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Buona Notte, Mamma dal 15 al 25 febbraio al Teatro Umberto

Buona Notte, Mamma dal 15 al 25 febbraio al Teatro Umberto, per la regia di Francesco tavassi. Premio Pulitzer nel 1983 Night, mother, della autrice americana Marsha Norman, fu reso famoso dalla versione cinematografica del 1986 con Anne Bancroft e Sissy Spacek per la regia di Tom Moore e fu portato in scena per la prima volta in Italia dal Piccolo Teatro nel 1984 con protagoniste Lina Volonghi e Giulia Lazzarini per la regia di Carlo Battistoni. La scena rappresenta uno scorcio della casa di Thelma; su una parete, ben visibile un orologio scandirà in tempo reale il conto alla rovescia che conduce, in un alternarsi di emozioni e di suspense, protagoniste e pubblico verso l’epilogo.

La vicenda di Buona Notte, Mamma

La vicenda si snoda in una sola serata, durante la quale Jessie Cates annuncia con lucida calma alla mamma Thelma che di lì a poco si suiciderà, per questo inizierà ad organizzarle scrupolosamente il futuro, curando tutto quanto di quotidiano e pratico le servirà in sua assenza dopo l’ultima “buonanotte, mamma”. Thelma tenterà disperatamente e con ogni mezzo di distogliere la figlia dal drammatico intento replicando “colpo su colpo”, agli argomenti della figlia preda di un insopportabile mal di vivere e decisa a compiere quest’ultimo atto in estrema libertà e autodeterminazione.

Disperato confronto

Da questo disperato confronto, emerge l’impietoso racconto della loro esistenza e del loro fallimentare rapporto affettivo, sebbene, a tratti, la disperazione di Thelma e la lucida determinazione di Jessie, nel paradosso della situazione, generino momenti tragicomici rendendo ancora più dolorosa ed emozionante la narrazione. In scena, tenerezza e morte si intrecciano in un surreale quotidiano all’amore tra una madre ed una figlia.

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Un nuovo palazzo entra in Domus Artium: Palazzo Ruspoli

Un nuovo palazzo entra per la prima volta nella collezione esclusiva di grande musica, dimore storiche e gusto che fa di Domus Artium, un unicum. E’ Palazzo Ruspoli nel cuore del centro più sfavillante della Capitale. Esempio maestoso dell’architettura romana del XVI secolo, annuncia interni magniloquenti già dall’accesso con quello scalone monumentale considerato tra le “quattro meraviglie di Roma”. Fu qui che soggiornò Georg Friedrick Händel, maestro di cappella dei principi Ruspoli, e fu qui che compose La Resurrezione.

Nuovo palazzo ma già luogo di musica nei secoli passati

Insomma, un luogo di intensa vita musicale già nei secoli passati. Non ci poteva quindi essere scelta più centrata per la sera del 15 febbraio, quando sarà una vera immersione nell’atmosfera e nei suoni barocchi più intensi e sorprendenti. Ricami musicali tra orchestra e strumenti concertanti. Sulla scena infatti l’ensemble Mare Nostrum (foto Flavio Ianniello), fondato e diretto da Andrea De Carlo, uno degli ensemble barocchi più originali nel panorama della musica antica, riconosciuto dalla critica internazionale come caposaldo per la riscoperta di tesori nascosti e per l’interpretazione della musica barocca romana, e in particolare del grande compositore Stradella, protagonista del Seicento musicale. A dirigere l’Ensemble, Andrea De Carlo, interprete e studioso raffinato, il principale esperto della musica di Alessandro Stradella.

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Omer Meir Wellberg all’Opera di Roma per Proximity or Closeness

Omer Meir Wellberg, sabato 10 febbraio alle ore 20, torna sul podio dell’Opera di Roma. Il poliedrico musicista, allievo di Barenboim, propone infatti un concerto con intervento coreutico: in programma Proximity or Closeness. Una coreografia originale dell’italiano Ermanno Sbezzo basata sull’incompiuto Quartetto per pianoforte e archi in la minore di Gustav Mahler, il cui Scherzo è stato terminato da Alfred Schnittke nel 1988.

Lo stesso Omer al pianoforte

Al pianoforte è impegnato lo stesso Wellber (foto Fabrizio Sansoni), insieme ad alcuni professori dell’Orchestra dell’Opera di Roma: Vincenzo Bolognese (violino), Leonardo Li Vecchi (viola) e Andrea Noferini (violoncello). Sul palco una coppia di danzatori d’eccezione: la direttrice del Corpo di Ballo della Fondazione Capitolina Eleonora Abbagnato e la stella spagnola Sergio Bernal. A seguire, il direttore israeliano si confronta con una delle pagine sinfonico-corali più alte della storia della musica: il testamento spirituale incompiuto di Wolfgang Amadeus Mozart, il Requiem in re minore per soli, coro e orchestra K626.

Le voci protagoniste

Protagoniste le voci di Hila Baggio, Josè Maria Lo Monaco, Luis Gomes e Giorgi Manoshvili. Orchestra e Coro sono quelli del Teatro dell’Opera di Roma. «Il progetto di un concerto che comprendesse anche un intervento coreutico – spiega Omer Meir Wellber – è nato nel febbraio scorso, 2023, in seno al lavoro che sto portando avanti con la mia orchestra da camera in Israele, la Raanana Symphonette Orchestra, con la quale io e i miei collaboratori cerchiamo sempre di inventare programmi innovativi e non tradizionali. L’idea scaturisce dal dialogo con la danzatrice Giorgia Leonardi e la musica di Schnittke è un buon punto di partenza per entrambi».

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Settimana Blues all’Alexanderplatz Jazz Club

Settimana Blues all’Alexanderplatz Jazz Club di Roma, dall’8 al 14 febbraio, in collaborazione e direzione artistica del Big Mama. Ad aprire questa settimana dedicata al Blues, giovedì 8 febbraio, Desert Boots con un concerto acustico durante il quale suoneranno brani dei Creedence Clearwater Revival. Il loro stile musicale, influenzato da country, blues e rock ‘n roll, fu a più riprese definito swamp rock, letteralmente “rock della palude”; tuttavia, i continui richiami al Sud che è possibile incontrare nei loro testi originali hanno fatto sì che i Creedence Clearwater Revival siano stati spesso inquadrati, negli anni, nel sottogenere del Southern rock.

La settimana prosegue venerdì 9

Venerdì 9 febbraio, Fulvio Tomaino Band. Cantante insegnante, produttore artistico con circa 2300 concerti all’attivo, negli anni collabora sul palco e in trasmissioni televisive RAI con vari artisti. Sabato 10 febbraio, Riding Sixties, che presenteranno l’album “R60 Thirty Years – Italians do it Beatter!”. Veri e propri alfieri del suono “Beat”, gli anni ’60 e ’70 non hanno segreti per loro: sono i RIDING SIXTIES.La band–in attività da oltre 20 anni–nata per un concerto di fine anno in una scuola, si è distinta nel tempo per la sua ricerca musicale e il sound.

Domenica 11 febbraio

Domenica 11 febbraio, Marco Rinalduzzi & Band. La band di Marco Rinalduzzi si presenta come progetto musicale aperto, fresco, pieno di buona musica e con la presenza di musicisti di grande spessore, e ospiti, proponendo la musica che ha accompagnato la sua vita: quella che ha scritto suonato, interpretato, arrangiato, prodotto e vissuto, sempre con enorme passione.

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Dora in avanti al Teatro Kopo’ il 17 e 18 febbraio

Dora in avanti al Teatro Kopo’ il 17 e 18 febbraio, spettacolo di Domenico Loddo con la regia di Christian Maria Parisi. Questo testo è un gioco. Un gioco serio, però. Come la vita vera. Dentro ci sono parole che si muovono in cerchi concentrici, con l’intento di creare un gorgo emotivo. Al centro di questo gorgo troviamo lei, Dora Kieslowsky, che è la protagonista di questa storia, ma ne è anche l’antagonista, come pure, ad un certo punto, ne diventa persino drammaturga e regista. Dora sta ferma, perché e la cosa che più le riesce meglio.

Sull’altalena c’è Dora

Dora sta ferma eppure va avanti e indietro con la sua altalena, va avanti e indietro nel suo racconto. Forse non sa neppure cosa dire, ma lo dice bene. Usa una canzone come macchina del tempo, e con quella si aiuta a tornare nel passato, nel suo passato, proprio nel punto preciso in cui il suo mondo è precipitato. La sua inerzia sacrale nasce li, da una spinta mancata, che in qualche modo l’ha sconfitta e l’ha arresa, costringendo la sua esistenza in una specie di eterno fermo immagine. Ed è ancora li, la nostra piccola Dora. Ferma. Lo sguardo di bambina perso in tutto quel futuro che non sarebbe poi stata capace di viversi. Dora ha fallito come figlia, come moglie, come madre. Dora non è altro che uno specchio: è la cartina di tornasole delle nostre sconfitte, la somma di tutti i nostri fallimenti. Perché dietro la dolorosa finzione della sua esistenza c’è una cosa che ci riguarda tutti da vicino: la vita vera.

