasce della popolazione e ha generato nuove forme di povertà davanti alle quali vogliamo farci trovare pronti.

Con tutte le nostre forze, con la passione e l’impegno dei nostri Volontari che, come fatto dall’inizio di questa grave emergenza,

hanno letteralmente gettato il cuore oltre l’ostacolo”.

LE PAROLE DEL PRESIDENTE DI ENEL CUORE ONLUS, CRISOSTOMO

Il Presidente di Enel ed Enel Cuore Onlus, Michele Crisostomo dice: “La missione di Enel Cuore è essere al servizio delle comunità attraverso interventi concreti in grado di rispondere ai bisogni di chi vive in condizioni di fragilità e vulnerabilità ed è proprio pensando a loro che oggi siamo lieti di annunciare il nostro sostegno a ‘Cri per il Sociale’ l’iniziativa che, grazie al potenziamento dei presidi sul territorio, consentirà ai volontari della Croce rossa italiana di accogliere con ancora più forza e dedizione le esigenze delle persone che più di altre soffrono le conseguenze sanitarie del periodo post pandemico e dell’attuale contesto socio economico”.

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Economia

Un terzo dei pensionati vive con meno di mille euro al mese

Circa un terzo dei pensionati italiani (il 32,8%) riceve un assegno mensile inferiore a 1000 euro.

Lo riporta l’Osservatorio Istat sulle prestazioni pensionistiche e

i beneficiari, spiegando che la media dei redditi da pensione

è di 19.443 euro l’anno, ma ci sono quasi 5,3 milioni di persone

che percepiscono meno di mille euro, 3,38 milioni di queste sono donne.

SOTTO I 500 EURO AL MESE L’11,3% DEI PENSIONATI

Se si guarda alla singola pensione sono sotto mille euro il 59,2%

dei trattamenti pari a 13,46 milioni su quasi 22,76 milioni ma, poiché una parte consistente dei pensionati ha più di una prestazione,

il dato che va considerato è il reddito pensionistico medio.

Guardando al reddito pensionistico sono sotto 500 euro al mese l’11,3% dei pensionati (1,8 milioni di pensionati) e tra i 500 e i mille il 21,5% (circa 3,47 milioni).

La classe successiva (tra i mille e i 1.500 euro) è composta

da quasi 3,4 milioni di pensionati (il 21,1%) per cui sotto i 1.500 euro

si situa la maggioranza dei pensionati (il 53,9%).

IL 2,1% DEI PENSIONATI PRENDE OLTRE 5MILA EURO DI PENSIONE AL MESE

I pensionati con oltre 5mila euro di reddito da pensione al mese sono 337.055 (il 2,1% del totale) e concentrano l’8,8% della spesa

(27,6 miliardi su 313). I 614.173 pensionati con oltre 4mila euro al mese prendono importi per 42,3 miliardi, più di quanto percepiscano

i quasi 5,3 milioni di pensionati sotto i mille euro (36,3 miliardi).

Tra i pensionati con i redditi da pensione oltre i 5mila euro ci sono 263.117 uomini (il 3,4% del totale) e appena 73.938 donne

(lo 0,9% del totale). 

16,1 MILIONI DI PENSIONATI A FINE 2021, 313 MILIARDI DI SPESA

Le prestazioni del sistema pensionistico italiano vigenti alla fine del 2021 sono 22.758.797 (+0,2% sul 2020), per un ammontare complessivo annuo di 313.003 milioni di euro (+1,7% rispetto al 2020). Lo rileva l’Inps nel Casellario dei pensionati.

I beneficiari di prestazioni pensionistiche sono 16.098.748 

(+3,6% sul 2020) con una media di 1,4 pensioni a testa, anche di diverso tipo. 

Le donne rappresentano il 52% dei pensionati ma gli uomini percepiscono il 56% dei redditi da pensione:

l’importo medio dei redditi percepiti dalle donne è inferiore rispetto a quello degli uomini del 27% (16.501 contro 22.598 euro). 

ll 78% delle pensioni è di tipo IVS (invalidità, vecchiaia, superstiti), mentre le assistenziali (invalidità civili, assegni e pensioni sociali, pensioni di guerra) costituiscono il 19% del totale; il rimanente 3%

circa è rappresentato dalle prestazioni di tipo indennitario, costituite dalle rendite Inail.

