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Cultura

Festival del cinema spagnolo e latinoamericano dal 5 al 12 novembre

 Dal 5 al 12 novembre 2023, Roma si prepara a brindare con il 16º Festival del cinema spagnolo e latinoamericano, e questa volta è al Cinema Barberini.

Diretto da Iris Martin-Peralta e Federico Sartori, il Festival offre un’ampia rosa di film

che guarda a tutte le espressioni e tendenze cinematografiche del cinema iberoamericano sia recente che classico. Un occhio di particolare riguardo è riservato ai nuovi talenti, alle opere prime e seconde, ai film diretti da registe donne, e a quelli che trattano tematiche sociali di stringente attualità. Il Festival prevede un concorso internazionale di lungometraggi delle due sezioni de La Nueva Ola, che competono per il Premio del Pubblico.

La sezione La Nueva Ola del cine español presenta le migliori novità del cinema spagnolo.

Tra questi “20.000 especies de abejas” vincitore dell’Orso D’argento alla Berlinale per la miglior interpretazione femminile e “Upon Entry” con Bruna Cusì. L’argentino “Trenque Lauquen” di Laura Citarella; i messicani “Totem”, di Lila Avilés e “Zapatos rojos” di Carlos Eichelmann Kaiser.

Martedì 7 novembre alle ore 20:30, sarà di scena il Premio IILA-Cinema che presenta i film vincitori del bando rivolto a giovani cineasti latinoamericani.

L’Omaggio del festival quest’anno è dedicato a Carlos Saura. Il Festival del cinema spagnolo e latinoamericano è un evento ideato, prodotto e organizzato da EXIT media e riceve il sostegno dell’Ufficio culturale dell’Ambasciata di Spagna in Italia.

Assieme all’edizione romana, il Festival farà tappa a Matera, Padova, Genova, Cagliari , Bergamo, Trevignano Romano e per la prima volta a Bolzano.

Tutti i film sono proiettati in versione originale sottotitolata in italiano. 

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Cultura

La Sapienza eccelle anche nel GRAS

La Sapienza eccelle anche nel Shanghai Global Ranking of Academic Subjects 2023 (GRAS) elaborato dell’organizzazione indipendente Consultancy. La classifica asiatica conferma il posizionamento della Sapienza tra le prime università italiane e tra gli atenei di eccellenza nel mondo. In particolare l’Ateneo si posizione tra le prime 50 università a livello mondiale in 3 discipline: Fisica (12° posto), Ingegneria aerospaziale (15° posto) e Automation&Control (32° posto). La Sapienza vanta poi 5 primati assoluti a livello nazionale in Fisica, Ingegneria aerospaziale, Matematica (nella fascia 51-75), Ingegneria delle Telecomunicazioni (nella fascia 76-100) ed Ecologia (nella fascia 101-150) e 2 primati in condivisione in Statistica e in Psicologia (nella fascia 101-150).

La rettrice di Sapienza

«È con grande soddisfazione che accogliamo i risultati di questa prestigiosa classifica internazionale, che segue le certificazioni attestate ieri dalla classifica del World University by Subject del THE– dichiara la rettrice Antonella Polimeni – L’impegno della nostra comunità scientifica raccoglie riconoscimenti di cui non possiamo che andare fieri. Un risultato che acquista ancora più valore se lo analizziamo alla luce del fatto che Sapienza è un ateneo pubblico generalista, il più grande d’Europa, e la classifica comprende università di altri Paesi che dispongono di maggiori risorse, nonché atenei non generalisti». Nella classifica di Shanghai gli atenei vengono classificati in 55 materie tra scienze naturali, ingegneria, scienze della vita, scienze mediche e scienze sociali.

Classifica con oltre 1.900 università

Gras classifica più di 1.900 università su 5.000 in 104 paesi. I criteri si basano su indicatori accademici oggettivi e comprendono i risultati della ricerca (Q1), l’impatto della ricerca (CNCI), collaborazione internazionale (IC), qualità della ricerca (Top) e premi accademici internazionali (Award).

