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Innovation Cybersecurity Summit il 16 aprile a Roma

Innovation Cybersecurity Summit il 16 aprile a Roma presso l’esclusiva cornice del Circolo Ufficiali Forze Armate d’Italia. Appuntamento che rappresenta uno dei principali eventi dedicati al mondo della difesa e della sicurezza cibernetica, che quest’anno avrà come tema: ‘Prospettive e applicazioni per i nuovi asset tra cybersicurezza, difesa energetica e aerospace’. Il Summit è promosso dall’Associazione Nazionale Giovani Innovatori (Angi), punto di riferimento dell’innovazione in Italia, presieduta da Gabriele Ferrieri (già ForbesU30) in collaborazione con gli Uffici del Parlamento Europeo in Italia e con il supporto di Alé Comunicazione.

I patrocini di Innovation Cybersicurity Summit

Patrocinato dalle seguenti istituzioni ed enti: Rappresentanza della Commissione Europea in Italia, Aipsa, Women4Cyber, Aiic, AssoCiso, CyberArea, Agenzia per l’Italia Digitale, Anitec Assinform, Assintel, AIAD, Ordine degli Ingegneri di Roma, Consiglio Nazionale dei Periti Indutriali, Accademia della Legalità e l’8° Reparto Infrastrutture dell’Esercito Italiano. Ad aprire il summit il vice ministro delle Imprese e del Made in Italy, Valentino Valentini, presenti alcuni dei maggiori rappresentanti delle Forze Armate, delle istituzioni nazionali ed europee, delle Agenzie ed Autorità di riferimento del mondo cyber, difesa ed innovazione. Nei diversi panel, si discuterà insieme agli attori e alle imprese più rilevanti del settore su tematiche strategiche per il Paese, anche in ottica europea. Porteranno il loro contributo big della cybersecurity e dell’intelligenza artificiale ed aziende ad alta innovazione.

Comunicato Stampa

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Scienza

Long COVID in bambini e adolescenti: nuovo studio con Sapienza

Long COVID in bambini e adolescenti: verso la comprensione dei meccanismi alla base della persistenza dei sintomi associati all’infezione da SARS-CoV-2 anche in età pediatrica. Il long COVID è una sindrome caratterizzata dalla persistenza di segni clinici e sintomi correlati all’infezione da SARS-CoV-2. A oggi manca ancora una chiara comprensione dei meccanismi immunopatogenetici alla base di questo fenomeno. Molti pazienti descrivono effetti a lungo termine dell’infezione, quali affaticamento, cefalea, dispnea, anosmia e disturbi gastro-intestinali.

Nuovo studio sul Long COVID pubblicato su European Journal of Immunology

In un nuovo studio pubblicato sulla rivista European Journal of Immunology, frutto della collaborazione tra Raphael Viscidi della Johns Hopkins University di Baltimora e i gruppi di ricerca coordinati da Guido Antonelli del Dipartimento di Medicina molecolare e Fabio Midulla del Dipartimento di Pediatria e neuropsichiatria infantile della Sapienza, entrambi impegnati come direttori di Unità presso l’AOU Policlinico Umberto I, è stato valutato il coinvolgimento del sistema degli interferoni, molecole prodotte naturalmente dalle cellule in risposta a infezioni virali, nello sviluppo e nella persistenza dei sintomi associati al Long COVID in età pediatrica, anche a distanza di tempo dall’infezione.

Alterazione nella produzione degli interferon di tipo I a livello muconasale

Le alterazioni nella produzione degli interferoni di tipo I a livello mucosale e sistemico nella fase precoce dell’infezione da SARS-CoV-2 erano già state associate a forme gravi di COVID-19 negli adulti; così come era stato evidenziato che una pre-attivazione dell’immunità innata può determinare una risposta anti-SARS-CoV-2 più rapida ed efficace nella popolazione pediatrica. Ma il fatto che un numero crescente di bambini e adolescenti continui a manifestare sintomi debilitanti anche dopo la risoluzione dell’infezione da SARS-CoV-2, ha portato i ricercatori a considerare un possibile coinvolgimento degli interferoni nello sviluppo e nella persistenza dei sintomi associati al Long COVID anche in età pediatrica.

