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Inchiesta stadio della Roma, Giampaoletti ascoltato in Procura

(Fonte: www.repubblica.it)

Questa mattina il direttore generale del Campidoglio Franco Giampaoletti e' stato ascoltato come persona informata sui fatti nell'ambito nell'inchiesta della procura di Roma sul progetto dello Stadio a Tor di Valle. L'atto istruttorio, che e' andato avanti per circa un'ora e mezza, potrebbe aver riguardato il ruolo svolto in Campidoglio dall'avvocato Luca Lanzalone, ai domiciliari da mercoledi' scorso e ascoltato ieri dai giudici, nel corso della mediazione tra la giunta Capitolina e Eurnova per arrivare alla stesura del nuovo progetto dell'impianto sportivo giallorosso. Intanto questa mattina Luigi di Maio ai microfoni di Coffee break sul La 7 ha smentito qualsiasi ipotesi di crisi della giunta capitolina. "Il movimento non chiederà alla sindaca Raggi di farsi da parte" ha spiegato il vice premier. "L'unica colpa – ha aggiunto – è che ci siamo fidati dell'avvocato sbagliato". Ieri invece è stato interrogato l'ex presdiente dell'Acea. "Io alla vicenda dello stadio non ho mai partecipato" ha dichiarato Luca Lanzalone agli arresti domiciliari. E mentre l'avvocato si difende, un collaboratore di Luca Parnasi, Luca Caporilli, anche lui arrestato mercoledì scorso, davanti ai pm fornisce i primi riscontri all'inchiesta: "Davamo soldi, dazioni ad almeno un funzionario pubblico responsabile dei pareri al progetto" sullo stadio. Sempre martedì sera in Campidoglio, durante la riunione della maggioranza, la sindaca Virginia Raggi continua a sostenere l'estraneità del Movimento: "La procura ha detto che sullo stadio abbiamo fatto tutto regolarmente. Ma facciamo un'altra verifica su tutto perché la corruzione cerca di infiltrarsi in mille modi diversi. Non abbiamo preso un euro. Invece, da quello che scrivono i giornali, Pd e Forza Italia hanno anche chiesto raccomandazioni per i figli oltre ai soldi. Con quale faccia attaccano noi?"

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Censimento Rom, è scontro nel governo 

(Fonte: Il Corriere della Sera, di Emanuele Buzzi e Marco Cremonesi) – Muri e paletti. La giornata tra Cinque Stelle e Carroccio è segnata dall’alta tensione sulla vicenda rom (e sulle esternazioni di Matteo Salvini): l’attacco e poi la precisazione. Da un lato, appunto, il muro del ministro dell’Interno sui rom, dall’altro la rassicurazione di Luigi Di Maio ai suoi, che suona però come un monito per l’alleato di governo: «Finché resteremo nel contratto non ci sarà nessuna tensione». In realtà la giornata è segnata da una certa insofferenza nel Movimento, che nel quartier generale leghista imputano agli ultimi sondaggi: le intenzioni di voto, infatti, ipotizzano un sorpasso del partito di Salvini sui 5 Stelle. La frase sul censimento dei rom è solo un tassello.

L’intervento di Fico

A rendere l’idea del quadro, sia pure su un fronte diverso, c’è anche la dichiarazione del presidente della Camera Roberto Fico in tema di immigrati: «Bisogna ridiscutere il regolamento di Dublino, e occorre farlo con la Francia e la Germania mettendo fuori le posizioni estreme di Orbán che non vuole le quote. Ma chi non vuole le quote deve avere le multe. Quindi, se Orbán non vuole le quote, deve essere multato». Gli ortodossi vicini a Fico dicono che l’intervento sia un assist anche per la Lega che chiede il rispetto delle quote. Peccato soltanto che il premier ungherese sia considerato dal leader leghista un fondamentale alleato internazionale.

