Una bellissima serata con una lezione da ricordare aspetta tutti coloro che vorranno assistere a La Vita davanti a sè.
Le ultime parole di questo romanzo di Gary, infatti, dovrebbero essere uno slogan e una bussola in questi anni dove la compassione rischia
di diventare un lusso per pochi: bisogna voler bene.
La vita davanti a sé di Romain Gary, pubblicato nel 1975 e adattato
per il cinema nel 1977, al centro di un discusso Premio Goncourt, è
la storia di Momò, bimbo arabo di dieci anni che vive nel quartiere multietnico di Belleville nella pensione di Madame Rosa, anziana ex prostituta ebrea che ora sbarca il lunario prendendosi cura degli “incidenti sul lavoro” delle colleghe più giovani. Un romanzo commovente e ancora attualissimo, che racconta di vite sgangherate che vanno alla rovescia, ma anche di un’improbabile storia d’amore toccata dalla grazia.
DAL 22 NOVEMBRE AL 3 DICEMBRE
Silvio Orlando, in scena all’Ambra Jovinelli, che oltre a recitare cura anche la riduzione e la regia, ci conduce dentro le pagine del libro
con la leggerezza e l’ironia di Momò diventando, con naturalezza,
quel bambino nel suo dramma. Un autentico capolavoro “per tutti”
dove la commozione e il divertimento si inseguono senza respiro. Inutile dire che il genio di Gary ha anticipato senza facili ideologie e sbrigative soluzioni il tema dei temi contemporaneo la convivenza tra culture religioni e stili di vita diversi. Il mondo ci appare improvvisamente piccolo claustrofobico in deficit di ossigeno. I flussi migratori si innestano su una crisi economica che soprattutto in Europa sembra diventata strutturale creando nuove e antiche paure soprattutto nei ceti popolari, i meno garantiti. Se questo è il quadro quale funzione può e deve avere il teatro? Non certo indicare vie e soluzioni che ad oggi nessuno è in grado di fornire, ma una volta di più raccontare storie emozionanti commoventi divertenti, chiamare per nome individui che ci appaiono massa indistinta e angosciante.