Le osservazioni del nuovo lavoro

In questo nuovo lavoro sono state osservate differenze nell’espressione degli interferoni di tipo I strettamente associate all’età: mentre negli adolescenti (12-17 anni) è stato riscontrato un aumento dei livelli trascrizionali I (particolarmente pronunciato in chi manifesta sintomi neurologici), nei bambini (6-11 anni) ne è stata osservata una diminuzione. E’ stato possibile registrare tale fenomeno sia in chi ha contratto l’infezione da SARS-CoV-2 ma non ha sviluppato sintomi Long COVID sia nei controlli sani.

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Today at Apple presenta con App Store “Apps for the Future”

Today at Apple presenta con App Store “Apps for the Future” il 13 e 14 aprile, una serie di incontri sul mondo delle app 100% italiane e sul lavoro di chi le fa, uno spazio di confronto e innovazione a disposizione della creator community per scoprire in quanti modi è possibile cambiare il mondo anche attraverso le app. Gli incontri, gratuiti e aperti a tutti previa iscrizione, si terranno presso Apple Via del Corso di Roma.

Un week end con Today at Apple

Un weekend di approfondimenti e talk per scoprire le storie dietro alcune delle app italiane che puntano alla creazione di abitudini positive, alla creatività mescolando diversi universi culturali, alla sostenibilità in ambito food e al sostegno dell’economia circolare. Si inizia sabato 13 aprile con i developer di Moleskine Journey, che combina le migliori caratteristiche delle app per la produttività con le funzioni per la crescita personale e la cura di sé, e si prosegue con un talk che vedrà protagoniste applicazioni che riescono ad unire tecnologia e cibo nell’ottica della sostenibilità e del benessere: Cortilia, Cotto al Dente e Planter. Domenica 14 aprile, si continua con il racconto della nascita di un gioco indie ad alto tasso creativo con la casa di sviluppo romana Yonder e con un talk su come anche le app possano favorire la filosofia del riuso e dell’economia circolare, con Renoon, Subito e Weply.

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Scienza

Nuovo modello di termodinamica ottica da Sapienza

Nuovo modello di termodinamica ottica. Uno studio condotto presso il laboratorio di Fotonica Nonlineare del Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione, elettronica e telecomunicazioni (DIET) della Sapienza ha analizzato per la prima volta strutture ottiche complesse come quelle multimodali, un particolare tipo di fibra ottica, impiegate soprattutto per le comunicazioni a breve distanza, utilizzando semplici leggi termodinamiche ottiche. Fino ad oggi queste strutture erano progettate con complesse equazioni nonlineari.

Nuovo modello da risultati sperimentali

I ricercatori invece sono partiti da nuovi risultati sperimentali su lunghe tratte di fibra multimodale, giungendo a identificare una nuova legge termodinamica in grado di riprodurre i dati con grande accuratezza. I risultati del lavoro, pubblicati sulla rivista Nature Communications, hanno importanti ricadute tecnologiche nella progettazione di sistemi di trasmissione in fibra ottica di nuova generazione.

Mario Zitelli

«Abbiamo trovato – spiega Mario Zitelli della Sapienza, primo autore dello studio – una nuova legge termodinamica, la Bose-Einstein pesata (wBE), che descrive le distribuzioni di fotoni nelle strutture multimodali meglio della legge precedentemente nota, la Rayleigh-Jeans (RJ). Abbiamo visto poi che le distribuzioni di fotoni, man mano che si aumenta la potenza ottica che viaggia in fibra, passano attraverso stati di condensazione locale dove i fotoni si addensano in gruppi di modi intermedi, per poi formare condensati globali, dove tutti i fotoni tendono a concentrarsi nel modo fondamentale della struttura sotto forma di solitoni ottici».

I risultati dello studio

Lo studio ha quindi identificato una analogia fra gli stati della materia e quelli dei fotoni nelle strutture multimodali, misurando stati gassosi, vetrosi e solidi dei fotoni: le distribuzioni di fotoni osservate nelle fibre multimodo possono essere interpretate in termini termodinamici, dove il regime di propagazione lineare corrisponde ad un gas di fotoni; nel regime di potenza intermedia il sistema evolve verso stati vetrosi condensati localmente (glassy states), mentre ad alta potenza si formano solitoni ottici condensati nel modo fondamentale, simile ad un solido.

Analogia

«L’analogia fra stati della materia e quelli dei fotoni nelle strutture multimodali – commenta Zitelli – è affascinante, oltre che utile sul piano progettuale. L’estensione della termodinamica nel dominio dell’ottica è un argomento che attrae i fisici e gli ingegneri ottici da qualche anno e sono numerosi gli esperimenti in corso nel tentativo di progettare macchine ottiche termodinamiche».

