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Conferma prestigiosa per studio del Bambino Gesù

La conferma definitiva arriva sulle pagine della prestigiosa e assai ambita rivista Nature Medicine: le cellule CAR-T GD2, sviluppate e sperimentate all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, si dimostrano sicure ed efficaci nel trattamento del neuroblastoma refrattario o recidivante. Lo studio clinico di fase I/II, avviato nel 2018 e ora giunto alla sua analisi finale, conferma e rafforza i dati pubblicati nel 2023 sul New England Journal of Medicine, quando erano stati presentati i primi risultati parziali su un numero più limitato di pazienti (27 invece degli attuali 54). Con oltre quattro anni di follow-up mediano, la terapia mostra la capacità di indurre remissioni durature e di migliorare in modo significativo la prognosi di una delle forme di tumore pediatrico più difficili da trattare.

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Studio coordinato dal Regina Elena pubblicato sulla rivista ESMO

Studio multicentrico coordinato da ricercatori dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena (IFO) pubblicato sulla rivista ESMO Real World Data and Digital Oncology, nuovo punto di riferimento internazionale per l’oncologia basata su dati reali e strumenti digitali. Lo studio ha analizzato i dati real world di oltre 750 pazienti affette da carcinoma mammario in fase precoce, trattate in otto centri oncologici distribuiti in sette Paesi europei e nel Regno Unito, aderenti al consorzio DigiCore. Al centro della ricerca, l’impatto dell’intensità di dose del paclitaxel, un farmaco cardine nella chemioterapia neoadiuvante.

Risultati dello studio

I risultati evidenziano che, nel tumore triplo negativo, una significativa riduzione della dose è associata a un minore tasso di risposta patologica completa e quindi a un possibile aumento del rischio di recidiva. Un effetto non osservato, invece, nelle pazienti con tumore HER2-positivo. «Questo studio conferma quanto sia cruciale mantenere una dose adeguata di paclitaxel – spiega Patrizia Vici, responsabile della UOSD Sperimentazioni di Fase IV IRE – per ottimizzare le possibilità di risposta completa e la sopravvivenza delle pazienti».

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Il professor Maruotti della LUMSA sui casi di West Nile in Italia

Il professor Antonello Maruotti, ordinario di statistica all’università LUMSA ha fatto il punto della situazione sui casi di West Nile in Italia che l’ateneo monitora già da anni. «In questo periodo dell’anno ci ritroviamo a monitorare il numero di casi di West Nile presenti in Italia. Non è una novità: basti pensare che già nel 2018 abbiamo osservato oltre 550 casi di West Nile, e lo scorso anno ci siamo fermati poco sopra 460. Dov’è la differenza rispetto al passato? Generalmente negli anni precedenti abbiamo osservato casi di West Nile circoscritti all’Emilia Romagna, al Veneto e alcune zone della pianura padana. Quest’anno invece, finora, i casi si sono concentrati soprattutto nella provincia di Latina, quindi nella regione Lazio, e anche in Campania. Una vera novità rispetto al passato. Sicuramente i casi continueranno ad aumentare. I dati degli anni passati ci mostrano una chiara tendenza: la curva comincia a crescere da metà luglio raggiungendo il picco fra la seconda e la terza settimana di agosto. Per poi scendere molto rapidamente subito dopo».

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Al Gemelli prima volta al mondo per la sonda Moviva®

Al Gemelli, per la prima volta al mondo, è stata utilizzata una sonda di ultima generazione (Moviva®) che consente di ‘bruciare’ più velocemente una porzione più ampia di mucosa del fondo dello stomaco. I risultati di questi due interventi abbinati sono simili a quelli della chirurgia bariatrica, con una riduzione del 29-32% del peso iniziale a 18 mesi.

Obesità problema planetario

L’obesità è un problema planetario, al punto che secondo la World Obesity Federation, entro il 2035 oltre metà della popolazione mondiale sarà in sovrappeso o obesa. Fondamentale dunque mettere in campo tutti gli strumenti di prevenzione fin da giovanissimi. Ma anche dare risposte a chi è già alle prese con il problema. E oggi non mancano certo le possibilità di trattamento, dalle terapie farmacologiche, alla chirurgia bariatrica. Ma c’è anche una terza via, quella dell’endoscopia bariatrica, che sta guadagnando sempre più terreno, sia per l’accessibilità (anche in termini di risorse Ssn), che per la sua efficacia.

