Nella febbre West Nile “i casi individuati rappresentano solo la punta dell’iceberg, poiché la maggior parte delle infezioni decorre in modo asintomatico: occorre fare diagnosi precoci e mappare il territorio”. E’ il monito di Miriam Lichtner della Simit, la Società italiana di malattie infettive e tropicali che alla luce dei 7 infettati – con un’anziana morta – in provincia di Latina, invita a “rafforzare la sorveglianza clinica e ambientale e ad attuare con urgenza misure di prevenzione contro il vettore, la zanzara Culex pipiens”.
Gli specialisti sottolineano che “la rete infettivologica regionale, rafforzata dopo la pandemia da Covid-19, è già attiva” e che oggi “si terrà un vertice con tutti i reparti di Malattie infettive e i pronto soccorso del Lazio, con l’avvio di attività di formazione per i sanitari” coordinate dal segretario Simit Emanuele Nicastri, direttore Uoc Divisione Malattie infettive ad alta intensità di cura Irccs Inmi Spallanzani di Roma. Intanto “la Regione Lazio ha già attivato le disinfestazioni nei Comuni colpiti e un monitoraggio degli insetti vettori”.
“Il West Nile o febbre del Nilo occidentale, una malattia dal nome esotico che in passato era effettivamente considerata solo una delle tante patologie tropicali, oggi in Italia non è più solo un fenomeno importato occasionalmente, ma una malattia endemica” come confermano i “molti casi registrati in diverse zone del Paese, con un cluster di casi autoctoni nella provincia di Latina” e la morte di un’anziana 82enne. Lo sottolinea l’osservatorio Virusrespiratori.it., di cui il virologo Fabrizio Pregliasco è direttore scientifico. Il contrasto delle zanzare è l’unica arma per proteggersi da un virus contro il quale non esistono vaccini né farmaci mirati, ricorda il medico, direttore della Scuola di specializzazione in Igiene e Medicina preventiva dell’università Statale di Milano.
La malattia viene trasmessa all’uomo dalla puntura di zanzara, più frequentemente del tipo Culex, e non si trasmette da persona a persona, precisa l’osservatorio. Se la maggior parte degli infettati non manifesta sintomi o si ammala in maniera lieve – solo il 20% presenta disturbi leggeri come febbre, mal di testa, nausea, vomito, linfonodi ingrossati, sfoghi cutanei – negli anziani e nelle persone immunodepresse la sintomatologia può essere più grave e arrivare a colpire il sistema nervoso centrale, con forme di meningite o encefalite che possono risultare anche fatali. “Al momento – rimarca Pregliasco – non esistono vaccini o medicinali che trattino in modo specifico il virus.
“La situazione è da tenere sotto controllo – concorda il direttore scientifico della Simit, Massimo Andreoni – e non è una buona notizia che si siano registrati i primi casi anche nel Lazio. Questo indica una diffusione crescente del virus, che in diverse regioni italiane è già endemico e viene trasmesso dalla comune zanzara Culex, ben presente anche nel nostro Paese. Da un lato il cambiamento climatico, con temperature più elevate e maggiore umidità, sta favorendo la proliferazione delle zanzare; dall’altro diventa fondamentale che i medici riconoscano precocemente questa infezione. Solo così – avverte lo specialista – possiamo evitare complicanze serie, soprattutto nei pazienti più fragili”.
Gli infettivologi puntualizzano che, “a differenza della Dengue, la persona infettata” dal West Nile virus “difficilmente può essere una fonte di infezione se viene punta in quanto nell’uomo l’infezione viene detta abortiva-terminale (dead-end host)”.