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Almanacco. 27 luglio 1993 a Roma esplodono 2 bombe danneggiando gravemente la chiesa di S.Giorgio al Velabro e la chiesa di San Giovanni in Laterano

Oggi nel nostro almanacco romano ricordiamo un terribile attentato.

Il 27 luglio 1993 A Roma esplodono due bombe danneggiando gravemente la chiesa di San Giorgio al Velabro e

la basilica di San Giovanni in Laterano.

La chiesa di San Giorgio al Velabro è oggetto di un attentato, un’esplosione dovuta ad un’auto bomba parcheggiata nei pressi

della facciata, carica di circa 100 kg di esplosivo, che ha causato

il crollo quasi totale del portico antistante la chiesa.

L’esplosione provoca inoltre l’apertura di una larga breccia sul

prospetto principale e dissesti statici alle strutture murarie della chiesa

e all’annesso convento dei Padri Crocigeri.

Contemporaneamente avviene un’altra esplosione a San Giovanni in Laterano.

I DUE ATTENTATI PROVOCANO 22 FERITI

Complessivamente i due attentati provocano 22 feriti.

Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, i mafiosi Lo Nigro, Spatuzza

e Giuliano si portarono a Roma il 26 luglio e nella serata del giorno successivo rubarono altre due Fiat Uno, accompagnati da Benigno e Scarano:

le due auto rubate furono portate nel magazzino di Di Natale sulla

via Ostiense, dove Lo Nigro e Benigno provvidero a imbottirle con l’esplosivo già conservato lì;

la sera stessa, Lo Nigro portò la prima autobomba davanti San Giorgio al Velabro mentre Spatuzza, Benigno e Giuliano portarono la seconda

a San Giovanni in Laterano, accendendo le rispettive micce:

le esplosioni, che avvennero a distanza di quattro minuti l’una dall’altra, provocarono ventidue feriti ma nessuna vittima, nonché gravi danneggiamenti alle due chiese.

Questi attentati non hanno rivendicazioni.

Le indagini porteranno verso la mafia che in quegli anni era messa

alle corde dalle indagini delle forze di polizia e della magistratura.

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Ultimi giorni di “Trame e Segni. Guido Strazza”

Ultimi giorni per visitare la mostra “Trame e Segni. Guido Strazza”, nel nuovo salone dedicato alle mostre al primo piano di Palazzo Carpegna. L’Accademia Nazionale di San Luca rende omaggio fino a sabato 29 luglio a Guido Strazza pittore Accademico Nazionale di San Luca dal 1997 e Presidente nel biennio 2011-2012, con una selezione di opere proveniente dall’importante donazione che l’artista fece nel 2018 all’Accademia.

Ricerche su trama e segno

Le opere scelte fanno parte delle ricerche svolte dall’artista negli anni Settanta intorno al tema della trama e del segno, riflessione che già da prima lo aveva condotto a indagare nuove forme d’intervento nello spazio: uno spazio relativo, costruito ad hoc dall’artista per poter accogliere il proprio mondo, il proprio immaginario, con le sue trame e i suoi segni. Inoltre, all’interno dello spazio espositivo, alle ore 16.30 di ogni giorno di apertura della mostra è proiettato il docufilm Guido Strazza (40’, 2023) di Nicoletta Nesler e Marilisa Piga. Per informazioni: www.accademiasanluca.it; tel. 066798848 e 066798850 selezionando l’interno della portineria.

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Almanacco. 26 luglio 1842 Cerimonia per l’erezione del secondo obelisco di Villa Torlonia

Oggi nel nostro almanacco romano ricordiamo il 26 luglio 1842.

Cerimonia per l’erezione del secondo Obelisco in Villa Torlonia.

I due obelischi di Villa Torlonia sono posti a eguale distanza dal Casino Nobile in asse con i due prospetti principali.

Committente Alessandro Torlonia per onorare la memoria dei genitori.
Sono alti poco più di dieci metri e pesano più di 22 tonnellate ciascuno.

LE BASI SONO DI TRAVERTINO E MARMO

Le basi sono rivestite di travertino e marmo.