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Economia

Semine di grano a rischio per Coldiretti

Semine di grano a rischio con la prospettiva di una novembrata di Halloween con caldo record e assenza di pioggia e terreni induriti da un 2022 anomalo in cui si registrano precipitazioni ridotte di 1/3 anche se più violente. È quanto afferma la Coldiretti in riferimento al gran caldo anomalo su tutta la Penisola in un 2022 che si classifica peraltro fino ad ora in Italia come il più caldo mai registrato dal 1800 con una temperatura addirittura superiore di quasi un grado (+0,96 gradi) rispetto alla media storica secondo Isac Cnr nei primi 9 mesi dell’anno.

Semine a rischio e produzione in calo

Una situazione preoccupante dopo che nel 2022 la produzione di grano duro in Italia è stimata in 3,8 milioni di tonnellate in calo del 5% nonostante l’aumento delle superfici coltivate che sono passate a 1,24 milioni di ettari nel 2022 contro 1,23 milioni del 2021. In difficoltà per l’allarme siccità fuori stagione sono in realtà tutte le colture in campo con gli imprenditori agricoli che stanno intervenendo addirittura con irrigazioni di soccorso per non compromettere i raccolti, dai ai kiwi al radicchio del Veneto ai carciofi della Sardegna fino agli ortaggi lungo tutta la Penisola.

Perdurare del caldo preoccupante

Preoccupa con il caldo che sta provocando l’allungamento della fase vegetativa delle piante con il rischio di far ripartire le fioriture, con il pericolo di esporle ai danni di un prevedibile successivo abbassamento delle temperature e la conseguente diminuzione del potenziale produttivo delle coltivazioni. Ma nelle campagne gli effetti si fanno sentire anche per i parassiti che sono rimasti attivi con le temperature miti e attaccano più facilmente le colture ancora in campo, come avviene peraltro nelle città dopo sono ancora diffuse zanzare e mosche.

Conferma del cambiamento climatico

Una conferma del cambiamento climatico in atto con una tendenza alla tropicalizzazione che si manifesta con una più elevata frequenza di manifestazioni violente, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal sole al maltempo, con sbalzi termici significativi che compromettono le coltivazioni nei campi con perdite della produzione agricola nazionale e danni alle strutture e alle infrastrutture nelle campagne che quest’anno superano già i 6 miliardi di euro dall’inizio dell’anno, pari al 10% della produzione nazionale.

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Economia

Caro energia. Auto elettriche: la ricarica costa fino al 161% in più in un anno

Il caro energia ha colpito anche le automobili elettriche.

Il prezzo necessario per fare il pieno a una e-car ha subìto

un aumento che può arrivare al crescere del 161% rispetto all’anno scorso.

Secondo gli autori dello studio di Facile.it, il rincaro dei costi energetici è un potenziale rischio per la mobilità elettrica.

“A causa degli aumenti del prezzo dell’energia oggi, in alcuni casi,

per rifornire un’auto elettrica si spende di più che per una vettura tradizionale. 

E se anziché ricaricare dalla presa di casa ci si volesse associare a una colonnina su strada, i prezzi diventano ancora più elevati.

Dodici mesi fa, in tutte le simulazioni realizzate, l’auto elettrica

era nettamente la più economica dal punto di vista dei costi di carburante con una spesa che, a seconda del modello, era inferiore

tra il 50% e il 70% rispetto alle versioni a benzina e diesel”,

spiegano gli esperti.

VALORI UTILIZZATI

Per realizzare l’indagine sono stati esaminati i consumi di alcuni

modelli elettrici mettendoli a confronto con veicoli dello stesso

tipo alimentati a benzina o diesel, e sono stati considerati i consumi dichiarati dalle case automobilistiche (sulla base del ciclo misto WLTP) e i prezzi dell’energia e del carburante. 

Per l’energia elettrica è stato considerato il costo di una ricarica 

presso un’abitazione, usando come valore di riferimento i prezzi in vigore nel mercato tutelato a ottobre 2021 e ottobre 2022, mentre

per benzina e diesel sono stati utilizzati i valori medi del prezzo alla colonnina rilevata a settembre 2021 e nell’ultima

settimana di settembre 2022.

L’UTILITARIA SEGMENTO B

La prima analisi ha avuto a oggetto un’utilitaria di Segmento B

con 100-136 CV di potenza.

Nella versione diesel l’auto ha un’autonomia di 24,4 Km/l, a benzina di 19,6 Km/l mentre l’elettrica percorre 6,3 Km/kWh. 

Considerando un tragitto di 1.000 km, Facile.it ha calcolato una spesa

di 71 euro con il gasolio, di 83 euro con la benzina e di 85 euro con l’elettricità.

