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ARF! Festival dal 12 al 14 maggio al Mattatoio

ARF! Festival, la festa di chi ama, legge, scrive, disegna e respira fumetti, dal 12 al 14 maggio al Mattatoio di Roma. Tre giorni di Storie, Segni & Disegni, un’immersione totale nel Fumetto al centro di Testaccio, quartiere-simbolo del fermento creativo della Capitale, grazie all’ARFist Alley per incontrare decine di stelle del fumetto internazionale (Pepe Larraz, Otto Schmidt, il Collettivo Moleste, Werther Dell’Edera, Rita Petruccioli, solo per citarne alcune), alla Job ARF!, luogo d’incontro tra case editrici e aspiranti professionisti, alla Self ARF! interamente dedicata all’editoria indipendente, all’ARF! Kids, un’area per laboratori creativi di qualità, incontri con libri e letture, sotto la guida dei migliori talenti dell’editoria per l’infanzia del panorama italiano.

Sala talk di ARF!

Immancabile, poi, la Sala TALK, motore pulsante nonché vero e proprio “marchio di fabbrica” di ARF!, che sarà animata anche quest’anno dai grandi del Fumetto internazionale, editori, autori e autrici indipendenti e personalità dal mondo del cinema e della musica. Il primo incontro di venerdì, apertura ufficiale del festival, vedrà protagonista Zerocalcare, che risponderà alle domande di una sala interamente composta da ragazzi under 14. A seguire la presentazione ufficiale del video realizzato da Gigaciao (Sio, Giacomo Bevilacqua, Dado e Fraffrog) per la Centrale del Latte di Roma, nuovo partner della manifestazione.

Il programma

Il ricco programma vedrà inoltre, tra gli altri, Lillo, Caparezza, Ivan Silvestrini, Raiz e Giacomo Giorgio di Mare Fuori, Luana Belsito, Shintaro Kago, Pera Toons, Dado di Gicaciao, Will McPhail, Zuzu, Gipi, Barbara Baraldi, LRNZ, Nicoletta Baldari (autrice del manifesto di ARF!2023), Valerio Lundini, Greg, oltre alle Lectio Magistralis tenute da tre Master del fumetto d’autore Igort, Lorenzo Mattotti e Francesca Ghermandi.

La grande novità BOOKSHOW®

La grande novità di ARF! 9 è il BOOKSHOW®, lo spazio espositivo di oltre 500mq (in collaborazione con la libreria Giufà) dove sarà possibile trovare una nutrita rappresentanza delle maggiori case editrici di fumetto con le proprie novità e gli autori per sketch e dediche. Per la nona edizione di ARF! saranno allestite 11 mostre in differenti spazi, di cui tre già in corso: De Sagittis et Seminibus di David Aja alla Sala Dalì di Piazza Navona e la grande antologica dedicata a Sergio Toppi, Geografie dell’Avventura a La Vaccheria all’Eur, dove sono state allestite anche le opere di VALO, la vincitrice del Premio Bartoli 2022. Le altre 8 mostre, tutte in esclusiva, saranno visitabili nell’intenso weekend di attività del 12,13 e 14 maggio, dalle 10 alle 20 presso La Pelanda al Mattatoio.

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La Sapienza conferisce a Ingrid Daubechies il dottorato honoris causa

La Sapienza conferisce a Ingrid Daubechies, premio Wolf per la Matematica 2023, e prima donna in assoluto a ricevere questo ambito riconoscimento, il Dottorato honoris causa in Matematica per “le sue indubbie qualità matematiche, per i suoi lavori che attraversano numerose discipline testimoniano interessi trasversali e applicati (fisica, matematica, biologia, arte). Questi la rendono a pieno titolo una scienziata a tutto tondo, ma anche per il ruolo da lei svolto nella promozione della presenza delle donne in Matematica, sia negli Usa, che a livello internazionale, e lo slancio e tutto il lavoro volto verso l’inclusione nella scienza di giovani talenti dei paesi in via di sviluppo”.