Stampa e comunicazione
Sapienza Università di Roma

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Scienza

Nuova mappa della calotta polare di Marte grazie a Sapienza

Nuova mappa della calotta polare di Marte. Uno studio italiano coordinato dal Dipartimento di Ingegneria meccanica e aerospaziale della Sapienza ha confrontato i dati geofisici acquisiti da differenti missioni spaziali per determinare la quantità di acqua ancora presente sul pianeta rosso. Il lavoro, pubblicato su Icarus, getta nuova luce sull’evoluzione del clima marziano e dei pianeti terrestri.

Lo studio e la nuova mappa

Lo studio accurato delle calotte polari di Marte rappresenta uno degli obiettivi fondamentali delle missioni spaziali che esplorano il pianeta rosso in quanto conservano informazioni cruciali sull’evoluzione del clima marziano. Sebbene la presenza di acqua sulla superficie in ere geologiche passate sia stata dimostrata attraverso vari dati, i processi che hanno portato alla perdita di acqua dalla superficie e dall’atmosfera sono ancora poco conosciuti. La misurazione accurata della concentrazione dei tre principali elementi nelle calotte polari (polvere, ghiaccio secco e ghiaccio d’acqua) è quindi un risultato fondamentale per determinare la quantità di acqua ancora presente sul pianeta rosso.

Lavoro del team della Sapienza di Roma

Un team di ricercatori del Dipartimento di Ingegneria meccanica e aerospaziale e dello Space Robotics Investigation Group (SPRING) della Sapienza Università di Roma ha utilizzato nuovi metodi e modelli matematici combinando dati geofisici acquisiti da differenti missioni spaziali per fornire, per la prima volta, una mappa accurata della distribuzione del ghiaccio d’acqua nel polo sud di Marte. Il lavoro, pubblicato sulla rivista Icarus, ha importanti implicazioni nello studio dell’evoluzione del clima dei pianeti terrestri. I risultati ottenuti hanno consentito di vincolare la concentrazione e la distribuzione del ghiaccio d’acqua nel polo sud marziano: le stime indicano che l’80% della superficie di questi depositi presenta una concentrazione di acqua pari o superiore al 50%.

I volumi d’acqua della calotta polare

È stato inoltre possibile stimare il volume d’acqua nella calotta polare, che si attesta circa tra 1 e 1.3 milioni di chilometri cubi. La mappatura della presenza di polvere mostra inoltre una frazione di volume molto elevata nelle zone occidentali, confinanti con i probabili resti di una calotta polare formata in ere geologiche precedenti. Si ritiene che l’asse polare di Marte abbia subito una migrazione dalla posizione della calotta polare più antica a quella attuale, probabilmente a causa di un impatto. La presenza di polveri potrebbe confermare la formazione di tali depositi in epoche precedenti.

Il coordinatore Antonio Genova

«La conoscenza accurata della composizione della calotta polare rappresenta uno degli obiettivi scientifici principali per comprendere l’evoluzione del clima marziano», spiega Antonio Genova, coordinatore dello studio, per poi aggiungere: «Comprendere le cause naturali che hanno determinato variazioni temporali delle condizioni climatiche su pianeti analoghi è di grande rilevanza e si inserisce nel contesto della ricerca sul cambiamento climatico terrestre».

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L’invisibile barriera genetica che divideva l’Eurasia nella preistoria

L’invisibile barriera genetica che divideva l’Eurasia occidentale nella preistoria. Un team internazionale di ricercatori, di cui fa parte Dušan Borić del Dipartimento di Biologia ambientale della Sapienza Università di Roma, ha analizzato un ampio set di dati sul DNA antico dimostrando l’esistenza di differenze genetiche, oltre che culturali, tra le antiche popolazioni occidentali dell’Eurasia. Da tempo, gli archeologi suggeriscono l’esistenza di una presunta barriera culturale nel corso del Mesolitico e del Neolitico, dal Mar Nero fino alla regione del Mar Baltico. All’interno di questa regione geografica, gruppi culturalmente distinti adottavano differenti modi di vita, anche in termini di approvvigionamento di cibo.

Barriera invisibile identificata grazie all’analisi del DNA antico

Allineando la conoscenza archeologica con l’analisi complete del DNA antico, oggi i ricercatori hanno identificato in questo fenomeno di “grande divisione” l’esistenza di una barriera genetica invisibile in tutta l’Europa. I risultati dello studio pubblicati sulla rivista Nature. In particolare, le analisi di ossa e denti antichi di campioni risalenti a più di 11.000 anni fa, hanno confermato una differenza genetica tra le popolazioni a est della Grande Divisione che mantenevano società complesse di cacciatori, pescatori e raccoglitori, e gli abitanti a ovest che divennero gradualmente agricoltori, fino al passaggio all’Età del Bronzo, circa 4.000 anni fa, quando la Grande Divisione cominciò a diminuire.

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Sapienza ha ospitato “Una vita da Stem”

Sapienza ha ospitato l’iniziativa “Una vita da Stem” organizzata dalla CRUL (Comitato regionale di coordinamento delle università del Lazio) nell’ambito della I Settimana nazionale delle discipline scientifiche, tecnologiche, ingegneristiche e matematiche, prevista dal 4 all’11 febbraio, con l’obiettivo di sensibilizzare e di stimolare l’interesse, la scelta e l’apprendimento di tali discipline tra le nuove generazioni.

A Sapienza le storie dei laureati

Sul palco sono passate in rassegna le storie di giovani laureate Stem, che di ricerca e scienza hanno fatto passione e professione, e che hanno portato la loro testimonianza alle studentesse e agli studenti delle scuole superiori presenti in un’aula magna gremita, ma anche a quelli dei tanti istituti collegati da remoto a seguire la diretta streaming. “Un lavoro molto duro, ma proprio per questo, un lavoro da donne”, così Sofia Fatigoni, laureata in fisica alla Sapienza e ora impegnata in Antartide presso l’Amundsen Scott South Pole Station, descrive nel videomessaggio inviato all’Ateneo la sua attività nell’ambito del progetto che ha come obiettivo individuare cosa sia successo nei primissimi istanti di vita dell’Universo.

Saluti della Rettrice Polimeni

Ad aprire la giornata i saluti istituzionali della Rettrice della Sapienza, Antonella Polimeni, del Presidente CRUL e Rettore dell’Università degli Studi della Tuscia, Stefano Ubertini, e della Direttrice generale delle istituzioni della formazione superiore del Ministero dell’Università e della Ricerca, Marcella Gargano. Nel corso della mattinata, inoltre, illustrato il panorama universitario regionale e l’offerta in campo scientifico delle università del Lazio.

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Lo zenzero ingrediente medicinale per curare le lebbra nel medioevo

Lo zenzero come ingrediente medicinale nella cura della lebbra nell’Europa medievale. Un gruppo di ricerca internazionale coordinato dalla Sapienza Università di Roma ha individuato per la prima volta in Europa la presenza dello zenzero (Zingiber officinale) in individui di epoca medievale affetti dalla malattia di Hansen, meglio conosciuta come lebbra.

Zenzero nel tartaro dentale

I risultati sono stati ottenuti grazie all’identificazione dei microresti di origine vegetale intrappolati all’interno del tartaro dentale prelevato da resti scheletrici provenienti dal lebbrosario inglese di Peterborough. Lo studio, pubblicato sulla rivista Scientific Reports è il frutto della collaborazione tra il laboratorio DANTE – Diet and Ancient Technologydel Dipartimento di Scienze odontostomatologiche e maxillo facciali della Sapienza, l’università di Roma Tor Vergata e le università inglesi di Durham, Warwick e Nottingham e si inserisce nel filone di ricerca del progetto MEDICAL – Medical treatments in medieval leprosaria. Exploring healing remedies through dental calculus analysis – finanziato dall’UE e intrapreso con il sostegno del programma di azioni Marie Sklodowska-Curie.

Elena Fiorin

«Lo zenzero – spiega Elena Fiorin, investigatore principale del progetto Marie Sklodowska-Curie e attualmente ricercatrice presso il dipartimento di Scienze odontostomatologiche e maxillo facciali della Sapienza – è una spezia di origine esotica che in passato era difficile da reperire e quindi particolarmente costosa, era impiegato nella composizione di preparati medicinali poiché si riteneva possedesse proprietà terapeutiche utili per curare diverse malattie e in particolare la lebbra. Finora però, non era mai stata individuata un’evidenza archeologica dell’uso dello zenzero in associazione della lebbra, che è una malattia davvero iconica nell’Europa medievale».

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A Sergio Simonella della Sapienza un grant ERC Consolidator per il KiLiM

Sergio Simonella del Dipartimento di Matematica della Sapienza, si è aggiudicato un grant ERC Consolidator da un milione e 400mila euro per il progetto KiLiM, sull’investigazione fisico-matematica della teoria cinetica della materia. Il prestigioso riconoscimento, ottenuto nella call 2023, finanzierà lo studio che si propone di dimostrare la validità di tale teoria, a partire dalla comprensione dei problemi matematici che ne sono alla base. Tra questi le equazioni che descrivono i processi del non equilibrio, quali i meccanismi di trasporto in fluidi e gas. Esse sono in uso da oltre 150 anni, dalle teorie di J.C. Maxwell e L. Boltzmann, e costituiscono uno dei contributi più duraturi e di successo nella storia della scienza.

Problemi matematici aperti da decenni per Sergio Simonella

Ciò nonostante le proprietà delle equazioni cinetiche pongono problemi matematici di eccezionale difficoltà e aperti da decenni. Un gas rarefatto, quale l’aria nelle condizioni dell’alta atmosfera, è composto da una moltitudine di particelle invisibili sulla scala dell’occhio umano, che collidono tra loro incessantemente muovendosi in modo apparentemente casuale, ma governato strettamente dalle leggi fondamentali della meccanica. Il modello matematico per tale dinamica è talmente complesso da essere inaccessibile alle capacità tecniche umane. Un approccio matematico probabilistico permette tuttavia di ridurre la complessità e di spiegare le qualità globali del sistema, quali i fenomeni diffusivi e la crescita dell’entropia.

Il progetto KiLiM

Il progetto KiLiM si propone così di studiare l’impressionante diversità della natura, dal microscopicamente piccolo al macroscopicamente grande, con l’obiettivo di giustificare, in maniera rigorosa, l’origine della freccia del tempo e la transizione dall’ordine al disordine.

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Accordo tra ANORC e la Pontificia Università Antonianum

Accordo di cooperazione tra ANORC (Associazione Nazionale Operatori e Responsabili della Custodia di contenuti digitali) e la Pontificia Università Antonianum, per arricchire le rispettive conoscenze e favorire il progresso scientifico, culturale, etico e sociale. Firma della collaborazione siglata a Roma, in occasione della festa dell’Università e del Gran Cancelliere, da Agustín Hernßndez Vidales, Rettore Magnifico, dal professore Donato Limone e dall’avvocato Andrea Lisi, in rappresentanza di ANORC Mercato e ANORC Professioni.

Accordo che guarda lontano

«È un accordo che guarda lontano – ha dichiarato Lisi – però è ancorato alla tradizione. Perché è proprio quest’ultima che è messa costantemente a dura prova quando guardiamo alle nuove tecnologie, alle prospettive tecnologiche. Viviamo un mondo, quello del social web, che è ancorato a un presente che si modifica ogni giorno, e il rischio è che la custodia dei nostri valori giuridici, etici e filosofici, siano messi in discussione dal protagonismo sfrenato che c’è e che pervade ogni azione, tante volte però senza sostanza. Ci sono tanti influencer che, con abili tecniche di comunicazione, riescono a favorire una visibilità spesso non ancorata a quei principi fondamentali dell’uomo, del diritto, che invece vanno rimeditati e reinterpretati per guidare su binari corretti quella che è la società digitale del futuro».

Cooperazione scientifica

La cooperazione nell’area della ricerca scientifica, si svilupperà con la realizzazione di progetti, conferenze e corsi di aggiornamento, e punterà al processo di innovazione tecnologica e transizione digitale attraverso l’approfondimento di tematiche che riguardano: custodia e memoria digitale dei dati; innovazione tecnologica nell’educazione e nella società; diritto vivente, intelligenza artificiale ed etica dell’innovazione; diritti umani e intelligenza artificiale, protezione dei dati personali e diritti dell’individuo tutelati nella Costituzione; diplomazia digitale e culturale nella ‘Rete del Mediterraneo’.

Collaborare a tutto campo

«L’obiettivo – secondo il Rettore Magnifico della Pontificia Università Antonianum – è quello di collaborare a tutto campo con i documenti che prima erano cartacei e ora sono digitali, per salvaguardali. Ci sarà la formazione del personale, anche per favorire l’approccio etico di questo modo di procedere che oggi è cambiato completamente. Ad ANORC sono degli specialisti in questo e allora per noi la collaborazione con loro è fondamentale». L’accordo di cooperazione avrà durata di 5 anni, con possibilità di prolungamento temporale e ampliamento dei progetti in essere.