Gemelli pioniere per questi interventi

E il Gemelli è pioniere per questo tipo di interventi. «La gastroplastica verticale endoscopica – spiega il professor Ivo Boskoski, Associato di Gastroenterologica all’Università Cattolica del Sacro Cuore e dirigente medico presso la UOC di Endoscopia Digestiva Chirurgica di Fondazione Policlinico Gemelli IRCCS – è una procedura mini-invasiva messa a punto per trattare in via endoscopica l’obesità. L’intervento determina una riduzione di volume dello stomaco e un rallentato svuotamento gastrico, che conferisce un senso di ripienezza».

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L’Ospedale San Filippo Neri ha festeggiato i 100 interventi di Mako

L’Ospedale San Filippo Neri ha festeggiato i 100 interventi di protesi con il sistema Mako, che utilizza un braccio robotico guidato da un software per creare un modello 3D dell’articolazione ed ottenere una precisione millimetrica. «Con questo traguardo il San Filippo Neri si conferma un ospedale pubblico fortemente orientato alla tecnologia – ha commentato il Direttore Sanitario della ASL Roma 1, Gennaro D’Agostino – il cui utilizzo, anche in area ortopedica, è fondamentale per ridurre il margine di errore, avere minori retrazioni dei tessuti durante l’intervento e minor sanguinamento. Anche i benefici nel post operatorio del paziente sono evidenti, a partire dalla riduzione del dolore. A tutta l’équipe i miei più sentiti ringraziamenti per questo straordinario risultato».

L’utilizzo di Mako

Mako, questo il nome dello strumento, permette la protesizzazione di anca e ginocchio, nello specifico artroplastica di primo impianto parziale di ginocchio mediale, laterale o femoro-rotulea (PKA), totale di ginocchio (TKA), totale di anca (THA). La piattaforma robotica sfrutta le immagini TC dell’articolazione interessata per creare un modello tridimensionale sul quale il chirurgo potrà eseguire un’avanzata pianificazione pre-operatoria dell’intervento e un braccio robotico servoassistito per la preparazione ossea, in modo da posizionare la componente protesica in linea con la pianificazione.

Sistema collaudato nel 2023

Questa metodologia evita l’impiego di guide di taglio e perforazione del canale intramidollare, che sono invece passaggi fondamentali nella chirurgia manuale. Il sistema robotizzato è stato collaudato a fine 2023 dalla chirurgia ortopedica del San Filippo Neri, ed è utilizzato per tutta l’area ortopedica della ASL Roma 1.

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Dalla ASL Roma 3 serie di Open day estivi per le vaccinazioni

La ASL Roma 3 per questa estate ha attivato una serie di Open Day per agevolare la somministrazione delle vaccinazioni con accesso diretto e senza appuntamento promuovendo così ulteriormente la cultura del bene personale e della collettività. Dopo la prima data che ha interessato la Casa della Salute di Ostia, altre quattro sono state inserite nel programma fino al prossimo settembre in attesa della definizione di altri incontri. I prossimi Open Day sono previsti nei centri vaccinali di Via Giorgio Giorgis 56 a Fiumicino, di Via Portuense 575 a Roma e sul Lungomare Toscanelli 230 di Ostia.

Personale della ASL Roma 3 a disposizione dalle 8.30 alle 13.30

Il personale sanitario sarà a disposizione dell’utenza dalle 8.30 alle 13.30 fornendo anche informazioni e risposte ad ogni tipo di quesito. Le vaccinazioni offerte prioritariamente sono quella anti hpv gratuita nella fascia di età 11-25 anni +364 giorni (per i maschi a partire dalla corte del 2006), la vaccinazione contro morbillo-parotite-rosolia e varicella, il vaccino contro il virus Herper Zoster a partire dai 65mo anno di età e alle persone fragili e la vaccinazione contro difterite-tetano-pertosse agli adulti.

Rispondere alle domande dell’utenza

«Si tratta di appuntamenti che ci consentono anche di rispondere in maniera esaustiva alle domande dell’utenza che vuole e deve essere sempre più informata. È bene ricordare che le vaccinazioni hanno permesso e permettono il controllo della diffusione delle malattie infettive riducendone le complicanze, l’ospedalizzazione e la mortalità. Anche in età adulta si tratta di un intervento sanitario capace di rafforzare lo stato di salute dell’individuo migliorandone quindi la qualità della vita proteggendo sé stessi e gli altri. In modo assolutamente semplice con un atto di grande responsabilità», spiega Patrizia Grammatico, Responsabile U.O.S. Immunoprofilassi della ASL Roma 3.