Massima autorità delle Wavelet

Considerata la massima autorità della teoria delle Wavelet (Le wavelet Daubechies), la studiosa ed il suo team hanno reso possibile molteplici applicazioni di tale teoria in ambiti diversi come, per esempio, nelle tecniche di compressione di foto e filmati digitali, ma soprattutto nel campo dell’arte per distinguere, attraverso specifici algoritmi, quadri veri da copie o falsi dando origine a una valida collaborazione tra i curatori dei musei, storici dell’arte, matematici e informatici.

Festa della matematica a La Sapienza

Il conferimento del Dottorato honoris causa si inserisce nell’ambito della “Festa della matematica: due giorni con e per Ingrid Daubechies”, manifestazione promossa dal Dipartimento di Matematica della Sapienza e dall’Unione matematica italiana, in programma l’11 e il 12 maggio per celebrare la Giornata internazionale delle donne in matematica, nell’ambito della quinta edizione di May12, iniziativa promossa da numerose associazioni scientifiche volte a promuovere la presenza delle donne in matematica.

Rettrice de La Sapienza Polimeni

«Conferire il Dottorato honoris causa a Ingrid Daubechies in occasione delle celebrazioni per la Giornata internazionale delle donne nella Matematica è un’occasione che ci rende doppiamente orgogliosi. La Daubechies è una scienziata che ha messo a disposizione il suo sapere spaziando in varie discipline, dalla matematica, campo in cui ha ottenuto proprio quest’anno uno dei massimi riconoscimenti scientifici, alla biologia, passando per l’ingegneria e l’arte. Un esempio d’eccellenza scientifica che deve essere da stimolo per le nostre giovani studentesse che, scegliendo di seguire le proprie aspirazioni, si avvicinano allo studio delle cosiddette discipline STEM, materie purtroppo per molto tempo ritenute ‘più consone’ per i colleghi maschi», ha affermato la rettrice Antonella Polimeni.

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Nemi, 23 artisti contemporanei al Museo delle Navi Romane

‘Riportando tutto a casa’ è il titolo della mostra collettiva che il

Museo delle Navi Romane di Nemi ospita fino al 30 settembre.

Curata da Lorenzo Madaro e su progetto di Contemporary Cluster,

in collaborazione con la direzione regionale Musei Lazio, l’esposizione riunisce le opere di 23 artisti provenienti da tutta Italia, con esperienze

e attitudini diverse, che dialogano con l’architettura e la collezione permanente del museo.

INSTALLAZIONE, TELE, SCULTURE E VIDEO DIALOGANO CON L’ANTICO

Lo fanno attraverso installazioni, dipinti, sculture, videoarte e altri linguaggi sperimentali in grado di generare una lettura aggiuntiva al tema del ricordo. Ogni artista elabora la propria personale visione in base al grande repertorio di oggetti ritrovati durante gli scavi archeologici degli ultimi decenni e conservati nel museo, mentre il pubblico è invitato a muoversi liberamente alla ricerca di scenari familiari. Grazie alla coralità dell’esposizione il percorso museale è carico di suggestioni, di progettualità, di differenze dialettiche e di complessità, proprio come i protagonisti del romanzo di Nicola Lagioia, da cui è preso in prestito il titolo della mostra.

GLI ARTISTI IN MOSTRA:

Gli artisti in mostra sono: Paolo Assenza, Antonio Barbieri, Canicola, Dario Carratta, Cosimo Casoni, Giovanni Chiamenti, Matteo Costanzo, Fabrizio Cotognini, Giovanni De Cataldo, Valerio Di Fiore,

Gioia Di Girolamo, Luca Di Terlizzi, Marco Emmanuele, Francesco Fossati, Federika Fumarola, Alberto Gianfreda, Alessandro Giannì, Giulia Manfredi, Caterina Morigi, Nero/Alessandro Neretti,

Luca Petti, Giusy Pirrotta e Andrea Polichetti.

