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Omicidi a Villa Pamphili, nulla è come appare

Raxel Ford, l’uomo identificato come killer per due omicidi compiuti a Villa Pamphili il 7 giugno 2025, una bambina di otto mesi ed una donna di 30 anni madre della bambina, in realtà di chiama Charles Frances Kaufmann.
Molti sono i misteri interno a questo caso, primo fra tutti, il profilo dell’uomo che si spacciava un famoso regista e sceneggiatore di fama mondiale, con tanto di documenti e profili social falsi.

Il secondo l’identità della bambina e della madre, non ancora type=’text/javascript’ identificate; da alcune indagini si ritiene la donna si chiamasse Stella, che avesse origini ucraina o russa e che i due, siano stati insieme pochi anni convivendo a Malta dove sarebbe nata la bambina, indicata dall’assassino con il nome di Andromeda; anche questo aspetto rimane incerto.

Il terzo aspetto riguarda le morti, avvenute a distanza di giorni l’una dall’altra, morti diversi e tempi diversi.

A dieci giorni di distanza le autorità italiane cercano di capire chi fossero davvero, nessuna denuncia, nessuno a chiesto di loro e non sono stati ritrovati documenti.

Dopo il ritrovamento dei corpi, il killer è fuggito dall’Italia ed è stato rintracciato pochi giorno dopo sull’isola greca di Skiathos, attualmente si trova in carcere in Grecia, da dove ha contatto l’ambasciata americana chiedendo di essere riportato a casa. Ieri durante l’interrogatorio di fronte ai giudici, è rimasto in silenzio avanzando la richiesta di non essere rimandato in Italia.

Dalle ultime notizie pare che sia stato arrestato cinque volte negli USA per violenza domestica e aggressioni, in passato “ha scontato 120 giorni di carcere per aggressione con un’arma letale che ha causato gravi lesioni fisiche”.

Alessia Torcasio

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Omicidio Petrit Caka: quattro arresti dei Carabinieri

Omicidio Petrit Caka: quattro arresti dei Carabinieri del Nucleo Investigativo del Gruppo di Frascati. I militari hanno dato esecuzione ad una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del Tribunale di Velletri nei confronti di 4 soggetti, tutti gravemente indiziati per l’omicidio avvenuto il 13 dicembre 2022 a Rocca Priora.

Le indagini per l’omicidio

Le indagini, coordinate dalla Procura di Velletri, attivate immediatamente a seguito del grave evento omicidiario, hanno consentito di individuare e perimetrare gravi indizi di colpevolezza a carico dei 4 soggetti, una donna e tre uomini, tutti di nazionalità albanese di età compresa tra i 27 e i 33 anni. Le immediate attività dei Carabinieri hanno consentito, infatti, di ricostruire i movimenti degli indagati nell’area romana nei giorni antecedenti e immediatamente successivi all’omicidio, grazie all’acquisizione di numerose telecamere, la cui analisi ha permesso di individuare altresì il veicolo utilizzato e i tragitti percorsi.

Cristallizzato il ruolo degli indagati

Il prosieguo delle indagini, anche di natura tecnica, ha consentito di cristallizzare il ruolo dei singoli indagati, di cui alcuni con precedenti penali in Albania, ipotizzando anche il possibile movente nonché la sequenza di come è stato organizzato e svolto il grave fatto reato. Tra gli indagati colpiti dal provvedimento restrittivo risulta esserci la moglie del deceduto, gravemente indiziata di essere la mandante dell’uxoricidio, maturato anche nel possibile alveo di annosi maltrattamenti nell’ambito familiare da lei subìti.

Vedova mandante omicidio

La donna, pertanto, verosimilmente animata da questo movente, interessava il fratello, il quale, in compagnia di un complice, il 10.12.2022 raggiungeva l’aeroporto di Roma Fiumicino dall’Albania. Il 13.12.2022, i due giovani sono gravemente indiziati di avere inscenato una rapina in abitazione, degenerata, perpetrando il cruento omicidio colpendo il Caka con diversi fendenti sul corpo e sul capo con un coltello; terminato l’omicidio i due esecutori materiali riuscivano a dileguarsi, rientrando in Albania il giorno stesso dell’uccisione tramite aereo e grazie al supporto logistico curato da un ulteriore ragazzo albanese. Grazie alla condivisione delle informazioni in possesso, la moglie e due dei tre soggetti albanesi sono stati fermati in Italia.

Donna trovata a Rocca di Papa

La donna è stata trovata all’interno di una nuova abitazione di Rocca di Papa (Rm); uno dei due giovani, invece, era in procinto di abbandonare il territorio nazionale, imbarcandosi da Bari su una nave diretta a Durazzo, venendo tuttavia prontamente fermato, grazie alle indicazioni dei Carabinieri di Frascati, dalla Polizia di Frontiera di Bari. L’ultimo arrestato, invece, è stato fermato mentre viaggiava in auto nei pressi della via Cassia. Il cognato della vittima invece è ricercato con un mandato di arresto europeo sia in Italia che in Albania con la stretta sinergia tra Carabinieri e Interpol.

