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L’Europa InCanto Orchestra all’auditorium della Nuvola di Roma

L’Europa InCanto Orchestra tornerà domenica 3 alle ore 11 sul palco dell’auditorium della Nuvola di Roma, per il terzo concerto del ciclo Dialoghi Sinfonici. Sarà la volta di uno dei compositori più celebri, considerato unanimemente uno dei geni della storia della musica: Wolfgang Amadeus Mozart. Nel programma “1791 di W. A. Mozart” l’Orchestra diretta dal maestro Germano Neri eseguirà diversi brani esplorando la produzione dell’ultimo anno di vita di Mozart, tra i più fecondi, in un compendio di pensieri musicali in diverse forme, accomunate dalla genialità.

Programma di Europa InCanto Orchestra

Attraverso l’esecuzione del programma che comprende KV 609 Contraddanza N1 in Do Maggiore e dei brani da K622 Concerto per Clarinetto e Orchestra, Sonata N 18 in Re Maggiore K576, Fantasia K608 Organo meccanico, Adagio e Rondo K617, Ave Verum Corpus K 618, Aria della Regina della Notte da “Il Flauto Magico” e infine Requiem KV 626, il grande pubblico della Nuvola sarà guidato in un viaggio alla scoperta dei segreti della musica del grande compositore austriaco. Il Direttore d’orchestra Germano Neri, grazie ai programmi di concerto proposti, interagirà con il pubblico facendolo dialogare con l’orchestra sinfonica.

Ragioni storiche e culturali

Saranno così spiegate le ragioni storiche e culturali per cui le melodie scritte in certe tonalità siano in grado di influenzare le emozioni, di come le successioni ritmiche attivino l’irresistibile impulso di tenere il tempo e infine il motivo per cui, come è stato scientificamente dimostrato, il cervello attiva determinate aree in risposta alle diverse frequenze sonore. Saranno forniti al pubblico nuovi strumenti interpretativi che daranno nuova linfa alla fruizione del concerto e alimenteranno la meraviglia che deriva dall’acquisizione di una nuova consapevolezza.

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Harry Allen Quartet all’Alexanderplatz Jazz Club l’1 e 2 marzo

Harry Allen Quartet “A Night of Swing and Melodies” all’Alexanderplatz Jazz Club di Roma, venerdì 1 e sabato 2 marzo. Il grande sassofonista americano presenta un concerto dedicato alla melodia e allo swing. Potrete ascoltare brani famosi composti dai più grandi songwriters della canzone americana a fianco di composizioni originali dello stesso Allen e di Andrea Pozza. Harry Allen è probabilmente il miglior sax-tenorista di jazz classico a livello mondiale.

Aggettivi per Harry Allen

“Superbo”, “inventivo”, “mozzafiato”, “lirico”, sono soltanto alcuni degli aggettivi utilizzati dalla critica per descrivere il suo insuperabile talento. Artista capace di muoversi con agilità tra stili diversi, dal jazz tradizionale al bebop, Allen è soprattutto un sublime interprete di grandi standard del jazz, al punto che un critico americano l’ha definito “il Frank Sinatra del sax tenore”. Nato a Washington DC ma da anni residente a New York, Allen ha ricevuto numerosi premi, pubblicato oltre 30 album a suo nome e collaborato con una miriade di grandi artisti, fra i quali ricordiamo Tony Bennett, Hank Jones, Frank Wess, Scott Hamilton, John e Bucky Pizzarelli, Jeff Hamilton, Terry Gibbs, Warren Vache, Ray Brown, per citarne solo alcuni.

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La Donna di Pietra dal 7 al 17 marzo al Teatro Spazio 18b

La Donna di Pietra debutta in prima assoluta dal 7 al 17 marzo al Teatro Spazio 18b, spettacolo di Federico Malvaldi, interpretato da Veronica Rivolta. In un mondo dominato dagli uomini, Camille Claudel emerge in tutto il suo splendore e talento. Artista straordinaria, capace di rivoluzionare il mondo dell’arte, fin da bambina affonda le mani nella terra e nel fango, imparando presto a dargli forma. La scultura, per lei, è una vera e propria chiamata, un’ossessione a cui non può sottrarsi neppure quando la vita le si oppone in tutta la sua ferocia.