 La mostra rientra nel progetto del ministero della Cultura di

riportare nei luoghi di origine e nei musei delle province reperti conservati nei depositi ministeriali e di valorizzare le collezioni permanenti, integrandole con mostre d’arte contemporanea.

Daniela De Angelis, direttrice del Museo delle Navi Romane,

sottolinea infatti come il museo di Nemi stia vivendo una stagione

di rinnovata attività di valorizzazione e di richiamo turistico. 

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Almanacco. 9 maggio 1978 ucciso dalle BR a Roma Aldo Moro

Oggi nel nostro almanacco ricordiamo il 9 maggio 1978.

Dopo una prigionia di 55 giorni nel covo di via Montalcini le Brigate Rosse decisero di concludere il sequestro uccidendo Aldo Moro.

Il ministro degli Interni Francesco Cossiga si dimette.

Protagonista di primo piano della storia politica del Novecento,

viene ricordato come uno dei più insigni statisti d’Italia.

LA BIOGRAFIA DI ALDO MORO

La sua tragica fine segnò uno spartiacque nella lotta al terrorismo di matrice politica e negli equilibri politici nazionali.

Pugliese di Maglie (in provincia di Lecce), Aldo Moro si appassionò agli studi giuridici che proseguì dopo la Laurea in Giurisprudenza, con attività di ricerca e pubblicazioni.

Negli stessi anni, prese contatto con gli ambienti politici cattolici, prima con la FUCI (federazione degli universitari cattolici)

e poi con la Democrazia Cristiana, che insieme ad altri fondò nel 1942.

Eletto nel 1946 all’Assemblea Costituente e chiamato a redigere il testo costituzionale, in pochi anni si trovò a ricoprire incarichi sempre più rilevanti, come quelli di ministro di Grazia e Giustizia nel 1955 e ministro della Pubblica Istruzione nel 1957.

Gli anni Sessanta lo videro salire in cattedra come principale fautore dei governi di centrosinistra, alcuni dei quali guidò in qualità di Presidente del Consiglio dal 1963 al 1968 e dal 1974 al 1976.

L’apertura di Moro verso il Partito Comunista, sancita dal cosiddetto compromesso storico con Enrico Berlinguer,

alimentò un clima politico a lui ostile, dentro la stessa DC, e lo fece entrare nel mirino delle Brigate Rosse.

IL SEQUESTRO E LA MORTE DI ALDO MORO

Sequestrato a Roma, il 16 marzo del 1978, da un commando di queste ultime (in seguito a un conflitto a fuoco in via Fani,

che provocò la morte dei cinque uomini della scorta), il 9 maggio, dopo 55 giorni di prigionia, fu assassinato e il corpo venne rinvenuto nel bagagliaio di una Renault 4 rossa, parcheggiata, simbolicamente,

tra via delle Botteghe Oscure e Piazza del Gesù (dove avevano sede rispettivamente il PCI e la DC).

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Nuda di Barbara Lo Faro dal 23 maggio alla Galleria Pavart

Nuda, un omaggio di Barbara Lo Faro all’iconica fotografa statunitense Francesca Woodman, inaugura il prossimo 23 maggio alla Galleria Pavart. La curatrice Velia Littera, che da vari anni segue questa talentuosa artista, vuole offrire al pubblico un’esperienza artistica interessante e stimolante. Nel corso della storia, le donne sono state oggetto di rappresentazione artistica e culturale principalmente attraverso uno sguardo maschile quindi questa mostra vuole rovesciare questo sguardo e porre in primo piano la rappresentazione della donna vista da una prospettiva femminile.

