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Al Grassi di Ostia il nuovo spazio dedicato allo Sportello Antiviolenza

Al Grassi di Ostia il nuovo spazio dedicato allo Sportello Antiviolenza, gestito dall’associazione Differenza Donna APS, nell’ambito del progetto ‘Codice Rosa’ con la Asl Roma 3. Operativo dal 2014, lo sportello ubicato all’interno dell’Ospedale G.B. Grassi di Ostia, resta sempre al piano terra del nosocomio (all’interno dell’Ambulatorio di Angiologia) aumentando e rinnovando lo spazio a disposizione e mantenendo invariati orari e recapiti: lunedì e venerdì dalle 9.30 alle 15.30 e mercoledì dalle 9.30 alle 17.30 (tel. 349 5116624; mail: ddcodicerosa@gmail.com).

Differenza Donna al Grassi

«Quella con Differenza Donna è una collaborazione consolidata e strutturata che ci ha permesso in tutti questi anni, grazie alla grande esperienza di questa associazione nel contrasto alla violenza di genere, di poter mettere a disposizione delle donne vittime di violenza un valido aiuto», spiega Francesca Milito, Direttore Generale della Asl Roma 3. «Per il personale del nostro ospedale è davvero importante il servizio di accoglienza che Differenza Donna, sempre con estrema professionalità e umanità, offre delle donne in arrivo al Pronto Soccorso del Grassi in situazione di grande difficoltà. Nel 2023 abbiamo accolto una media di dieci donne vittime di violenza al mese, con una riduzione rispetto agli anni passati, quando la media era di 190 casi all’anno.

Solo il 50% vittime chiede aiuto

In genere, però, solo il 50% delle donne vittime di violenza in cura al PS chiede supporto allo sportello, a dimostrazione della forte resistenza che in tante subiscono nell’attivare percorsi di uscita dalla violenza», aggiunge Maria Rosaria Forte, Assistente sociale e Referente Codice Rosa Asl Roma 3. Dal 1996 Differenza Donna lavora alacremente per sensibilizzare e formare i professionisti della salute rispetto al fenomeno della violenza, fino a giungere all’apertura di sportelli all’interno di strutture sanitarie.

Servizio Emergenza Codice Rosa

Allo scopo di intercettare e trattare tempestivamente ed efficacemente casi di violenza domestica ai danni di donne e minori, Differenza Donna ha promosso il servizio Emergenza Codice Rosa (E.C.R.), con interventi integrati di sostegno antiviolenza all’interno degli ospedali e in parallelo al triage dei Pronto Soccorso. L’obiettivo del servizio Emergenza Codice Rosa è quello di fornire l’intervento più idoneo alla gestione del caso, attraverso l’attivazione di un piano progettuale d’emergenza, che prevede: percorsi celeri e dedicati di diagnosi e cura; interventi psico-sociali; segnalazione alle Forze dell’Ordine, Tribunali, Servizi Sociali territoriali e collocazione in strutture protette.

Ufficio Stampa

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Il carcinoma polmonare è la più frequente causa di morte oncologica

Il carcinoma polmonare rappresenta la più frequente causa di morte oncologica in Italia, con 34mila nuovi decessi all’anno. Per quanti sono colpiti da questa neoplasia ci sono, però, buone notizie. Negli ultimi anni, infatti, si sono registrati importanti progressi nella chirurgia e nelle terapie farmacologiche, che hanno permesso, anche grazie alla prevenzione primaria, in primis la lotta al tabagismo, di aumentare significativamente le aspettative di sopravvivenza dei pazienti. Il successo dei trattamenti è però legato alla precocità della diagnosi.

Programma di screening per individuare il carcinoma polmonare

Ed è per questo motivo che l’implementazione di un programma strutturato di screening polmonare deve rappresentare una priorità nell’ambito degli interventi e delle politiche di sanità pubblica. Per contribuire a un dibattito aperto sul tema, C.R.E.A. Sanità ha sviluppato, con il contributo di Roche Italia, un innovativo modello che, per la prima volta, integrando e aggiornando uno studio precedente, analizza anche l’impatto di farmaci innovativi come l’immunoterapia, di recente introduzione, e offre una valutazione economica dello screening del cancro al polmone, basata su evidenze di costo-efficacia, costo-utilità, impatto finanziario (budget impact).

Importanza del programma per una diagnosi tempestiva

I risultati del modello stimano che l’attuazione di un programma di screening nazionale nei pazienti ad alto rischio, consentirebbe, grazie a una diagnosi tempestiva, un incremento della sopravvivenza dei pazienti screenati di 7,63 anni rispetto ai non screenati, a fronte di una riduzione dei costi sanitari pari 2,3 miliardi di euro, in un orizzonte temporale di 30 anni. In termini finanziari, va previsto un investimento iniziale nel primo anno, legato anche all’organizzazione dello screening, pari a circa 80 milioni di euro, che sarebbe però più che compensato dai risparmi pari a circa 180 milioni di euro già al primo anno.

Comunicato Stampa

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“Campus Visivo” ha preso il via a La Sapienza

“Campus Visivo” ha preso il via. È l’iniziativa di prevenzione visiva promossa dalla Fondazione OneSight EssilorLuxottica Italia e l’Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità – IAPB Italia Onlus, in collaborazione con Sapienza Università di Roma, che offre agli studenti dell’Ateneo più grande d’Europa la possibilità di sottoporsi a visite oculistiche di screening gratuite e, se necessario, ricevere occhiali da vista anche essi senza costo alcuno da parte degli assistiti.

Cosa è Campus Visivo

Una clinica mobile, originale, innovativa e dal grande impatto scenografico, situata all’interno della Città universitaria a Roma, con accesso da piazzale Aldo Moro, accoglie oltre 80 studenti al giorno, per un totale previsto di oltre 1600 visite durante i 20 giorni dell’iniziativa che terminerà il 5 luglio prossimo. I controlli oculistici gratuiti del “Campus visivo” sono rivolti alle studentesse e agli studenti dell’Ateneo con Isee uguale o inferiore a 10 mila euro, che, in autonomia, possono prenotare online le visite.

Risolvere i problemi della vista

Il progetto, realizzato nell’ambito di un accordo quadro tra il Dipartimento di Organi di senso della Sapienza, la Fondazione OneSight EssilorLuxottica Italia e l’Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità IAPB Italia Onlus, si propone l’obiettivo di intervenire in maniera significativa sulle problematiche della vista della comunità universitaria, a partire dalla salute visiva essenziale, offrendo servizi accessibili e di alta qualità. Con il supporto del Dipartimento di Organi di senso, il programma include la presenza quotidiana (dal lunedì al venerdì, dalle 9.00 alle 16.30), a disposizione degli studenti, di un’equipe di oculisti, ortottisti, ottici e personale dedicato, coordinata dal Prof. Alessandro Lambiase, Ordinario di Oftalmologia e Direttore della Scuola di Specializzazione in Oftalmologia presso Sapienza Università di Roma.

La Rettrice Antonella Polimeni

«Sono oltre 1200 le studentesse e gli studenti prenotatisi per le visite oculistiche effettuate dagli specialisti del Dipartimento di Organi di senso, che ancora una volta – spiega la rettrice della Sapienza Antonella Polimeni – si sono messi a servizio della nostra comunità a supporto di chi ha maggiori fragilità. La collaborazione con Fondazione OneSight EssilorLuxottica Italia e IAPB Italia Onlus rientra nelle iniziative di terza e quarta missione che stiamo intraprendendo per rafforzare le attività di ricerca, lo scambio di esperienze e saperi con altri enti, ma anche per ampliare e rafforzare i servizi a favore della nostra Comunità. Campus Visivo Sapienza, nel garantire screening oculistici e dispositivi ottici gratuiti, si conferma un vero e proprio strumento di welfare per la comunità studentesca».

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Malattie rare, OMaR sigla accordo di collaborazione con SIE

Malattie rare, OMaR sigla accordo di collaborazione con SIE (Società Italiana di Endocrinologia). Le malattie rare delle ghiandole endocrine, della nutrizione e del metabolismo sono al secondo posto per frequenza fra tutte le patologie rare. Diffondere nel modo più capillare possibile informazioni corrette sul tema è dunque molto importante. Per questa ragione OMaR – Osservatorio Malattie Rare e SIE – Società Italiana di Endocrinologia hanno sottoscritto un accordo di collaborazione finalizzato ad accrescere la sensibilità dell’opinione pubblica e a favorire il confronto su queste tematiche con i decision makers.