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Bere correttamente aiuta a prevenire cistiti e calcoli

Bere correttamente aiuta a prevenire cistiti e calcoli. Con l’arrivo dell’estate, il caldo e la sudorazione mettono a dura prova il nostro equilibrio idrico. Eppure, sottovalutare l’importanza dell’idratazione può esporre a fastidi e problemi di salute anche seri. A lanciare un appello alla prevenzione è il professor Vincenzo Mirone, urologo e presidente della Fondazione PRO, Prevenzione e Ricerca in Oncologia. «Sono due le patologie – spiega Mirone – che sono legate alla disidratazione. La prima è la cistite, cioè l’infezione della vescica, e la seconda è la calcolosi, che colpisce soprattutto nelle nostre terre del Sud. Bere in maniera sufficiente protegge il corpo sia da queste infezioni della vescica, ma soprattutto dalla formazione di calcoli».

Quanta acqua bere?

Ma quanta acqua bisogna bere al giorno per stare bene? «Questa è la grande vera domanda – risponde Mirone – perché ognuno di noi beve alla sua maniera. C’è chi fa la botta d’acqua al mattino, come la chiamavano i neurologi, e chi beve solo la sera. Invece la regola è distribuire bene questi due litri di acqua al giorno: i famosi otto bicchieri, diluiti nelle 24 ore. Questo semplice accorgimento porta ad abbassare il peso specifico dell’urina e riduce il rischio di infezioni e calcoli».

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Quality Day al Bambino Gesù

Quality Day al Bambino Gesù. Sono 561 i progetti presentati dal 2010 a oggi all’ospedale pediatrico, 35 solo nel 2024, con 14 iniziative sviluppate da gruppi multidisciplinari. Sono i numeri della sedicesima edizione, l’appuntamento annuale promosso dalla Direzione Sanitaria dell’Ospedale dedicato alla condivisione delle buone pratiche cliniche a favore della qualità e della sicurezza delle cure e ispirato ai requisiti della Joint Commission International (JCI), la principale agenzia internazionale di accreditamento delle strutture sanitarie.

Quality Day momento speciale

«Il Quality Day è un momento speciale di consapevolezza condivisa – ha dichiarato il presidente Tiziano Onesti – perché ci ricorda che al centro del nostro lavoro ci sono le persone: i pazienti, le loro famiglie, ma anche tutti noi, professionisti uniti da un impegno comune. La qualità non è solo una procedura, ma una cultura fatta di ascolto, dedizione e cura quotidiana. È questo che rende il nostro Ospedale un luogo davvero unico». L’edizione 2025 arriva a pochi mesi dal rinnovo triennale dell’accreditamento JCI come Academic Hospital ottenuto dall’Ospedale nel settembre 2024, e conferma il forte impegno del Bambino Gesù nel valorizzare l’innovazione organizzativa e clinica, la cultura della prevenzione e la partecipazione attiva di medici, infermieri e tecnici nella gestione della qualità assistenziale.

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Febbre West Nile, ormai è endemica

Nella febbre West Nile “i casi individuati rappresentano solo la punta dell’iceberg, poiché la maggior parte delle infezioni decorre in modo asintomatico: occorre fare diagnosi precoci e mappare il territorio”. E’ il monito di Miriam Lichtner della Simit, la Società italiana di malattie infettive e tropicali che alla luce dei 7 infettati – con un’anziana morta – in provincia di Latina, invita a “rafforzare la sorveglianza clinica e ambientale e ad attuare con urgenza misure di prevenzione contro il vettore, la zanzara Culex pipiens”.

Gli specialisti sottolineano che “la rete infettivologica regionale, rafforzata dopo la pandemia da Covid-19, è già attiva” e che oggi “si terrà un vertice con tutti i reparti di Malattie infettive e i pronto soccorso del Lazio, con l’avvio di attività di formazione per i sanitari” coordinate dal segretario Simit Emanuele Nicastri, direttore Uoc Divisione Malattie infettive ad alta intensità di cura Irccs Inmi Spallanzani di Roma. Intanto “la Regione Lazio ha già attivato le disinfestazioni nei Comuni colpiti e un monitoraggio degli insetti vettori”.

