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La Casa di Bernarda Alba chiude la stagione del Teatro Belli

La Casa di Bernarda Alba chiude la stagione del Teatro Belli, dal 23 al 28 maggio, spettacolo di Federico Garcia Lorca adattato e diretto per la scena da Giuseppe Venetucci. Scritta nel 1936, alcuni mesi prima della morte dell’Autore, ucciso tragicamente dalle forze nazionaliste, agli esordi della Guerra Civile, fu rappresentata la prima volta a Buenos Aires nel 1945. La Prima Italiana è a Milano, al Teatro Nuovo, nel 1947.

La Casa di Bernarda Alba

Dopo la morte del secondo marito, Bernarda, madre tirannica e prepotente (il cui simbolo è il bastone che impone silenzio ed ordine), intima a sé e alle cinque figlie una reclusione severa ed un lutto rigoroso che si traducono per loro in un divieto ad uscire di casa e a cercare marito. Angustias, di tutte la più ricca, perché erede dei beni del padre, primo marito di Bernarda, è corteggiata da Pepe il Romano, bel giovane andaluso, che silenziosamente suscita, anche nelle sorelle, un profondo turbamento, soprattutto in Adela.

Relazione scoperta

I due hanno una relazione che una delle sorelle scoprirà e svelerà a tutti, dando così avvio alla tragedia. Attraverso le allusioni di un conversare apparentemente pacato si intuiscono i sentimenti e le rivalità che agitano le ragazze. Adela, la più giovane, piace a Pepe il Romano, che però, per interesse, corteggia Angustias. Maddalena manifesta la sua invidia con maligne insinuazioni, mentre Martirio sembra aver rinunciato all’amore; solo Amelia rivela umanità e comprensione.

La voce della drammatica fine

Con Bernarda vivono la vecchia madre demente Maria Josefa, la voce tragica che annuncerà la drammatica fine, un personaggio che rivela in poche battute una vitalità in netto contrasto con le nipoti e la governante Ponzia che, con la sua saggezza popolana, tenta inutilmente di far capire a Bernarda di aprire gli occhi e rendersi conto di quel che potrebbe accadere, ma in Bernarda ipocrisia e falsa apparenza, sono necessarie a mantenere la facciata.

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Tom à la ferme in prima assoluta al Teatro Belli

Tom à la ferme, di Michel Marc Bouchard con la regia di Giuseppe Bucci, in prima assoluta al Teatro Belli dal 17 al 23 maggio. Dal testo è stato tratto l’omonimo film con la regia di Xavier Dolan, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia 2013 e fortemente apprezzato dalla critica ma soprattutto dal pubblico Queer. Giuseppe Bucci: «Oltre all’onore e al prestigio di aver avuto direttamente dall’autore Michel Marc Bouchard i diritti a rappresentare in Italia per il 2023 il suo notissimo testo, reso iconico dal film di Dolan (il cui finale però non è fedele al dramma teatrale), ho deciso di portare in scena “Tom à la ferme” mosso anche da alcuni particolari temi a me molto vicini.

Narrazione di Tom à la ferme

Questo testo narra splendidamente l’eterna e affascinante alchimia tra Eros e Thanatos. Inoltre tratta con una chiave del tutto originale il tema della elaborazione del lutto, tanto più complesso quando improvviso e quello delle bugie, insite nella natura dell’omosessuale per istinto di sopravvivenza». L’altra esigenza più forte è sottolineata dallo stesso autore nella prefazione: «Ogni giorno, dei giovani omosessuali sono aggrediti nei cortili delle scuole, in casa, in città come in campagna. Ogni giorno, vittime offese, violentate, schernite, umiliate, ferite, picchiate, insozzate, isolate ed anche sbeffeggiate.

Disprezzo contro omosessuali

Alcuni riescono a farcela, altri no…Il disprezzo contro gli omosessuali non è un soggetto obsoleto come alcuni vogliono credere, soprattutto quelli che si sono stancati di sentirne parlare o che credono, come per tutto il resto, che se i media ne parlano vuol dire che c’è qualcuno che se ne sta già occupando. Ecco, in questo momento storico, in cui chi ci governa continua a negare agli omosessuali la parità di diritti e il pontefice, pur concedendoci il diritto a non essere penalmente perseguibili in quanto non “criminali” non manca di sottolineare che siamo peccatori… mi pare sia ancora un tema di allarmante attualità e portarlo in scena è una necessità».

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La morte della Pizia debutta al Teatro Belli

La morte della Pizia debutta in prima assoluta al Teatro Belli di Roma, dal 9 al 14 maggio, con la regia di Giuseppe Marini. Le molte verità di Delfi e le fake news intorno alla vicenda di Edipo, manipolate da oracoli e veggenti, hanno colori grotteschi e beffardi nel racconto di Durrenmatt, pubblicato nel 1976 e uscito in Italia nel 1988, qui adattato in forma teatrale. Nel tentativo di conoscere e capire la realtà, si fa qui sempre più leggibile il conflitto insanabile tra chi vede la follia del caso e chi cerca di leggere un senso organico nel groviglio degli accadimenti che ci travolgono.

La morte che sta giungendo

Pannychis Undici, sacerdotessa Pizia alla fine dei suoi giorni, assistita dal sacerdote Merops Ventisette, sensale e cassiere, è chiamata dal potente Tiresia a rivedere le vicende e le profezie, di cui entrambi si sono resi in diverso modo artefici, al cospetto imbarazzante delle vittime dei loro responsi. Edipo, Giocasta, la Sfinge, appaiono sulla scena come visioni rivelatrici della fragilità dei nostri mezzi di conoscenza. La Pizia e Tiresia a confronto con una realtà che va ben oltre le profezie, esauriranno insieme il loro compito. Verrà il tempo della nuova Pizia. Perché le Pizie e i veggenti passano, mentre i mercanti di notizie sopravvivono nel tempo.

Mito smascherato in maniera grottesca

Dürrenmatt smaschera in chiave grottesca il mito e delinea con tinte forti lo smarrimento degli uomini travolti da un groviglio di eventi incontrollabili. I Greci sono costretti a scegliere una loro verità, immersi nel chiacchiericcio confuso di informazioni contrastanti, in mezzo a un vortice di oracoli e profezie ora folli ora malevole, talvolta generate da complotti perversi, abbandonati alla deriva e al caso. Lo stesso accade a noi, nel nostro tempo. È umano credere a quello che risponde alle nostre aspettative o che ci tranquillizza nelle nostre certezze. Il testo di Dürrenmatt rimanda al cinismo delle informazioni pilotate e al caos di notizie che oggi ci disorienta anche di più che nel suo tempo. Così abbandonati alla deriva, siamo anche noi costretti a scegliere una nostra verità. Unica consolazione e liberazione dal panico: qualche momento di catartico, ma amarissimo, riso.

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WAM Ironia della morte al Teatro Belli

WAM Ironia della morte dal 18 al 23 aprile al Teatro Belli, spettacolo di Carlo Picchiotti con la regia di Claudio Boccaccini. Un incontro musicale che percorre gli episodi più significativi della vita del grande Amadè, propone e commenta l’ascolto di alcuni suoi brani celebri, e racconta con ironia e brillantezza gli aneddoti più divertenti e sorprendenti sull’autore salisburghese. Un quadro variopinto della Vienna di fine‘700, dove fra intrighi di corte, paura di rivoluzioni e timore dei turchi, si consuma la fine della nobiltà e l’affermazione della borghesia.

WAM irriverente atto d’amore

WAM è un irriverente atto d’amore verso Wolfgang Amadeus Mozart, anzi verso Amadè, come lui stesso amava chiamarsi. La pièce vede in scena solo WAM, con il suo pianoforte, ed è un apparente monologo. Apparente, perché in realtà si trasforma nel suo divenire in un atto di accusa verso il pubblico che, a sua insaputa, si ritrova ad interpretare il personaggio più scomodo della vita di WAM: la nobiltà viennese. WAM si rivolge a lei, che ha riunito tutta, per farle ascoltare questo suo ultimo concerto, prima di affrontare la morte.

Mancanza d’amore

Ed in questa sua ultima rappresentazione, spiega cosa l’ha convinto a morire: la mancanza di amore. Non ha ricevuto quello di sua madre, che in realtà ha sempre ignorato il suo genio, e neppure quello di Leopold suo padre, che l’ ha invece sfruttato come fenomeno da baraccone presso tutte le Corti Europee. Non quello delle sue donne, dalla giovane cugina all’adorata moglie Constanza, che ha sempre preferito i salotti mondani all’intensità della sua musica. E infine, è mancato l’amore dei sovrani, che non gli hanno mai concesso neppure un incarico di Maestro di Cappella.

Spiegare l’amore

WAM spiega quindi l’amore, anzi il suo amore, e ripercorre tutte quelle tappe della sua vita in cui gli altri non sono stati capaci di riconoscerlo, con il preciso intento di costringerli ora a capire, e a ricevere il suo ultimo tributo: un testamento musicale reso al suo pubblico, che finalmente potrà capire quanto il genio assoluto l’abbia potuto amare.

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Il Diario di Anne Frank in scena al Teatro Belli

Il Diario di Anne Frank con la regia di Caro Emilio Lerici torna in scena per il terzo anno consecutivo al Teatro Belli, dal 27 gennaio al 12 febbraio. La vicenda inizia con Otto Frank, unico sopravvissuto, che ritrova nella soffitta il Diario tenuto da sua figlia Anne (Raffaella Alterio). Mentre inizia a leggere, come evocate dalle pagine del Diario, riprendono vita le vicende della famiglia Frank nella Amsterdam occupata dai nazisti.

Il Diario racconta

E’ il 1942: la famiglia Frank è ebrea, e i tedeschi danno la caccia agli ebrei di casa in casa. Prima del tragico finale, Anne vivrà due anni nel rifugio segreto, vedendo il cielo solo la notte, da una piccola finestra, con la compagnia della sua famiglia, della famiglia Van Daan e del dottor Dussel. Con una scenografia che si sviluppa su due livelli e quattro ambienti, lo spettacolo è strutturato come un lungo piano sequenza, in cui i dieci attori ci raccontano, in una coralità scenica e narrativa, la loro quotidianità, in un sottile confine ed equilibrio tra tragedia e leggerezza. Le circostanze, inusuali e inimmaginabili, mostrano caratteri diversi e contrastanti, egoismi e simpatie, paura e speranza, e lo sbocciare di un giovane amore.

Conservare la voglia di vivere

E anche se la fine è imminente e certa, fino all’ultimo Anne conserva la sua voglia di vivere e la sua fiducia nell’umanità: «…continuo a credere nell’intima bontà dell’uomo…». In scena, insieme a Raffaella Alterio, Roberto Attias, Francesca Bianco, Eleonora Tosto, Beatrice Coppolino, Vinicio Argirò, Tonino Tosto, Susy Sergiacomo, Fabrizio Bordignon e Roberto Baldassari. I commoventi canti tradizionali ebraici che accompagnano la vicenda sono cantati da Eleonora Tosto.

Capolavoro del teatro del ‘900

Considerato uno dei capolavori del teatro del ‘900, e Premio Pulitzer per la drammaturgia nel 1956, Il Diario di Anne Frank, nel suo debutto al Teatro Belli nel 2020, ha registrato un grandissimo successo di pubblico e di critica, e un successo di particolare rilievo soprattutto negli oltre 2500 studenti delle scuole di Roma e provincia che vi hanno assistito. Lo spettacolo ha ricevuto il patrocinio dalle principali istituzioni ebraiche: UCEI – Unione della Comunità Ebraiche Italiane, Fondazione Museo della Shoah, Centro Ebraico Italiano “G. E. V. Pitigliani”, l’Associazione Progetto Memoria, l’Associazione Figli della Shoah e il MEIS, Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah.

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Il mio Brillante Divorzio torna al Teatro Belli

Il mio Brillante Divorzio torna in scena al Teatro Belli dal 30 dicembre all’8 gennaio, spettacolo di Geraldine Aron diretto da Carlo Emilio Lerici. Come si fa a sopravvivere con ironia ad un divorzio e come si fa a reinventarsi la vita, da single, a cinquant’anni? Ce lo racconta Angela (Francesca Bianco), la protagonista di questa commedia brillante.

Il mio Brillante Divorzio inizia con l’abbandono della protagonista

La vicenda prende inizio quando Max (soprannominato Palla da Biliardo), ha da poco lasciato Angela per una giovane amante argentina. Come se non bastasse anche sua figlia se ne è andata di casa, per andare a vivere con il fidanzato. Ma prima di andarsene le ha rivelato che le scappatelle del marito andavano avanti ormai da parecchio tempo, e che lei era l’unica a non saperlo. Rimasta sola, con l’unica compagnia del suo cane Jack, Angela deve imparare a fare i conti con la sua nuova condizione di “single involontaria”.

Alternando rabbia e attimi di gioia

Alternando la rabbia nei confronti del marito traditore, attimi di gioia per la libertà ritrovata, la speranza per un’eventuale riconciliazione e la riluttanza nel firmare le carte per il divorzio, Angela ci fa ridere e commuovere mentre racconta le sue avventure per ricostruire la propria vita; dalla help line telefonica per aspiranti suicidi alla visita in un sexy shop, passando per appuntamenti con uomini improbabili e pacchetti vacanze per single. Il tutto accompagnato dai fuochi d’artificio che scandiscono il passare del tempo.

Trama semplice

Una trama semplice, ma assai frequente nella vita di molte donne, che si cala con leggerezza nei temi della solitudine, di come un genitore debba affrontare la separazione dai propri figli diventati grandi e di come una donna, che si è sempre vista come moglie e madre, improvvisamente debba ricostruire una propria dimensione personale, libera da questi ruoli tradizionali. Un racconto al femminile che molto ci dice di come la società vede le donne singles, contornato da voci e personaggi della vita di Angela, in parte interpretati dalla stessa Angela e in parte presenti nei video con i quali la stessa Angela dialoga.

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Al Teatro Belli Iliade, con Corrado d’Elia

Dal 5 al 10 aprile, in scena al Teatro Belli Iliade con Corrado d’Elia, uno spettacolo ricco di emozioni e dalla potenza evocativa straordinaria. Ascoltare Omero davanti ad un moderno cantore, ad un aedo contemporaneo, vuol dire riavvolgere quel filo che collega anche oggi, soprattutto oggi, mito, epica, narrazione e presente. È questo il senso dello spettacolo “Iliade” che Corrado D’Elia, attore, regista, drammaturgo, porta in scena al Teatro Belli di Roma, dal 5 al 10 aprile. D’Elia si immerge in un classico della nostra letteratura privilegiando la forza comunicativa della parola.

Iliade in immagini, personaggi e sentimenti

Evoca immagini, personaggi e sentimenti mutando il suo tono, a volte urlando, a volte sussurrando, e accompagna lo spettatore fino al cuore della storia e dei suoi personaggi. Attraverso una scenografia minimalista e un uso ponderato delle luci e delle musiche, si mette di fronte al pubblico e ritrova un rito antico, quello dei racconti e delle storie, delle narrazioni senza tempo, in cui chi racconta e chi ascolta condividono lo stesso “sentire”. E così gli Achei, i Troiani, Ettore, Agamennone, Achille, Elena, Andromaca non sono più personaggi distanti ma sono esseri umani fatti di emozioni, passioni e debolezze che appartengono a ciascuno di noi e, quindi, a tutta l’umanità.

Spettacolo che restituisce un patrimonio di identità, di cultura e di valori universali

Iliade è uno spettacolo che restituisce un patrimonio di identità, di cultura e di valori universali, che consegna emozioni che riguardano l’uomo in modo trasversale. È l’origine, il master, il conio da cui ancora oggi muoviamo per raccontare e immaginare le nostre passioni, le nostre vite, le nostre relazioni e la nostra storia.

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Venere in pelliccia al Teatro Belli

Patrizia Bellucci e Alessio Caruso, diretti da Fabrizio Catalano, portano in scena al Teatro Belli di Roma, dall’1 al 3 aprile, un inedito Venere in pelliccia, spettacolo tratto dal celebre testo di David Ives, in cui poter esplorare i seducenti meccanismi del metateatro e del rapporto tra realtà e finzione.

Una protagonista femminile per Venere in pelliccia

Thomas è un regista esordiente alla disperata ricerca di un’attrice che interpreti in teatro Wanda, la protagonista femminile di un classico della letteratura erotica, Venere in pelliccia. Alla fine di una giornata di provini deludenti, nella sala ormai vuota, entra una donna: indossa dei tacchi vertiginosi, sotto il soprabito fradicio di pioggia è vestita di cuoio e borchie. Anche lei, come il personaggio di Leopold Von Sacher-Masoch, si chiama Wanda. Appare volgare e lamentosa, troppo ignorante per impersonare un ruolo così sofisticato, quello di una dea carnale, di un’incantatrice maliziosa e scaltra, nutrita da buone letture e profonda conoscitrice dell’animo maschile.

Regista sedotto dal talento sensuale

Eppure, poco alla volta, Thomas, fondendosi nel suo alter ego del romanzo, Severin, è sedotto dal talento sensuale e insondabilmente fosco di quella attrice quasi lunatica. Lavorando insieme sul testo, recitando e inventando battute, i due superano progressivamente il confine tra realtà e finzione, in un gioco sempre più conturbante di dominazione e dipendenza, da cui solo uno di loro potrà uscirne vincitore.