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Roma, Municipio VIII, Mobilitazione in difesa acqua davanti sede Acea

(Fonte: RomaIt)

"Dal Municipio VIII nasce la mobilitazione in difesa dell'acqua di Roma come bene comune. Non si può restare in silenzio davanti alla grave irresponsabilità sociale dei vertici di Acea Ato 2. Siamo di fronte a menefreghismo edisprezzo per Roma e l'acqua come bene comune, preludio di un'ulteriore, probabile e beffarda furia privatizzatrice che si abbatterà anche sull'azienda che gestisce il servizio idrico della Capitale.

Ridurre l’acqua e limitarne la disponibilità pubblica comporta un grave peggioramento delle condizioni di vita di tutti i cittadini ed in particolare di poveri e senza casa, nonché aggrava il rischio di mandare in crisi servizi essenziali che già oggi sono in difficoltà.

Acea, che tramite Ato 2 (Ambito Territoriale Ottimale Lazio centrale – Roma) gestisce la risorsa acqua per circa 4 milioni di abitanti e 112 Comuni, fornisce un servizio indecente, aumenta i costi in bolletta per gli utenti, distribuisce utili cospicui ai suoi grandi azionisti, investe in misura insufficiente nel rinnovamento delle tubature, si macchia di danni ambientali come dimostra ora l'inchiesta della Procura di Civitavecchia e le perquisizioni dei carabinieri del Noe presso la sede di Acea Ato2.

Tutto questo accade a Roma, mentre la Sindaca Virginia Raggi finge di non essere la maggiore azionista di Acea,mentre la Procura di Civitavecchia indaga i vertici di Ato2 per il disastro ambientale del lago di Bracciano, mentre Caltagirone e i francesi di GDF-Suez fanno i padroni del nostro bene più prezioso: l'acqua di Roma". Si legge in una nota del Consiglio Popolare del Municipio VIII. 

"Si fa appello ai cittadini tutti, alle realtà sociali, sindacali e dell’ambientalismo, alle forze politiche democratiche, ai Comuni del Lago di Bracciano affinché parta una grande mobilitazione. L'appuntamento è per lunedì 31 luglio alle ore 17.30 sotto la sede di Acea in piazzale Ostiense.

Gli obiettivi della mobilitazione sono: scongiurare il razionamento dell’acqua con un urgente intervento del Governo nazionale, a fronte dell’incapacità di Sindaca e Giunta capitolina; ricordare ai vertici di Acea ed alla Sindaca che Roma che l’acqua non è mai mancata nella storia millenaria della città; pretendere da Acea un Piano industriale degno di questo nome ed un’azione puntuale e rapida di risanamento delle tubature – colabrodo; finirla con i prelievi scellerati ed inutili dal lago di Bracciano, che sono causa di un danno ambientale di vaste proporzioni; obbligare i vertici di Acea e Campidoglio a lavorare davvero, iniziando dalla rete idrica; farla finita con bugie e scaricabarile; gridare che a Roma stiamo perdendo la pazienza e non siamo più disposti a tollerare tanta violenta incapacità nascosta da vuota propaganda", conclude la nota.

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M5s, a Roma fronda anti Raggi vuole lo stop ai diktat di Grillo. “Svolta o andiamo a sbattere”

(Fonte: www.repubblica.it)

(di Sergio RIzzo) – CON quello che sta succedendo a Roma un assessore che rimette alla sindaca la delega alle Politiche abitative non è certo una gran notizia. Se però si tratta dell'assessore al Bilancio, cioè la persona che ha in mano i cordoni della borsa, e non rinuncia per capriccio ma per dare un segnale politico, allora la faccenda cambia. Il suo nome è Andrea Mazzillo, e dice: "Qui serve una svolta, continuando così andiamo a sbattere. Va a sbattere tutta la città". Il segnale è innanzitutto per la sindaca. Ma pure a quanti hanno sempre condizionato le scelte del Campidoglio: dal direttorio della prim'ora, al direttorio bis degli onorevoli tutor di Virginia Raggi, e più su. Fino alle vere stanze dei bottoni della Capitale, quelle dell'Hotel Forum occupate di solito da Beppe Grillo e Davide Casaleggio. E la storia si fa ancora più seria perché non è la presa di posizione di un singolo assessore. Dietro a lui ci sarebbe infatti il pezzo di consiglio comunale che garantisce la maggioranza a Virginia Raggi.

Fra Mazzillo e il presidente dell'assemblea capitolina Marcello De Vito si è stabilito un inedito asse di ferro. La manovra punta a riportare il potere in mano agli eletti. Gli esperti di codici grillini potrebbero interpretare ciò come un ribaltamento nei rapporti di forza. Mazzillo era considerato uno dei fedelissimi di Virginia Raggi, mentre De Vito è vicino alla ex capogruppo alla Camera Roberta Lombardi, che pubblicamente non ha mai mostrato particolare stima per la sindaca. Se però il possibile terremoto della "discontinuità", come la chiama Mazzillo, ma che sarebbe più giusto definire "presa di distanze" non fosse di ben più ampia portata.
Da mesi crescono i malumori nell'assemblea dove per una singolare usanza i consiglieri si fregiano come i parlamentari dell'appellativo di "onorevoli". Il consiglio comunale lamenta di essere tagliato fuori di fatto da ogni decisione. E l'ultimo caso, quello del direttore generale dell'Atac Bruno Rota che ha sparato dalle colonne di Corriere della sera e Fatto quotidiano una mitragliata sull'azienda pochi giorni dopo aver rassegnato le dimissioni, è solo il detonatore di una situazione esplosiva. Rota era l'ennesimo manager nordista, che in men che non si dica ha fatto le valigie.

"Le decisioni sono adottate centralmente, senza alcun confronto con l'assemblea che spesso e volentieri viene tenuta all'oscuro. Molti assessori non hanno alcun rapporto con gli eletti", accusa Mazzillo. Si fa presto a capire chi mette sul banco degli imputati: il vicesindaco Luca Bergamo, dai trascorsi nel Pd, l'assessora all'Ambiente Pinuccia Montanari, quella che "sostiene di non aver mai visto qui i topi per il semplice fatto che non conosce Roma", ma soprattutto il factotum delle municipalizzate catapultato anch'egli come Rota dal Nord. Ovvero, l'ex imprenditore veneto Massimo Colomban. Dire che Mazzillo con lui non abbia mai legato è puro eufemismo.

Il fatto è che fra le decisioni prese centralmente che provocano così tanti mal di stomaco nel consiglio comunale le più indigeste sono quelle calate dall'alto. Tipo, appunto, le nomine delle figure chiave. Che Virginia Raggi ha sempre finito per subire. Sono sempre arrivate direttamente dalle stanze dei bottoni del Movimento 5 stelle. E l'innesto di Colomban, rivelatosi finora privo di alcuna concretezza, viene portato come l'esempio più clamoroso. Ma non l'unico. "Francamente non si capisce perché si senta il bisogno di affidare certi incarichi delicati a persone che non conoscono Roma, come se in questa città non fossero reperibili determinate competenze", argomenta Mazzillo. La verità è che certe scelte manageriali ai vertici delle municipalizzate si sono risolte finora in autentici disastri. Ed è difficile attribuire le cause alla semplice inesperienza di politici in erba, quando invece le decisioni sono prese da altri.

Tutto questo discende da ragioni precise. Pur senza dirlo apertamente, l'assessore al Bilancio fa risalire la cosa al peccato originale: il famoso contratto che Virginia Raggi e i consiglieri comunali hanno accettato di firmare. Una ipoteca economica pesantissima capace di menomare ogni azione politica che abbia il sapore dell'indipendenza dalle direttive dei vertici del Movimento (come sa bene la consigliera Cristina Grancio sospesa per essersi mostrata perplessa sullo stadio della Roma). Con cui, al contrario, la sindaca di Torino Chiara Appendino non è costretta a fare i conti. E la differenza, infortuni a parte, è evidente.
La conseguenza, dice l'assessore al bilancio, è che amministrare una città come Roma in queste condizioni è una guerriglia quotidiana. "Prima non si facevano le gare. Adesso invece sono bandite regolarmente, peccato solo che spesso non si riesca ad aggiudicarle perché i commissari si ammalano all'improvviso ", racconta Mazzillo. E sbotta: "Nessuno si vuole assumere responsabilità. Ho dovuto richiamare la nostra compagnia assicurativa, la Adir, che l'altro giorno mi ha comunicato la decisione di non voler più dare copertura ai dirigenti del Comune. Che così hanno comprensibili difficoltà a esporsi".

Per non parlare della meticolosità della Corte dei conti nel mettere il naso in ogni delibera. Con il paradosso che quella valanga burocratica si abbatte proprio su di lui, che di un noto fustigatore della magistratura contabile, Luigi Mazzillo, è il figlio. Senza poi contare le tegole che cadono sulla testa quando meno te l'aspetti. Un esempio rende l'idea. "La società Investimenti spa ci ha chiamato in causa ", rivela lui, "per un arbitrato da capogiro. Chiede al Comune di Roma qualcosa come 150 milioni di danni perché sono state ridotte le cubature dell'intervento previsto nella vecchia Fiera di Roma". Il bello è che Investimenti spa è una società interamente pubblica, controllata al 58 per cento dalla Camera di Commercio, al 20 per cento circa dalla Regione Lazio e per il restante 22, pensate un po', addirittura dal Campidoglio. Un altro fulgido esempio dello Stato che fa causa a se stesso. Complimenti.

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Roma, Raggi: Governo intervenga subito, dichiari lo Stato Emergenza

(Fonte: Il Quotidiano del Lazio)

"E' intollerabile che Roma venga privata dell'acqua. E' un danno enorme per i cittadini, per le attività economiche e commerciali. E' un danno di immagine per tutta l'Italia. Ma sono preoccupata soprattutto per la fornitura di acqua ad ospedali, case di cura, strutture sanitarie e, non ultimo, per l'approvvigionamento ai Vigili del Fuoco che in un periodo come questo risulta di fondamentale importanza.

Il Governo intervenga con gli strumenti che ha a disposizione. E' necessaria la dichiarazione dello Stato di Emergenza per il Lazio così come avvenuto lo scorso giugno per le Province di Parma e Piacenza: un provvedimento che ha consentito di superare la crisi e che è stato richiesto con forza dal territorio. Si deve intervenire ora". Cosi' in un comunicato la sindaca di Roma, Virginia Raggi.

F.V.

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Campidoglio, approvato il bilancio: ok a manovra da 132 milioni di euro

(Fonte: www.repubblica.it)

Con 28 voti favorevoli, 9 contrari e nessun astenuto l'assemblea capitolina ha approvato la manovra da 132 milioni di euro per l'assestamento di bilancio 2017-2019, così come emendata con i due atti proposti dalla commissione Bilancio. Al voto ha partecipato anche la sindaca di Roma, Virginia Raggi, giunta in aula Giulio Cesare per l'occasione.

La manovra da 132 milioni di euro, tra parte corrente e in conto capitale, deliberata dalla Giunta capitolina ed oggi approvata dal consiglio comunale ha recepito, infatti, i due emendamenti della commissione Bilancio, presieduta dal consigliere M5s Marco Terranova. "Approvato assestamento di bilancio 2017-2019 nei tempi di legge: 132 milioni in più per sociale, scuole e infrastrutture" ha commentato la sindaca su Twitter.

Il primo emendamento destina risorse, derivanti da introiti per sanzioni alla legge urbanistica, pari a 6,26 milioni di euro alla manutenzione straordinaria delle strade ai Municipi, fondi che vanno dai 900 mila euro a favore del municipio XII ai 65 mila del X. Il secondo emendamento stanzia al dipartimento Tutela ambientale 850 mila euro, derivanti dall'avanzo di gestione della struttura, per la manutenzione di parchi gioco, alberi e automezzi.

In linea generale la manovra, a fronte di circa 76 milioni di euro di maggiori entrate correnti prevede maggiori spese correnti per oltre 35 milioni di euro e un saldo positivo di 4 milioni di euro, destinato alla parte investimenti. A queste somme si aggiungono circa 56 milioni di entrate in conto capitale destinati alle spese per investimenti. Le voci più significative per le quali è previsto un aumento della spesa riguardano: Mobilità e trasporti: 30,9 milioni; Lavori pubblici: 12,4 milioni; Scuola: 11,9 milioni; Ambiente e rifiuti: 5,3 milioni; Manutenzione patrimonio pubblico e edilizia popolare: 3,2 milioni; Servizi sociali: 2,9 milioni; Sicurezza urbana: 500 mila euro; Eventi culturali nelle periferie: 150 mila euro.

Sindacati: "Solo una boccata d'ossigeno"  "L'approvazione della manovra di assestamento di bilancio non risolve i problemi urgenti della Capitale. Leggiamo che tra le opere finanziate per un totale di 24,5 milioni di euro, ci sono la demolizione del tratto sopraelevato della Tangenziale Est stazione Tiburtina, la manutenzione ordinaria delle strade, il ponte dei congressi, la manutenzione degli immobili pubblici e il restauro o completamento di alcune scuole. Questi interventi sono una boccata di ossigeno ma non bastano per consentire alla Capitale di riprendersi". Lo hanno dichiarato Michele Azzola, Paolo Terrinoni e Alberto Civica,  rispettivamente Segretario Generale di CGIL Roma e Lazio, Responsabile della CISL Roma capitale Rieti, e Segretario Generale della UIL Roma e Lazio commentando le ultime iniziative della giunta Raggi.

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De Angelis: Roma ha tanta acqua, necessita 200 mln infrastrutture

(Fonte: RomaIt)

"Abbiamo acqua ma non abbiamo infrastrutture, bisogna mettere mano su questo perché Roma ha tanta acqua a disposizione, sin dai tempi dei romani, e anche oggi rispetto a tante capitali europee". Lo dice il capo dell'unità di missione del governo Italia Sicura, Erasmo D'Angelis, intervenuto a RaiNews24. Secondo D'Angelis "non ci sono bacchette magiche, bisogna solo lavorare" e questo vuol dire un investimento "di circa 200 milioni".

Si tratta di opere "che possono essere finanziate con prestiti strutturali a lunga scadenza della Bei", precisa D'Angelis, che lamenta un'incapacità tutta italiana nella raccolta dell'acqua piovana. "Riceviamo 306 miliardi di metri cubi di pioggia all'anno, più di Germania e Inghilterra, eppure riusciamo a tenerne solo il 10-11%. Siamo per tre quarti un Paese collinare e montuoso, per questo motivo sembra che piova poco a chi vive sulla costa", conclude.

F.V.

 

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Raggi: «Roma è difficile. Commessi errori, ora pugno di ferro»

(Fonte: www.ilmessaggero.it)

(di Simone Canettieri e Lorenzo De Cicco) – «È ora di usare il pugno di ferro nei confronti di coloro che remano contro il cambiamento. Ci sono sacche di inefficienza in alcune partecipate che sono inaccettabili e che siamo seriamente intenzionati a spazzare via. Se sarà necessario, adotteremo anche provvedimenti esemplari. E' arrivata l'ora di invertire la rotta». Virginia Raggi, ospite del forum a Il Messaggero, parla di Ama e Atac, le municipalizzate di rifiuti e trasporti che con il loro servizio lasciano ancora molto a desiderare. La grillina, a più di un anno ormai dall'elezione in Campidoglio, prova a tracciare la direzione che Roma dovrebbe prendere. Tra «stiamo lavorando» e «ho ancora bisogno di tempo». Senza dimenticare la spada di Damocle dell'inchiesta che la riguarda (rischia il rinvio a giudizio per falso e abuso d'ufficio).

Sindaco Raggi, a fine giugno, con la lettera al Messaggero, ha fatto un bilancio di questo primo anno in Campidoglio. Oggi può dirci di cosa va fiera e cosa non rifarebbe?
«È stato un anno intenso, spero che tutto questo porterà a un miglior lavoro nei prossimi quattro anni. Sono orgogliosa che siamo riusciti ad approvare il bilancio nei termini, per primi tra le grandi città italiane, questo ci ha permesso di avere un premio da parte del governo, circa 15 milioni, e ci permette di poter fare le gare, cosa che si era un po' persa, in passato. Vado fiera di aver messo in strada 200 bus, di avere trovato spazzatrici in Ama che erano state abbandonate in un deposito al Gianicolo. Stiamo continuando a cercare sprechi».
 

Cosa non rifarebbe, invece?
«Ci sono stati sicuramente degli errori».

Sta parlando di Raffaele Marra?
«Mi sono fidata di una persona di cui certamente non avrei dovuto fidarmi. Ho chiesto scusa ampiamente e ormai siamo andati avanti».

Troppo furbo Marra o troppo sprovveduta lei?
«Ho un fatto errore che non ripeterò: d'altronde aveva un ottimo curriculum».
In caso di rinvio a giudizio non si dimetterà. In caso di condanna governerebbe Roma senza simbolo M5S?
«Non rispondo mai a ipotesi, mi attengo al codice etico».

Il codice etico è stato cambiato per lei: ne è consapevole?
«No, è stato messo nero su bianco ciò che si diceva a voce. A differenza di quanto avviene negli altri partiti dove sono tutte chiacchiere».

Parliamo dell'emergenza roghi che sta colpendo Roma da inizio luglio. Gli incendi sono aumentati del 400%. Sospetta che ci sia una regia?
«Questo lo accerterà la magistratura che sta indagando, sono state arrestate sei persone. Noi dobbiamo occuparci di presidiare il territorio, è necessario mettere in campo non solo le forze di Roma Capitale, dobbiamo chiedere l'aiuto del governo perché i controlli siano assicurati h24, soprattutto di notte. Lo smantellamento del corpo della Guardia forestale, ad opera di Renzi, è stato un errore, adesso ne vediamo gli effetti. Mi sono sentita con il ministro Galletti».

Su questo aumento esponenziale di roghi, non pesa anche l'incuria? Ci sono delle giungle amazzoniche, in certi parchi di Roma.
«Per quanto riguarda la cura del verde, noi abbiamo trovato una realtà devastata. Abbiamo solo 180 giardinieri per una città che ha 44 milioni di metri quadri di verde, fa rabbia. Abbiamo rimesso al lavoro tutti i dipendenti che erano indisponibili, abbiamo riparato i mezzi danneggiati, abbiamo sbloccato l'assunzione di 30 giardinieri e presto ne arriveranno altri. Non accadeva dal 2007».

Capitolo siccità. Lei ha fatto un appello alla Regione, chiedendo di sedervi intorno a un tavolo per risolvere la situazione. Da sindaco, la decisione di regolamentare l'acqua l'ha subita?
«Penso che sia inaccettabile che oltre un milione e mezzo di romani restino senza acqua. Ho deciso di chiamare la Regione e Acea per convocare un tavolo in Campidoglio per superare qualsiasi strumentalizzazione. Ci incontreremo domani (oggi, ndr). In Acea ci sono già stati investimenti sulle reti e questo ci ha permesso di risparmiare circa 700 litri al secondo di captazione».

Oggi alla Regione Lazio c'è Nicola Zingaretti, del Pd. Un governatore a Cinquestelle le faciliterebbe il compito?
«Noi siamo qui per cambiare le cose. Il Movimento può dare molto anche alla Regione».

Roberta Lombardi non nasconde più l'ipotesi di candidarsi. In passato i rapporti tra voi non sono stati ottimi. Dica la verità: la voterebbe alle primarie online?
«Intanto arriviamoci alle primarie, io al momento resto concentrata su questa settimana, che è già abbastanza impegnativa».

Sulla gestione dei rifiuti Roma è in grande sofferenza. La sensazione diffusa è che la situazione, già critica, sia ulteriormente peggiorata. Quali sono le mosse per uscire dall'angolo?
«Non ho la bacchetta magica ma mi rendo conto che in alcune aree siamo intervenuti con efficacia, altre invece sono ancora molto sporche. Qualcosa è stato fatto. Un esempio: abbiamo scovato oltre 37mila utenze commerciali fantasma, che inquinavano molto. Per queste utenze la differenziata in un anno è aumentata del 16 percento. Bisogna capire però che i tempi sono lunghi. Dei miglioramenti ci sono, anche se i risultati sono al di sotto delle aspettative».

E le soluzioni dopo un anno: quali sono? Non se ne vede traccia.
«Dobbiamo ridurre la produzione dei rifiuti, come ci chiede anche l'Europa. Poi dobbiamo aumentare gli impianti».

Quanti impianti e dove? Il ministro Galletti ha detto che Roma ha bisogno di una discarica.
«No, non apriremo né inceneritori né discariche. Pensiamo agli impianti di compostaggio, che oggi Roma non ha perché si appoggia a Maccarese. Abbiamo individuato le zone e incontrato i cittadini. Poi servono fabbriche di riutilizzo dei materiali, che in altre città europee funzionano. E servono impianti di raccolta multimateriale, fondamentali in questa fase perché possono partire anche dalla spazzatura indifferenziata. Il punto è che tutto il processo di raccolta dell'immondizia va riorganizzato. Ama deve rispondere a una situazione che è cambiata, bisogna puntare sulla differenziata».

A dirla tutta Ama avrebbe dovuto puntare sulla differenziata già dieci anni fa, stiamo parlando di un modello che in Europa viene considerato ormai superato. Qui a Roma invece siamo ancora con i cassonetti stradali, dove si butta di tutto…
«Sono la prima a dire che questo modello non funziona più. Abbiamo aumentato i dipendenti col patentino da verificatori, per controllare i lavoratori dell'Ama ma anche per far sì che i cittadini differenzino correttamente, perché altrimenti viene messa a repentaglio l'intera raccolta. Non ha senso differenziare la carta, se nei bidoni ci trovo anche la plastica».

Nel frattempo si torna alle strutture di Cerroni e si parla di nuovi impianti. Il piano iniziale del M5S non era troppo da libro dei sogni rispetto alle esigenze della città?
«Come abbiamo detto in campagna elettorale, più l'aumento della differenziata sarà rapido, più saremo in grado di chiudere i Tmb, come Salaria. Dipende anche dai cittadini, la collaborazione dei romani è fondamentale. Dobbiamo migliorare l'informazione per far capire quanto gli effetti di una buona differenziata facciano bene alla città. Per il Movimento Cinquestelle non basta la crocetta sulla scheda. Serve un'alleanza anche dopo. Solo così si raggiungono gli obiettivi».

