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FLAT TAX. DIVAMPA LA POLEMICA TRA SALVINI ED IL PD

(Fonte: La Voce, di Antonio Marino) – La giornata politica di ieri, oltre che dal voto di fiducia al governo Conte espresso dalla Camera, è stata segnata anche da una vivace polemica che ha visto come contendenti, il Ministro degli Interni, Matteo Salvini ed il Partito Democratico. Oggetto della contesa, uno dei punti cardine del contratto di governo giallo-verde: la Flat Tax.

Salvini, partecipando a ‘Radio Anch’io’, ha spiegato gli effetti della Flat Tax, dicendo: “Se uno fattura di più, è chiaro che risparmia di più” ed aggiungendo: “L’importante è che ci guadagnino tutti”. Nell’enfasi dell’intervento, il Ministro ha detto: “E’ giusto che i ricchi paghino meno tasse; Non siamo in grado di moltiplicare pani e pesci, il nostro obiettivo è che tutti riescano ad avere qualche lira in più nelle tasche da spendere”. Le parole di Salvini hanno riportato con la memoria ad una teoria molto contestata, ovvero quella che una minor pressione fiscale sui più abbienti, comporta il fatto che questi abbiano maggiori risorse economiche a disposizione e quindi, da far circolare.

La reazione del Partito Democratico è stata pressoché immediata. Anna Rossomando, vice-presidente del Senato ha commentato: “Il governo del cambiamento ha cambiato la trama di Robin Hood, togliendo ai poveri per dare ai ricchi”. Non è stato meno duro Matteo Orfini: “Per Salvini è giusto che chi guadagna di più paghi meno tasse. Finalmente hanno detto la verità. A questo serve l’annunciata rivoluzione fiscale, a far guadagnare chi è più ricco. A danno di tutti gli altri”.

Il vice-premier ha voluto far chiarezza sul suo pensiero. Ai cronisti che lo attendevano a Montecitorio ha detto: “Non posso smentire quello che non ho detto e non ho mai detto quella frase. Tutti quelli che mi hanno ascoltato in radio hanno capito, l’obiettivo è che tutti paghino di meno. Poi anche un bimbo di cinque anni arriva a capire che chi fattura di più risparmia di più e reinveste di più”. Salvini ha poi precisato: “L’obiettivo non è aiutare chi fattura di più, ma tutti”. Facendo riferimento alla progressività, il Ministro ha chiarito: “Ci sono le deduzioni che garantiranno a chi non paga oggi di continuare a non pagare, ma in Italia il denaro deve tornare a circolare”.

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Campidoglio: taglio al trasporto pubblico locale scelta della Regione Lazio

Il taglio di 51 milioni di euro al trasporto pubblico locale di Roma è stata una scelta politica della Regione Lazio. A fronte della decurtazione delle risorse del Fondo nazionale dei trasporti, la Regione ha deciso deliberatamente di attribuire il taglio interamente ad Atac. Per l’Assessore alla Città in Movimento, Linda Meleo, addossare le responsabilità ad Atac e al Campidoglio nasconde in realtà una scelta di campo ben precisa: privilegiare i privati a scapito di Roma. Per la precisione Trenitalia. Sarebbe utile, quindi, vedere e conoscere le performance di tutte le aziende che operano nel Lazio.

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Regione Lazio: gaffe della Meleo

«Di gaffe in gaffe l'Assessore capitolino Meleo appare sempre più confusa: prima incolpa la Regione per 50 mln che sarebbero stati sottratti a Roma per il Tpl quando questi, invece, derivano dalle pessime performance di Atac. Ora, sempre più confusa, si arrampica sugli specchi e definisce Trenitalia un'azienda privata quando si tratta invece di una società pubblica i cui vertici sono nominati dal Governo. Almeno per oggi speriamo che le gaffe dell'assessore Meleo siano terminate».
Così, in una nota, la Regione Lazio.