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Cultura

Almanacco. 30 ottobre 1961: muore a Roma Luigi Einaudi

Oggi nel nostro almanacco ricordiamo il 30 ottobre 1961:

muore a Roma LUIGI EINAUDI è stato il primo Presidente della Repubblica Italiana eletto secondo il dettato della Costituzione,

dal 1948 al 1955.
Laureato in legge, dal 1902 insegnò all’Università di Torino, quindi

alla Bocconi e al Politecnico milanese.

NELL’OTTOBRE 1919 FRANCESCO SAVERIO NITTI LO NOMINO’ SENATORE DEL REGNO

Nell’ottobre 1919 Francesco Saverio Nitti lo nominò senatore del regno. Collaboratore del “Corriere della sera», lasciò la testata quando il fascismo costrinse al ritiro la direzione Albertini.
Dal 1908 al 1935 diresse il mensile “La Riforma sociale», anch’essa chiusa dal regime, e quindi la “Rivista di storia economica».
Dopo il 25 luglio 1943 divenne rettore a Torino, e riprese a collaborare al “Corriere».
L’8 settembre riparò in Svizzera, dove l’Università di Ginevra gli offrì una cattedra.
Rientrato in Italia, fu governatore della Banca d’Italia dal 5 gennaio 1945. Eletto alla costituente nelle fila del PLI e divenuto ministro, fu artefice della politica economica e della stretta creditizia del quarto governo De Gasperi, prima di essere eletto al Quirinale.

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Cultura

Torna la mostra “Cento pittori via Margutta”, dal 28 ottobre al 1 novembre

Torna, giunta alla 120esima edizione l’esposizione artistica

organizzata dall’Associazione Pittori Via Margutta.

Il tema di quest’anno è dedicato al “Cambiamento climatico e Transizione ecologica: risparmio energetico ed innovazione”. 

LA MOSTRA INIZIERA’ DOMANI SABATO 28 OTTOBRE E TERMINERA’ IL 1 NOVEMBRE

La mostra inizierà domani, sabato 28 ottobre e terminerà il 1 novembre 2023. Gli espositori provengono da ogni parte d’Italia e d’Europa,

in particolare da Olanda, Bulgaria, Polonia, Ucraina, Sud-America, Peru’.Il fine dell’esposizione di quest’anno è quello di promuovere

l’ innovazione e l’eco-design inclusivo, anche in termini di economia circolare e orientare il pubblico, che verrà a vedere le opere degli artisti verso comportamenti più responsabili verso l’ ambiente e il clima.

La mostra vedrà impegnati gli artisti a sviluppare opere sulla sostenibilità ambientale, in rapporto al cambiamento climatico in atto

e alla necessità di conservare l’habitat con l’insieme delle condizioni ambientali e le condizioni generali dell’insediamento urbano in cui l’uomo vive, con il complesso delle strutture, naturali e artificiali,

che lo caratterizzano.

La mostra d’arte si svolgerà nello splendido scenario di via Margutta,

la strada romana internazionale degli artisti, con la partecipazione

di cento artisti, pittori e scultori appartenenti all’Associazione Cento Pittori Via Margutta, rinnovando il magico spettacolo della storica mostra d’arte, con esposizioni di opere realizzate sul tema prescelto, sulle classiche e storiche strutture espositive, costituite da un cavalletto sormontato da ombrellone.

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Cultura

Almanacco. 29 ottobre 1936: a Roma inizia la demolizione dei Borghi, al suo posto verrà creata via della Conciliazione

Oggi nel nostro almanacco romano ricordiamo il 29 ottobre 1936:

Inizia la demolizione dei Borghi, l’antico quartiere medioevale e rinascimentale che precedeva la piazza San Pietro, al suo posto

sarà creata via della Conciliazione.

Il giorno del primo colpo di piccone è un evento.

Alle 9 del 29 ottobre del 1936 Mussolini e Bottai e altri funzionari

sono sulla terrazza del palazzo Suave nella Spina verso Piazza Pia. Mussolini con un colpo di piccone colpisce un cornicione.

