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Regione Lazio, Zingaretti senza maggioranza e Pirozzi apre il giro di avance

(Fonte: www.repubblica.it)

(di Mauro Favale e Giovanna Vitale) – Ha vinto ma non ha la maggioranza piena. Nicola Zingaretti parte in quarta, disegna la road map per i suoi (secondi) 100 giorni, pensa alla composizione della giunta ma, intanto, è costretto a fare i conti con un'anatra zoppa. I numeri del nuovo consiglio, infatti, fotografano una maggioranza di centrosinistra che è, in realtà, minoranza: 24 consiglieri per il centrosinistra ( 25, se si considera anche il presidente eletto) e 26 per le opposizioni suddivise tra centrodestra, M5S e lista Pirozzi.

"Il mio atteggiamento è sempre stato e continuerà ad essere di grande apertura e disponibilità all'ascolto" , spiega Zingaretti. La prossima settimana vedrà Stefano Parisi, il candidato del centrodestra ( che per adesso non lascia il suo seggio al comune di Milano) arrivato dietro di lui di quasi 2 punti. " Ci confronteremo " , sottolinea il governatore. Nessun contatto, invece, con Roberta Lombardi che il giorno dopo la sconfitta scompare dai radar. Nulla lascia pensare che possa essere l'M5S a fare "da stampella" alla maggioranza.

Gli occhi, dunque, sono puntati su Sergio Pirozzi. Il sindaco di Amatrice entra alla Pisana forte del 5% sfiorato domenica che ha, tra le altre cose, affondato le speranze di rimonta di Parisi. "Parisi non è stato votato dai partiti che lo sostenevano. Se l'avessero votato, avrebbe vinto". "Ora vediamo – aggiunge – chi darà più filo da torcere al Presidente: se il "potente" candidato con cui dovrà scendere a patti per governare, visto che non ha la maggioranza in Consiglio, o se un modesto ma libero "piccolo sindaco" ". Su un possibile coinvolgimento di Pirozzi in maggioranza, Zingaretti nicchia: "Non ho idea di quale sarà la composizione dell'amministrazione regionale per gli incarichi", afferma. 

Intanto pensa alla sua giunta che dovrebbe vedere la riconferma di diversi assessori "tecnici" e una sola "regola": nessun consigliere entrerà a far parte della sua squadra. Il nodo, al momento, è la vicepresidenza, reclamata sia dalla lista civica ( coordinata da Massimiliano Smeriglio, già numero due del governatore nella passata consiliatura) sia da LeU. C'è, inoltre, la corsa a puntare la bandierina della forza più "determinante" per la vittoria. Lo fa, appunto, LeU ( "Siamo stati decisivi", dice Paolo Cento, responsabile enti locali di Sinistra italiana), ma anche + Europa ("Siamo orgogliosi di aver contribuito in maniera determinante all'elezione di Zingaretti", ricorda il radicale e neo consigliere regionale Alessandro Capriccioli).

A proposito del nuovo consiglio, invece, dopo il 2013 è di nuovo Daniele Leodori, Pd, "mister preferenze" con 16.250 voti, seguito da Mauro Buschini ( Pd eletto a Frosinone) con 16.046 e da Adriano Palozzi, Fi, con oltre 12.000 voti. Alla Pisana da Roma entrano o tornano per il Pd Massimiliano Valeriani, Michela Di Biase ( già capogruppo dem in Campidoglio), Marta Leonori, Eugenio Patané, Rodolfo Lena, Marco Vincenzi, Emiliano Minnucci e Marietta Tidei. In bilico Michele Civita. Dalla Civica arrivano Marta Bonafoni, Gianluca Quadrana e Gino De Paolis. Per LeU, invece, entra Daniele Ognibene. Per il Centro Solidale, Paolo Ciani. Per l'opposizione la novità sono i 4 seggi della Lega che approda in Consiglio con Daniele Giannini e Laura Corrotti. Ancora, per Fdi ci sono Fabrizio Ghera e Chiara Colosimo. Dei 10 M5S, invece, oltre agli uscenti, arriva alla Pisana Francesca De Vito, sorella del presidente dell'Aula Giulio Cesare, Marcello.

Sul resto, invece, sul possibile "salto" di Zingaretti verso la segreteria dem, è lo stesso governatore a stoppare le voci: "Nei prossimi 5 anni sarò presidente del Lazio: è per quello che i cittadini mi hanno eletto".

