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Dal 2 febbraio al Teatro Manzoni di Roma “Nero come un canarino”

Un futuro strano, strampalato, quasi un universo parallelo.

Tuttavia credibile, possibile. È il mondo immaginato da Aldo Nicolaj

in Nero come un canarino, apocalittica commedia scritta

negli anni Sessanta.

AL TEATRO MANZONI DAL 2 AL 19 FEBBRAIO

In scena al Teatro Manzoni di Roma da giovedì 2 a domenica 19 febbraio, interpretata da Pino Ammendola e Maria Letizia Gorga

per la regia di Silvio Giordani.

Con i protagonisti sul palco Maria Cristina Gionta, Luca Negroni

e Giuseppe Renzo.

LE PAROLE DEL REGISTA SILVIO GIORDANI

“Tra divertimento e suspense – dice il regista Silvio Giordani –  Nero come un canarino presenta un mondo cupo, con una scala dei valori capovolta, che ha ridotto l’amore ad una combinazione di molecole e l’ambiente ad una grigia pianura di veleni.

Si ride e ci si diverte ma si ha pure la sensazione scomoda di entrare in un possibile futuro che inesorabilmente sfugge al nostro controllo”.  

Un inquinamento ambientale e morale che annerisce persino i canarini, un mondo di delitti e ciminiere, di manichini più che persone. Un tocco di rosso-rosa squarcia però il grigio dello smog.

Gilda (Maria Letizia Gorga), l’ultima romantica rimasta in questa Metropolis futuribile dove non ci sono più né un albero né un filo d’erba, è sospettata di aver avvelenato tre mariti.

La donna coltiva ancora fiori colorati e profumati ed alleva canarini veri in un mondo dove ormai tutto è di plastica.

Perché la plastica non sporca e non dà fastidio.

Il commissario Pietro Bon (Pino Ammendola), incaricato delle indagini, nuovo arrivato in paese, si lascia lentamente ed inesorabilmente affascinare dalla donna. 

Tra antenne e fabbriche inquinanti, con ironia e moderato pessimismo, l’inchiesta va avanti tra incontri galanti e autopsie.

Alla fine, il solerte investigatore troverà l’amore o si candiderà invece ad essere la prossima vittima della fascinosa Gilda?  

Nero come un canarino è prodotto dal Centro Teatrale Artigiano diretto da Pietro Longhi. Le scene sono di Mario Amodio, i costumi di Lucia Mariani, le musiche di Stefano De Meo, le luci di Marco Macrini.

 

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Dal 7 febbraio “Il piu’ bell’addio” al Teatro Cometa off di Roma

Sarà in scena al Cometa Off, dal 7 al12 febbraio lo spettacolo

IL PIU’ BELL’ADDIO, testo e regia di Pierpaolo Palladino.

Protagoniste: Beatrice Fazi e Marina Zanchi.

Lo spettacolo che è stato vincitore del Premio Calcante siad 2020.

Ha le scene e costumi di Alessia Sambrini e le musiche originali

di maestro Pino Cangialosi.

Il rapporto fra una madre e una figlia e il loro quotidiano, fatto di piccole ripicche e di ricordi del passato.

Questo lo spunto di partenza di uno spettacolo che ha per protagonista un legame intimo e indissolubile, una giostra divertente e drammatica costruita sul conflitto e la riappacificazione,
nel tentativo di elaborare un lungo addio che si svela con l’inserto di telefonate esterne, tra realismo e immaginazione, lungo il solco tracciato dall’inscindibile dilemma fra la spietatezza della verità e l’opportunità della menzogna.

Pierpaolo Palladino mette a nudo l’esigenza irrinunciabile degli individui di comunicare anche oltre il limite della vita stessa, proprio in un tempo come quello attuale segnato da una pandemia che ci
ha isolati e segregati in casa, rifugio e prigione delle nostre coscienze.

Angela non è mai riuscita a superare la figura materna e si identifica nel vittimismo della figlia negletta, ribaltando il suo senso di colpa in critica alla madre, suo perenne oggetto d’amore.

La Madre, che in maniera speculare ha interiorizzato tale dinamica, istiga e al contempo schiva le reazioni di Angela, punzecchiandola proprio nei punti in cui è più suscettibile: il rapporto coniugale, la vita sociale, ma anche l’assennatezza del fratello Paolo e la stessa figura paterna, a cui la figlia si aggrappa nel ricordo.

Un conflitto profondo e insuperabile che si manifesta nelle ripicche quotidiane e finanche divertenti, basate sul culto delle carte da gioco, l’urgenza delle bollette da pagare, l’olio con cui friggere le melanzane.

NOTE DI REGIA

Su questo teatro delle recriminazioni che si dipana, seguiamo le due attrici con azioni che spesso contraddicono ciò che i personaggi stanno dicendo. Tale dinamica testimonia il contrasto tra lo
sforzo del dire e quello del fare, laddove le parole, spesso aggressive, dissimulano ciò a cui fisicamente e ritualmente i due personaggi si stanno preparando, tra uno scontro e una riappacificazione, in un flusso di coscienza comune a entrambe, alla ricerca di un ultimo disperato
chiarimento che prende sempre più i connotati di un addio definitivo.

LO SPETTACOLO CON BEATRICE FAZI E MARINA ZANCHI

I personaggi agiscono dunque in un ambiente ovattato dalla patina del loro vissuto. I dialoghi, semplici e diretti, rimandano a sguardi incrociati tramite giochi di specchi della credenza o della
trousse dei trucchi, vestizioni e repentini cambi d’abito, come di scarti emotivi, con cui i due personaggi svelano al pubblico intenzioni altrimenti taciute tra loro. Il tutto armonizzato dagli
appunti musicali del compositore Pino Cangialosi, che accompagnano l’impasto dialogico dei protagonisti.
Per interpretare al meglio ognuno di questi aspetti l’autore e regista ha scommesso su due attrici di esperienza e di spessore come Beatrice Fazi e Marina Zanchi, nei ruoli della figlia appassionata
e disperata e della madre vitale e dinamica.

IL PIU’ BELL’ADDIO HA VINTO IL PREMIO CALCANTE SIAD 2020

IL PIÙ BELL’ADDIO ha vinto il premio nazionale di drammaturgia CALCANTE-SIAD per il 2020.

Nella motivazione della giuria si parla di “Un testo delicato e poetico

‘Il più bell’addio’ che affronta, tra realtà e immaginazione, il rapporto fra una madre e una figlia (…) I dialoghi sono serrati e taglienti,
con una scrittura che fa immergere pienamente nel mondo creato da Palladino fin dalle prime battute”.

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Dal 2 febbraio “Che disastro di commedia” al Nuovo Teatro Orione

 AB Management presenta – in esclusiva in Italia in accordo con

Kenny Wax LTD – “Che Disastro di Commedia”, versione italiana di “The Play That Goes Wrong”, successo planetario dello spettacolo in scena in tutto il mondo, che torna in teatro per la sua quarta tournée nazionale.

La pièce firmata da Henry Lewis, Jonathan Sayer e Henry Shields,

con la traduzione di Enrico Luttmann, sarà in scena dal 2 al 26 febbraio al Nuovo Teatro Orione (spettacoli dal giovedi alla domenica).

IL CAST DELLO SPETTACOLO

Nel cast: Stefania Autuori, Massimo Genco, Viviana Colais, Igor Petrotto, Valerio Di Benedetto, Alessandro Marverti, Matteo Cirillo, Marco Zordan, con la regia di Mark Bell, che nelle sue note scrive: “Questo spettacolo è nato nel 2012, in un piccolo teatro all’interno di un pub di Londra che si chiama The Old Red Lion. Con un massimo di 60 spettatori a sera e una scenografia ‘costruita’ dagli attori stessi, questo spettacolo ha avuto un tale successo da debuttare poi in prima mondiale nel 2014 ­al Duchess The­atre di Londra ed è attual­mente in scen­a presso lo stesso teatro”.

NOTE DI REGIA DI MARK BELL

“Lo spettacolo ha avuto 7 mesi di tournèe, in tutto il Regno Unito ed io ho diretto 2 cast che hanno sostituito, nel tempo, la Compagnia originale (lo spettacolo è nel West End da oltre 4 anni), così come anche i cast internazionali in Ungheria, Messico, Stati Uniti e Italia! Qui, come a Londra, ho avuto il privilegio di lavorare con attori di grande talento che si impegnano seriamente e quello che vedrete sarà frutto della loro abilità, dedizione e capacità di essere ‘stupidi’”, aggiunge Bell.

Si racconta la storia di una compagnia teatrale amatoriale che,

dopo aver ereditato improvvisamente un’ingente somma di denaro,

tenta di produrre un ambizioso spettacolo che ruota intorno a un misterioso omicidio perpetrato negli anni ’20, nel West End.

Il racconto prende forma tra una scenografia che implode a poco a

poco su se stessa e attori strampalati che, goffamente, tentano di parare

i colpi degli svariati tragicomici inconvenienti che si intromettono tra loro ed il copione con estro e inventiva, tanto da non lasciare spazio a nient’altro che incontenibili risate.

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Terminate a Roccantica, nel Lazio, le riprese di “Nonna ci produce un film”

– Sono terminate a Roccantica, nel Lazio, le riprese di “Nonna ci produce un film”, una commedia scritta e diretta da

Walter Garibaldi (figlio di Teresa Garibaldi, diretta discendente dell’Eroe risorgimentale e di Anita), drammaturgo ed

autore televisivo, qui al suo debutto nel lungometraggio, dopo

aver firmato diversi corti e documentari, prodotti dalla Rai

e dall’Istituto Luce.

22 GIOVANI ATTORI NEL CAST DELLA COMMEDIA DI WALTER GARIBALDI

Il racconto è un omaggio alle commedie della Walt Disney, quando

un gruppo familiare in evidente difficoltà, trovava una soluzione, creduta giusta, foriera però di ulteriori inaspettate assurde complicazioni.

Nel cast 22 giovani attori e interpreti noti nel cinema degli anni Settanta, Ottanta e Novanta, come Gabriella Giorgelli, Michela Miti e Cristina Moglia. (ANSA).

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Nuova programmazione musicale all’Hard Rock Cafe

Nuova programmazione musicale all’Hard Rock Cafe Roma. Live music ogni giovedì dalle 21.30, karaoke il terzo mercoledì del mese e Sing For Your Supper ogni ultimo martedì. Si parte il 2 con gli appuntamenti di musica dal vivo “Every Thursday Live Music”.

Primi ospiti all’Hard Rock Cafe della nuova programmazione

Primi ospiti del Cafe del mese Nameless con Priscilla Porta. Il progetto, nato nel 2022, fonde la voce soul e R&B di Priscilla Porta con la tecnica e le ritmiche acustiche di Andrea Pulicati e le percussioni dell’estroso Max Boco, creando un mix di sonorità acustiche che si evolvono in ritmi coinvolgenti, trasformando le più importanti hit italiane e internazionali in arrangiamenti originali.

Loredana Maiuri & i Souliti Ignoti

Giovedì 9 febbraio è la volta di Loredana Maiuri & i Souliti Ignoti. Una serata all’insegna del Soul e del Funk con un repertorio di cover da Etta James a Bill Withers, Tina Turner, Stevie Wonder e molti altri. Loredana Maiuri vocalist in vari programmi ha collaborato come singer/songwriter con moltissimi dj-producers in ambito internazionale. Centinaia i singoli dal ‘99 ad oggi con il nome d’arte Majuri. Dal 2017 lead singer nella band Lillo & i Vagabondi, capitanata dall’attore Pasquale Petrolo in arte Lillo. Il 15 febbraio è la volta del Karaoke & Quiz Night: tanta musica ma soprattutto tanto divertimento mercoledì con Sandro Mammucari. Microfoni aperti e giochi a quiz con domande e premi.

Depeche Mode Tribute by Violatorz

Giovedì 16 febbraio ancora live music con Depeche Mode Tribute by Violatorz. La formazione capitanata da Giacomo Vitullo, eccezionalmente in duo per questa serata con voce/chitarra e tastiera, vanta un repertorio di oltre quattro ore dai grandi successi ai brani più ricercati dell’intera discografia. Il 23 saranno I Call The Police a concludere gli appuntamenti del giovedì con la musica dal vivo per il mese di febbraio. La passione per il trio inglese è sempre stata forte sia per Timoteo Rondina il batterista, per Luca Fiasco il chitarrista e per Marco Bucci il cantante/bassista. I tre hanno deciso di riproporre la reunion live del 2008.

Live reunion The Police

Un live che ripercorre le canzoni più famose ma anche le meno conosciute. Un concerto che varia tra brani prepotentemente rock e altri ricchi di atmosfera. Infine il 28 febbraio torna Sing For Your Supper by Infinity Rock Band. Nella nuova programmazione anche il karaoke. I più audaci, che avranno il coraggio di esibirsi sul palco dell’Hard Rock Cafe con la Infinity Rock Band, avranno la possibilità di gustare gratuitamente un Legendary Burger. Insieme alla cover band anni ’80 si potrà scegliere una canzone fra i grandi successi di miti del rock come gli U2, i Queen e tanti altri.

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Dal 26 al 29 gennaio “Il costruttore di valigie” con Francesca Nunzi e Marco Predieri al Teatro degli Audaci

Un appuntamento da non perdere per chi il Teatro lo ama, nelle

sue molteplici suggestioni, ma anche per tutti coloro che sono avidamente curiosi della vita, delle sue storie e riescono a coglierne

le diverse sfaccettature, il lato comico e quello poetico, quanto di

più grottesco c’è nella realtà e di reale nella finzione.

IL COSTRUTTORE DI VALIGIE DAL 26 AL 29 GENNAIO AL TEATRO DEGLI AUDACI

“Il Costruttore di Valigie”, ultimo spettacolo di Marco Predieri e Francesca Nunzi, il primo autore del testo, mentre Francesca firma la regia, entrambi in scena, approda al Teatro degli Audaci di via Giuseppe de Santis, da giovedì 26 a domenica 29 gennaio (feriali ore 21 – domenica ore 18). Un viaggio tra camerini e storie svelate, rivelazioni

e confessioni personali che si intrecciano con le vicende e le esistenze di miti della scena e grandi classici della letteratura teatrale.

Da Cyrano de Bergerac, in cui il protagonista spesso si rispecchia, fino agli ardori e ai sogni di Romeo e Giulietta.

Il costruttore di valigie in un certo senso non è solo chi racconta, in questa caso, ma siamo un po’ tutti noi e le valigie sono quelle che accumuliamo durante l’intero viaggio, fatto di incontri, casuali o ricercati, di esperienze colte o sfuggite … di tutta la curiosità che noi stessi vogliamo investire nello scrutare il mondo e chi lo vive attorno a noi.

NOTE DI SPETTACOLO

Questo spettacolo è un invito alla fantasia, a ragionare per immagini,

al coraggio di sfidare anche le situazioni che sembrano più complesse o condizionanti, come spesso è il giudizio degli altri.

Un invito che si rivolge con premura alle nuove generazioni ma senza limiti di età, anzi, che parla a tutti, perché non si cresce mai abbastanza per smettere di accumulare e riempire le nostre valigie o per disfarle e riordinarle.

In scena Francesca Nunzi da vita, in modo inedito e brillante, a un caleidoscopio di personaggi, in una regia fresca e ricca di invenzioni, che irrompono nel racconto, interagiscono e creano momenti di spassoso dialogo con Marco Predieri … solo apparentemente equilibrista solitario sul filo della narrazione.

Da questo incontro uscirete tutti con una piccola valigia in più …

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Dal 2 febbraio al Teatro Argot, Elena Arvigo in 4:48 Psychosis

Elena Arvigo sarà in scena al Teatro Argot dal 2 al 5 febbraio,

con “4:48 Psychosis”, di Sarah Kane,
traduzione di Barbara Nativi e regia di Valentina Calvani.

La Arvigo, attrice e regista di grande esperienza e intensità, torna

all‘ Argot dove aveva debuttato con questo spettacolo nell’Ottobre del
2010.

LE NOTE DI ELENA ARVIGO

La Arvigo ha dichiarato: “Con questo spettacolo si era interrotto un flusso magnifico nel 2020.

Lo spettacolo – dopo 10 anni era stato “nominato” alle maschere del Teatro nel 2019 – questo aveva creato un po’ di movimento e avevamo davanti un anno pieno di lavoro.

Ogni cosa si è interrotta nel 2020. Proviamo ad andare avanti con più forza ancora e iniziamo il 2023 esattamente da dove
ci eravamo interrotti e con una grande emozione – proprio nel luogo dove abbiamo debuttato nel 2010 e con la novità produttiva:

la compagnia Elena Arvigo “che riallestisce questo spettacolo.
Tante cose ho nel cuore e vorrei dire. Ne dirò solo una: Sono grata a me di avere ancora un po’ di incoscienza per continuare e ne auguro altrettanta a tanti amici cari e colleghi che continuano a fare
teatro – nonostante.

