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Federico Zampaglione e la His Big Mama Blues Family al Tor Bella Monk

Federico Zampaglione, con la His Big Mama Blues Family, domenica 12 novembre per la rassegna Tor Bella Monk – Jazz senza confini, in via Paolo Ferdinando Quaglia. Sul palco ci saranno Federico Zampaglione, frontman della band Tiromancino e appassionato cultore della musica del diavolo, e Mario Donatone, pianista e blues singer, con una lunga carriera anche come direttore di coro gospel.

Il progetto Buzz di Mario Donatone e Federico Zampaglione

Dopo aver dato vita al progetto “Buzz”, in cui hanno proposto – con grande successo anche al Pistoia Blues Fest del 2013 – una contaminazione dei classici blues con l’elettronica, Zampaglione e Donatone tornano ad un genuino minimalismo acustico, con la forma del duo strumentale e vocale. Una fusione amabile di chitarre acustiche e dobro, pianoforte e voci, intessendo trame ricche di groove, spaziando in un repertorio che va dal Blues rurale di Robert Johnson al Chicago style di Willie Dixon, insieme a classici della black music di Ray Charles, B.B.King, J.J.Cale, Sleepin’ John Eastes, Dr. John. Ci sarà anche una particolare nota natalizia, con l’inclusione di brani come Merry Chrismas Baby, o classici come White Christmas o Silent Night in versione blues e gospel.

Viaggio unplugged

Un viaggio unplugged e affascinante, emozionale e senza tempo, per le strade di una musica che ha formato generazioni di musicisti. Il progetto è realizzato con il sostegno del Ministero della Cultura – Direzione Generale Spettacolo ed è vincitore dell’Avviso Pubblico. Lo spettacolo dal vivo fuori dal Centro – Anno 2023, promosso da Roma Capitale – Dipartimento Attività Culturali. Con il Patrocinio e concessione degli spazi del Municipio VI, delle Torri, area Villaggio Breda, Piazza Piaggio e Cinema Antonio Cerone, Via Fernando Conti. In collaborazione con il Dipartimento di Studi letterari, filosofici e di storia dell’arte dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata.

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Anapoda domenica 10 dicembre allo Spazio Rossellini

Anapoda di e con Federica Aloisio e Sabrina Vicari, domenica 10 dicembre, nello Spazio Rossellini di Roma, polo culturale multidisciplinare della Regione Lazio gestito da ATCL. Anapoda (foto Giuseppe Sinatra), dal greco, “sottosopra”, nasce dall’urgenza di capovolgere ogni logica sfidando la percezione visiva ordinaria e giocando con i propri miti e mostri interiori, per farli incontrare con lo sguardo di chi, osservando a sua volta, capovolgerà ancora la visione seguendo la propria percezione razionale ed emotiva. Un giro di giostra, di occhi, di maschere e identità ispirate all’immaginario della fotografa spagnola Ana Hell.

Anapoda, mondo ribaltato

Due donne dall’aspetto bizzarro vengono catapultate in un mondo sottosopra dove frammenti di vissuto e stereotipi idealizzati dalle svariate personalità si mescolano, trasportate in un’altra dimensione dove tutto scorre al contrario. Un mondo ribaltato nel quale il cielo diviene pavimento in una continua illusoria percezione del corpo. Lo spettacolo è popolato da delle maschere in carne e ossa: le schiene. Queste maschere, ispirate alla serie di fotografie Secret Friends della fotografa Ana Hell, creano un mondo “altro”, abitato interamente da questi bizzarri e surreali personaggi. L’artificio consiste nel disegnare sulla schiena i tratti di un volto, una bocca e degli occhi, nel restare piegate con la testa in giù in modo che il cielo divenga pavimento con tutti i limiti fisici del capovolgimento.

Quando si torna in posizione verticale

Nel momento in cui si torna su in posizione verticale, nella nostra abituale posizione, la figura intera e reale diviene paradossalmente, nel gioco dell’illusione ottica, quella aliena e distante da noi. Un’immagine nell’acqua proietta se stessa nel riflesso del suo mondo capovolto, lasciando emergere quella parte segreta. Condividere le possibilità fisiche di un corpo scomodo, messo in difficoltà, in nuove dinamiche fisiche che, se da una parte ostacolano il movimento, dall’altra danno la possibilità di aprire a nuovi modi di muoversi. In una società dove purtroppo molte cose vanno sottosopra il nostro intento è quello di creare un mondo surreale, ricco di illusioni dove il sottosopra serve a svelare un mondo onirico, in un tempo sospeso, nel quale il contrario svela una realtà intima segreta.