“Il West Nile o febbre del Nilo occidentale, una malattia dal nome esotico che in passato era effettivamente considerata solo una delle tante patologie tropicali, oggi in Italia non è più solo un fenomeno importato occasionalmente, ma una malattia endemica” come confermano i “molti casi registrati in diverse zone del Paese, con un cluster di casi autoctoni nella provincia di Latina” e la morte di un’anziana 82enne. Lo sottolinea l’osservatorio Virusrespiratori.it., di cui il virologo Fabrizio Pregliasco è direttore scientifico. Il contrasto delle zanzare è l’unica arma per proteggersi da un virus contro il quale non esistono vaccini né farmaci mirati, ricorda il medico, direttore della Scuola di specializzazione in Igiene e Medicina preventiva dell’università Statale di Milano.

La malattia viene trasmessa all’uomo dalla puntura di zanzara, più frequentemente del tipo Culex, e non si trasmette da persona a persona, precisa l’osservatorio. Se la maggior parte degli infettati non manifesta sintomi o si ammala in maniera lieve – solo il 20% presenta disturbi leggeri come febbre, mal di testa, nausea, vomito, linfonodi ingrossati, sfoghi cutanei – negli anziani e nelle persone immunodepresse la sintomatologia può essere più grave e arrivare a colpire il sistema nervoso centrale, con forme di meningite o encefalite che possono risultare anche fatali. “Al momento – rimarca Pregliasco – non esistono vaccini o medicinali che trattino in modo specifico il virus.

“La situazione è da tenere sotto controllo – concorda il direttore scientifico della Simit, Massimo Andreoni – e non è una buona notizia che si siano registrati i primi casi anche nel Lazio. Questo indica una diffusione crescente del virus, che in diverse regioni italiane è già endemico e viene trasmesso dalla comune zanzara Culex, ben presente anche nel nostro Paese. Da un lato il cambiamento climatico, con temperature più elevate e maggiore umidità, sta favorendo la proliferazione delle zanzare; dall’altro diventa fondamentale che i medici riconoscano precocemente questa infezione. Solo così – avverte lo specialista – possiamo evitare complicanze serie, soprattutto nei pazienti più fragili”.

Gli infettivologi puntualizzano che, “a differenza della Dengue, la persona infettata” dal West Nile virus “difficilmente può essere una fonte di infezione se viene punta in quanto nell’uomo l’infezione viene detta abortiva-terminale (dead-end host)”.

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Malattia di Lyme, nuovo studio coordinato dal San Gallicano

La malattia di Lyme, causata dai batteri del genere Borrelia e trasmessa da zecche, può talvolta evolvere in forme croniche difficili da trattare. È stato ipotizzato che una delle ragioni alla base della persistenza dell’infezione risieda nella capacità di Borrelia di organizzarsi in strutture tridimensionali, una sorta di “pellicola protettiva” nota come biofilm. In sintesi, sono comunità di batteri immerse in una matrice formata da polisaccaridi, proteine e acidi nucleici. Tale matrice può limitare la penetrazione degli antibiotici e compromettere l’efficacia delle risposte immunitarie del corpo umano, favorendo così la sopravvivenza della popolazione batterica.

Nuovo studio coordinato sulla malattia

Lo rivela un nuovo studio coordinato dall’Istituto Dermatologico San Gallicano IRCCS di Roma, in collaborazione con l’Università Sapienza di Roma, l’Università di Lubiana e finanziato dall’Associazione Lyme Italia e Coinfezioni e pubblicato su “Frontiers in Cellular and Infection. Microbiology-Veterinary and Zoonotic Infection”. Lo studio ha esaminato 12 ceppi batterici isolati da pazienti affetti da Lyme con manifestazioni cutanee (eritema migrante). Usando tecniche avanzate di analisi genetica e test sugli antibiotici, i ricercatori hanno scoperto che, quando i batteri Borrelia afzelii e Borrelia garinii, principali agenti della malattia di Lyme in Europa, formano biofilm, i farmaci comunemente usati come ceftriaxone e doxiciclina perdono molta della loro efficacia. I risultati emergono a conclusione del progetto BABEL, finanziato dall’Associazione Lyme Italia e Coinfezioni.

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