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Coia: “Meloni come Colomban, ha chiesto di lasciare la giunta”. L’assessore smentisce

(Fonte: www.romatoday.it)

(di Ylenia Sina) La notizia, nell'aria da tempo, si è fatta sempre più insistente nelle ultime ore. Virginia Raggi sta lavorando ad un nuovo cambio in giunta. A saltare l'assessore al Commercio, Adriano Meloni, la cui posizione è apparsa sempre più in bilico dopo lo scontro con il consigliere pentastellato Adrea Coia sul bando per la Befana a piazza Navona, ribattezzato dallo stesso Meloni 'Coidicine'. Il diretto interessato, contattato da Romatoday, smentisce categoricamente: "È un gossip che gira da mesi, non lo commento. Mantengo il mio impegno per la città e continuo a lavorare". Coia, presidente della commissione Commercio, ha però precisato: "L'assessore Meloni starà con noi fino a che ci vorrà stare. La decisione di andarsene è una sua prerogativa. È stato l'assessore ad aver fatto presente che vorrebbe assumere altri impegni, come accadde con Colomban". Poi specifica: "Non c'è nulla di confermato e una data certa non c'è". Le divergenze con l'assessore? "L'iportante è lavorare in squadra e raggiungere un buon risultato" ha concluso Coia. Sul tavolo, in queste settimane, ci sono diversi provvedimenti che riguardano proprio il lavoro dell'assessorato di Meloni. La delibera sul rilancio dei farmer's market è pronta e dovrebbe arrivare in Aula Giulio Cesare entro la prossima settimana. Il provvedimento sui market nel centro storico invece non è ancora passato dall'analisi della commissione Commercio presieduta da Coia ma presto dovrebbe arrivare a compimento. L'ora della verità, dopo mesi di rumors, per Meloni potrebbe quindi essere rimandata ancora qualche giorno, almeno fino a quando non verranno portati a casa due provvedimenti importanti come questi per l'amministrazione di Virginia Raggi. È già pronto il nome di un possibile sostituto: il manager Leonardo Costanzo, suo capo staff. "Effetto Raggi" o "debacle Lombardi", a seconda di come si interpretano i risultati elettorali, sarebbe questa una delle mosse che ha in serbo la sindaca Virginia Raggi per lanciare un segnale dopo il 4 marzo. E presto dovrebbe arrivare anche un cambio ai vertici dei dipartimenti. 
 

 

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Regionali Lazio, vince Zingaretti, Parisi secondo. Il governatore: “Rigenerare il centrosinistra”

(Fonte: www.repubblica.it)

Nicola Zingaretti vince e fa il bis, primo governatore nel Lazio ad essere rieletto. Alla guida di un'ampia coalizione che comprende anche LeU, Zingaretti ha superato il candidato del centrodestra Stefano Parisi. Terza la candidata cinquestelle Roberta Lombardi. Ad annunciare la vittoria al termine di una giornata lunghissima, iniziata alle 14 con l'avvio dello spoglio elettorale, è stato lo stesso Zingaretti, che intorno alle 22 si è presentato al suo Comitato elettorale, allestito nel Tempio di Adriano a Piazza di Pietra. "Si apre una nuova fase in cui la nostra alleanza del fare, così l'abbiamo chiamata, deve dare il suo contributo culturale per ricostruire e rigenerare il centrosinistra. È Il tempo della rigenerazione", ha detto.

Il presidente appena arrivato ha salutato i presenti alzando le braccia al cielo per salutare tutti tra i cori "Nicola, Nicola". "Scusate il ritardo. È stato opportuno attendere, osservare e ascoltare tutte le valutazioni delle case demoscopiche che si sono confrontate. La differenza elettorale tra il voto politico e quello delle regionali oscilla in forbice tra 250 e 300mila voti. Per la prima volta i cittadini del Lazio hanno confermato il loro presidente", ha detto. "È un risultato di straordinaria importanza perché avvenuto nello stesso giorno della più devastante sconfitta delle forze di sinistra nella storia della Repubblica. È un fatto democraticamente di grandissima rilevanza".

"Si apre una fase di servizio per ricostruire la speranza che è l'esatto opposto di odio, egoismo, ricerca di un capro espiatorio. Inizia una nuova fase nella quale questa bella alleanza del fare dovrà dare il suo contributo per rigenerare il centrosinistra".
 
Quando sono ancora da scrutinare poco più di cento sezioni sezioni Zingaretti è avanti con il 32,94% su Parisi che è al 31,13%. La cinquestelle Lombardi si attesta intorno al 26,93%, Sergio Pirozzi al 4,93%.

