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Nuovo CNA Point a Fiumicino

Inaugurato quest’oggi un nuovo CNA Point con sede a Fiumicino, alla presenza del Segretario della CNA di Roma, Stefano Di Niola, del Sindaco del Comune di Fiumicino, Esterino Montino, di Damiano Radeglia, CEO Scudo Consulenze Srl – UnipolSai e UniSalute e di Marcello Tamiano, Presidente CNA Area Litorale. «Viviamo in una delicata fase socio-economica e proprio per questo diventa essenziale riuscire ad essere vicini alle imprese del territorio, anche attraverso punti di contatto diretto che possano fornire risposte e strumenti utili agli imprenditori e le imprenditrici di un comune importante ed esteso come quello di Fiumicino.

Nuovo CNA Point a disposizione di tutte le imprese del luogo

Il CNA Point insieme a UnipolSai sarà a disposizione di artigiani, commercianti, professionisti e delle tante, micro, piccole e medie imprese, per offrire soluzioni e opportunità. Un ringraziamento al Comune di Fiumicino per la disponibilità offerta alla CNA di Roma, aiutandola a rafforzare la presenza sul territorio e a divenire un punto di riferimento per la comunità che la ospita». Questo il commento di Marcello Tamiano, Presidente della Zona Litorale. «In un momento di ripresa che segue i difficili anni di crisi dovuti alla pandemia, avere sul territorio un luogo dedicato alle piccole e medie imprese locali aiuta a ricreare quel tessuto economico che può rendere ancora più autonomo e attrattivo il nostro Comune. Ringrazio la Cna Roma per aver deciso di aprire questo importante presidio nel cuore della nostra Città», ha dichiarato il sindaco di Fiumicino Esterino Montino.

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Tanti italiani in difficoltà a Pasqua

Mai così tanti italiani in difficoltà a Pasqua, con 2,6 milioni di persone costrette a chiedere aiuto per mangiare per colpa della guerra e dell’aumento dell’inflazione, che colpisce i prezzi del carrello della spesa. È quanto emerge dall’analisi di Coldiretti divulgata alla vigilia delle festività pasquali, dove cresce il numero di quanti non riescono più a garantirsi il cibo quotidiano. Tra questi ci sono peraltro 538.423 bambini di età uguale o inferiore ai 15 anni, 299.890 anziani, 81.963 senza fissa dimora di età uguale o superiore ai 65 anni, e 31.846 disabili. Si tratta della componente più debole della società che è più esposta all’impoverimento alimentare determinato dal caro prezzi, ma anche dal rallentamento dell’economia e dalla frenata dell’occupazione.

Tanti italiani hanno perso il lavoro o hanno dovuto chiudere la loro attività

Fra i nuovi poveri ci sono coloro che hanno perso il lavoro, piccoli commercianti o artigiani che hanno dovuto chiudere. Ma anche le persone impiegate nel sommerso che non godono di particolari sussidi o aiuti pubblici e non hanno risparmi accantonati. Così come molti lavoratori a tempo determinato o con attività saltuarie, fermati o danneggiati dalle limitazioni rese necessarie in due anni di pandemia. Persone e famiglie che mai prima d’ora avevano sperimentato condizioni di vita così problematiche. «Per arginare questa situazione serve un deciso intervento della Pubblica Amministrazione ed è importante l’apertura dei primi bandi per acquistare alimenti di base di qualità Made in Italy da consegnare agli indigenti, sui quali occorre ora accelerare utilizzando le risorse stanziate per acquistare cibi e bevande da distribuire ai nuovi poveri», ha sottolineato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini.

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Gli effetti della guerra sulle imprese dell’agroalimentare

Gli effetti della guerra si fanno sentire sulle imprese dell’agroalimentare e non solo. Insieme sommano il 5,5% dei prestiti bancari, per un totale di 41 miliardi di euro. È quanto afferma la Coldiretti sulla base dei dati Abi in riferimento al Def nel sottolineare che per garantire la sostenibilità finanziaria delle imprese occorre prevedere misure in favore del settore agricolo per contenimento dei costi dell’energia, strumenti di accesso al credito e garanzie, ma anche norme per semplificare e sbloccare tutte le risorse già stanziate per il settore.