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L’omicida di Andrea Fiore è Daniele Viti

L’omicida di Andrea Fiore è Daniele Viti, che ha confessato di aver sparato e ucciso l’uomo in via dei Pisoni. Questo emerge chiaramente dal decreto di fermo del pm Eleonora Fini nei confronti del complice dell’omicidio, Danilo Rondoni, il secondo uomo accusato di aver fatto parte del piano criminale. Il carrozziere avrebbe avuto la colpa di essere un amico di Luigi Finizio. I due, fingendosi poliziotti, avevano inizalmente “rapito” per qualche ora un vicino di casa di Fiore per carpirgli notizie, sequestrandogli cellulare e portafogli. Rilasciandolo, gli consegnano il portafogli di Viti invece del suo. Un errore decisivo che porterà al riconoscimento dello stesso Viti. Rondoni avrebbe messo la pistola in mano a Viti che avrebbe fatto partire un colpo con l’arma poi rintracciata proprio in casa di Viti dalla polizia. Questa la sua dichiarazione: “Fiore è uscito con l’accetta e Rondoni mi ha detto ‘Spara, spara’ e mi è partita una botta e lui è cascato per terra all’indietro e si è chiuso la porta da solo”.

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Omicidio alla Borghesiana nella notte

Omicidio alla Borghesiana nella notte. Il 52enne N.P.T., di origini calabresi, ha subito un agguato ed è stato ucciso a coltellate. Secondo le prime ricostruzioni dell’accaduto, stava cercando di far ripartire il proprio autoveicolo. Lo avrebbero così sorpreso alle spalle. Trasportato in ambulanza in codice rosso al pronto soccorso del Policlinico di Tor Vergata, l’uomo è deceduto poco dopo. Fatale un colpo nella zona del collo. L’assassino sarebbe fuggito a piedi. In corso le indagini per capire innanzi tutto i motivi dell’aggressione.

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Rintracciato il mandante dell’omicidio di Selavdi Shelaj

Rintracciato il mandante dell’omicidio di Selavdi Shelaj. I Carabinieri del Comando Provinciale di Roma hanno infatti dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal GIP del Tribunale di Roma su richiesta della DDA della locale Procura della Repubblica, a carico di MOLISSO Giuseppe, pregiudicato 40enne, gravemente indiziato di essere il mandante dell’omicidio del cittadino albanese SHELAJ Selavdi, nonché a carico del cognato CIANFROCCA Guido, gravemente indiziato del reperimento dell’arma del delitto.

Delitto avvenuto il 20-09-2020 al chiosco Bora Bora di Torvajanica

Il 20.09.2020, nei pressi del chiosco “Bora Bora” sito sul lungomare Sirene di Torvajanica, in quel momento affollato di bagnanti, un uomo con volto travisato da mascherina e bandana esplodeva, da breve distanza, due colpi di pistola calibro 7,65 browning contro SHELAJ Selavdi, detto “Simone”, colpendolo mortalmente al collo. Il successivo 17.12.2021, grazie alle investigazioni del Nucleo Investigativo Carabinieri di Frascati e della Squadra Mobile di Roma, gli esecutori di tale delitto erano individuati in BENNATO Enrico, fratello del più noto pregiudicato romano BENNATO Leandro, e nell’argentino CALDERON Raul Esteban, quest’ultimo già tratto in arresto poiché gravemente indiziato di essere l’esecutore anche dell’omicidio del capo ultras della Lazio PISCITELLI Fabrizio detto “Diabolik”.

Rintracciato il mandante dopo le indagini del Nucleo Investigativo

Le indagini che hanno portato all’odierno provvedimento cautelare, svolte dal Nucleo Investigativo Carabinieri di Roma dietro il coordinamento della DDA della Procura della Repubblica capitolina, oltre a corroborare il quadro accusatorio nei confronti di tutti gli indagati con nuovi elementi investigativi, consentivano di far piena luce anche in relazione alle fasi progettuali ed esecutive del delitto raccogliendo numerosi gravi indizi di reità a carico del pregiudicato romano MOLISSO Giuseppe, ritenuto il mandante, nonché a carico del cognato CIANFROCCA Guido, colui che avrebbe reperito l’arma del delitto, e del ricettatore D.L., colui che avrebbe fornito lo scooter provento di furto utilizzato dai killer.

Mandante già detenuto in carcere

MOLISSO Giuseppe era già detenuto poiché tratto in arresto dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma poiché gravemente indiziato di essere il mandante del duplice tentato omicidio in danno dei fratelli COSTANTINO, avvenuto il 13.07.2021 nel quartiere Alessandrino. Al pregiudicato di origini napoletane era stato notificato il provvedimento restrittivo unitamente a CALDERON Raul Esteban, gravemente indiziato di essere l’esecutore anche di tale agguato. Il complesso delle attività di indagine permetteva di ipotizzare che il movente dell’omicidio di SHELAJ Selavdi fosse riconducibile a un’azione di carattere vendicativo a seguito dell’agguato consumato in data 14.11.2019 nei confronti di BENNATO Leandro, soggetto molto vicino a MOLISSO Giuseppe.