Categorie
Cronaca

La Partita con mamma e papà a Rebibbia e Civitavecchia

La Partita con mamma e papà, l’atteso incontro tra i genitori detenuti e i loro figli, è l’evento della annuale campagna Carceri aperte, che fa accedere negli istituti penitenziari le famiglie. La possibilità di giocare una partita con la mamma detenuta o con il papà e di condividere questo momento ludico, normale per tutti gli altri bambini, risulta eccezionale per i figli dei genitori detenuti e le loro famiglie e rimane a lungo nella loro memoria.

Partita organizzata dall’Associazione Bambini senza sbarre Ets

La Partita con mamma e papà è creata e organizzata dall’Associazione Bambini senza sbarre Ets in collaborazione con il Ministero della Giustizia – Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria. L’evento e Carceri aperte si inscrivono, come ogni giugno, nella Campagna europea Non un mio crimine ma una mia condanna del network europeo COPE (Children Of Prisoners Europe). La Campagna vuole sensibilizzare sul tema dell’inclusione sociale e delle pari opportunità per tutti i bambini e ha l’obiettivo di portare in primo piano il tema dei pregiudizi di cui spesso sono vittime i 100 mila bambini in Italia (2,2 milioni in Europa) che hanno la mamma o il papà in carcere e per questo sono emarginati. Sono bambini che vivono in silenzio il loro segreto sul genitore recluso nel tentativo di non essere stigmatizzati ed esclusi.

Bambinisenzasbarre

Obiettivo principale di Bambinisenzasbarre, perseguito da vent’anni, è il «mantenimento del legame tra bambino e genitore detenuto», diritto sancito dalla Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Per raggiungere questo obiettivo Bambinisenzasbarre ha creato, negli anni, strumenti specifici, dallo “Spazio Giallo” in carcere, al colloquio esclusivo, dai gruppi di parola al laboratorio artistico, all’azione molto coinvolgente dell’incontro tutto particolare “giocato dentro come se fosse fuori” (dal carcere). L’azione è partita otto anni fa con l’adesione di 12 istituti, 500 bambini e 250 papà detenuti e si è tenuta tutti gli anni salvo la sospensione di due anni a causa della pandemia. Nel Lazio l’evento si svolgerà il 17 e il 21 giugno a Rebibbia e il 22 al Nuovo Complesso di Civitavecchia.

Categorie
Cronaca

Bottiglie molotov lanciate nella notte di Natale nel parcheggio di Rebibbia

Bottiglie molotov lanciate nella notte di Natale da ignoti, nel parcheggio delle auto private delle appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria in servizio nel carcere di Roma Rebibbia femminile. A dare la notizia è il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, che esprime “solidarietà alle poliziotte di Rebibbia” ed auspica che si faccia luce sull’inquietante episodio.

Capece: “Bottiglie molotov, intimidazione inaccettabile”

«Quel che è avvenuto nel parcheggio delle auto private del personale in servizio nella Casa Circondariale femminile di Rebibbia a Roma merita di essere approfondito con estrema attenzione. Si tratta di una inaccettabile intimidazione che respingiamo con forza. Auspico che le indagini facciano piena luce su questo grave e inquietante episodio», ha dichiarato il Segretario Generale del SAPPE Donato Capece, che ha stigmatizzato come:

Odio contro la Polizia Penitenziaria

«Dopo le gravi vicende di Santa Maria Capua Vetere e le corali proteste contro il regime detentivo del 41 bis sono state molte le prese di posizione inneggianti all’odio verso il Corpo di polizia penitenziaria e soprattutto i suoi singoli appartenenti, da parte dell’area extraparlamentare ed antagonista in tutta Italia. La Polizia penitenziaria è e rimane un Corpo di Polizia dello Stato sano e fondamentale a garantire l’ordine democratico e anche la sicurezza dei cittadini».

Categorie
Politica

Reinserimento socio-lavorativo dei detenuti con Roma Capitale

Reinserimento socio-lavorativo dei detenuti con Roma Capitale. Si è svolta questa mattina presso la Casa Circondariale di Rebibbia la cerimonia di avvio del programma di attività volte al reinserimento socio-lavorativo di persone in espiazione di pena attraverso la partecipazione a progetti di pubblica utilità, specificatamente nella cura e manutenzione del patrimonio ambientale di Roma Capitale.

Presente il sindaco Gualtieri

All’evento hanno partecipato il Sindaco di Roma Roberto Gualtieri, l’Assessora alle Politiche Sociali e Salute Barbara Funari, il Capo del Dipartimento Amministrazione Penitenziaria (DAP) Carlo Renoldi, la Direttrice della Casa Circondariale di Rebibbia Rosella Santoro, Valerio Barletta capo staff dell’Assessorato all’Agricoltura, Ambiente e Ciclo dei rifiuti in rappresentanza dell’Assessora Sabrina Alfonsi, il Vicedirettore generale di AMA Emiliano Limiti e la Garante dei Detenuti del Comune di Roma Gabriella Stramaccioni.

Reinserimento grazie al protocollo siglato il 24 giugno scorso

Entra dunque nella fase operativa il programma di attività previste dal Protocollo d’intesa tra Roma Capitale e il Ministero della Giustizia – DAP, siglato il 24 giugno 2022 e perfezionato poi con il Protocollo operativo del 27 ottobre scorso. Il progetto vede il coinvolgimento di 35 detenuti che seguiranno un percorso formativo tenuto da agronomi e tecnici del Servizio Giardini comunale sul sistema del verde di Roma Capitale. Il programma prevede: nozioni di botanica e di ecologia vegetale, il ruolo delle piante negli ecosistemi urbani, l’uso delle attrezzature manuali ed elettromeccaniche impiegate negli interventi, l’organizzazione delle attività di cantiere, la realizzazione e gestione degli impianti di irrigazione, la posa e manutenzione dei tappeti erbosi e delle aiuole, tecniche di potatura e normative per la sicurezza nei luoghi di lavoro. A questa formazione tecnica si aggiungerà quella tenuta da funzionari AMA sul decoro urbano e sul corretto conferimento differenziato dei rifiuti.

Formazione teorica fino a metà dicembre, poi lezioni pratiche

La formazione teorica, che si svolgerà presso la Casa Circondariale e la Scuola Giardinieri, si concluderà a metà dicembre e sarà poi supportata da lezioni pratiche che si svolgeranno presso la Casa del Giardinaggio. «Entra nel vivo un progetto frutto di un lavoro delicato e complesso svolto in collaborazione con il Dipartimento delle Politiche Sociali, il Dipartimento Tutela Ambientale e il Servizio Giardini, la Direzione del Carcere di Rebibbia, AMA, la Polizia Locale di Roma Capitale, la Garante dei Detenuti di Roma e il Forum del Terzo Settore che fornirà un essenziale supporto di accompagnamento a tutto il progetto.

Percorso di recupero e reinserimento

Attiviamo percorsi di recupero e di inclusione sociale che vogliamo incentrare sull’elemento fondamentale della formazione per fornire competenze professionali ed esperienze sul campo che facilitino il reinserimento lavorativo delle persone detenute. A tal proposito nei nuovi appalti e accordi-quadro del Dipartimento Tutela Ambientale è stato previsto un punteggio premiante per le imprese che danno impiego a persone ex detenute. Inoltre, attraverso gli interventi di pubblica utilità per la cura del verde previsti dal progetto, si contribuirà anche al rafforzamento del rispetto del bene comune e dell’ambiente in cui viviamo», ha dichiarato l’assessora Alfonsi.

Categorie
Cronaca

Telefono cellulare sequestrato nel carcere di Rebibbia

Telefono cellulare, perfettamente funzionante, sequestrato nella Casa di Reclusione di Rebibbia dal personale di Polizia Penitenziaria. A dare la notizia è Maurizio Somma, segretario nazionale per il Lazio del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE:

Telefono sequestrato dopo attenta perquisizione

«Fruttuosa perquisizione in carcere, ieri, a Rebibbia. Gli uomini della Polizia Penitenziaria hanno infatti esaminato e perquisito ogni anfratto delle Sezioni detentive del carcere trovando un detenuto della VI Sezione con un telefono cellulare, perfettamente funzionante. La pur significativa carenza organica del penitenziario di Rebibbia è colmata dalla grande professionalità degli uomini e delle donne della Polizia Penitenziaria, che hanno posto in essere questa operazione di polizia che ha portato frutti, assicurando alla legge la punibilità dei reclusi che continuano a commettere reati anche nelle condizioni di detenzione. Il rinvenimento è avvenuto – prosegue – grazie all’attenzione, allo scrupolo e alla professionalità di Personale di Polizia Penitenziaria in servizio.