Aziende in crisi per effetti della guerra

Più di 1 azienda agricola su 10, l’11%, è in una situazione così critica da portare alla cessazione dell’attività e circa 1/3 del totale nazionale, il 30%, si trova comunque costretta in questo momento a lavorare in una condizione di reddito negativo per effetto dell’aumento dei costi, secondo l’analisi Coldiretti su dati Crea. È il risultato di uno tsunami che si è abbattuto a valanga sulle aziende agricole con rincari per gli acquisti di concimi, imballaggi, gasolio, attrezzi e macchinari che stanno mettendo in crisi i bilanci delle aziende agricole.

Aumenti dei costi nelle campagne

Nelle campagne si registrano aumenti dei costi che vanno dal +170% dei concimi al +90% dei mangimi al +129% per il gasolio con incrementi dei costi correnti di oltre 15.700 euro in media ma con punte oltre 47mila euro per le stalle da latte e picchi fino a 99mila euro per gli allevamenti di polli, secondo lo studio del Crea. Ad essere più penalizzati con i maggiori incrementi percentuali dei costi correnti sono proprio le coltivazioni di cereali, dal grano al mais, che servono al Paese a causa dell’esplosione della spesa di gasolio, concimi e sementi e l’incertezza sui prezzi di vendita con le quotazioni in balia delle speculazioni di mercato.

Effetti della guerra anche su serre e vivai

In difficoltà serre e vivai per la produzione di piante, fiori, ma anche verdura e ortaggi seguiti dalle stalle da latte. L’incremento dei costi rischia di aumentare la dipendenza dall’estero per gli approvvigionamenti agroalimentari con l’Italia che è già obbligata ad importare il 64% del grano per il pane, il 44% di quello necessario per la pasta, ma anche il 16% del latte consumato, il 49% della carne bovina e il 38% di quella di maiale, senza dimenticare che con i raccolti nazionali di mais e soia, fondamentali per l’alimentazione degli animali, si copre rispettivamente appena il 53% e il 27% del fabbisogno italiano secondo l’analisi del Centro Studi Divulga.

Prandini: “Bisogna intervenire”

«Bisogna intervenire per contenere il caro energia ed i costi di produzione con misure immediate per salvare aziende e stalle e strutturali per programmare il futuro», ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini.

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Guerra mette in crisi il vino italiano

La guerra in Ucraina mette in crisi il vino italiano, con aumenti del 35% e un impatto pesante sulle aziende vitivinicole. È l’allarme lanciato dal presidente della Coldiretti Ettore Prandini in occasione dell’incontro sull’impatto del conflitto sulla vita quotidiana delle aziende vitivinicole, organizzato all’Auditorium Verdi al Vinitaly di Verona, con la prima mostra per “toccare con mano” la classifica degli aumenti nel bicchiere. Gli incrementi in termini assoluti per le imprese del vino sono in media di 6886 euro secondo l’analisi Coldiretti su dati Crea.

Aziende Made in Italy in difficoltà

Le aziende vitivinicole Made in Italy si sono così trovate a fronteggiare aumenti unilaterali da parte dei fornitori di imballaggi che arrivano oggi a pesare sui bilanci per oltre un miliardo di euro. Una bottiglia di vetro costa più del 30% in più rispetto allo scorso anno, mentre il prezzo dei tappi ha superato il 20% per quelli di sughero e addirittura il 40% per quelli di altri materiali. Per le gabbiette per i tappi degli spumanti gli aumenti sono nell’ordine del 20% ma per le etichette e per i cartoni di imballaggio si registrano rispettivamente rincari del 35% e del 45%, secondo l’analisi Coldiretti.

A causa della guerra i prezzi cambiano di settimana in settimana

Ma i prezzi degli ordini cambiano ormai di settimana in settimana, rendendo peraltro impossibile una normale programmazione economica nei costi aziendali. Problemi anche per l’acquisto di macchinari, soprattutto quelli in acciaio, prevalenti nelle cantine, per i quali è diventato impossibile persino avere dei preventivi. Rincarato anche il trasporto su gomma del 25% al quale si aggiunge la preoccupante situazione dei costi di container e noli marittimi, con aumenti che vanno dal 400% al 1000%. In generale, secondo il global index Freightos, importante indice nel mercato delle spedizioni, l’attuale quotazione di un container è pari a 9.700 dollari contro 1.400 dollari di un anno fa.