Giochi di enigmistica

Capire come si può passare da un piccolo disegno o tratto di trucco sul corpo alla formazione di un’espressione facciale: quasi come uno di quei giochi di enigmistica dove bisogna unire vari punti per formare un’immagine. Anche se il processo cognitivo e razionale è molto legato all’immagine e al feedback visivo, spesso il processo ci regala occasioni di scoperta di universo emotivo sommerso, legato al nostro vissuto e a ideali, convenzioni sociali di cui, nostro malgrado, talvolta inconsapevolmente siamo intrise. Interrogandoci sulla necessità che abbiamo e che abbiamo avuto di vestirci di qualcosa per dare ai nostri corpi, testimoni e templi delle nostre esistenze, un senso. La scena è popolata da vari personaggi tutti al femminile.

Universo parallelo

Un universo parallelo animato da svariati prototipi di persona, opposti tra loro, sbucati fuori spontaneamente dai nostri vissuti, da quei modelli di riferimento spesso idealizzati che hanno segnato un momento del nostro percorso di crescita come persone. Universi di riferimento, miti e mostri insomma, tutti personificazione di desideri, illusioni e archetipi spesso presenti nel terreno psichico del femminino.

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Il Grande Inquisitore al Teatro Tordinona dal 18 al 23 novembre

Il Grande Inquisitore sul palco del Teatro Tordinona dal 18 al 23 novembre. Spettacolo tratto da “I Fratelli Karamazov”, diretto da Marinella Anaclerio e interpretato da Flavio Albanese e Tony Marzolla, una produzione Compagnia del Sole. Il classico di Dostoevskij (foto Giacinto Mongelli), adattato per la scena dalla stessa Anaclerio, ha debuttato in forma completa al Mittelfest nel 2010 e viene ora ripreso sviluppando solo una parte, la quale vede protagonisti due fratelli, un aspirante scrittore ed un aspirante monaco, due posizioni opposte nel vivere la vita. Si confrontano, forse per la prima volta, in una trattoria. Vogliono “salvarsi “a vicenda… ciascuno vuol portare l’altro alla sua visione della vita. Chi vincerà? Il maggiore, Ivàn, ricorre ad un racconto che è una analisi lucida sul rapporto fra l’essere umano e il clero di tutte le religioni.

Il Grande Inquisitore capitolo famoso

L’essere umano ha sempre avuto bisogno di un intermediario per relazionarsi al divino e su questo bisogno si fondano e si distruggono tutte le “Chiese”. La leggenda del grande inquisitore è uno dei capitoli più famosi del grande romanzo di Fedor M. Dostoevskij, “I fratelli Karamazov”, pubblicato in Russia nel 1880. Si tratta di un apologo, un racconto che Ivan Karamazov fa a suo fratello Alesa, alla vigilia dell’assassinio del padre e dell’esplosione della sua malattia mentale che lo porterà a vedere e dialogare con un originalissimo Diavolo. Il suo Satàn…l’Altro in sé. Nella Spagna dell’inquisizione, tra i roghi degli eretici, appare un personaggio misterioso, forse proprio Gesù. La folla lo riconosce e comincia a chiedergli miracoli, lui resuscita una bambina, dona la vista ad un cieco, ma il vecchio inquisitore lo fa arrestare e portare in prigione. L’inquisitore, nella notte và a trovare il prigioniero, forse in preda ad un delirio o forse no, gli spiega il motivo per cui lo condannerà nuovamente a morte. Ed è proprio la capacità di assumersi tutte le responsabilità del vivere, in sostanza, il terreno su cui si giocherà la partita fra i due fratelli.

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Una Striscia di Terra Feconda fa tappa a Civitavecchia domani

Una Striscia di Terra Feconda fa tappa a Civitavecchia, nella Cittadella della Musica, grazie alla collaborazione con il Comune di Civitavecchia e ATCL, circuito multidisciplinare del Lazio, sostenuto da MIC Ministero della Cultura e Regione Lazio. Venerdì 10 novembre, doppio appuntamento: in apertura, in prima nazionale, il fisarmonicista Noè Clerc, un fisarmonicista, un musicista che probabilmente occuperà un posto speciale sulla scena jazz negli anni a venire. Tutto canta nella musica di Noé Clerc, perché questo giovane non è solo un singolare strumentista, ma anche un compositore che sa che senza una vera melodia, le improvvisazioni più belle rischiano di perdersi.

