Oggi nel nostro almanacco romano ricordiamo cosa accadde il 25 giugno 1933. Scoppia una bomba nel portico di San Pietro.
Le indagini portano all’arresto di tre persone imparentate con
Alberto Cianca, già Direttore del “Mondo” legato a Giustizia e Libertà.
Attivo antifascista, con il padre Renato e con Leonardo Bucciglioni, aveva fatto esplodere una bomba ad orologeria,
progettata perché non arrecasse danni, nel pronao della basilica di San Pietro a Roma.
Il gesto era rivolto contro la politica del Vaticano, accusato dalla “Concentrazione antifascista” di favorire il regime fascista
ed avrebbe dovuto dimostrare alle migliaia di pellegrini convenuti
a Roma per l’Anno Santo, come il regime fosse odiato e attivamente combattuto dai movimenti d’opposizione popolare.
ARRESTATI GLI AUTORI DEL GESTO
Per quel gesto Claudio Cianca, suo padre e Bucciglioni furono
arrestati la notte del 9 ottobre del 1933 e sei mesi dopo processati dal Tribunale speciale.
Il giovane fu condannato a 17 anni di reclusione; agli altri due imputati furono inflitti 30 anni.
Liberato alla caduta del fascismo, Claudio Cianca partecipò
alla Guerra di liberazione dirigendo nel Lazio formazioni partigiane, prima in quelle del movimento di Giustizia e Libertà e poi in quelle garibaldine.
Nel corso della lotta armata aderì al Partito comunista che poi,
nel 1953, lo candidò alla Camera dei deputati, della quale fece parte per più legislature.
Cianca, che è anche stato segretario della Camera del lavoro di Roma
e provincia e che ha diretto, negli anni della ricostruzione, i lavoratori edili romani, è stato membro della presidenza dell’Anppia,
l’Associazione nazionale Perseguitati Politici Italiani Antifascisti.
È scomparso nel 2015 all’età di 101 anni