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Drone con cellulari e hashish intercettato a Rebibbia

Importante operazione di servizio della Polizia Penitenziaria di Rebibbia, a Roma, che ha sequestrato diversi telefoni cellulari e dello stupefacente che era stato introdotti nel Nuovo Complesso della Casa circondariale attraverso un drone. A dare la notizia è il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, per voce del Segretario Nazionale per il Lazio Maurizio Somma.

Personale ha intercettato il drone

Il sindacalista spiega che il personale di Polizia Penitenziaria di Rebibbia «è stato molto bravo ad intercettare il drone ed a eseguire prontamente una perquisizione che ha permesso di sequestrare più di dieci telefonini, pani di hashish, cavi e fili per la ricarica degli apparecchi telefonici e svariate carte Sim. L’attenta sorveglianza posta in essere alla video sorveglianza ha consentito ai Baschi Azzurri di rilevare la presenza del drone nonostante le tenebre della sera.

Non è la prima volta che accade

Non è la prima volta che si rinvengono involucri contenenti droga e telefonini illecitamente introdotti con droni; una vera e propria “manna dal cielo” per i detenuti destinatari che possono condurre i loro illeciti traffici anche con l’esterno. Vengono cosi confermate tutte le ipotesi investigative circa l’ormai conclamato fenomeno di traffico illecito a mezzo droni, fenomeno questo favorito anche dalla libertà di movimento dei detenuti a seguito del regime custodiale aperto e delle criticità operative attuali, in cui opera la Polizia Penitenziaria, con dei livelli minimi di sicurezza.

Gravi episodi anche in altri penitenziari

Si pensi, ad esempio, al grave evento critico di Frosinone, avvenuto tempo fa, ove fece ingresso in Istituto una pistola con le stesse modalità. Il compiacimento del SAPPE Lazio va al personale del Reparto di Polizia Penitenziario del Nuovo Complesso di Rebibbia».

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Cronaca

Ennesima giornata di violenza a Rebibbia

Ennesima giornata di sangue e violenza nel carcere romano di Rebibbia, dove ieri due poliziotti sono stati aggrediti e feriti da un detenuto. Così Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria: «Il carcere romano di Rebibbia è interessato a lavori per ristrutturare alcune Sezioni e fare spazio a 50 arrestati attualmente ristretti in altri penitenziari e quindi, nella mattinata di ieri, sono iniziati gli spostamenti da un Reparto ad un altro di alcuni ristretti.

Detenuto psichiatrico già noto per le sue intemperanze

Questo detenuto psichiatrico, tra l’altro già noto per le sue intemperanze, forse avendo sentito o intuito degli spostamenti, ha iniziato a sbattere sul blindo e, una volta attirata l’attenzione dei poliziotti, ha riferito di sentirsi poco bene. Accompagnato, nella locale infermeria, ha incrociato un gruppo di detenuti che stavano per essere trasferiti al Reparto G9 e con in quali in precedenza aveva creato una sorta di sodalizio. E lì l’uomo ha iniziato a dare in escandescenza e a vagare per tutto il Reparto infermeria, pretendendo di essere trasferito nella stessa Sezione dei predetti detenuti. Visto che, ormai, non era più controllabile, si è provveduto a far sostare il detenuto presso il reparto G6 (il reparto infermeria). Tuttavia, però, una volta giunti dinanzi la cella ove è stato trasferito, ha aggredito i poliziotti e, in particolare, ha morso la mano ad un collega che ha dovuto ricorrere alle cure del locale nosocomio ove è stato ritenuto guaribile in 5 giorni».

Dura denuncia di Capece sulla sicurezza a Rebibbia

Capece torna a denunciare: «La consistente presenza di detenuti con problemi psichiatrici è causa da tempo di gravi criticità per quanto attiene l’ordine e la sicurezza del carcere di Rebibbia. Il personale di Polizia Penitenziaria è stremato dai logoranti ritmi di lavoro a causa delle violente e continue aggressioni. Ed è grave che, pur essendo a conoscenza delle problematiche connesse alla folta presenza di detenuti psichiatrici, le Autorità competenti non sia ancora state in grado di trovare una soluzione. Ogni giorno nelle carceri italiani succede qualcosa, ed è quasi diventato ordinario denunciare quel che accade tra le sbarre.