Solo un anno fa ricaricando l’auto a casa avremmo speso soltanto 33 euro.

LA BERLINA SEGMENTO C

Passando a una berlina di Segmento C da 130-150 CV, cilindrata 130-150 CV, nelle versioni diesel (22,5 Km/l), benzina (18,7 Km/l)

ed elettrica (6,6 Km/kWh). Anche in questo caso il veicolo che costa di meno in carburante è quello diesel;

per fare 1.000 km l’automobilista spende 77 euro, mentre con l’auto elettrica occorrono 80 euro.

Il meno efficiente in questo caso è il modello a benzina che richiede ben 88 euro.

LA BERLINA SEGMENTO D

Passando a una berlina di Segmento C da 130-150 CV, cilindrata

130-150 CV, nelle versioni diesel (22,5 Km/l), benzina (18,7 Km/l)

ed elettrica (6,6 Km/kWh).

Anche in questo caso il veicolo che costa di meno in carburante

è quello diesel; per fare 1.000 km l’automobilista spende 77 euro, mentre con l’auto elettrica occorrono 80 euro.

Il meno efficiente in questo caso è il modello a benzina che richiede ben 88 euro.

* Per il prezzo dell’energia al kWh sono state utilizzate solo le componenti variabili di una bolletta elettrica (quindi il prezzo energia,

il prezzo di dispacciamento e la PPE) in vigore nel mercato tutelato ad ottobre 2021 (0,205 €/kWh) e ottobre 2022 (0,535 €/kWh);

per i prezzi di benzina e diesel, invece, sono stati utilizzati i prezzi medi alla colonnina di settembre 2021 (benzina 1,731 €/l, diesel 1,590 €/l) e dell’ultima settimana di settembre 2022 (benzina 1,633 €/l, diesel 1,738 €/l).

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Economia

Caro bollette, Nomisma: “Verso la riduzione con il calo del prezzo del gas sotto i 100 euro”

Il caro bollette potrebbe finalmente vedere un rallentamento:

secondo Nomisma, con il calo del prezzo del gas sotto la soglia

dei 100 euro “le bollette smetteranno di aumentare, anzi si prevede

una riduzione nei prossimi mesi”.

LE PAROLE DI DAVIDE TABARELLI PRESIDENTE DI NOMISMA ENERGIA

Secondo Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, è comunque necessario “in Italia, ma anche in Europa, fare più sistema per l’estrazione del gas e per produrre energia.

Importare il gas liquido dal Texas è assurdo, bisognerebbe chiedere all’Olanda e alla Norvegia di vederci il gas a più basso prezzo,

e riconsideriamo la Libia che è piena di gas”.

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Caro bollette, Draghi: con l’accordo Ue presto tariffe più basse

A breve le bollette dell’energia saranno più basse grazie anche all’accordo preso al vertice UE.

Lo ha sottolineato il premier Mario Draghi, ricordando che contro

il caro bollette “questa decisione ha portato a un calo delprezzo del gas.

Le quotazioni hanno perso il 10% a dimostrazione che la componente speculativa è rilevante”.

“Questo è il mondo in cui andava affrontata la crisi dall’inizio e

si tradurrà presto in bollette più basse”, ha aggiunto il premier italiano.

IL PIANO UE SUL GAS ACCOGLIE LE NOSTRE PROPOSTE

“Abbiamo sempre detto che la risposta alla crisi deve essere europea, dobbiamo preservare l’unità dei nostri Paesi, essenziale per imporre

la massima pressione sulla Russia”, ha sottolineato il premier in conferenza stampa.

“Dobbiamo preservare il mercato unico, impedire il rischio di instabilità finanziaria. Una forte risposta europea è essenziale per

l’Italia e anche per l’Europa”, ha aggiunto, ricordando come le conclusioni del Consiglio “mostrano che l’Ue è unita.

Il pacchetto accoglie tutte le proposte dell’Italia”.

 “Ci aspettiamo che” nelle prossime settimane “i ministri dell’Energia

e anche l’Ecofin arrivino a una decisione operativa” sull’energia e

“il finanziamento del fondo comune.

Questo è l’auspicio che tutto il Consiglio europeo ha espresso”, ha proseguito.

L’ITALIA DEVE ESSERE AL CENTRO DEL PROGETTO EUROPEO

 “Questa è la mia ultima conferenza stampa a Bruxelles, e la mia ultima da presidente del Consiglio – ha aggiunto -.

Voglio ringraziare tutti voi giornalisti, in particolare voi di base a Bruxelles.

Raccontare quello che succede qui è difficile, può richiedere lunghe nottate ma è essenziale.