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Roma, sindacati contro Raggi: «Basta immobilismo, o sciopero generale»

(Fonte: Corriere della Sera, di Andrea Arzilli) – Scontro pratico, lettura politica e forse – dopo il vertice in Comune, lunedì – un maxi sciopero della città. Mentre nel pomeriggioi sindacati confederali invadevano piazza del Campidoglio per protestare contro «l’immobilismo»della giunta in tema di rifiuti, trasporti e decoro della Capitale con il sit-in dal titolo «Quanto eri bella Roma», Virginia Raggi era nel suo ufficio dopo aver fatto – in mattinata – un blitz a Talenti.

È lì che il graffio mattutino della sindaca sulla manifestazione promossa da Cgil, Cisl e Uil – sostenuta pure da Pd e Leu – ha scatenato la bufera. Partita dal sospetto, confermato dal Campidoglio, di una regia politica orientata ad influenzare il voto di domenica nei Municipi III e VIII, indice di gradimento del governo M5S come fu per Ostia a novembre: «Chiaramente è una protesta politicamente connotata – le parole di Raggi riprese dai consiglieri grillini -. Mi sembra che noi con i sindacati stiamo facendo un bel lavoro». Segue l’elenco di risultati – tipo lo sblocco di salario accessorio e concorsone 2010, l’assunzione di maestre e educatrici, i casi di Aruba e dello Stadio della Roma – alcuni ottenuti partendo da «Fabrica Roma», la piattaforma nata esattamente un anno fa. Nata e, protestano i sindacati, morta lì. Lo dicono le sigle e lo ribadisce anche l’ex ministro Carlo Calenda: «Il progetto Fabbrica Roma non è mai esistito, sono solo chiacchiere e dichiarazioni di principio senza alcun contenuto».

Così dal palco gli esponenti di Cigl, Cisl e Uil alternano i loro interventi agli audio di Raggi – sia durante la campagna elettorale 2016 sia in veste di sindaca – a testimonianza di promesse fatte e mai mantenute da parte del Comune M5S. «Raggi dice che questa è una manifestazione politica, così decide di non dare risposte a chi grida in piazza che questa città è invivibile, un disastro, un deserto sociale – le parole del segretario generale Cgil Roma e Lazio, Michele Azzola -. Se non ci sarà un cambio di passo alla fine dichiareremo lo sciopero della città». E poi: «Su trasporti e rifiuti è un disastro e le strade sono killer, piene di buche – aggiunge Paolo Terrinoni, Cisl del Lazio -. Ora basta: Raggi è un buon capo del personale ma come sindaca è insufficiente». Mentre Alberto Civica, segretario generale della Uil Roma, chiede di ripartire con un metodo nuovo: «Se sono disponibili a ragionare, noi ci siamo. Altrimenti le manifestazioni si moltiplicheranno sempre più».

Ma, come ovvio, lo scontro sui temi diventa politico. Paolo Ferrara, capogruppo M5S in Comune, definisce «assurda, un buco nell’acqua» la manifestazione. Mentre Pd e Leu, anche loro in piazza, ribadiscono i concetti lanciati dai sindacati. «Chiaro che noi siamo a fianco dei lavoratori, si chiama politica – le parole del Capogruppo dem, Antongiulio Pelonzi -. Sono due anni che ci battiamo, ma un dialogo costruttivo con questa giunta, immobilizzata dai contrasti interni, è impraticabile». «A quasi due anni dall’insediamento non ci sono più alibi – il commento di Stefano Fassina, consigliere capitolino e deputato di Leu -. Spero che il presidio serva a scuotere l’amministrazione».

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Roma, l’ultimo effetto giungla: rami incolti sulla segnaletica

(Fonte: La Repubblica, di Valentina Lupia) – Gli alberi a Roma non creano disagi "solo" quando cadono, ma anche quando i rami non vengono regolarmente potati e crescono a dismisura, fino a coprire segnali stradali e semafori. Un problema importante – uno dei tanti, in realtà – ben visibile dal centro storico alle periferie.