I lavori sono rapidi, quasi convulsi, si procede con gli espropri,

si sposta la popolazione nei lotti della Garbatella, nei “alberghi” del quartiere che era nato quasi 20 anni prima molto lontano da Roma.

SONO COINVOLTE LE GRANDI DITTE ROMANE

Sono coinvolte le grandi ditte romane per i lavori pubblici e si pensa

già ai nuovi edifici.

C’è ad esempio la ditta Vaselli del conte Romolo Vaselli che vince

la gara perché chiede solo i materiali di risulta dalle demolizioni.

E non è un affare da poco.

In quegli anni a Roma si costruiscono edifici di prestigio ad esempio con le tegole antiche di Borgo.

Un esempio è l’edificio dell’Istituto Svedese di Studi classici a Roma che ricalca lo stile romano appunto.
Tra gli edifici da demolire c’è il collegio per le Missioni Maronite, e il palazzo delle Prigioni di San Gallo il Giovane.

Il primo aprile del 1937 Piacentini e Spaccarelli propongono delle modifiche, si è arrivati a Piazza Scossacavalli, con la chiesa di San Giacomo e l’Oratorio del Santissimo Sacramento.

Nel 1937 viene demolito la casa di Bartolomeo Bresci attribuita a Raffaello e le case Soderini.

A Piazza Scossacavalli il Palazzo dei Convertendi che era proprietà della Santa Sede dopo i Patti lateranensi, sarà demolito dai servizi tecnici del Vaticano.

Il progetto della nuova sistemazione si deve agli architetti Marcello Piacentini e Attilio Spaccarelli.

IL 2 AGOSTO 1937 LA NUOVA STRADA VIENE DEFINITA VIA DELLA CONCILIAZIONE

Il 2 agosto del 1937 la nuova strada aperta viene ufficialmente definita Via della Conciliazione.
Il Duce visita spesso il cantiere, e la agenzia Stefani racconta

ogni dettaglio, anche della asimmetria che si vede dopo la demolizione guardando verso San Pietro.

E si decide di “spostare” o “tagliare” qualche palazzo.

Si salvano solo Palazzo Torlonia e la chiesa della Traspontina.

Si pensa subito ai due palazzi come propilei della piazza. Il progetto piace sia a Bottai che a Pio XI.

Fu completata in occasione del giubileo del 1950 con l’installazione di due file di portalampioni a forma di obelisco.
Il suo progetto si inquadra nel più ampio piano operato dal regime fascista di ristrutturazione dei centri storici Italiani di cui il monumentalismo di Marcello Piacentini fu ispiratore ed autore.

Via della Conciliazione, in particolare, esemplifica lo stereotipo,

diffuso tra i secoli XIX e XX, di una grande strada sull’asse del monumento architettonico.

Dunque, la sua realizzazione annullò l’invenzione barocca type=’text/javascript’ ideata da Gian Lorenzo Bernini, che aveva creato un suggestivo gioco prospettico, ponendo, in asse con la scomparsa via di Borgo Nuovo,

il portone in bronzo che conduceva alla Scala Regia, all’interno della cittadella vaticana;

un sorprendente percorso che accompagnava lo spettatore dalle anguste e articolate strade della “Spina di Borgo” alla grandiosità della piazza San Pietro, dalla quale venivano offerti scorci verso la facciata della basilica e verso la cupola michelangiolesca.

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Almanacco. 28 ottobre 1958: viene eletto Papa Giovanni XXIII

Oggi nel nostro almanacco romano ricordiamo il 28 ottobre 1958:

Alle ore 17,12 si alza dalla Cappella Sistina una fumata bianca che annuncia l’elezione al soglio di Pietro
di Angelo Roncalli, assumerà il nome di GIOVANNI XXIII.

E’ STATO BEATIFICATO IL 3 SETTEMBRE 2000

Fu terziario francescano ed è stato beatificato da papa Giovanni Paolo II il 3 settembre 2000; è stato canonizzato il 27 aprile 2014 da papa Francesco insieme a Giovanni Paolo II.

In generale, ai fini della beatificazione, la Chiesa cattolica ritiene necessario un miracolo:

nel caso di Giovanni XXIII, ha ritenuto miracolosa la guarigione improvvisa, avvenuta a Napoli

il 25 maggio 1966, di suor Caterina Capitani, delle Figlie della Carità, affetta da una gastrite ulcerosa emorragica gravissima che

l’aveva ridotta in fin di vita.

La suora, dopo aver pregato papa Giovanni XXIII insieme

alle consorelle, avrebbe avuto una sua visione, seguita dalla

subitanea guarigione, dichiarata in seguito scientificamente

inspiegabile dalla Consulta Medica della Congregazione per le Cause dei Santi.

DAL 2000 NUMEROSI I PRESUNTI MIRACOLI

Dal 2000 numerose sono state le segnalazioni e i presunti miracoli.
Giovanni XXIII morì alle 19:49 del 3 giugno 1963.
«Perché piangere? È un momento di gioia questo, un momento

di gloria» furono le sue ultime parole rivolte al suo segretario, Loris Francesco Capovilla.

Dal Concilio Vaticano II, che Giovanni XXIII non vide dunque terminare, si sarebbero prodotti negli anni successivi fondamentali cambiamenti che avrebbero dato una nuova connotazione

al cattolicesimo moderno; gli effetti più immediatamente

visibili consistettero nella riforma liturgica, in un nuovo ecumenismo

e infine in un nuovo approccio al mondo e alla modernità.

Giovanni XXIII venne inizialmente sepolto nelle Grotte Vaticane e all’atto della beatificazione il suo corpo fu riesumato.

La salma fu trovata in un perfetto stato di conservazione , grazie

al particolare processo d’imbalsamazione eseguito dal professor Gennaro Goglia subito dopo il decesso, consistente

tra l’altro nell’iniettare molti litri di liquido conservativo

nelle arterie principali, sostituendo il sangue.

Praticati alcuni interventi conservativi, sul volto e sulle mani

fu applicato uno strato conservativo di cera.

Indi, dopo la cerimonia di beatificazione e l’ostensione ai fedeli,

la salma fu tumulata in un’urna di vetro in un altare della navata

destra della basilica di San Pietro.

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La cerimonia d’inaugurazione dell’anno accademico LUMSA

La cerimonia d’inaugurazione dell’anno accademico LUMSA è stata aperta dal Cardinale Giovanni Lajolo presidente del Cda dell’Università LUMSA che nel suo intervento ha dato lettura del telegramma ricevuto dal segretario di Stato del Santo Padre Cardinale Pietro Parolin con il saluto e la benedizione di Papa Francesco: «Il Sommo Pontefice è lieto di rivolgere il beneaugurante pensiero a quanti prendono parte all’inaugurazione dell’anno accademico di codesta università. Il Santo Padre incoraggia a proseguire l’importante opera di formazione integrale della persona umana, e mentre invoca copiosi doni dello spirito per una fruttuosa attività didattica che favorisca la diffusione della cultura ispirata ai valori cristiani, invia di cuore a lei, ai docenti, alle missionarie della scuola, al personale non docente, agli alunni e ai presenti tutti la benedizione apostolica».

Il rettore Bonini alla cerimonia

Subito dopo ha preso la parola il rettore dell’Università LUMSA professor Francesco Bonini: «Ho avuto modo di seguire le interlocuzioni con il ministero del sistema delle università non statali e con lo stesso Ministro, che ringrazio per l’attenzione. Il cahier è ricco e non lo riapro qui: dobbiamo augurarci che i segnali positivi riscontrati lo scorso anno trovino conferme e implementazione. Senza parlare dell’aggiornamento del contributo statale, restano infatti troppe sacche di disuguaglianza normativa, con risultati anche paradossali, come quello sul diritto allo studio. D’altra parte, i riconoscimenti anche recenti confermano come sia pienamente evidente la soggettività delle università non statale – e segnatamente della nostra – nel sistema universitario pubblico italiano.