Stillicidio continuo per la Polizia Penitenziaria

Così non si può andare più avanti: è uno stillicidio continuo e quotidiano. E anche la gestione dei detenuti con problemi psichiatrici, che hanno invaso le carceri dopo la chiusura degli O.P.G. e fatto aumentare il numero degli eventi critici, merita attenzione ed una urgente e compiuta risoluzione».

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SAPPE: “Ennesima giornata di follia a Rebibbia”

Dopo l’ennesima giornata di follia e violenza vissuta nel carcere romano di Rebibbia, con due appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria feriti da un detenuto africano, è ferma la denuncia del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE. «Quel che è accaduto nel carcere di Rebibbia, con la violenta aggressione a due poliziotti ai quali va tutta la nostra vicinanza e solidarietà, ha riportato alla ribalta le difficoltà della struttura detentiva e delle gravi condizioni operative nelle quali lavora ogni giorno il personale di Polizia Penitenziaria», spiega Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE.

Ennesima aggressione al personale della Polizia Penitenziaria

«Purtroppo, ancora una volta, dobbiamo dare conto dell’ennesima grave aggressione in danno del personale della Polizia penitenziaria. Nel primo pomeriggio di ieri, presso il reparto detentivo “G11” della casa circondariale di Rebibbia N.C., un detenuto di origine africana, sembrerebbe con problemi psichiatrici, ha aggredito, senza nessun motivo, due agenti penitenziari. All’atto della conta delle 15, il detenuto si trovava immobile sul proprio letto e non rispondeva agli stimoli del collega. Allora, l’agente di sezione, preoccupato per lo stato di salute del detenuto richiedeva l’intervento in ausilio di un secondo collega al fine di entrare all’interno della cella e verificare le condizioni del soggetto. Una volta entrati, però, il detenuto, inaspettatamente balzava all’impiedi, dapprima cercando di infilzarli con una forchetta, e poi li aggrediva colpendoli ripetutamente con il manico di una scopa. Solo dopo aver subito ripetute percosse riuscivano a immobilizzarlo. I due agenti, dopo aver sedato gli animi dell’aggressore, venivano accompagnati in ospedale riportando rispettivamente due e tre giorni di prognosi.

Aggressore non nuovo a episodi del genere

L’aggressore sembrerebbe essere non nuovo a episodi del genere. Ci risulta, infatti, che abbia già aggredito altri poliziotti penitenziari nel carcere di Frosinone. Speriamo, almeno, in un pronto intervento del D.A.P. in modo che il facinoroso sia messo subito in partenza. Come sempre un plauso va ai due colleghi, al Capo Reparto del “G11”, al Preposto del reparto “G11” che stoicamente hanno affrontato l’ennesima grave criticità mettendo a rischio, come ogni giorno, la propria incolumità fisica per assicurare l’ordine e la sicurezza dell’istituto». Capece sottolinea ancora come: «la consistente presenza di detenuti con problemi psichiatrici è causa da tempo di gravi criticità per quanto attiene l’ordine e la sicurezza del carcere di Rebibbia. Il personale di Polizia Penitenziaria è stremato dai logoranti ritmi di lavoro a causa delle violente e continue aggressioni.

Grave non aver trovato soluzioni

Ed è grave che, pur essendo a conoscenza delle problematiche connesse alla folta presenza di detenuti psichiatrici, le Autorità competenti non sia ancora state in grado di trovare una soluzione. Ogni giorno nelle carceri italiani succede qualcosa, ed è quasi diventato ordinario denunciare quel che accade tra le sbarre. Così non si può andare più avanti: è uno stillicidio continuo e quotidiano. E anche la gestione dei detenuti con problemi psichiatrici, che hanno invaso le carceri dopo la chiusura degli O.P.G. e fatto aumentare il numero degli eventi critici, merita attenzione ed una urgente e compiuta risoluzione».

SAPPE: Se non in grado di gestire ci si deve dimettere

Dura la presa di posizione del SAPPE: «Se gli attuali vertici ministeriali, dipartimentali e regionali non sono in grado di garantire l’incolumità fisica ai poliziotti penitenziari devono dimettersi tutti! Le carceri sono in mano ai delinquenti e l’Amministrazione Penitenziaria ha affidato e le politiche penitenziari ai Garanti dei detenuti, facendo venire meno la sicurezza delle strutture. È una vergogna! Fare il poliziotto penitenziario in carcere è sempre più pericoloso e noi ci sentiamo abbandonati da tutti: dalle Istituzioni, dalla politica e soprattutto da Ministero della Giustizia e Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria».