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Incendio nel carcere minorile di Casal del Marmo

Incendio provocato da alcuni detenuti nel carcere minorile di Casal del Marmo, a Roma. E ancora una volta il tempestivo intervento dei poliziotti penitenziari ha impedito peggiori conseguenze alla struttura ed agli reclusi ristretti. Ricostruisce gli eventi accaduti Maurizio Somma, segretario nazionale per il Lazio del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria:

Incendio provocato da detenuti di origini straniere verso le 2 di notte

«Questa notte, verso le 2, tre detenuti minorenni di origini straniere hanno incendiato i materassi, lenzuola e una parte di suppellettili della cella, causandone l’inagibilità. Questo è il secondo incendio in pochi giorni. Il SAPPE rivolge un plauso ed un ringraziamento alle donne e agli uomini della Polizia Penitenziaria che svolgono quotidianamente il servizio a Casal del marmo, pronti a intervenire anche stanotte per evitare una tragedia. Svolgono il servizio con grande professionalità, zelo, abnegazione e soprattutto umanità in un contesto assai complicato per l’esasperante sovraffollamento. Ma servono urgenti provvedimenti per frenare una situazione operativa che è semplicemente allarmante».

SAPPE esprime vicinanza e solidarietà

Anche Donato Capece, segretario generale del SAPPE, esprime vicinanza e solidarietà al personale di Polizia Penitenziaria che lavora all’Istituto penale per Minorenni di Casal del Marmo, a Roma, ed aggiunge: «Quanto accaduto nella notte nel carcere minorile di Roma deve necessariamente far riflettere per individuare soluzioni a breve ed evitare che la Polizia penitenziaria sia continuo bersaglio di situazioni di grave stress e grande disagio durante l’espletamento del proprio servizio.

Politica del farsi carico del problema

La politica deve farsi carico di tale problema assumendo idonee iniziative legislative per risolvere quando prima tale questione, e non quella scellerata che consente oggi ad ultradiciottenni di essere ristretti in un carcere minorile! Il Sappe, in merito a quanto accaduto, intende rivolgere la propria vicinanza per il coraggio e le capacità dimostrate dai baschi azzurri di Casal del Marmo!». Il SAPPE ha già annunciato che, a settembre, scenderà in piazza a Roma per sottolineare quanto e come sia importante e urgente prevedere un nuovo modello custodiale, nelle carceri per adulti e minori.

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A Regina Coeli con droga, telefoni e sim nelle scarpe

A Regina Coeli per un colloquio con un detenuto con droga, telefoni e sim nelle scarpe. L’uomo, di nazionalità rumena, scoperto e arrestato dagli uomini della Polizia Penitenziaria. Lo rende noto il Segretario Nazionale per il Lazio del Sindacato Autonomo di Polizia Penitenziaria SAPPE Maurizio Somma:

Controlli a Regina Coeli hanno scoperto l’illecito tentativo di introduzione

«I controlli della Polizia Penitenziaria in servizio a Regina Coeli hanno scoperto l’illecito tentativo di introdurre dorga, telefoni e sim. L’uomo, dopo i contatti intercorsi con l’Autorità giudiziaria, è stato arrestato. Il nostro encomio va ai colleghi in servizio presso il Reparto di Polizia Penitenziaria di Regina Coeli. Mantengono alta la guardia, opponendo la propria azione con grande professionalità a garanzia della legalità, come in questa occasione».

SAPPE applaude alla capacità del personale operante a Regina Coeli

Donato Capece, segretario generale del SAPPE, plaude alla professionalità, alla abnegazione ed all’astuzia del personale operante. «Ogni giorno la Polizia Penitenziaria porta avanti una battaglia silenziosa per evitare che dentro le carceri italiane si diffonda uno spaccio sempre più capillare e drammatico, stante anche l’alto numero di tossicodipendenti tra i detenuti. L’hashish, la cocaina, l’eroina, la marijuana e il subutex, una droga sintetica che è utilizzata anche presso il SERT per chi è in trattamento, sono quelle che più diffuse e sequestrate dai Baschi Azzurri.

Formazione e aggiornamento professionale per il personale

Auspico che l’Amministrazione penitenziaria promuova momenti di formazione ed aggiornamento professionale per il personale di Polizia Penitenziaria di tutta la Regione, in particolare sui temi, come quelli del contrasto all’introduzione di droga e telefonini cellulari in carcere, maggiormente utili alla quotidianità operativa dei Baschi Azzurri».

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Senza fine la spirale di violenza nelle carceri del Lazio

Senza fine la spirale di violenza che da tempo caratterizza le carceri del Lazio. A poche ore dalla grave aggressione ad un poliziotto penitenziario nel carcere di Paliano da parte di un detenuto collaboratore di giustizia, è nella struttura detentiva di Velletri che si è verificato l’ennesimo grave episodio.

Senza fine gli episodi di violenza. La denuncia del SAPPE

Il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE denuncia che: «Un detenuto che pretendeva di fare una telefonata prima degli altri ristretti, si è scagliato vigliaccamente, con calci e pugni, contro un agente di Polizia Penitenziaria e solo grazie all’intervento degli altri colleghi si è riusciti a contenerlo, anche se tre poliziotti hanno rimediato contusioni guaribili con diversi giorni di prognosi». Il Segretario nazionale SAPPE per il Lazio Maurizio Somma aggiunge: «Il fatto grave è che il detenuto aveva anche tentato di aprire le porte delle altre celle, evidentemente per fomentare gli animi degli altri ristretti e pensare ad una fuga di massa.

Carceri di frontiera

Il SAPPE ha più volte denunciato le continue criticità della struttura penitenziaria del Lazio che risultano essere veri e propri “carceri di frontiera” ove l’incuria nel tempo ha reso talune strutture obsolete e fatiscenti e i detenuti, poco inclini al rispetto delle regole, hanno tentato, in più occasioni, di prendere il sopravvento con la violenza». Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria esprime solidarietà ai poliziotti feriti e torna a denunciare che: «Le carceri sono in mano ai delinquenti e l’Amministrazione Penitenziaria ha affidato e le politiche penitenziari ai Garanti dei detenuti, facendo venire meno la sicurezza delle strutture. È una vergogna!

Poliziotti penitenziari abbandonati

Fare il poliziotto penitenziario in carcere è sempre più pericoloso e noi ci sentiamo abbandonati da tutti: dalle Istituzioni, dalla politica e soprattutto da Ministero della Giustizia e Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria». Da qui la richiesta del SAPPE, ai vertici del Ministero della Giustizia e dell’Amministrazione Penitenziaria di dare vita ad un tavolo di confronto per affrontare gli eventuali interventi da adottare, in primis le tutele da garantire al personale in servizio.

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Detenuto dà fuoco a una cella del carcere di Civitavecchia

Detenuto dà fuoco a una cella del carcere di Civitavecchia. Sembra davvero non esserci pace per il personale di Polizia Penitenziaria, in servizio nelle carceri laziali. Ultimo grave episodio, accaduto ieri, nel carcere di Civitavecchia, sul quale ricostruisce gli eventi accaduti Maurizio Somma, segretario nazionale per il Lazio del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria

Detenuto extracomunitario responsabile

«Ieri pomeriggio, un detenuto extracomunitario ha dato fuoco alla cella dove era ristretto presso il Reparto prima accoglienza. La Sezione accoglienza è un reparto dove sono messi i detenuti quando sono arrestati, e posti lì in quarantena. A seguito del folle incendio, gli Agenti di Polizia Penitenziaria hanno dovuto far uscire tutti i detenuti e portarli in salvo perché la Sezione era piena di fumo. Tre poliziotti sono stati intossicati e si è reso necessario accompagnarli al Pronto soccorso per intossicazione. Il tutto è avvenuto con un numero fortemente ridotto di agenti per la nota carenza del personale.

Situazione grave nel Lazio

La situazione è grave nel Lazio: non si placano le aggressioni, il personale di Polizia Penitenziaria è stremato dalla situazione e il Provveditorato regionale dell’Amministrazione Penitenziaria, oggi senza un dirigente generale titolare, si contraddistingue per l’assenza di provvedimenti a tutela della incolumità fisica dei nostri poliziotti. È ora di basta!». Donato Capece, segretario generale del SAPPE, esprime vicinanza e solidarietà al poliziotto ferito ed ha parole di apprezzamento per il personale che lavora a Civitavecchia: «Le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria che svolgono quotidianamente il servizio a Civitavecchia lo fanno con professionalità, zelo, abnegazione e soprattutto umanità in un contesto assai complicato per l’esasperante sovraffollamento.

Servono provvedimenti urgenti

Ma servono urgenti provvedimenti per frenare una situazione operativa che è semplicemente allarmante». Capece sottolinea anche il fallimento delle espulsioni di detenuti stranieri dall’Italia: sono state solamente 456 nel 2021. «Da tempo il SAPPE denuncia la correlazione tra aumento degli eventi critici nelle carceri e presenza di detenuti stranieri, come è il protagonista del grave evento critico accaduto a Civitavecchia. È sintomatico che negli ultimi vent’anni ci sia stata un’impennata dei detenuti stranieri nelle carceri italiane, che da una percentuale media del 15% negli anni ’90 sono passati oggi ad essere quasi 17.000 rispetto alle circa 55mila presenze.

SAPPE: “Detenuto sconti la pena nel carcere del paese d’origine”

Fare scontare agli immigrati condannati da un tribunale italiano con una sentenza irrevocabile la pena nelle carceri dei Paesi d’origine, come da tempo denuncia il SAPPE, può anche essere un forte deterrente nei confronti degli stranieri che delinquono in Italia. Il dato oggettivo è però un altro: le espulsioni di detenuti stranieri dall’Italia sono state fino ad oggi assai contenute, oserei dire impercettibili».

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Ennesima giornata di follia a Regina Coeli

Ennesima giornata di follia e violenza nel carcere romano di Regina Coeli, dove solamente il tempestivo intervento dei poliziotti penitenziari ha tamponato le conseguenze di una improvvisa e sciagurata rissa tra detenuti.

La denuncia del SAPPE

Lo denuncia il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE per voce del Segretario Nazionale del Lazio Maurizio Somma. «Quel che è accaduto ha riportato alla ribalta le difficoltà della struttura detentiva di Trastevere e le gravi condizioni operative nelle quali lavora ogni giorno il personale di Polizia Penitenziaria. Dove sono ora quelli che rivendicano ad ogni piè sospinto più diritti e più attenzione per i criminali, ma si scordano sistematicamente dei servitori dello Stato, come gli Agenti di Polizia Penitenziaria e gli appartenenti alle Forze dell’Ordine, che ogni giorno rischiano la vita per la salvaguardia delle Istituzioni?», si chiede provocatoriamente Somma.

Ennesima giornata difficile per una rissa

«Nella mattinata di martedì, presso la Sesta sezione, si sono fronteggiati detenuti italiani ed arabi: la situazione è stata riportata alla calma in poche ore grazie alla grande professionalità degli agenti, ma il vicecomandante di Reparto della Polizia Penitenziaria è stato successivamente portato al Pronto Soccorso dove gli sono stati dati 10 giorni di prognosi». Somma denuncia: «La cosa più grave che emerge da questa ennesima rissa è che nulla l’Amministrazione riesce a porre in essere per eliminare queste lotte tra bande in cui potrebbe anche avere epiloghi peggiori».