Le decisioni prese

Abbiamo preso lo scorso anno la decisione di non far partire corsi specifici sui grandi temi della sostenibilità, di data science e AI, m di aggiornare tutti i corsi alle prospettive di digitalizzazione ed intelligenza artificiale. Con risultati confortanti, su cui occorre insistere. Del resto, il futuro delle scienze umane e sociali, il nostro campo d’elezione fin dalla fondazione, sta proprio qui. In questa contaminazione, che stiamo sperimentando in diversi campi».

LUMSA università cattolica

Il rettore Bonini ha poi sottolineato durante la cerimonia: «La LUMSA è un’università pubblica ed è un’università cattolica. Questo significa che occorre avere una chiara ispirazione, ma spenderla in un sapere critico e in un sapere creativo. Che è quello che chiedono gli studenti di oggi: una professionalizzazione che deve poggiare su qualcosa di solido che non viene dalle strutture educative tradizionali e viene sempre di meno dalla famiglia. In questo senso l’università è chiamata a dare delle basi solide culturali su cui costruire delle proposte professionali. Questa mescolanza è il segreto dell’università di questi e dei prossimi anni e dev’essere trasmesso in una modalità stereofonica, cioè, utilizzando sia la presenza che la distanza perché mettendo insieme queste due cose si va incontro alla domanda, ma nello stesso tempo si salvaguarda anche l’identità dell’università.

Non soltanto diplomificio

L’università non è soltanto un diplomificio, ma è anche un’esperienza culturale e formativa che gli studenti fanno ad una determinata età, che poi si portano dietro e che ritorna in una ulteriore fase perché l’università è long life learning. Si può ritornare in università per i master, per altre forme di aggiornamento professionale, in una fase successiva. Un sistema molto articolato, un sistema polifonico, un sistema poliedrico che l’università LUMSA vuole essere in questi anni, ma soprattutto nei prossimi».

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Cultura

Talent Prize 2023 con mostra al Mattatoio

Talent Prize 2023 con il Mattatoio di Roma che ospita presso il Padiglione 9b, dal 27 ottobre al 19 novembre una mostra dedicata al premio internazionale di arti visive ideato da Guido Talarico, organizzato da Inside Art e realizzato grazie al sostegno della Fondazione Cultura e Arte, ente strumentale della Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale. L’esposizione, a cura di Fabrizia Carabelli ed Elena Pagnotta, dedicata al vincitore, ai finalisti e ai premi speciali, è promossa dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e dall’Azienda Speciale Palaexpo.

Con Talent Prize via alle celebrazioni del ventennale di Inside Art

Il Talent Prize 2023 (foto Eleonora Cerri) rappresenta l’occasione per dare avvio alle celebrazioni per il ventennale di Inside Art che si svolgeranno per tutto il 2024. Per questa significativa ricorrenza il maestro Emilio Isgrò ha realizzato un’opera per la rivista, cancellandola alla sua maniera. I suoi inconfondibili segni di cancellature in china sono impressi, infatti, nel lavoro esposto eccezionalmente in mostra al Mattatoio insieme ai vincitori del concorso. A presentare la serata, il fondatore del premio, Guido Talarico:

Il fondatore del premio Guido Talarico

«Ci tengo davvero a ringraziare il maestro Isgrò che con la sua partecipazione ha fatto un regalo di compleanno a noi e a tutti quei giovani artisti che in questi anni di lavoro abbiamo provato a sostenere. L’arte può cambiare le cose e lo dimostra il posto in cui ci troviamo, un ex Mattatoio, un luogo di crudeltà e morte che si trasforma in un ambiente meraviglioso, di prospettiva e di gioventù capace di ospitare una mostra che celebra il talento dei giovani e l’arte. Inside Art compie 20 anni e siamo giunti alla sedicesima edizione del Talent Prize, un premio che non ha pari in Europa per numero di iscritti: oltre 10 mila».

Primo premio a “Come funghi”

La giuria ha assegnato il primo premio all’opera Come funghi, un’installazione di Giulio Bensasson, (Romano, classe 1990). La sua pratica artistica si sviluppa principalmente attraverso il linguaggio scultoreo e al centro della sua ricerca c’è il rapporto dell’uomo con la natura e il tempo, inteso come materiale espressivo attraverso cui indagare il trasformarsi della materia e i processi aleatori a esso legati. A premiare il vincitore è stato il Vice-Presidente della Camera dei Deputati, l’On. Giorgio Mulé.

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Cultura Manifesta, manifesti culturali del femminismo in Italia

La mostra Cultura Manifesta apre a Roma il 15 novembre 2023 ore 17:30, presso la Casa della Memoria. È curata da Archivia nelle celebrazioni del cui ventennale si inserisce

È promossa da FIAP e IRSIFAR, con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale.

La mostra

Cultura Manifesta presenta 34 manifesti storici che documentano l’esperienza culturale del movimento femminista in Italia,

selezionati dal vasto patrimonio di Archivia, la biblioteca/archivio specializzata in storia e cultura delle donne.

Archivia è un centro di eccellenza che raccoglie e promuove la produzione politica, culturale e storica del movimento femminista e delle donne in Italia a partire dagli anni ’70, declinata in ogni sua espressione.

Custodisce 30 mila volumi, 43 fondi archivistici, 35 mila fotografie, 900 manifesti e una vasta selezione di materiale audio-visuale.

Gli esemplari in mostra sono sovente pezzi unici di un’arte in via d’estinzione – da salvaguardare e valorizzare

che veicolano la presa di parola delle donne anche attraverso la produzione culturale:

dal cinema al teatro, al giornalismo e alla pubblicistica, dalle arti applicate agli insegnamenti e formazione anche accademici.

È dal desiderio di dare un senso nuovo all’esistenza delle donne, con la conseguente messa in discussione della loro presenza e rappresentazione nella storia e nella cultura, che sono nate nuove forme espressive, nuovi linguaggi e spazi in cui farle vivere.

Attraverso la mostra Cultura Manifesta si vuole far conoscere, o riconoscere, la bellezza, il fervore, la creatività, la multiformità del protagonismo,

ma anche l’irridente autonomia dei gruppi femministi che hanno prodotto cultura a partire dagli anni ’70.

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Personale di Silvio Coiante a Spazio Urano “ricorda qualcuno assomiglia a nessuno”

Personale di Silvio Coiante, organizzata presso Spazio Urano con il titolo “ricorda qualcuno assomiglia a nessuno” dal 4 al 18 novembre, che presenta una selezione di lavori in cui recupera la tecnica del papier collé. L’artista ha da sempre manifestato, anche in serie precedenti, un approccio alla pittura influenzato dalla sua formazione in arte grafica, sia pubblicitaria che editoriale; attraverso il dialogo tra arte classica e digitale, Coiante è solito procedere verso una sintesi che «lascia immaginare senza descrivere», come lui stesso riferisce. Nei papiers collé, oltre al risultato finale, diventano determinanti i vari passaggi che contraddistinguono l’ideazione e la realizzazione dell’opera.

Archivio di immagini personale

Inizialmente Coiante si avvale di un personale “archivio di immagini” che ha raccolto nel tempo e in maniera casuale, attingendo da fotografie online, “prelievi” dal mondo della moda e della pubblicità e immagini scattate negli anni e in vari contesti. Da questo archivio, una sorta di realtà scorrente davanti i suoi occhi, seleziona due file, spesso un’immagine classica e una moderna, che fondendosi in forma digitale originano una terza e insolita iconografia.

Recupero di manualità tradizionale

Dopo questa prima ideazione visiva, Coiante ha bisogno di recuperare una tradizionale manualità e di ricorrere quindi al bozzetto, su carta o su tela, nel quale la matericità del colore sedimentato arricchisce l’immagine, prima solo digitale, di nuovi significati. È solo dopo questo ulteriore passaggio che l’artista arriva a sperimentare la tecnica del papier collé. La carta, prima dipinta, poi strappata e infine assemblata, crea un’opera stratificata in più livelli. L’impiego di immagini di “seconda mano”, spesso banali e riconoscibili, utilizzate per porre il proprio punto di vista visivo, rende la ricerca di Coiante affine all’estetica pop in generale e in particolare alla produzione italiana degli artisti della “Scuola di Piazza del Popolo”.