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Giustizia lenta a Roma

Giustizia lenta a Roma: la presa di posizione del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati della Capitale. «Nel Tribunale della Capitale ad esempio tutti i colleghi conoscono la vicenda di un magistrato che deposita le sentenze dopo oltre due anni, anche per cause non particolarmente complesse – spiegano il Presidente del COA Roma, Paolo Nesta, e il Segretario Alessandro Graziani – e non è certo questo l’unico giudice a distinguersi per la lentezza».

Giustizia a colpi di rinvio di udienze

Frequenti sono poi le occasioni in cui altri magistrati rinviano le udienze per impegni improvvisi, che costringono cittadini e avvocati a ripresentarsi a mesi di distanza. «Non vogliamo con questo intervento riproporre il solito, trito luogo comune secondo cui i giudici non lavorano e gli avvocati sì – proseguono Nesta e Graziani – ma semplicemente sottoporre all’attenzione dell’opinione pubblica il fatto che talvolta la lentezza della Giustizia discende da comportamenti impropri che devono essere stigmatizzati in maniera molto ferma.

Potenziamento del ruolo dell’Avvocatura all’interno dei Consigli Giudiziari

Potrebbe essere questa l’occasione – concludono Presidente e Segretario – per porre il tema del potenziamento del ruolo dell’Avvocatura all’interno dei Consigli Giudiziari, organi ausiliari del CSM composti da magistrati e avvocati, che sulla carta hanno fra le altre anche la funzione di vigilare sul corretto funzionamento degli uffici e di valutare la professionalità dei giudici. Se i Consigli giudiziari fossero posti nelle condizioni di operare adeguatamente, certe storture forse potrebbero essere evitate».

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OCF: “La situazione della giustizia italiana resta drammatica”

«Con oltre 2 milioni e mezzo di procedimenti penali e oltre 3 milioni e centomila cause civili pendenti, la situazione della giustizia italiana resta drammatica e disperante». Così Giovanni Malinconico, coordinatore dell’Organismo Congressuale Forense, l’organo di rappresentanza politica dell’Avvocatura italiana, commentando i dati diffusi durante l’inaugurazione dell’Anno Giudiziario presso la Suprema Corte di Cassazione.

Sistema paese avrebbe bisogno di soluzioni più rapide

«Prendiamo atto delle riflessioni del Primo Presidente Pietro Curzio, e certo ci rallegriamo del miglioramento registrato, ad esempio nel settore civile, dove le cause pendenti sono diminuite di circa 200 mila unità – prosegue l’Avvocato Malinconico – e tuttavia non possiamo non notare che, di questo passo, per ridurre l’arretrato sarebbero necessari fra i 15 e i 20 anni, mentre il sistema paese avrebbe bisogno di soluzioni molto più rapide. Accogliamo con preoccupazione sia i dati relativi alle scoperture d’organico della magistratura, carente di circa 1300 giudici, sia i ragionamenti sull’inadeguatezza dei corsi universitari, che secondo il Presidente Curzio non fornirebbero basi adeguate per il superamento del concorso.

Preoccupazione per le parole del Ministro Cartabia

Suscitano preoccupazione le affermazioni rese dalla Ministra Cartabia, nella sua relazione al Parlamento, sul fatto che le assunzioni di personale per l’anno 2022 avverranno sulla base di un piano del fabbisogno, quello del 2019/2021, sulla cui vigenza vi sono notevoli perplessità, problematica che mette a serio rischio le assunzioni necessarie per l’avvio dell’ufficio del processo e per il rispetto dei vincoli di PNRR». Tornando alla relazione del Primo Presidente, una parte di essa è dedicata anche alla grave crisi d’immagine della magistratura italiana, il cui onore, spiega Curzio, sta nel riparare ai propri errori.

Necessaria una riforma strutturale dell’ordinamento giudiziario

«Una posizione che condividiamo – conclude il Coordinatore dell’OCF Malinconico – ma che richiede a questo punto una riforma strutturale dell’ordinamento giudiziario, a cominciare dal CSM e dal sistema delle correnti, quello sì un pericoloso vulnus nella rapporto fra cittadini e magistratura».