L’Ue è fondamentale, l’Italia deve essere al centro del progetto europeo con la credibilità, l’autorevolezza, la determinazione che si addice

a un grande Paese come il nostro”.

“L’Italia – ha poi ricordato Draghi – è il Paese dell’Unione europea

che ha più diversificato le forniture di gas riducendo di circa due terzi la sua dipendenza dalla Russia.

Lo abbiamo fatto prima di chiunque altro in Europa.

Abbiamo accelerato sulle rinnovabili per rafforzare la nostra sicurezza energetica.

Abbiamo speso 60 miliardi di euro per aiutare famiglie e imprese per resistere meglio all’aumento dei prezzi ma abbiamo mantenuto sotto controllo i costi di finanza pubblica.

Abbiamo anche restituito ciò che lo Stato incassava a causa della maggiore inflazione.

L’impatto dell’inflazione sui bilanci delle famiglie più povere è stato ridotto del 90 per cento: questa è l’agenda sociale dell’Italia”.

CON LA CINA NON DOBBIAMO RIPETERE L’ERRORE CHE ABBIAMO FATTO CON LA RUSSIA

Al termine del Consiglio Ue, Draghi ha affrontato anche la questione Cina e Russia. “Quasi tutti coloro che sono intervenuti nella discussione sulla Cina” che si è svolta al Consiglio Ue “hanno detto che non dobbiamo ripetere l’errore fatto con la Russia:

non dobbiamo essere indulgenti e superficiali. Quelli che sembrano rapporti di affari, dall’altra son parte di una regia complessiva del sistema cinese e vanno trattati come tali.

La preoccupazione è evitare quel pericolo” già fatto con la Russia.

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Economia

Il caro bollette mette in crisi l’agricoltura

Il caro bollette mette in crisi l’agricoltura, con quasi una stalla su dieci (9%) in situazione così critica da portare alla chiusura. Questo comporta rischi per l’ambiente, l’economia e l’occupazione ma anche per la sopravvivenza del patrimonio agroalimentare Made in Italy, a partire dai suoi formaggi più tipici della montagna.

Allarme caro bollette lanciato in occasione della Fiera agricola e Zootecnica di Montichiari

È l’allarme lanciato dalla Coldiretti in occasione dell’apertura ufficiale della Fiera agricola e Zootecnica di Montichiari, la più importante manifestazione italiana a livello internazionale dedicata all’allevamento, con la prima mostra sulle eccellenze casearie italiane a rischio scomparsa, per raccontare la ricchezza del patrimonio di biodiversità italiana con razze antiche e in via di estinzione salvate dal lavoro delle famiglie di agricoltori e allevatori. L’ultimo stop annunciato è quello di Latte Trento che a causa dei costi ha bloccato la produzione di Trentingrana con la chiusura del caseificio di Pinzolo con difficoltà a consegnare i prodotti dell’azienda ai supermercati che restano con gli scaffali vuoti.

Esplosione delle spese di produzione

A strozzare gli allevatori italiani è una esplosione delle spese di produzione in media del +60% legata ai rincari energetici, che arriva fino al +95% dei mangimi, al +110% per il gasolio e addirittura al +500% delle bollette per l’elettricità necessaria ad alimentare anche i sistemi di mungitura e conservazione del latte, secondo l’analisi Coldiretti su dati Crea. Particolarmente drammatica la situazione delle stalle di montagna dove il caro bollette sta costringendo aziende a chiudere ed abbattere gli animali, con un calo stimato della produzione di latte del 15% che impatta sulla produzione dei formaggi di alpeggio.

A rischio l’intero patrimonio caseario tricolore con 580 specialità

Ma a rischio c’è l’intero patrimonio caseario tricolore con 580 specialità casearie tra 55 Dop (Denominazione di origine controllata) e 525 formaggi tipici censiti dalle Regioni che ha regalato all’Italia la leadership a livello europeo davanti alla Francia, la patria del camembert che, come affermava De Gaulle, ha più formaggi che giorni nel calendario. È dalle stalle nazionali che nascono infatti alcune delle specialità più note del Made in Italy a tavola a partire da quelle casearie come il Parmigiano Reggiano e il Grana Padano o la mozzarella di bufala campana ma anche specialità locali a rischio di estinzione esposte per l’occasione nello spazio Coldiretti alla fiera.

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Economia

Benzina, Cdm proroga taglio delle accise fino al 18 novembre

Per contenere il prezzo della benzina, il Consiglio dei ministri

ha approvato un nuovo decreto legge per il taglio dell’accise

sui carburanti, valido fino al 18 novembre.

