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Scienza

Biosensore realizzato da un team di ricerca della Sapienza

Biosensore realizzato da un team di ricerca del Dipartimento di Scienze e biotecnologie medico-chirurgiche della Sapienza. Il nuovo biosensore è capace di rilevare concentrazioni molto basse di Escherichia coli, scelto come patogeno modello. La contaminazione di condotte idriche con batteri o virus, oltre a costituire un problema di salute pubblica, rappresenta una questione di biosicurezza particolarmente rilevante per ogni Paese. Sebbene i sistemi di allerta precoce che monitorano la qualità delle acque potabili siano necessari per tutelare la popolazione, le principali tecniche per il rilevamento dei patogeni richiedono attrezzature costose, personale specializzato e un consumo massiccio di reagenti e attrezzatura da laboratorio monouso.

Biosensore alternativa valida ed efficace

I biosensori, ovvero dispositivi analitici che combinano componenti biologici e rivelatori fisico-chimici per individuare sostanze chimiche e biologiche, rappresentano dunque un’alternativa valida ed efficace, rispetto alle metodiche di rilevamento attualmente in uso. I risultati dello studio, supportato dal programma Nato Science for peace and security (Sps) e frutto della collaborazione della Sapienza con il Cnr, la Jeonbuk national university e l’Air force research laboratory, sono stati pubblicati sulla rivista Environmental Science: Nano.

Luciano De Sio della Sapienza

«Il biosensore – spiega Luciano De Sio, coordinatore dello studio – riesce a rilevare il patogeno grazie alle proprietà chimico-fisiche delle nanoparticelle d’oro funzionalizzate con un anticorpo diretto contro un recettore specifico e immobilizzate su un substrato di vetro». I risultati ottenuti hanno dimostrato l’efficacia dell’anticorpo nel riconoscere in modo selettivo le cellule di E.coli, grazie all’interazione univoca tra antigene e anticorpo. Questo meccanismo chiave-serratura determina un cambiamento nel mezzo che circonda le AuNRs, a seguito del quale avviene una variazione del colore proporzionale alla concentrazione del batterio. «Il biosensore realizzato – continua Luciano De Sio – mostra un limite di rilevamento di 8.4 CFU/mL, che è un ordine di grandezza inferiore ad altri tipi di biosensori plasmonici già riportati in letteratura, quindi più sensibile. Inoltre, gli esperimenti di riconoscimento eseguiti con altri ceppi batterici (come Salmonella thyphimurium) confermano la specificità del biosensore».

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Scienza

A bordo di Tara anche un ecologo della Sapienza

A bordo di Tara, la storica goletta che dal 2020 ha spiegato le vele alla volta dell’oceano Atlantico per studiare la distribuzione dei microrganismi marini, è salito per la prima volta anche un ecologo della Sapienza.

A bordo Daniele De Angelis

Daniele De Angelis, ricercatore del Dipartimento di Biologia e biotecnologie Charles Darwin, applicherà, nell’ambito della missione Microbiomes, modelli statistici avanzati allo studio della distribuzione geografica dei microrganismi a scala regionale e globale, in relazione a fattori ambientali e climatici. La sua ricerca sarà inoltre rivolta allo sviluppo di indici sintetici che permettano di individuare aree dell’oceano caratterizzate da maggiori livelli di biodiversità microbica.

Servizi ecosistemici essenziali per l’equilibrio del pianeta

«Gli oceani forniscono servizi ecosistemici essenziali all’equilibrio del pianeta – spiega De Angelis – e molte delle funzioni chiave che svolgono sono regolate da specie microbiche invisibili all’occhio umano. Il microbioma oceanico, la cui biomassa si stima sia quattro volte maggiore a quella di tutti gli insetti della Terra produce infatti ossigeno in quantità quasi pari a quella delle piante terrestri, sequestra carbonio dall’atmosfera e rappresenta la risorsa fondamentale nelle reti trofiche marine». Sebbene negli ultimi decenni siano aumentati notevolmente gli studi volti a comprendere gli oceani e gli ecosistemi marini, ancora non si conosce con precisione quali o quante specie compongono le comunità microbiche, né quali siano le relazioni interspecifiche che potrebbero essere alla base della loro funzione.

