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Artigiani a Roma, settore in ripresa dopo la crisi

Il 2025 si è attestato come un anno positivo per le imprese artigiane che finalmente dopo una crisi, dal 2020 al 2024, registrano una ripresa con una crescita degli affari.

Gli artigiani a Roma continuano ad essere sempre di meno, ciò è stato aggravato sopratutto la crisi dei precedenti anni, che ha causato un numero di chiusure elevato, circa 4000 mila dal 2020.

Falegnami, calzolai, sarti e ceramisti, sono stati i mestieri più colpiti, l’impoverimento di questi mestieri vi è stato sopratutto nel centro storico, dove moltissimi negozi si sono trasformati in negozi di souvenir. Sotto la voce di artigianato rientrano diverse tipologie lavorative: fabbri, vetrai, cestari, restauratori ma anche piccoli imprenditori, quali panettieri o produttori di pizza al taglio, infatti la categoria conta 63 mila imprese artigiane solo sul territorio di Roma.

Per questi settori però il trend risulta recentemente positivo, secondo il report della capitale presentato nel corso dell’assemblea generale della Cna Roma, il 38% delle imprese romane, hanno registrato una crescita del fatturato ed il 37% un aumento della produzione.

Molte della attività hanno dichiarato di aver già investito nel 2024 e voler continuare nel 2025. Gli artigiani, ben il 53%, guardano con fiducia al 2025, reggendo bene quelle che sono le complicazione del contesto geopolitico, con un certo ottimismo.

I vecchi mestieri, purtroppo risultano maggiormente in crisi, ogni chiusura di botteghe rischia di far scomparire antichi saperi, segno di tradizioni secolari.

“Gli artigiani non sono soltanto dei soggetti economici, ma sono presidi di comunità nei quartieri e sono riconosciuti come tali dai cittadini” ha dichiarato il sindaco Roberto Gualtieri.

Alessia Torcasio

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Pizzolato (Negozi Storici di Eccellenza di Roma) a RRC: politica a favore del settore

In diretta con Andrea Pranovi su Radio Roma Capitale è intervenuto Stefano Pizzolato, presidente dell’Associazione Negozi Storici di Eccellenza di Roma per parlare della presentazione dell’emendamento rivolto alla tutela ed alla valorizzazione degli esercizi storici che si terrà martedì 19 marzo alla Camera.
Tra i promotori principali della modifica al Decreto Concorrenza, Pizzolato descrive le problematiche che investono il settore, sempre maggiormente caratterizzato dalla chiusura di botteghe di artigianato storiche, premettendo una distinzione essenziale tra attività artigiane storiche ed attività commerciali storiche: “Quelle un po’ più in difficoltà sono le attività artigiane storiche per problematiche diverse, problematiche di mercato, di arrivo al centro storico, affitti”, afferma il presidente.

Obiettivo principale della misura promossa dall’associazione risiede nella creazione di “un albo nazionale che raccolga da Nord a sud tutte le attività storiche, attività artigiane ed attività commerciali” – continua l’ospite – “L’emendamento al Decreto Concorrenza è stato da noi molto caldeggiato perché chiedevamo da tempo alla politica, intanto, di iniziare a classificare e quindi a dare dei criteri omogenei alle attività storiche. Purtroppo ogni Comune, ogni Regione in Italia ha dei propri criteri di classificazione e questo non rende agevole il censimento delle attività ed anche per il legislatore poter prendere provvedimenti che possano essere poi spalmati su delle attività che siano omogenee”.

Politiche sia di carattere nazionale che locale da sempre confermano l’interesse nella sopravvivenza delle realtà artigiane e commerciali storiche, si pensi anche al bando indetto dalla Regione Lazio che prevede lo stanziamento di 2.400.000,00 euro per la salvaguardia e valorizzazione delle botteghe e attività artistiche, dei mercati e delle fiere di valenza storica e delle attività storiche di commercio su aree pubbliche. Per fornire una panoramica puntuale sui numeri che riguardano le realtà storiche sul territorio, in particolare quello regionale: secondo il censimento datato al 30 novembre 2023 le botteghe storiche ammontano a 293 tra Roma e provincia, 108 nella zona di Rieti e provincia; 80 a Viterbo e provincia; 32 a Frosinone e provincia; 71 a Latina e provincia.

“La nostra richiesta è stata ben accetta dalla politica, recepita positivamente” asserisce Pizzolato, “Io ritengo che il tema delle attività storiche sia assolutamente bipartisan, ritengo che tutta la politica sia a favore delle attività storiche. Le attività storiche rappresentano la cultura, le generazioni, il territorio, l’immagine di un quartiere” conclude, affermando che “farle conoscere è più importante dei finanziamenti. Noi cerchiamo sempre di spiegare alla politica che il nostro obiettivo non è quello di chiedere dei finanziamenti specifici, perché spesso il finanziamento fine a sé stante non dà un sostegno vero o uno sviluppo, noi chiediamo alla politica spesso di far conoscere le attività storiche sia ai residenti si ai turisti che arrivano nelle varie città”.