Impietoso Donato Capece segretario generale del SAPPE

Impietoso il giudizio di Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE: «Così non si può andare più avanti: è uno stillicidio continuo e quotidiano. Ogni giorno nel carcere di Regina Coeli a Roma succede qualcosa di grave. Le carceri italiane sono un colabrodo per le precise responsabilità di ha creduto che allargare a dismisura le maglie del trattamento a discapito della sicurezza interna ed in danno delle donne e degli uomini della Polizia Penitenziaria. Solamente l’intervento del personale di Polizia Penitenziaria è riuscito a riportare la calma a Regina Coeli. Ovviamente tutto ciò si è potuto verificare grazie allo scellerato regime “aperto” e solamente la prontezza e professionalità del personale intervenuto ha evitato un epilogo ben più drammatico».

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Tentativo di sequestro di un agente al carcere di Regina Coeli

Tentativo di sequestro di un agente al carcere di Regina Coeli di Roma, che resta al centro delle cronache per le continue violenze e gli atti di aggressione contro il personale di Polizia Penitenziaria, di cui si rendono protagonisti alcuni detenuti. Gravissimo l’ultimo grave episodio, nella notte appena trascorsa, sul quale ha riferito Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, il primo e più rappresentativo della Categoria:

Tentativo di sequestro verificatosi nella tarda serata di ieri

«Nella tarda serata di ieri si è infatti verificato il tentativo di sequestro ai danni di un Agente scelto di Polizia Penitenziaria, non andato a buon fine grazie alla prontezza di riflessi del collega ed anche all’intervento di un lavorante. Autori due detenuti italiani, trentenni, ristretti per reati connessi agli stupefacenti. Uno dei due detenuti, per altro, si era già reso protagonista l’altro ieri di un episodio di aggressione verso un altro poliziotto, sempre in Settima Sezione. Tornando a ieri, i due hanno puntato un coltello rudimentale alla gola al collega e, tenendolo per il collo, hanno cercato di chiuderlo nella loro cella. Gli hanno tolto le chiavi, ma lui ha opposto resistenza e non sono riusciti nell’intento. I detenuti si sono barricati nella cella ed è intervenuto, poi, il vicecomandante per riportare, nella notte, la situazione alla normalità.

SAPPE dice basta

Il SAPPE adesso dice veramente basta! Va bene il rischio del mestiere ma a questo punto sta diventando sempre più pericoloso fare questo lavoro senza uomini e mezzi appropriati e senza una formazione adeguata». Capece ricorda che da mesi il SAPPE denuncia le gravi violenze contro i poliziotti delle carceri italiane, sempre più spesso aggrediti, minacciati, feriti, contusi e colpiti con calci e pugni da detenuti e la mancata assunzione di provvedimenti in materia di ordine e sicurezza delle carceri da parte del Ministero della Giustizia a tutela degli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria.

Eventi contro agenti aumentati

«Gli eventi critici contro gli appartenenti alla Polizia Penitenziaria sono aumentati in maniera spaventosa, anche per effetto della vigilanza dinamica e del regime detentivo aperto. E tutto questo in assenza di provvedimenti utili a garantire la sicurezza e l’incolumità del personale di Polizia Penitenziaria». Da qui l’appello del SAPPE al Ministero della Giustizia per solleciti interventi per il reparto di Polizia Penitenziaria del carcere di Regina Coeli.

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Cella a fuoco a Regina Coeli

Ancora un grave fatto violento all’interno delle carceri laziali, segnatamente una cella a fuoco nella struttura detentiva di Regina Coeli, che avrebbe avuto tragiche conseguenze se l’intervento degli Agenti di Polizia Penitenziaria non fosse stato tempestivo e provvidenziale. La denuncia è di Maurizio Somma, segretario nazionale per il Lazio del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, che ricostruisce quel che è avvenuto ieri nella struttura carceraria di via della Lungara:

Cella incendiata da un detenuto

«Oggi un detenuto italiano ha incendiato la cella dove era ubicato con altri due. Quattro agenti e un ispettore sono prontamente intervenuti per spegnere l’incendio e portare fuori dalla cella, che era satura di denso fumo nero, i tre detenuti che nel frattempo si erano barricati in bagno armati di bastone. Il soggetto ha poi aggredito con calci pugni e sputi gli operanti che, per fortuna, non hanno riportato lesioni. È il secondo episodio nel giro di pochi giorni e per le medesime motivazioni, ottenere il trasferimento in un altro carcere».

Altro fatto grave la scorsa settimana

Somma ricorda che «la settimana scorsa un altro giovane detenuto italiano (poi trasferito d’urgenza a Velletri) ha dato in escandescenze, distrutto tutte le suppellettili della cella dove si trovava con altri due e poi reso completamente inagibili altre due celle, (distruggendone muri, pavimento e bagno) dove era stato, in successione ubicato in regime di rischio e sorveglianza a vista, e ha poi aggredito un agente minacciandolo con una lametta al collo. Anche in questo caso nessun ferito grazie alla prontezza degli agenti ma è indice del clima di tensione. La situazione a Regina Coeli è molto critica e servono urgenti provvedimenti».

Solidarietà del SAPPE ai poliziotti intervenuti

Il segretario generale del SAPPE Donato Capece esprime solidarietà ai poliziotti intervenuti. «Urgono interventi concreti da parte dell’Amministrazione Penitenziaria regionale a tutela del personale che lavora nelle carceri italiane, del Lazio e in particolare a Regina Coeli». Capece ricorda che da mesi il SAPPE denuncia le gravi violenze contro i poliziotti delle carceri italiane, sempre più spesso aggrediti, minacciati, feriti, contusi e colpiti con calci e pugni da detenuti e la mancata assunzione di provvedimenti in materia di ordine e sicurezza delle carceri da parte del Ministero della Giustizia a tutela degli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria, sintomo evidentemente di una mancanza di progettualità dell’esecuzione della pena e, in questo, contesto del ruolo dei Baschi Azzurri.

Assenza di provvedimenti per garantire sicurezza

«Gli eventi critici contro gli appartenenti alla Polizia Penitenziaria sono aumentati in maniera spaventosa e, come dimostra quel che è avvenuto a Regina Coeli, gli eroici poliziotti penitenziari rischiano davvero la vita per fronteggiare la follia criminale di certi delinquenti che anche in carcere non si fanno scrupoli di mettere a repentaglio la vita delle persone. E tutto questo in assenza di provvedimenti utili a garantire la sicurezza e l’incolumità del personale di Polizia Penitenziaria». Da qui l’appello del SAPPE al Ministero della Giustizia per solleciti interventi per il reparto di Polizia Penitenziaria del carcere di Regina Coeli.

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Drone con cellulari e hashish intercettato a Rebibbia

Importante operazione di servizio della Polizia Penitenziaria di Rebibbia, a Roma, che ha sequestrato diversi telefoni cellulari e dello stupefacente che era stato introdotti nel Nuovo Complesso della Casa circondariale attraverso un drone. A dare la notizia è il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, per voce del Segretario Nazionale per il Lazio Maurizio Somma.

Personale ha intercettato il drone

Il sindacalista spiega che il personale di Polizia Penitenziaria di Rebibbia «è stato molto bravo ad intercettare il drone ed a eseguire prontamente una perquisizione che ha permesso di sequestrare più di dieci telefonini, pani di hashish, cavi e fili per la ricarica degli apparecchi telefonici e svariate carte Sim. L’attenta sorveglianza posta in essere alla video sorveglianza ha consentito ai Baschi Azzurri di rilevare la presenza del drone nonostante le tenebre della sera.

Non è la prima volta che accade

Non è la prima volta che si rinvengono involucri contenenti droga e telefonini illecitamente introdotti con droni; una vera e propria “manna dal cielo” per i detenuti destinatari che possono condurre i loro illeciti traffici anche con l’esterno. Vengono cosi confermate tutte le ipotesi investigative circa l’ormai conclamato fenomeno di traffico illecito a mezzo droni, fenomeno questo favorito anche dalla libertà di movimento dei detenuti a seguito del regime custodiale aperto e delle criticità operative attuali, in cui opera la Polizia Penitenziaria, con dei livelli minimi di sicurezza.

Gravi episodi anche in altri penitenziari

Si pensi, ad esempio, al grave evento critico di Frosinone, avvenuto tempo fa, ove fece ingresso in Istituto una pistola con le stesse modalità. Il compiacimento del SAPPE Lazio va al personale del Reparto di Polizia Penitenziario del Nuovo Complesso di Rebibbia».

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Ennesima giornata di violenza a Rebibbia

Ennesima giornata di sangue e violenza nel carcere romano di Rebibbia, dove ieri due poliziotti sono stati aggrediti e feriti da un detenuto. Così Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria: «Il carcere romano di Rebibbia è interessato a lavori per ristrutturare alcune Sezioni e fare spazio a 50 arrestati attualmente ristretti in altri penitenziari e quindi, nella mattinata di ieri, sono iniziati gli spostamenti da un Reparto ad un altro di alcuni ristretti.

Detenuto psichiatrico già noto per le sue intemperanze

Questo detenuto psichiatrico, tra l’altro già noto per le sue intemperanze, forse avendo sentito o intuito degli spostamenti, ha iniziato a sbattere sul blindo e, una volta attirata l’attenzione dei poliziotti, ha riferito di sentirsi poco bene. Accompagnato, nella locale infermeria, ha incrociato un gruppo di detenuti che stavano per essere trasferiti al Reparto G9 e con in quali in precedenza aveva creato una sorta di sodalizio. E lì l’uomo ha iniziato a dare in escandescenza e a vagare per tutto il Reparto infermeria, pretendendo di essere trasferito nella stessa Sezione dei predetti detenuti. Visto che, ormai, non era più controllabile, si è provveduto a far sostare il detenuto presso il reparto G6 (il reparto infermeria). Tuttavia, però, una volta giunti dinanzi la cella ove è stato trasferito, ha aggredito i poliziotti e, in particolare, ha morso la mano ad un collega che ha dovuto ricorrere alle cure del locale nosocomio ove è stato ritenuto guaribile in 5 giorni».

Dura denuncia di Capece sulla sicurezza a Rebibbia

Capece torna a denunciare: «La consistente presenza di detenuti con problemi psichiatrici è causa da tempo di gravi criticità per quanto attiene l’ordine e la sicurezza del carcere di Rebibbia. Il personale di Polizia Penitenziaria è stremato dai logoranti ritmi di lavoro a causa delle violente e continue aggressioni. Ed è grave che, pur essendo a conoscenza delle problematiche connesse alla folta presenza di detenuti psichiatrici, le Autorità competenti non sia ancora state in grado di trovare una soluzione. Ogni giorno nelle carceri italiani succede qualcosa, ed è quasi diventato ordinario denunciare quel che accade tra le sbarre.

Stillicidio continuo per la Polizia Penitenziaria

Così non si può andare più avanti: è uno stillicidio continuo e quotidiano. E anche la gestione dei detenuti con problemi psichiatrici, che hanno invaso le carceri dopo la chiusura degli O.P.G. e fatto aumentare il numero degli eventi critici, merita attenzione ed una urgente e compiuta risoluzione».

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SAPPE: “Ennesima giornata di follia a Rebibbia”

Dopo l’ennesima giornata di follia e violenza vissuta nel carcere romano di Rebibbia, con due appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria feriti da un detenuto africano, è ferma la denuncia del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE. «Quel che è accaduto nel carcere di Rebibbia, con la violenta aggressione a due poliziotti ai quali va tutta la nostra vicinanza e solidarietà, ha riportato alla ribalta le difficoltà della struttura detentiva e delle gravi condizioni operative nelle quali lavora ogni giorno il personale di Polizia Penitenziaria», spiega Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE.

