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Mazzo di fiori per un grazie agli agenti del Commissariato Prati

Mazzo di fiori per un grazie agli agenti del Commissariato Prati. Due ragazze si erano presentate qualche settimana fa negli uffici del commissariato, denunciando di essere state aggredite e palpeggiate da uno straniero sul Lungotevere Arnaldo da Brescia. Immediatamente le due turiste straniere erano state soccorse e assistite dai poliziotti. Le testimonianze delle donne e le capillari ricerche da parte della Polizia avevano subito portato all’epilogo la vicenda, con il fermo di un uomo indiano di 35 anni. A distanza di qualche giorno, attraverso un mazzo di fiori e un bigliettino, le due giovani ragazze hanno voluto esprimere il loro ringraziamento per l’umanità, l’efficienza e la professionalità con cui gli agenti hanno svolto il loro lavoro. Il gesto delle donne è stato molto apprezzato dagli uomini in divisa.

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Rumeno aggredisce anziano a Corchiano: arrestato dai Carabinieri

Rumeno aggredisce anziano a Corchiano: arrestato in flagranza di reato dai Carabinieri della Stazione di Corchiano coadiuvati dai colleghi della Compagnia Carabinieri di Civita Castellana. Più nel dettaglio, nel pomeriggio di ieri i militari della Stazione avevano avuto notizia da parte della Centrale Operativa di Civita Castellana di un furto avvenuto all’interno in zona Fallarese, poiché il proprietario di un fondo agricolo aveva sorpreso quattro uomini dall’accento straniero all’interno di un suo casolare di campagna dove custodiva i sui attrezzi agricoli.

Aggressione del rumeno 31enne per impossessarsi dell’auto e fuggire

Mentre 3 dei presunti ladri si davano alla fuga per i campi, uno di loro, un rumeno di 31 anni che da anni vive a Corchiano, lo aggrediva e gli sottraeva le chiavi della sua autovettura e con questa si dava alla fuga. Tuttavia, dopo poche centinaia di metri, presumibilmente a causa della forte velocità, andava fuori strada. Era così costretto a proseguire a piedi, dirigendosi verso il centro abitato di Corchiano in zona Santa Maria del Soccorso, dove faceva irruzione all’interno dell’abitazione di un anziano del posto. Il rumeno, forse perché scoperto anche questa volta, aggrediva la vittima con un coltello procurandogli delle gravi ferite alla testa e si scagliava anche contro anche il figlio di questi, giunto in casa proprio in quel frangente, rubando anche in questo caso le chiavi della macchina delle vittime.

Ricerche dei Carabinieri

Nel frattempo i carabinieri della Compagnia di Civita Castellana avevano stretto le loro ricerche proprio in quella zona e sono riusciti ad individuare il presunto responsabile di questi due furti mentre stava nuovamente tentando di scappare con l’auto appena rubata. Il romeno ha dapprima cercato di forzare l’alt dei militari, speronando un’auto in sosta e cercando di investire un carabiniere, ma a quel punto il personale intervenuto è riuscito a bloccarlo e portarlo finalmente in caserma, ponendo fine a quella rocambolesca fuga. Nel frattempo, un’altra pattuglia della Stazione di Corchiano riusciva ad intercettare i presunti complici (due cittadini rumeni di 50 e 37 anni ed un moldavo di 37 anni anch’egli) ancora nelle campagne in località Fallarese e portava anche loro in caserma per gli accertamenti del caso.

Anziana vittima soccorsa dal 118

L’anziana vittima è stata immediatamente soccorsa dal 118 e ricoverata d’urgenza al pronto soccorso dell’Ospedale Andosilla di Civita Castellana, in codice rosso, ma fortunatamente non in pericolo di vita. Trattenuto tutta la notte in osservazione, al momento ha riportato alcune fratture al volto. Particolarmente grave è parsa sin da subito la posizione del trentunenne rumeno, visti i numerosi gravi reati di cui al momento lo si ritiene responsabile, in particolare della rapina in abitazione e del tentato omicidio sia dell’anziano che del carabiniere che ha tentato di investire con l’auto, ma dovrà anche rispondere del tentato furto in concorso nel casolare, del furto di due autovetture e del danneggiamento aggravato di un’auto in sosta. I sui presunti complici dovranno invece rispondere del tentato furto in concorso nel casolare. Deferiti in stato di libertà.

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Ennesima giornata di sangue e violenza a Rebibbia

Ennesima giornata di sangue e violenza in un carcere del Lazio, segnatamente nella Casa di reclusione di Rebibbia a Roma. Un ispettore di Polizia Penitenziaria ha subito un’aggressione da un detenuto. Spiega Maurizio Somma, segretario nazionale per il Lazio del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria:

Ennesima simulazione e poi aggressine per tentare la fuga dall’infermeria

«Quel che è accaduto nella Casa di reclusione di Rebibbia testimonia una volta di più l’ingovernabilità delle carceri regionali e la strafottenza e l’arroganza di una parte di popolazione detenuta violenza, che anche in carcere continua a delinquere, ad alterare l’ordine e la sicurezza, evidentemente certa dell’impunità. È successo che un detenuto, dopo essere stato portato in infermeria perché simulava un malessere, si è improvvisamente ripreso dal malore e, con una lametta nascosta in bocca, dopo la certificazione medica ha tentato di fuggire dall’infermeria stessa. L’ispettore che lo aveva accompagnato lo ha immediatamente boccato, ma il detenuto lo ha colpito con una testata e poi con un pugno, forte anche del fatto che le mani del collega non erano libere perché portava radio ricetrasmittente e le carte del sanitario.

Elogio per i colleghi di Rebibbia

Un elogio ai colleghi che lavorano nell’istituto di Rebibbia, e in particolare a colui che è stato vittima vittime di questo episodio, perché è solo grazie a loro se si è scongiurato il peggio. È l’ennesima aggressione da parte di detenuti nei confronti degli appartenenti alla Polizia Penitenziaria, ancora una volta sottovalutata dall’Amministrazione Penitenziaria che da scarsa attenzione sulla difficile gestione dei detenuti stranieri, con problemi psichiatrici, tossicodipendenti all’interno delle strutture penitenziarie».

Grave aggressione annunciata

Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, tuona: «Basta! Anche questa è un grave aggressione annunciata! A questo hanno portato questi anni di ipergarantismo nelle carceri, dove ai detenuti è praticamente permesso di auto gestirsi con provvedimenti scellerati a pioggia. Come la vigilanza dinamica e il regime aperto, con detenuti fuori dalle celle pressoché tutto il giorno a non fare nulla nei corridoi delle Sezioni. E queste sono anche le conseguenze di una politica penitenziaria che invece di punire, sia sotto il profilo disciplinare che penale, i detenuti violenti, non assumono severi provvedimenti. Ormai picchiare un poliziotto in carcere senza subìre alcuna conseguenza è diventato quasi uno sport nazionale, nella indifferenza della politica e dei vertici dell’amministrazione Penitenziaria».

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Lieve tamponamento degenera in aggressione

Lieve tamponamento degenera in aggressione: uno in ospedale, l’altro in carcere. Nel fare manovra a bordo della sua minicar, in via Montezebio, nel quartiere Prati, il 2 giugno scorso, aveva urtato un motociclo parcheggiato lì nei pressi. Fermatosi subito per verificare il danno, è stato raggiunto da un soggetto, probabile possessore del 2 ruote, il quale ha iniziato ad inveire all’indirizzo del conducente del quadriciclo per poi, con un pugno, frantumargli il lunotto posteriore.

Dal lieve tamponamento all’aggressione

A quel punto l’autore del danno, impaurito, è risalito a bordo del suo mezzo avviandosi in direzione della vicina Piazzale Clodio, ma è stato raggiunto dal motociclista. Questi ha prima scagliato contro la minicar il suo casco, poi ha aggredito la vittima con testate, pugni e calci, anche quando il giovane giaceva a terra privo di sensi. L’aggressione ha avuto termine solo quando, sul posto, è arrivata una macchina con a bordo un conoscente dell’aggressore con cui si è allontanato.

Pattuglia del XV Distretto sul posto

Pochi istanti dopo è giunta sul posto una pattuglia del XV Distretto Ponte Milvio, i cui agenti, dopo aver richiesto con urgenza l’ausilio di un’ambulanza, contestualmente hanno avviato le indagini, ascoltando le testimonianze delle persone presenti sul luogo al momento dell’accaduto. L’ambulanza ha trasportato d’urgenza la vittima presso il Policlinico Agostino Gemelli, sottoposta il giorno successivo, ad un delicato intervento chirurgico, durato 5 ore, per la ricostruzione della mandibola.

Ieri l’arresto dell’indagato

Ieri, personale del commissariato Prati ha eseguito l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP del Tribunale di Roma e richiesta dalla locale Procura della Repubblica, nei confronti di S.E., romano di 24 anni, gravemente indiziato di lesioni personali aggravate.

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Lite tra fratelli rischia di finire in tragedia

Lite tra fratelli rischia di finire in tragedia. I Carabinieri della Stazione Roma Porta Portese, coordinati dalla Procura di Roma, hanno arrestato un 58enne con precedenti che, al culmine di un violento alterco, avrebbe afferrato un coltello e avrebbe quindi tentato di colpire il fratello 72enne con diversi fendenti, uno dei quali andato a segno alla coscia, in prossimità dell’arteria femorale.

Lite iniziata per futili motivi

Lo scorso pomeriggio, i due fratelli, entrambi originari della provincia di Siracusa, hanno discusso per futili motivi, innescati dall’aggressività verbale del 58enne nei confronti della loro madre centenaria, con cui condivide l’abitazione in via Alessandro Pieri. Il 58enne, nel corso della lite, avrebbe prelevato un grosso coltello dal cassetto della sua camera e si sarebbe scagliato contro il fratello maggiore sferrando diversi fendenti al corpo.

Vittima ferita alla gamba sinistra

La vittima ha a schivato diversi colpi, per poi subirne uno alla gamba sinistra. I Carabinieri, a seguito della chiamata giunta al 112, sono immediatamente intervenuti presso l’abitazione e hanno trovato il 58enne, visibilmente ubriaco, nella sua camera da letto ancora in possesso del coltello e il 72enne, sanguinante e in stato di semi-incoscienza, in cucina.

Ferito trasportato al San Camillo

Il personale del 118 ha trasportato la vittima all’ospedale “San Camillo – Forlanini”, con lesioni giudicate guaribili in 20 giorni. Arresto per il 58enne, poi convalidato con l’accusa di tentato omicidio e quindi sottoposto agli arresti domiciliari con l’applicazione del braccialetto elettronico.

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Travestito aggredisce autista a Ostia perché non lo fa scendere fuori fermata

Travestito aggredisce autista a Ostia perché non lo fa scendere fuori fermata. È accaduto ieri mattina in via Baffigo. «Fammi scendere qui», avrebbe detto il passeggero travestito da donna e, al logico rifiuto del conducente non essendo una fermata dello 062 ATAC, lo ha picchiato a sangue, per poi fuggire a piedi. La polizia, chiamata dai passeggeri che avevano assistito al pestaggio, è arrivata velocemente sul posto con una Volante, rintracciando l’aggressore e denunciandolo a piede libero. L’autista del mezzo è invece stato trasportato all’ospedale Grassi in ambulanza in codice giallo.

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Aggredisce l’ex compagna e poi i Carabinieri: 42enne arrestato

Aggredisce l’ex compagna e poi i Carabinieri: 42enne arrestato in zona Torrenova. Numerose telefonate ieri al “112”, per segnalare un uomo che stava aggredendo una donna nel parcheggio di un condominio di via della Tenuta di Torrenova. La Centrale Operativa dei Carabinieri ha immediatamente dirottato sul posto la pattuglia più vicina, quella del Comando Stazione Roma Tor Vergata e i militari arrivati nel luogo indicato hanno sorpreso un romano di 42 anni, incensurato, che stava ancora urlando e strattonando una ragazza romana di 34 anni, risultata essere la sua ex compagna.

Interruzione del rapporto sentimentale causa dell’aggressione del 42enne

I motivi della discussione starebbero proprio nella brusca interruzione del loro rapporto sentimentale, evidentemente mal digerita dal 42enne. Alla vista dei Carabinieri, l’uomo ha opposto resistenza, tentando più volte di colpire i militari con calci e pugni e rimediando così l’arresto poiché gravemente indiziato di resistenza a pubblico ufficiale. Il 42enne dovrà rispondere anche dell’accusa di maltrattamenti in famiglia. La ragazza non ha riportato conseguenze fisiche. Convalidato l’arresto del 42enne.

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SAPPE: “Ennesima giornata di follia a Rebibbia”

Dopo l’ennesima giornata di follia e violenza vissuta nel carcere romano di Rebibbia, con due appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria feriti da un detenuto africano, è ferma la denuncia del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE. «Quel che è accaduto nel carcere di Rebibbia, con la violenta aggressione a due poliziotti ai quali va tutta la nostra vicinanza e solidarietà, ha riportato alla ribalta le difficoltà della struttura detentiva e delle gravi condizioni operative nelle quali lavora ogni giorno il personale di Polizia Penitenziaria», spiega Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE.

Ennesima aggressione al personale della Polizia Penitenziaria

«Purtroppo, ancora una volta, dobbiamo dare conto dell’ennesima grave aggressione in danno del personale della Polizia penitenziaria. Nel primo pomeriggio di ieri, presso il reparto detentivo “G11” della casa circondariale di Rebibbia N.C., un detenuto di origine africana, sembrerebbe con problemi psichiatrici, ha aggredito, senza nessun motivo, due agenti penitenziari. All’atto della conta delle 15, il detenuto si trovava immobile sul proprio letto e non rispondeva agli stimoli del collega. Allora, l’agente di sezione, preoccupato per lo stato di salute del detenuto richiedeva l’intervento in ausilio di un secondo collega al fine di entrare all’interno della cella e verificare le condizioni del soggetto. Una volta entrati, però, il detenuto, inaspettatamente balzava all’impiedi, dapprima cercando di infilzarli con una forchetta, e poi li aggrediva colpendoli ripetutamente con il manico di una scopa. Solo dopo aver subito ripetute percosse riuscivano a immobilizzarlo. I due agenti, dopo aver sedato gli animi dell’aggressore, venivano accompagnati in ospedale riportando rispettivamente due e tre giorni di prognosi.

Aggressore non nuovo a episodi del genere

L’aggressore sembrerebbe essere non nuovo a episodi del genere. Ci risulta, infatti, che abbia già aggredito altri poliziotti penitenziari nel carcere di Frosinone. Speriamo, almeno, in un pronto intervento del D.A.P. in modo che il facinoroso sia messo subito in partenza. Come sempre un plauso va ai due colleghi, al Capo Reparto del “G11”, al Preposto del reparto “G11” che stoicamente hanno affrontato l’ennesima grave criticità mettendo a rischio, come ogni giorno, la propria incolumità fisica per assicurare l’ordine e la sicurezza dell’istituto». Capece sottolinea ancora come: «la consistente presenza di detenuti con problemi psichiatrici è causa da tempo di gravi criticità per quanto attiene l’ordine e la sicurezza del carcere di Rebibbia. Il personale di Polizia Penitenziaria è stremato dai logoranti ritmi di lavoro a causa delle violente e continue aggressioni.

Grave non aver trovato soluzioni

Ed è grave che, pur essendo a conoscenza delle problematiche connesse alla folta presenza di detenuti psichiatrici, le Autorità competenti non sia ancora state in grado di trovare una soluzione. Ogni giorno nelle carceri italiani succede qualcosa, ed è quasi diventato ordinario denunciare quel che accade tra le sbarre. Così non si può andare più avanti: è uno stillicidio continuo e quotidiano. E anche la gestione dei detenuti con problemi psichiatrici, che hanno invaso le carceri dopo la chiusura degli O.P.G. e fatto aumentare il numero degli eventi critici, merita attenzione ed una urgente e compiuta risoluzione».

SAPPE: Se non in grado di gestire ci si deve dimettere

Dura la presa di posizione del SAPPE: «Se gli attuali vertici ministeriali, dipartimentali e regionali non sono in grado di garantire l’incolumità fisica ai poliziotti penitenziari devono dimettersi tutti! Le carceri sono in mano ai delinquenti e l’Amministrazione Penitenziaria ha affidato e le politiche penitenziari ai Garanti dei detenuti, facendo venire meno la sicurezza delle strutture. È una vergogna! Fare il poliziotto penitenziario in carcere è sempre più pericoloso e noi ci sentiamo abbandonati da tutti: dalle Istituzioni, dalla politica e soprattutto da Ministero della Giustizia e Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria».