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Ennesima giornata di follia a Regina Coeli

Ennesima giornata di follia e violenza nel carcere romano di Regina Coeli, dove solamente il tempestivo intervento dei poliziotti penitenziari ha tamponato le conseguenze di una improvvisa e sciagurata rissa tra detenuti.

La denuncia del SAPPE

Lo denuncia il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE per voce del Segretario Nazionale del Lazio Maurizio Somma. «Quel che è accaduto ha riportato alla ribalta le difficoltà della struttura detentiva di Trastevere e le gravi condizioni operative nelle quali lavora ogni giorno il personale di Polizia Penitenziaria. Dove sono ora quelli che rivendicano ad ogni piè sospinto più diritti e più attenzione per i criminali, ma si scordano sistematicamente dei servitori dello Stato, come gli Agenti di Polizia Penitenziaria e gli appartenenti alle Forze dell’Ordine, che ogni giorno rischiano la vita per la salvaguardia delle Istituzioni?», si chiede provocatoriamente Somma.

Ennesima giornata difficile per una rissa

«Nella mattinata di martedì, presso la Sesta sezione, si sono fronteggiati detenuti italiani ed arabi: la situazione è stata riportata alla calma in poche ore grazie alla grande professionalità degli agenti, ma il vicecomandante di Reparto della Polizia Penitenziaria è stato successivamente portato al Pronto Soccorso dove gli sono stati dati 10 giorni di prognosi». Somma denuncia: «La cosa più grave che emerge da questa ennesima rissa è che nulla l’Amministrazione riesce a porre in essere per eliminare queste lotte tra bande in cui potrebbe anche avere epiloghi peggiori».

Impietoso Donato Capece segretario generale del SAPPE

Impietoso il giudizio di Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE: «Così non si può andare più avanti: è uno stillicidio continuo e quotidiano. Ogni giorno nel carcere di Regina Coeli a Roma succede qualcosa di grave. Le carceri italiane sono un colabrodo per le precise responsabilità di ha creduto che allargare a dismisura le maglie del trattamento a discapito della sicurezza interna ed in danno delle donne e degli uomini della Polizia Penitenziaria. Solamente l’intervento del personale di Polizia Penitenziaria è riuscito a riportare la calma a Regina Coeli. Ovviamente tutto ciò si è potuto verificare grazie allo scellerato regime “aperto” e solamente la prontezza e professionalità del personale intervenuto ha evitato un epilogo ben più drammatico».

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Altro grave episodio a Rebibbia

Altro grave episodio, ieri pomeriggio, nella Casa Circondariale Nuovo Complesso di Rebibbia, dove un detenuto ha preso alle spalle un poliziotto e, puntandogli contro un punteruolo artigianale, gli ha temporaneamente sottratto le chiavi della Sezioni. A riferire è il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE. «Si sono vissuti momenti di vera tensione, per fortuna scongiurati dal tempestivo intervento di altri poliziotti», denuncia il segretario nazionale per il Lazio del SAPPE Maurizio Somma.

Grave episodio denunciato dal SAPPE

«Un detenuto del 1 piano Reparto G12, con un punteruolo artigianale, ha preso alle spalle un Agente e si è fatto conservare le chiavi della Sezione. Dopo aver dato tempestivamente l’allarme, l’addetto alla Sorveglianza generale ed il Preposto di Polizia Penitenziaria del Reparto sono riusciti tempestivamente a farsi consegnare dal detenuto sia chiavi che il punteruolo. I poliziotti in servizio nel carcere CCNC di Roma Rebibbia sono stati bravissimi a contenere le violente intemperanze dell’uomo, ma la situazione è insostenibile».

Solidarietà espressa da Donato Capece

Solidarietà ai poliziotti in servizio a Rebbia arriva anche da Donato Capece, segretario generale del SAPPE: «Torno a denunciare come la consistente presenza di detenuti con problemi psichiatrici, come il soggetto protagonista del grave evento di cui si è reso responsabile a Rebibbia Nuovo Complesso, è causa da tempo di gravi criticità per quanto attiene l’ordine e la sicurezza delle carceri laziali e del Paese. Il personale di Polizia Penitenziaria è stremato dai logoranti ritmi di lavoro a causa delle violente e continue aggressioni.

Trovare soluzioni

Ed è grave che, pur essendo a conoscenza delle problematiche connesse alla folta presenza di detenuti psichiatrici, le Autorità competenti non sia ancora state in grado di trovare una soluzione. Ogni giorno nelle carceri italiane, per adulti e minori, succede qualcosa, ed è quasi diventato ordinario denunciare quel che accade tra le sbarre. Così non si può andare più avanti: è uno stillicidio continuo e quotidiano».

