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Virginia Raggi sul possibile spostamento del Centro Sportivo Fiamme Gialle

«Il Centro Sportivo delle Fiamme Gialle è un presidio importante per Roma e per il X Municipio. La necessità di lasciare la struttura dell'Infernetto da parte della Guardia di Finanza può però trasformarsi in una opportunità per valorizzare il territorio costiero della Capitale. E’ possibile, infatti, mettere in rete le infrastrutture già esistenti a Ostia, creando sinergie uniche nel panorama nazionale. Roma Capitale è disponibile a realizzare un progetto con la Guardia di Finanza e il Coni per fare del nuovo centro un'eccellenza internazionale». E’ quanto afferma la Sindaca di Roma Virginia Raggi in merito alla possibile delocalizzazione del Centro Sportivo della Guardia di Finanza da via Croviana all’Infernetto a Villa Spada sulla Salaria.
 

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Ancora un rinvio per gli impianti sportivi comunali

Dopo due appelli mancati e poi tre ore di attesa per la continua caduta del numero legale, l'Aula Giulio Cesare ha iniziato i lavori. Ma la discussione sul regolamento degli impianti sportivi comunali è slittato nuovamente e verrà affrontato solo giovedì prossimo. Alcuni emendamenti delle opposizioni avevano avuto il parere negativo degli uffici, ma al momento i presentare i documenti, non è stato possibile produrli. Così la seduta ha cambiato ordine dei lavori, iniziando dalla proposta n° 56/2017 "Regolamento dei mercati riservati alla vendita diretta da parte degli imprenditori agricoli".

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Nuovo sito del Campidoglio, “Così gli hacker rubano l’identità anche a Raggi”

 

(Fonte: www.repubblica.it)

(di Arturo Di Corinto) – C'è un buco nel cuore di Roma. No, non si tratta di quello di bilancio ereditato dalle amministrazioni passate, e neppure di quelli che inghiottono macchine e palazzi come alla Balduina. Si tratta di un buco informatico.
A causa di un errore di progettazione nel nuovo sito del comune di Roma, costato 8 milioni di euro, è possibile appropriarsi dell'indirizzo di posta elettronica di chiunque sia registrato presso il portale del comune. Ed è esattamente quello che è successo con l'email privata della sindaca Raggi.

Repubblica ha ricevuto da un hacker etico, Leonardo8088, un documento che illustra come, usando la falla del sistema all'indirizzo di recupero delle password ci si possa spacciare per Virginia Raggi e sostituirsi a lei conoscendo soltanto il suo codice fiscale. Il sistema, pensato per aiutare i soggetti interni ed esterni al comune per richiedere una nuova password, permette infatti di usare le cosiddette "wildcard", un metacarattere detto anche carattere jolly che, all'interno di una stringa di ricerca consente di completare le informazioni che stiamo cercando, e ricostruire, ad esempio, un indirizzo di posta elettronica, come quello della sindaca.

Tramite una semplice ricerca su Google è infatti possibile reperire il codice fiscale di chiunque e una volta inserito il codice fiscale, ci troviamo di fronte la seconda richiesta, cioè di inserire l'email. È qui che, grazie al bug riscontrato, è possibile utilizzare il carattere jolly, un asterisco che permette di trovare l'indirizzo esatto di posta elettronica associato a quel codice fiscale e, successivamente, tentare di violarlo per operare al posto della persona, in questo caso la sindaca Raggi.

Il problema è che una volta conosciuta l'email di qualcuno si può usarla per un attacco di phishing (le email malevole che ti chiedono di resettare dati personali o ti fanno cliccare su un allegato infetto), per risalire alla password con un attacco di tipo " vocabolario" cioè con la generazione automatica di tutte le password fatte da nomi di senso compiuto, oppure cercarla nei database online che contengono le credenziali violate negli ultimi anni: se la persona non sa che le sue credenziali sono state rubate è possibile che usi ancora le vecchie password. E risulta che sia il caso di almeno due account di posta di assessori del Campidoglio.