La chiamata del premier

Nel governo l’idea è quella di non spargere ulteriore benzina sul fuoco e, dopo l’intervento di Salvini, si muove anche il premier Giuseppe Conte, impegnato ieri a Berlino nel bilaterale con Angela Merkel. Il presidente del Consiglio chiama il ministro dell’Interno. Il leader leghista chiarisce: «Nessuna schedatura». «Ho precisato quello che mi sembrava ovvio: è una cosa destinata a salvaguardare i bambini», dice Salvini. Ma il leader della Lega non ha intenzione di arretrare dalla sua linea e lo chiarisce con un aneddoto: «Ero sull’aereo con un italiano che vive in Svizzera e mi ha detto: “Grazie, perché mi hanno sempre preso in giro mentre ora c’è un governo che sa farsi rispettare”». Come a dire che il segretario leghista sente il sostegno popolare. E i rapporti con i Cinque Stelle? Salvini stempera le tensioni. «Ho sentito via messaggi Bonafede e Toninelli, sentirò Fraccaro». E prosegue: «Non c’è da preoccuparsi, questo è certamente un momento di grande visibilità perché i temi caldi sono i nostri, ma verrà il momento di parlare anche di Fornero, Jobs Act, Alitalia e in quel frangente sarà più visibile senza dubbio il Movimento».

I temi

Di Maio preme proprio per portare quegli argomenti in primo piano. E tra i Cinque Stelle c’è chi fa notare come oltre al tema dei migranti siano stati posti da Conte alla ribalta europea anche povertà e disoccupazione, ossia i cardini che rendono necessario secondo i pentastellati il reddito di cittadinanza. «Presto si parlerà di occupazione», ribattono i Cinque Stelle. Il ministro del Lavoro vedrà il suo omologo tedesco in Lussemburgo giovedì per chiedere una collaborazione sulla revisione dei centri di impiego. Primi passi. Di Maio preferisce glissare sui rom, si limita a una dichiarazione stringata. «Mi fa piacere che Salvini abbia smentito qualsiasi ipotesi di censimento, registrazione o schedatura, se una cosa non è costituzionale non la si può fare». Il capo politico pentastellato rimane concentrato sui suoi temi: «Il Jobs Act va rivisto, sto mettendo a punto una riforma delle pensioni d’oro», puntualizza il capo politico.

Nel Movimento

Ma nel Movimento non mancano le prese di posizione. Soprattutto al Senato, dove i numeri del governo sono più esigui. «Il sovranismo esasperato portò al fascismo e la Costituzione è la base di una democrazia per la pace fondata sulla costruzione delle relazioni internazionali», attacca via Facebook Paola Nugnes. Nicola Morra, invece, puntualizza: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali». L’inner circle dei Cinque Stelle si mostra fiducioso che le tensioni non diventino increspature nell’asse di governo. «Non ci sono motivi per mettere in dubbio l’esecutivo». E a mettere a tacere la linea del dissenso ci pensa Alfonso Bonafede, che interviene a Otto e mezzo su La7: «Quello che mi interessa sono le azioni del governo». E ancora: «Il ministro Salvini è più esposto perché in questo momento c’è il problema immigrazione. Gli italiani vogliono sapere se il ministro sta lavorando bene. Dal mio punto di vista sì».

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Inchiesta stadio Roma, Raggi ascoltata di nuovo in procura. Bonafede: “Lanzalone scelto da sindaca”

(Fonte: la Repubblica, di Giuseppe Scarpa) – La sindaca Virginia Raggi è stata di nuovo convocata in procura come persona informata sui fatti – quindi non come indagata – sull'inchiesta sullo Stadio della Roma. I magistrati che l'hanno ascoltata per 45 minuti avevano acquisito nuovi elementi che hanno richiesto un chiarimento da parte della prima cittadina. Raggi non ha rilasciato dichiarazioni. L'inquilina del Campidoglio era già stata sentita venerdì a piazzale Clodio, come il dg della Roma Mauro Baldissoni e il direttore generale del Comune Franco Giampaoletti. Il colloquio con il procuratore aggiunto Paolo Ielo e il sostituto Barbara Zuin è terminato intorno alle 19. Giovedì Virginia Raggi sarà di nuovo in tribunale per l'inizio del processo per falso per la promozione di Renato Marra, fratello dell'ex braccio destro della sindaca Raffaele, dai vigili urbani alla direzione Turismo.