Accade, per esempio, in Prati, uno dei quartieri più verdi della città: basta camminare per via Germanico o trovarsi alla guida sul lungotevere delle Armi. Stop, precedenze, semafori sono coperti da fronde non potate.
"Come nel resto della città, anche qui il verde è dimenticato – si lamenta Viviana Di Capua, presidente dell'Associazione Abitanti Centro Storico – E trovarsi alla guida nel cuore della città, in questo stato, è davvero pericoloso dato il traffico. Senza dimenticare che la segnaletica, in generale, andrebbe rifatta: è vecchia, arrugginita".

E nel II municipio, invece, rami caduti giacciono a terra e non vengono raccolti, "alcuni dalla nevicata di febbraio", spiega la minisindaca dem Francesca Del Bello. "Stessa situazione a San Giovanni – spiega Daniela Terrinoni del comitato di quartiere – Su alcuni marciapiedi non si cammina".

A Vigne Nuove, nel III municipio, dove si andrà al voto domenica, le chiome coprono i pali della luce: le strade, quindi, rimangono quasi totalmente al buio: a raccontarlo è Manuel Bartolomeo, ex presidente del comitato di quartiere di Talenti e ora esponente di Fratelli d'Italia. A poca distanza, l'insegna della farmacia di piazza Sempione è completamente coperta dai rami, mentre in corso Sempione e dintorni i residenti lamentano di non poter aprire le finestre a causa dei mancati interventi di potatura: a segnalarlo, tra l'altro, all'assessora all'Ambiente Pinuccia Montanari era stato pochi giorni fa anche Fabrizio Ghera, capogruppo di Fdi in Campidoglio.

Grave la situazione del verde anche nel IX municipio, in via Tommaso Arcidiacono, come anche in altre strade di Fonte Meravigliosa: a denunciarlo è il Coordinamento dei Comitati locale. Segnali stradali e addirittura le fermate dei bus sono coperte dalle fronde dei tigli. "Abbiamo segnalato tantissime volte", spiega Carla Canale, del Coordinamento.
Semaforo e cartelli coperti anche in viale Marconi e in piazzale della Radio. Nello stesso municipio, l'XI, a Corviale, le panchine sono invece coperte dall'erba alta.
E "a Tor Sapienza, a via De Chirico i pali della luce sono oscurati dagli alberi, mentre in piazza De Cupis camminiamo con rami e foglie addosso. Segnalare al Comune? Già fatto, ma non serve a niente. Ci hanno abbandonati

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Sciopero: domani a Roma metro, bus e pullman Cotral a rischio per quattro ore

(Fonte: RomaToday, di Carlo Testimona) – Sciopero a Roma. Venerdì 8 giugno metro, bus, tram e mezzi Cotral saranno a forte rischio. Colpa di una protesta indetta dall'Ugl per denunciare i problemi di sicurezza per lavoratori e utenti. L'astensione dal lavoro si avrà tra le 8.30 e le 12.30. Quattro ore quindi, nel corso delle quali poterbbero verificarsi disagi. A fermarsi i lavoratori Atac,

Roma Tpl e Cotral

Atac, Cotral e Roma Tpl: servizio a rischio per quattro ore

Saranno a rischio tutte le linee di bus – sia quelle gestite Atac che da Roma Tpl – i tram, le metropolitane e le ferrovie ex concesse Roma-Lido, Roma-Viterbo, Termini-Centocelle. Stop anche ai mezzi Cotral sempre dalle ore 8.30 alle ore 12.30. Il servizio di trasporto extraurbano, informa l'azienda, potrebbe subire disagi e/o soppressioni. 

Sciopero treni 7 8 giugno 2018

Problemi anche per chi usa i treni. Nella notte tra giovedi e venerdi è stato "proclamato – spiegano le Ferrovie dello Stato in una nota- uno sciopero da alcune sigle sindacali autonome in adesione a uno sciopero generale, dalle ore 22 del 7 giugno alle ore 6 dell'8 giugno 2018". Ferrovie ha fatto sapere che le Frecce di Trenitalia circoleranno regolarmente e che non si prevedono particolari disagi per gli altri treni, nazionali e non. Saranno inoltre assicurati i collegamenti fra Roma Termini e l'aeroporto di Fiumicino. Il programma di circolazione del treni regionali potrebbe invece essere oggetto di alcune modifiche.

Nuovo regolamento scioperi

Si tratta del primo sciopero che cade dopo il nuovo regolamento scioperi. Grazie alle modifiche apportate alla regolamento sulla proclamazione degli scioperi nel settore del trasporto pubblico, il resto del mese trascorrerà senza nuove proteste. Tra uno sciopero e l’altro, infatti, devono trascorrere almeno 20 giorni.

Altra novità è la comunicazione dei dati relativi alla precedente astensione. Atac sul proprio sito spiega che "in occasione del precedente sciopero indetto dall'Ugl (13 giugno 2016), l'adesione sulla rete Atac è stata del 21.7 per cento per quanto riguarda il servizio di superficie (bus, filobus e tram) e del 22.1 per cento per quanto riguarda il servizio delle metropolitane e delle ferrovie regionali". Un dato da prendere comunque con le molle: come accaduto in passato infatti basta anche l'adesione allo sciopero di un solo addetto ad una stazione metro a far chiudere una linea di metropolitana. 

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Zingaretti risponde alla Raggi: “Arrogante comiziaccio di campagna elettorale fatto in un Municipio al voto”

«Quello della sindaca Raggi è purtroppo è un brutto e arrogante comiziaccio  di campagna elettorale fatto in un Municipio al voto. Dopo il “cemento magico” messo sempre nei municipi al voto, ecco la ricerca del nemico. Un modo molto singolare di distrarre le persone, creando ad arte problemi che non esistono: infatti sulle ferrovie concesse si tratta di un adempimento comunitario, che non compromette nulla e inoltre ricordo che ATAC comunque ha escluso quelle linee dal suo Piano Industriale per il concordato.  I problemi del trasporto pubblico a Roma sono ben altri: fermate piene di cittadini disperati per i ritardi e impauriti dai rischi di incendio. Sui rifiuti praticamente lavoriamo solo per Roma. Sulla Puglia, se ci sono stati ritardi, sono stati legati alla iniziale contrarietà dei 5 Stelle pugliesi ad ospitare i rifiuti di Roma, posizione poi superata grazie al contributo di tutti 5stelle compresi. Lunedì, conclusi gli adempimenti dovuti, approveremo in giunta questo ennesimo accordo con la Regione Puglia. Dopo aver approvato in questi anni quelli con Emilia Romagna, Umbria, Toscana Abruzzo. La mia sensazione è, ripeto, che si voglia creare ad arte un polverone a fini elettorali e per rivendicare dal Governo i poteri promessi. Con questo continuo scaricabarile Roma rischia di spegnersi. Difenderemo Roma e i suoi cittadini con amore come abbiamo sempre fatto su tutto e con un impegno inedito anche per sopperire al disastro di questi anni». Lo dichiara in una nota il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti.

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Roma, asfalto sigillante in via Galba, ma il giorno dopo è già sgretolato. Gatta: “Risultati fra mesi”

(Fonte: La Repubblica, di Valentina Lupia) – Poche ore e via Galba, a San Paolo, nell'VIII municipio, è di nuovo una groviera. Qui – come anche in viale Baldelli, all'Ostiense, e a via Capraia al Tufello, nel III – due giorni fa sono partiti i lavori per sperimentare la gilsonite, che il Comune ha descritto come un " materiale innovativo per la protezione e il ripristino prestazionale del manto stradale, un'emulsione cationica colloidale, legante e sigillante". Che, però, le buche non le ripara, come confermano i tecnici del Comune. Tant'è che le crepe hanno riportato a galla buche e avvallamenti, con la rabbia di cittadini e comitati che nell'VIII municipio, come anche nel III – gli unici dove, tra l'altro, è partita la sperimentazione – domenica saranno chiamati a votare per i nuovi mini-governi. L'unica differenza tra la zona dov'è stato passato il sigillante e il resto della strada è nell'ombreggiatura più scura della prima. "Non è solo un sigillante, una trovata tra l'altro non di certo originale, a fare crepe – tuona il gruppo Pd dalle aule del Campidoglio – Ora gli elettori chiamati alle urne vedranno la sintesi dell'amministrazione grillina: le strade a pezzi e il tentativo di imbonirli con una soluzione posticcia, fatta in extremis".

Da Roma Capitale, in serata, tramite un post su Facebook, è arrivata la dichiarazione dell'assessora ai Lavori Pubblici, Margherita Gatta, che ieri si è recata a via Capraia, nel III municipio: "Sulle strade del municipio VIII, che presentavano diversi gradi di ammaloramento, si è appreso dalla ditta che il prodotto si è correttamente depositato all'interno delle fratture dell'asfalto e nelle crepe". E ancora, l'assessora si difende: "Ma ci tengo a ripetere che le strade scelte sono già ammalorate e selezionate dalla ditta proprio per questo motivo al fine di effettuare i test nelle condizioni peggiori e fermare il processo di degradazione in atto. Il materiale non ricostruisce il manto stradale, ma lo sigilla, esattamente com'è ora, con una sorta di pellicola che blocca il tempo di invecchiamento. Tutto questo confermato dalla ditta che ha fatto una ispezione. L'esito del test potrà dirsi acquisito fra qualche mese " . Chiarisce poi che "il prodotto dovrebbe sigillare le strade con un grado di usura medio, con lo scopo di prolungarne la vita".

Dunque, "le strade sono ammalorate come prima: forse ora, per distruggersi ulteriormente, ci metteranno un po' di più, ma non sono state riparate e un intervento pubblicizzato come riparatore si è rivelato un flop" , aggiunge Amedeo Ciaccheri, candidato presidente dell'VIII municipio con la Coalizione Nuovo Municipio.

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Trasporti, La Regione mette a bando le ferrovie ex concesse: tra un anno Atac potrebbe non gestirle più

(Fonte: RomaToday) – Tra un anno potrebbe non essere Atac a gestire le ferrovie concesse di Roma. Roma Lido, Roma Viterbo e Termini Centocelle infatti verranno messe a gara. Il primo passo è stato compiuto ieri dalla Regione Lazio: in giunta è stata infatti una delibera volta ad adottare "la pubblicazione di un avviso di preinformazione, ai sensi di quanto previsto dal Regolamento comunitario 1370/2007, per la procedura di evidenza pubblica relativa all’affidamento per 9 anni del servizio di trasporto pubblico sulle ferrovie ex concesse di proprietà regionale Roma-Lido, Roma-Viterbo e Roma-Giardinetti il cui contratto di servizio, affidato ad un unico soggetto Atac Spa, è in scadenza al 30 maggio 2019"

Un passo che adempie agli obblighi comunitari che prescrivono che "almeno un anno prima dell’aggiudicazione del nuovo contratto di servizio, la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea di un avviso con informazioni puntuali rivolte a tutti i soggetti interessati all’aggiudicazione". 

Nell'avviso c'è però qualcosa in più. La Regione infatti tra le righe svela la presenza di una proposta per la Roma Lido. Si legge infatti nella nota che "nell’avviso viene specificato che è attualmente all'esame degli uffici regionali una proposta di partenariato pubblico-privato avanzata da un'associazione di imprese per l’affidamento in concessione della progettazione, costruzione e gestione della ex concessa Roma-Lido, la cui eventuale dichiarazione di fattibilità potrebbe determinare una distinta e autonoma procedura di affidamento delle altre due ex concesse Roma-Viterbo e Roma-Giardinetti".

In pratica la Roma Lido potrebbe seguire una strada diversa dalle altre due ferrovie concesse. Un nuovo guaio per Atac che si troverebbe a dover fare a meno di una ferrovia e con il "virus" della privatizzazione inoculato all'interno del servizio pubblico dei trasporti. Da tempo proprio sulla Freccia del Mare si inseguono voci e progetti. Il più concreto quello di Ratp, azienda francese che ha presentato un progetto, bocciato dalla Regione. Più voci in passato hanno tirato in ballo un possibile ingresso di Ferrovie sulla Roma Lido.

