Litigi e risse sempre più frequenti tra le strade della Capitale, automobilisti che arrivano alle mani per risolvere diverbi sorti per un sorpasso azzardato o per una precedenza non rispettata, episodi di vera e propria violenza urbana travagliano la già compromessa viabilità romana. I dati in possesso della Polizia Locale contribuiscono a fornire una stima della portata del fenomeno: tra il 2022 ed il 2023 sono state registrate 1.115 denunce per lesioni colpose, delle quali almeno 50 molto gravi e volontarie, causate da risse avvenute in seguito a incidenti stradali anche di piccola entità e che spesso comprendono attacchi verso le stesse autorità. Numeri che, in verità, riprodurrebbero una significativa sottostima della problematica: di fatto, a seguito della riforma Cartabia, è quasi sempre necessaria la querela della parte offesa per poter procedere con l’indagine e di conseguenza spesso si procede alla denuncia solo per i casi maggiormente cruenti.
Il “road rage”, o fenomeno della rabbia al volante, è stato descritto per la prima volta dalla stampa statunitense negli anni ’80, e si riferisce a qualsiasi manifestazione di collera durante la guida e può dipendere da diversi fattori. In particolare, la già congestionata circolazione capitolina fornisce terreno fertile per le ire di piloti e pedoni: viabilità compromessa dalla alta densità di automobili e da dissesti del manto stradale; servizi di trasporto pubblico scadenti, marciapiedi assenti o mal collocati, sono solo alcune tra le caratteristiche insite nella morfologia urbana che esasperano i residenti.
Non è possibile, però, giustificare gli episodi di violenza liquidandoli a “pura esasperazione” del cittadino nei confronti di un’amministrazione assente. Il quadro descritto, infatti, rimanda inoltre all’esigenza di investire maggiormente nell’educazione civica, di renderla parte integrante del processo di socializzazione dell’individuo sin dalla prima infanzia con lo scopo di formare un’identità forte e consapevole anche delle difficoltà che caratterizzano lo “stare insieme”, capace di non andare in crisi nel confronto, anche violento, con l’altro.