Donna amante e musa

Amante e musa di Auguste Rodin, con il quale ha una relazione tormentata e dolorosa, Camille porta avanti il suo lavoro nonostante il sistema estremamente oppositivo e maschilista, che riduce tutto il suo talento a un semplice riflesso del collega ben più famoso. L’unica soluzione è l’emancipazione: la scultrice lotta con tutta se stessa per l’affermazione e il riconoscimento del proprio genio. Ma la sua libertà viene punita con la reclusione in manicomio per volontà della sua stessa famiglia.

Abbandono della scultura

Qui abbandona definitivamente la scultura: nei trent’anni successivi non produrrà più nulla. Continuerà però a scrivere, senza mai ricevere risposte, centinaia di lettere inascoltate meticolosamente raccolte e occultate dai familiari. “La Donna di Pietra” dà voce all’anima burrascosa di una donna che è stata costretta a vivere una vita di sacrifici e soprusi ma che, nonostante le fatiche e i tormenti, è stata anche capace di donare al mondo uno spiraglio di meraviglia, quella di un’arte senza eguali, in grado di elevarsi tra i più grandi di sempre.

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Al Teatro degli Audaci “Toulouse Lautrec e le ballerine del Moulin Rouge”

Al Teatro degli Audaci torna lo spettacolo “Toulouse Lautrec e le ballerine del Moulin Rouge” per la regia di Flavio De Paola, che, insieme alla sua compagnia, racconterà una delle più emozionanti storie del celebre locale notturno del quartiere di Montmartre! Lo spettacolo, ispirato alla Traviata di Giuseppe Verdi, sarà in scena dal 7 al 24 marzo. La storia si svolge nella Parigi nel 1899 e Christian è un giovane scrittore squattrinato inglese che persegue il suo ideale di vita, intimamente connesso all’indagine individuale sull’amore romantico. In cerca di ispirazione, Christian si trasferisce nel quartiere bohémien di Pigelle.

Al teatro del Moulin Rouge

Grazie ad un rocambolesco e imprevisto incontro, il ragazzo è introdotto nell’ambiente teatrale del Moulin Rouge, celebre locale notturno del quartiere. Sperando di persuadere l’impresario Zidler ad inscenare un’opera rivoluzionaria, gli attori decidono di presentare il talentuoso nuovo arrivato all’étoile del locale, Satine. La donna è incantevole ed esercita un forte fascino sul pubblico, grazie al sensuale e audace spettacolo di Can Can. Zidler spera di ottenere fondi dal Duca di Monroth, così da poter sostenere i costi del teatro. In cambio del suo aiuto, l’uomo gli promette una notte di passione con l’affascinante Satine.

Scambio di persona

A causa di un equivoco, tuttavia, la donna scambia il Duca per Christian e invita il giovane inglese nella sua camera. Dopo aver superato un improvviso malore, la Satine riceve Christian e tenta di sedurlo, mentre l’aspirante attore cerca di dimostrarle tutto il suo talento, sperando che lo accolga nella compagnia teatrale. Proprio quando il malinteso viene svelato, Zidler e il Duca entrano nella camera della donna e Christian è costretto ad inventare una buona scusa. L’uomo racconta la trama del nuovo spettacolo, improvvisando magistralmente. Il Duca approva l’idea e accetta di finanziare la troupe in cambio dell’esclusiva su Satine. Quest’ultima si accorge di essere innamorata di Christian ed evita in ogni modo di passare la notte con Monroth, mentre Zidler fa una scoperta sconcertante sulla salute della donna. Quando Satine scoprirà che il Duca ha smascherato l’inganno e medita di uccidere Christian, l’étoile del Moulin Rouge dovrà prendere una decisione molto sofferta.

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“Ecce (h)omo” dall’1 al 3 marzo al Teatro Villa Lazzaroni

“Ecce (h)omo – Una diversa storia di normalità”, di e con Sergio Sormani e Giorgio Donders, dall’1 al 3 marzo in scena al Teatro Villa Lazzaroni di Roma. Sarà un fine settimana all’insegna del divertimento e della riflessione quella proposta da Ser&Gio, coppia di artisti uniti nel lavoro oltre che nella vita. Una commedia diversa, ma con una storia simile a tante altre. Sergio e Giorgio sono una coppia, diversa eppure così simile a tante coppie del mondo.

I protagonisti di Ecce (h)omo

I due protagonisti raccontano se stessi in un dialogo serrato, fatto di momenti di pungente umorismo e altri di dolorosa riflessione. Le parti “drammatiche” hanno il delicato compito di scuotere l’animo degli spettatori: trovarsi spiazzati può favorire la possibilità di osservare con occhi diversi le convinzioni che spesso rischiano di diventare convenzioni. E se l’inattesa crudezza di un messaggio può agevolare il raggiungimento di visioni nuove, all’interno di “Ecce (h)omo” è l’ironia ad essere lo strumento più utilizzato (e verosimilmente il più utile) al fine di veicolare contenuti significativi ed ottenere il coinvolgimento del pubblico, può aiutarci a scegliere e a riconoscere le illusioni, a rimediare agli errori e vincere le incertezze, ad aprirci al cambiamento e a comprendere le tante sfaccettature del mondo che ci circonda.

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Nuova primavera musicale per Sergio Caputo, il 13 aprile a Roma

Nuova primavera musicale alle porte per Sergio Caputo, che torna in tour insieme alla sua Big Band per le nuove date di Un Sabato Italiano Show 40, prodotto da Opera Management e Occhio per occhio Entertainment. Tre imperdibili appuntamenti live a più di 40 anni dall’uscita di “Un Sabato Italiano”, album pubblicato nell’aprile del 1983, passato alla storia della musica italiana e composto da canzoni senza tempo. Saranno l’occasione per presentare dal vivo il nuovo singolo “Sono uno spirito libero” uscito il 19 gennaio per Sony Music.

Nuova primavera musicale il 13 aprile all’Auditorium Parco della Musica

Il cantautore e musicista raffinato si esibirà il 13 aprile a Roma all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone (Sala Sinopoli). Sergio Caputo, che in Italia gode ancora di una popolarità da culto, ha alle spalle oltre un decennio di esperienza americana durante la quale ha raffinato le sue doti musicali e il suo rapporto con il pubblico. Torna dal vivo per omaggiare un disco con cui ha affermato il suo stile e un linguaggio artistico unico nel suo genere. Irrequieto, non affatto incline a definizioni, omologazioni, luoghi comuni e alla retorica, Caputo è un ribelle, un artista stravagante, fuori dagli schemi, appunto uno “spirito libero”, come canta nel nuovo singolo.

Sergio Caputo

«La natura di un artista è proprio quella di cambiare, evolversi, rivoluzionare, di uscire dai recinti mentali e mettersi continuamente alla prova – dice Caputo – e per far questo non bisogna lasciarsi condizionare dagli stereotipi che gli altri vogliono cucirti addosso. Questo nuovo brano mi è arrivato all’improvviso, come qualcosa che avevo dentro da sempre, e che dopo quaranta anni di carriera ha deciso di uscire. Ora entrerà nel mio repertorio e vi resterà, perché mi rappresenta come artista e come uomo».

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Caravaggio il maledetto al Teatro Ghione dal 29 febbraio al 3 marzo

Caravaggio il maledetto, libero adattamento di Ferdinando Ceriani tratto da “Caravaggio, probabilmente” di Franco Molè, regia di Ferdinando Ceriani al Teatro Ghione di Roma dal 29 febbraio al 3 marzo. Con Primo Reggiani, Francesca Valtorta e Fabrizio Bordignon. Caravaggio e quello che probabilmente può essere accaduto. Il fascino delle immagini, dei quadri composti come pronti per prendere vita, l’assoluta concretezza della luce, la forza evocativa dei bui improvvisi, le facce, quelle straordinarie facce impresse da sempre nella memoria. E poi la Roma cinquecentesca e eterna dove le epoche si sovrappongono e si fondono l’una nell’altra, Trastevere, San Luigi dei Francesi, i luoghi deputati che hanno segnato l’arte creativa del pittore, le ombre dei ricordi e gli incubi, l’amore e la morte che lo hanno perseguitato.

La storia del Caravaggio maledetto

Tutto questo è Caravaggio il maledetto, la storia di un artista che ha reso la sua vita arte e ha dato all’arte la vita, sempre in lotta con gli altri e con sé stesso, fino all’ultimo giorno quando, stremato, venne lasciato morire su una spiaggia vicino a Porto Ercole il 18 luglio 1610. Ora, si dice che prima di morire la nostra mente ripercorra i momenti salienti della vita e forse questo sarà accaduto anche a Caravaggio, steso sulle assi di un vecchio letto da pescatore. Chissà quali immagini, quali personaggi sono tornati a fargli visita in quegli istanti di dolore e di sgomento. I dettagli della sua morte ci sono sconosciuti e questo vuoto è il giusto spazio in cui può nascere un’opera teatrale con le sue verità e le sue verosimiglianze.

Un’esistenza straordinaria

In poco più di un’ora di spettacolo, Caravaggio, ormai morente, consumato dalla febbre, parla, racconta, ricorda alcuni frammenti della sua straordinaria esistenza. Sente delle voci, rivede squarci di quella Roma violenta e dissoluta in cui si è affermato, i suoi quadri prendono forma e vita sulle pareti della sua stanza e dai loro angoli più oscuri riemergono personaggi a lui cari, su tutti il Cardinal Dal Monte, il suo committente e protettore e Lena, la prostituta che ha dato il volto alle sue madonne.

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“Finché morte non ci separi?… La menzogna dell’Amore” al Teatro Tordinona

“Finché morte non ci separi?… La menzogna dell’Amore” in prima assoluta al Teatro Tordinona, dal 6 al 10 marzo. Spettacolo scritto e diretto da Giuseppe Oppedisano, che ci conduce nelle dinamiche che portano al femminicidio e alla violenza sulle donne attraverso la riscrittura teatrale di storie realmente accadute.

Sei storie e 27 personaggi in Finché morte non ci separi?

“Finché morte non ci separi?… – La menzogna dell’Amore” è un vero è proprio kolossal che racchiude in se sei storie e 27 personaggi per dare vita a un denso racconto dei tanti “amori bugiardi” che una donna può incontrare. Lo spettacolo, prendendo spunto da avvenimenti di cronaca attraversa tutti i tipi di violenza e di femminicidio; dalla violenza psicologica/economica, si sposta a quella etnico/religiosa, agli stupri di massa, alla violenza fra le mura domestiche per concludere con quella fra gli adolescenti, il bullismo e il branco. Un luogo d’attesa, un purgatorio, dove troviamo sedute a mo’ di raggiera le protagoniste che di volta in volta, rivivranno gli incubi, le paure, le sofferenze, gli orrori e gli errori dei loro amori infranti e malati.

Prendono vita tre realtà

Tre realtà prenderanno vita. Passato/Presente; (prima dell’incontro con l’uomo che segnerà la loro vita) Le protagoniste, come in un’analisi di coscienza collettiva, si presentano e raccontano chi sono e come vivono. Qui e ora; (dopo l’incontro, nella fase del loro rapporto di coppia) Le protagoniste vivono i momenti salienti della loro vita di coppia; gli episodi scatenanti del loro amore malato, giungendo all’atto conclusivo. Presente/Futuro; (ciò che rimane della loro esistenza e di un loro potenziale futuro) Le superstite raccontano il loro presente proiettato nel futuro; cos’è rimasto delle loro vite per chi è sopravvissuta, mentre per chi non lo è parlerà l’anima, che rimpossessandosi per pochissimo tempo del corpo, narrerà l’accaduto, per poi tornare nel regno dei morti. I moderatori come dei cronisti televisivi, attraverso un gioco creativo del dentro/fuori, forniranno al pubblico notizie inerenti ad ogni genere di violenze sulle donne. Lo spettacolo si muove fra la cronaca e le statistiche date dai moderatori e il vissuto delle vittime e dei loro carnefici. La scena è essenziale e si trasforma di volta in volta.

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Un Amore di Dino Buzzati il 28 febbraio all’Altrove Teatro Studio

Un Amore di Dino Buzzati, il Saggio di Primo Livello degli Allievi del primo anno del corso di recitazione dell’Accademia D’Arte Scenica, va in scena mercoledì 28 febbraio all’Altrove Teatro Studio. Corre l’anno 1960: è l’Italia delle case chiuse, del post-boom economico, del cha cha cha e del perbenismo borghese. Questa lettura, performata per coro e voci sole, accompagnata dalle musiche più celebri del cinema italiano di quegli anni (Trovaioli, Umiliani, Piccioni) ci riporta alle atmosfere del periodo.

Prima performance con Un Amore

In occasione della prima performance degli allievi del primo anno del corso di recitazione dell’Accademia D’Arte Scenica Dell’Altrove Teatro, i due insegnanti Ottavia Bianchi e Giorgio Latini hanno scelto una lettura drammatizzata per coro e voci sole. Gli allievi Maria Cussino, Valerio Della Corte, Glicine, Aurora Maestri, Emanuele Mento, Arianna Munera Burchi, Elèna Palma, Flaminia Planner e Giulia Taloni si confronteranno con un testo difficile ma splendido che unisce l’apollineo e il dionisiaco, l’alto e il basso, in un romanzo del 63 nato dalla penna di Dino Buzzati.

Racconto di un’ossessione amorosa

Si racconterà, in una forma assai inconsueta, la discesa agli inferi dell’ossessione amorosa del cinquantenne Antonio Dorigo, celebre e stimato scenografo, per la conturbante Laide, giovanissima prostituta incontrata a Milano. Se per Buzzati scrittura e pittura sono due modi simili per raccontare una storia, la restituzione drammaturgica e vocale di questo romanzo vuole essere un affresco fedele, musicalmente e ritmicamente, dello stile dell’autore, volto soprattutto a ricostruirne suoni, odori, il battito stesso dei personaggi e della città di Milano, anima pulsante essa stessa, còlta nei suoi aspetti più torbidi e misteriosi.

Work in progress degli allievi

Gli allievi, seppur all’inizio del loro percorso di studio, daranno una dimostrazione del work in progress del loro percorso di studi che ha la finalità della scoperta della voce e delle sue potenzialità espressive, dopo lo studio del metodo mimico di Orazio Costa.

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Un’ora di niente al Teatro Kopò, il 2 e 3 marzo

Un’ora di niente, spettacolo scritto, diretto e interpretato da Paolo Faraoni, approda al Teatro Kopò, il 2 e 3 marzo. Un monologo comico sul conflitto tra natura e spirito, tra eccezionalità e quotidianità, tra bisogni e sogni e di come tutti questi conflitti trovino nell’amore il loro campo di battaglia. L’amore come l’ atto creativo e gratuito per eccellenza, l’amore che ispira la poesia e che domina su tutto e allo stesso tempo su niente. L’unica vera rivoluzione, come scrisse Majakovskij, che pure aveva cantato ben altra rivoluzione: “L’amore è il cuore di tutte le cose. Se cessa di funzionare tutto si atrofizza, diventa superfluo, inutile”.

Un’ora senza sconti per nessuno

Mescolando narrazione e stand up comedy, cabaret e prosa, Paolo Faroni si avventura in un flusso di coscienza potentemente comico e poetico che non fa sconti a nessuno, in primis a se stesso: dagli amori platonici alle perversioni sessuali, il monologo racconta il continuo sballottamento tra desiderio di elevarsi e istinto animale dell’autore, all’insegna di un’esistenza che è insieme “paradiso e schifezze”. Un monologo à la Pazienza, che passa da uno stile a un altro, usando come unico collante l’ironia e la sua regola aurea: una gravità velata di leggerezza. Un monologo recitato da un Mercuzio vestito a festa a cui il pubblico può rispondere come Romeo: “Taci, ti prego, tu parli di niente”. Già. Io parlo di sogni.