Nuda, la forza del corpo femminile

La mostra dell’artista romana Barbara Lo Faro sarà composta da tele ad acrilico, acquerelli e bozzetti che evocano la fragilità e la forza del corpo femminile, esplorando l’evanescenza e la condizione temporanea dell’esistenza umana. In “Nuda”, Lo Faro cattura l’essenza effimera dell’essere con pennellate delicate e sapientemente sovrapposte. I suoi acquerelli sottolineano la natura fugace dell’esistenza e il desiderio di preservare la bellezza in un istante sospeso nel tempo. La mostra invita il visitatore a immergersi in un dialogo intenso tra l’arte di Woodman e la sensibilità di Lo Faro, celebrando il talento e la ricerca della bellezza nella sua espressione più autentica.

Connessione d’arte

La connessione tra l’arte di Francesca Woodman e Barbara Lo Faro non è immediatamente ovvia, in quanto le due artiste hanno stili artistici e contesti storici differenti. Tuttavia, entrambe si concentrano sul tema dell’identità, della femminilità e dell’intimità nella loro arte. Francesca Woodman è stata una fotografa americana attiva negli anni ’70, nota per le sue fotografie in bianco e nero che esplorano temi come la vulnerabilità, l’identità e l’intimità. Le sue immagini spesso includono il suo stesso corpo nudo o semi-nudo, o parti del suo corpo, insieme ad oggetti, ambienti e persino altre persone. La fotografa spesso utilizzava tecniche come la doppia esposizione e la sfocatura per creare immagini eteree e oniriche.

Artista contemporanea

Barbara Lo Faro, d’altra parte, è un’artista italiana contemporanea che lavora principalmente con la pittura. Le sue opere rappresentano spesso donne che si trovano in situazioni intime o private. Le sue donne sono spesso raffigurate in posizioni vulnerabili mentre guardano direttamente l’osservatore con espressioni intense e pensierose.

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Almanacco. 8 maggio 1940: muore a Roma il poeta Cesare Pascarella

Oggi nel nostro almanacco romano ricordiamo un grande poeta.

L’8 maggio 1940: muore a Roma il poeta CESARE PASCARELLA (nato a Roma nel 1858).
Da ragazzino, fu messo dai propri genitori, originari di Fontana Liri , a studiare in seminario, a Frascati: scappò via.

A leggere la sua produzione poetica non pare che quella prima esperienza lo abbia conciliato con gli ambienti religiosi.

Studiò poi all’Istituto di Belle arti, ma era molto più attratto dalla vita artistico-mondana della città che dagli studi accademici.
La nuova capitale ribolliva di novità, di idee, di progetti, di smanie:

il ventenne Pascarella vi si tuffò e cominciò a frequentarne gli artisti mondani e innovatori, partecipando alle attività dei “XXV della campagna romana” (dove era noto per i suoi asinelli), frequentando

il Caffè Greco, stringendo rapporti con gli artisti più simili a lui per irrequietezza e bisogno di nuovo, collaborando con la Cronaca bizantina e successivamente con il Fanfulla della domenica, che pubblicano le sue prime cose.

IL POETA HA VIAGGIATO MOLTISSIMO

La nota caratteristica della sua personalità è l’irrequietezza: dopo il viaggio in Sardegna del 1882 con D’Annunzio e Scarfoglio alla

scoperta di un mondo considerato misterioso ed arcaico, continua

a viaggiare moltissimo (India, Giappone, Stati Uniti, Cina, Argentina, Uruguay), annotando nei suoi Taccuini disegni e osservazioni acute

e caustiche.

ABITO’ PER TUTTA LA VITA A CAMPO MARZIO

Tuttavia l’uomo è profondamente legato alla sua città, scenario privilegiato di molte sue opere, e abitò per tutta la vita in Campo Marzio, tra via dei Portoghesi, via dei Pontefici all’Augusteo,

via della Scrofa, via Laurina, via del Corso.
Pubblica, nel frattempo, Villa Gloria (1886), 25 sonetti sul tentativo dei Fratelli Cairoli di liberare Roma e conclusosi tragicamente con lo scontro di villa Glori.

I sonetti furono celebrati dal Carducci, mentre il lavoro più noto,

La scoperta de l’America (di cui dà letture pubbliche sempre più richieste) è del 1894, ma non mancano resoconti e collaborazioni.
I Sonetti, del 1904, raccolgono le sue opere sparse dal 1881.

E’ STATO UN GRANDE CAMMINATORE E RECITO’ IN TEATRO

È anche un grande camminatore (e i resoconti di queste esperienze finiscono ugualmente nei taccuini e nelle sue collaborazioni giornalistiche) e poi recita in teatro.
Muore a Roma l’8 maggio 1940, in solitudine ed è sepolto presso il Cimitero del Verano. Il suo scanno all’Accademia d’Italia viene attribuito ad Ada Negri, prima donna ad entrarvi.
Le sue carte, la biblioteca (stampati antichi e moderni), fotografie, quadri e disegni furono acquistati, con i diritti d’autore connessi, dalla Reale Accademia d’Italia (oggi Accademia Nazionale dei Lincei) nel 1940. Il fondo è interamente ordinato.

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Almanacco. 6 maggio 1905: inaugurazione a Roma del Teatro di Villa Torlonia

Oggi nel nostro almanacco ricordiamo il 6 maggio 1905:

Inaugurazione del Teatro di Villa Torlonia.
A fare gli onori di casa Don Giovanni Torlonia.
Tutta la nobiltà viene invitata alla prima de il profilo di Agrippina,

una curiosa operetta scritta per l’occasione.

Il teatro fu commissionato nel 1840 come regalo di nozze del principe Alessandro Torlonia per la moglie Teresa Colonna.

IL PROGETTO FU AFFIDATO ALL’ARCHITETTO QUINTILIANO RAIMONDI NEL 1841

Il progetto fu affidato all’architetto Quintiliano Raimondi che iniziò i lavori nel 1841, ma a causa della sua morte nel 1848 e di problemi familiari del principe, il teatro fu inaugurato solo nel 1874, in occasione del matrimonio della figlia di Alessandro, Annamaria, con il principe Giulio Borghese.

Raimondi combina stili diversi, realizzando qualche cosa di unico nel suo genere, con il corpo centrale ispirato alla classicità del Pantheon,

il palcoscenico con sfondo apribile sul parco, e con finti spettatori sulle pareti laterali.

Era un teatro privato, con poche poltrone destinate a un pubblico ristretto, e con gallerie decorate con colonne in legno a imitare il marmo, e con la volta elegantemente affrescata.

Adiacenti alle gallerie c’erano salotti dove gli spettatori potevano intrattenersi durante gli intervalli o dove il principe invitava la

nobiltà romana durante le sue serate mondane.

IL TEATRO OSPITO’ UNA RAPPRESENTAZIONE PUBBLICA SOLO NEL 1905

Il teatro di Villa Torlonia ospitò una rappresentazione pubblica solo

una volta, la prima e unica, nel 1905, voluta dal giovane Giovanni Torlonia, nipote di Alessandro .

Poi la guerra, l’occupazione anglo americana (1944-1947), ne hanno decretato il definitivo abbandono.

Tutto il complesso della villa fu acquisito dal Comune di Roma nel 1978. Finalmente, dopo un lungo restauro, il teatro è entrato a far

parte della Casa dei Teatri e della Drammaturgia Contemporanea.

Quasi tutte le pitture del Teatro furono realizzate da Costantino Brumidi, un grande artista poco noto in Italia, ma celebre negli Stati Uniti

dove affrescò il Capitol di Washington, lavoro che gli valse l’appellativo di “Michelangelo d’America”.
Il Teatro, così come tutto il complesso di Villa Torlonia, fu acquisito dal Comune di Roma nel 1978.

Diverse sono le iniziative previste nel corso dell’anno, e in particolare, almeno fino al 31 maggio 2014, visite guidate.

Le visite sono previste alle 11.30 e alle 16.30 nei giorni di sabato, domenica e dei festivi e alle ore 11.30 nei giorni feriali dal martedì

al venerdì (lunedì chiuso).