In realtà non è l'unico buco del comune di Roma. Nell'ambito dell'inchiesta di Repubblica sui siti colabrodo della Pubblica Amministrazione sono emerse diverse segnalazioni provenienti da tecnici informatici e ricercatori di cybersecurity. In ottobre era stato segnalato che il sistema dei fornitori del comune, Siproneg, era " difettoso" e che permetteva di accedere a tutti i suoi dati. Avvisati i responsabili pareva tutto sotto controllo, ma lo stesso Cert nazionale che si occupa delle emergenze informatiche insieme al Cert della Pubblica Amministrazione aveva verificato che il problema segnalato era serio e si era impegnato a comunicarlo ai responsabili. Pochi giorni dopo veniva chiuso. Al contrario di altri database che sono stati segnalati come " vulnerabili" grazie a una tecnica nota come SQL injection. Usandola, un malintenzionato può modificare dati esistenti, annullare transazioni e ottenere tutti i dati sul sistema, modificarli o eliminarli, fino a prenderne il controllo dei server.

L'ultimo segnalazione in ordine di tempo è però relativa al sistema Marco Aurelio, la piattaforma di formazione dei dipendenti comunali: anche qui è stata segnalata la stessa falla.

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Virginia Raggi accompagna gli studenti nel viaggio per non dimenticare le Foibe

 Ha avuto inizio oggi il viaggio, organizzato dal comune di Roma, in memoria delle deportazioni della popolazione italiana nella Venezia Giulia e nella Dalmazia, episodio avvenuto nel corso della seconda guerra mondiale. Ha partecipato all'iniziativa, alla quale sono stati coinvolti alcuni gruppi di studenti accompagnati da alcuni testimoni della tragedia del confine orientale, la sindaca della capitale. Quest'ultima, oggi in visita a Trieste con 54 alunni di 12 licei romani, ha affermato, nel corso dell'incontro con il sindaco Roberto Dipiazza: «Questa visita serve a noi e ai nostri ragazzi per fare un salto dal passato al futuro, percapire e affrontare il presente che è denso di criticità, e non ripetere gli stessi errori». Il programma della giornata prevedeva alle ore 11 la deposizione di una corona al sacrario Redipuglia, alle 12:30 la visita al centro raccolta profughi di Patrociano, alle 15:00 la deposizione di una corona alla Foiba Bassovizza, alle 18:00 un incontro con la comunità italiana di Rovigno. Si proseguirà domani con la visita al centro delle ricerche di quest'ultima cittadina, alla quale seguirà, alle ore 12, la visita alla scuola italiana di Pola e, nel pomeriggio, l'incontro con la comunità italiana locale. Il viaggio si concluderà mercoledì con la visita alla Risiera di San Sabba.

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Regionali, polemiche nel Pd per il doppio incarico di Di Biase: ma non è la sola

(Fonte: www.romatoday.it)

Ha fatto discutere la decisione di Michela Di Biaseneo eletta consigliera regionale, di mantenere anche lo scranno in Aula Giulio Cesare. Un doppio incarico di fronte al quale ha optato per le sole dimissioni dal ruolo di capogruppo del Pd in Assemblea capitolina. Di Biase, con 14 mila e 39 preferenze, è la seconda candidata più votata dopo nella lista dem alla regione.

La motivazione della decisione l'ha spiegata con un post su Facebook: "Ricordo a chi strumentalizza il mio essere membro dell’Assemblea Capitolina e del Consiglio Regionale che le due cariche sono pienamente compatibili e non comportano la doppia indennità economica, come da legge dello Stato. Non fidatevi di chi non si informa a dovere o vuole utilizzare me per colpire altrove. Ho dimostrato tante volte ormai la bontà del mio percorso personale e sorrido di fronte a chi annaspa nel voler raccontare il contrario". 

Le polemiche, però, sono spuntate all'interno del suo stesso partito: "AAA cercasi consiglieri comunali part time per opposizione a tempo perso" ha scritto Giammarco Palmieri, esponente del Pd capitolino ed ex presidente del V Municipio riferendosi con molta probabilità a Roberto Giachetti e Michela Di Biase, entrambi consiglieri capitolini ed eletti lo scorso 4 marzo, il primo alla Camera dei deputati, e nel Consiglio regionale del Lazio, la seconda. "Quando si milita in un partito se ne rispettano le regole e gli statuti" ha aggiunto l'ex minisindaco del IV municipio Emiliano Sciascia. 

Attacca su Facebook anche Marco Simoni, consigliere economico di Paolo Gentiloni: "Direi che il lavoro per assicurarsi che la (bella) vittoria di Zingaretti sia proprio l’ultima-ultima è ben cominciato". Tra i commenti anche quello del renziano Luciano Nobili: "Pensi davvero che faremo un’opposizione più incisiva senza il candidato sindaco e senza la più votata dai romani in consiglio comunale? Io no. E sopratutto di fronte ad una crisi così profonda della nostra comunità politica, ti sembra questo il problema da porre?".

In realtà Di Biase e Giachetti non sono gli unici in Consiglio comunale a tenersi stretta la doppia poltrona. A fargli compagnia c'è Stefano Fassina, deputato di Liberi e uguali e consigliere di Sinistra per Roma; Giorgia Meloni consigliera capitolina di Fratelli d'Italia che potrebbe aspirare anche ad un ruolo da ministro qualora si formasse un governo di centrodestra. E ancora. E' stato eletto in regione anche Fabrizio Ghera, attuale capogruppo capitolino.

Polemizza il Movimento cinque stelle: "A Roma è boom di doppie poltrone. Nessuna smentita da parte dei collezionisti di incarichi. Michela Di Biase ha già annunciato che non lascerà l'Aula Giulio Cesare. Giachetti, Fassina e Meloni hanno confermato il loro seggio in Parlamento. Perché lasciare il consiglio comunale?" scrive su Facebook il capogruppo Paolo Ferrara. "Non lo avevano fatto nemmeno prima. L'anno scorso, tra luglio e dicembre, la Meloni è stata in Aula cinque volte, gli altri un po' di più ma sono in molti nelle opposizioni a presenziare giusto il tempo necessario per fare presenza. La città va avanti grazie alla maggioranza M5s che per fortuna non ha bisogno dei loro numeri né va a caccia di altri incarichi. Da una parte il MoVimento compatto e coerente dall'altra poltrone vuote causa impegni alla Pisana o in Parlamento (forse)".

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Nicola Zingaretti sul Pd: “Mi auguro che sia un congresso di idee”

Il Presidente della Regione Lazio ha lasciato delle dichiarazioni riguardanti il suo partito. Egli ha aperto le porte ad una sua possibile candidatura come leader del Partito Democratico, dicendosi disponibile a partecipare alle primarie. Ecco le sue parole: «Io mi auguro che ci sia un congresso delle idee e non un referendum tra persone, il mio contributo è nella richiesta ora di affrontare i temi della ricostruzione di un progetto per l'Italia. A volte le nostre regole interne hanno messo in evidenza i nomi e non il dibattito e il confronto. La prima cosa di cui abbiamo bisogno come comunità dem è darci delle regole che riaccendano il confronto e la rigenerazione». Il Presidente ha inoltre aperto ad una possibilità di dialogo con il Movimento Cinque Stelle per quanto riguarda la gestione della Regione:«vedrò la sindaca Raggi, bisogna collaborare per il bene di Roma».