Lei in un anno ha cambiato due assessori all'Ambiente la prima è stata la Muraro e tre amministratori dell'Ama. I ritardi nella raccolta non sono dovuti anche alla confusione che avrete creato nei posti di comando, di chi cioè dovrebbe gestire i rifiuti?
«Ritardi non ce ne sono, anche altre giunte hanno cambiato gli assessori e non c'è stato tutto questo clamore».

I cambi non hanno influito?
«A nostro avviso il programma sta procedendo abbastanza bene».

L'altro servizio pubblico in crisi nera, a Roma, è quello dei trasporti: un calvario. Bus che prendono fuoco, attese infinite alle fermate, circola solo un mezzo su due. Poi c'è l'assenteismo dei dipendenti: perché in Atac si assenta il 12% degli addetti, ferie escluse, e all'Atm di Milano solo il 6%?
«E' ora di mettere la parola fine al caso di quei dipendenti che non lavorano e agli stipendi d'oro di quei dirigenti che non fanno il proprio dovere. Non voglio generalizzare: chi si impegna non ha nulla da temere; ma chi non lavora deve capire che il clima è cambiato. A chiedercelo sono proprio quei dipendenti che si impegnano quotidianamente e vedono la loro immagine offuscata dal comportamento di chi non lo fa».

In Atac va di moda il doppio lavoro.
«Abbiamo avviato un controllo serrato sulle autorizzazioni per chi ha un secondo lavoro. Ci siamo impegnati con i cittadini per eliminare dall'Amministrazione tutte le incrostazioni lasciate da chi ha malgovernato Roma in questi decenni. Prendo spunto dall'intervista che il presidente dell'Anac ha rilasciato al vostro giornale: Cantone ha perfettamente ragione quando dice che serve un segnale chiaro di inversione di rotta. Non siamo più disposti a tollerare comportamenti ed atteggiamenti che ledono l'immagine di tutti quei dipendenti che lavorano per il bene della nostra città. E sono la maggioranza. Noi siamo dalla loro parte».

Che idea si è fatta del macchinista che mangiava mentre il treno che guidava trascinava una passeggera sulla banchina? Va licenziato?
«Ci saranno misure esemplari. Atac si è attivata immediatamente con la sospensione e con le procedure di legge. Come dicevo, stiamo intervenendo anche sul fenomeno del doppio lavoro dei dipendenti. Vorremmo anche capire come mai finora nessuno si era mosso».

Poi c'è il tema dell'evasione tariffaria, a Roma il 25 per cento dei passeggeri non paga il biglietto. Come si argina?
«Atac ha chiesto l'autorizzazione per aumentare i patentini dei controllori. I dati del primo semestre del 2017 dicono che c'è stato un aumento della vendita di biglietti e abbonamenti, segno che i controlli funzionano. È ancora poco, faremo di più. Ma va anche detto che siamo riusciti a trovare 430 milioni da destinare al potenziamento del trasporto pubblico, soprattutto sulle metro».

Da qualche settimana i nuovi vertici di Atac vi hanno presentato un piano industriale per rilanciare l'azienda dei trasporti. Quando verrà reso noto?
«Tra la fine di luglio e i primi di agosto. Ci stiamo lavorando».

Sta dicendo che come azionisti interverrete sul piano industriale?
«L'assessore sta vagliando e verificando che quanto scritto nel piano corrisponda alle esigenze che questa amministrazione si aspetta da un'azienda così importante».

Al di là delle valutazioni personali, i parametri internazionali dicono che in Atac c'è almeno un 20 per cento di personale in più. Come pensate di intervenire?
«Ci sarà un utilizzo migliore delle risorse».

Sono possibili tagli al personale?
«Questo lo vedremo. Prima di affrontare temi che poi determinano situazioni molto gravi, dobbiamo capire su cosa può contare Atac oggi. Dobbiamo capire se i dipendenti sono proporzionati e se sono utilizzati al meglio, cosa che oggi non avviene. Noi stiamo lavorando per riorganizzare tutte le partecipate, che sono state utilizzate come bancomat senza erogare i servizi che avrebbero dovuto. Noi le vogliamo efficientare. Un repulisti c'è stato in alcune aziende, dopo le sentenze su Parentopoli, per cacciare i dipendenti coinvolti dalle decisioni della magistratura».

Cantone, che citava prima, dice che Roma è ancora bloccata dalla burocrazia, lamenta una scarsa un'interlocuzione con il Campidoglio.
«Abbiamo sottoscritto un protocollo per rafforzare il controllo sugli appalti e ampliarli».

Ma alcuni appalti del Giubileo, a distanza di due anni, sono ancora bloccati. Lo ripetiamo: a distanza di due anni.
«Stanno ripartendo: c'è stato un nuovo codice degli appalti, dunque la normativa è cambiata e questo ha portato agli slittamenti».

L'inchiesta Mafia Capitale ha rappresentato per il M5S un volano elettorale. La sentenza nega l'associazione mafiosa, lei cosa ne pensa?
«Ho letto le dichiarazioni del Pd, sembrano quelle dei tifosi, nonostante nel loro partito ci siano esponenti di peso indagati e condannati. Da parte del Pd registro un atteggiamento omertoso. Su Mafia Capitale occorre tenere la guardia alta».

Ma, come sindaco di Roma, di una sentenza che esclude la mafia in Campidoglio non dovrebbe essere sollevata?
«Il dibattito non mi appassiona. Non c'è nulla di cui esultare: ci sono state condanne pesantissime».

C'è ancora corruzione in Comune?
«Per combattere la corruzione servono appalti in regola e procedure di legge chiare».