Intanto Alfonso Bonafede ai microfoni di Otto e mezzo ribadisce la sua estraneità all'inchiesta.  "Non ho niente da chiarire – dice il ministro della Giustizia – ho letto ricostruzioni fantasiose sul mio silenzio, che è dovuto solo al fatto che questa inchiesta non ha nulla a che vedere con me". E a proposito del ruolo dell'ex presidente dell'Acea ribadisce: "Luca Lanzalone? Lo ha scelto la sindaca Raggi Gliel'ho presentato io insieme a Fraccaro. Siccome conoscevo un bravo avvocato l'ho presentato e lei, come sindaca, ha ritenuto di avvalersene". "Non saprei su cosa riferire, nè come parlamentare, nè come ministro" ribadisce il Guardasigilli  chi gli chiedeva se avesse intenzione di andare a riferire in Parlamento sulla vicenda dello stadio della Roma, come sollecitato da Matteo Renzi. "I ministri – ha detto Bonafede – vengono chiamati a riferire sulla loro attività di ministri, Renzi dovrebbe saperlo, accadeva spesso ai ministri del suo governo".

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Roma, la giunta difende lo stadio. Il Mef: possiamo farlo noi. Parnasi fuori da Eurnova

 

(Fonte: la Repubblica, di Lorenzo D'Albergo e Mauro Favale) – A dispetto di tutto, la giunta M5S è convinta di voler andare avanti sulla costruzione dello Stadio della Roma a Tor di Valle: "Nel futuro di questa città, sono certo, che ci sarà ", dice convinto l'assessore all'Urbanistica Luca Montuori. E questo, nonostante al momento manchino le certezze su uno degli attori principali della vicenda: il costruttore.

L'arresto di Luca Parnasi ha decapitato la sua Eurnova, la società che avrebbe dovuto materialmente occuparsi della costruzione dell'impianto. Al momento, il Comune attende che Eurnova faccia le sue mosse. Subito dopo le misure cautelari, una lettera è partita da Palazzo Senatorio verso la società per avere chiarimento su chi sia l'interlocutore con cui relazionarsi. La risposta dovrebbe arrivare a breve, con le dimissioni di Parnasi dal vertice di Eurnova e con una riunione del cda che nomini un nuovo presidente, così da separare le vicende dell'imprenditore da quelle dell'azienda. Più difficile, invece, che sia la procura a nominare un commissario a gestire la società.

" Il primo passaggio è ricostituire la controparte", insiste Montuori. Che aggiunge: " Se poi Eurnova venderà tutti i suoi diritti e il suo terreno a un altro costruttore, io questo non lo so e non lo posso dire " . In questa " finestra", in attesa di passi formali da parte di Eurnova, si inserisce Invimit, società di gestione del risparmio a capitale pubblico (di proprietà del ministero dell'Economia) che col suo presidente, Massimo Ferrarese, avanza una proposta: " Sia affidato a noi il compito di costruire il nuovo stadio della Roma. Esiste un fondo creato per questo tipo di investimenti che intendiamo utilizzare per la costruzione di importanti impianti sportivi in altre realtà italiane. A differenza di qualsiasi iniziativa privata, tutti gli utili delle opere di Invimit sono destinati alla riduzione del debito pubblico del nostro Paese". Per questo, Ferrarese (che con la sua Invimit si era già occupato della vendita di Palazzo Nardini) ha chiesto un incontro urgente con la sindaca della capitale.

E mentre l'inchiesta procede (ieri Virginia Raggi è stata nuovamente convocata in procura come persona informata sui fatti), insomma, la linea del Campidoglio resta ferma: "Nessuna parte della procedura, in questo momento, sembra minimamente toccata dai problemi di cui leggiamo sui giornali – prosegue il titolare dell'Urbanistica – se questo sarà confermato noi andremo avanti". Certo, ci sarà da parte della giunta una verifica degli atti " perché dobbiamo fare in modo che l'amministrazione non passi dalla parte del torto".