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Almanacco. 5 maggio 2004 muore a Roma Nando Martellini

Oggi nel nostro almanacco ricordiamo un grande telecronista.

Il 5 maggio 2004 muore a Roma Nando Martellini.

Per molti anni fu radiocronista sportivo, a partire dal 1946:

fu anche la prima voce, dal 1960 al 1967, della celebre trasmissione radiofonica Tutto il calcio minuto per minuto (lo sostituirà Enrico Ameri dalla stagione 1967-1968).

COMMENTA LA VITTORIA DELL’ITALIA NEL 1968

Passato in televisione, commenta la vittoria dell’Italia al campionato europeo di calcio 1968;

in occasione dei Mondiali 1970 in Messico venne chiamato improvvisamente a sostituire il celebre collega Nicolò Carosio

(richiamato in servizio a furor di popolo ma costretto, durante la terza partita della nazionale, a rinunciare in seguito alla clamorosa gaffe – rivelatasi in seguito un “falso” – verso un guardalinee etiope).

TELECRONISTA NELLA VITTORIA DELL’ITALIA AI MONDIALI NEL 1982

Così Martellini ebbe modo di commentare quella che fu definita

la partita del secolo, ovvero la semifinale tra Italia e Germania Ovest, nonché la successiva finale tra gli azzurri e il Brasile.

Per molti anni la sua voce ha commentato le partite di calcio più importanti,

ma anche le principali manifestazioni ciclistiche come il Giro d’Italia e il Tour de France.

Nel 1976 fu direttore del Pool Sportivo TV.

È rimasto nella storia il suo triplice grido «Campioni del Mondo» al termine della partita Italia-Germania Ovest l’11 luglio 1982,

in occasione della conquista del titolo da parte della Nazionale di calcio italiana ai Mondiali 1982.

Avrebbe dovuto commentare anche il mondiale in Messico del 1986 ma,

una volta giunto in terra messicana, un malore ivi accusato per l’altitudine lo costrinse a rientrare in Italia e passare definitivamente il testimone a Bruno Pizzul.

Oggi è intitolato a suo nome lo stadio romano delle Terme di Caracalla.

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Mostre, apre oggi a Roma ‘Quel che viene per restare’

Apre oggi a Roma la mostra “Quel che viene per restare”, un percorso emozionale e interdisciplinare – tra arte, design, musica e danza – che per tre giorni anima la sede di Spazio Giallo.

Il laboratorio continuo e aperto alla città, nel cuore di Trastevere e fondato da Carolina Levi, celebra un anno di vita e si apre così

a nuove storie, e a nuovi protagonisti, nel segno della traccia e dell’impronta, parole chiave che segnano il fil rouge di opere e performance del palinsesto pensato come un’indagine collettiva

su un ipotetico nuovo Giardino dell’Eden dentro “un caos meraviglioso”.

LA MOSTRA E’ ISPIRATA AI VERSI DI JOHN KEATS

Densa di suggestioni, la mostra è ispirata ai versi di John Keats: “O castagno, che fiorisci dalle tue grandi radici, sei tu foglia, fiore o tronco? O corpo che secondi al moto la musica o sguardo che illumini, Da che riconosceranno il danzatore dalla danza?”. L’esposizione è ispirata anche al pensiero di Gio Ponti: “Componiamo spazi e vedute, distribuiamo a piene mani un verde prorompente tra i sassi, non pettiniamolo mai, aggiungiamo quei personaggi meravigliosi che sono gli alberi”. 

LA MOSTRA E’ ALLESTITA ALLO SPAZIO GIALLO DI TRASTEVERE

L’idea della mostra nasce e si sviluppa nel tempo, prima di diventare allestimento, incontro dopo incontro, attraverso il dialogo continuo con autori, luoghi e collettivi internazionali, come è nel Dna di Spazio Giallo, luogo votato alla condivisione e alla ricerca della bellezza ed

il cui allestimento è curato dallo studio di design italiano di base in Svezia Stamuli LAB.