Missione raccoglierà materiale prezioso

«Questa missione – continua De Angelis – permetterà di raccogliere materiale prezioso che sarà analizzato attraverso tecniche di metagenomica per identificare le specie che compongono il microbioma dell’Atlantico, al fine di comprendere meglio i processi ecologici che caratterizzano gli ecosistemi marini a partire dal ruolo dei microrganismi che li abitano». Tara farà ritorno al porto di Lorient alla fine di ottobre 2022, a quasi due anni dalla sua partenza e con alle spalle ben più di 70,000 km di viaggio, attraverso l’oceano Atlantico e circumnavigando il Sud America, per poi toccare l’Antartide e risalire verso l’Europa lungo le coste dell’Africa.

Coinvolti 42 istituti di ricerca e università in tutto il mondo

Durante il viaggio sono stati raccolti campioni d’acqua in corrispondenza di specifiche stazioni di campionamento individuate dai ricercatori del progetto AtlantECO, che è finanziato dall’Unione Europea e coinvolge 42 prestigiosi istituti di ricerca e università in tutto il mondo, tra cui la Sapienza, la Stazione Zoologica di Napoli “Anton Dohrn”, il Politecnico federale di Zurigo, l’università federale di San Carlo, in Brasile e l’università di Città del Capo, in Sud Africa.

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Scienza

Ricerca della Sapienza sul Lipopolisaccaride

Ricerca della Sapienza sul Lipopolisaccaride, pubblicata sulla prestigiosa rivista Nature Reviews-Cardiology. Un nuovo capo d’accusa pesa sull’intestino che finisce sul banco degli imputati come ulteriore fattore di rischio cardiovascolare: il Lipopolisaccaride (LPS). Una endotossina della parete dei batteri intestinali, che può raggiungere i vasi arteriosi provocando infiammazione e trombosi.

Ricerca pubblicata sulla rivista Nature Reviews-Cardiology

A rivelarlo una serie di ricerche effettuate da un team della Sapienza, coordinato dal professore emerito Francesco Violi, e pubblicate su Nature Reviews-Cardiology. Questi risultati consentono di compiere passi in avanti nella conoscenza dei fattori che infiammano le arterie e favoriscono l’insorgenza dell’infarto. Lo studio ha messo in evidenza che, per motivi legati a un disturbo funzionale della parete intestinale, la lipopolissaccaride (LPS) può attraversare la parete stessa e raggiungere le arterie favorendone l’infiammazione fino alla trombosi.

I risultati della ricerca

I risultati hanno dimostrato che la LPS è presente nelle arterie carotidee affette da grave danno aterosclerotico in soggetti ad alto rischio di ictus, e nei trombi prelevati dalle coronarie di pazienti che erano andati incontro a un infarto del miocardio. Infine, in più di 900 pazienti a rischio di eventi cardiovascolari, i ricercatori hanno stabilito che la misurazione nel sangue di LPS permetteva di individuare i pazienti a maggiore rischio di infarto e di ictus, fornendo un nuovo strumento per studiare l’arteriosclerosi e le sue gravi complicanze cardiovascolari. L’insieme di questi dati include l’intestino tra i fattori di rischio cardiovascolari e suggerisce che, abbassando la permeabilità intestinale, è possibile ridurre il pericolo di malattie cardiovascolari.

Cause dell’aumento della LPS

Nella ricerca sono messe a fuoco le principali cause che possono portare all’aumento della permeabilità intestinale, e quindi all’aumento di LPS nel sangue, come una dieta particolarmente grassa, l’alcool, l’uso prolungato di anti-infiammatori, le infezioni e l’infiammazione sistemica, nonché l’età avanzata. «I rimedi futuri – spiega Francesco Violi – sono da ricercarsi innanzitutto in una adeguata profilassi, favorendo la dieta mediterranea e riducendo l’assunzione di alcool. Alcuni nutrienti come legumi ed olio extra vergine di oliva hanno un effetto protettivo in quanto aumentano le specie batteriche “buone” e la permeabilità intestinale». I principali sviluppi di queste ricerche si muovono in due direzioni: la pubblicazione a breve dei risultati di un antibiotico intestinale locale, attualmente in sperimentazione, e gli studi sulle potenziali modalità di detossificazione della LPS.