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Tentativo di sequestro di un agente al carcere di Regina Coeli

Tentativo di sequestro di un agente al carcere di Regina Coeli di Roma, che resta al centro delle cronache per le continue violenze e gli atti di aggressione contro il personale di Polizia Penitenziaria, di cui si rendono protagonisti alcuni detenuti. Gravissimo l’ultimo grave episodio, nella notte appena trascorsa, sul quale ha riferito Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, il primo e più rappresentativo della Categoria:

Tentativo di sequestro verificatosi nella tarda serata di ieri

«Nella tarda serata di ieri si è infatti verificato il tentativo di sequestro ai danni di un Agente scelto di Polizia Penitenziaria, non andato a buon fine grazie alla prontezza di riflessi del collega ed anche all’intervento di un lavorante. Autori due detenuti italiani, trentenni, ristretti per reati connessi agli stupefacenti. Uno dei due detenuti, per altro, si era già reso protagonista l’altro ieri di un episodio di aggressione verso un altro poliziotto, sempre in Settima Sezione. Tornando a ieri, i due hanno puntato un coltello rudimentale alla gola al collega e, tenendolo per il collo, hanno cercato di chiuderlo nella loro cella. Gli hanno tolto le chiavi, ma lui ha opposto resistenza e non sono riusciti nell’intento. I detenuti si sono barricati nella cella ed è intervenuto, poi, il vicecomandante per riportare, nella notte, la situazione alla normalità.

SAPPE dice basta

Il SAPPE adesso dice veramente basta! Va bene il rischio del mestiere ma a questo punto sta diventando sempre più pericoloso fare questo lavoro senza uomini e mezzi appropriati e senza una formazione adeguata». Capece ricorda che da mesi il SAPPE denuncia le gravi violenze contro i poliziotti delle carceri italiane, sempre più spesso aggrediti, minacciati, feriti, contusi e colpiti con calci e pugni da detenuti e la mancata assunzione di provvedimenti in materia di ordine e sicurezza delle carceri da parte del Ministero della Giustizia a tutela degli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria.

Eventi contro agenti aumentati

«Gli eventi critici contro gli appartenenti alla Polizia Penitenziaria sono aumentati in maniera spaventosa, anche per effetto della vigilanza dinamica e del regime detentivo aperto. E tutto questo in assenza di provvedimenti utili a garantire la sicurezza e l’incolumità del personale di Polizia Penitenziaria». Da qui l’appello del SAPPE al Ministero della Giustizia per solleciti interventi per il reparto di Polizia Penitenziaria del carcere di Regina Coeli.

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Un detenuto è morto ieri nel carcere di Regina Coeli

Un detenuto straniero di 36 anni è morto ieri nel carcere romano di Regina Coeli, dove era ristretto per scontare fino al 2024 una pena inflitta per il reato di rapina aggravata. A dare la notizia è il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE. Maurizio Somma, segretario nazionale SAPPE per il Lazio, ricostruisce i drammatici momenti: «L’uomo aveva precedenti di tossicodipendenza che possono avere significativamente inciso sulle cause della morte, sembra legate a un malore. In corso però accertamenti più approfonditi.

Soccorsi al detenuto inutili

A nulla sono valsi i soccorsi prestati dal personale di Polizia Penitenziaria e dai sanitari che non hanno potuto fare altro che certificare il fulmineo decesso. Ancora un decesso per un soggetto che, forse, poteva anche non essere in carcere in relazione alla sua posizione giuridica e stato di salute». Così Donato Capece, segretario generale SAPPE: «La situazione nelle carceri resta allarmante, altro che emergenza superata. Ci troviamo a commentare una tragedia umana avvenuta in quei moderni lazzaretti che sono diventati i penitenziari italiani, nei quali secondo recenti studi di settore è stato accertato che almeno una patologia è presente nel 60-80% dei detenuti.

Due detenuti su tre sono malati

Questo significa che almeno due detenuti su tre sono malati e fa comprendere in quali critiche, difficili e pericolose condizioni lavorano le donne e gli uomini del Corpo di polizia penitenziaria». Capece mercoledì 13 aprile ha manifestato a Roma, davanti al Ministero della Giustizia, con altri sindacati autonomi di polizia penitenziaria per denunciare quanto e come sia importante e urgente prevedere un nuovo modello custodiale.