Le pietre per realizzare i due obelischi furono estratte dalle cave

di granito rosa di Baveno, lavorate a Milano, indi furono trasportate attraverso il Po fino al mare, per essere imbarcate a Venezia

e circumnavigare la penisola fino a Fiumicino, attraverso il Tevere fino alla confluenza con l’Aniene;

poi trasportate lungo la Via Nomentana fino a Villa Torlonia ove giungono il 4 gennaio 1840.

Da lì ha inizio lungo lavoro per l’innalzamento.
I geroglifici dei due obelischi sono opera del padre barnabita Luigi Ungarelli.

Il primo obelisco viene eretto il 4 giugno 1842 al cospetto del papa

e del principe Ludwig di Baviera e dedicato al padre Giovanni Torlonia.

Il secondo viene elevato proprio il 26 luglio 1842 in occasione

della festa di Sant’Anna e dedicato alla madre Anna Maria e sito nella zona retrostante del palazzo.

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L’Art Forum Würth Capena presenta Etosha Wild Party

L’Art Forum Würth Capena presenta Etosha Wild Party, una serata all’insegna della natura selvaggia, con aperitivo e djset del dj Domino, venerdì 28 luglio alle 19.30. Arte di una giovane generazione nella Collezione Würth, in corso nello spazio espositivo fino al 14 ottobre 2023, l’appuntamento intende ricreare nel giardino antistante l’Art Forum Würth le atmosfere e le suggestioni dell’Etosha National Park, una delle più importanti attrazioni della Namibia, popolato da elefanti, rinoceronti, zebre, giraffe, struzzi, antilopi, leoni e ghepardi.

Prenotazione Art Forum Würth Capena

Posti limitati, prenotazione obbligatoria entro il 25 luglio allo 0690103800 o mail all’indirizzo art.forum@wuerth.it. Costo: 15€ a persona con dress code preferibilmente animalier, ma non obbligatorio. Durante la serata sarà possibile visitare la mostra Namibia. Arte di una giovane generazione nella Collezione Würth, un’indagine sull’arte della Namibia contemporanea, a cavallo del 1990, anno dell’indipendenza e spartiacque tangibile negli 80 lavori (tutti appartenenti alla collezione Würth) dei 33 artisti coinvolti.

Dialogo tra tradizione ed esplorazione contemporanea

A metà strada tra la tradizione e l’esplorazione contemporanea, in mostra dialogano modalità espressive di artisti di età diverse che si confrontano su grandi temi come il paesaggio namibiano, la spiritualità, la vita rurale e le questioni di attualità politica e sociale, ma anche le tematiche che riguardano il passato, l’identità minacciata, le nuove problematiche post indipendenza, come il consumo eccessivo e la comunicazione.

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Almanacco. 25 luglio 315 Il popolo e il Senato di Roma inaugurano l’ARCO in onore di Costantino

Oggi nel nostro almanacco romano ricordiamo il 25 luglio 315.

Il popolo e il Senato inaugurano l’ARCO in onore di COSTANTINO.

L’arco fu dedicato dal senato per commemorare la vittoria di Costantino I contro Massenzio nella battaglia di Ponte Milvio (28 ottobre del 312)

e inaugurato ufficialmente il 25 luglio del 315 (nei decennali dell’imperatore, cioè l’anniversario dei dieci anni di potere)

o nel 325 (vicennalia).

La collocazione, tra il Palatino e il Celio, era sull’antico percorso dei trionfi.

L’ARCO DI COSTANTINO E’ UNO DEI TRE ARCHI TRIONFALI SOPRAVVISSUTI A ROMA

L’arco è uno dei tre archi trionfali sopravvissuti a Roma, in via dei Fori imperiali:

gli altri due sono l’arco di Tito (81-90 circa) e l’arco di Settimio Severo (202-203).

L’arco, come anche quello di Tito, è quasi del tutto ignorato dalle

fonti letterarie antiche e le informazioni che si conoscono derivano

in gran parte dalla lunga iscrizione di dedica, ripetuta su ciascuna faccia principale dell’attico.

Nonostante la tradizione agiografica dell’apparizione della Croce durante la battaglia di Ponte Milvio, all’epoca della costruzione

dell’arco Costantino non aveva ancora reso pubblica alcun simpatia verso il Cristianesimo;

l’imperatore, che aveva ribadito libertà di culto alle popolazioni dell’Impero Romano nel 313, partecipò solo nel 325 al concilio di Nicea.

Nonostante la discussa frase instinctu divinitatis

(«per ispirazione divina») sull’iscrizione, è verosimile che

all’epoca Costantino mantenesse perlomeno una certa equidistanza tra le religioni, anche per ragioni di interesse politico.

I RILIEVI PRESENTI NELL’ARCO

Tra i rilievi dell’arco sono infatti presenti scene di sacrificio a

diverse divinità pagane (nei tondi adrianei) e busti di divinità sono presenti anche nei passaggi laterali, mentre altre divinità pagane

erano raffigurate sulle chiavi dell’arco.

Significativamente però, tra i pannelli riciclati da un monumento dell’epoca di Marco Aurelio, furono tralasciati nel reimpiego

proprio quelli che si riferiscono al trionfo e al sacrificio capitolino

(che oggi sono ai Musei Capitolini), raffiguranti quindi la più alta cerimonia della religione di Stato pagana.

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Almanacco. 24 luglio 2008: A Roma, l’Ente Eur avvia la demolizione del Velodromo Olimpico

Oggi nel nostro almanacco ricordiamo il 24 luglio 2008:

L’Ente EUR avvia la demolizione del Velodromo Olimpico.
era un impianto sportivo di Roma; adibito a corse ciclistiche su pista,

fu inaugurato nel 1960 in occasione dei Giochi della XVII Olimpiade.
Capace di più di 17.660 posti a sedere, rimase inutilizzato dal 1968

e fu demolito nel 2008.

Il suo abbattimento fu oggetto di indagine giudiziaria, in quanto si ventila l’ipotesi di disastro colposo per via dell’amianto liberato

nell’aria in occasione dell’esplosione che distrusse l’impianto.

IL VELODROMO FU INAUGURATO NEL 1960

Dissesti del terreno ne misero in questione la sicurezza e già fino

dalla fine degli anni sessanta esso smise di essere utilizzato per eventi sportivi. In seguito non si riuscì mai a trovare un accordo tra tutti i soggetti interessati (il CONI, proprietario dell’impianto, il Comune di Roma e l’Ente EUR) per rilanciare l’impianto, fino alla decisione definitiva di demolirlo a seguito della dichiarazione di stabile pericolante; inutile anche un estremo tentativo per via giudiziaria

delle ultime ore per impedire la demolizione: il giudice aveva ordinato la sospensione, ma le evidenti ragioni di sicurezza connesse a tale decisione (la sminatura avrebbe richiesto circa un mese) hanno avuto

la meglio sulle ragioni di chi chiedeva il rinvio.
Roma rimane così senza velodromi dopo la dismissione, avvenuta già dagli anni settanta, di analogo impianto esistente lungo la via Appia in prossimità di largo dei Colli Albani.

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Arcadia Urbana fino al 28 luglio al Parco delle Valli

Arcadia Urbana in programma fino al 28 luglio al Parco delle Valli. La rassegna porta per la prima volta nella Capitale l’esperienza della Festa di Teatro Eco Logico, un progetto che da dieci anni sperimenta le relazioni fra arte, natura e spettatore “a spina staccata” ovvero senza corrente elettrica e quindi senza microfoni o luci artificiali e in dialogo con lo spazio naturale proponendo spettacoli, incontri e performance site specific intorno al tema della sostenibilità ambientale, tutti a ingresso libero.

Clou di Arcadia Urbana

Il clou di tutta la manifestazione è la messa in scena di Aminta (foto Sebastiano Cannavò) di Torquato Tasso il 25, 26 e 28 luglio alle ore 18:30 in un allestimento site-specific che celebra i 450 anni dalla prima rappresentazione, avvenuta proprio nel luglio del 1573. Il classico del teatro rinascimentale italiano rivive tra gli alberi del Parco delle Valli, esempio perfetto isola di verde incastonata nel tessuto urbano e dunque evocatrice di un’idea di “arcadia” cittadina.

Regia di Alessandro Fabrizi

Lo spettacolo vede in scena Maria Vittoria Argenti, Francesco Buttironi, Alessio Esposito, Alessandro Fabrizi, Giuseppe Lanino, Laura Mazzi, Amedeo Monda e Maurizio Rippa con il gruppo musicale Fabrica Ensemble, le musiche originali di Gianluca Misiti, i costumi di Marina Sciarelli e la regia di Alessandro Fabrizi. Per approfondire la flora e la fauna evocate da Tasso nel poema il 26 luglio alle ore 17 l’attore e guida naturalistica Giuseppe Lanino sarà protagonista di un incontro su questo tema dal titolo I Boschi in Aminta.

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Almanacco. 22 luglio 1927 dalla fusione dell’Alba Audace, del Roman e della Fortitudo, viene fondata l’A.S. Roma

Oggi nel nostro almanacco romano ricordiamo una data molto cara

ai tifosi giallorossi. Il 22 luglio 1927. Fondata l’A.S. Roma:

Dalla fusione dell’Alba Audace, del Roman e della Fortitudo Pro Roma, è costituita ufficialmente l’A.S. Roma.

Nella sua storia la società giallorossa ha vinto tre scudetti,

nove Coppe Italia e due Supercoppe italiane. I colori sociali sono

quelli della città.

L’atto costitutivo del 7 giugno, che sancisce la fusione tra le

tre società, e del quale in seguito si perdono le tracce,

viene ratificato l’11 luglio 1927, mentre la redazione dell’Ordine del Giorno n. 1 è del 22 luglio.

Il 16 dello stesso mese, i calciatori giallorossi fecero il loro

esordio giocando un’amichevole contro gli ungheresi dell’Újpest sul terreno

del Motovelodromo Appio: l’incontro viene vinto dai capitolini per 2-1.

NEI PRIMI ANNI DEL 1930 E’ PRESIEDUTA DA RENATO SACERDOTI

Nei primi anni 1930 la Roma è presieduta da Renato Sacerdoti,

ex presidente del Roman che aveva garantito il denaro necessario all’allestimento della nuova squadra.

La sua prima presidenza termina nel 1935, anno in cui fu allontanato

per le sue origini ebraiche.

I giallorossi, sin dai primi campionati, occupano stabilmente

le parti alte della classifica, esordendo già nel 1931

in Coppa dell’Europa Centrale e raggiungendo la finale di Coppa Italia 1936-37;

il periodo è segnato dal “mito” del Campo Testaccio, storico stadio

nel quale fu disputato un famoso Roma-Juventus, vinto per 5-0 dalla Lupa.

Nella stagione 1941-42 la Roma conquista il suo primo scudetto, vincendo per 2-0 la gara dell’ultima giornata contro il Modena.

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Almanacco. 21 luglio 1656 Papa Alessandro VII indice un Giubileo per invocare l’aiuto di Dio contro la peste

Oggi nel nostro almanacco romano ricordiamo il 21 luglio 1656.

ALESSANDRO VII indice un Giubileo straordinario per invocare l’aiuto di Dio contro la peste.

L’epidemia era arrivata a Roma attraverso un marinaio napoletano

che aveva preso alloggio in un albergo di Montefiore, a Trastevere.

Su una cittadinanza di poco meno di 100.000 persone, i morti sono 14.473:

11.373 alla sinistra del Tevere e 1.600 a Trastevere.

Molti narratori dell’epoca si mostrarono seriamente preoccupati per

ciò che stava accadendo, la capitale era letteralmente in ginocchio.

INTERI QUARTIERI ROMANI ERANO IN ISOLAMENTO.

Mentre interi quartieri romani e numerose località venivano poste in isolamento in presenza di casi accertati di peste e, al contempo, si introduceva,

a carico di tutti i cittadini, l’obbligo di denuncia dei decessi e di

ogni sospetto di contagio, la Congregazione di Sanità predispose

un sistema di lazzaretti basato sulla rigida separazione dei ricoverati

in luoghi della città distinti, destinati rispettivamente al ricovero

dei malati, all’osservazione dei casi sospetti e alla convalescenza dei sopravvissuti.

L’obbiettivo era quello di procedere celermente all’isolamento e

al trasferimento degli infetti, con l’applicazione coatta della quarantena

a tutte le persone con le quali fossero venuti a contatto.