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Scienza

Articolo a firma di docenti dalla Sapienza sull’origine evolutiva di Homo sapiens

Un articolo, a firma di docenti dalla Sapienza e dell’Università di Padova, e pubblicato sulla rivista Evolutionary Anthropology, si inserisce nell’attuale dibattito sull’origine evolutiva di Homo sapiens. Le ipotesi sull’origine di Homo sapiens sono sempre di grande interesse. L’ultimo significativo contributo al tema è fornito dall’articolo Pan‐Africanism vs. single‐origin of Homo sapiens: putting the debate in the light of evolutionary biology, pubblicato sulla rivista Evolutionary Anthropology, a firma di Giorgio Manzi, paleoantropologo del Dipartimento di Biologia ambientale della Sapienza, e di due docenti dell’università di Padova, la filosofa della scienza Andra Meneganzin e lo storico e filosofo della biologia Telmo Pievani.

Articolo prende in esame le due ipotesi oggi più accreditate

Gli autori prendono in esame le due ipotesi oggi più accreditate, analizzando le linee di evidenza a supporto dei modelli in discussione e mettendo in risalto alcuni limiti inferenziali e malintesi terminologici ricorrenti nell’attuale dibattito internazionale. Superate le teorie degli anni Ottanta sulle origini diffuse della specie umana moderna, oggi si contrappongono due visioni.

Prima ipotesi

La prima, che si basa sulle evidenze fossili e su dati genetici, indica che le origini di Homo sapiens sarebbero da ricercare in una popolazione isolata dell’Africa orientale di oltre 200.000 anni fa.

Seconda ipotesi

La seconda, denominata “pan-africana”, suggerisce che la combinazione di caratteri tipici della nostra specie sarebbe stata acquisita in diverse popolazioni diffuse su un vasto territorio, compreso tra il Marocco e il Sudafrica; dall’influenza delle relazioni genetiche e culturali costituite da queste popolazioni, in tempi più remoti di quelli ipotizzati precedentemente (risalenti a più di 300.000 anni fa), sarebbero emerse le caratteristiche dell’Homo Sapiens della specie.

Le analisi degli autori Manzi, Meneganzin e Pievani

Giorgio Manzi, Andra Meneganzin e Telmo Pievani riconoscono la speciazione in popolazioni isolate come la modalità privilegiata per l’origine di un nuovo modello biologico, in particolare durante le fasi di marcata instabilità ambientale come quella che si ebbe intorno a 200.000 anni fa, periodo al quale sono riferiti i più antichi crani umani di forma globulare provenienti dall’Africa orientale (Etiopia). Il loro ragionamento si basa su una caratteristica umana cruciale: l’acquisizione di una scatola cranica di forma globulare; caratteristica che sarebbe il risultato di un evento “puntuato” di speciazione a partire da una piccola popolazione isolata.

Articolo: i suggerimenti dello studio

Lo studio suggerisce, così, che questo contributo fondamentale potrebbe essere emerso da una singola popolazione, nonostante si riconosca che il modello pan-africano descrive bene la diversificazione a mosaico delle popolazioni umane arcaiche del tardo Pleistocene Medio. «Nulla esclude – spiega Giorgio Manzi – che ci possa essere stato, sia prima che dopo, un intenso flusso genico fra le popolazioni africane: a livello intraspecifico, prima della speciazione, e interspecifico, dopo la speciazione, in modo simile alle ibridazioni che si verificarono successivamente in Eurasia con i Neanderthal e i Denisova. Basta ammettere che questo possa essere avvenuto anche in Africa, tra le prime popolazioni della nuova specie (Homo sapiens) e quelle della specie madre (Homo heidelbergensis)».

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Cultura

Cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico della Sapienza

Cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico 2022-2023 della Sapienza, 720° dalla fondazione, giovedì 15 settembre ore 17.30, nell’Aula magna. In occasione dell’evento, sarà conferito il dottorato honoris causa in Studi politici a Giuliano Amato, presidente della Corte costituzionale e già docente di diritto costituzionale alla Sapienza dal 1975 al 1997.

Cerimonia introdotta dal GaudeaMuS

La cerimonia sarà introdotta dall’esecuzione del GaudeaMuS, a cura di Musa Classica, Jazz e Coro MuSa. La rettrice Antonella Polimeni terrà la prolusione. Seguiranno gli interventi di Chiara Cataldi, allieva della Scuola superiore di studi avanzati in rappresentanza degli studenti, dal titolo La Scuola Superiore di Studi Avanzati Sapienza, un modello di inclusione, merito e formazione aperta, e di Maria Romana Forte, responsabile amministrativa delegata del Centro di ricerca e servizi per l’Innovazione tecnologica sostenibile Cersites – Dipartimento di Medicina molecolare, dal titolo Università, un sistema complesso alla sfida dell’innovazione.

L’elogio del dottorando

A seguire Luca Micheletta, coordinatore del Dottorato di ricerca in Studi politici, pronuncerà l’elogio del dottorando. Giuliano Amato terrà quindi la lectio magistralis dal titolo “Le nostre fragili democrazie e il clima. Possiamo attrezzarle per farcela?”. La manifestazione si concluderà con il solenne atto di inaugurazione del nuovo anno accademico.

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NEWS

Segnalazioni relative al suicidio mai così alte come nel 2021

Segnalazioni relative al suicidio mai così alte come nel 2021. Quasi 6.000 le richieste d’aiuto arrivate lo scorso anno a Telefono Amico Italia da persone attraversate dal pensiero del suicidio o preoccupate per il possibile suicidio di un proprio caro. Le richieste d’aiuto sono cresciute del 55% rispetto al 2020 e sono quasi quadruplicate rispetto al 2019, prima della pandemia. A preoccupare particolarmente il dato relativo ai giovani: il 28% delle richieste d’aiuto, arrivate alla linea telefonica o nella chat di WhatsApp di Telefono Amico Italia, è di under 26.

Segnalazioni in aumento nel 2022

E il 2022 non sembra portare miglioramenti: nel primo semestre dell’anno le richieste d’aiuto sono state più di 2.700, il 28% di giovani fino a 25 anni. I dati dell’organizzazione di volontariato, diffusi in occasione della Giornata internazionale per la prevenzione del suicidio, che ricorre il 10 settembre, accendono una luce su un fenomeno spesso trascurato ma che nel mondo è responsabile di circa 800.000 morti1, una ogni 40 secondi. L’incidenza del suicidio è particolarmente grave tra i giovani: è in questa fascia d’età, infatti, che rappresenta la percentuale più importante sul totale dei decessi.

Troppi adolescenti si tolgono la vita

Ogni anno, quasi 46.000 bambini e adolescenti tra i 10 e i 19 anni si tolgono la vita, circa uno ogni undici minuti2. Il suicidio è la quinta causa di morte più comune tra gli adolescenti dai 10 ai 19 anni e la quarta nella fascia d’età dai 15 ai 19 anni (addirittura la terza se si considerano solo le ragazze)3. «Il suicidio nei più giovani è un fenomeno di grande impatto, anche perché presenta una fattispecie tutta sua, che non necessariamente è sovrapponibile alle problematiche dell’adulto», spiega Maurizio Pompili, Professore Ordinario di Psichiatria presso Sapienza Università di Roma e Direttore della UOC di Psichiatria presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Sant’Andrea di Roma.