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Sergio Pirozzi a Nicola Zingaretti: “Se ci sarà convergenza lo sarà punto su punto”

Chiuso il capitolo elezioni regionali, il sindaco di Amatrice ha rilasciato alcune dichiarazioni in merito. Il candidato alla Presidenza Regionale ha così commentato la conferma del Presidente Nicola Zingaretti e l'eventuale dialogo da instaurare con quest'ultimo: «Penso che quelli relativi ai numeri della maggioranza in consiglio regionale siano problemi dell'attuale presidente (Nicola Zingaretti, ndr).Chiaramente tra noi non potrà mai esserci una convergenza a 360 gradi, ma valuteremo punto su punto, andremo a vedere quale sarà il suo programma». Il sindaco del comune reatino ha aperto solo parzialmente ad accordi con il leader del centrosinistra. Ha poi aggiunto sulla sua esperienza politica: «Ma davvero pensate che abbia fatto tutto questo, subendo quello che sto subendo, per fare l'assessore regionale? – ha proseguito Pirozzi – io credo che la gente mi conosca, e questo si è visto anche dai risultati straordinari che abbiamo ottenuto senza un partito e senza nessuno dietro. Sono sempre rimasto coerente. Se avessi avuto questo tipo di obiettivi personali oggi sarei sicuramente altrove, in Parlamento magari, e in più non mi sarei fatto nemici, vivendo molto più tranquillamente, ma non avrei avuto rispetto per la mia gente e la mia storia. Con Zingaretti andremo a vedere se, ad esempio, ci sarà attenzione per le problematiche legate al terremoto per la defiscalizzazione di 15 aree nel Lazio, per il sostegno agli over 50, per una sanità diversa con i direttori generali, non più nominati dal presidente ma da organismi esterni. Insomma, per tutti quei temi che erano nel nostro programma elettorale che è stato votato da più di 152 mila persone nella nostra Regione. Se ci sarà convergenza lo sarà punto su punto, sui temi».
 

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Berdini: “Raggi? La speranza di cambiamento è durata due mesi”

(Fonte: www.romatoday.it)

(di Ylenia Sina) Alle spalle una lunga vita di studi e analisi urbanistiche sulla città pubblica. Nel passato più recente un posto nella giunta Raggi come assessore all'Urbanistica, durato meno di otto mesi, fino al via libera a Cinque Stelle allo stadio della Roma. Romatoday ha intervistato Paolo Berdini che ha raccontato la sua esperienza in un recente libro, Roma, polvere di stelle. La speranza fallita e le idee per uscire dal declino (Edizioni Alegre). 

Alle regionali Roma non ha premiato Roberta Lombardi. Questo risultato la stupisce? 

No. In giunta lo dicevo sempre: o lanci qualche segnale di cambiamento nel primo anno e mezzo oppure è finita. Poi iniziano le polemiche, è normale, è questa la dialettica. La città si è accorta che c'è un'incompetenza, una inesperienza, un'arroganza, un insieme di fattori che stanno portando la città alla paralisi. Questa mancanza di coraggio è stata avvertita anche dai romani. 

Sono parole forti…

Il 31 agosto del 2016, quando in giunta si decise il taglio della testa di Raineri e Minenna (Carla Raineri, ex capo di Gabinetto del Comune, e Marcello Minenna, il primo assessore al Bilancio della giunta Raggi, ndr), dissi che avrebbero pagato questa scelta. Non si compie un gesto così a due mesi dalle elezioni. È come un terremoto, prima dell'assestamento passa un sacco di tempo, il tempo più prezioso. Ho fatto da Cassandra.  

Nel libro il 31 agosto viene descritto come una data cruciale, il momento in cui è finita l'esperienza che avrebbe potuto portare al cambiamento. Perché?

Erano stati coraggiosi nella scelta degli assessori. Se posso avanzare un parallelo, come Luigi Di Maio quando ha presentato 15 ministri non di stretta osservanza grillina. È un segnale per il paese perché tu ti fidi di gente, più o meno brava, sulla base della sua esperienza. Roma aveva gradito questa scelta. Eravamo stati individuati tutti per competenza. A distanza di due mesi questo esperimento è stato chiuso per sempre. Sarei voluto andare via in quel momento, poi grazie ad un ragionamento più complessivo ho pensato che se avessi dovuto rompere sarebbe dovuto essere nel merito. E così è stato. 

Cosa ha dato fastidio dell'operato di Minenna?