"Lazio. La sinistra di governo che vince anche quando è davvero difficile. Grazie Nicola Zingaretti", scrive su Twitter il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, commentando la vittoria del governatore uscente.

Parisi: "Auguri a Zingaretti perché non governi come in questi anni". "Ragazzi abbiamo perso". Dopo aver creduto fino all'ultimo in un testa a testa il candidato del centrodestra Parisi ha ammesso la sconfitta con i suoi e si è congratulato con il suo avversario. "Faccio gli auguri a Zingaretti perché governi bene, non come ha fatto in questi anni. La nostra Regione merita di più e deve essere governata in modo più dignitoso. Ci vedremo in consiglio dove saremo da sprone perché si cambi passo, perché non si può continuare come oggi", ha detto Parisi, "Zingaretti ora deve trovare sostegno in consiglio regionale ma non certo da parte nostra". "Se avessimo avuto un'ora per confrontarci con Zingaretti avremmo vinto noi. Lo dicono i numeri ed i fatti. Il centrodestra si è deciso troppo tardi ma avendo la metà del tempo di Zingaretti non ci sarebbe stata storia".

Cinquestelle, Lombardi: "Mai mollato, questa mia vittoria". La candidata cinquestelle, arrivata terza nella corsa alla Regione, intorno alle 20 ha annullato il suo punto stampa e ha affidato la sua analisi del voto a un post su Facebook. "Prima di tutto vorrei ringraziare chi mi ha sostenuto in questo percorso: il mio staff, gli attivisti, i candidati, la mia famiglia e soprattutto i miei bambini che, da domani, riavranno la loro mamma", ha scritto Lombardi. "Sapevamo che sarebbe stato difficile, il voto regionale – ha proseguito – è sempre una partita a sé e abbiamo raggiunto un risultato molto importante: abbiamo incrementato i consensi territoriali rispetto al 2013 e per questo possiamo ritenerci soddisfatti. Io ho dato il massimo, tutti abbiamo dato il massimo e lo ritengo un grande risultato". "Il MoVimento 5 Stelle oggi  – ha concluso – è il primo partito nel Lazio e in Italia, sono felicissima per il risultato raggiunto alle politiche: il nostro è un progetto comune. Siamo dei portavoce, dietro c'è un progetto grandissimo e continueremo a portarlo avanti sempre. Per quanto mi riguarda, c'è chi diceva che un vincitore è un sognatore che non ha mai mollato. E io per questo, oggi, sento di aver ottenuto la mia vittoria".

Pirozzi: "Risultato straordinario". "I dati non sono ancora definitivi ma penso che quello che abbiamo ottenuto oggi sia un risultato straordinario, senza partiti dietro, con una scarpa e uno scarpone, credo che questo basti a dare il senso di un risultato straordinario", ha commentato il sindaco di Amatrice e candidato alla presidenza della Regione. Pirozzi ha anche risposto a Parisi, che lo aveva accusato di aver mancato di senso di responsabilità. "Al signor Parisi, che ha detto che la mia candidatura ha decretato la sconfitta della coalizione di centrodestra, voglio ricordare che dai dati in mio possesso, anche se parziali, il suo voto è di 8 punti percentuali rispetto a quello delle liste lo sostengono. Il che vuol dire che la gente non lo ha voluto e non lo ha votato". Pirozzi ha anche escluso categoricamente qualsiasi alleanza all'interno del futuro consiglio regionale, anche nel caso in cui non dovesse costituirsi una maggioranza numericamente valida nel prossimo emiciclo.

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Regionali Lazio, exit poll Rai: Zingaretti in testa con il 30%-34% davanti a Parisi e Lombardi

 

Il governatore uscente Nicola Zingaretti sarebbe avanti nella corsa alla poltrona di presidente della Regione Lazio. Secondo il primo exit poll del Consorzio Opinio Italia per la Rai, alle elezioni Regionali Zingaretti, candidato per la coalizione di centrosinistra, è in testa con il 30-34%, mentre il candidato del centrodestra Stefano Parisi è al 26-30%. Terza la candidata del Movimento cinquestelle, Roberta Lombardi, al 25-29%, mentre il sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi, sostenuto da una lista civica di area centrodestra, è al 2-4%.

L'AFFLUENZA
Alla chiusura dei seggi l'affluenza per le elezioni regionali – quando sono pervenuti 375 Comuni su 378 – è stata del 66,48%. E' quanto emerge dai dati del Viminale. Nel 2013 era stata del 71.91%.

I CANDIDATI
Lo spoglio per le Regionali, per le quali erano chiamati al voto 4,8 milioni di cittadini, inizierà lunedì alle 14 dopo il conteggio delle schede per le Politiche. I candidati presidenti sono in tutto nove: l'uscente Nicola Zingaretti per il centrosinistra, Stefano Parisi per il centrodestra, Roberta Lombardi per il M5s, Sergio Pirozzi per le liste "Sergio Pirozzi presidente" e "Lista Nathan". Gli altri sono Stefano Rosati con "Riconquistare l'Italia", Jean Leonard Touadi con Civica Popolare, Mauro Antonini con Casapound, Elisabetta Canitano con Potere al Popolo, Giovanni Paolo Azzaro con Democrazia Cristiana.

PARISI: RISULTATO GIA' STRAORDINARIO
 "Dai primi exit poll è un testa a testa tra me e Zingaretti e questo è già di per sé un risultato straordinario". È questo il primo commento agli exit poll del centrodestra alla Regione Lazio, Stefano Parisi. Parlando dal suo comitato elettorale nel centro di Roma, Parisi ha aggiunto: "La campagna elettorale è iniziata solo trenta giorni fa e soli venti giorni fa analisti importanti ci davano fuori partita. Adesso – ha chiarito – aspettiamo i risultati definitivi e le prime previsioni per capire meglio. Ma ora siamo vicini rispetto a quando sono partito con 25 punti di distanza. È un dato positivo".

CHI VINCE
L'elezione è diretta quindi con un solo turno: vincerà chi prenderà anche solo una preferenza in più. I consiglieri regionali saranno 50,  di cui 40 eletti col proporzionale e 10 con premio di maggioranza. Alla coalizione vincente andrà il 60% dei seggi.

IL VOTO DEI CANDIDATI
Il primo a recarsi alle urne domenica mattina è stato Nicola Zingaretti, attuale presidente della Regione. "Oggi è silenzio elettorale oggi parla il popolo" si è limitato a commentare il governatore, mentre lasciava il seggio di piazza Mazzini. "Il dato più notevole della giornatami sembra la fila di elettori, mai vista così lunga. Questo mi fa ben sperare", ha detto invece la candidata alla presidenza della Regione Lazio per il M5s, Roberta Lombardi, in fila ad un seggio elettorale di Talenti insieme alla famiglia. Sergio Pirozzi, sindaco di Amatrice (Rieti) ha votato poco dopo le 15 al seggio 1 della sua città.

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Pd sconfitto, l’Ansa: “Renzi si dimette”. Ma il suo portavoce: “Non ci risulta”

(Fonte: www.repubblica.it)

ROMA – Dopo la sconfitta alle elezioni politiche il segretario del Pd Matteo Renzi ha deciso di dimettersi dalla guida del partito. Lo scrive l'agenzia Ansa ma dopo pochi istanti arriva una precisazione dal suo portavoce, Marco Agnoletti: "A noi non risulta". E su twitter il suo stretto collaboratore scrive: "Il segretario parlerà oggi pomeriggio alle 17".

E' possibile quindi che l'annuncio ufficiale sarà dato fra qualche ora, durante il primo discorso del segretario dem a commento del risultato delle elezioni e del crollo dei consensi al suo partito.

Non appena si è diffusa la notizia (poi stoppata) del passo indietro di Renzi, secondo l'Adnkronos Beppe Grillo avrebbe commentato a caldo: "Lo abbiamo biodegradato".

E in casa dem il primo che accenna un commento è Pier Ferdinando Casini, neo eletto al Senato di Bologna per il centrosinistra:  "Mi auguro che non sia il momento della resa dei conti nel Pd ma di ragionamenti sereni e profondi" così ha risposto a chi chiedeva se fossero o meno opportune le dimissioni del segretario: "Non vorrei che qualcuno dimenticasse – ha aggiunto Casini conversando con i giornalisti in Piazza Maggiore a Bologna – che il partito socialista in Francia non esiste più ed in Germania è stato superato nei sondaggi dall'estrema destra. Per cui lo scenario su cui ragionare va un pò oltre l'Italia".