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Cella a fuoco a Regina Coeli

Ancora un grave fatto violento all’interno delle carceri laziali, segnatamente una cella a fuoco nella struttura detentiva di Regina Coeli, che avrebbe avuto tragiche conseguenze se l’intervento degli Agenti di Polizia Penitenziaria non fosse stato tempestivo e provvidenziale. La denuncia è di Maurizio Somma, segretario nazionale per il Lazio del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, che ricostruisce quel che è avvenuto ieri nella struttura carceraria di via della Lungara:

Cella incendiata da un detenuto

«Oggi un detenuto italiano ha incendiato la cella dove era ubicato con altri due. Quattro agenti e un ispettore sono prontamente intervenuti per spegnere l’incendio e portare fuori dalla cella, che era satura di denso fumo nero, i tre detenuti che nel frattempo si erano barricati in bagno armati di bastone. Il soggetto ha poi aggredito con calci pugni e sputi gli operanti che, per fortuna, non hanno riportato lesioni. È il secondo episodio nel giro di pochi giorni e per le medesime motivazioni, ottenere il trasferimento in un altro carcere».

Altro fatto grave la scorsa settimana

Somma ricorda che «la settimana scorsa un altro giovane detenuto italiano (poi trasferito d’urgenza a Velletri) ha dato in escandescenze, distrutto tutte le suppellettili della cella dove si trovava con altri due e poi reso completamente inagibili altre due celle, (distruggendone muri, pavimento e bagno) dove era stato, in successione ubicato in regime di rischio e sorveglianza a vista, e ha poi aggredito un agente minacciandolo con una lametta al collo. Anche in questo caso nessun ferito grazie alla prontezza degli agenti ma è indice del clima di tensione. La situazione a Regina Coeli è molto critica e servono urgenti provvedimenti».

Solidarietà del SAPPE ai poliziotti intervenuti

Il segretario generale del SAPPE Donato Capece esprime solidarietà ai poliziotti intervenuti. «Urgono interventi concreti da parte dell’Amministrazione Penitenziaria regionale a tutela del personale che lavora nelle carceri italiane, del Lazio e in particolare a Regina Coeli». Capece ricorda che da mesi il SAPPE denuncia le gravi violenze contro i poliziotti delle carceri italiane, sempre più spesso aggrediti, minacciati, feriti, contusi e colpiti con calci e pugni da detenuti e la mancata assunzione di provvedimenti in materia di ordine e sicurezza delle carceri da parte del Ministero della Giustizia a tutela degli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria, sintomo evidentemente di una mancanza di progettualità dell’esecuzione della pena e, in questo, contesto del ruolo dei Baschi Azzurri.

Assenza di provvedimenti per garantire sicurezza

«Gli eventi critici contro gli appartenenti alla Polizia Penitenziaria sono aumentati in maniera spaventosa e, come dimostra quel che è avvenuto a Regina Coeli, gli eroici poliziotti penitenziari rischiano davvero la vita per fronteggiare la follia criminale di certi delinquenti che anche in carcere non si fanno scrupoli di mettere a repentaglio la vita delle persone. E tutto questo in assenza di provvedimenti utili a garantire la sicurezza e l’incolumità del personale di Polizia Penitenziaria». Da qui l’appello del SAPPE al Ministero della Giustizia per solleciti interventi per il reparto di Polizia Penitenziaria del carcere di Regina Coeli.

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Suicido a Regina Coeli

«Si è tolto la vita nel carcere Regina Coeli di Roma, dove era ristretto nel Centro Clinico in isolamento perché percosso da altri ristretti, un detenuto originario della Georgia». A dare la notizia è Maurizio Somma, segretario nazionale per il Lazio del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria.

Intervento immediato dei poliziotti non ha sventato il suicidio

«Il pur tempestivo intervento dei poliziotti e degli infermieri non ha purtroppo permesso di salvare la vita all’uomo, che era in carcere per il reato di furto. Una brutta e triste notizia». Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, il primo e più rappresentativo dei Baschi Azzurri, ricorda che nello scorso anno 2021 i suicidi in carcere furono 57 e richiama un pronunciamento del Comitato nazionale per la Bioetica che sui suicidi in carcere aveva sottolineato come

Suicidio solo un aspetto della crisi d’identità che il carcere determina

«il suicidio costituisce solo un aspetto di quella più ampia e complessa crisi di identità che il carcere determina, alterando i rapporti e le relazioni, disgregando le prospettive esistenziali, affievolendo progetti e speranze. Il suicidio di un detenuto rappresenta un forte agente stressogeno per il personale di polizia e per gli altri detenuti. La via più netta e radicale per eliminare tutti questi disagi sarebbe quella di un ripensamento complessivo della funzione della pena e, al suo interno, del ruolo del carcere. Proprio il suicidio è spesso la causa più comune di morte nelle carceri. Gli istituti penitenziari hanno l’obbligo di preservare la salute e la sicurezza dei detenuti, e l’Italia è certamente all’avanguardia per quanto concerne la normativa finalizzata a prevenire questi gravi eventi critici.

Fondamentale eliminare l’ozio nelle celle

Fondamentale è eliminare l’ozio nelle celle. Altro che vigilanza dinamica. L’Amministrazione Penitenziaria non ha affatto migliorato le condizioni di vivibilità nelle celle, perché ad esempio il numero dei detenuti che lavorano è irrisorio rispetto ai presenti, quasi tutti alle dipendenze del Dap in lavori di pulizia o comunque interni al carcere, poche ore a settimana». Da qui il rinnovo dell’invito al Guardasigilli Marta Cartabia di trovare una soluzione urgente ai problemi penitenziari dell’intero Paese.

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La guerra preoccupa anche le carceri italiane

Anche nelle carceri italiane c’è preoccupazione per le sorti della guerra in Ucraina, ma la situazione è sotto controllo e costantemente monitorata dalle donne e dagli uomini del Corpo di Polizia Penitenziaria. «In Italia lo scorso 31 gennaio, avevamo detenute 237 persone di nazionalità ucraina: 233 uomini e 12 donne. Complessivamente 70, invece, quelle originarie della Federazione Russa: 7 le donne e 63 gli uomini.

Apprensione per la guerra

Come è comprensibile, queste donne e questi uomini vivono con apprensione le sorti dei loro familiari in questo drammatico momento. Comunque è costante il monitoraggio e molto alta l’attenzione da parte degli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria che vigilano e controllano», spiega Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, commentando la lettera circolare inviata il 24 febbraio scorso ai Provveditorati regionali e a tutti gli istituti dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria. La lettera dispone di agevolare la continuità dei rapporti di questi detenuti con i familiari o i conviventi residenti nella madre patria o in altri Paesi esteri.

Intensificata l’attività di osservazione

«Come già avvenuto in altri episodi simili, la Polizia Penitenziaria, che sta nella prima linea delle sezioni detentive 24 ore al giorno, a diretto contatto con i detenuti, ha intensificato da subito l’attività di osservazione volta all’individuazione di eventuali segnali di criticità in ordine a tali gravi eventi, in particolare da parte dei ristretti originari dei Paesi in conflitto», conclude Capece.

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Cronaca

Telefonini e droga a Rebibbia

Telefonini e droga a Rebibbia. Un ennesimo allarme per le carceri del Lazio e ancora una volta i problemi sono incentrati sull’uso ed il possesso di telefoni cellulari.

Denuncia del sindacato autonomo SAPPE

La denuncia è del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, per voce del segretario generale SAPPE Donato Capece, che da notizia di una fruttuosa perquisizione eseguita dalla Polizia Penitenziaria nella Casa di reclusione di Rebibbia: «Questa mattina, durante una perquisizione finalizzata alle attività di controllo e verifica per contrastare l’illecita introduzione di telefonini e sostanza stupefacente all’interno dell’Istituto, il personale di Polizia Penitenziaria ha rinvenuto smarthpone, droga e pendrive». Capece ricorda gli allarmi lanciati dal SAPPE da diversi mesi:

Nel periodo Covid-19 si è cercato di fare entrare di tutto nelle carceri

«Anche tramite i pacchi postali destinati ai detenuti in periodo di Covid-19 si è tentato di fare entrare nelle carceri di tutto. La Polizia Penitenziaria è impegnata nel contrasto di questo nuovo fronte di illegalità, che sta iniziando a creare grosse ed evidenti difficoltà al sistema. Non sappiamo più in quale lingua del mondo dire che le carceri devono essere tutte schermate all’uso di telefoni cellulari e qualsiasi altro apparato tecnologico che possa produrre comunicazioni nonchè altrettanto necessario è prevedere uno specifico reato penale per coloro che vengono trovati in possesso di cellulari in carcere. I penitenziari sono sicuri assumendo i provvedimenti necessari per potenziare i livelli di sicurezza e nuovi Agenti di Polizia Penitenziaria».

Impietoso il giudizio del SAPPE

Ed è impietoso il giudizio del SAPPE sulla attuale situazione penitenziaria: «I dati ci confermano che le aggressioni, i ferimenti, le colluttazioni, che spessissimo vedono soccombere anche gli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria, sempre più contusi e feriti da una parte di popolazione detenuta prepotente e destabilizzante, sono sintomo di una situazione allarmante, per risolvere la quale servono provvedimenti di tutela per gli Agenti e di sicurezza per le strutture carcerarie», conclude.