A dicembre ha avuto un lungo colloquio con il cardinale Parolin affinché il Vaticano paghi le tasse al Comune. A che punto è la trattativa?
«Stiamo lavorando in maniera congiunta. Le aree indicate sono quelle in cui gli immobili della Santa Sede svolgono una funzione commerciale».

Quando sarà pronto?
«Non lo so. Stiamo lavorando».

Migranti, lei ha chiesto una moratoria sulle quote: sono troppi. E' una mossa elettorale?
«Lo denunciamo dallo scorso inverno. Il Comune ha circa 100 immobili occupati, dove spesso vivono i migranti fantasma. In prefettura c'è un tavolo: il problema è nazionale. Ho molta fiducia nel prefetto Basilone. Noi abbiamo il dovere di accogliere le fragilità, ma nel rispetto delle norme e non dell'emergenza».

Può darci dei numeri su quanti sono gli irregolari a Roma?
«Ci sono stime diverse. Qualche migliaia».

Userà il decreto Minniti che consente il daspo contro chi delinque?
«E' un tema di cui parleremo nel tavolo in Prefettura».

Conferma la chiusura dei primi due campi rom entro due anni?
«Sì, inizieremo con quelli della Monachina e della Barbuta, siamo partiti da subito con protocolli per verifiche fiscali e patrimoniali. E' la base per il recupero dei campi. Prima ancora partiremo con il Camping River».

Qui partirete subito con il contributo per l'affitto ai rom a basso reddito?
«Sì, da dicembre. Ma chiariamo: non diamo alcuna casa ai rom».

C'è stato un cambio di strategia su rom e migranti a seconda delle esigenze politiche?
«Per i rom abbiamo predisposto un piano di superamento dei campi. Lo prevede l'Europa. Realizziamo quanto dicevamo in campagna elettorale».

A settembre l'assessore Massimo Colomban lascerà le Partecipate: sarà sostituito?
«Era un assessore a termine, a settembre presenteremo il nuovo piano delle società».

Quindi non lo sostituirà?
«Potrei non sostituirlo».

I due nuovi assessori, Lavori pubblici e Politiche abitative, ci saranno ?
«Arriveranno a breve, entro la fine dell'estate».

Entreranno consiglieri comunali in giunta, come è successo a Torino?
«No, i consiglieri stanno facendo un grande lavoro e continueranno a farlo».

A settembre andrà alla festa del M5S a Rimini, trampolino per la volata verso le politiche. Parlerà di quanto sia complicato governare e della paralisi di Roma?
«Tutto si può fare. Di sicuro, non abbiamo la bacchetta magica. Per fare le cose per bene ho ancora bisogno di tempo, i problemi delle città non si risolvono con uno schiocco di dita».

Finora si è sentita un peso o un'opportunità per il M5S?
«Dove siamo al governo abbiamo ereditato città allo sbando che non stavano bene. Ce la mettiamo tutta».

Dopo un anno i romani non hanno la percezione del cambiamento. Anzi, nei servizi strategici si registra un peggioramento.
«Abbiamo investito sulla manutenzione stradale con 85 milioni di euro per la grande viabilità, ma per le gare e quindi i cantieri serve tempo. Sulle altre strade abbiamo stanziato i fondi per municipi. Idem per il verde: abbiamo stanziato 12 milioni, siamo partiti con la manutenzione delle prime 80mila alberature».

Sindaca, dalle sue parole è tutto un lavoro in corso. Quando andrà in ferie?
«Non posso dirlo: non lo so ancora».

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Crisi idrica, il piano per salvare Roma: “Sfruttiamo al limite gli invasi e l’acqua non sarà razionata”

(Fonte: www.repubblica.it)

(di Enrico Bellavia) – ROMA – Dopo la minaccia e lo spauracchio di un razionamento per un milione e mezzo di romani, è l’ora delle trattative. I pontieri di questa battaglia dell’acqua su Roma si sono già messi al lavoro. Da un lato i tecnici della Regione, dall’altra Acea, la multiutility della quale il Comune di Roma è socio al 51 per cento.

Lo stop al prelievo dal lago di Bracciano – il cui livello è pericolosamente sceso minacciando di mandare a monte la stagione turistica e compromettere l’intero ecosistema – impone di trovare una alternativa. Il blocco deciso dalla Regione dopo le diffide dei comuni del comprensorio del lago ha provocato l’immediata risposta di Acea: rubinetti a secco per otto ore. Ma la Regione lavora già a un piano B. Sul piatto, l’ipotesi di innalzare i prelievi dalle altre quattro fonti che servono la Capitale. Per arrivare ai primi di agosto, quando — notano in Regione — il fabbisogno cala e, si spera, le precipitazioni riporteranno le riserve in sicurezza.
Tocca ad Acea ora dire sì. Dalla sua, Zingaretti – ha sottolineato ai suoi – ha da promettere procedure snelle in nome del decreto sull’emergenza siccità. Tecnicamente si tratta solo di ovviare a quell’8 per cento di risorse che arrivano dal lago.

Ma sullo sfondo della partita dell’acqua le implicazioni politiche rischiano di innalzare la posta in gioco. La crisi di Bracciano, cresciuta nelle proteste di cittadini e amministratori, ha trovato orecchie sensibili in Regione. Le diffide e il concreto pericolo di un’ondata di denunce per disastro ambientale hanno fatto il resto. Con le elezioni praticamente alle porte, per Zingaretti era una grana da risolvere in fretta. Non restava che il blocco. Dietro la dura risposta di Acea la quota di difficoltà è cresciuta. Ora un milione e mezzo di romani avevano di che lamentarsi. La sindaca Virginia Raggi che di Acea è il principale azionista, si è limitata a qualche laconica raccomandazione ai due contendenti senza pretendere soluzioni da Acea. E anche questo ha contribuito all’irritazione del governatore.