"E' una sconfitta evidente ma questa è la democrazia", così Emanuele Fianoa Radio Cusano campus. Sulle probabili dimissioni di Renzi da segretario del Pd, osserva: "Non so cosa farà Renzi. Lo sapremo nel pomeriggio… ma noi lasciamo un Paese migliore di quello che abbiamo preso in mano"

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M5s, Di Maio esulta: “Noi vincitori assoluti, pronti al confronto con tutte le forze politiche”

(Fonte: www.repubblica.it)

"E' una bella giornata, nonostante la pioggia": queste le parole di Luigi Di Maio mentre poco dopo le 10 usciva dalla sua abitazione a Roma dopo il trionfo del M5s. "E' un dato storico ed è stata un'emozione indescrivibile", ha aggiunto salendo sull'auto bianca venuta a prenderlo. "Ringraziamo tutti quelli che ci hanno sostenuto e ci sono stati vicini", ha poi aggiunto su Facebook dove ha postato anche il link all'articolo pubblicato stanotte sul sito del movimento.

"Ci vediamo più tardi in diretta per gli aggiornamenti!", ha poi aggiunto sul social network dove ha postato una foto mentre abbraccia Beppe Grillo. Al loro fianco, Alessandro Di Battista e Davide Casaleggio.

 

Lo stato maggiore del Movimento 5 Stelle si è riunito al Parco dei Principi, quartier generale pentastellato. Il leader e candidato premier Luigi Di Maio ha avuto un colloquio con l'ormai ex collega parlamentare Alessandro Di Battista, protagonista di questa campagna elettorale, insieme al garante M5s Beppe Grillo, arrivato in mattinata e al fondatore di Rousseau Davide Casaleggio.

"Siamo i vincitori assoluti di queste elezioni – ha detto poi Di Maio in una breve dichiarazione davanti alle telecamere – Un grande grazie ai circa 11milioni di italiani che ci hanno darto la loro fiducia. Un altro grazie a Grillo e Casaleggio, agli attivisti e ai volontari. E' stata una campagna autofinanziata. Un grazie e un imbocca a lupo ai nuovi eletti. M5s triplica i parlamentari in entrambe le camere. Ci sono intere regioni dove più di un cittadino su e due ci ha votato, in alcune aree abbiamo raggiunto il 75%. Siamo una forza politica che rappresenta l'intera nazione, questo ci proietta automaticamente verso il governo dell'Italia. Oggi le coalizioni non hanno i numeri per governare e per questo ci prendiamo questa responsabilità davanti ai cittadini italiani ed europei. Questo è un risultato post-ideologico che va al di là degli schemi destra-sinistra e riguarda i temi irrisolti della nazione. I cittadini hanno votato il programma che vogliamo realizzare. Ci sono questioni che riguardano la povertà, il taglio delle tasse, l'immigrazione. Abbiamo la possibilità di realizzare quelle cose che gli italiani aspettano da 30 anni". 

"Sentiamo la responsabilità di dare un governo al Paese. Lo diciamo soprattutto agli investitori: noi questa responsabilità la sentiamo", ha detto il candidato premier M5s ricordando che "oggi le coalizioni non hanno i numeri per governare".

"Siamo aperti al confronto con tutte le forze politiche a partire dalle figure di garanzia a capo delle Camere ma soprattutto per i temi che dovranno riguardare il programma di lavori. Siamo fiduciosi che il presidente della Repubblica saprà guidare questa fase con autorevolezza e sensibilità come ha sempre fatto. Oggi per noi inizia la terza repubblica che sarà quella dei cittadini italiani", ha concluso Di Maio. 

"Congratulazioni a Luigi Di Maio e a tutte le persone che ci hanno sostenuto in questa difficile campagna elettorale", ha aggiunto sempre su Facebook Chiara Appendinosindaca 5 Stelle di Torino. "Guardando la distribuzione del voto, emerge un Paese spaccato in due, un segnale di cui il prossimo governo dovrà tener conto", aggiunge. 

Spostandosi a livello locale, l'analisi dei dati di Torino per la Camera "riconfermano – sottolinea la sindaca – il numero di voti delle scorse Comunali mentre c'è un leggero calo rispetto alle politiche del 2013". La sindaca rivendica il lavoro svolto. "In questo anno e mezzo – dice – abbiamo fatto alcune scelte dettate dal gravoso impegno di rimettere in ordine i conti della città per evitarne il dissesto. Non ci siamo sottratti in alcun modo a questa responsabilità e non lo faremo fino a quando questo obiettivo non sarà stato raggiunto".

Il Movimento 5 Stelle incassa anche i complimenti del segretario della Lega, Matteo Salvini: "La Lega è cresciuta più di tutti, più dei 5 Stelle, che sono primi, e quindi complimenti, il voto va accettato per quello che è, ma la Lega è cresciuta di più", ha detto dalla sede del partito in via Bellerio.

Complimenti anche da Oltremanica: "Congratulazioni ai nostri colleghi nel gruppo Efdd, il Movimento 5 Stelle, in testa ai risultati elettorali", in Italia, dice Nigel Farage l'ex leader del partito euroscettico britannico Ukip. "E' una potente impennata per i partiti euroscettici e anti-establishment in Italia. La politica migratoria sbagliata dell'Ue sta suscitando un enorme risentimento e segnerà la sua fine".

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Elezioni, presunti brogli in voto estero. Procura Roma apre fascicolo inchiesta

(Fonte: www.ominroma.it)

La procura di Roma ha aperto un fascicolo di indagine in merito ai presunti brogli elettorali che si sarebbero verificati in Canada in occasione del voto per le elezioni politiche italiane. Al fascicolo, senza indagati e senza ipotesi di reato, potrebbero aggiungersi anche una serie di segnalazioni trasmesse da diverse sedi diplomatiche. Presunti brogli nel voto degli italiani all’estero erano stati denunciati, nei giorni scorsi, dalla trasmissione televisiva “Le Iene”, in questo caso in merito alla attività di voto a Colonia.

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Regionali, via allo spoglio. Proiezioni: Zingaretti 34%, Lombardi 32%, Parisi 27%

(Fonte: www.ilmessaggero.it)

Via allo spoglio per le elezioni Regionali nel Lazio. In base alle prime proiezioni Rai, che tuttavia contemplano un margine di errore del 4%, Zingaretti è al 34%, Lombardi al 32%, Parisi al 27%. Le proiezioni de La7 invertono sostanzialmente i dati di M5S e centrodestra assegnando il 27,1% a Lombardi e il 30,1% a Parisi. 

NEL LAZIO
Secondo il primo exit poll del Consorzio Opinio Italia per la Rai, invece, Zingaretti (centrosinistra) era avanti con il 30-34%, mentre Stefano Parisi (centrodestra) si attestava al 26-30%%. Roberta Lombardi (M5s) al 25-29% e Sergio Pirozzi (lista civica) al 2-4%.

Mentre nel resto dello Stivale il Pd perde seggi e consensi, la vittoria di Zingaretti sarebbe l'unico successo tanto più che si tratterebbe della prima volta che un governatore uscente viene riconfermato nel Lazio. Da capire se la conquista del bis consentirà a Zingaretti di avere una maggioranza stabile in Consiglio regionale o se lo scrutinio di oggi partorirà un mandato traballante, considerando che la coalizione allestita nel Lazio dal Pd tiene già dentro, a differenza di quella nazionale, la sinistra di Liberi e Uguali (è rimasta fuori invece la lista Civica Popolare di Beatrice Lorenzin, che ha appoggiato la corsa dell'ex veltroniano Jean-Léonard Touadi).

LEGGI ANCHE: Regionali Lombardia, Fontana in vantaggio su Gori, delusione dei grillini 

RISCHIO «LAME DUCK»
Sull'aula della Pisana per ora continua ad aleggiare lo spettro della lame duck, come dicono negli Usa, l'anatra zoppa, cioè un presidente eletto ma senza maggioranza tra i consiglieri regionali. Nel Lazio si vota con un sistema elettorale misto: l'80% dei seggi (40), è assegnato con il proporzionale, mentre i 10 scranni che restano vanno alla coalizione che esprime il governatore. Ma questo premietto di maggioranza non basta a controllare il Consiglio, se le liste del candidato vincente non riescono a superare il 36% dei voti. Per dare stabilità al governo regionale, i dem potrebbero essere costretti a siglare un patto con il civico Pirozzi, ammesso che entri in Consiglio, il quale però durante la campagna elettorale è sembrato più vicino alla grillina Lombardi.

Dall'altro lato della contesa, Parisi ha ancora un margine (stretto, va detto) per sperare nel ribaltone. «Dai primi exit poll è un testa a testa tra me e Zingaretti e questo è già un risultato straordinario, la campagna elettorale è iniziata solo trenta giorni fa e ci davano fuori partita», ha detto ieri notte nel suo comitato elettorale. Anche in caso di sconfitta di misura, l'ex city manager che due anni fa sfiorò l'elezione a sindaco di Milano col centrodestra contro Beppe Sala, potrebbe comunque dirsi soddisfatto, considerato che fino ai primi di febbraio la sua coalizione era indietro di venti punti e così come sotto il Duomo, potrebbe intestarsi una «rimonta» difficile, anche se sfortunata al traguardo.