I controlli sul territorio, oltre a riguardare la quotidiana ricerca

ed type=’text/javascript’ identificazione degli ammalati, accertati e potenziali, nei diversi rioni,

si estesero anche alle abitazioni private, sigillate e “disinfettate”

se abitate da appestati, alle merci ed agli oggetti entrati in possesso o nelle disponibilità dei contagiati.

FURONO INASPRITE LE SANZIONI

In un’ottica di prevenzione generale negativa furono inasprite

le sanzioni comminate per la violazione delle disposizioni,

secondo una concezione della pena incentrata sulla funzione della deterrenza.

La Congregazione di Sanità, su mandato del Pontefice, intervenne

anche a regolamentare la vita religiosa della città introducendo

notevoli limitazioni.

Fu sospesa l’adorazione eucaristica comunitaria nel contesto

della celebrazione delle Quarantore e vennero vietate le processioni

e le prediche di piazza.

Inoltre, dato che, nonostante i divieti, i fedeli romani continuavano

ad affluire presso la chiesa di Santa Maria in Portico, ove si conservava l’icona della Beata Vergine del Portico, considerata protettrice della città dalle pestilenze,

la Congregazione, per impedire che l’affollamento potesse

rivelarsi occasione propizia per l’ulteriore diffusione del male,

dispose la chiusura della chiesa e della via sulla quale essa si affacciava.

ALLA FINE DELL’EPIDEMIA LA CITTA’ APPARIVA SPOPOLATA

Quando nell’agosto del 1657, dopo una recrudescenza del morbo

nei mesi precedenti, l’epidemia poté considerarsi definitivamente debellata,

papa Alessandro declinò la proposta, deliberata dal “senato e popolo romano”, di erigere una statua in suo onore quale salvatore della città, asserendo di «non volere altro simulacro che quello il quale i romani

gli conservassero ne’ loro cuori».

Adempiendo ad un precedente voto volle, invece, riedificare

ed ampliare la piccola chiesa di Santa Maria in Portico, affinché la miracolosa icona mariana fosse accolta in un tempio degno di

Colei che aveva interceduto per liberare Roma dalla pestilenza.

Alla fine dell’epidemia la città appariva quasi spopolata;

molte generazioni di intellettuali, politici, artisti, furono del tutto cancellate.

La città però riuscì a riprendersi quasi completamente già a fine secolo.

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La mostra L’immagine sovrana. Urbano VII e i Barberini fino al 30 luglio

La mostra L’immagine sovrana. Urbano VII e i Barberini, a cura di Maurizia Cicconi, Flaminia Gennari Santori, Sebastian Schütze, fino a domenica 30 luglio 2023 a Palazzo Barberini, sede delle Gallerie Nazionali di Arte Antica. L’occasione è il quattrocentesimo anniversario dell’elezione di Maffeo Barberini al soglio pontificio col nome di Urbano VIII. Una mostra (foto Alberto Novelli) imponente che celebra il profilo culturale e politico del papa che più di ogni altro incise in maniera straordinaria e radicale sul pensiero filosofico, sul sapere scientifico e sulle arti del Seicento, con l’obiettivo di illustrare le modalità con le quali il pontefice privilegiò lo strumento dell’egemonia culturale in funzione dell’azione politica e di governo.

Percorso della mostra

Il percorso si articola in dodici sezioni, procedendo dallo Spazio Mostre al piano terra agli spazi più emblematici del museo, come le sale monumentali del piano nobile: Salone Pietro da Cortona, Sala Marmi, Sala del Trono, Sala Paesaggi e alcune sale della collezione permanente. Capolavori della collezione Barberini, smembrata nei secoli e attualmente conservata nei principali musei del mondo, tornano quindi nella loro sede originaria. In mostra più di 80 opere provenienti dalla collezione del museo e da oltre 40 tra istituzioni museali e collezioni private italiane e internazionali; solo per citarne alcuni: Gallerie degli Uffizi; Pinacoteca di Brera; Museo e Real Bosco di Capodimonte; Galleria Borghese, Musei Vaticani, Staatliche Museen zu Berlin, The British Museum, The National Gallery, Museo Nacional del Prado, Musée du Louvre; Albertina, e Kunsthistorisches Museum di Vienna; Minneapolis Institute of Art, The Metropolitan Museum of Art di NY, Philadelphia Museum of Art e Saint Louis Art Museum.