Informazione sulle malattie rare

In virtù di questa collaborazione OMaR e SIE intendono costruire insieme iniziative di informazione e formazione che coinvolgano le associazioni di pazienti e i clinici, per aumentare la sensibilizzazione e per far emergere con forza richieste e istanze. «Collaborare con la Società Italiana di Endocrinologia è un onore per Osservatorio Malattie Rare – commenta Ilaria Ciancaleoni Bartoli, Direttrice di OMaR – Mettere le nostre competenze in ambito comunicativo e informativo a disposizione di società scientifiche come la SIE significa portare a un livello ancora più alto il nostro obiettivo di diffondere sempre più un’informazione corretta, validata, utile soprattutto alle persone con malattie rare e alle loro famiglie.

Tante domande e poche risposte

Inoltre – prosegue Ciancaleoni Bartoli – realizzare iniziative dedicate alle malattie rare delle ghiandole endocrine, della nutrizione e del metabolismo permetterà a un numero sempre maggiore di persone di trovare informazioni relative a questi temi, magari all’indomani di una diagnosi, momento in cui si hanno tante domande e poche risposte».

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La ricerca del Gemelli può contare sulla nuova facility MSI

La ricerca di Fondazione Policlinico Gemelli-IRCCS da oggi può contare sulla nuova facility Multiplex Spatial Imaging (MSI), la più avanzata in Italia al momento. Studiare in dettaglio non solo la singola cellula, ma i suoi ‘rapporti di vicinato’, le sue ‘conversazioni’ con le cellule del sistema immunitario e con le altre cellule dell’organismo. Potrebbe essere questa la chiave per arrivare all’individuazione di nuovi biomarcatori di malattia per la diagnosi precoce, ma anche di nuovi bersagli terapeutici. Sono la speranza e la promessa della nuova facility dedicata alla profilazione spaziale multiomica dei tessuti, appena inaugurata nel G-STeP, il parco biotecnologico di Fondazione Policlinico Gemelli IRCCS.

Ricerca con l’MSI

«Questo tipo di indagine – spiega il professor Alessandro Sgambato, vice-presidente della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’università Cattolica del Sacro Cuore e Responsabile della facility di Multiplex Spatial Imaging – ci consentirà di studiare l’organizzazione spaziale delle cellule e l’espressione dei geni (attraverso l’RNA) e le proteine, direttamente in situ, mentre finora per studiarle così in dettaglio dovevamo estrarle dal tessuto, perdendo i riferimenti spaziali della loro organizzazione. Questo approccio consente di capire meglio come funziona una cellula normale e quali sono le differenze di funzionamento rispetto ad una cellula ‘malata’, come ad esempio una cellula tumorale».

Funzionamento cellule

Nel corso degli anni si è capito, infatti, che il funzionamento di una cellula dipende molto anche dal contesto, cioè dai suoi rapporti con le cellule vicine. «Le metodiche utilizzate fino ad oggi – ricorda il professor Sgambato – ci permettevano di caratterizzare, anche in maniera molto precisa, l’attività delle singole cellule, ma non ci davano il contesto spaziale, cioè la collocazione precisa di ciascuna cellula all’interno del tessuto e come questo influenza l’espressione di geni e proteine».

Vuoto di conoscenza colmato

Un vuoto di conoscenza che può essere colmato dalla profilazione spaziale attraverso la facility di Multiplex Spatial Imaging che darà dunque un ulteriore impulso alla comprensione dei meccanismi che portano a diverse patologie, non solo in ambito oncologico, ma anche nelle malattie neuro-degenerative o in quelle reumatologiche, auto-immuni e infiammatorie croniche intestinali, ad esempio. E che sarà di grande utilità anche per caratterizzare meglio lo sviluppo embrionale. «Queste nuove tecnologie – prosegue il professor Sgambato – aiutandoci a comprendere meglio i meccanismi responsabili dello sviluppo di una serie di patologie, ci consentiranno da un lato di identificare nuovi biomarcatori (utili sia per la diagnosi precoce, che per la stratificazione prognostica), dall’altro di individuare nuovi target, potenzialmente utili per lo sviluppo di nuovi farmaci».

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Il problema zecche all’aria aperta durante il periodo estivo

Il problema zecche preoccupa chiunque ami trascorrere tempo all’aria aperta durante il periodo estivo. Le zecche sono sempre più diffuse anche a quote medio-alte, e rappresentano un rischio per la salute: sono causa di infezioni e potenziale veicolo di malattie infettive. Quali comportamenti adottare e misure preventive seguire? Come intervenire in caso di puntura e quali sintomi monitorare per una tempestiva diagnosi e trattamento delle eventuali infezioni? Le Guide Alpine forniscono alcuni consigli tramite il dott. Antonio Prestini, Dirigente Medico del Dipartimento di Prevenzione dell’APSS di Trento, nonché responsabile dell’Ambulatorio di Medicina di Montagna ed egli stesso Guida Alpina.