Sul fronte pentastellato, Lombardi aveva puntato tutte le fiche sulla partita regionale, dopo il mandato in Parlamento nella legislatura appena conclusa. Per l'ex capogruppo alla Camera del M5S, se i numeri degli exit poll venissero confermati, sarebbe fondamentale acciuffare almeno la seconda piazza della competizione, per mettere un freno ai mal di pancia interni al Movimento laziale, che negli ultimi mesi non sono mancati, a cominciare dai dissidi sui vaccini con la senatrice Elena Fattori. Per Lombardi, in ogni caso, questa sarà l'ultima corsa: «È il mio ultimo mandato in politica – ha detto al Messaggero dieci giorni fa – dopo questa esperienza tornerò al mio lavoro».

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Elezioni 2018, Renzi si dimette da segretario Pd: «Sconfitta netta, ora no a inciuci andiamo all’opposizione»

(Fonte: www.ilmessaggero.it)

Renzi si dimette da segretario Pd. «Abbiamo riconosciuto con chiarezza la sconfitta. Dobbiamo aprire una pagina nuova», dice aprendo il suo discorso al Nazareno. «Siamo orgogliosi dello straordinario lavoro di questi anni ma la debacle è evidente. L'Italia ha una situazione politica per cui chi ha vinto non ha i numeri per governare. Una situazione che nasce dalla vicenda referendaria di un anno fa». L'ex premier evoca quindi i 5Stelle: «La più grande bugia è "non faremo mai accordi". Mostrino il loro valore se ne sono capaci. Il nostro errore principale è stato non capire che bisognava votare in una delle due finestre del 2017, con la Francia o con la Germania. In questa campagna siamo stati troppo tecnici. Se a questo sommiamo il vento estremista che siamo riusciti a fermare nel 2014 ma non stavolta comprendiamo come il risultato sia deludente». «Il simbolo di questa campagna è il contrasto nel collegio di Pesaro: il centrosinistra ha candidato un ministro che ha fatto un lavoro straordinario con il problema dei migranti, ovvero Marco Minniti. Eppure Cecconi, il candidato M5S impresentabile per definizione degli stessi 5Stelle, ha vinto. E' ovvio che io lasci la segreteria Pd. Non c'è nessuna fuga. Terminata la fase dell'insediamento del Parlamento e della formazione del governo, io farò un lavoro che mi affascina: il senatore semplice, il senatore di Firenze, Scandicci, Insigna e Impruneta». Ma attenzione: «Non ci sarà un reggente scelto dal caminetto ma un segretario eletto dalle primarie», dice Renzi. «Ora si riparte dal basso – continua -. Dal territorio. Non solo le periferie geografiche, ma anche quelle della quotidianità». Quindi enuncia tre no: «No inciuci, no ai caminetti ristretti di chi immagina il Pd come luogo di confronto dei soli gruppi dirigenti, no a ogni forma di estremismo». «Ho già chiesto ad Orfini di aprire una fase congressuale. Un congresso che permette alla leadership di fare ciò per la quale è stata eletta». «Restituiamo le chiavi di una casa in ordine e tenuta bene – conclude Renzi -. Il Pil è umentato, l'export è migliorato, sono aumentati i posti di lavoro. Siamo orgogliosi dei risultati e siccome vogliamo bene all'Italia speriamo che quelli che sembrano pronti a prendere le redini del paese facciano meglio di noi. Noi saremo una oppisizione leale. Società aperta contro società chiusa, verità contro fake news, diritti contro intolleranze, lavoro contro sussidi, giustizia fiscale contro flat tax, cultura contro il fai da te. Sono solo alcune ragioni per cui non potremmo mai fare un governo con forze antisistema». Ieri notte, nell'ora più buia del Partito democratico, al Nazareno c'era anche Renzi. Voleva aspettare lo spoglio a casa, nella sua Firenze, e invece pochi minuti prima della chiusura delle urne varca la soglia della sede nazionale del Pd. Il «tesoretto» del 40% alle europee, che segnò l'ascesa a palazzo Chigi, è evaporato, dimezzato. E il segretario si prepara a una resa dei conti che potrebbe passare dal tentativo di condizionarne le scelte, nelle trattative per il governo. Un redde rationem che potrebbe lui stesso anticipare. Con il passo indietro. Aveva escluso di mollare la segreteria, Renzi. Ma con il passare delle ore e con il trend che sembra attestare il Pd sotto il 20% ai minimi storici, sembra accarezzare l'idea di essere coerente con la propria storia e assumersi in pieno la responsabilità della sconfitta. Ha seguito i dati nel suo ufficio al secondo piano del Nazareno con Matteo Orfini e i fedelissimi, da Martina a Luca Lotti a Lorenzo Guerini. L'elettorato del Pd sembra essersi rimpicciolito, anche al netto della scissione. Si pagano gli anni di governo, nonostante i dati del Pil positivi e tutti i risultati elencati allo sfinimento in campagna elettorale.Paolo Gentiloni segue ha seguito lo spoglio da Palazzo Chigi. I «big» non-renziani del partito non si sono visti al Nazareno. Non ci sono i ministri Graziano Delrio e Dario Franceschini, non ci sono i leader della minoranza Andrea Orlando e Michele Emiliano. Dalla minoranza, fermamente contraria a ipotesi di larghe intese, potrebbe levarsi nelle prossime ore anche la richiesta di andare a «vedere» sul serio le carte dei Cinque stelle. Un governo con i grillini e gli ex compagni di LeU (per quanto anche loro 'rimpiccioliti' dal voto) potrebbe essere anche un viatico per la ricostruzione dell'unità a sinistra. Ma il segretario è contrario a questa ipotesi e su questo non sembra aver cambiato idea. Certo, le cose potrebbero cambiare, se tra qualche ora non fosse più lui il segretario. «Il Pd andrà all'opposizione». È stato Rosato, in tv da Bruno Vespa, a sdoganare sin dai primi exit poll la parola che tutti temevano ma nessuno osava pronunciare al Nazareno fino a oggi. Una lettura apparsa subito scontata, con i numeri delle urne che di ora in ora hanno lasciato pochi margini ai dem, addirittura con l'asticella del 20% diventata difficile da agguantare. «Un tracollo. Una debacle», si è lasciato sfuggire persino qualche renziano scorrendo i numeri davanti alla tv. «Complimenti a Leu», è stato uno dei commenti di Renzi tra un exit poll e una proiezione. Ma lo schema di buttare la croce sugli scissionisti regge solo fino a un certo punto, visti i risultati poco lusinghieri raggiunti dai bersaniani. La delusione, tra i dem, è evidente. Così come la tensione. Nessun dirigente si è fatto vivo in sala stampa, disertata nonostante il numero record (300) di accreditati. 
 