Ne aggiungo un ‘altra: portare Sarah Kane In scena mi pare il modo più intenso possibile per parlare di speranza e ascolto in un mondo così feroce.

Questo mio innamoramento per la Kane dopo così tanti anni è più grande e sempre le sarò grata per questo gioiello sorprendente “.

LO SPETTACOLO PSYCHOSIS 4:48 DAL 2 AL 5 FEBBRAIO AL TEATRO ARGOT

Lo spettacolo, che ha ottenuto numerosi e straordinari consensi dalla critica, è una partitura lirica,
una sinfonia sull’amore e sull’assenza di amore attraversato in versione integrale da Elena Arvigo che dà voce e corpo ad uno dei testi più controversi, assoluti e intimi del teatro contemporaneo
mondiale.

4:48 Psychosis non aderisce alla forma teatrale convenzionale: La parola della Kane, autrice rivoluzionaria è flusso di pensiero: 24 quadri in cui non ci sono indicazioni per la messa in scena né temporali né psicologiche.

4:48 Psychosis descrive il luogo senza confini, senza le barriere che dividono la realtà dall’immaginazione. 4:48 Psychosis racconta la fragilità dell’amore, la ribellione dall’ordine costituito, la tenacia di fronte all’irrinunciabilità della speranza sentimentale.
4:48 Psychosis non è dunque l’ultima lettera di un suicida ma una preghiera, una richiesta di ascolto e di amore.

4:48 Psychosis perché viviamo in una società sorda, anestetizzata in cui non c’è spazio per emozioni così estreme, forti, devastanti.

Una società che si ostina a “voler curare”, invece che
“prendersi cura”.

C’è bisogno di un teatro che risvegli “nervi e cuori” e 4:48 Psychosis porta alla luce il desiderio di speranza celato nel disagio, offrendo al pubblico l’opportunità di riscoprire il senso di compassione e umanità affinché la speranza diventi una possibilità mai più tradita.

Questa lettura di 4.48 Psychosis non vuole essere uno spettacolo sulla follia ma uno spettacolo luminoso, un inno alla vita, nonostante la consapevolezza del suo essere effimera e sfuggevole riscoprendo così il senso vitale che abita ogni stato di dolore.

Lo spettacolo è stato scelto nel 2019 come unica rappresentazione teatrale all’interno della rassegna “Im much fucking angrier than you think “.

Il teatro di Sarah Kane vent’anni dopo “convegno
organizzato dal Teatro Mercadante di Napoli in collaborazione con L’Università L’Orientale e curata dal prof Roberto Davascio.

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Beatrice Rana torna a Santa Cecilia

Beatrice Rana, torna nuovamente a esibirsi a Santa Cecilia, questa volta insieme alla sorella Ludovica, giovane violoncellista già ospite di importanti orchestre italiane e allieva di Giovanni Sollima ed Enrico Dindo.

Beatrice e Ludovica Rana per il Family Concert deidcato a Brahms

Le due sorelle salentine si esibiranno nell’ambito dei “Family Concert” che si tengono la domenica mattina, con un programma dedicato a Brahms, Felix Mendelssohn e a due compositrici dell’800: Fanny Mendelssohn, sorella di Felix, e Clara Wieck Schumann, moglie di Robert, le due compositrici tedesche più note dell’Ottocento. Di rara esecuzione nei cartelloni delle istituzioni concertistiche, la loro opera negli ultimi anni sta godendo di un riconoscimento sempre maggiore presso il pubblico e la critica.

Fanny Mendelssohn

Fanny Mendelssohn, di cui Beatrice e Ludovica Rana eseguiranno la Fantasia in sol minore, studiò musica a Parigi e poi a Berlino con Carl Friedrich Zelter (compositore e direttore della Berliner Singakademie) e fu considerata, negli anni Trenta dell’Ottocento, la migliore pianista di Berlino. Seguirà la Sonata n. 1 op. 38 per violoncello e pianoforte di Johannes Brahms composta tra il 1862 e il 1865 che appartiene al Brahms più autentico, ricco di atteggiamenti schiettamente romantici, appassionati e rapsodici, in linea con le possibilità espressive dei due strumenti, trattati con misurato equilibrio negli impasti timbrici. Quindi sarà la volta di due Lieder di Clara Schumann, della quale Beatrice Rana ha suonato a novembre, per la prima volta a Santa Cecilia, il Concerto per pianoforte.

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Dal 2 febbraio al Teatro Ghione di Roma “Il fu Mattia Pascal”

 Il Teatro Ghione a Roma presenta – da giovedi 2 a domenica

5 febbraio (sabato 4 e domenica 5 febbraio, doppia replica ore 17,00

e 20,45) – Giorgio Marchesi ne “Il fu Mattia Pascal”, dal celebre romanzo di Luigi Pirandello, musiche scritte e eseguite dal vivo

da Raffaele Toninelli, regia di Giorgio Marchesi e Simonetta Solder.
“Posso dire che da allora ho fatto il gusto a ridere di tutte le mie sciagure e di ogni mio tormento”, sono le parole che Pirandello stesso

fa dire al suo protagonista.

DAL 2 AL 5 FEBBRAIO TEATRO GHIONE, MUSICA DI RAFFAELE TONINELLI

“Da subito abbiamo pensato di raccontare le vicende di Mattia Pascal sottolineando l’ironia presente nel testo, sperimentando un linguaggio che potesse essere accessibile a tutti, anche e soprattutto alle nuove generazioni, affinchè la ‘pesantezza’ che spesso viene erroneamente associata ad alcuni capolavori letterari possa essere smentita da un racconto energico e divertito di un ‘caso davvero strano’”, ha spiegato Marchesi in un comunicato.

“Insieme a Raffaele Toninelli e alla sua creatività musicale, abbiamo cercato di dare vita a un’atmosfera non realistica; non abbiamo ambientato il testo precisamente negli anni ’30, ma lo abbiamo traslato e trascinato lungo il ‘900 per assecondarne la contemporaneità dei temi trattati: il rapporto con la propria identità, prima di tutto, dato che i tanti ‘profili’ di cui ormai ci serviamo quotidianamente per comunicare sui social ne sono l’estremizzazione. Ma anche la rinascita, dopo lo sconvolgimento delle nostre vite negli ultimi due anni”, ha aggiunto.

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Vivere! il 4 febbraio al Centrale Preneste Teatro

Vivere! il nuovo spettacolo di Anna Piscopo e Lamberto Carrozzi, arriva a Roma, in prima assoluta, il 4 febbraio , per il Festival “La City è donna” di Centrale Preneste Teatro. Lo spettacolo, coprodotto da BAM teatro e Nutrimenti Terrestri, è l’ultimo nato da Anna Piscopo e Lamberto Carrozzi, che firmano insieme anche questo loro terzo lavoro.

Vivere! scritto in oltre due anni

Dopo un processo di scrittura lungo, durato oltre due anni, Piscopo/Carrozzi impongono una riflessione sul senso del pieno e del vuoto e sull’amore che si aspetta perché salvi, si fugge, si contorce piegato dall’idea dell’utile e del vantaggio. Si cerca sempre una flebile felicità, finta, anche supposta, in mezzo a questo pieno di desolante e disturbante vuoto; si prova ad esistere, cercando una normalità che ricorda, baudelariamente, l’ultimo rifugio al complicato.

Il disturbo dell’accumulo

Con un dialetto ibrido che ricorda il modo di parlare tipico dei meridionali ormai “romanizzati”, la pièce racconta con sarcasmo e comicità il disturbo dell’accumulo, scavando nella psicosi di una donna che si è “sepolta viva” in una casa piena di oggetti per non sentire il gelo della sua solitudine. Questa patologia, sempre più diffusa nel contemporaneo, basti pensare al successo del docu-reality tv Sepolti in casa (Hoarding: BuriedAlive), è il pretesto per interrogarsi sull’isolamento che sempre più persone sentono di vivere, anche quando non sono apparentemente sole.

Calimba Di Luna colta dal panico

Chiusa in casa, Calimba Di Luna è colta dal panico: la tensione è alle stelle, mentre si prepara a ricevere Papi, un boss del Cartello conosciuto in chat. L’uomo potrebbe riscattarla per sempre da un passato di abbandoni. Questo appuntamento potrebbe rappresentare l’inizio di una nuova vita: ma è un mix di emozioni troppo esplosive per una che, come lei, vive da anni segregata in casa, accumulando oggetti. Desiderio e paura fanno a pugni, mentre il condominio e la Asl vogliono Calimba fuori dall’appartamento maleodorante.