A Zingaretti, del resto, non è sfuggita l’enorme sproporzione tra il mancato apporto di Bracciano, l’8 per cento appunto, e il razionamento per metà degli utenti della città e non ha mancato di sottolinearlo. Poi ha messo al lavoro gli specialisti. Si tratta di capire se i tecnici regionali avranno la meglio sulla pretesa di Acea di continuare a utilizzare il lago.
Tanto più che a dare il la a questa emergenza nata tra le carte bollate prima ancora che di fronte a una rete che disperde il 44 per cento dell’acqua è stato proprio il consorzio dei comuni del lago di Bracciano di cui la sindaca Raggi fa parte, da guida della città metropolitana. Dunque: a paradosso si è aggiunto paradosso. La Regione si trova con le spalle al muro per un aut aut dei comuni, blocca Bracciano ma la sua azione si riflette sulla città di Roma. Né d’altra parte, per salvare Roma dal razionamento, Raggi che non era intervenuta per tempo, avrebbe potuto dissociarsi dalle proteste del Lago. Ha così finito per stoppare se stessa come sindaca e partner di Acea. Non resta che rimediare al pasticcio prima del via al razionamento fissato per venerdì.

La querelle ha comunque già riaperto il capitolo dei costi e dei conti. Il Comune di Roma ha intascato un cospicuo dividendo da Acea, 70 milioni, destinati a rimpinguare le casse esangui del Campidoglio. Ovviamente anche Acea ha tratto vantaggio ma ha reinvestito poco sulla rete. Pur pagando anche il prezzo degli sprechi, tuttavia i cittadini romani hanno goduto finora — e non si sa ancora per quanto — di tariffe al di sotto della media: in media 300 euro l’anno, 34 dei quali per la rete. Ma c’è chi giura che se l’andazzo dovesse proseguire, alla fine non resterà che inasprire la bolletta, riversando sugli utenti le spese per sistemare i 5.400 chilometri di condutture. Le previsioni? Più che un raddoppio: fino a 80 euro per abitante.

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Campidoglio, tra i dirigenti indagati anche la responsabile dell’Anticorruzione

 

(Fonte: www.repubblica.it)

(di Lorenzo D'Albergo e Giovanna Vitale) – C'è chi è finito nel listone dei 70 dirigenti capitolini indagati per una buca lasciata scoperta, chi per la mancata manutenzione del verde. E poi chi, tra i manager del Campidoglio, è entrato nel mirino della procura per ipotesi di reato ben più gravi: abuso d'ufficio, falso, turbativa d'asta. L'ultimo monitoraggio dell'amministrazione Raggi sui suoi superburocrati (il 36,8% è sotto inchiesta) non ha risparmiato proprio nessuno. Neanche la titolare dell'Anticorruzione capitolina Cristiana Palazzesi.

La sindaca le ha chiesto di occuparsi del contrasto e della prevenzione al malaffare soltanto lo scorso 9 giugno. Ora, a neanche due mesi di distanza, si prepara a rimuoverla. Già, perché la dirigente chiamata a vigilare su mazzette e appalti sospetti è a sua volta indagata: da agosto 2013 a novembre 2014 ha fatto parte del cda di Atac e, assieme ad altri 16 funzionari, rischia il rinvio a giudizio per il pluriennale affidamento senza gara ai sindacati della mensa aziendale. Le accuse? Abuso d'ufficio, violazione del codice degli appalti e erogazione di contributi di finanza pubblica in favore di associazioni non riconosciute.

Palazzesi ha comunicato la propria posizione al dipartimento Risorse umane il 5 luglio. Poi, 24 ore dopo, ha firmato l'ultimo report sul whistleblowing, il sistema che permette ai dipendenti comunali di segnalare in totale anonimato presunti illeciti commessi da superiori e pari grado: 8 le denunce da inizio anno, mentre nell'ultimo semestre del 2016 erano state 17. Adesso la responsabile dell'Anticorruzione nominata dalla Raggi, all'oscuro dell'indagine al momento di firmare l'ordinanza, è in attesa. Da una parte rischia un procedimento disciplinare. Dall'altra, a livello politico, il M5S dovrà stabilire il da farsi: "Non c'è dubbio – dicono in Campidoglio – che ora in quella posizione stoni". Il trasferimento è perciò dietro l'angolo.

Nel frattempo, però, i superburocrati di palazzo Senatorio sono sul piede di guerra: dopo la diffusione delle notizie sul numero degli indagati, accusano la sindaca di aver diramato dati poco corretti, "che contribuiscono a screditare gratuitamente la classe dirigente di Roma Capitale, la quale potrà avere pure mille difetti, ma non quello di essere, nel suo insieme ed in modo generalizzato, una congrega di delinquenti", scrive la presidente della Dircom Silvana Sari nella lettera inviata a tutti gli associati. "Premesso che nei più importanti processi attualmente pendenti, di corruzione e concussione, nessun dirigente comunale di ruolo è coinvolto", precisa Sari, "si rammenta che coloro i quali sono sotto processo per vicende legate alla cosiddetta Mafia Capitale sono esclusivamente funzionari e dipendenti: personale, cioè, privo della qualifica dirigenziale, ovvero dirigenti esterni, cioè scelti fiduciariamente dalla politica".