Andamento vendite in discesa

La situazione di difficoltà si evidenzia anche dall’andamento delle vendite che per il 55% delle cantine italiane sono diminuite nel 2022, mentre per il 42% sono rimaste invariate e solo un 3% dichiara di averle aumentate. Gli effetti delle tensioni commerciali legate alla guerra si ripercuotono anche sull’export dove oltre quattro cantine su dieci (43%) affermano di aver ridotto le spedizioni. Occorre comunque ricordare che sino ad oggi l’incremento dei costi è stato scaricato esclusivamente sulle spalle dei viticoltori, come dimostra il fatto che il prezzo del vino, secondo l’analisi Coldiretti su dati Istat, è addirittura diminuito dell’1,2% e dello 0,4% nei primi due mesi del 2022, per poi crescere appena dello 0,5% a marzo, in netta controtendenza con i rincari, spesso a doppia cifra, di tutti gli altri prodotti alimentari.

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Prezzi dei concimi alle stelle

Prezzi dei concimi che schizzano alle stelle, con aumenti che arrivano anche al 170%, a causa della guerra tra Russia e Ucraina. Hanno raggiunto i 65 milioni nel 2021 le importazioni dalla Russia in Italia di fertilizzanti che sono stati vietati dal quinto pacchetto di sanzioni approvato dall’Ue per la guerra in Ucraina.

Analisi Coldiretti su dati Istat

È quanto emerge dall’analisi della Coldiretti sulla base di Istat che evidenziano difficoltà nel commercio di fertilizzanti necessari in agricoltura per garantire la crescita delle colture. Un duro colpo per l’Italia che, importava fertilizzanti anche dalla Bielorussia per 20 milioni e ben 55 milioni di euro dall’Ucraina. Le sanzioni peraltro scattano proprio alla vigilia delle semine primaverili necessarie all’Italia per garantire la produzione di mais, girasole e soia per l’alimentazione degli animali mentre in autunno le concimazioni serviranno per il grano duro per la pasta e quello tenero per la panificazione.

Prezzi dei concimi con aumenti oltre il 170%

Alla mancanza di forniture si aggiungono le difficoltà determinate dai forti rincari con i prezzi che sono balzati del +170% dei concimi, con l’urea che supera i 1000 euro a tonnellata rispetto ai 350 euro dello scorso anno, il nitrato ammonico raggiunge quota record di 1000 euro euro a tonnellata, il perfosfato minerale è passato da 170 agli attuali 350 euro a tonnellata, mentre i concimi a contenuti di potassio sono schizzati da 450 a 850 euro a tonnellata, secondo Cai. In questo contesto è importante il via libera richiesto dalla Coldiretti a fertilizzanti naturali come il digestato prodotto negli allevamenti per far fronte alla carenza di quelli chimici. L’Italia infatti importa complessivamente fertilizzanti chimici ed organici e chimici per un totale di 980 milioni di euro, secondo l’analisi della Coldiretti su dati Istat nel 2021. Un trend che fino alla fine delle ostilità dovrebbe rimanere tale.

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Carbonara Day amara

Festa amara quest’anno per il carbonara day, con il prezzo della pasta che è aumentato del 13% rispetto allo scorso anno per effetto delle tensioni internazionali e dei rincari energetici e delle materie prime. È quanto emerge dall’analisi della Coldiretti sui dati Istat relativi a marzo 2022, divulgata in occasione della Giornata internazionale della carbonara che si festeggia in tutto il mondo. Il covid e le tensioni internazionali hanno tuttavia tagliato del 3%, ad un valore di 3 miliardi, le esportazioni Made in Italy di pasta nel mondo dove la ricetta carbonara è una delle più amate ma anche delle più taroccate. Dall’abitudine belga di modificarla con l’impiego della panna a quella anglosassone di utilizzare il bacon al posto del guanciale che in alcune ricette è addirittura sostituito dalla mortadella.

Carbonara Day fantasiosa all’estero

Preparazioni fantasiose anche dalla Francia agli Usa. Lo scorso anno si è parlato addirittura di “Smoky Tomato Carbonara”, ovvero la carbonara di pomodoro affumicata pubblicata dal prestigioso New York Times. La versione inventata dal quotidiano Usa utilizza oltre al pomodoro il bacon al posto del guanciale, mentre il Pecorino Romano è sostituito dal Parmesan, una brutta copia Made in Usa del Parmigiano Reggiano e del Grana Padano. La mancanza di chiarezza sulle ricette Made in Italy offre terreno fertile alla proliferazione di prodotti alimentari taroccati all’estero dove le esportazioni di prodotti agroalimentari tricolori potrebbero triplicare se venisse uno stop alla contraffazione alimentare internazionale che è causa di danni economici, ma anche di immagine.