Puntura zecca problema serio

«La puntura di zecca della specie Ixodes, oltre ad essere molto fastidiosa, può essere veicolo di malattie. Il problema oggi è aumentato a causa dell’aumento delle temperature, e più in generale ai cambiamenti climatici in corso, che permettono alle zecche di essere attive per molti più mesi all’anno e a quote via via più elevate. Ormai d’estate è possibile trovare la zecca fino a quote che superano i 2000 metri e, d’altro canto nelle zone di pianura, dove per esempio si va ad arrampicare anche d’inverno, sono ormai presenti praticamente tutto l’anno. Chi va in montagna deve quindi organizzarsi per una prevenzione continuativa, cosa impensabile fino a una decina di anni fa quando era difficilissimo incontrare zecche durante l’inverno oppure sopra i 1500 metri.

Necessario un corretto abbigliamento

Il metodo più efficace, che i medici raccomandano sempre, per prevenire punture è il corretto abbigliamento. Se utilizziamo pantaloni lunghi e maglia a maniche lunghe, la zecca ha più difficoltà ad attaccarsi. Come già detto, poi è essenziale la sua precoce rimozione. Prima viene tolta e più diminuisce la possibilità di trasmettere malattie. Esistono anche degli spray repellenti, ma sono sostanzialmente gli stessi pensati per altri insetti, quindi nessuno è efficace al 100% per prevenire il morso della zecca».


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“Epidermolisi bollose ereditarie – Gestione”, convegno a Roma

‘Epidermolisi bollose ereditarie – Gestione diagnostico-terapeutica’: è il titolo del convegno organizzato a Roma da Global Rare Diseases Chiesi Italia. L’incontro ha fatto il punto sullo stato dell’arte dell’epidermolisi bollosa (EB), che non è solo una malattia della pelle ma una condizione che coinvolge profondamente l’intero nucleo familiare. «Si tratta – ha spiegato la presidente di Debra Italia ETS e Fondazione REB ETS, Cinzia Pilo – di una malattia genetica rara, altamente invalidante, che impatta moltissimo sulle persone che ne sono affette e sulle loro famiglie in termini fisici, emotivi ed economici.

Gestione di Epidermolisi bollose ereditarie demandata a famiglie

La gestione della malattia viene demandata alle famiglie che sono molto impattate dalle cure quotidiane. Tant’è vero che una delle caratteristiche della nostra malattia non è soltanto la carenza di trattamenti ma anche l’impatto dal punto di vista sociale che la patologia ha per moltissimi motivi, fra cui il fatto che i genitori si devono trasformare in infermieri, dedicarsi alle cure quotidiane dei ragazzi e spesso o le famiglie si sfasciano o uno dei genitori è costretto a lasciare il lavoro proprio per questo motivo».

Numerose medicazioni quotidiane

Le numerose medicazioni quotidiane a cui devono sottoporsi i pazienti con epidermolisi bollosa, gravano pesantemente sulle famiglie. «La povertà è anche un’altra delle caratteristiche – ha tenuto a precisare Pilo – aggravata dal fatto di dover spesso acquistare anche i presidi necessari per la malattia. E questo con una ingiustificabile disparità fra nord e sud Italia, fra le regioni che, ad esempio, vede gli extra Lea non rimborsabili in regioni del sud Italia. È quindi una situazione gravissima che impatta sugli aspetti non solo fisici ma anche psicosociali dei nostri pazienti».


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Accesso alle Cure Palliative Pediatriche garantito solo al 15% dei bambini

L’accesso alle Cure Palliative Pediatriche (CPP) è garantito solo al 15% dei 30mila bambini che in Italia ne avrebbero bisogno e ben 7 regioni non hanno centri o strutture dedicate a questo servizio specialistico, di conseguenza i piccoli pazienti e le loro famiglie sono costretti a fare viaggi estenuanti e a trascorrere lunghi periodi lontani da casa per ricevere le cure necessarie. È l’allarme lanciato da Peter Pan ODV, organizzazione di volontariato che accoglie, insieme alle loro famiglie, i bambini malati di cancro che si recano a Roma per ricevere le cure necessarie in occasione del convegno “Qualità della vita, qualità delle Cure Palliative Pediatriche. La figura del Caregiver”, una delle tappe romane del 3° Giro d’Italia delle Cure Palliative Pediatriche (GCPP).