Fisarmonicista poliedrico

Nato nel 1996, Noé Clerc è un fisarmonicista poliedrico. Si è formato al Conservatorio Nazionale Superiore di Musica e Danza di Parigi, ha studiato musica classica e contemporanea poi jazz e musica improvvisata. Si esibisce e registra dischi con gruppi molto diversi in Francia e all’estero: in gruppi di jazz e world music, con l’ensemble franco-serbo Undectet Band e Magic Malik; con il suonatore di oud israeliano Habib Shehadeh Hanna nel suo progetto Our Story, che mescola jazz e musica araba; e con l’ensemble di musica balcanica Kosmopolitevitch Orchestar.

Collaborazioni in India

Invitato dall’associazione Kalasetu, ha collaborato in India con il suonatore di tabla Zaheen Khan e il cantante Ujwal Nagar. Lavora contemporaneamente con orchestre classiche e gruppi di musica da camera, come l’Opéra national de Lorraine, la Symphonie de Poche e l’Orchestra Regionale della Normandia. Accompagna lo spettacolo Pasolini in forma di rosa dell’attore Antonio Interlandi. Appassionato e curioso, è sempre alla ricerca di nuove avventure.

La Striscia segue con NRG Bridges

A seguire, ‘NRG Bridges con Gianluigi Trovesi clarinetto alto e piccolo, Adalberto Ferrari clarinetto, clarinetto basso, Andrea Ferrari clarinetto basso. L’incontro sinergico fra due mondi musicali paralleli realizza un’atmosfera positiva fin dai primi suoni condivisi, anzi fin dalle prime idee e parole scambiate. Intenti espressivi e comunicativi a tal punto vicini da sentirsi immediatamente a proprio agio nel realizzare la propria espressività. Tutto questo ha contribuito, unitamente alle riconosciute qualità solistiche di Trovesi e per le ormai consolidate qualità musicali del duo dei fratelli Ferrari, alla nascita questo Trio.

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Cultura Spettacolo

Capolavori di Beethoven e Schumann al Palazzo Chigi di Ariccia

Domenica 12 novembre, alle ore 18:30, nella Sala Maestra del Palazzo Chigi di Ariccia,

appuntamento con due notissimi capolavori di Beethoven e Schumann: il Quinto Concerto op.73 “Imperatore” e il Concerto in la minore op.54,nella loro versione cameristica per Quintetto d’archi e pianoforte solista rispettivamente di V. Lachner e di F. D’Arcangelo.

Quella di proporre nella Sala Maestra di Palazzo Chigi, che per le sue dimensioni non può accogliere una grande orchestra sinfonica e capolavori sinfonici in veste cameristica,

è una idée fixe della Direzione Artistica dei Concerti dell’Accademia degli Sfaccendati messa in atto già a partire dalla programmazione d’esordio dell’ anno 2000.

Protagonista della serata sarà il pianista Costantino Catena, un virtuoso della tastiera di caratura internazionale,

che dialogherà con cinque giovani strumentisti ad arco di grande talento: Simone Bannò e Ilaria Pinelli violini, Antonio Gioia viola, Arianna Di Martino violoncello e Mattia Previati contrabbasso.

Un altro straordinario appuntamento della Stagione 2023 de “I Concerti dell’Accademia degli Sfaccendati”.  

Info e prenotazioni: 3331375561 – 069398003

I Concerti dell’Accademia degli Sfaccendati al Palazzo Chigi di Ariccia sono realizzati dalla COOP ART di Roma (Socio AIAM e CIDIM)

con il contributo del Ministero della Cultura, della Regione Lazio e del Comune di Ariccia.

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Spettacolo

VIII edizione Manifesto Fest dal 16 al 19 novembre

Dopo la preview sold out del 4 novembre, torna per la sua settima edizione Manifesto Fest, il festival dedicato alla nuova musica elettronica, alla sperimentazione e alle arti visive, dal 16 al 19 novembre tra Monk e EXP – Palazzo delle Esposizioni.

Prodotto da Monk Roma e Visioni Parallele Creative Studio,

Manifesto si propone come avanguardia ibrida di contaminazione sonora e visiva: racconta l’incontro tra linguaggi artistici diversi,

il dialogo fra visioni del passato e del contemporaneo, abbattendo barriere geografiche e di genere, connettendo presente e futuro, radici e prospettive.

