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Cultura

Fred Moten firmerà l’anteprima di Short Theatre

Fred Moten firmerà l’anteprima della XVIII edizione di Short Theatre, il festival internazionale dedicato alla creazione contemporanea e alle performing arts, con la direzione artistica di Piersandra Di Matteo, dal 3 al 13 settembre a Roma. Poeta e docente alla New York University, tra le voci più importanti nel panorama dei Black Studies, Moten arriva il 3 settembre al Teatro Argentina con il reading poetico Sounding the Open Secret che riattraversa la sua lunga produzione poetica.

L’impegno politico di Fred Moten

Fred Moten nel suo lavoro fonde l’impegno politico attorno alla Blackness come fuggitività e rifiuto, e le forme e le funzioni dell’arte. Attraverso questa pratica politico-poetica capace di disturbare il linguaggio, Moten ha coniato e risignificato termini divenuti di uso comune negli spazi di riflessione critica sociale e culturale. Il reading sarà seguito da un talk tra Moten, Mackda Ghebremariam Tesfaú e Justin Randolph Thompson sul concetto di “fuggitivo”, sulla tradizione politica ed estetica radicale Nera e anche la relazione che queste intrattengono con l’Italia contemporanea. Mackda Ghebremariam Tesfau’ è ricercatrice e attivista, utilizza una prospettiva antirazzista di trasformazione sociale in relazione all’istruzione, alla diffusione di narrazioni marginalizzate e alle lotte intersezionali.

Justin Randolph Thompson

Justin Randolph Thompson, artista, co-fondatore e direttore di Black History Month Florence e di The Recovery Plan, utilizza la prospettiva della produzione artistica contemporanea per abbracciare nuovi modelli che mettano al centro le storie e le culture delle persone di origine africana in Italia. Inoltre, Il suono di un segreto aperto sarà il titolo della raccolta di poesie di Fred Moten, tradotte in italiano da Lorenzo Mari con la supervisione di Justin Randolph Thompson, per il secondo numero della collana editoriale Short Books che segna la collaborazione tra il festival e la casa editrice Nero editions, rivolta all’intreccio tra estetica, pensiero critico e pratiche performative.

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NEWS

Il “No Filter” tour arriva a Roma

Il “No Filter” tour arriva a Roma. L’evento, ideato e prodotto da ScuolaZoo (la più grande community di studenti in Italia) è dedicato alle scuole secondarie di secondo grado. Appuntamento il 26 maggio alle 10:30 nella splendida cornice del Teatro Argentina insieme ad esperti sul tema e con la partecipazione straordinaria di Rosa Chemical.

L’obiettivo di No Filter tour

Obiettivo dell’evento è aiutare i ragazzi a usare i social media con maggiore consapevolezza minimizzando i rischi per la propria salute fisica e mentale. La continua esposizione a modelli di perfezione estetica, così come la possibilità offerta dalle piattaforme di usare filtri bellezza sempre più realistici, può incidere negativamente sulla salute mentale degli adolescenti, inducendoli a inseguire ideali di perfezione che possono intaccare l’auto-accettazione e, nei casi più gravi, portare a disturbi del comportamento alimentare, depressione e isolamento sociale. Il programma prevede una mattinata di speech, interviste e performance.

Sul palco del Teatro Argentina

Sul palco saliranno Rosa Chemical ed Elena Mozzo, vicepresidente dell’Associazione C.A.S.A. (Costruire, Accogliere, Sostenere, Accompagnare) e autrice di Uppa, autorevole rivista dedicata alla salute e all’educazione di bambini e adolescenti, nonché partner scientifico del No Filter. «Prima di tutto voglio ringraziare il consigliere e delegato alle Politiche Giovanili Lorenzo Marinone, il Comune di Roma e il Teatro di Roma – Teatro Nazionale per aver creduto in questo progetto. Il dibattito sui modelli di perfezione estetica va avanti da decenni, ma il digitale, e le piattaforme social in particolare, – spiega Valerio Mammone, Direttore Editoriale di ScuolaZoo – hanno aggiunto complessità rispetto al passato.