"Stiamo facendo verifiche attente su tutti i procedimenti per accertare che siano stati svolti correttamente, fatto che per il momento nessuno ha messo in discussione", aggiunge anche Luca Bergamo, vicesindaco e assessore alla Cultura. E pure la titolare dei trasporti, Linda Meleo, per la sua parte conferma l'intenzione di andare avanti: "Tutti gli atti sono passati in conferenza dei servizi, in cui sapete che ci sono diversi attori chiamati a esprimere pareri". E questo, nonostante proprio all'interno dell'ordinanza, in un'intercettazione, viene fatto riferimento alle criticità per la mobilità in assenza delle adeguate infrastrutture.

Intanto, seppure la procedura per lo Stadio finora non sia stata messa in discussione dalla procura, dalle carte emerge il pressing di Parnasi per la chiusura della conferenza dei servizi intervenendo sulla sua presidente, la dirigente regionale Manuela Manetti. Le intercettazioni evidenzierebbero "una disponibilità (riferita de relato) dell'allora assessore regionale Michele Civita a fornire informazioni ai dirigenti di Eurnova " . Tra le prescrizioni della conferenza, la più temuta è quella del Ponte sul Tevere e sulla viabilità in generale, infrastrutture che se fossero state giudicate necessarie avrebbero ritardato il progetto.

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L’annuncio della sindaca su Facebook. “Merito dei cittadini e del nuovo modello di gestione”

(Fonte: la Repubblica) – "Nella prima settimana la nuova raccolta 'porta a porta' avviata all'Axa, un quartiere nel X municipio nella periferia sud di Roma, ha ottenuto numeri incoraggianti: la differenziata ha toccato il 93%. Merito soprattutto dei cittadini e del nuovo modello di gestione dei rifiuti. I primi risultati concreti stanno finalmente arrivando e ci fanno capire che siamo sulla buona strada. Quando riusciremo ad estendere questo sistema a tutta la città, il cambiamento sarà completo". Lo scrive su Facebook la sindaca di Roma, Virginia Raggi.

"Dopo la sperimentazione più che positiva che abbiamo avviato nel quartiere ebraico, dove la raccolta differenziata ha raggiunto l'85% e le strade sono tornate pulite, la raccolta 'porta a porta' nel X municipio rappresenta un ulteriore tassello del nostro piano. Presto partirà anche in altri quartieri dei municipi VI e X ma stiamo per intervenire anche a san lorenzo e trastevere che diranno addio ai cassonetti per strada. Anche in queste zone arriva il sistema con sacchetti intelligenti dotati di etichetta rfid (si tratta di microchip che permettono il riconoscimento dell'utente e quindi – quando andrà a regime – consentirà di far pagare di meno a chi differenzia di più). Passo dopo passo prende forma il piano per rendere roma pulita, all'avanguardia e rispettosa dell'ambiente", conclude Raggi.

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Stadio Roma, Parnasi intercettato: «Tempi troppo lunghi. Ci ho messo 26 milioni e rischiamo che Pallotta va via»

(Fonte: www.ilmessaggero.it)
Luca Parnasi si sfogava con i suoi collaboratori il 4 marzo del 2017. Il costruttore lamenta il fatto che il progetto dello Stadio della Roma segna una battuta d'arresto a causa della Valutazione di impatto ambientale negativa: «Questi sono tutti figli di puttana alla fine! e pensano al loro culo politico, non pensano a Roma, non frega un cazzo nessuno, questa è la verità: di Roma non gliene frega un cazzo nessuno». Parnasi conclude: «dobbiamo dire noi come si fanno le cose non farcelo dire». Parnasi è su tutte le furie. Nelle carte allegate all'ordinanza si legge che « Parnasi si lamenta del fatto che i tempi sono troppo lunghi». «Ci ho messo 26 milioni e mi rode il culo e così rischiamo che Pallotta va via – dice intercettato – noi dobbiamo dire a Comune e Regione cosa devono fare…, cercando di comprimere il più possibile i tempi». «Dobbiamo dire noi come si fanno le cose non farcele dire da Lanzalone…persone che non hanno mai fatto una convenzione a Roma o Civita che fa il politico sulla pelle nostra», continua nel suo sfogo intercettato Parnasi. «Definiamo i tempi noi e gli diciamo si deve fare così perchè sennò siamo morti … dobbiamo invertire la marcia, quello che è successo ieri è grave… per questo mi sono mangiato Luca Bergamo (il vicesindaco di Roma, ndr) e dobbiamo dire: signori si fa così ma il tono deve essere fermo e irremovibile».

