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Al Teatro Ghione “Non Gioco Più: Pandimiglio canta Mina”

Al Teatro Ghione di Roma, sabato 27 e domenica 28 gennaio, Non Gioco Più: Pandimiglio canta Mina. Donatella Pandimiglio considerata la più bella voce del teatro italiano, dopo il grandissimo successo della scorsa stagione con il Concerto Tributo a Barbra Streisand, Timeless Barbra, decide quest’anno di rendere Omaggio alla più straordinaria voce femminile italiana: Mina. La Pandimiglio presenterà in questo spettacolo la sua versione di un bellissimo brano del cantautore Tony Bungaro e si divertirà a “giocare” con il repertorio intramontabile della Tigre di Cremona, alternando anche rivisitazioni su Cover condivise negli anni anche da lei, cosa che le accomuna in un eclettismo di generi. Dedicherà anche un ricordo al grande regista Antonello Falqui definito l’Inventore del personaggio Mina.

In scena a teatro con una forte band

In scena con lei una fortissima band e altre sorprese. Mina ha incarnato il modello del talento e della diva dello spettacolo sulle scene, in televisone e nei suoi dischi. Ha fatto la storia della televisione italiana negli anni ’60 e ’70 per poi decidere di non apparirvi più. Ha interpretato le canzoni di successo che hanno accompagnato la vita quotidiana degli italiani per 60 anni. Mina pubblica un lavoro discografico inedito ogni anno. Oggi è forse l’unico caso al mondo di un artista che non si concede ai media (infatti non rilascia interviste e non fa né recital né apparizioni pubbliche da più di 40 anni) rimanendo al primo posto in classifica ogni volta che pubblica un nuovo disco.

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A Rock in Roma il 7 luglio Cat Power sings Dylan

A Rock in Roma un’interprete di canzoni dal talento eccezionale per un evento imperdibile: il 7 luglio Cat Power sings Dylan alla Cavea dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone. Cat Power porta in Italia il live del suo nuovo album dal vivo: “Cat Power Sings Dylan: The 1966 Royal Albert Hall Concert”, pubblicato lo scorso 10 novembre via Domino Recording Co. Lo scorso novembre, Cat Power è salita sul palco della Royal Albert Hall di Londra regalando al pubblico la rievocazione magistrale di uno dei concerti dal vivo più leggendari di tutti i tempi.

La rievocazione di Cat Power

Tenutosi al Manchester Free Trade Hall nel maggio 1966, ma denominato comunemente “Concerto della Royal Albert Hall” a causa di un bootleg erroneamente etichettato, lo spettacolo originale vide Bob Dylan effettuare il suo iconico passaggio da acustico a elettrico a metà esibizione, scatenando le ire dei puristi del folk e modificando per sempre la traiettoria del rock and roll. Nella sua personale reinterpretazione di quel concerto epocale, Chan Marshall ha infuso ogni singolo brano di grazia e un tangibile senso di reverenza protettiva, trasponendo la tensione anarchica del set di Dylan con una gioia calda e luminosa.

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Paola Cortellesi vincitrice del SuperCiak d’oro 2023

Paola Cortellesi, dominatrice della stagione cinematografica con il suo C’e’ ancora domani, è la vincitrice del SuperCiak d’oro 2023 del Cinema italiano, il premio simbolo dei Ciak d’oro del pubblico, giunti alla 38esima edizione. Il SuperCiak d’oro assegnato per il soggetto, la sceneggiatura, l’interpretazione, la regia, che per lei è anche un esordio, di un film che

Perché a Paola Cortellesi

“ha saputo coinvolgere e stupire, affascinare e far riflettere, rilanciando il nostro cinema grazie agli oltre cinque milioni di spettatori raccolti e andando oltre la pura fruizione per divenire un tema di discussione e condivisione grazie alla capacità di illuminare con originalità, misura, creatività, che in alcuni momenti diventa poesia, un tema chiave della convivenza civile come i rapporti tra i generi e la violenza domestica. C’e’ ancora domani – si legge ancora nelle motivazioni del premio – unisce originalità di scrittura a una regia matura, innovativa, e a intuizioni artistiche e prove di recitazione di livello assoluto, evidenziando la straordinaria levatura e sensibilità creativa di Paola Cortellesi”.