Adottare interventi per contrastare l’innovazione tecnologica

Sulla questione relativa all’utilizzo abusivo di telefoni cellulari e di altra strumentazione tecnologica che può permettere comunicazioni non consentite è ormai indifferibile adottare tutti quegli interventi che mettano in grado la Polizia Penitenziaria di contrastare la rapida innovazione tecnologica e la continua miniaturizzazione degli apparecchi, che risultano sempre meno rilevabili con i normali strumenti di controllo», conclude. Il segretario generale del SAPPE Donato Capece «esprime il proprio apprezzamento al personale di Polizia Penitenziaria in servizio presso il carcere di Rebibbia a Roma ed a tutti coloro che hanno partecipato alla perquisizione ed auspica che venga loro riconosciuto una meritata ricompensa».

Allarme del SAPPE

Per il SAPPE, «è urgente e non più differibile trovare soluzioni al personale di Polizia Penitenziaria che opera, sotto organico e con mille difficoltà, nella Casa di Reclusione di Rebbibia e nonostante tutto garantisce al meglio i compiti di sicurezza». Per questo il primo Sindacato della Polizia auspica un intervento dei vertici dell’Amministrazione Penitenziaria.

Categorie
Cronaca

Detenuta di 36 anni suicida nel carcere di Rebibbia

Detenuta di 36 anni suicida lunedì scorso, nella sezione femminile dei carcere di Rebibbia. La donna avrebbe avuto seri problemi di tossicodipendenza. Da inizio anno, con questa, sono sette le morti registrate nelle carceri romane, oltre il 10% del totale di tutte le carceri italiane (68). Il garante per i diritti dei detenuti del Lazio, Stefano Anastasìa ha affermato:

Anastasia: “Detenuta suicida e detenuto morto al reparto di medicina protetta del Pertini”

«Sono brutte giornate, queste, per il sistema penitenziario del Lazio. Arriva la notizia di un suicidio a Rebibbia femminile, di una donna con problemi di dipendenza e che aveva manifestato insofferenza e aggressività nei confronti degli operatori penitenziari, ma mai di sé stessa. Domenica nel reparto di medicina protetta dell’ospedale Pertini, è morto un uomo di cinquantasei anni. Già detenuto a Velletri, aveva un tumore in stadio avanzato contro cui non è stato possibile fare nulla, se non accompagnarlo verso la fine.

Farraginosità della burocrazia

Sperando, ma senza riuscirci, per le solite farraginosità burocratiche, di consentirgli di spegnersi in un hospice, in condizione di detenzione domiciliare. Per ognuna di queste morti bisognerà rivedere cosa è stato fatto e cosa di meglio si sarebbe potuto fare. Rivedere i protocolli conseguenti, ma salvo che dalle indagini disposte dall’autorità giudiziaria non emergano fatti nuovi, non serve cercare colpevoli a ogni costo di tragedie che, purtroppo, sono all’ordine del giorno nelle nostre carceri».

Categorie
Cronaca

Altro grave episodio a Rebibbia

Altro grave episodio, ieri pomeriggio, nella Casa Circondariale Nuovo Complesso di Rebibbia, dove un detenuto ha preso alle spalle un poliziotto e, puntandogli contro un punteruolo artigianale, gli ha temporaneamente sottratto le chiavi della Sezioni. A riferire è il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE. «Si sono vissuti momenti di vera tensione, per fortuna scongiurati dal tempestivo intervento di altri poliziotti», denuncia il segretario nazionale per il Lazio del SAPPE Maurizio Somma.

Grave episodio denunciato dal SAPPE

«Un detenuto del 1 piano Reparto G12, con un punteruolo artigianale, ha preso alle spalle un Agente e si è fatto conservare le chiavi della Sezione. Dopo aver dato tempestivamente l’allarme, l’addetto alla Sorveglianza generale ed il Preposto di Polizia Penitenziaria del Reparto sono riusciti tempestivamente a farsi consegnare dal detenuto sia chiavi che il punteruolo. I poliziotti in servizio nel carcere CCNC di Roma Rebibbia sono stati bravissimi a contenere le violente intemperanze dell’uomo, ma la situazione è insostenibile».

Solidarietà espressa da Donato Capece

Solidarietà ai poliziotti in servizio a Rebbia arriva anche da Donato Capece, segretario generale del SAPPE: «Torno a denunciare come la consistente presenza di detenuti con problemi psichiatrici, come il soggetto protagonista del grave evento di cui si è reso responsabile a Rebibbia Nuovo Complesso, è causa da tempo di gravi criticità per quanto attiene l’ordine e la sicurezza delle carceri laziali e del Paese. Il personale di Polizia Penitenziaria è stremato dai logoranti ritmi di lavoro a causa delle violente e continue aggressioni.

Trovare soluzioni

Ed è grave che, pur essendo a conoscenza delle problematiche connesse alla folta presenza di detenuti psichiatrici, le Autorità competenti non sia ancora state in grado di trovare una soluzione. Ogni giorno nelle carceri italiane, per adulti e minori, succede qualcosa, ed è quasi diventato ordinario denunciare quel che accade tra le sbarre. Così non si può andare più avanti: è uno stillicidio continuo e quotidiano».

Categorie
NEWS

La Partita con papà negli istituti penitenziari italiani

La Partita con papà®, dal 1° giugno, negli istituti penitenziari italiani. L’atteso incontro tra papà detenuti e i loro figli, all’interno della annuale campagna Carceri aperte, che può far accedere negli istituti le famiglie, dopo due anni di sospensione a causa della pandemia. La possibilità di giocare con il proprio papà e di condividere questo momento ludico, normale per tutti gli altri bambini, risulta eccezionale per questi bambini e le loro famiglie e rimane a lungo nella loro memoria.

La Partita con papà® all’interno di Carceri aperte

L’evento è organizzato da Bambinisenzasbarre in collaborazione con il Ministero della Giustizia – Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria. La Partita con papà e Carceri aperte si inscrivono, come ogni giugno, nella Campagna europea Non un mio crimine ma una mia condanna del network COPE (Children Of Prisoners Europe).

Nel Lazio a Rebibbia, Frosinone e Velletri

Nel Lazio prevista al carcere di Roma Rebibbia, Frosinone e Velletri. La Campagna vuole sensibilizzare sul tema dell’inclusione sociale e delle pari opportunità per tutti i bambini e ha l’obiettivo di portare in primo piano il tema dei pregiudizi di cui spesso sono vittime i 100 mila bambini in Italia (2,2 milioni in Europa) che hanno il papà o la mamma in carcere e sono emarginati. Questi bambini vivono in silenzio il loro segreto del papà recluso per non essere stigmatizzati ed esclusi. Bambinisenzasbarre ha lanciato La partita con papà nel 2015.

La Partita dal 2015

L’iniziativa è partita con l’adesione di 12 istituti, 500 bambini e 250 papà detenuti e si è tenuta tutti gli anni fino al 2019, quando sono state giocate 68 partite in altrettante carceri e città, da Belluno a Palermo, coinvolgendo gli agenti della polizia penitenziaria, gli educatori, 3150 bambini e 1700 genitori detenuti.

Categorie
Cronaca

Una bottiglia rotta per rapinare: due arresti

Una bottiglia rotta per rapinare: due arresti dei Carabinieri della Stazione Roma Flaminia. Al termine di una spedita e articolata attività investigativa, coordinata dalla Procura della Repubblica di Roma, hanno sottoposto d’iniziativa a fermo di indiziato di delitto un cittadino del Perù di 42 anni e una donna originaria dell’Ecuador di 36 anni, entrambi nella Capitale senza fissa dimora e con precedenti, poiché gravemente indiziati di rapina aggravata in concorso ai danni di una donna boliviana.

Vittima della rapina con bottiglia una boliviana 42enne

Su segnalazione della vittima, una cittadina della Bolivia di 42 anni che si trovava nei pressi di un giardino di via Flaminia, sono stati notati in lontananza nei pressi del Lungotevere Thaon di Revel, luogo in cui, stando alla denuncia della donna, la sera precedente era stata da loro rapinata sotto la minaccia di cocci di bottiglia. I due sono stati fermati da Carabinieri. La vittima era tornata lì perché stava cercando tra la vegetazione eventuali tracce dei suoi effetti personali, nella speranza che i ladri li avessero abbandonati dopo il colpo e, alla vista dei due, ha immediatamente contattato i Carabinieri, spiegando loro l’accaduto e indicando nell’uomo e la donna i responsabili della rapina ai suoi danni.

Arresti convalidati

I due, sottoposti a fermo, sono stati condotti rispettivamente, nel carcere di Frosinone e nella sezione femminile del carcere di Rebibbia. Nel corso dell’udienza davanti al Gip del Tribunale di Roma i fermi sono stati convalidati.

Categorie
Cronaca

Trionfale sotto intensa attività di controllo dei Carabinieri

Per tutta la giornata di ieri, i Carabinieri della Compagnia Roma Trionfale hanno svolto un’intensa attività di controllo del territorio in tutto il quadrante nord-ovest della Capitale, avvalendosi di decine di Carabinieri dei Comandi Stazione dipendenti. Il bilancio dell’attività, finalizzata al contrasto dei fenomeni di illegalità diffusa e di degrado, è di 2 persone arrestate e altre 5 segnalate. Nello specifico, i Carabinieri della Stazione Roma Ponte Milvio hanno identificato un cittadino romeno di 45 anni, in Italia senza fissa dimora e già conosciuto alle forze dell’ordine, su cui è emerso in Banca Dati un ordine di esecuzione pena, emesso il 25 gennaio scorso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma, per il reato di rapina. I militari hanno scortato l’uomo, condannato a 8 anni, 7 mesi e 16 giorni di reclusione, nel carcere di Rebibbia.

Stessa sorte per un altro cittadino rumeno

Stessa sorte per un altro cittadino rumeno di 45 anni, anche lui in Italia senza fissa dimora, con precedenti e gravato da un ordine di esecuzione pena, emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma, notificato dai Carabinieri della Stazione Roma Ponte Milvio. L’uomo deve scontare 9 anni, e 2 mesi di reclusione, sempre per rapina nel carcere di Rebibbia. Segnalate in Procura dai Carabinieri della Compagnia Trionfale una persona trovata con un coltello e altre 4 trovate con dosi di droga.

Categorie
Cronaca

Telefonini e droga a Rebibbia

Telefonini e droga a Rebibbia. Un ennesimo allarme per le carceri del Lazio e ancora una volta i problemi sono incentrati sull’uso ed il possesso di telefoni cellulari.

Denuncia del sindacato autonomo SAPPE

La denuncia è del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, per voce del segretario generale SAPPE Donato Capece, che da notizia di una fruttuosa perquisizione eseguita dalla Polizia Penitenziaria nella Casa di reclusione di Rebibbia: «Questa mattina, durante una perquisizione finalizzata alle attività di controllo e verifica per contrastare l’illecita introduzione di telefonini e sostanza stupefacente all’interno dell’Istituto, il personale di Polizia Penitenziaria ha rinvenuto smarthpone, droga e pendrive». Capece ricorda gli allarmi lanciati dal SAPPE da diversi mesi:

Nel periodo Covid-19 si è cercato di fare entrare di tutto nelle carceri

«Anche tramite i pacchi postali destinati ai detenuti in periodo di Covid-19 si è tentato di fare entrare nelle carceri di tutto. La Polizia Penitenziaria è impegnata nel contrasto di questo nuovo fronte di illegalità, che sta iniziando a creare grosse ed evidenti difficoltà al sistema. Non sappiamo più in quale lingua del mondo dire che le carceri devono essere tutte schermate all’uso di telefoni cellulari e qualsiasi altro apparato tecnologico che possa produrre comunicazioni nonchè altrettanto necessario è prevedere uno specifico reato penale per coloro che vengono trovati in possesso di cellulari in carcere. I penitenziari sono sicuri assumendo i provvedimenti necessari per potenziare i livelli di sicurezza e nuovi Agenti di Polizia Penitenziaria».

Impietoso il giudizio del SAPPE

Ed è impietoso il giudizio del SAPPE sulla attuale situazione penitenziaria: «I dati ci confermano che le aggressioni, i ferimenti, le colluttazioni, che spessissimo vedono soccombere anche gli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria, sempre più contusi e feriti da una parte di popolazione detenuta prepotente e destabilizzante, sono sintomo di una situazione allarmante, per risolvere la quale servono provvedimenti di tutela per gli Agenti e di sicurezza per le strutture carcerarie», conclude.