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Giunta Lazio, ok a prima legge su rider

(Fonte: www.ansa.it)

La giunta regionale del Lazio ha approvato la proposta di legge a tutela dei rider e dei lavoratori che operano tramite piattaforme digitali. Si tratta, spiega una nota della Regione, del "primo testo di legge in Italia che intende garantire maggiori diritti ai lavoratori della Gig Economy. In particolare, la proposta di legge garantisce la tutela della salute e della sicurezza del lavoratore, quella assistenziale e previdenziale, promuovendo lo sviluppo responsabile dell'economia digitale". I contenuti del provvedimento saranno illustrati domani dal presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, e dall'assessore a Lavoro e nuovi diritti, Claudio Di Berardino.

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Capitale ostaggio dei rom, “Salvini aiuto, pensaci tu”

(Fonte: Il Tempo, di Valentina Conti) – Seicento insediamenti nomadi abusivi, più di 4.000 persone outlaw: una bomba pronta a scoppiare fra le mani della città. L’avanzata dei rom al comando di Roma è da allarme rosso. A fine 2013 Il Tempo ne documentò 127 in totale, cifra contenuta in un dossier riservato della polizia municipale. Oggi il dato si è quasi triplicato. Con situazioni segnalate che rischiano di degenerare. A nulla sono serviti gli appelli, rimasti inascoltati, dei residenti scesi perfino in strada più e più volte a manifestare contro la convivenza obbligata con l’illegalità. Dallo smaltimento a rischio dei rifiuti allo spaccio di droga, al degrado dilagante delle discariche a cielo aperto passando per le lotte fra clan delle varie comunità. La mappa choc attraversa tutti i Municipi, tratteggiando un fenomeno dai contorni sfuggenti dal centro alla periferia, complicato da identificare nei dettagli.

Partiamo col dire che accanto alle baraccopoli formali, nella Capitale esistono i campi rom cosiddetti tollerati. Un termine utilizzato, senza dubbio, in modo improprio. Sono 11, tutti perlopiù insediamenti storici, a metà tra i campi regolari e i micro insediamenti che pullulano praticamente in ogni dove. Aree progressivamente private dei servizi essenziali e, in alcuni casi, di utenze elettriche e idriche. Ci vivono quasi 950 persone nel complesso. Un centinaio delle quali, di nazionalità bosniaca, rumena e serba, è ospite in via del Foro Italico, III Municipio. A seguire, Salviati 1 e 2 in IV Municipio, che conta 429 persone tra bosniaci e serbi, secondo gli ultimi dati a disposizione, via Spellanzon e via Grisolia. Ancora, l’insediamento di Arco di Travertino in VII, quello di più piccole dimensioni di via Schiavonetti. In VIII Municipio c’è l’area dell’ex Fiera di Roma di via dell’Arcadia interamente invasa, come via delle Sette Chiese, dove dimora una mini comunità di sinti. In X c’è via Ortolani, in XIII (ancora) Monachina, abitato da 115 persone di diversa nazionalità. A loro si aggiungono i micro insediamenti (veri) sparsi sul territorio, alcuni bonificati e riapparsi, da Ponte Testaccio a Ponte della Scienza a via Mondragone fino a via Sebastiano Vinci. Per l’ultimo Rapporto della Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di sicurezza e sullo stato di degrado delle città e delle loro periferie, sono circa 300. Ma il dato è in continua evoluzione. Ci abitano oltre 1.600 persone…