Vis Viva, letteralmente forza viva dal latino, è il leitmotiv di questa edizione: significa vitalità, energia che percorre i corpi, uno scambio continuo in grado di generare trasformazione e crescita  ma soprattutto apertura a tutti gli incontri.

Dai live e dj set degli alfieri dell’elettronica italiana Bawrut e Bruno Belissimo ai nuovi nomi Nziria, RIP, Norf e Prest, passando dall’artista rivelazione musicale del 2022 Marina Herlop fino ai luminari dell’elettronica Kode9 e Nathan Fake. L’esperienza del festival quest’anno si mescola, esplora e propone come punto di vista quello della dimensione umana: la condivisione, il movimento, l’ascolto

Il programma delle tre giornate

Il festival prende il via giovedì 16 novembre all’EXP di Palazzo delle Esposizioni con il dj set di Nziria, artista  e dj non binary di Ravenna con origini napoletane. Infine RIP, un duo di musicisti, cantautori e producer italiani che trovano il loro posto nel mondo a metà strada tra la techno made in Berlin, l’elettronica londinese, la canzone italiana e un pizzico di ambient.

Il festival entra nel vivo venerdì 17 novembre al Monk con i live e i dj set di alcuni dei più entusiasmanti artisti del panorama elettronico.  La serata si apre con l’ispiratissimo dj set di Awesome Tapes From Africa. A seguire il dj set di Bawrut. Per la prima volta con una band dal vivo, il produttore e polistrumentista Bruno Belissimo presenta a Manifesto il suo ultimo EP Desiderio. Dopo di lui, l’artista sperimentale di origini catalane Marina Herlop (foto di Angelo Guttadauro). Chiude la serata Prest, un dj e producer romano attivo dal 2016.

L’ultima giornata del festival sabato 18 novembre promette scintille. La serata si apre con Coco Em. Successivamente Kode9, pseudonimo di Steve Goodman musicista e dj scozzese. Segue un altro gigante dell’elettronica, Nathan Fake, con il suo ultimo lavoro uscito quest’anno Crystal Vision. Infine Norf, all’anagrafe Emanuele Franchetto, classe 199.

Info: www.manifestofest.com/

Biglietti:https://link.dice.fm/manifesto2023

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Il Guardiano al Teatro Lo Spazio dal 16 al 19 novembre

Il Guardiano di Harold Pinter debutta in prima assoluta al Teatro Lo Spazio, dal 16 al 19 novembre, con la regia di Duccio Camerini. Due fratelli e un vecchio. Una stanza di periferia che sembra più un magazzino, accerchiata da immigrati di tutte le razze, in una grande città ormai grottesca. Tutto comincia quando Aston porta in quella “casa” un uomo che ha incontrato mentre litigava in un bar. L’uomo è un vecchio, forse un vagabondo. Presto verrà fuori anche l’altro fratello più giovane, Mick.

Il ruolo di Guardiano

Il vecchio capisce subito che quel posto per lui è una opportunità; ma per riuscire a restare lì dentro, e forse arrivare a ricoprire il ruolo di “guardiano”, come gli è stato promesso, sa che dovrà giocare una partita diversa con ognuno dei due “proprietari”. E i due fratelli non si sottraggono, non hanno un lavoro vero e proprio, passano molto tempo dentro quel luogo inclassificabile. Una situazione ridicola e con un fondo di minaccia, che un triangolo di dipendenze tra i personaggi rende sempre più aggravata e più ridicola.

Chi è il più scaltro

È il vecchio ad essere più scaltro dei due, soprattutto quando cerca di mettere i fratelli l’uno contro l’altro? Oppure il suo tempo con loro aveva una scadenza, che era stata decisa fin dall’inizio? E i due ragazzi sono davvero confusi e inconcludenti come sembrano, giovani e fragili nel loro spaesamento? Oppure il loro incontro col vecchio è soltanto una trappola, pura e centellinata violenza, non sanguinaria come quella praticata dai protagonisti di “Arancia Meccanica” o di “Funny Games”, ma non per questo meno efficace? Nonostante appartenga al primo periodo di Pinter, è del 1960, Il Guardiano è stato sempre giudicato come una delle vette del futuro Premio Nobel. Un capolavoro calato nella working people che usa comicità banalità e minaccia, e che è tuttora inclassificabile: una commedia sul potere tra personaggi senza potere.