Esposizione costante

Oggi l’esposizione è costante e gli utenti possono ritoccare la propria immagine con filtri sempre più realistici. L’obiettivo del No Filter ovviamente non è quello di demonizzare i social ma fare informazione, educare con lo stile ScuolaZoo e con il contributo di esperti come Elena Mozzo e il supporto di una realtà autorevole come Uppa».

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Cultura

Festa della lettura in scena al Teatro Argentina

Festa della lettura in scena al Teatro Argentina domani, per liberare la parola scritta e renderla trasversale, condivisa e diffusa attraverso la pluralità di voci, esperienze e sensibilità degli studenti di 15 scuole di ogni ordine e grado di Roma e dell’intera Regione Lazio, da Frosinone a Latina fino a Rieti a Viterbo. Una vera e propria festa dei lettori, a cura di Roberto Gandini e la colonna sonora dal vivo firmata da Andrea Filippucci, con in scena una gara di letture ad alta voce tra gli studenti delle scuole coinvolte, che si sfideranno in un contest amichevole mettendosi in gioco per sperimentare come la lettura espressiva sia un’arte in grado di esprimere il senso, il ritmo, la musica, l’emozione di un’opera narrativa, affrontando per la prima volta il giudizio di una giuria ed esibendosi davanti a un pubblico.

Festa della lettura sul territorio nazionale in una sorta di staffetta

La festa della lettura si estende sul territorio nazionale in una sorta di staffetta con una premiazione finale, per condividere l’azione e il patrimonio collettivo della parola anche sui palcoscenici del Teatro Biondo di Palermo (il 29 marzo) e del Teatro Arena del Sole di Bologna (il 30 marzo). I vincitori di ciascuna categoria, secondo il ciclo scolastico di appartenenza, saranno giudicati e votati da una commissione di specialisti, premiando tutte le scuole con una dotazione di libri mentre le coppie vincitrici parteciperanno alla Festa nazionale in programma al Teatro Argentina di Roma il 18 aprile, dove incontreranno le coppie di lettori già premiate a Bologna e Palermo.

Testi narrativi da disegnare

I testi narrativi designati agli studenti partecipanti sono stati scelti tra i grandi classici della letteratura: Le avventure di Pinocchio di Carlo Collodi per le scuole primarie; Piccole donne di Louisa May Alcott per le scuole secondarie di I grado; Il giorno della civetta di Leonardo Sciascia per le scuole secondarie di II grado. L’evento si inserisce nell’iniziativa Alza la voce! Festa della lettura in scena, un progetto di educazione alla lettura espressiva rivolto a ragazzi e ragazze di tre diverse regioni italiane dai 6 ai 18 anni, proposto dal Teatro di Roma e realizzato con il finanziamento del Centro per il Libro e la Lettura.

Alza la voce!

Per Alza la voce! il Teatro di Roma è in partnership nazionale con Teatro Biondo Palermo e Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale, e ha anche previsto la costituzione di una rete di scuole di ogni ordine e grado e altri partner per attivare a Bologna, Palermo, Roma, Frosinone, Latina, Rieti e Viterbo, 45 laboratori di lettura ad alta voce. il percorso laboratoriale ha preso il via a partire dal mese di gennaio con laboratori di lettura espressiva condotti da un team di artisti esperti formati dallo staff del Laboratorio Teatrale Integrato Piero Gabrielli.

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Spettacolo

Massimo Popolizio torna al Teatro Argentina dal 14 marzo

Massimo Popolizio torna sul palcoscenico del Teatro Argentina per la terza volta in questa stagione, dal 14 marzo al 23 aprile, con la sua nuova creazione “Uno sguardo dal ponte, dramma di una passione sbagliata” di Arthur Miller. Scritto nel 1955 in Italia andò in scena per la prima volta nel 1958 da Luchino Visconti, protagonisti Paolo Stoppa e Rina Morelli. Del capolavoro milleriano, nel 1962, fu tratto il film diretto da Sidney Lumet con Raf Vallone.

Grande racconto teatrale

Un grande racconto teatrale proposto con la forza espressiva di un film di un affresco sociale che affronta tematiche come povertà, immigrazione clandestina, caccia allo straniero e morbosità familiare. Ambientato in una comunità di immigrati siciliani a Brooklyn, Uno sguardo dal ponte, ispirato da un fatto di cronaca, porta in scena le traversie di uomo dilaniato e sconfitto da una passione incestuosa. Il destino ineluttabile, da cui si può essere vinti e annientati, guida la trama dell’azione teatrale, impostata come un lungo flash-back con il protagonista Eddie Carbone, nell’interpretazione dello stesso Popolizio, che entra in scena quando tutto il pubblico già sa che è morto. Una grande storia raccontata come un film, ma a teatro.

Massimo Popolizio racconta

Così Massimo Popolizio: «Come scrive Miller: “L’azione della pièce consiste nell’orrore di una passione che nonostante sia contraria all’interesse dell’individuo che ne è dominato, nonostante ogni genere di avvertimento ch’egli riceve e nonostante ch’essa distrugga i suoi principi morali, continua ad ammantare il suo potere su di lui fino a distruggerlo”. Questo concetto di ineluttabilità del destino e di passioni dalle quali si può essere vinti e annientati è una “spinta” o “necessità” che penso possa avere ancora oggi un forte impatto teatrale. Tutta l’azione è un lungo flash-back, Eddie Carbone, il protagonista, entra in scena quando tutto il pubblico già sa che è morto.

Sceneggiatura cinematografica

Per me è una magnifica occasione per mettere in scena un testo che chiaramente assomiglia molto ad una sceneggiatura cinematografica, e che, come tale, ha bisogno di primi, secondi piani e campi lunghi. Alla luce di tutto il materiale che questo testo ha potuto generare dal 1955 ad oggi, cioè film, fotografie, serie televisive credo possa essere interessante e “divertente” una versione teatrale che tenga presente tutti questi “figli”. Una grande storia… raccontata come un film… ma a teatro».

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Spettacolo

Glauco Mauri e Roberto Sturno al Teatro Argentina

Glauco Mauri e Roberto Sturno, tra i più longevi gruppi teatrali italiani, dopo aver rappresentato nelle molte stagioni ormai trascorse a partire dal 1981 anno di fondazione della compagnia, le vette del teatro di ogni tempo spaziando dai grandi classici ai contemporanei, affrontano per la prima volta Thomas Bernhard portando sul palco del Teatro Argentina, dal 17 al 29 gennaio, due testi dell’autore austriaco: Il riformatore del mondo e Minetti, ritratto di un artista da vecchio racchiusi nel progetto Interno Bernhard, con la regia di Andrea Baracco.

In scena con Glauco Mauri e Roberto Sturno al Teatro Argentina

In scena con Glauco Mauri (foto Manuela Giusto) e Roberto Sturno, Stefania Micheli, Federico Brugnone, Zoe Zolferino e Giuliano Bruzzese. Lo spettacolo si avvale delle scene e costumi di Marta Crisolini Malatesta, le musiche di Giacomo Vezzani e Vanja Sturno, le luci di Umile Vainieri. In Il riformatore del mondo, testo del 1979, un vecchio misantropo e raggelante intellettuale, che dal profondo della sua casa-bunker disprezza il mondo e i suoi ignobili abitanti, sta per ricevere una delegazione ufficiale che gli consegnerà la laurea “honoris causa” per aver scritto un famoso trattato su come salvare il mondo. Ma per lui tale riconoscimento è la conferma che nessuno ha mai letto con attenzione il suo saggio poiché, nello stesso, sostiene che per migliorare il mondo bisogna eliminare gli uomini dalla faccia della terra.