Nasce così “un racconto dal respiro corale” che mette al centro una selezione pensata e curata di protagonisti assoluti del panorama dell’arte, della danza e del design contemporanei. Nell’ambito della mostra, tra gli altri, Silvia Giambrone interpreta il concept di Quel che viene per restare con le carte da parati Faglie (on consignement Richard Stanton Gallery) che portano il visitatore fuori dalla comfort zone; Ala D’Amico porta in mostra la poetica di un nuovo rapporto tra materia e immagine attraverso le sue serigrafie sperimentali. Partecipa al racconto la storica Litografia Bulla.

ALLA MOSTRA PARTECIPANO ANCHE IL TEAM DI PICTALAB

Alla mostra partecipano anche il team di Pictalab; Luca Boffi Alberonero che si racconta in un dialogo con la curatrice Emi-lia Giorgi dedicato alla sua ricerca sul colore. Inoltre le performance di danza e musica mettono in scena e raccontano punti di vista che, nella visione di Spazio Giallo, esplicitano l’urgenza di ripensare il dialogo e il rapporto tra gli essere umani e il nostro pianeta.

L’Agenda della mostra prevede questa sera alle 21.15 il talk con Luca Boffi Alberonero, artista profondamente legato a una speciale poetica del colore; alle 22 la performance musicale Flussi di Matilde Sambo a cura di Miniera. Venerdì 5 maggio, alle 20, tocca invece alla danza con la performance Tra, o sulle cose in mezzo – primo studio, di Noemi Piva, a cura di Eleonora Tempesta, performer Sara Chinetti e Noemi Piva. Alle 21.30, è prevista la performance musicale Francesca Heart live Synth + Conch di Francesca Heart a cura di China Wow e, a seguire, una selezione musicale a cura di Roberta Stellato.

Infine sabato 6 maggio alle 18:30 Spazio Giallo incontra la ong Intersos per il talk Un parto sicuro anche in guerra a cui intervengono

Chiara De Stefano, coordinatrice della comunicazione di Intersos, e Simona De Santis, del Corriere della Sera, mentre alle 19:30 è prevista la performance musicale Falando de Amor di Manuela Spartà con Alessandro Marzi e Claudio Giovannesi.

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Almanacco. 4 maggio 1913 inaugurazione monumento a Giuseppe Gioachino Belli

Oggi nel nostro almanacco ricordiamo il 4 maggio 1913.

Inaugurazione del monumento a Giuseppe Gioachino Belli, in Piazza Italia , detta poi Sidney , Sonnino.

E’ un opera di Michele Tripisciano.

A TRASTEVERE IL MONUMENTO A BELLI

Ed è proprio a Trastevere, nel rione più “romanesco” della città, che sorge il suo monumento voluto da Domenico Gnoli e da altri romani che nel 1910 presentarono la proposta al sindaco Nathan.

Si creò immediatamente un comitato di cultori del poeta che indicò nella piazza trasteverina di fronte al ponte Garibaldi,

allora denominata piazza d’Italia, il luogo più idoneo alla collocazione trovando il consenso all’amministrazione comunale.

Fu quindi promossa per il finanziamento delle opere una sottoscrizione popolare, cui partecipò anche il Comune, che raggiunse la cifra di 30.000 lire.

LA REALIZZAZIONE DEL MONUMENTO

Il monumento, piuttosto articolato, è realizzato tutto in travertino: al di sopra di un alto basamento è collocata la statua del poeta,

che poggia la mano destra su una ricostruzione della spalletta del ponte Fabricio, riconoscibile per la presenza di una delle erme quadrifronti che lo caratterizza.

Il basamento reca dei rilievi con la personificazione distesa del Tevere (in direzione di viale Trastevere) ed una scena che raffigura la statua parlante di “Pasquino” attorniata da popolani (sul lato opposto).

Alle sue estremità sono due fontane gemelle che ricevono acqua ognuna da un mascherone che raffigura la “Poesia” (sul lato verso il Tevere) e la “Satira”.