 

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Regionali Lazio, quinta proiezione Rai: Zingaretti al 34%, Parisi al 29,9%

(Fonte: www.larepubblica.it)

Aumenta il vantaggio di Nicola Zingaretti sugli avversari nella corsa a governatore del Lazio. La quinta proiezione Rai effettuata dal Consorzio Opinio Italia per le Regionali attribuisce infatti a Zingaretti, candidato con il centrosinistra, il 34% (era 33,59 nella precedente proiezione); a Parisi, centrodestra, il 29,9 (era 29,6); a Lombardi, M5s, il 27,9 (era 29); a Pirozzi il 4,3 (era 4,0). Il campione è del 40%, margine di errore fissato al 2,60%. La proiezione è stata accolta con un boato al comitato di Zingaretti, in piazza di Pietra. Fiducia anche dal centrodestra. "Dai dati della Camera e del Senato viene fuori un trend positivo del centrodestra nella regione Lazio, che ci fa ben sperare. Siamo sicuri e tranquilli che possiamo farcela", ha detto Donato Robilotta, referente di Energia per l'Italia Lazio, parlando con i cronisti all'hotel Savoy di Roma, dove il comitato di Stefano Parisi sta seguendo lo spoglio delle schede. "Ovviamente – ha osservato Robilotta – per le elezioni regionali c'è una scheda diversa, ma dai dati che abbiamo visto immaginiamo che in un punto o punto e mezzo ci siano tutti e tre i candidati. Dunque si puo' parlare di una battaglia al fotofinish. C'è soddisfazione per una battaglia che sembrava impossibile e credo che nonostante Pirozzi possiamo vincere lo stesso". "Siamo fiduciosi che anche in Regione Lazio si possa fare un buon risultato. Vogliamo diventare forza di governo anche qui". Lo ha detto, dal quartier generale allestito dal M5S per aspettare lo spoglio del voto regionale, Devid Porrello, consigliere regionale uscente del M5S già designato come prossimo vicepresidente da Roberta Lombardi in caso di sua vittoria. "In campagna elettorale abbiamo sempre detto che sarebbe stato un 'ballottaggio' tra noi e Zingaretti, abbiamo buone speranze – ha spiegato Porrello -. Appena avremo risultati un pò più concreti ci sbilanceremo un po' di più.