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Roma: trasporti, rifiuti, decoro è emergenza. Sindacati contro il Campidoglio

(Fonte: La Repubblica, di Andrea Arzilli ) – I tre cardini della manifestazione dal titolo provocatorio «Quanto eri bella Roma», sono rifiuti, trasporti e decoro. Ma nel calderone della protesta di oggi in Campidoglio (dalle 15,30) promossa per la prima volta dai sindacati confederali – Cgil-Cisl-Uil – contro «l’immobilismo» della giunta Raggi a due anni dall’insediamento, finiscono tutti i temi che segnano il declino della Capitale.

Non solo le crisi di Ama e Atac, la prima costantemente in affanno per evitare l’emergenza rifiuti e la seconda alle prese con la delicata fase del concordato preventivo per schivare il default. Ma anche le buche stradali che azzoppano la viabilità, il verde pubblico lasciato al suo destino in larga parte di ville e giardini e il blocco delle grandi opere, a cominciare dai maxi appalti per le manutenzioni cittadine. Quindi il deficit infrastrutturale che ha determinato e determina la fuga di grandi marchi e industrie da Roma, ormai sforbiciate del 10% negli ultimi otto anni. E poi il sociale, il tema degli immobili sfitti in relazione all’emergenza abitativa e il problema delle periferie sempre meno vivibili, più degradate e sempre più spesso serbatoio della criminalità, abbandonate a

Da queste coordinate parte la mobilitazione – sostenuta esternamente anche da Pd e Leu – che oggi pomeriggio coinvolgerà una parte consistente dei 47 mila dipendenti che lavorano per il Comune e per le partecipate capitoline. In piazza, per esempio, sono attesi numerosi autisti Atac – «alcune centinaia», annunciano i sindacati – per contestare le scelte della giunta sulla municipalizzata dei trasporti che vive ore drammatiche in attesa della decisione dei giudici fallimentari, verdetto che sembra possa determinare anche la permanenza dell’ad Paolo Simioni e, in un eventuale nuovo rimpasto, dell’assessora Linda Meleo. Ma in piazza scenderanno, anzi saliranno, anche i lavoratori di Ama e della galassia di aziende capitoline, di tutte quelle entità che convergono sul concetto che, al di là delle promesse pre-elezioni 2016, «Raggi non si è mossa» e «il Comune non ha visione, né progetti per il futuro di Roma».

In tanti, dei sindacati, citano l’esempio di Multiservizi per dare il polso di un’amministrazione da troppo tempo nel pantano: azienda di servizi da internalizzare, durante la campagna delle comunali; da far passare da una gara a doppio oggetto, nel primo anno di governo; e poi, dopo l’impugnazione delle associazioni, da prorogare in affidamento diretto anche andando contro i proclama elettorali.

Si capisce che la contestazione, seppure nel merito pratico delle tante criticità cittadine, assume pure un carattere politico. E tocca fare un salto indietro di un anno esatto, quando Raggi, i primi di giugno 2017, firmava in Campidoglio proprio con i sindacati oggi sul piede di guerra il protocollo «Fabrica Roma» con lo scopo di fare lobby per risollevare l’economia cittadina: di quel tavolo, però, non c’è più traccia. Ecco spiegato il senso della manifestazione. Segnale di un rapporto quantomeno da riallacciare con la città, ma anche di una maggioranza che, forse, allora era più in cerca di sponde di consenso con il tessuto cittadino che di soluzioni per arrestare il declino della Capitale.

Ad oggi, anche dopo lo scontro con le associazioni culturali romane – la Casa internazionale delle Donne è forse il caso più eclatante -, la sindaca, Virginia Raggi, confida sul nuovo governo a trazione M5S-Lega per uscire dalle peste della crisi: in ballo ci sono più soldi (due miliardi di euro) e più poteri, la sindaca lo ha chiesto sia al premier Giuseppe Conte sia a Luigi Di Maio, cioè interlocutore ideale in un nuovo Tavolo al Mise dopo il flop del rapporto con l’ex ministro Carlo Calenda. Ma il punto è: basteranno più soldi e più poteri per far pace con la città?