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Euripide al Teatro Arcobaleno dal 24 febbraio

Euripide, con la straordinaria interprete Francesca Benedetti, accanto a Micol Pambieri e Silvia Siravo, ritorna al Teatro Arcobaleno, dal 24 febbraio al 5 marzo. Il testo euripideo rivela infatti forti e stimolanti ambiguità. Protagonista è il dio stesso del teatro, Dioniso. E il punto centrale della tragedia, è il contrasto tra il Dio Dioniso e il Re Penteo: da una parte il Dio che rappresenta l’inconscio, con cui l’uomo è chiamato a relazionarsi, il Dio che rende l’aspetto irrazionale il punto principale del suo culto; dall’altra il sovrano presuntuoso, che rifiuta di accettare l’esistenza dell’irrazionale, non riconoscendo la “deità” di Dioniso.

La tragedia di Euripide

La tragedia euripidea è il racconto di una società in declino che non ha più difese culturali per fargli distinguere le tentazioni seducenti di un’irresponsabilità sociale da un vivere assennato. Il culto della personalità, incarnato dalla figura di Dioniso, rappresenta il corto circuito epocale che attraversa ogni tempo e declina ogni despotismo. Un allestimento attualissimo dove la scena diviene “stanza della tortura” e il Dio del massacro agisce indisturbato.

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Ifigenia in Aulide di Euripide al Teatro Arcobaleno

Ifigenia in Aulide di Euripide, nella versione italiana di Fabrizio Sinisi, con la regia di Alessandro Machìa, in scena al Teatro Arcobaleno dal 9 al 18 dicembre. Protagonisti: Andrea Tidona, Alessandra Fallucchi (Clitemnestra), Paolo Lorimer (Menelao), Roberto Turchetta (Achille), Carolina Vecchia (Ifigenia). Coro: Lorenza Molina, Elisa Galasso, Carlotta De Cesaris, Chiara Sciá.

Ifigenia, ultima delle tragedie euripidee

Ultima delle tragedie euripidee, rappresentata postuma nel 399 a.C. in un periodo di profonda crisi del modello della pòlis greca, di lì a poco ci sarebbe stata la disfatta di Atene contro Sparta e la fine di un modello politico e democratico, Ifigenia in Aulide è una tragedia ambigua in cui, come nell’Alcesti, si mette in scena un sacrificio e una morte che poi si riveleranno apparenti. Gli dèi di fatto non ci sono più, il tragico sembra franare: gli eroi in Euripide sono solo uomini lacerati, deboli, mutevoli che agiscono in base ai loro desideri e alle loro paure, lontani anni luce sia dal modello omerico che da quello eschileo.

La ragione strumentale

A dominare è la ragione strumentale e il discorso del potere. Emblematico, in questo senso, è il trattamento che Euripide fa di Achille, eroe demitizzato, quasi un personaggio comico, incapace di corrispondere al suo stesso mito originario; che non agisce, evita lo scontro con i soldati facendosi paladino, alla maniera dei sofisti, della persuasione e del dialogo, pur ripetendo, quasi volesse rincorrere quell’Achille omerico che Euripide non gli permette di essere, che lui salverà Ifigenia. Come quando dice a Clitemnestra: «Ti sono apparso come un dio e non lo ero. Ma lo diventerò».