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Gli ultimi giorni dell’umanità di Karl Kraus al Teatro Arcobaleno dal 10 novembre

Al Teatro Arcobaleno, dal 10 al 19 novembre, arriva lo spettacolo,

“Gli ultimi giorni dell’umanità” di Karl Kraus, adattamento e

Regia Gianni Leonetti, con Beatrice Palme e Camillo Marcello Ciorciaro e con Federico Citracca, Francesca Rovaris,

Fabiola Guacci, Francesca Di Meglio, Lorenzo Sferra, Luisa Consalvo, Valter Tulli.

AL TEATRO ARCOBALENO DI ROMA DAL 10 AL 19 NOVEMBRE

Gli ultimi giorni dell’umanità, scritta tra il 1915 e il 1922, narra la tragedia della Prima guerra mondiale. Kraus, il più grande scrittore satirico di lingua tedesca, è l’unico autore a prendere posizione contro

la guerra, seppellendola con la sua feroce e sghignazzante penna.

Un grido contro la barbarie da milioni di morti. Nella sua opera

danzano come marionette: politici, militari, medici, autorità, magistrati, gente comune, un’umanità sciocca e ridicola incapace di comprendere

il tragico destino che l’attende. Kraus, incubo degli intellettuali dell’epoca, li trascina tutti in una fragorosa assurda comicità, e va oltre la narrazione delle barbarie, annunciando la definitiva impossibilità della pace. Oggi: Tragica profezia. 

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Lucrezia Lante della Rovere in “Le donne di malamore” al Pigneto Teatro Festival il 12 novembre

Donne, celebri ma anche comuni, sono protagoniste dello spettacolo

che il 12 novembre vedrà esibirsi Lucrezia Lante della Rovere sul

palco del Teatro Sala Vignoli di Roma. La nota attrice interpreterà

una lettura scenica, dal titolo “Le donne di Malamore” per la regia di Francesco Zecca.

Uno spettacolo che si inserisce nella programmazione del Pigneto Teatro Festival, organizzato da Teatro Hamlet APS.

IL 12 NOVEMBRE AL TEATRO SALA VIGNOLI DI ROMA

La pièce mette in scena un adattamento di Malamore di Concita de Gregorio, in cui Lucrezia Lante della Rovere racconta storie di donne capaci di vivere con lievità e determinazione, nonostante la violenza di padri, mariti, estranei. Sul palco, con voce, corpo e anima, prendono vita le loro passioni, ardite e celate, e le loro storie.

Uno spettacolo che scuote, diverte e fa riflettere, in cui appaiono Dora Maar, compagna di Picasso, scampatagli grazie alla sua capacità di perdonare; la prima moglie di Barbablù, sopravvissutagli perché, accettando di vederne l’orrore, è l’unica che riesce a superarlo; la ragazza cinese che convive con decine di aghi sparsi nel suo corpo. Hanno tutte l’enorme talento di resistere al dolore e trasformarlo in forza.

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Ana Popovic in concerto al Crossroads Live Club il 10 novembre

Ana Popovic, talentuosa blueswoman, per la prima volta in concerto a Roma, venerdì 10 novembre ore 22 al Crossroads Live Club. Con lei una grande band al completo con una sezione fiati d’eccezione. La cantante e chitarrista serba, è una delle principali esponenti del blues al femminile mondiale: dopo un tour mondiale a supporto del suo penultimo lavoro “Like It On Top”, l’artista è pronta a presentare il nuovo album intitolato “Power” uscito il 5 Maggio 2023. Un disco importante per la Popovic che ha combattuto una personale battaglia contro il cancro negli ultimi due anni, ma ha avuto la forza di superarlo, scrivere nuove canzoni, e tornare più forte di prima.

12 album di Ana Popovic

Con 12 album pubblicati, collaborazioni con Joe Bonamassa, Robben Ford, Lucky Peterson e moltissimi altri, la cantante e chitarrista Ana Popovic è considerata una delle migliori chitarriste blues al mondo. È stata nominata per 5 volte ai Blue Music Awards, ed è apparsa sulle copertine di Vintage Guitar e Guitar Player, inoltre è stata l’unica chitarrista femminile a far parte di “All-star” Experience Hendrix nel 2014 e nel 2017. Bruce Springsteen l’ha definita “una indiavolata chitarrista”. Ana suona Fender Strats, Gibson Les Paul, D’Angelico jazz guitar e le chitarra classica e si conferma una delle più grandi performer internazionali.