Clov in gonnella beckettiana

A fargli compagnia una sorta di Clov in gonnella di beckettiana memoria, che lo accudisce e gli permette di non sprofondare nel silenzio e nel gelo definitivo. A Bernhard Minetti, grande attore tedesco del secolo scorso, scopritore del teatro tragicomico e crudele di Thomas Bernhard e interprete di molti dei suoi testi, l’autore ha dedicato la commedia con il suo nome e sottotitolata Ritratto di un artista da vecchio.

Guitto vecchio e disilluso

Vita immaginaria di un guitto ormai vecchio e disilluso che mentre aspetta nella notte di capodanno, in una anonima hall d’albergo, di portare in scena per l’ultima volta Re Lear, si abbandona ai ricordi, riflette sulla propria vita, sul suo mestiere d’attore, sugli intriganti meccanismi del teatro, e lancia giudizi spietati su una società sempre più confusa e su un teatro sempre più privo di senso. «Tutte le volte che ho letto un romanzo, un racconto, un testo di teatro, o anche soltanto osservato una sua foto, con quella sua figura slanciata e fasciata in un abito nero, Thomas Bernhard, mi ha dato sempre la sensazione di essere qualcuno da cui è meglio stare alla larga. Bernhard è di pessimo umore, mi ritrovo a pensare; è un osso duro, e non fa nulla per nasconderlo», annota nelle note di regia Andrea Baracco.

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Spettacolo

Ferito a Morte sul palco del Teatro Argentina

Ferito a Morte sul palco del Teatro Argentina, portato in scena da Roberto Andò (10-15 gennaio) nell’adattamento firmato da Emanuele Trevi. È il romanzo capolavoro che nel 1961 valse il Premio Strega a Raffaele La Capria, un diario romantico dove la vicenda umana del protagonista si estende ai fantasmi della Storia e alle macerie del Dopoguerra per una profonda riflessione sul tempo, che continua a sfuggire, ma anche sulla giovinezza e l’amicizia.

La vicenda di Ferito a Morte

Dal romanzo alla scena si snoda la vicenda di un’esistenza narrata nell’arco temporale di undici anni, dall’estate del 1943 quando, il protagonista Massimo De Luca incontra Carla Boursier durante un bombardamento, fino al giorno della sua partenza per Roma all’inizio dell’estate del 1954, attraverso un reticolato di ricordi, frammenti, episodi e combinazioni che si ricongiungono in un racconto condensato nello spazio di una sola mattinata. Una polifonia di voci, personaggi, visioni e storie che trovano collocazione nel ritratto di una città, la Napoli del Dopoguerra, che «ti ferisce a morte o t’addormenta», sovrapposta alla società borghese dell’epoca, apatica, fallita materialmente e moralmente, annoiata, immersa nell’immobilità.

Romanzo originale e unico

«Come ogni racconto del tempo che passa – commenta Roberto Andò – il romanzo di La Capria, in modo del tutto originale e unico, è attraversato dai fantasmi della Storia. In questo senso è anche un libro sul fallimento della borghesia meridionale, sul marciume corrosivo del denaro, sullo sciupio del sesso, sul disfacimento della città all’unisono con chi la abita, sulla logorrea e la megalomania, sul piacere di apparire e fingersi diversi da come si è. Soprattutto è una storia, come ha scritto Leonardo Colombati, che non ha principio né fine. Per adattare (parola che da sempre mi sembra imprecisa o inadeguata) questo grande romanzo al teatro ho chiesto l’aiuto di uno scrittore come Emanuele Trevi, da sempre dedito nei suoi bellissimi libri a riportare in vita ciò che è scomparso, a riacciuffare quel punto della vita che altrimenti sarebbe condannato a svanire per sempre».