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Caudo: “Chiederemo all’Arpa, all’Ama, e al Comune spiegazioni sul TMB di Via Salaria”

Redazione – Giovanni Caudo, in procinto di presentarsi al ballottaggio previsto per domenica 24 giugno nel III Municipio, è intervenuto ai microfoni di Radio Roma Capitale. Il candidato Presidente sfiderà Francesco Maria Bova, che è invece espressione della Lega e guiderà la coalizione di centrosinistra.

Intervistato da Paolo Cento, Giovanni Caudo si esprime su molti temi: dallo stadio della Roma alle discariche a cielo aperto, dalla campagna elettorale al governo inclusivo e aperto al dialogo. In merito alla vicenda dello stadio, Caudo afferma di aver sempre sostenuto un progetto assai diverso: “La riduzione delle cubature della prima versione del progetto ha portato ad una crescita evidente del vantaggio dei privati, calcolato in milioni di euro. Io scrissi una lettera in proposito – continua Caudo – e misi in evidenza questo punto”. Il leader della coalizione di centrosinistra, si esprime con durezza sulla vicenda: “Non si possono approvare progetti che creano difficoltà alla città. Il ponte di Traiano è il problema cruciale del progetto: in Assemblea Capitolina, ci venne detto che il ponte non era necessario, ma le intercettazioni smentiscono questo in maniera inequivocabile, rendendo chiaro che le strade non potrebbero assorbire i flussi di traffico”.

Per quanto riguarda le elezioni, Caudo mette in luce l’attività politica svolta, che definisce “bellissima e con temi che entrano direttamente nella vita delle persone”. Tra i punti chiave dell’attività politica in questione ci sono sicuramente la difesa dell’ambiente e la lotta alle discariche a cielo aperto, presenti sul territorio e su cui Caudo ha intenzione di intervenire chiedendo spiegazioni all’Arpa, all’Ama e al Comune. "Non è giusto – afferma infatti – che gli abitanti di Serpentara di Villa Spada debbano respirare l’aria proveniente dalla discarica.

Al ballottaggio Giovanni caudo affronterà Francesco Maria Bova, candidato espresso dalla Lega e leader della coalizione di centrodestra. La grande incognita sarà cosa farà fanno il MVS. In giornata, un ascoltatore aveva fatto intendere che una parte dei pentastellati potrebbe sostenere il candidato della Lega. In merito a questo punto, Caudo non appare molto interessato: “Noi siamo interessati ai temi non ai politicismi. Parliamo del verde, di assistenza sociale, di aria pulita e governeremo in spirito di democrazia affinchè la vita persone possa essere migliore. La nostra – conclude Caudo – è una coalizione plurale, conquistata con le primarie e aperta al dialogo con il mondo civico”.

Ecco l'intervista…

 

 

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Stadio, Caudo a Radio Roma Capitale: si doveva dire sì o no, in mezzo c’era l’inferno

Giovanni Caudo, ex assessore all'Urbanistica del Comune di Roma e candidato alla presidenza del III Municipio al ballottaggio di domenica 24 giugno, è intervenuto questa mattina ai microfoni di Radio Roma Capitale.

In merito allo stadio a Tor di Valle, Caudo ha dichiarato: "Come abbiamo avuto modo di dire fin dall'inizio si doveva dire sì o no, mentre in mezzo, citando il Vangelo, c'è l'inferno. E l'inferno è stato".

"Il privato – ha aggiunto l'ex assessore – ha avuto un evidente vantaggio con la riduzione delle cubature. Avevo scritto una lettera pubblica al presidente dell'Assemblea capitolina De Vito in occasione della nuova delibera in cui misi in evidenza quello che stava succedendo".

"Il punto centrale – ha concluso Caudo – è il Ponte di Traiano: non si possono approvare progetti che creano caos".