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Uscire dalla guerra: no al nucleare, civile e militare

Questa mattina l’Italia si è svegliata con la notizia del bombardamento della centrale nucleare di Zaporizhzhia, la più grande in Europa.

Le immagini del fuoco scatenato dall’offensiva russa e la paura delle radiazioni hanno animato, già dalle prime ore della giornata, l’opinione pubblica.

Nucleare, la tensione è sempre più alta

Subito dopo il colpo sono arrivate le condanne dei leader mondiali. Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha affermato: «l’attacco scellerato da parte della Russia alla centrale nucleare di Zaporizhzhia. Un attacco contro la sicurezza di tutti. L’Unione Europea deve continuare a reagire unita e con la massima fermezza, insieme agli alleati, per sostenere l’Ucraina e proteggere i cittadini europei».

«Condanniamo gli attacchi ai civili e a una centrale nucleare, che dimostra l’incoscienza di questa guerra. La Russia deve ritirare le truppe e impegnarsi negli sforzi diplomatici» ha sottolineato, invece, il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg.

Cresce il dissenso per la guerra tra Russia e Ucrina

Intanto dalla Russia arrivano i primi provvedimenti, per cercare di arginare le mobilitazioni che stanno sconvolgendo il Paese dall’interno. Per tentare di fermare gli attivisti, che si stanno schierando contro la guerra iniziata da Putin, la Duma ha approvato una legge che prevede fino a cinque anni di carcere per chi invita a manifestare contro la Russia. Pene detentive fino a 15 anni di carcere sono invece state stabilite per chi ”intenzionalmente” diffonde ”informazioni false” sulle forze armate russe.

Ieri il secondo round dei colloqui per le trattative di pace, che ha portato a un accordo sui corridoi umanitari per evacuare i civili dal territorio colpito, mentre, tuttavia, i combattimenti continuano. Si guarda ora a un terzo round, che si terrà all’inizio della prossima settimana secondo quanto riferisce Belta, l’agenzia di stampa ufficiale bielorussa.

Zelensky vs Putin

«Questa guerra va fermata» continua a ribadire il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. «Non è che voglio parlare con Putin. Io devo parlare con Putin» ha dichiarato nel corso di una conferenza stampa a Kiev.

Dall’altro lato, il presidente russo Vladimir Putin pare irremovibile sulla possibilità di trovare un reale accordo tra le parti. «Non rinuncerò mai alla convinzione che russi e ucraini sono un unico popolo. L’operazione militare speciale della Russia in Ucraina sta andando secondo i piani» commenta Putin, sottolineando che distruggerà “l’anti Russia” creata dall’Occidente. «Nessuno può minacciare la Russia, neanche con le armi nucleari» ha scandito.

Paolo Cento a Radio Roma Capitale: no al nucleare, civile e militare

A rendere un quadro dettagliato, dell’attuale e preoccupante situazione in cui sta imperversando lo scontro tra Russia e Ucraina, Paolo Cento, nel suo programma “Ma che parlate a fà”. In apertura della trasmissione riflette infatti sugli ultimi sviluppi della guerra, segnati proprio dalla minaccia nucleare.

Riproponiamo allora un vecchio slogan, che ben racchiude il senso della sua posizione al riguardo: no al nucleare, civile e militare. Torniamo così a parlare di vecchie battaglie e questioni ormai dimenticate, che già da tempo volevano sottolineare la pericolosità dell’energia nucleare, usata per scopi bellici o meno. L’intervento completo nel podcast.

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Siamo già in una guerra mondiale?

Si susseguono incessantemente le notizie che arrivano dallo scontro tra Russia e Ucraina. Questa mattina, ancora notizie di guerra e bombardamenti in diverse città del Paese sotto assedio.

Gli ultimi attacchi della guerra tra Russia e Ucraina

Continuano a suonare le sirene d’allarme per gli attacchi aerei in Ucraina da parte delle truppe russe, in tutta la regione di Kiev, la capitale ucraina, e delle città limitrofe.

Alle 8.10 del mattino di oggi, un attacco missilistico russo ha colpito una sede della polizia e una università a Kharkiv. La notizia è arrivata da Twitter, dove la protezione civile ucraina ha postato delle foto dei pompieri, impegnati a spegnere le fiamme negli edifici colpiti.

Intanto, la notte scorsa, le forze russe sono riuscite a entrate anche nella città meridionale ucraina di Kherson, mentre anche la località nord orientale di Sumy è sotto bombardamento. L’amministrazione militare ha esortato la popolazione a non uscire nelle strade, per evitare ulteriori feriti.

Alcuni dati sulle vittime del conflitto

Sono più di 100 i civili rimasti feriti negli attacchi aerei delle forze russe contro la città ucraina di Mariupol, strategico porto sul mar di Azov. 128 le persone ricoverate in ospedale. Numeri che si aggiungono ai dati già pervenuti, nei giorni scorsi, sulle vittime del conflitto in Ucraina.

Secondo una stima sembrano essere, invece, 6mila i soldati russi uccisi nei primi sei giorni di invasione dell’Ucraina. La cifra è stata riportata dal presidente ucraino Zelensky, dal momento che la parte russa non ha ancora voluto rilasciare dichiarazioni al riguardo.

Le condanne a questa guerra

Continuano ad arrivare, ovviamente, i commenti da tutto il mondo, sulla condanna del conflitto bellico iniziato dal presidente Putin. Dopo le parole di ieri del premier Draghi in Senato, oggi arriva il commento del Presidente americano Biden.

«Sei giorni fa, la Russia di Vladimir Putin ha cercato di scuotere le fondamenta del mondo libero, pensando di poterlo piegare alle sue minacce. Ma aveva fatto male i suoi calcoli», ha detto Biden.

«Membri dell’Unione Europea, tra i quali la Francia, la Germania, l’Italia, insieme a Paesi come il Regno Unito, il Canada, il Giappone, la Corea, l’Australia, la Nuova Zelanda e molti altri, persino la Svizzera, stanno punendo la Russia e sostenendo il popolo dell’Ucraina», ha continuato il Presidente. Ricordando poi che sia gli Stati Uniti che l’Unione Europea stanno rivolgendo l’attenzione sugli oligarchi russi, sequestrando i loro beni in giro per il mondo.

Gli Stati Uniti hanno poi, ha aggiunto Biden, la “responsabilità” di schierarsi al fianco dell’Ucraina per difendere la libertà, salvare la democrazia.

«Ho detto nel modo più chiaro che gli Usa ed i suoi alleati difenderanno ogni centimetro di territorio della Nato con tutta la loro forza collettiva» ha concluso il presidente americano, che, durante l’intervento, indossava una cravatta con i colori dell’Ucraina.

In attesta del secondo round dei negoziati

Si attendono ora i secondi colloqui per le trattative, dopo una prima seduta avvenuta lunedì scorso. La speranza di tutti è ovviamente quella che si possa trovare un punto di incontro tra le fazioni, così da poter cessare definitivamente lo scontro.

Previsto per oggi il secondo vertice è stato, per il momento, posticipato a orario da destinarsi. Paolo Cento, nel suo programma “Ma che parlate a fà” riflette però intanto sull’andamento di questa guerra. Soprattutto, si chiede se siamo già in una guerra mondiale. Tutti i dettagli nel podcast qui.

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Anonymous versus Russia: al via la cyber guerra

Si spera in una svolta positiva oggi, finalizzata alla cessazione del conflitto bellico scatenato dall’offensiva russa. Sono infatti iniziati i negoziati vicino al fiume Pripyat – al confine tra Ucraina e Bielorussia – tra le delegazioni di Kiev e Mosca. Una notizia che arriva a poche ore di distanza dall’attacco hacker di Anonymous, il movimento attivista che agisce tramite l’informatica, per raggiungere, in modo coordinato, un ben determinato obiettivo.

Al via l’operazione OpRussia

Dopo gli attacchi alla Chiesa di Scientology, arriva l’operazione “OpRussia”. Una risposta all’offensiva, che avviene però tramite attacchi informatici contro la rete propagandistica russa e molti siti del governo di Mosca. Un’iniziativa nata a sostegno della popolazione ucraina, colpita dalle bombe russe a partire dallo scorso 24 febbraio.

L’annuncio di una cyber guerra è arrivata qualche giorno fa, sull’account Twitter di Anonymous. «Il collettivo Anonymous è ufficialmente in cyber guerra con il governo russo» hanno dichiarato i celebri hacker. Poi il video sui loro canali social, per spiegare le motivazioni e l’obiettivo di questa risposta agli scontri.

Le parole di Anonymous

«Negli ultimi giorni è iniziata un’invasione su larga scala, quartieri civili sono stati bombardati e persone innocenti sono state uccise. I rifugiati stanno fuggendo dalle violenze e al popolo è stato imposto il reclutamento dal governo ucraino. La situazione è terribile ovunque e lei ne è l’artefice. Anche i cittadini che lei sostiene di voler proteggere si sono schierati contro la guerra e protestano nelle più grandi città della Russia» si sente nel video.

«Abbiamo mandato offline i siti governativi e girato le informazioni ai cittadini russi in modo che possano essere liberi dalla macchina della censura di Putin» ha sottolineato Anonymous, a riprova dell’inizio della cyber guerra. Tra i siti hackerati quelli dell’emittente Rt news, del Cremlino, del governo russo, del ministero della Difesa e della Duma. Secondo numerosi media locali, inoltre, su alcune tv russe hackerate sarebbero andate in onda canzoni tipiche dell’Ucraina.

Poi la minaccia, direttamente rivolta al presidente Vladimir Putin. «Anonymous ha dichiarato una cyber guerra al suo regime aggressivo, mettendo offline nei giorni scorsi numerosi siti governativi. I siti web oscurati sono però solo l’inizio, presto conoscerà la furia degli hacker di tutto il mondo, molti dei quali probabilmente risiedono nel suo Paese. I suoi segreti non sono più al sicuro e c’è la possibilità che elementi chiave delle infrastrutture governative vengano manomessi. Ora l’invasione dell’Ucraina, insieme alle precedenti invasioni di Georgia e Crimea, sono prova della strategia della Russia di riappropriarsi degli Stati chiave, un tempo sotto l’Unione Sovietica. L’Unione Sovietica è fallita molti anni fa e il mondo non ha dimenticato la brutalità di quel regime. Tutto il mondo le opporrà resistenza. Questa è una guerra che lei non può vincere, a prescindere da quanto potere lei pensi di avere. Noi siamo Anonymous, noi siamo una legione».

Il video del messaggio lanciato da Anonymous

Pochi minuti di video, in cui emerge ben chiaro però il messaggio del collettivo.