Cast di 16 interpreti

Sul palcoscenico fluiscono senza posa i personaggi dalla pagina scritta, una varietà di pensieri e storie che inseguono la galleria di ricordi e ferite, amori e disillusioni, fughe e aspirazioni, orchestrate da uno spettacolo corale che diventa un viaggio collettivo attraverso un cast di 16 interpreti con protagonista Andrea Renzi (nel ruolo di Massimo), a cui si accorda la nutrita squadra di attrici e attori: Paolo Cresta (Gaetano), Giovanni Ludeno (Ninì), Gea Martire (Signora De Luca), Paolo Mazzarelli (Sasà), Aurora Quattrocchi (Nonna), Marcello Romolo (Zio Umberto), Matteo Cecchi (Cocò), Clio Cipolletta (Assuntina/Mariella), Giancarlo Cosentino (Signor De Luca), Antonio Elia (Glauco), Rebecca Furfaro (Betty), Lorenzo Parrotto (Guidino), Vincenzo Pasquariello (Cameriere), Sabatino Trombetta (Massimo giovane), Laure Valentinelli (Carla), mentre la voce di Roger in inglese è di Tim Daish.

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Spettacolo

Amleto torna in scena dal 15 novembre al Teatro Argentina

Amleto torna in scena dal 15 novembre nell’adattamento e regia di Giorgio Barberio Corsetti, che riconduce sul palco dell’Argentina la produzione della passata Stagione per mettere al centro il “teatro”, e la sua rappresentazione come enigma e pulsione, attraverso una complessa macchina scenica che compone e scompone la tragedia shakespeariana davanti a un pubblico partecipe dei desideri, timori e combattimenti del principe danese.

Fausto Cabra è Amleto in scena

Nel ruolo del protagonista Fausto Cabra, affiancato da una compagnia di giovani professionisti a dar corpo a un meccanismo teatrale tragico, simbolico, eterno, con il maestro Massimo Sigillò Massara alla musica e alle architetture sonore, per ripercorrere la vicenda di Amleto (foto Claudia Pajewski) incaricato dallo spirito del padre assassinato di compiere la sua vendetta. Corsetti colloca l’opera di William Shakespeare in un’imponente struttura scenografica, a cura di Massimo Troncanetti, un gioco di scatole sceniche in continua trasformazione che edificano l’immaginaria reggia danese in cui si svolge la vicenda, e dove Amleto attende il pubblico fin dall’inizio.

Spettatore immerso nel mondo shakespeariano

Lo spettatore si ritrova, così, immerso nel mondo shakespeariano: la città di Elsinore, la nostra città interiore, pervasa da passioni e intrighi, qui rappresentata da due enormi strutture a più piani, che si muovono e cambiano in base alle scene, e si animano con le musiche originali e con i cori diretti dal maestro Sigillò Massara. Scale sospese, salite e discese, piani inclinati, giardini nascosti, sono le tappe del percorso del principe alla ricerca del suo posto nel mondo. In questo carnevale scenografico vagano i protagonisti del dramma, vestiti in abiti contemporanei, che rincorrono pulsioni e urgenze, danno vita ai loro personaggi con corpo e anima e, attraverso di essi, si battono con gli ingranaggi della macchina implacabile che li trascina verso la fine.

Storia di Amleto universale

La storia di Amleto continua a essere universale, esprimendo tutta la complessità dell’essere umano, con le sue fragilità e i suoi moti istintivi, attraverso le grandi lotte e contraddizioni che ai tempi di Shakespeare, come ai giorni nostri, restano insolute, ma non inascoltate. Così come in questa produzione firmata Teatro di Roma, dove il principe di Danimarca si rivolge direttamente al pubblico, accogliendolo in teatro, nel suo luogo più intimo e profondo, per imbrigliarlo in un labirinto di destini in movimento che determina lo scambio di emozioni condivise con gli spettatori.

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Spettacolo

Medea al Teatro Argentina

Medea al Teatro Argentina giovedì 19 maggio. Dario D’Ambrosi, fondatore e direttore del Teatro Patologico, in occasione della fine del corso universitario sperimentale di Teatro integrato dell’emozione, porta in scena al Teatro Argentina lo spettacolo Medea di Euripide, da lui adattato e diretto, e interpretato dagli attori diversamente abili del corso universitario, primo al mondo a essere rivolto a persone con disabilità fisica e psichica.

Medea dimostrazione dei benefici del corso per persone disabili

«Lo spettacolo sarà l’occasione di mostrare quanti e quali benefici il corso abbia portato alle persone disabili che lo hanno frequentato in questi anni e quanto sollievo abbia portato alle loro famiglie – commenta Dario D’Ambrosi – Il programma didattico di teatro-terapia, da me impostato, ed eseguito da una preparatissima equipe di docenti specializzati, si basa su un percorso emotivo che, attraverso l’attività teatrale, aumenta la capacità di riconoscere e vivere con più consapevolezza le proprie emozioni e fornisce quegli strumenti utili a esprimerle e condividere proprio come deve saper fare un attore».

Sul palco anche gli attori speciali del Teatro Patologico

Sul palco gli attori speciali del Teatro Patologico, giovani ragazzi affetti da malattie psichiche e disabilità fisiche, daranno vita a questa particolare versione della tragedia di Euripide affiancati da attori professionisti, tra cui Sebastiano Somma e Almerica Schiavo. Il valore sociale e l’impegno comunitario espressi dal lavoro di Dario D’Ambrosi si manifesta nella capacità di creare uno spazio di inclusione e accoglienza, oltre che di incontro teatrale, con la libertà creativa dei ragazzi disabili psichici senza influenzarne fantasia e sensibilità, ma permettendo a ognuno di trovare il proprio spazio in cui si sentono e continueranno a sentirsi protagonisti. Una possibilità di espressione artistica ed emotiva, un luogo di aggregazione e di formazione in cui giocare e divertirsi.

Spettacolo ha già fatto il giro del mondo

Lo spettacolo ha fatto il giro del mondo, calcando palcoscenici internazionali come: il Quartier Generale delle Nazioni Unite di New York (ONU), l’Auditorium Umberto Agnelli di Tokyo, il Winton’s Music Hall di Londra, il Parlamento Europeo di Bruxelles, e ancora il Market Theater di Johannesburg (Sudafrica) e il Teatro Cafè La Mama di New York.

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Spettacolo

Divinamente sinfonica al Teatro Argentina

Divinamente sinfonica sabato 23 aprile, alle ore 21, al Teatro Argentina di Roma, con un concerto di musica sinfonica dedicato all’affascinante rapporto fra genio e divino. A dirigere l’Orchestra Roma Sinfonica sarà il Maestro Ahmed Elsaedi, direttore artistico della Cairo Symphony Orchestra e compositore egiziano di opere per lo più orchestrali e da camera eseguite in Europa e in Medio Oriente. Il repertorio prescelto lega due esponenti del Classicismo Viennese ad un compositore italiano del 900: si parte infatti con la Sinfonia No. 6 “Pastorale” di Ludwig van Beethoven per proseguire con l’Ouverture dal “Don Giovanni” di Wolfgang Amadeus Mozart e concludere con il Concerto n. 2 per violoncello e orchestra che vedrà solista la violoncellista Victoria Kapralova.

Rapporto cosciente con l’elemento divino ispiratore

Filo conduttore di questi compositori e delle opere prescelte è il rapporto cosciente con l’elemento divino che li ispirava e con l’energia creatrice del suono. Consapevoli entrambi di essere uno strumento di trasmissione del pensiero divino all’umanità attraverso la musica che componevano, erano anche, tutti e tre e a vario titolo, vicini alle cerchie esoteriche del loro tempo.

Divinamente Beethoven

Le Nove Sinfonie di Beethoven rappresentano la narrazione di un percorso iniziatico, la “Pastorale” rappresenta, dopo la furiosa lotta con se stesso ingaggiata nella quinta sinfonia per il riconoscimento del proprio destino, del karma, l’epifania dello Spirito nella natura, l’energia del suono creatore, l’urklang di goethiana memoria, che si manifesta nel canto degli uccelli nella foresta come nel tuono e nel vento della tempesta, nel palpitare rigoglioso della natura fecondata nella “scena al ruscello”, dopo la semina dei minuscoli incisi che si rincorrono accavallandosi nell’allegro non troppo” iniziale, o nelle esplosioni di luce che squarciano a ondate l’orchestra facendola vibrare in tutta l’ampiezza del registro nel meraviglioso finale.

Contrasto di temi di grande impatto

Un contrasto di temi di grande impatto emotivo, quasi beethoveniano, si delinea nell’Ouverture del “Don Giovanni” di Mozart già dalle prime battute dell’introduzione nell’angosciante “lamento della creatura” e nelle imponenti arcate di scale del tema del destino, sfociando poi nel duello fra l’esercizio della facoltà libero arbitrio del protagonista e la legge morale rappresentata dal Commendatore, fra la vitalità melodica del tema del primo e la monolitica rigidità degli accordi del tema del secondo, che calano su di essa come fendenti tranciandola. Di Nino Rota, unico compositore italiano presente nel programma, è doveroso ricordare la grandezza come autore non solo di musiche da film-diretti grandi registi come Fellini, Visconti, e tanti altri, ma anche come grandissimo sinfonista.

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Spettacolo

Carmelo Bene ricordato al Teatro di Roma

Il Teatro di Roma torna a ricordare Carmelo Bene al Teatro Argentina, lunedì 21 marzo dalle 19, con una serata di letture ad opera di Iaia Forte, Federica Fracassi, Marco Foschi, Graziano Graziani, Paolo Mazzarelli, Lino Musella, Silvia Pasello, Tommaso Ragno, Enrico Terrinoni, Filippo Timi, artisti e studiosi che, affini per vocazione, hanno desiderato partecipare all’iniziativa.

Impossibilità di un congedo definitivo di Carmelo Bene

A voler rimarcare l’impossibilità di un congedo definitivo da tutto ciò che Carmelo Bene ha incarnato per tutti gli ascoltatori idonei, l’appuntamento, curato da Luisa Viglietti, Stefania De Santis e l’associazione L’orecchio mancante, è organizzato a distanza di venti anni da quando, a pochi giorni dalla morte del grande attore, avvenuta il 16 marzo 2002, il Teatro Argentina per ventiquattro ore aprì la scena alla proiezione in loop dell’opera postuma Otello, per permettere tantissime persone di abbracciare con lo sguardo non il corpo dell’artista ma il corpo residuale dell’opera.

Letture piccola parte del multiverso dell’artista

Le letture costituiscono una piccola parte del multiverso testuale di cui l’opera Carmelo Bene è portatrice, un controcanto all’opera dell’artista, le fonti disvelate di cui si è nutrito nel corso del tempo, dispositivi linguistici, poetici, filosofici e letterari che sono entrati in collisione con le sue partiture visive, musicali e drammaturgiche. Detonatori di senso, circuiti significanti, tracce discorsive ripensate per attivare un ingranaggio complesso e raffinato. Una macchina poetica all’interno della quale sono confluiti una moltitudine di discorsi dispersi in frammenti e dalla quale rifluiscono, eterni mutui soccorsi di senso, le matrici testuali da cui sono originate.

Sequenza di addio

Una carrellata di ‘vuoti di scena’ risolti, per dirla con Bene, in una sequenza di addio: «Addio al teatro, addio alla menzogna, addio a se stesso, addio a tutti, addio agli attori-interpreti e addio alla identità. Ma addio per sempre».