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Lazio, i risvolti della guerra Russia-Ucraina

Continuano i bombardamenti russi sulle città dell’Ucraina. Così come, purtroppo, i profughi e gli sfollati della guerra, che vengono costretti a lasciare il Paese a causa dell’aggravarsi del conflitto bellico.

Tantissime le iniziative che, da tutto il mondo, si schierano a favore della causa ucraina e delle popolazioni colpite. La regione Lazio e il Comune di Roma sono in prima linea per cercare di dare il proprio aiuto. Tuttavia, si vedono anche i primi effetti della guerra all’interno del territorio italiano.

Roma e Lazio, le dimostrazioni di solidarietà

Il Lazio ha già accolto, nei giorni scorsi, i primi profughi sbarcati a Fiumicino. Si tratta di pazienti ucraini, con i loro accompagnatori, che sono giunti con l’aereo Atr 72 della Guardia di finanza. Si tratta del primo volo umanitario della Guardia di finanza per l’evacuazione medica dalla Polonia dei rifugiati ucraini, che si è svolto sotto l’amministrazione del Dipartimento della Protezione Civile e con la collaborazione della Regione Lazio.

«I primi profughi ucraini sono sbarcati a Fiumicino con il volo della Guardia di Finanza. Un ringraziamento a tutto il personale coinvolto, dell’Ares 118, dell’ Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e alla Guardia di Finanza. Il Servizio Sanitario della Regione Lazio è in prima linea per accogliere e curare le persone che stanno vivendo questo tragico momento» hanno fatto sapere dalla Regione.

Ora Roma e gli altri comuni si preparano ad accogliere le tante persone, soprattutto bambini, che continueranno ad arrivare anche nelle prossime settimane.

Sono già centinaia infatti i cittadini romani che hanno deciso di aprire la propria casa per accogliere quanti sono in fuga dalla guerra. Ecco allora che il Campidoglio ha preparato un albo delle famiglie candidatesi, per analizzarne i requisiti.

«Sono oltre 300 le famiglie che hanno scritto alla nostra mail, dedicata all’emergenza Ucraina, rendendosi disponibili ad offrire ospitalità nelle proprie case o nelle seconde abitazioni» ha spiegato l’assessora capitolina alle politiche sociali e alla salute, Barbara Funari. «Abbiamo deciso di aprire un albo dedicato alle famiglie accoglienti, che possono iscriversi al portale messo a disposizione da Refugees Welcome Italia. Le richieste saranno poi valutate tramite colloqui e sopralluoghi presso le abitazioni».

Non solo case

Tuttavia, nella Regione, non si guarda solamente all’accoglienza abitativa, bensì a tutti quegli aspetti che richiamano la normalità della vita umana. Ad esempio, una volta sistemati con un alloggio, sarà poi necessario provvedere all’inserimento dei bambini nelle scuole della Capitale.

Per questo verrà poi istituita una cabina di regia che raccoglierà il numero dei posti disponibili e le richieste. Il Campidoglio offrirà gratuitamente il servizio mensa ai bambini ucraini in arrivo e si attiveranno nuove attività extrascolastiche, con il sostegno di associazioni di genitori e di volontariato, al fine di regalargli la maggiore serenità possibile.

Guerra: le ripercussioni nel Lazio e in Italia

Ma si iniziano a vedere già, a poche settimane dall’inizio del conflitto russo-ucraino, anche le prime ripercussioni della guerra sull’intera Europa. Non solo a livello di migrazioni. In tutta Italia stanno salendo, infatti, i prezzi di carburanti e alimenti. Nel Lazio, benzinai e supermercati sono presi d’assalto.

Per la benzina arrivano addirittura dei veri e propri ladri, portati dal caro benzina. Questi si aggirano tra macchine e motorini parcheggiati e, tramite un con tubo flessibile, asportano il contenuto dai serbatoi. In tutta la Capitale, il fenomeno comincia a preoccupare: una escalation di furti ha colpito dalla periferia al centro storico.