Da qui la stoccata: "Certamente alcuni dirigenti sono stati raggiunti da avvisi di garanzia (come, del resto, la stessa sindaca Raggi), ma va sottolineato che talune indagini riguardano vicende private e non connesse alle funzioni pubbliche svolte, altre indagini riguardano situazioni lavorative non connesse alla corruzione (alberi caduti, buche, etc.), mentre altri fascicoli sono stati aperti su segnalazione di soggetti che evidentemente utilizzano il mezzo della denuncia penale allo scopo di intimidire dirigenti inflessibili e non disposti a fare concessioni illegittime di favori". Al vetriolo l'affondo finale: "Non bisogna dimenticare i casi in cui dirigenti comunali sono a processo per reati gravissimi (tipico è quello dell'ex direttore Risorse umane, Raffaele Marra, già stretto collaboratore sia del sindaco Alemanno sia della sindaca in carica) e per i quali si auspica – proprio a garanzia della parte sana della categoria, la più numerosa – che la giustizia faccia presto il suo corso".

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Assestamento di Bilancio alle battute finali in Aula Giulio Cesare

Prosegue in Aula Giulio Cesare la discussione sull'assestamento generale di bilancio, dopo il parere dell'Oref, l'Organismo di Revisione Economica Finanziaria di Roma Capitale. L'organo di controllo ha prodotto un documento di 18 pagine con cui, pur indicando una serie di riserve e soprattutto 20 prescrizioni, e ribadendo le perplessità e le criticità espresse, ha dato parere favorevole. Critiche hanno espresso ieri le opposizioni di centrodestra e centrosinistra a Radio Roma Capitale con i consiglieri Ghera (FDI) e Pelonzi (PD), soddisfazione da parte della maggioranza pentastellata, rappresentata dal presidente del Consiglio De Vito. In serata è attesa la replica dell'assessore Mazzillo.

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Mafia Capitale, Orfini e Zingaretti: “A Roma c’è ed è radicata”

(Fonte: www.repubblica.it)

"Possiamo reagire in tanti modi alla sentenza di ieri, tutti ovviamente comprensibili e legittimi. Ma il più sbagliato è quello forse più diffuso in queste ore: sostenere che si dovrebbe chiedere scusa a Roma perché Roma non è una città mafiosa. Lo dico da romano innamorato della mia città: a Roma la mafia c'è. Ed è forte e radicata". A scriverlo in un articolo pubblicato sul sito della rivista Left Wing all'indomani della sentenza di primo grado del processo Mafia Capitale è Matteo Orfini, presidente del Pd.

"Basta fare una passeggiata in centro e contare i ristoranti sequestrati perché controllati dalla mafia. Basta – aggiunge – passeggiare nei tanti quartieri in cui le piazze di spaccio sono gestite professionalmente, con tanto di vedette sui tetti e controllo militare del territorio. Basta spingersi a Ostia e seguire le attività degli Spada, o andare dall'altra parte della città dove regnano i Casamonica. Basta leggere le cronache per trovare la mafia ovunque", aggiunge.

"Ma quella di Carminati non è mafia, dice il processo. Vedremo cosa stabiliranno i prossimi gradi di giudizio, ma come scrissi mesi fa, cambia davvero poco. A Roma la mafia c'è e ha dilagato usando la corruzione come grimaldello. Oggi Roma è gestita da più clan che hanno evidentemente trovato un equilibrio tra di loro e si sono spartiti la città. A chi ha iniziato a sgominare questo sistema bisogna solo dire grazie, soprattutto se si pensa che in passato la procura di roma era nota come il "porto delle nebbie". Farebbe piacere anche a me – continua Orfini – poter dire che la mafia a Roma non c'è. Ma sarebbe una bugia. Io sono orgoglioso di essere romano".

"Ed è proprio l'orgoglio che mi fa dire che, di fronte a quello che oggi è diventata roma, bisogna reagire e combattere, non affidarsi a tesi di comodo. Roma non è stata umiliata da chi indaga. Roma è stata umiliata da chi l'ha soggiogata. E da chi non ha saputo impedirlo. Invertire l'ordine delle responsabilità significa continuare a tenere gli occhi chiusi", conclude.

Sulla stessa lunghezza d'onda anche il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, che ha commentato la sentenza di primo grado su "Mafia Capitale", conversando con i giornalisti a margine della presentazione di due bandi: "Bisogna evitare il rischio di creare una grande confusione: ieri c'è stata una sentenza su una associazione, su un caso, che ha avuto l'esito che tutti conosciamo, ma questa sentenza non può essere utilizzata oggi per affermare che a Roma non ci sono infiltrazioni mafiose, perchè queste ci sono, sono denunciate e conosciute. Basta fare un giro per le strade per riconoscere i locali che sono stati sequestrati. Oggi pomeriggio sarò al porto di Ostia ad inaugurare delle iniziative sportive delle federazioni del Coni finanziate dalla Regione Lazio in un bene sequestrato alla mafia", ha aggiunto il governatore, sottolineando poi: "Le sentenze si applicano e, secondo me, non si commentano, ma se ne prende atto. Però nessuno si permetta di fare confusione trasformando una sentenza su una singola associazione, su un singolo caso, in un colpo di spugna in merito al rischio e alla presenza di infiltrazioni mafiose nella nostra città, che ci sono e vanno sempre combattute", ha concluso Zingaretti.

"Quello che la sentenza ha accertato è un pesantissimo e intricatissimo sistema criminale che per decenni ha tenuto sotto scacco la politica di Roma. Quindi si sveglia come si è svegliata il giorno prima: sapendo che l'unica strada è quella della legalità. I tempi sono più lunghi, ma quando si chiede il risultato immediato non lo si può avere se si seguono procedure regolari, però alla fine la procedura è pulita e questo consente di non commettere gli errori del passato", ha commentato invece la sindaca Virginia Raggi a margine di una conferenza stampa questa mattina rispondendo a un cronista che le chiedeva come si svegliasse la città dopo la sentenza di ieri di Mafia Capitale, che ha fatto cadere per tutti gli imputati il 416bis, ovvero l'associazione di stampo mafioso.