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#lepiubellefrasidiosho il 31 gennaio a Teatro Umberto

lepiubellefrasidiosho è l’hashtag social in cui Federico Palmaroli ordisce urticanti e divertenti situazioni surreali. Decontestualizzando le immagini, catturate dal flusso mediatico tramite tagli originali, Palmaroli attribuisce irriverenti battute ai loro eminenti protagonisti. Sono irresistibili carrellate di personaggi della politica, del costume, dello sport e della spiritualità che si esprimono con un linguaggio “da strada” e che proprio per quel senso del contrario innescano meccanismi del tutto esilaranti. Il successo, inizialmente misurato a colpi di “mi piace”, deve la sua fortuna ad un sottotesto drammaturgico che restituisce sempre qualcosa di estremamente aderente alla realtà dei fatti, alla loro attualità e sovente alla loro crudeltà. #lepiubellefrasidiosho di e con Federico Palmaroli al Teatro Umberto il 31 gennaio.

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Josef Feco Trio domenica all’Alexanderplatz Jazz Club

Josef Feco Trio domenica 21 gennaio all’Alexanderplatz Jazz Club di Roma: uno dei miglior gruppi musicali della Repubblica Ceca inaugurerà il 2024, l’Anno della Musica Boema con il concerto a Roma. Il gruppo è guidato dal bassista riconosciuto al livello internazionale, Josef Fečo. Al pianoforte il grande talento della Slovacchia, Drahoslav Bango. Il trio è completato dal giovane batterista Martin Fečo.

Josef Feco Trio per il 100° anniversario

L’Anno della Musica Boema è un progetto unico che nasce nel 1924 quando per la prima volta è festeggiato il centesimo anniversario dalla nascita del noto compositore ceco Bedřich Smetana. In seguito, l’Anno della Musica Boema è festeggiato ogni dieci anni, tranne qualche eccezione, e gradualmente è arricchito da altri anniversari dei più importanti compositori cechi (Antonín Dvořák, Josef Suk, Leoš Janáček, Bohuslav Martinů e altri). Rispetto ai precedenti Anni della Musica Boema, l’edizione di quest’anno sarà dedicata non soltanto alla musica classica ma anche al jazz e agli altri generi musicali. Offrirà quindi una grande varietà della scena musicale ceca al pubblico in tutto il mondo.

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“Queen At The Opera” all’Auditorium Conciliazione dal 18 al 21 gennaio

“Queen At The Opera”, lo show rock-sinfonico basato sulle musiche dei leggendari Queen, torna all’Auditorium Conciliazione di Roma. Ben quattro gli appuntamenti in programma nell’ambito del nuovo Celebrating Tour 2024: giovedì 18, venerdì 19, sabato 20 e domenica 21 gennaio.

“Queen At The Opera” deve il successo alla sua formula raffinata e ai grandi interpreti di uno spettacolo lontanissimo dal concetto di cover. Un meraviglioso tributo ai Queen che combina sapientemente musica sinfonica e rock, la delicatezza degli archi con i riff della chitarra elettrica. Tutto impreziosito da un coinvolgente visual show.

IL CAST DELLO SPETTACOLO

Classici senza tempo come “We Are The Champions”, “Bohemian Rhapsody”, “We Will Rock You”, “The Show Must Go On”, “Radio Ga Ga”, “Another One Bites The Dust”, “Who Wants To Live Forever” sono interpretati da un ensemble di 30 elementi. A spiccare sono poi le straordinarie voci di Luca Marconi, Valentina Ferrari, Alessandro Marchi, Luana Fraccalvieri e del soprano lirico Giada Sabellico. Direttore Piero Gallo.
Prodotto da DuncanEventi, “Queen At The Opera” nasce da un’idea del produttore musicale e direttore artistico Simone Scorcelletti: dal suo esordio nel 2015 lo spettacolo ha raccolto standing ovation e sold out in Italia e in Europa.

Ad ogni spettacolo del Celebrating Tour 2024 è presente un punto informazioni di CFU Italia – Comitato Fibromialgici Uniti, associazione di sostegno e assistenza a persone affette da Sindrome Fibromialgica, CFS/ME (Sindrome da Fatica Cronica), MCS (Sensibilità Chimica Multipla), EHS (Elettrosensibilitá). CFU Italia si batte inoltre per il riconoscimento di tali patologie tra le malattie croniche e invalidanti.

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La banalità del male al Teatro Belli dal 25 gennaio al 4 febbraio

La banalità del male torna in scena al Teatro Belli dal 25 gennaio al 4 febbraio, dopo il successo ottenuto durante la scorsa stagione. Spettacolo tratto dall’opera di Hannah Arendt, con Anna Gualdo. Hannah Arendt (1906 – 1975), filosofa, allieva di Heidegger e Jaspers, emigrata nel 1933 dalla Germania alla Francia, e da qui in America nel 1940, a causa delle persecuzioni razziali, dal 1941 ha insegnato nelle più prestigiose università americane, pubblicando alcuni tra i più importanti testi del Novecento sul rapporto tra etica e politica. Nel 1961 segue, come inviata del The New Yorker, il processo Eichmann a Gerusalemme: il resoconto esce prima sulle colonne del giornale nel 1963, quindi, sempre nello stesso anno, in volume.

Grande ondata di proteste

Esso susciterà una grande ondata di proteste e una accesa polemica soprattutto da parte della comunità ebraica internazionale, a causa della particolare lettura che la Arendt, ebrea e tedesca, dà al fenomeno dell’Olocausto e dell’antisemitismo in Germania. Otto Adolf Eichmann (1906 – 1962) fu colui che, nei quadri organizzativi della Germania hitleriana, ebbe il ruolo di realizzare logisticamente la “soluzione finale”, cioè lo sterminio degli ebrei al fine di rendere i territori tedeschi judenrein. Sfuggito al processo di Norimberga, rifugiato in Argentina, venne catturato dal servizio segreto israeliano, processato a Gerusalemme e condannato a morte. Hannah Arendt osserva la macchina della giustizia di Israele con implacabile occhio critico.

Responsabilità morali

Non esita, ebrea, a indagare le responsabilità morali e dirette del popolo ebraico nella tragedia dell’Olocausto, né ad attribuire a tutto il popolo tedesco pesanti responsabilità durante il Nazismo e ipocriti sensi di colpa durante la ricostruzione post- bellica. Scopre che è la menzogna eletta a sistema di vita sociale e politica la principale artefice delle tragedie naziste, la menzogna come strategia esistenziale attuata prima di tutto nei confronti di se stessi: la capacità di negarsi delle verità conosciute è il meccanismo criminale che porta il male ad apparire banale, inconsapevolmente agito da personaggi che, come Eichmann, si dichiarano sinceramente stupefatti dell’attribuzione di questa responsabilità.

Male estremo sempre presente

Il male estremo, l’abominio criminale contro l’uomo rappresentato dal Nazismo non resta tranquillamente relegato nei responsabili noti dei massacri e dell’organizzazione, ma appare come una realtà sempre presente, in agguato nella pigrizia mentale, nell’inattività sociale e politica, nel delegare le scelte di vita ad altri da noi, nell’usare la banalità e la mediocrità come alibi morali. Coloro che sono sfuggiti a questo meccanismo dimostrano, con la loro vita, il loro esempio e spesso il loro sacrificio, che quella capacità di giudizio che ci esime dal commettere il male, non deriva da una particolare cultura, bensì dalla capacità di pensare.

Dove si trova la banalità del male

E dove questa capacità è assente, là si trova la “banalità del male”. La forza del testo risiede quindi non solo nei contenuti storici e filosofici a cui si fa riferimento (la nascita del Nazismo, le modalità dell’Olocausto, il processo di Norimberga), ma soprattutto nell’esempio morale offerto dalla Arendt osservatrice: un modello di equilibrio, di implacabilità nell’essere dolorosamente oggettiva e nel sottolineare duramente le verità taciute da entrambe le parti processuali. Né il suo essere ebrea, né il suo essere tedesca, né il trovarsi di fronte a uno degli assassini di sei milioni di persone, altera la sua ricerca della verità e il suo sforzo di essere oggettiva.

Lezione di estrema attualità

È per questo che oggi, quando il grande potere dell’informazione pretende di rifare gli accadimenti, di determinarne la realtà, quando la menzogna intellettuale sembra prevalere nella comunicazione umana e lo spirito critico dei più sembra acquietarsi nella “confortante coerenza delle ideologie”, il passionale e lucido sguardo della Arendt rappresenta una lezione di estrema attualità. Lo spettacolo nasce come costola di un progetto più ampio, “Arendt al plurale”, voluto e immaginato da Paola Bigatto, nel quale le attrici Anna Gualdo e Sandra Cavallini, attraverso un personale percorso drammaturgico, hanno dato vita a differenti riedizioni del testo.

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Rassegna di cinema giapponese Vite (stra)ordinarie dal 23 gennaio

La rassegna di cinema giapponese contemporaneo Vite (stra)ordinarie è in programma dal 23 gennaio al 26 marzo (proiezioni ore 18) all’Istituto Giapponese di Cultura. La rassegna Vite (stra)ordinarie oltre a presentare sette singolari vicende, invita a uno sguardo nuovo nei confronti dei soggetti che animano la nostra quotidianità, nella convinzione che dietro ogni individuo ci sia una storia e una realtà che meritano di essere svelate, comprese e rispettate.

