Oggi nel nostro almanacco romano ricordiamo il 1 agosto 1926.
Viene inaugurato il servizio di ascensore per collegare il Muro Torto al Pincio.
L’impianto è gestito dalla ATG (Azienda Tramviaria del Governatore) con personale di manovra che provvede anche alla
distribuzione dei biglietti.
Sul viale del Muro Torto è istituita una apposita fermata per le linee tramviarie che vi transitano.
Scendendo sul viale del Muro Torto, prima della brusca curva
a sinistra, addossata alla parete a sinistra c’è una torre a ridosso del muraglione del Pincio.
Ma si nota subito qualcosa che non va:
alla base della torre ci sono tre porte, anche se chiuse da decenni
e in alto un grazioso edificio apre da una parte le sue grandi finestre
su Villa Borghese e dall’altra le sue porte verso il giardino del Pincio.
NASCE L’ASCENSORE DEL PINCIO
Non è una torre, è l’ascensore del Pincio, realizzato in corrispondenza della vecchia fermata del tram per consentire ai cittadini di andare
su al Pincio.
Un’ulteriore dimostrazione che questa città era perfettamente vivibile anche quando quasi nessuno si poteva permettere l’automobile.
E’ inaugurato proprio il 1 agosto 1926, in corrispondenza della
fermata delle linee 45 (piazza Verbano – quartiere Trionfale)
e 46 (piazza Indipendenza – quartiere Trionfale), istituite nello stesso anno lungo il viale del Muro Torto.
La costruzione contiene la stazione inferiore sul viale, il pozzo
per le cabine e le scale di servizio nella falsa torre e la stazione superiore e la sala macchine nella costruzione superiore,
al piano del Pincio.
L’orario di servizio era dalle 7 alle 23, con partenze ogni cinque minuti e in coincidenza con i passaggi delle linee.
L’ASCENSORE CESSA DI FUNZIONARE NEL 1960
L’ascensore per il Pincio cessa il servizio nel 1959 quando, per
le Giochi Olimpici del 1960, è realizzato l’asse automobilistico
Corso d’Italia – Piazzale Flaminio, con l’eliminazione della linea tranviaria che correva lungo le mura di viale del Muro Torto.
Nell’agosto del 1960, per le Olimpiadi, il servizio è riattivato nei giorni di sabato, domenica e festivi, per poi essere definitivamente chiuso.