Anche i supermercati, tuttavia, riflettono le difficoltà economiche e la preoccupazione del momento. Se due anni fa, durante il lockdown generale portato dalla pandemia da Covid-19, ad andare a ruba fu il lievito e la farina, a marzo 2022 è l’olio di semi uno dei prodotti di cui si fa scorta. Sempre, purtroppo, per il timore di tagli o sovrapprezzi.

Una situazione paradossale, che ha spinto alcune direzioni di supermercati della regione ad affiggere avvisi alla clientela, imponendo il tetto massimo di acquisto di soli due pezzi, anche per la farina. In altri casi, è stato dato poi mandato al personale dipendente di far sì che la clientela non ecceda nell’acquisto di questi prodotti. Soprattutto perché, a causa degli aumenti e dello stop degli autotrasportatori, potrebbero nel giro di poco tempo non essere più disponibili sugli scaffali.

Le prime difficoltà

Una situazione dunque non facile, sotto diversi punti di vista. Con la benzina ai massimi storici, che supera abbondantemente i 2euro al litro, e il nuovo rincaro degli acquisti. Una realtà che si inserisce nel contesto di un’Italia ancora alle prese con le conseguenze del Covid-19, ora ulteriormente aggravate dalla guerra.

Articolo di Camilla Cavalli

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La guerra preoccupa anche le carceri italiane

Anche nelle carceri italiane c’è preoccupazione per le sorti della guerra in Ucraina, ma la situazione è sotto controllo e costantemente monitorata dalle donne e dagli uomini del Corpo di Polizia Penitenziaria. «In Italia lo scorso 31 gennaio, avevamo detenute 237 persone di nazionalità ucraina: 233 uomini e 12 donne. Complessivamente 70, invece, quelle originarie della Federazione Russa: 7 le donne e 63 gli uomini.

Apprensione per la guerra

Come è comprensibile, queste donne e questi uomini vivono con apprensione le sorti dei loro familiari in questo drammatico momento. Comunque è costante il monitoraggio e molto alta l’attenzione da parte degli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria che vigilano e controllano», spiega Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, commentando la lettera circolare inviata il 24 febbraio scorso ai Provveditorati regionali e a tutti gli istituti dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria. La lettera dispone di agevolare la continuità dei rapporti di questi detenuti con i familiari o i conviventi residenti nella madre patria o in altri Paesi esteri.

Intensificata l’attività di osservazione

«Come già avvenuto in altri episodi simili, la Polizia Penitenziaria, che sta nella prima linea delle sezioni detentive 24 ore al giorno, a diretto contatto con i detenuti, ha intensificato da subito l’attività di osservazione volta all’individuazione di eventuali segnali di criticità in ordine a tali gravi eventi, in particolare da parte dei ristretti originari dei Paesi in conflitto», conclude Capece.

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Uscire dalla guerra: no al nucleare, civile e militare

Questa mattina l’Italia si è svegliata con la notizia del bombardamento della centrale nucleare di Zaporizhzhia, la più grande in Europa.

Le immagini del fuoco scatenato dall’offensiva russa e la paura delle radiazioni hanno animato, già dalle prime ore della giornata, l’opinione pubblica.

Nucleare, la tensione è sempre più alta

Subito dopo il colpo sono arrivate le condanne dei leader mondiali. Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha affermato: «l’attacco scellerato da parte della Russia alla centrale nucleare di Zaporizhzhia. Un attacco contro la sicurezza di tutti. L’Unione Europea deve continuare a reagire unita e con la massima fermezza, insieme agli alleati, per sostenere l’Ucraina e proteggere i cittadini europei».

«Condanniamo gli attacchi ai civili e a una centrale nucleare, che dimostra l’incoscienza di questa guerra. La Russia deve ritirare le truppe e impegnarsi negli sforzi diplomatici» ha sottolineato, invece, il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg.

Cresce il dissenso per la guerra tra Russia e Ucrina

Intanto dalla Russia arrivano i primi provvedimenti, per cercare di arginare le mobilitazioni che stanno sconvolgendo il Paese dall’interno. Per tentare di fermare gli attivisti, che si stanno schierando contro la guerra iniziata da Putin, la Duma ha approvato una legge che prevede fino a cinque anni di carcere per chi invita a manifestare contro la Russia. Pene detentive fino a 15 anni di carcere sono invece state stabilite per chi ”intenzionalmente” diffonde ”informazioni false” sulle forze armate russe.

Ieri il secondo round dei colloqui per le trattative di pace, che ha portato a un accordo sui corridoi umanitari per evacuare i civili dal territorio colpito, mentre, tuttavia, i combattimenti continuano. Si guarda ora a un terzo round, che si terrà all’inizio della prossima settimana secondo quanto riferisce Belta, l’agenzia di stampa ufficiale bielorussa.

Zelensky vs Putin

«Questa guerra va fermata» continua a ribadire il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. «Non è che voglio parlare con Putin. Io devo parlare con Putin» ha dichiarato nel corso di una conferenza stampa a Kiev.

Dall’altro lato, il presidente russo Vladimir Putin pare irremovibile sulla possibilità di trovare un reale accordo tra le parti. «Non rinuncerò mai alla convinzione che russi e ucraini sono un unico popolo. L’operazione militare speciale della Russia in Ucraina sta andando secondo i piani» commenta Putin, sottolineando che distruggerà “l’anti Russia” creata dall’Occidente. «Nessuno può minacciare la Russia, neanche con le armi nucleari» ha scandito.

Paolo Cento a Radio Roma Capitale: no al nucleare, civile e militare

A rendere un quadro dettagliato, dell’attuale e preoccupante situazione in cui sta imperversando lo scontro tra Russia e Ucraina, Paolo Cento, nel suo programma “Ma che parlate a fà”. In apertura della trasmissione riflette infatti sugli ultimi sviluppi della guerra, segnati proprio dalla minaccia nucleare.

Riproponiamo allora un vecchio slogan, che ben racchiude il senso della sua posizione al riguardo: no al nucleare, civile e militare. Torniamo così a parlare di vecchie battaglie e questioni ormai dimenticate, che già da tempo volevano sottolineare la pericolosità dell’energia nucleare, usata per scopi bellici o meno. L’intervento completo nel podcast.

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Siamo già in una guerra mondiale?

Si susseguono incessantemente le notizie che arrivano dallo scontro tra Russia e Ucraina. Questa mattina, ancora notizie di guerra e bombardamenti in diverse città del Paese sotto assedio.

Gli ultimi attacchi della guerra tra Russia e Ucraina

Continuano a suonare le sirene d’allarme per gli attacchi aerei in Ucraina da parte delle truppe russe, in tutta la regione di Kiev, la capitale ucraina, e delle città limitrofe.

Alle 8.10 del mattino di oggi, un attacco missilistico russo ha colpito una sede della polizia e una università a Kharkiv. La notizia è arrivata da Twitter, dove la protezione civile ucraina ha postato delle foto dei pompieri, impegnati a spegnere le fiamme negli edifici colpiti.

Intanto, la notte scorsa, le forze russe sono riuscite a entrate anche nella città meridionale ucraina di Kherson, mentre anche la località nord orientale di Sumy è sotto bombardamento. L’amministrazione militare ha esortato la popolazione a non uscire nelle strade, per evitare ulteriori feriti.

Alcuni dati sulle vittime del conflitto

Sono più di 100 i civili rimasti feriti negli attacchi aerei delle forze russe contro la città ucraina di Mariupol, strategico porto sul mar di Azov. 128 le persone ricoverate in ospedale. Numeri che si aggiungono ai dati già pervenuti, nei giorni scorsi, sulle vittime del conflitto in Ucraina.

Secondo una stima sembrano essere, invece, 6mila i soldati russi uccisi nei primi sei giorni di invasione dell’Ucraina. La cifra è stata riportata dal presidente ucraino Zelensky, dal momento che la parte russa non ha ancora voluto rilasciare dichiarazioni al riguardo.