La nomina a capo dell'Ama di Alessandro Solidoro. Marcello Minenna era un indipendente e spesso non concordava con nessuno. Non per nulla poi hanno messo tutti i loro uomini nei centri del potere. Evidentemente era nel loro dna l'occupazione del potere. Non volevano liberare Roma. E questo la città lo coglie. 

Sembra un film già visto…

Pensiamo a Rettighieri (Marco Rettighieri, ex direttore generale di Atac, ndr), una persona stimata a livello internazionale. Uno così non si cambia. E invece lo cacciano additandolo come 'il vecchio'. E poi mettono una figura che è presidente, amministratore delegato e commissario insieme. Pensano di prendere delle scorciatoie? Questa è una città che non beve più niente perché le ha viste tutte. 

Nel libro lei scrive di aver visto almeno 6 sindaci 'vicari' oltre a Virginia Raggi. Cita Raffaele Marra, Luigi Di Maio, la Casaleggio Associati, Pieremilio Sammarco, Beppe Grillo, Luca Lanzalone. Al di là dei singoli nomi, che tipo di potere è entrato nell'amministrazione romana con i Cinque Stelle?

Lo studio di avvocati Sammarco è uno dei più importanti di Roma. Conosce molto bene la struttura del potere della città. Le chat acquisite dalla magistratura dicono che fu lui ad imporre di mandare via la Raineri. Chi l'ha autorizzato? Evidentemente alcuni poteri capiscono che una giunta debole può essere guidata e ci riescono. Sono quei poteri che stanno intorno a chi guadagna in città. 

Chi guadagna in città?

Utilizzo un esempio. Gli affitti per l'emergenza abitativa hanno fatto diventare straricchi alcuni gruppi. Ci sarà qualche circolo del tennis che li fa conoscere? Queste persone hanno preso in mano l'amministrazione Raggi. Poi arriva l'avvocato Luca Lanzalone. 

Cosa rappresenta Luca Lanzalone? 

È un avvocato dalla carriera importante. Quando arriva a Roma per la prima volta non conosce nessuno, alla prima riunione se ne va dalla città la sera stessa. 15 giorni dopo diventa presidente di Acea. Persona degnissima. Ma dopo aver risolto la questione dello Stadio della Roma e aver provocato le mie dimissioni viene premiato. Questo la dice lunga sulla struttura del potere nell'era Cinque Stelle. Mentre nel caso precedente parlavamo di interessi romani, lui rappresenta un più vasto sistema bancario che ha ritenuto che fosse il momento di portare a casa una carica come la presidenza di Acea. 

La sua vita da assessore è stata influenzata da questi poteri?

Assolutamente. Sono stato scavalcato. In numerose interviste e in due giunte di fuoco avevo denunciato il ruolo di Marra (Raffaele Marra, ex capo del Personale e braccio destro di Virginia Raggi, ndr). Il giorno del suo arresto penso che sia finito per sempre un brutto momento. E invece sono io a pagare. Arriva Lanzalone e in 15 giorni chiude i giochi sullo stadio. Roma ha sperato che con Raggi ci fosse discontinuità e invece questa è l'eterna continuità del potere romano. 

La gestione degli uffici nei dipartimenti è sempre un nodo centrale per un assessorato. Anche nella quotidianità si percepiva questo depotenziamento?

No, fino all'arrivo di Lanzalone ho lavorato con tranquillità e in assoluta stima reciproca con gli uffici dove lavora gente meravigliosa.

Nemmeno Marra?

Marra non ha nominato alcun consulente per il mio assessorato. Ma questo non ha cambiato niente. Il vero ostacolo l'ho incontrato dopo il suo arresto. Sapevano che non avrei mai raggiunto una mediazione sullo stadio. Mi hanno sorpassato consapevolmente per mettermi nelle condizioni di togliere il disturbo. 

Oltre l'episodio delle sue dimissioni, cosa rappresenta per Roma aver dato il via libera ad un'opera come quella? 

Ero contrario allo stadio ancora prima di diventare assessore. Ma quando ho letto le carte il mio sguardo è diventato ancora più critico. Un esempio: 7 milioni di euro di spesa per le pompe idrovore a carico della cittadinanza. E in cambio io ti concedo cubature. Tutto questo votato in consiglio comunale. Avevo chiesto agli operatori di prendere in considerazione un altro luogo ma la proposta non è stata accettata perché è lì che avrebbero guadagnato con la plusvalenza. 

Quindi non era contro la costruzione dello stadio. Ma contro la sua realizzazione a Tor di Valle?

Quello è un posto sbagliato. Un imprenditore serio avrebbe trovato il modo di guadagnare anche altrove, non sono un talebano. Ma non hanno accettato e questo la dice lunga sulla classe dirigente romana. 

Lo stadio si le Olimpiadi no. Si è dato una spiegazione?

Non riesco a trovare una ragione. La sindaca aveva in mano una carta importante. Era una sfida che si può vincere o perdere ma poteva essere utile alla città per effettuare lavori di manutenzione e per realizzare 5 linee di tram. E il progetto poteva ancora essere discusso. Poi arriva il post sul blog di Beppe Grillo che dice di no alle Olimpiadi del mattone e Berdini viene accusato di essere il cavallo di Troia di questa operazione. In questo modo offendono anche la dignità delle persone, ho una vita coerente a riguardo e non cambio perché sono assessore. 

In quel caso, secondo lei, hanno agito per slogan?

Credo di si. In giunta si era aperto un dialogo in merito, poi è arrivato il post di Grillo. Erano dubbiosi perché in campagna elettorale si erano spesi contro le Olimpiadi, ma avevano fatto la stessa cosa anche sullo stadio. Inoltre nel programma si parlava di referendum. Ma non è mai stato indetto. Hanno avuto paura della democrazia. 

Il suo libro è il primo che inserisce l'amministrazione Raggi nella storia di Roma. Per risalire alla 'costruzione dell'illegalità' ha deciso di ripartire dalla Società generale immobiliare. Che momento rappresenta l'amministrazione Raggi per la capitale?

Questo è un elemento che porteremo con noi per molto tempo. Individuo due cesure. La prima: sono 30 anni che non si costruiscono alloggi popolari. Il bisogno di case non viene soddisfatto ed è da qui che nascono le occupazioni. Una sofferenza che affatica questa città e che va superata. L'altro fatto culturalmente gravissimo riguarda l'idea che tutto il patrimonio pubblico debba essere messo a reddito. A quel punto tu chiudi la società romana. Cosa vuol dire 'legalità' in una città che non ha più un luogo sociale? In una città che non riconosce il diritto ad una casa? Nel libro ho individuato 19 grandi progetti fermi. Questa non è illegalità e uno spazio sociale che vende birra si? Questa è mancanza di cultura urbana. Purtroppo la porta a tutto questo è stata aperta dall'amministrazione di centrosinistra. 
 
Provo a riassumere. I cittadini entrano a palazzo Senatorio e si chiude definitivamente la cultura della città pubblica?

Assolutamente. Vogliamo parlare degli sgomberi al Baobab? Quello è l'unico posto dove possono dormire, nelle tende, ma che fastidio danno? A Berlino hanno accolto un milione di siriani e a Roma non si trova una soluzione per qualche centinaio di persone. Perché non si usano le caserme? Capisco che è difficile ma l'importante è iniziare. 

Ha un rimpianto da assessore?

Forse quello di non essere riuscito ad entrare in sintonia con il pezzo di città con cui avevo costruito il pensiero urbanistico su Roma. Non ho avuto interlocuzioni, né da parte del movimento per la casa, che anzi mi ha punito con quattro occupazioni anche se la delega non era nelle mie mani, né con quella parte di società romana. Forse non ho mandato messaggi ma quella era un'occasione per ragionare su quale potesse essere il punto di equilibrio. Sono stati mesi di solitudine, in giunta ma anche dalla società romana non ho ricevuto molto aiuto. 

Secondo lei qual è stata l'occasione mancata per l'amministrazione Raggi e per l'intera città?

Il Movimento cinque stelle ha nel suo dna la democrazia civica e la partecipazione. Accidenti. Quando andavo in Campidoglio per partecipare alla giunta era un bunker impenetrabile. Per esempio di fronte al possibile sgombero degli alloggi in un piano di zona a Castelverde avevo proposto un consiglio comunale aperto da tenersi proprio in quel quartiere. Un modo per dare un segnale importante. Non è mai stato fatto, forse per insicurezza. Credo che sia questo il fallimento più grande: non aver tenuto fede al fatto principale della democrazia. 
 

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Torri dell’Eur, il TAR del Lazio rigetta il ricorso di Alfiere

"Una sentenza che conferma la battaglia che sin dall’inizio abbiamo intrapreso nei confronti di una questione tanto complessa quanto poco lineare". Lo ha dichiarato la sindaca di Roma Virginia Raggi commentando il rigetto del ricorso della società Alfiere da parte del TAR del Lazio riguardante le Torri dell'Eur.

L'assessore all'Urbanistica del Comune di Roma Luca Montuori ha invece dichiarato: "Si tratta di un atto importante perché ci permette di riaffermare un concetto che è alla base della visione urbanistica di questa Amministrazione, ovvero che la trasformazione urbana non può e non deve mai essere utilizzata come strumento di contesa tra soggetti ma tornare ad essere uno sguardo sul territorio e alle sue reali necessità".

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Coia: “Meloni come Colomban, ha chiesto di lasciare la giunta”. L’assessore smentisce

(Fonte: www.romatoday.it)

(di Ylenia Sina) La notizia, nell'aria da tempo, si è fatta sempre più insistente nelle ultime ore. Virginia Raggi sta lavorando ad un nuovo cambio in giunta. A saltare l'assessore al Commercio, Adriano Meloni, la cui posizione è apparsa sempre più in bilico dopo lo scontro con il consigliere pentastellato Adrea Coia sul bando per la Befana a piazza Navona, ribattezzato dallo stesso Meloni 'Coidicine'. Il diretto interessato, contattato da Romatoday, smentisce categoricamente: "È un gossip che gira da mesi, non lo commento. Mantengo il mio impegno per la città e continuo a lavorare". Coia, presidente della commissione Commercio, ha però precisato: "L'assessore Meloni starà con noi fino a che ci vorrà stare. La decisione di andarsene è una sua prerogativa. È stato l'assessore ad aver fatto presente che vorrebbe assumere altri impegni, come accadde con Colomban". Poi specifica: "Non c'è nulla di confermato e una data certa non c'è". Le divergenze con l'assessore? "L'iportante è lavorare in squadra e raggiungere un buon risultato" ha concluso Coia. Sul tavolo, in queste settimane, ci sono diversi provvedimenti che riguardano proprio il lavoro dell'assessorato di Meloni. La delibera sul rilancio dei farmer's market è pronta e dovrebbe arrivare in Aula Giulio Cesare entro la prossima settimana. Il provvedimento sui market nel centro storico invece non è ancora passato dall'analisi della commissione Commercio presieduta da Coia ma presto dovrebbe arrivare a compimento. L'ora della verità, dopo mesi di rumors, per Meloni potrebbe quindi essere rimandata ancora qualche giorno, almeno fino a quando non verranno portati a casa due provvedimenti importanti come questi per l'amministrazione di Virginia Raggi. È già pronto il nome di un possibile sostituto: il manager Leonardo Costanzo, suo capo staff. "Effetto Raggi" o "debacle Lombardi", a seconda di come si interpretano i risultati elettorali, sarebbe questa una delle mosse che ha in serbo la sindaca Virginia Raggi per lanciare un segnale dopo il 4 marzo. E presto dovrebbe arrivare anche un cambio ai vertici dei dipartimenti.