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Drone con cellulari e hashish intercettato a Rebibbia

Importante operazione di servizio della Polizia Penitenziaria di Rebibbia, a Roma, che ha sequestrato diversi telefoni cellulari e dello stupefacente che era stato introdotti nel Nuovo Complesso della Casa circondariale attraverso un drone. A dare la notizia è il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, per voce del Segretario Nazionale per il Lazio Maurizio Somma.

Personale ha intercettato il drone

Il sindacalista spiega che il personale di Polizia Penitenziaria di Rebibbia «è stato molto bravo ad intercettare il drone ed a eseguire prontamente una perquisizione che ha permesso di sequestrare più di dieci telefonini, pani di hashish, cavi e fili per la ricarica degli apparecchi telefonici e svariate carte Sim. L’attenta sorveglianza posta in essere alla video sorveglianza ha consentito ai Baschi Azzurri di rilevare la presenza del drone nonostante le tenebre della sera.

Non è la prima volta che accade

Non è la prima volta che si rinvengono involucri contenenti droga e telefonini illecitamente introdotti con droni; una vera e propria “manna dal cielo” per i detenuti destinatari che possono condurre i loro illeciti traffici anche con l’esterno. Vengono cosi confermate tutte le ipotesi investigative circa l’ormai conclamato fenomeno di traffico illecito a mezzo droni, fenomeno questo favorito anche dalla libertà di movimento dei detenuti a seguito del regime custodiale aperto e delle criticità operative attuali, in cui opera la Polizia Penitenziaria, con dei livelli minimi di sicurezza.

Gravi episodi anche in altri penitenziari

Si pensi, ad esempio, al grave evento critico di Frosinone, avvenuto tempo fa, ove fece ingresso in Istituto una pistola con le stesse modalità. Il compiacimento del SAPPE Lazio va al personale del Reparto di Polizia Penitenziario del Nuovo Complesso di Rebibbia».

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Ennesima giornata di violenza a Rebibbia

Ennesima giornata di sangue e violenza nel carcere romano di Rebibbia, dove ieri due poliziotti sono stati aggrediti e feriti da un detenuto. Così Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria: «Il carcere romano di Rebibbia è interessato a lavori per ristrutturare alcune Sezioni e fare spazio a 50 arrestati attualmente ristretti in altri penitenziari e quindi, nella mattinata di ieri, sono iniziati gli spostamenti da un Reparto ad un altro di alcuni ristretti.

Detenuto psichiatrico già noto per le sue intemperanze

Questo detenuto psichiatrico, tra l’altro già noto per le sue intemperanze, forse avendo sentito o intuito degli spostamenti, ha iniziato a sbattere sul blindo e, una volta attirata l’attenzione dei poliziotti, ha riferito di sentirsi poco bene. Accompagnato, nella locale infermeria, ha incrociato un gruppo di detenuti che stavano per essere trasferiti al Reparto G9 e con in quali in precedenza aveva creato una sorta di sodalizio. E lì l’uomo ha iniziato a dare in escandescenza e a vagare per tutto il Reparto infermeria, pretendendo di essere trasferito nella stessa Sezione dei predetti detenuti. Visto che, ormai, non era più controllabile, si è provveduto a far sostare il detenuto presso il reparto G6 (il reparto infermeria). Tuttavia, però, una volta giunti dinanzi la cella ove è stato trasferito, ha aggredito i poliziotti e, in particolare, ha morso la mano ad un collega che ha dovuto ricorrere alle cure del locale nosocomio ove è stato ritenuto guaribile in 5 giorni».

Dura denuncia di Capece sulla sicurezza a Rebibbia

Capece torna a denunciare: «La consistente presenza di detenuti con problemi psichiatrici è causa da tempo di gravi criticità per quanto attiene l’ordine e la sicurezza del carcere di Rebibbia. Il personale di Polizia Penitenziaria è stremato dai logoranti ritmi di lavoro a causa delle violente e continue aggressioni. Ed è grave che, pur essendo a conoscenza delle problematiche connesse alla folta presenza di detenuti psichiatrici, le Autorità competenti non sia ancora state in grado di trovare una soluzione. Ogni giorno nelle carceri italiani succede qualcosa, ed è quasi diventato ordinario denunciare quel che accade tra le sbarre.

Stillicidio continuo per la Polizia Penitenziaria

Così non si può andare più avanti: è uno stillicidio continuo e quotidiano. E anche la gestione dei detenuti con problemi psichiatrici, che hanno invaso le carceri dopo la chiusura degli O.P.G. e fatto aumentare il numero degli eventi critici, merita attenzione ed una urgente e compiuta risoluzione».