Le condanne a questa guerra

Continuano ad arrivare, ovviamente, i commenti da tutto il mondo, sulla condanna del conflitto bellico iniziato dal presidente Putin. Dopo le parole di ieri del premier Draghi in Senato, oggi arriva il commento del Presidente americano Biden.

«Sei giorni fa, la Russia di Vladimir Putin ha cercato di scuotere le fondamenta del mondo libero, pensando di poterlo piegare alle sue minacce. Ma aveva fatto male i suoi calcoli», ha detto Biden.

«Membri dell’Unione Europea, tra i quali la Francia, la Germania, l’Italia, insieme a Paesi come il Regno Unito, il Canada, il Giappone, la Corea, l’Australia, la Nuova Zelanda e molti altri, persino la Svizzera, stanno punendo la Russia e sostenendo il popolo dell’Ucraina», ha continuato il Presidente. Ricordando poi che sia gli Stati Uniti che l’Unione Europea stanno rivolgendo l’attenzione sugli oligarchi russi, sequestrando i loro beni in giro per il mondo.

Gli Stati Uniti hanno poi, ha aggiunto Biden, la “responsabilità” di schierarsi al fianco dell’Ucraina per difendere la libertà, salvare la democrazia.

«Ho detto nel modo più chiaro che gli Usa ed i suoi alleati difenderanno ogni centimetro di territorio della Nato con tutta la loro forza collettiva» ha concluso il presidente americano, che, durante l’intervento, indossava una cravatta con i colori dell’Ucraina.

In attesta del secondo round dei negoziati

Si attendono ora i secondi colloqui per le trattative, dopo una prima seduta avvenuta lunedì scorso. La speranza di tutti è ovviamente quella che si possa trovare un punto di incontro tra le fazioni, così da poter cessare definitivamente lo scontro.

Previsto per oggi il secondo vertice è stato, per il momento, posticipato a orario da destinarsi. Paolo Cento, nel suo programma “Ma che parlate a fà” riflette però intanto sull’andamento di questa guerra. Soprattutto, si chiede se siamo già in una guerra mondiale. Tutti i dettagli nel podcast qui.

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Anonymous versus Russia: al via la cyber guerra

Si spera in una svolta positiva oggi, finalizzata alla cessazione del conflitto bellico scatenato dall’offensiva russa. Sono infatti iniziati i negoziati vicino al fiume Pripyat – al confine tra Ucraina e Bielorussia – tra le delegazioni di Kiev e Mosca. Una notizia che arriva a poche ore di distanza dall’attacco hacker di Anonymous, il movimento attivista che agisce tramite l’informatica, per raggiungere, in modo coordinato, un ben determinato obiettivo.

Al via l’operazione OpRussia

Dopo gli attacchi alla Chiesa di Scientology, arriva l’operazione “OpRussia”. Una risposta all’offensiva, che avviene però tramite attacchi informatici contro la rete propagandistica russa e molti siti del governo di Mosca. Un’iniziativa nata a sostegno della popolazione ucraina, colpita dalle bombe russe a partire dallo scorso 24 febbraio.

L’annuncio di una cyber guerra è arrivata qualche giorno fa, sull’account Twitter di Anonymous. «Il collettivo Anonymous è ufficialmente in cyber guerra con il governo russo» hanno dichiarato i celebri hacker. Poi il video sui loro canali social, per spiegare le motivazioni e l’obiettivo di questa risposta agli scontri.

Le parole di Anonymous

«Negli ultimi giorni è iniziata un’invasione su larga scala, quartieri civili sono stati bombardati e persone innocenti sono state uccise. I rifugiati stanno fuggendo dalle violenze e al popolo è stato imposto il reclutamento dal governo ucraino. La situazione è terribile ovunque e lei ne è l’artefice. Anche i cittadini che lei sostiene di voler proteggere si sono schierati contro la guerra e protestano nelle più grandi città della Russia» si sente nel video.

«Abbiamo mandato offline i siti governativi e girato le informazioni ai cittadini russi in modo che possano essere liberi dalla macchina della censura di Putin» ha sottolineato Anonymous, a riprova dell’inizio della cyber guerra. Tra i siti hackerati quelli dell’emittente Rt news, del Cremlino, del governo russo, del ministero della Difesa e della Duma. Secondo numerosi media locali, inoltre, su alcune tv russe hackerate sarebbero andate in onda canzoni tipiche dell’Ucraina.

Poi la minaccia, direttamente rivolta al presidente Vladimir Putin. «Anonymous ha dichiarato una cyber guerra al suo regime aggressivo, mettendo offline nei giorni scorsi numerosi siti governativi. I siti web oscurati sono però solo l’inizio, presto conoscerà la furia degli hacker di tutto il mondo, molti dei quali probabilmente risiedono nel suo Paese. I suoi segreti non sono più al sicuro e c’è la possibilità che elementi chiave delle infrastrutture governative vengano manomessi. Ora l’invasione dell’Ucraina, insieme alle precedenti invasioni di Georgia e Crimea, sono prova della strategia della Russia di riappropriarsi degli Stati chiave, un tempo sotto l’Unione Sovietica. L’Unione Sovietica è fallita molti anni fa e il mondo non ha dimenticato la brutalità di quel regime. Tutto il mondo le opporrà resistenza. Questa è una guerra che lei non può vincere, a prescindere da quanto potere lei pensi di avere. Noi siamo Anonymous, noi siamo una legione».

Il video del messaggio lanciato da Anonymous

Pochi minuti di video, in cui emerge ben chiaro però il messaggio del collettivo.

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Roma vicina all’Ucraina, le iniziative della capitale

Continuano ad arrivare notizie sullo scontro Russia-Ucraina e mentre il numero dei morti, tra civili e militari, aumenta, l’intero mondo si mobilita a sostegno delle popolazioni colpite. Tantissime le iniziative e i commenti di pace che tentano di tenere viva l’attenzione sulla necessità di fermare l’offensiva bellica.

Roma è in prima linea, già dalla giornata di ieri, per promuovere incontri a favore dell’Ucraina. Appuntamenti in cui, istituzioni e cittadini, possano far sentire la propria voce ed esprimere il pieno sostegno al Paese.

Le parole del sindaco Gualtieri

Ieri sera, giovedì 24 febbraio 2022, il Colosseo si è illuminato con i colori della bandiera ucraina, mentre per la giornata di oggi il sindaco Roberto Gualtieri ha organizzato una fiaccolata per la pace. La manifestazione partirà alle ore 18 da piazza del Campidoglio e proseguirà fino al Colosseo.

«Condanniamo fermamente l’attacco all’Ucraina e Invito tutte le romane ed i romani a partecipare alla fiaccolata di questa sera. Facciamo sentire la nostra presenza a sostegno del popolo ucraino contro una guerra assurda e pericolosa per il futuro dell’Europa. Facciamolo con i colori della pace» ha affermato il primo cittadino di Roma.

Questa mattina il sindaco, presente all’apertura della seduta straordinaria dell’Assemblea Capitolina dedicata alla crisi del turismo nella Capitale, ha colto l’occasione per ribadire la necessità di una condanna dello scontro.

«Esprimo la ferma condanna per l’attacco della Russia all’Ucraina. Come ha detto il presidente del Consiglio Mario Draghi, si tratta di un’aggressione ingiustificabile e ingiustificata. Voglio esprimere tutta la vicinanza di Roma, città della pace, al popolo e alle istituzioni ucraine in un momento così drammatico che ci riempie tutti di angoscia e di sconcerto. Chiediamo l’impegno della comunità internazionale, che deve essere più unita che mai, per porre fine a questa aggressione e alla guerra».

Le iniziative per la pace nella Capitale

La protesta continua anche nel primo ateneo della città. Flash mob all’Università La Sapienza, che si è attivata per cercare di fare rimanere cinque ragazzi Erasmus. Questi seguivano i corsi dell’Università romana da settembre e hanno finito il loro programma questa settimana. Ora chiedono asilo politico per poter rimanere in Italia. Altri sei loro compagni erano rientrati in patria pochi giorni fa e si sono ritrovati in mezzo alla guerra.

La Sapienza si sta attivando per fare rimanere gli studenti, al grido di “Fate restare i nostri ragazzi”.

Anche l’associazione Arci lancia la protesta.
«Facciamo sentire la voce della società civile, pacifista, in Italia e in tutta Europa! Auspichiamo che si rendano da subito disponibili dei corridoi protetti per consentire alle agenzie internazionali e alle organizzazioni umanitarie un intervento efficace e senza rischi. Siamo vicini e solidali alla società civile pacifista in Russia e Ucraina e sosteniamo con loro tutti gli sforzi necessari per un immediato “cessate il fuoco” e per una ripresa dei tavoli negoziali».

L’Arci parteciperà alle iniziative che sono programmate in moltissime città italiane, concorrendo a promuoverne ulteriori incontri in un’ottica di inclusione, unità e partecipazione diffusa. Prevista per sabato 26 febbraio, in Piazza SS. Apostoli di Roma, una manifestazione a sostegno della causa Ucraina.

Per mercoledì 2 marzo previsto invece il digiuno indetto nei giorni scorsi dal Papa. Accolto anche da Azione Cattolica, che domenica 27 febbraio si collegherà con i fedeli di Leopoli per pregare per la pace.

Già ieri il sostegno delle città e dei partiti

Le iniziative continuano quindi in tutta la città e arrivano dopo le prime mobilitazioni iniziate già nella giornata di ieri. Alle ore 16 di giovedì 24 Enrico Letta, segretario Pd, aveva infatti promosso l’incontro davanti all’ambasciata russa. «È il momento dell’Unità nel nostro Paese, è in gioco la libertà, la democrazia, non ci si può mettere a discutere su questioni di ambiguità. Se non difendiamo l’ Ucraina non difendiamo nemmeno noi stessi. Non era mai successo negli ultimi tempi che si tentasse di risolvere la questione dei confini portando la morte con prove di forza» ha detto il segretario dei democratici.

A Fiumicino, invece, è stata esposta ieri la bandiera della pace, su tutti i palazzi comunali. Il ponte mobile, sul canale navigabile, è stato illuminato con i colori giallo blu. La decisione del sindaco Esterino Montino. «Quello che sta succedendo in Ucraina è gravissimo e riguarda tutte e tutti noi: non possiamo restare indifferenti. Per questa ragione, questa sera il ponte Due Giugno sarà illuminato con i colori della bandiera ucraina, in segno di vicinanza al popolo che sta subendo un attacco violentissimo e che conta già diverse vittime. Vogliamo lanciare un messaggio, nel nostro piccolo, perché si fermi questa follia della guerra».

Da Sant’Egidio, nella notte di ieri, una veglia. Iniziata alle ore 20, nella basilica di Santa Maria in Trastevere, è stata diffusa anche in collegamento streaming con tutti i Paesi in cui l’associazione è presente.
«Non ci si può rassegnare alla guerra come ultima parola, ma occorre chiedere incessantemente la pace» ha ribadito la Comunità di Sant’Egidio che questa. «È la nostra prima, spontanea, risposta alla tragedia che si sta consumando in queste ore in Ucraina. Imploriamo la pace per il bene dell’Ucraina e del mondo intero rivolgendoci a tutti, a partire da chi ha responsabilità sulle nazioni. Invitiamo tutti a unirsi a noi per fermare la follia del ricorso alle armi».

Tantissime le iniziative, quindi, nella capitale, che cerca di far sentire il proprio sostegno all’Ucraina e alla sua popolazione. In una guerra che deve cessare il prima possibile.

Articolo di Camilla Cavalli.