 L’attuale decreto scade il 31 ottobre. Insoddisfatta Assoutenti:

“Il governo non può pensare di affrontare il problema dei prezzi

dei carburanti prorogando ogni 15 giorni il taglio delle accise.

Vanno studiate soluzioni strutturali e sul lungo periodo”.

IL CONSIGLIO DEI MINISTRI HA PROROGATO IL TAGLIO DELL’ACCISE FINO AL 18 NOVEMBRE 2022

Il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente Mario Draghi e

del Ministro dell’economia e delle finanze Daniele Franco,

ha approvato un decreto-legge che introduce misure urgenti in materia di accise e IVA sui carburanti.

Al fine di contrastare il perdurare della crisi energetica e, in particolare,

l’aumento dei costi dei carburanti, in continuità con gli interventi emergenziali adottati nel corso del 2022 – secondo quanto riporta

una nota di Palazzo Chigi – si proroga fino al 18 novembre 2022:

in continuità con gli interventi emergenziali adottati nel corso del 2022 – secondo quanto riporta una nota di Palazzo Chigi – 

 la riduzione delle aliquote di accisa su prodotti energetici utilizzati come carburanti (aliquote di accisa sulla benzina, sul gasolio e sui gas

di petrolio liquefatti (GPL) impiegati come carburanti);

l’esenzione dall’accisa per il gas naturale per autotrazione;

la riduzione dell’aliquota IVA (fissata al 5%) per le forniture di gas naturale impiegato in autotrazione.

CRITICHE DA ASSOUTENTI E UNIONE NAZIONALE CONSUMATORI

 

“Il taglio delle accise è una misura oramai superata e non più adatta ad affrontare l’emergenza prezzi in Italia, soprattutto alla luce della nuova risalita di benzina e gasolio alla pompa – ha affermato il presidente di Assoutenti Furio Truzzi –

La questione carburanti va affrontata con nuovi e più efficaci interventi, e ci auguriamo che il prossimo Governo sappia trattare il tema in modo più incisivo.

Ricordiamo infatti che la crescita dei listini di benzina e gasolio ha effetti diretti sull’inflazione e sull’economia, determinando il rialzo dei prezzi di tutti i prodotti trasportati”, ha concluso Truzzi.

“È evidente che un governo, non solo in carica per il disbrigo degli affari correnti, ma ormai sotto sfratto esecutivo, non poteva fare altro. Ma è altrettanto evidente che il prossimo esecutivo dovrà come primo atto intervenire sia contro il caro benzina che sul caro bollette.”

Lo ha dichiarato Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, a proposito dell’ok del Cdm alla proroga del taglio delle accise sui carburanti fino al 18 novembre.

“Per i carburanti, infatti, secondo il dato settimanale di martedì del Mite, non solo il gasolio ha sfondato nuovamente la soglia di 1,8 euro al litro, ma ha registrato il 3° maggior rincaro settimanale di sempre, oltre 9 centesimi al litro, pari a 4 euro e 68 centesimi a rifornimento.

Un aumento dovuto al taglio della produzione di appena 100 mila barili di petrolio al giorno decisa a settembre dai Paesi Opec+.

E’ evidente che a novembre, quando la riduzione salirà a ben 2 milioni di barili, saranno guai.

Il nuovo governo, però, non potrà limitarsi a rinnovare fino a fine anno la diminuzione di 25 centesimi delle accise, ma dovrà ampliarla, anche retroattivamente” conclude Dona. 

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Ecobonus: dal 19 ottobre ripartono gli incentivi per moto e bici elettriche

Riparte l’Ecobonus, la misura promossa dal Mise e prevista

dal decreto Semplificazioni, per l’acquisto di bici e moto elettriche.

Il ministero dello Sviluppo economico ha stanziato altri 20 milioni di euro per l’anno corrente.

Per usufruire degli incentivi, ai concessionari basterà accreditarsi

sulla piattaforma creata ad hoc (https://ecobonus.mise.gov.it/) a partire dalle ore 10 del 19 ottobre.

STANZIATI ALTRI 20 MILIONI DI EURO PER IL 2022

Il contributo, rivolto a coloro che acquistano un veicolo elettrico

nuovo di fabbrica delle categorie L1e, L2e, L3e, L4e, L5e, L6e, L7e, verrà calcolato sulla percentuale del prezzo di acquisto: 30% per

gli acquisti senza rottamazione e 40% per gli acquisti con rottamazione.