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Sos per gli allevamenti italiani

Sos di Coldiretti Lazio per migliaia di allevamenti italiani. Solo nel Lazio rischia di chiudere una stalla su quattro solo a causa della crisi energetica e per la guerra in Ucraina. A questo ora si aggiungono le nuove scelte della Commissione europea, che compromettono la capacità di approvvigionamento nazionale del Paese, già deficitario per carne e latte. È quanto afferma la Coldiretti Lazio in riferimento alle anticipazioni sulla proposta della Commissione UE per la revisione della Direttiva 2010/75/UE relativa alle emissioni industriali (IED), per la prevenzione e riduzione dell’inquinamento attesa per martedì 5 aprile.

Sos per i pesanti oneri burocratici

Le bozze attuali allargano una serie di pesanti oneri burocratici ad un maggior numero di aziende zootecniche e aggiungono all’ambito di applicazione il settore delle produzioni bovine, che prima era escluso. «È una scelta inaccettabile – spiega il presidente di Coldiretti Lazio, David Granieri – che rischia di condannare alla chiusura tantissimi allevamenti con un nuovo carico di burocrazia che fa aumentare i costi del sistema zootecnico». Il presidente nazionale di Coldiretti, Ettore Prandini ha già sollecitato personalmente i Commissari Wojciechowski e Gentiloni, oltre ai parlamentari europei italiani delle commissioni ambiente, industria ed agricoltura, per modificare una decisione che rappresenta un attacco al sistema allevatoriale europeo.

Rischio di aprire alla carne sintetica

«In un momento in cui è sempre più evidente la necessità di puntare sulla sicurezza alimentare e sull’autosufficienza, a Bruxelles si rischiano di fare scelte che aprono la strada alla “carne sintetica”. La carne italiana nasce da un sistema di allevamento, che per sicurezza, sostenibilità e qualità non ha eguali al mondo, consolidato anche grazie a iniziative di valorizzazione messe in campo dagli allevatori, con l’adozione di forme di alimentazione controllata, disciplinari di allevamento restrittivi, sistemi di rintracciabilità elettronica e forme di vendita diretta della carne. Le nuove scelte Ue rischiano di aprire le porte alle importazioni di carne da paesi terzi, che spesso garantiscono minori standard di sicurezza alimentare e maggiori impatti ambientali di quelli europei». L’Italia dipende già dall’estero per il 16% del latte consumato, il 49% della carne bovina e il 38% di quella di maiale secondo l’analisi del Centro Studi Divulga.

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In gioco il primato italiano nei prodotti alimentari nella UE

Con la riforma del sistema europeo delle denominazioni di origine (IG) è in gioco il primato italiano nell’Unione Europea con 843 prodotti riconosciuti, tra alimentari e vini, che sviluppano un valore della produzione di 16,6 miliardi di euro e un export da 9,5 miliardi di euro con il contributo di oltre 86mila operatori. E’ quanto afferma la Coldiretti in riferimento la proposta di regolamento della Commissione europea che modifica il sistema delle indicazioni geografiche (IG), in particolare i Regolamenti 1308/2013 (IG vino) e 2019/787 (IG liquori) e di abrogazione del Reg. 1151/2012 (DOP/IGP/STG), che passerà ora all’esame del Parlamento europeo con l’importante ruolo di relatore dell’italiano Paolo De Castro.

Proposta che presenta luci e ombre

Una presenza importante di fronte ad una proposta che presenta luci ed ombre che potranno essere dissipate nel corso della discussione. «Dalla difesa del sistema delle indicazioni geografiche europee dipende la lotta al falso Made in Italy alimentare che nel mondo vale oltre 100 miliardi di euro», afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che «dal contrasto alle imitazioni dipende la crescita di un sistema che oltre all’impatto economico ed occupazionale rappresenta un patrimonio culturale ed ambientale del Paese».

Unica procedura di registrazione che mette in gioco il primato italiano

Tra gli elementi positivi è segnalata la semplificazione delle procedure di registrazione: infatti, le diverse norme tecniche e procedurali attualmente vigenti sulle IG “saranno fuse” dando luogo a un’unica procedura di registrazione per i richiedenti UE e non UE, che dovrebbe abbreviare i tempi tra la domanda e la registrazione e quindi essere più attrattivo per i produttori. Inoltre si aumenta la tutela delle IG, in particolare si rafforza il controllo sulle merci vendute dalle piattaforme online e contro l’uso in malafede, anche attraverso il sistema dei nomi di dominio internet. In tal senso si riconosce ai “gruppi di produttori riconosciuti” di poter far rispettare e sviluppare le loro IG, in particolare avendo accesso alle autorità anti-contraffazione e alle dogane di tutti gli Stati membri e di poter impedire a tutti i terzi l’introduzione di merci nell’UE che violano le norme sulle IG.

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L’inflazione decolla per i prodotti alimentari

L’inflazione decolla per i prodotti alimentari. Crescono infatti i prezzi al dettaglio, con aumenti che arrivano al 8,1% per la frutta, fino all’17,8% per le verdure, ma nei campi e nelle stalle è crisi profonda con più di 1 azienda agricola su 10, l’11%, che è in una situazione così critica da portare alla cessazione dell’attività. Circa 1/3 del totale nazionale, il 30%, si trova comunque costretto in questo momento a lavorare in una condizione di reddito negativo, per effetto dell’aumento dei costi di produzione.

Allarme di Coldiretti per l’inflazione al +6.7% su dati Istat

È l’allarme lanciato dalla Coldiretti sulla base dei dati Istat a marzo che evidenziano un’accelerazione dei prezzi dei beni alimentari al consumo del +5,5% con l’inflazione che sale al +6,7%, che non si registrava da luglio 1991. Il caro energia investe consumatori e agricoltori che sono colpiti direttamente dall’aumento delle bollette, ma anche indirettamente per l’impatto sui costi di produzione. Uno tsunami che si è abbattuto a valanga sulle aziende agricole con rincari per gli acquisti di concimi, imballaggi, gasolio, attrezzi e macchinari che stanno mettendo in crisi i bilanci delle aziende agricole.

Aumenti dei costi nelle campagne

Nelle campagne si registrano aumenti dei costi che vanno dal +170% dei concimi al +90% dei mangimi e al +129% per il gasolio, con incrementi dei costi correnti di oltre 15.700 euro in media, ma con punte oltre 47mila euro per le stalle da latte, e picchi fino a 99mila euro per gli allevamenti di polli, secondo lo studio del Crea. Ad essere più penalizzati con i maggiori incrementi percentuali dei costi correnti sono proprio le coltivazioni di cereali, dal grano al mais, che servono al Paese a causa dell’esplosione della spesa di gasolio, concimi e sementi e l’incertezza sui prezzi di vendita con le quotazioni in balia delle speculazioni di mercato. In difficoltà serre e vivai per la produzione di piante, fiori, ma anche verdura e ortaggi seguiti dalle stalle da latte.

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Calano i prezzi del vino

In controtendenza rispetto all’andamento generale, calano dello 0,4% al dettaglio i prezzi di vendita del vino mentre i costi di produzione a carico delle cantine balzano a causa dei rincari della bolletta energetica e di vetro, carta, sughero, legno e trasporti. È quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat dell’inflazione a febbraio 2022 che evidenziano una grave criticità per il settore, unico a scendere nella spesa alimentare, che cresce del 5,7% a livello generale.

Calano i prezzi con sottocosto e promozioni

Gli effetti della guerra in Ucraina, con l’esplosione dei costi, si sommano infatti a quelli delle politiche commerciali adottate al dettaglio, con sottocosto e promozioni, scatenando una tempesta perfetta sulle cantine italiane. Una situazione insostenibile per il vino tricolore che deve affrontare anche le difficoltà della ristorazione che rappresenta un canale privilegiato di vendita. Il crollo delle attività di bar, trattorie, ristoranti, pizzerie e agriturismi travolge a valanga interi settori dell’agroalimentare Made in Italy con vino e cibi invenduti per un valore stimato in quasi 5 miliardi nel 2021, secondo l’analisi della Coldiretti. In alcuni settori come quello vitivinicolo la ristorazione rappresenta addirittura il principale canale di commercializzazione per fatturato.

Necessario adeguamento dei listini

È necessario dunque un adeguamento dei listini per sostenere un settore determinate dell’agroalimentare Made in Italy che dalla vendemmia alla tavola offre opportunità di lavoro a 1,3 milioni di persone impegnate direttamente in vigne, cantine e nella distribuzione commerciale, sia per quelle impiegate in attività connesse e di servizio. «L’Italia, che è il principale produttore ed esportatore mondiale di vino, deve difendere in Europa il proprio patrimonio enologico che rappresenta un elemento di traino per l’intero sistema agroalimentare», ha sottolineato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini.