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Sanità, Coppotelli (CISL Lazio): cittadini soddisfatti a metà

In diretta con Andrea Pranovi, su Radio Roma Capitale, è intervenuto stamattina Enrico Coppotelli, segretario generale della Cisl del Lazio, per spiegare i risultati emersi dalla ricerca “La sanità del Lazio oltre l’emergenza: al centro le persone ed il lavoro”, condotta dal sindacato al fine di monitorare la percezione che utenti e dipendenti del SSR hanno della sanità laziale e più in generale lo stato di salute in cui verte il comparto.
I dati raccolti, discussi alla presenza anche del presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, raccolgono le opinioni di cittadini e lavoratori del settore riguardo le maggiori criticità e i maggiori punti di forza del sistema sanitario regionale e mostrano un livello generale di “soddisfazione a metà”: “I cittadini romani e laziali hanno una percezione della sanità positiva quando vengono presi in carico“, commenta Coppotelli, che continua evidenziando nella gestione delle liste e dei tempi di attesa i maggiori punti nevralgici che caratterizzano il settore: “Una persona per prenotare un esame impiega mesi e mesi e questo dà poi, purtroppo, quasi la necessità di rivolgersi alla sanità privata“, conclude.
Nonostante ci siano “ancora molte criticità da dover risolvere“, stando ai dati riferiti ai monitoraggi sulle prenotazioni, la situazione “negli ultimi mesi è sensibilmente migliorata“, afferma il segretario, anche grazie all’affidamento delle liste al settore privato convenzionato, azione che ha contribuito ad una maggiore funzionalità della sanità pubblica. “In una fase di emergenza così importante è una risposta rilevante”, continua, “ma non può essere una risposta strutturale. Crediamo che la sanità debba essere necessariamente a trazione pubblica”.

Circa l’80% dei rispondenti al sondaggio, infatti, dichiara di essersi dovuta rivolgere negli ultimi anni alla sanità privata, così come il 59% dei lavoratori del SSR ha dichiarato di aver dovuto mandare un proprio paziente nel privato.
Il fenomeno, spiega Coppotelli, è strettamente legato a due fattori chiave, endogeni della sanità laziale: l’alta presenza di utenti che godono di sanità integrativa, e la necessità di accedere rapidamente a cure essenziali, incompatibilmente con i tempi di accesso nel sistema pubblico. “Sanità pubblica e privata possono convivere”, specifica l’ospite, “la privata, però (ndr), può essere integrativa, non sostitutiva di quella pubblica. Il Covid ci ha lasciato in eredità molte consapevolezze, una tra tutte è quella che non possiamo fare a meno di una sanità efficiente e di qualità”.

Nel quadro risolutivo della critica gestione dei tempi, assume particolare significatività la consapevolezza di dover operare ingenti investimenti: “Le risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza metteranno a terra nella nostra regione importanti investimenti soprattutto strutturali“, commenta il sindacalista, ricordando, però, che gli investimenti relativi alle risorse umane risultano insoddisfacenti: “Abbiamo investito pochissimo sulla formazione continua, abbiamo investito pochissimo sulla qualità delle retribuzioni dei lavoratori”, afferma. Per poter immaginare un miglioramento coerente e costante, in grado di investire il settore nella sua interezza, risulta necessario provvedere al potenziamento della forza lavoro, soprattutto di fronte al dato sempre in crescita di medici ed operatori che smettono di operare nel Lazio o addirittura cambiano lavoro per riuscire a conciliare la vita lavorativa con quella privata. Su tale premessa si basa anche l’indennità recentemente riconosciuta per le attività svolte dai medici (riconoscimento richiesto anche per gli infermieri).
“Medici, infermieri e personale del comparto l’uno non potrebbe lavorare senza l’altro”, asserisce il segretario Cisl, interdipendenza che racconta l’esigenza di procedere alle stabilizzazioni degli operatori, di ridurne la precarietà, per poter intraprendere un reale processo di cambiamento.

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Cronaca

Ancora una morte sul lavoro nella Capitale

Ancora una morte sul lavoro nella Capitale. È accaduto questa mattina alle 9.15 circa, all’altezza del civico 72 di via Boncompagni. Secondo i primi riscontri delle forze dell’ordine un operaio di 45 anni è caduto da un ponteggio in un cantiere poco distante da Porta Pia. Nonostante il soccorso prima dei colleghi e poi dei sanitari, è deceduto. Sono in corso le indagini per stabilire le cause della caduta e per questo gli investigatori hanno ascoltato i colleghi di lavoro dell’operaio e anche i titolari della ditta che lo stava impiegando. «Pieno centro di Roma ed è di nuovo tragedia sul lavoro. Precipitato da un ponteggio un operaio che stava lavorando in un cantiere edile. Non si ferma la scia di sangue e anche oggi dobbiamo fare i conti con un lavoratore che non tornerà più a casa. Negli ultimi due mesi, sono state cinque le vittime sul lavoro: un dato raccapricciante e inammissibile che riguarda il solo territorio di Roma e provincia! Servono controlli serrati, puntuali, e tanta formazione affinché davvero ogni singolo lavoratore conosca tutte le tutele che salvano la vita! Ai colleghi e alla famiglia la nostra vicinanza». Lo scrive, in una nota, Carlo Costantini, segretario generale Cisl Roma Capitale Rieti.

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Politica

Il Comune di Frosinone annuncia nuove assunzioni

La Cisl accoglie con soddisfazione le parole dell’assessore Mastrangeli comparse sulla stampa che preannunciano nuove assunzioni nel Comune di Frosinone.

Politiche assunzionali in grado di compensare le uscite

«Sono diversi anni che chiediamo politiche assunzionali in grado di compensare le uscite determinate da quota 100 ed assicurare risposte adeguate ai cittadini e carichi di lavoro individuali sostenibili. Ovviamente ci aspettiamo interventi adeguati capaci di invertire la rotta che da diversi anni vive il comune e non pannicelli caldi. Se non dovessero bastare le risorse che l’assessore ha in qualche modo fatto intendere si può pescare dalle regole del Pnrr che ha previsto acceleratori per le assunzioni negli enti locali.

Assunzioni a carico delle risorse Pnrr

Per esempio ci sono le assunzioni a carico delle risorse Pnrr che non sono più soggette ad autorizzazioni, come era previsto nel Dl 80/2021, oppure utilizzando gli extra spazi assunzionali per dare attuazione ai progetti del Pnrr. Si tratta di reclutamenti a termine in deroga al tetto di spesa per il lavoro flessibile della durata di 36 mesi prorogati nei limiti della durata dei progetti e comunque non oltre il 31 Dicembre 2026 tutti in deroga al tetto di spesa per il lavoro flessibile e non rientranti nel limite complessivo della spesa del personale previsto dall’art. 1 comma 557 quater della Legge 296/2006 ( media del triennio 2011-2013). È chiaro che l’Ente deve avere una strategia di crescita per usufruire di queste opportunità. Oltre il grido di allarme lanciato per le assunzioni, la nostra nota invitava l’amministrazione ad un confronto perché riteniamo che solo dal confronto tra le parti si possa trovare l’incontro tra le istanze dei lavoratori che rappresentiamo e le necessità dell’Amministrazione.

Confronto tra le parti getta fondamenta solide

Perché nel confronto si possono gettare fondamenta solide costituite da assunzioni a tempo indeterminato e trasformazione dei contratti part time in full time, si possono percorrere strade di valorizzazione del personale con passaggi di categoria e si possono utilizzare tutte le opportunità assunzionali che la legge oggi consente. Ci aspettiamo nei prossimi giorni una convocazione per ragionare insieme sulla crescita occupazionale dell’ente ed atti amministrativi che traducano le dichiarazioni a mezzo stampa in azioni concrete perché i dipendenti si meritano un miglioramento dopo anni di grandi sacrifici».