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La Tarantella del Carnevale all’Auditorium Parco della Musica

La Tarantella del Carnevale torna, domenica 11 febbraio, all’Auditorium Parco della Musica” Ennio Morricone”. Un progetto originale di Ambrogio Sparagna per l’Orchestra Popolare Italiana dell’Auditorium Parco della Musica, il Coro Popolare diretto da Anna Rita Colaianni e il Gruppo Danzatori Popolari diretti da Francesca Trenta e con la partecipazione dei gruppi mascherati tradizionali, I Giganti degli Aurunci (LT/CE), I Pulgenelle di Castiglione Messer Marino (CH) e anche Le Maschere Cornute di Aliano (MT).

Tarantella e maschere

Una grande festa per tutti, grandi e piccini, con la partecipazione di maschere e danzatori tradizionali, che così animeranno a ritmo di travolgenti e vertiginose tarantelle un grande concerto alle ore 11 in Sala Sinopoli, e saranno protagonisti di una parata mascherata, aperta a tutti, alle ore 13 negli spazi all’esterno dell’Auditorium. Protagonisti di questa ottava edizione saranno alcuni gruppi tradizionali di maschere provenienti da Campania, Lazio, Abruzzo e Basilicata.

I Giganti degli Aurunci

Con le loro grandi proporzioni, costruite con cartapesta e altri materiali poveri che rimandano alle antiche figure della Commedia dell’Arte, I Giganti degli Aurunci continuano a caratterizzare molte feste carnascialesche in quei piccoli borghi dove ancora si svolge la tipica farsa popolare della “Canzone di Zeza e Pulcinella”. I Pulgenelle di Castiglione Messer Marino sono la maschera più suggestiva del Carnevale tradizionale del borgo abruzzese. Questo Pulgenella si caratterizza per il suo costume originale in cui spicca un cappello a punta di grandi proporzioni che richiama una serie di significati magico rituali tipici del mondo arcaico contadino dell’area interna dell’Appennino centrale.

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Back to Black dal 14 al 18 febbraio all’OFF/OFF Theatre

Back to Black da mercoledì 14 a domenica 18 febbraio all’OFF/OFF Theatre, spettacolo scritto e diretto da Silvano Spada, che vede in scena Lorenzo Balducci (foto Umberto Fiore) e Elena Croce, protagonisti di un occasionale incontro tra due condomini, vicini di abitazione, ma estranei. Uno specchio della nostra società, in cui si rischia di diventare, sempre di più, un arcipelago di isole, sconosciuti gli uni agli altri. Produzione Ge.A. Lui, un manager affermato, giovane, bello e disinvolto, lei, un’anziana attrice, che ha avuto un’esperienza di vita fantasiosa e libera, e che, di fronte al disagio manifestato via via dal giovane uomo che ha di fronte, lo spinge a mettersi a nudo verso un percorso di libertà. “C’è un momento nella vita in cui si resetta il passato e ci si confronta con l’attuale: curiosità inesplorate, tentazioni schivate, occasioni perdute e il tempo trascorso nella routine. E, a volte, ci si può domandare se ne è valsa la pena. Una commedia di messa a nudo di sé stessi e un viaggio per capire ciò che si è o non si è”, annota Silvano Spada.

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Della Vergogna al Teatro Spazio 18b dal 15 al 18 febbraio

Della Vergogna in scena al Teatro Spazio 18b, dal 15 al 18 febbraio, spettacolo scritto e interpretato da Giulia Vannozzi, liberamente ispirato alla storia di Tiziana Cantone. Posso fare quello che voglio e domani giurare di non averlo fatto. Posso essere erotica. Eccessiva. Sporca. Perché ognuno con il suo corpo fa quello che vuole. Ma se qualcuno mi vedesse mentre lo sono, rivendicherei la mia libertà o me ne pentirei? Il video di una ragazza che era bella bella e ora non lo è più.

Della Vergogna: una vicenda umana

Lo spettacolo è il racconto della vicenda umana e mediatica di Tiziana Cantone, la ragazza che nel 2016 si tolse la vita a seguito della pubblicazione di alcuni video hard sul web e della successiva gogna mediatica. “Affrontando la storia di Tiziana ho voluto lavorare innanzitutto con l’immedesimazione: mi sono messa nei suoi panni e ho capito che il punto non era solo la vergogna dell’azione compiuta, quanto l’esposizione data dalla moltiplicazione dell’immagine all’interno del web, non umanamente concepibile se non la si è vissuta”, annota Giulia Vannozzi.

Non solo malelingue

La calunnia, il giudizio, le malelingue sono sempre esistite: ma la brutalità con la quale è stata giudicata Tiziana è connaturata al mezzo sul quale il suo corpo era stato replicato. O forse la tecnologia, come la bomba, aiuta solo gli esseri umani a far meglio il lavoro a cui sono destinati. Della Vergogna è uno spettacolo sulla visione e sull’opinione. Utilizza e smuove lo sguardo interrogandosi sui meccanismi e sulle differenze fra l’interazione digitale e in presenza e sulla trasformazione della relazione in fruizione e della persona in “contenuto”.

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I Persiani, di Eschilo al Teatro Arcobaleno dall’8 all’11 febbraio

I Persiani, di Eschilo al Teatro Arcobaleno, dall’8 all’11 febbraio: traduzione e adattamento Roberto Cavosi, regia Patrick Rossi Gastaldi, con Mariano Rigillo e Anna Teresa Rossini e con Silvia Siravo, Alessio Caruso, Alessandro D’Ambrosi, Stefano De Maio. Due grandi protagonisti della scena italiana, Mariano Rigillo e Anna Teresa Rossini, nella più antica tragedia che ci sia pervenuta integra, la più antica opera teatrale che possediamo.

Il testo de I Persiani

Il testo presenta caratteristiche tipiche delle tragedie più arcaiche: l’assenza del prologo, il basso numero di personaggi, la semplicità della trama e l’importanza attribuita al Coro che qui rappresenta un gruppo di consiglieri del Re. Oltretutto è l’unica tragedia che tratti un argomento storico anziché rifarsi alla mitologia. In effetti la battaglia di Salamina, combattuta tra Persiani e Greci era avvenuta appena otto anni prima, nel 480 a.C. per cui senz’altro molti spettatori (compreso, pare, lo stesso Eschilo) vi avevano preso parte.

Guerra tra Re e sistema democratico

La battaglia tra Greci e Persiani diventa dunque simbolicamente la guerra tra un Re dispotico (Serse) incapace di frenare la propria tracotanza (hybris) e il sistema democratico ateniese, dove era il popolo ad esercitare il comando. Tragedia che per noi, ora, sembra scritta direi “domani”. L’attualità dei concetti delle parole e delle disfatte politiche dei personaggi rappresentano la nostra la nostra posizione dell’umano contemporaneo, se di umano si può ancora parlare. Il finale per giunta ha un sapore beckettiano dove l’azione si trasforma in attesa che blocca totalmente fisico e mente. L’ultima frase, messa in bocca allo spettro di Dario, risulta più attuale della nostra contemporaneità: “Ci sono confini che non si possono superare…la tracotanza miete solo spighe di rovina e frutti di pianto…”.

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Aria Fritta dall’8 all’11 febbraio al Teatro Lo Spazio

Aria Fritta dall’8 all’11 febbraio al Teatro Lo Spazio, spettacolo scritto e diretto da Marco Todisco. In una strana trattoria frequentata pochissimo, una ex professoressa di italiano, incontra la donna che gestisce questo locale davvero singolare, il cui piatto forte è un antipasto che nessuno ha mai sentito. In un’atmosfera irreale, le due donne si incontrano, si annusano, si studiano vicendevolmente. Non si piacciono. Come succede nella vita, da un banale malinteso, inizia una guerra dei nervi in cui ognuna delle protagoniste approfitta di ogni piccolo appiglio per scaricare sull’altra il malcontento esistenziale accumulato in passato.

Duello di aria fritta

Sarà un tragicomico duello fra due “solitudini” giocato sul filo di un’ironia a tutto tondo. Beffarda, feroce, istrionica, ma sempre divertente. Pervasa dalla tenera insicurezza che nella vita, accomuna i perdenti. Fra le due si creerà un rapporto, inizialmente pieno di incomprensioni e di ripicche quasi infantili; fino a che decidono un momentaneo “cessate il fuoco” che le porterà ad abbassare le difese e in quel momento i due mondi si incontreranno. L’iniziale diffidenza lascerà il posto alla voglia di comprendersi umanamente e aprirsi con sincerità. A turno ognuna diventerà l’analista e la paziente dell’altra. Il racconto del dramma di due solitudini dove la comicità la fa da padrone.