L’importanza dell’accesso alle CPP

Dal convegno è emersa la necessità di considerare, all’interno del percorso di Cure Palliative Pediatriche, non solo l’aspetto medico, ma anche il benessere emotivo, sociale e psicologico dei bambini e delle loro famiglie. «Spesso l’inserimento in un percorso di CPP specialistiche si ha tardivamente, a causa di una percezione di fallimento professionale da parte del personale curante – spiega Alessandra Pieroni, del Centro di Cure Palliative Pediatriche dell’IRCCS Ospedale Pediatrico Bambino Gesù – inoltre, molte famiglie faticano ad accettare l’idea di passare da una terapia curativa a una terapia di supporto, soprattutto quando viene percepita come un “abbandono”.

Cure legate non solo alle fasi terminali della malattia

Le CPP non sono però legate solo alle fasi terminali della malattia, quando, tutti i trattamenti volti alla guarigione sono già stati tentati. Al contrario, prevedono l’assistenza fin dal momento della diagnosi di una malattia inguaribile e proseguono per tutta la traiettoria della malattia, anche in contemporanea alle altre terapie».

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Il Lazio è la prima Regione d’Italia a garantire gratuitamente il SMBT

Il Lazio è la prima Regione d’Italia a garantire gratuitamente il dispositivo tecnologico per l’automonitoraggio glicemico (SMBT) a favore dei cittadini affetti dal diabete. Un apparecchio che sarà consegnato a domicilio e che monitorerà l’andamento settimanale della glicemia del paziente. Si tratta di una vera e propria svolta per i pazienti del diabete di tipo 1 e tipo 2, che necessitano di un autocontrollo frequente. La prescrizione dei dispositivi SMBT, con il relativo consumo, potrà essere effettuata esclusivamente dagli specialisti diabetologi ed endocrinologhi. L’estensione è prevista da una determinazione del direttore della Direzione Salute e Integrazione sociosanitaria della Regione Lazio, Andrea Urbani, su proposta del dirigente dell’area farmaci e dispositivi, Marzia Mensurati.

Il Presidente della Regione Lazio

«Il Lazio apre le porte dell’innovazione per assicurare un livello elevato e qualitativo dell’assistenza sanitaria. Siamo orgogliosi di essere la prima Regione d’Italia a garantire gratuitamente il dispositivo tecnologico per l’automonitoraggio istantaneo glicemico a tutti pazienti affetti dal diabete, anche a quelli meno gravi. Stiamo lavorando sodo per migliorare sensibilmente la qualità della vita dei pazienti diabetici. Infatti, questa misura non è isolata. Lo scorso dicembre, abbiamo reso gratuito lo spray nasale di Glucagone ai bambini e agli adolescenti affetti da diabete mellito di tipo I. L’unico farmaco che, in caso di ipoglicemia grave, consente di ristabilire il livello di zuccheri nel sangue del paziente con un semplice spruzzo nel naso. Una somministrazione agevole anche negli ambienti extra sanitari, a partire dal mondo della scuola», ha dichiarato Francesco Rocca, presidente della Regione Lazio.


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L’Auditorium della Tecnica ha ospitato la 20ma edizione del CILRAI

L’Auditorium della Tecnica di Roma ha ospitato la ventesima edizione del “Challenges in Laparoscopy, Robotics & AI (CILRAI)”, l’incontro internazionale più importante dedicato alla chirurgia urologica dal vivo. Dal 2004 l’evento rappresenta un punto di riferimento imprescindibile per la comunità medica internazionale, attirando ogni anno i migliori urologi da tutto il mondo per una tre giorni di apprendimento, innovazione e confronto. Nel corso del convegno i partecipanti hanno avuto l’opportunità di assistere a oltre 45 interventi chirurgici dal vivo realizzati dai migliori urologi al mondo, proiettati simultaneamente su tre grandi schermi.

Interventi trasmessi all’Auditorium

Tre degli interventi di urologia robot-assistita trasmessi, due Prostatectomie Radicali Robotiche (RALP) e una Nefroureterectomia (NUT) sono stati eseguiti presso il reparto di Urologia dell’Ospedale San Filippo Neri. Oltre alla chirurgia urologica in diretta, sono stati proiettati diversi interventi preregistrati su casi rari della durata di 25 minuti eseguiti nel corso l’ultimo anno da specialisti internazionali, che hanno fornito ai giovani urologi conoscenze essenziali per la loro formazione e un’esperienza di apprendimento personalizzata e immersiva.


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