Non riconosciuti segnali d’allarme

«Spesso è misconosciuto tutto il versante dei segnali d’allarme: solo a posteriori appaiono in maniera nitida quelli che erano segnali anticipatori, ma che erano stati in qualche modo criptati. Si dovrebbe fare attenzione se il soggetto non riesce a seguire le attività scolastiche, non si applica negli sport, è ritirato dagli amici, dagli affetti, ha problematiche somatiche non ben identificabili, fa uso di sostanze in maniera importante. Bisognerebbe, inoltre, cercare di avere l’aiuto, peer to peer, dei compagni. È importante istruire i giovani a riconoscere tra i loro pari la persona che ha bisogno d’aiuto». Con la pandemia la preoccupazione per la salute mentale dei ragazzi è aumentata. Secondo l’Istat, nel 2021 in Italia sono 220mila i ragazzi tra i 14 e i 19 anni insoddisfatti della propria vita e, allo stesso tempo, in una condizione di scarso benessere psicologico.

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Scienza

Studio su Giove coordinato dalla Sapienza di Roma

Studio su Giove, grazie alle misurazioni della sonda spaziale Juno della NASA, coordinato dalla Sapienza di Roma. Giove è un pianeta gassoso e le sue masse interne possono muoversi, generando oscillazioni simili per certi versi alle onde marine e ai terremoti terrestri. Questi spostamenti di masse provocano piccole variazioni della gravità del pianeta.

Studio coordinato dall’ingegnere Daniele Durante de La Sapienza

Il nuovo studio, coordinato da Daniele Durante del Dipartimento di Ingegneria meccanica e aerospaziale della Sapienza, ha rivelato come il campo di gravità di Giove sia perturbato dalle oscillazioni interne, ovvero vere e proprie onde che si propagano da una parte all’altra del pianeta. In particolare, gli strumenti altamente sensibili della sonda spaziale in orbita intorno al pianeta hanno permesso di misurare i periodi di oscillazione dei modi più energetici, che risultano dell’ordine dei 15 minuti e che generano onde di ampiezza compresa tra i 15 e gli 80 metri sulla superficie.

Risultati dello studio sulla rivista Nature Communications

I risultati della ricerca, realizzata da un team internazionale e finanziata in parte dall’Agenzia spaziale italiana, sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista scientifica Nature Communications. La missione della sonda Juno, in orbita intorno a Giove dal 5 luglio 2016, ha come obiettivi principali lo studio dei processi di formazione della struttura interna, del campo magnetico e dell’atmosfera del pianeta. Giove, che da solo ha una massa due volte e mezzo maggiore rispetto a quella di tutti gli altri pianeti messi assieme, è composto quasi esclusivamente da idrogeno ed elio.

Interno di Giove non direttamente osservabile

Il suo interno non è direttamente osservabile e per comprenderne la struttura più profonda si ricorre a misurazioni accurate del campo gravitazionale, espressione della distribuzione delle masse interne del pianeta. «Circa ogni 52 giorni – spiega Daniele Durante, primo autore dello studio – la sonda Juno compie passaggi ravvicinati del pianeta, a circa 4,000 km dal limite delle nubi. A queste distanze Juno subisce piccole ma misurabili accelerazioni esercitate dalle oscillazioni interne del pianeta».

KaT cuore dell’esperimento

Lo strumento di radio scienza KaT (Ka-Band Translator, realizzato da Thales Alenia Space Italy e finanziato dall’Agenzia spaziale italiana), presente a bordo della sonda, è il cuore dell’esperimento di gravità che ha permesso di misurare le perturbazioni al campo gravitazionale causato dalle oscillazioni interne a Giove. Il KaT riceve e ritrasmette il segnale radio inviato da una speciale antenna di terra ubicata nel deserto della California, permettendo di misurare la velocità della sonda con precisioni di centesimi di millimetro al secondo e variazioni di gravità 60 milioni di volte più piccole della gravità terrestre.

