139° Derby Italiano Università Campus Bio-Medico di Roma domani all’Ippodromo Capannelle. La corsa che arriva solo una volta nella carriera di un cavallo, il giorno dei giorni, che mette in palio non solo un nome nell’albo d’oro ma anche un posto nella storia. Il brivido della vittoria, l’agonia della sconfitta. Due facce della stessa medaglia, un confine sottilissimo che racchiude in sé la grande bellezza e la gloria eterna.
Derby, emozione da vivere una sola volta nella vita per il cavallo
Un’emozione incredibile da vivere una volta all’anno, per tutti ma non per il cavallo, perché il Derby si disputa solo una volta nella vita, a 3 anni. Poi mai più. È la magia di questa fantastica corsa. Che miracolosa invenzione quella di Mr Stanley, dodicesimo conte di Derby e con lui di tutti gli amici appassionati che concorsero, Lord Bunbury su tutti, a determinare i canoni della corsa appena creata. Solo tre anni e sui 2400 metri, che adesso in Italia sono 2200 e in Francia 2100. Ecco perché è considerata la madre di tutte le corse. In Inghilterra si è disputato per la prima volta nel 1780, nel nostro Paese un secolo dopo circa, il 24 aprile del 1884 e a vincere fu Andreina, una femmina come Archidamia che dal lontanissimo 1936 resta però l’ultima vincitrice rosa nell’albo d’oro.
Fino al 1981 riservato esclusivamente a cavalli nati in Italia
Fino al 1981 il Derby era riservato esclusivamente a cavalli nati in Italia. Da quella stagione in poi invece è stato aperto a tutti, come il Turf moderno impone. Da Andreina a Tokyo Gold, l’ultimo trionfatore a Capannelle, un meraviglioso caleidoscopio di laureati di Nastro Azzurro che riempie i cuore degli appassionati di legittimo orgoglio. 139° Derby Italiano, 150 secondi di emozione allo stato puro, di adrenalina che scorre, al termine dei quali avremo nome e volto del nuovo Derby Winner.