I film della rassegna

E così, dietro un fastidioso ciclista che ci taglia la strada può esserci una persona sorda che sale sulla bicicletta per la prima volta (Start Line). Al di là di un cancello che confina con la nostra palazzina potrebbe abitare una famiglia alle prese con un soggetto autistico (The Lone Ume Tree) o con un anziano malato di Alzheimer (A Long Goodbye) oppure una giovane madre messa alla prova da eventi imprevisti (Love Life). Come anche, dietro la presa di posizione di una donna che lotta per impedire la chiusura di un cinema, potrebbe nascondersi una promessa cui si vuole tener fede (Cinematics Liars of Asahi-za) e dentro il cestino porta pranzo di una liceale potrebbe essere contenuto tutto l’amore di un padre che deve fare anche da madre (Dad’s Lunch Box).

Conclusione top secret il 26 marzo

Il titolo che concluderà la rassegna il 26 marzo è ancora top secret, ma sarà una piacevole sorpresa e un’ulteriore occasione di riflessione per cogliere il valore di piccoli gesti che possono fare la differenza se condivisi da molti. Ciascun protagonista dei sette film in programma è (stra)ordinario nel compiere le azioni più ordinarie, quelle che meno riempiono le pagine dei giornali, quelle che meno destano la nostra attenzione, almeno fino a quando qualcuno non ce le racconta, scavando in profondità nel vissuto dei protagonisti. E sul grande schermo i racconti possono avvalersi della potenza delle immagini, fondamentali quando la comunicazione verbale diventa problematica o addirittura impossibile.

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La notte bianca al Teatro Porta Portese il 31 gennaio e il 1 febbraio

La notte bianca debutta in prima assoluta al Teatro Porta Portese di Roma, il 31 gennaio e il 1 febbraio. Spettacolo tratto dall’omonimo libro di Maria Sofia Palmieri, edito da AG Book Publishing, adattato per la scena da Silvia Bordi e diretto dalla stessa Maria Sofia Palmieri. Bianca è una bambina che ama la danza classica, osservare il cielo e viaggiare in aereo.

Una notte…

Una notte, il suo più grande desiderio, quello di andare sulla Luna, sembra essere esaudito da una misteriosa figura femminile che la condurrà in un viaggio attraverso scale magiche, montagne rocciose e cascate ghiacciate, superando paure, incertezze e ostacoli come quelli che bisogna affrontare per crescere e realizzare i sogni in cui si crede. A interpretare Bianca, sarà Maria Sofia Palmieri, affiancata da Morena Mancinelli nei panni di FataLuna e da Gaia Lucrezia Russo. Uno spettacolo totalmente al femminile che parte da una fiaba moderna per farsi metafora dell’esistenza.

Invito a vivere i propri sogni

Un invito a lottare, crescere, vivere per i propri sogni. Sempre. In ogni circostanza. Maria Sofia Palmieri è nata a Roma nel 1992. È attrice teatrale, televisiva e cinematografica, ballerina e psicologa attiva nell’ambito della ricerca sulla danzaterapia. Ha iniziato il suo percorso artistico a diciannove anni, spaziando dal teatro classico al metodo Stanislavskij-Strasberg. Ha studiato al Lee Strasberg Institute di LA, mentre a Roma ha studiato per quattro anni all’accademia di Yvonne D’Abbraccio e alla scuola di Gisella Burinato. Ha scritto il soggetto del film “I Love You, Maria” (2022), dal quale è stato girato l’omonimo corto che le è valso vari premi fra cui quello come migliore attrice protagonista al Berlin Short Film Festival, e al Los Angeles Global Shorts. “La notte Bianca” è il suo primo racconto per ragazzi e ha ispirato l’omonimo spettacolo teatrale a Porta Portese.

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Rino Gaetano Band sul palco del Quid il 19 gennaio

Venerdì 19 gennaio tornerà sul palco del Quid la Rino Gaetano Band, la tribute band fondata da Anna Gaetano, la sorella del cantautore.

Il tributo ufficiale del cantautore calabro-romano ritorna sul palco del Quid.  Fondata dalla sorella Anna Gaetano nel ’99, la RGB propone uno spettacolo musicale articolato tra immagini e canzoni atte ad un pensiero comune: ricordare RINO e riprovare le sue emozioni, quasi a voler salutare un amico, un fratello… assieme al suo pubblico, i suoi amici, la sua gente, che è la vera protagonista dei suoi testi e di cui Rino si è fatto voce, nella sua breve e intensa carriera, attraverso alcune tra le più belle pagine della canzone italiana.

I MUSICISTI DELLA RINO GAETANO BAND

I musicisti della Rino Gaetano Band sono il nipote Alessandro Gaetano, Ivan Almadori, Marco Rovinelli, Alberto Lombardi, Michele Amadori e Fabio Fraschini: un’unica grande famiglia che s’impegna per restituire un po’ del Rino che avremmo sempre desiderato vedere su un palco.