Già arrivate importanti scoperte

Le misure di gravità effettuate da Juno avevano già portato ad altre importanti scoperte relative alla struttura interna del pianeta, tra cui la profondità dei forti venti est-ovest (con velocità fino a 360 km/h), che si spingono fino a circa 3,000 km al di sotto del livello delle nubi. Inoltre, le misure di gravità effettuate durante due sorvoli ravvicinati della Grande Macchia Rossa di Giove hanno permesso di determinarne per la prima volta la profondità, pari a circa 300 km, assai inferiore a quella dei venti est-ovest.

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Scienza

Antenati dei Neanderthal scovati a Grotta Romanelli

Antenati dei Neanderthal scovati a Grotta Romanelli, grazie agli studi realizzati dall’Università La Sapienza, Università di Torino, Statale di Milano e Istituto di Geologia Ambientale e Geoingegneria (Igag) del Cnr. Le origini del sito preistorico di Grotta Romanelli in Puglia sono molto più antiche di quanto i ricercatori hanno ritenuto finora. Gli ultimi rilevamenti geologici e le attività di scavo infatti hanno permesso di ricostruire l’evoluzione della grotta, che ha iniziato a riempirsi molto tempo prima di quanto creduto finora, con modalità simili probabilmente a quelle di altre grotte del tratto di costa salentino in esame.

Antenati “scovati” e pubblicati su Nature-Scientific Reports

Uno studio realizzato da Sapienza, Università di Torino, Statale di Milano e Istituto di Geologia Ambientale e Geoingegneria del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Igag), appena pubblicato sulla rivista Nature-Scientific Reports, dimostra che uomini e animali hanno iniziato a lasciare testimonianza della loro presenza nei sedimenti della grotta molto prima di quanto indicato dalle ricerche passate. Il sito Grotta Romanelli è un importante giacimento archeologico e fossilifero del Paleolitico italiano che rappresenta da oltre un secolo un riferimento internazionale per lo studio della preistoria.

Grotta situata sulla costa salentina

Situata in un’insenatura della costa salentina vicino a Castro (Lecce), la grotta conserva tracce di fasi differenti del passaggio dell’uomo preistorico attraverso numerosi reperti archeologici, paleontologici, sepolture umane, arte parietale e mobiliare. Le nuove scoperte cambiano notevolmente la ricostruzione dell’evoluzione geologica dell’area con implicazioni importanti anche per la storia delle variazioni del livello del mare e degli ecosistemi in questo settore del Mediterraneo.

Depositi risalgono a circa 350mila anni

«I depositi alla base della successione stratigrafica – spiega Pierluigi Pieruccini del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Torino e primo autore dello studio – sono riferibili a un ciclo sedimentario, risalente a circa 350mila anni, invece dei 125mila (Tirreniano) ritenuti finora». Nel complesso degli strati inferiori infatti sono stati messi in luce microfossili marini e livelli stalagmitici. Insieme a fossili di grandi mammiferi e strumenti in calcare, hanno permesso di attribuire i depositi a un periodo più antico del Tirreniano.

Datazioni realizzate con l’HISPEC di Taiwan

Datazioni realizzate in collaborazione con il laboratorio HISPEC di Taiwan. La presenza di umani in Italia molto prima che comparissero i primi Homo sapiens è confermata.

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Cultura

Oltre 700 i corsi alla Sapienza per il prossimo anno accademico

Oltre 700 i corsi attivati dalla Sapienza per il prossimo anno accademico 2022-2023, tra quelli di laurea triennale, magistrale e a ciclo unico, dottorati di ricerca, master di primo e secondo livello, corsi di specializzazione, di formazione e alta formazione, summer e winter schools. In particolare, la nuova offerta formativa dell’Ateneo comprende oltre 300 corsi di laurea, di cui 35 esclusivamente in lingua inglese e 20 con almeno 1 curriculum in inglese, oltre 90 dottorati di ricerca, più di 190 master, di primo e secondo livello, e 70 tra corsi di formazione e alta formazione, e 86 scuole di specializzazione.

Oltre i corsi già esistenti, le novità

Tra le novità di quest’anno, la Sapienza presenta 8 nuovi corsi di studio: Cognitive Forensic Sciences (Laurea Magistrale); Comunicazione e interpretariato in Lingua dei segni LIS e LISt (Laurea Triennale); Dentistry and Dental Prosthodontics (Laurea Magistrale a ciclo unico); Filosofia e Intelligenza Artificiale (Laurea Triennale); Gender studies, culture e politiche per i media e la comunicazione (Laurea Magistrale); Ingegneria dell’Innovazione Tecnologica per l’Edilizia (Laurea Triennale); Medicinal Chemistry and Computer Science for Pharmaceutical Applications (Laurea Triennale); Scienze matematiche per l’intelligenza artificiale (Laurea Triennale).

Impegno a sostegno delle famiglie

Accanto ad un’offerta formativa transdisciplinare sempre più attenta ai cambiamenti in corso e alle esigenze del mondo del lavoro e dei giovani, la Sapienza conferma il proprio impegno volto a valorizzare studentesse e studenti meritevoli e a sostenere le famiglie in un periodo complesso come quello attuale. Per questo l’Ateneo ha mantenuto, anche per l’a.a. 2022-2023, l’esenzione completa per gli iscritti con Isee fino a 24.000 euro con riduzioni progressive fino a 40.000 euro, per gli studenti con disabilità o invalidità riconosciute, oppure per coloro che sono in possesso di certificato con la diagnosi di DSA.

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Cultura

Laurea della lingua dei segni alla Sapienza

Laurea della lingua dei segni alla Sapienza, con l’avvio della nuova offerta formativa, dal prossimo anno accademico. Sapienza sarà il primo, e per ora unico, Ateneo italiano a offrire un corso di laurea volto a formare interpreti professionisti di Lingua dei segni italiana e di Lingua dei segni italiana tattile, erogato anche con la collaborazione delle più importanti realtà pubbliche e private che si occupano di sordità e lingua dei segni.

Laurea della lingua dei segni motivo di orgoglio per l’ateneo

«Per la nostra Università è un motivo di grande orgoglio – ha affermato la rettrice Antonella Polimeni – essere riusciti a costruire per primi questo nuovo percorso di laurea; gli iscritti acquisiranno specifiche competenze sia teoriche sia applicate che permettono di operare, in maniera critica e consapevole, nei vari ambiti della mediazione linguistica e culturale con la comunità segnante costituita da persone sorde e udenti e da persone con disabilità e comorbilità. Si tratta – ha concluso la Rettrice – per Sapienza di un impegno che non è solo didattico e scientifico, ma anche, vorrei dire soprattutto, civile e sociale».

Presso il Dipartimento di Lettere e culture moderne

Incardinato presso il Dipartimento di Lettere e culture moderne, il corso ha come finalità la formazione di laureati, con competenze linguistiche e metodologiche tali da consentire di trasmettere, attraverso canali comunicativi diversi, il messaggio linguistico dalla LIS all’italiano e viceversa. Verranno erogati corsi mirati a fornire una conoscenza della linguistica delle lingue parlate e segnate, della semiotica e della filosofia del linguaggio, della legislazione relativa alla disabilità; degli aspetti psicologici, antropologici delle teorie e tecniche della traduzione.

Attività di stages e tirocini

Accanto a queste conoscenze teoriche in tutti e tre gli anni di corso sarà garantito un percorso di apprendimento pratico della LIS, anche con riferimento alla lingua dei segni tattile e nel secondo e nel terzo anno si attiveranno attività di stages e tirocini per un totale di 48 cfu, come previsto D.M. n. 446 del 12 agosto 2020. I laureati, infatti, potranno esercitare la professione di interprete, consulente per servizi linguistici e di comunicazione, accompagnatore turistico o guida turistica in LIS. Con l’istituzione di questo nuovo corso la Sapienza rafforza e conferma l’impegno volto a costruire un Ateneo sempre più inclusivo ed accessibile, non solo tramite l’abbattimento delle barriere, ma anche formando professioniste e professionisti di alto profilo a servizio del Paese.