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Spettacolo

Il canto dell’usignolo al Teatro Arcobaleno

Il canto dell’usignolo al Teatro Arcobaleno, da venerdì 10 a domenica 12, portato in scena da Glauco Mauri e Roberto Sturno. Le poesie e il teatro di William Shakespeare, il loro omaggio al grande poeta inglese, genio della cultura europea che da oltre quattrocento anni ci parla dell’essere umano nella sua essenza.

Il canto dell’usignolo favola di Gotthold Ephraim Lessing

Il canto dell’usignolo è una breve favola di Gotthold Ephraim Lessing. Un pastore, in una triste sera di primavera dice a un usignolo: «Caro usignolo, perché non canti più?». «Ahimè – rispose l’usignolo – ma non senti come gracidano forte le rane? Fanno tanto tanto chiasso e io ho perso la voglia di cantare. Ma tu le senti?» «Certo che le sento – rispose il pastore – ma è il tuo silenzio che mi condanna a sentirle». Chi ha il dono di “cantare” quindi canti, per non condannarci a sentire il tanto gracidare della banalità e della volgarità che ci circonda. C’è tanto chiasso intorno a noi che abbiamo bisogno che si alzi un canto di poesia e di umanità.

Voce a Shakspeare

Glauco Mauri e Roberto Sturno, accompagnati dalle musiche composte da Giovanni Zappalorto, eseguite in scena dallo stesso Zappalorto al pianoforte, e alle percussioni da Rodolfo De Montis, con gli elementi scenografici di Marta Crisolini Malatesta, danno voce alle immortali opere di Shakespeare, “l’usignolo” che con il suo canto ci parla della vita di tutti noi. Un caleidoscopio che attinge alle pagine più belle dei capolavori del Bardo di Avon, dall’amore esternato nei Sonetti, sentimento universale al di là dei generi, a Enrico V, da Come vi piace a Macbeth, da Riccardo II a Timone d’Atene, da Giulio Cesare a Re Lear e alla magia di Prospero de La tempesta.

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Spettacolo

Amleto torna in scena dal 15 novembre al Teatro Argentina

Amleto torna in scena dal 15 novembre nell’adattamento e regia di Giorgio Barberio Corsetti, che riconduce sul palco dell’Argentina la produzione della passata Stagione per mettere al centro il “teatro”, e la sua rappresentazione come enigma e pulsione, attraverso una complessa macchina scenica che compone e scompone la tragedia shakespeariana davanti a un pubblico partecipe dei desideri, timori e combattimenti del principe danese.

Fausto Cabra è Amleto in scena

Nel ruolo del protagonista Fausto Cabra, affiancato da una compagnia di giovani professionisti a dar corpo a un meccanismo teatrale tragico, simbolico, eterno, con il maestro Massimo Sigillò Massara alla musica e alle architetture sonore, per ripercorrere la vicenda di Amleto (foto Claudia Pajewski) incaricato dallo spirito del padre assassinato di compiere la sua vendetta. Corsetti colloca l’opera di William Shakespeare in un’imponente struttura scenografica, a cura di Massimo Troncanetti, un gioco di scatole sceniche in continua trasformazione che edificano l’immaginaria reggia danese in cui si svolge la vicenda, e dove Amleto attende il pubblico fin dall’inizio.

Spettatore immerso nel mondo shakespeariano

Lo spettatore si ritrova, così, immerso nel mondo shakespeariano: la città di Elsinore, la nostra città interiore, pervasa da passioni e intrighi, qui rappresentata da due enormi strutture a più piani, che si muovono e cambiano in base alle scene, e si animano con le musiche originali e con i cori diretti dal maestro Sigillò Massara. Scale sospese, salite e discese, piani inclinati, giardini nascosti, sono le tappe del percorso del principe alla ricerca del suo posto nel mondo. In questo carnevale scenografico vagano i protagonisti del dramma, vestiti in abiti contemporanei, che rincorrono pulsioni e urgenze, danno vita ai loro personaggi con corpo e anima e, attraverso di essi, si battono con gli ingranaggi della macchina implacabile che li trascina verso la fine.

Storia di Amleto universale

La storia di Amleto continua a essere universale, esprimendo tutta la complessità dell’essere umano, con le sue fragilità e i suoi moti istintivi, attraverso le grandi lotte e contraddizioni che ai tempi di Shakespeare, come ai giorni nostri, restano insolute, ma non inascoltate. Così come in questa produzione firmata Teatro di Roma, dove il principe di Danimarca si rivolge direttamente al pubblico, accogliendolo in teatro, nel suo luogo più intimo e profondo, per imbrigliarlo in un labirinto di destini in movimento che determina lo scambio di emozioni condivise con gli spettatori.