Ennesima aggressione al personale della Polizia Penitenziaria

«Purtroppo, ancora una volta, dobbiamo dare conto dell’ennesima grave aggressione in danno del personale della Polizia penitenziaria. Nel primo pomeriggio di ieri, presso il reparto detentivo “G11” della casa circondariale di Rebibbia N.C., un detenuto di origine africana, sembrerebbe con problemi psichiatrici, ha aggredito, senza nessun motivo, due agenti penitenziari. All’atto della conta delle 15, il detenuto si trovava immobile sul proprio letto e non rispondeva agli stimoli del collega. Allora, l’agente di sezione, preoccupato per lo stato di salute del detenuto richiedeva l’intervento in ausilio di un secondo collega al fine di entrare all’interno della cella e verificare le condizioni del soggetto. Una volta entrati, però, il detenuto, inaspettatamente balzava all’impiedi, dapprima cercando di infilzarli con una forchetta, e poi li aggrediva colpendoli ripetutamente con il manico di una scopa. Solo dopo aver subito ripetute percosse riuscivano a immobilizzarlo. I due agenti, dopo aver sedato gli animi dell’aggressore, venivano accompagnati in ospedale riportando rispettivamente due e tre giorni di prognosi.

Aggressore non nuovo a episodi del genere

L’aggressore sembrerebbe essere non nuovo a episodi del genere. Ci risulta, infatti, che abbia già aggredito altri poliziotti penitenziari nel carcere di Frosinone. Speriamo, almeno, in un pronto intervento del D.A.P. in modo che il facinoroso sia messo subito in partenza. Come sempre un plauso va ai due colleghi, al Capo Reparto del “G11”, al Preposto del reparto “G11” che stoicamente hanno affrontato l’ennesima grave criticità mettendo a rischio, come ogni giorno, la propria incolumità fisica per assicurare l’ordine e la sicurezza dell’istituto». Capece sottolinea ancora come: «la consistente presenza di detenuti con problemi psichiatrici è causa da tempo di gravi criticità per quanto attiene l’ordine e la sicurezza del carcere di Rebibbia. Il personale di Polizia Penitenziaria è stremato dai logoranti ritmi di lavoro a causa delle violente e continue aggressioni.

Grave non aver trovato soluzioni

Ed è grave che, pur essendo a conoscenza delle problematiche connesse alla folta presenza di detenuti psichiatrici, le Autorità competenti non sia ancora state in grado di trovare una soluzione. Ogni giorno nelle carceri italiani succede qualcosa, ed è quasi diventato ordinario denunciare quel che accade tra le sbarre. Così non si può andare più avanti: è uno stillicidio continuo e quotidiano. E anche la gestione dei detenuti con problemi psichiatrici, che hanno invaso le carceri dopo la chiusura degli O.P.G. e fatto aumentare il numero degli eventi critici, merita attenzione ed una urgente e compiuta risoluzione».

SAPPE: Se non in grado di gestire ci si deve dimettere

Dura la presa di posizione del SAPPE: «Se gli attuali vertici ministeriali, dipartimentali e regionali non sono in grado di garantire l’incolumità fisica ai poliziotti penitenziari devono dimettersi tutti! Le carceri sono in mano ai delinquenti e l’Amministrazione Penitenziaria ha affidato e le politiche penitenziari ai Garanti dei detenuti, facendo venire meno la sicurezza delle strutture. È una vergogna! Fare il poliziotto penitenziario in carcere è sempre più pericoloso e noi ci sentiamo abbandonati da tutti: dalle Istituzioni, dalla politica e soprattutto da Ministero della Giustizia e Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria».