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Salute

Cani e istruttori vestiti per le feste al Bambino Gesù di Passoscuro

Cani e istruttori vestiti per le feste e regali per i bambini ospiti del Centro per le cure palliative pediatriche di Passoscuro del Bambino Gesù. L’incontro di ieri del progetto “Un amico con le zampe in Ospedale” è stato all’insegna del Santo Natale. Diversi studi scientifici dimostrano come la relazione con gli animali (in particolar modo con i cani) all’interno di un contesto ospedaliero apporti numerosi benefici per la salute psico-fisica dei pazienti.

Cani per il percorso pet therapy

Nasce così il percorso di pet therapy realizzato dall’unità operativa di psicologia clinica dell’Ospedale in collaborazione con l’Ente Nazionale per la Cinofilia Italiana (ENCI) e inaugurato lo scorso 16 novembre. Il progetto “Un amico con le zampe in Ospedale” durerà fino a metà febbraio 2023 e conterà circa 20 incontri svolti con cadenza settimanale. Gli appuntamenti prevedono la presenza di un’equipe di istruttori del cane che incontra i bambini e i ragazzi degenti, negli spazi comuni o presso i loro moduli abitativi individuali, per un momento ludico e di condivisione insieme alle loro famiglie.

Già coinvolte tante persone

Fino a oggi coinvolti negli incontri settimanali circa 40 persone tra pazienti, familiari e personale sanitario. Entro la fine del progetto saranno stati coinvolti circa 20 pazienti. Ogni seduta individuale ha una durata di circa 20 minuti e coinvolge il paziente come beneficiario diretto, oltre alla famiglia (genitori, fratelli, sorelle) in qualità di beneficiario indiretto. Alle sedute partecipa anche il personale sanitario così da poter configurare un intervento multi-sistemico.

Misurare il livello d’efficacia degli interventi in termini di riduzione di stress

Durante il progetto sarà usato un dispositivo non invasivo per misurare il livello dell’efficacia degli interventi in termini di riduzione dello stress, mentre altri dati saranno raccolti attraverso appositi questionari. Il Centro per le Cure palliative pediatriche del Bambino Gesù è dedicato all’accoglienza di bambini e adolescenti con malattie rare, inguaribili, ad alta complessità assistenziale. Garantisce la presa in carico del paziente e di tutto il nucleo familiare. Il Centro è dotato di 20 posti letto residenziali e 2 posti letto di Day hospice accreditati dalla Regione Lazio. È la prima struttura di questo tipo presente sul territorio regionale.

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Cronaca

Giocattoli ai bambini dal Babbo Natale dei Carabinieri

Giocattoli ai bambini e sorrisi ai loro cari li ha regalati, questa mattina, nel corso dell’oramai tradizionale appuntamento di fine anno, il Babbo Natale dei Carabinieri del Comando Provinciale di Roma ai piccoli dell’Ospedale Pediatrico “Bambino Gesù” di Roma. Ricevuti dal Responsabile dell’Accoglienza e Servizi alle Famiglie dell’Ospedale, Dott.ssa Lucia Celesti, i Carabinieri del Comando Provinciale di Roma hanno incontrato nella ludoteca del presidio alcuni piccoli pazienti che hanno ricevuto dal Babbo Natale Carabiniere simbolici doni di Natale.

Giocattoli e sorrisi anche per i bambini del reparto di Nefrologia

Successivamente, i Carabinieri e Babbo Natale hanno visitato il reparto di Nefrologia, ove si sono intrattenuti con altri bambini e ragazzi impossibilitati a raggiungere la ludoteca. La tutela della dignità del bambino, tanto sul fronte della sicurezza quanto su quello della salute, è il filo che lega l’Arma dei Carabinieri all’Ospedale Pediatrico “Bambino Gesù”, che, nato nel 1869 dalla generosa iniziativa della Famiglia Salviati e donato alla Santa Sede nel 1924, è un punto di riferimento per la salute dei più piccoli, in Italia e all’estero.

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Salute

A casa per Natale le due gemelline operate in utero al Bambino Gesù

A casa per Natale le due gemelline di Catanzaro operate in utero alla 24ma settimana di gestazione dall’equipe di Chirurgia fetale dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù. L’intervento si è reso necessario per scongiurare i gravi rischi della sindrome da trasfusione feto fetale (TTTS o Twin to Twin Transfusion Syndrome), una malattia specifica dei gemelli che hanno in comune la placenta, caratterizzata dal passaggio anomalo di sangue da un gemello all’altro.

Bambine nate al Fatebenefratelli, sono tornate a casa per il Natale

Le bambine, nate con parto pretermine alla metà di ottobre scorso nell’Ospedale S. Pietro Fatebenefratelli, oggi stanno entrambe bene e sono tornate a casa per festeggiare il Natale insieme a tutta la famiglia che le aspettava per abbracciarle per la prima volta. Il viaggio dalla Calabria di mamma Gessica e papà Francesco inizia in un caldissimo giorno di agosto e finisce con le luci dell’albero di Natale. Poco dopo l’arrivo nell’ospedale della Santa Sede con la diagnosi di sindrome da trasfusione feto fetale, l’intervento d’urgenza effettuato dall’equipe di Chirurgia fetale con la dott.ssa Isabella Fabietti che opera all’interno dell’Unità operativa di Medicina e Chirurgia Fetale e Perinatale, diretta dal dott. Leonardo Caforio, nell’ambito del Dipartimento medico chirurgico del Feto-neonato-lattante, con direttore il prof. Pietro Bagolan.

Intervento effettuato presso il Reparto di Ostetricia e Ginecologia

L’intervento è stato effettuato presso il Reparto di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale S. Pietro Fatebenefratelli, guidato dal prof. Marco Bonito, uno dei più importanti centri nascita in Italia, con il quale il Bambino Gesù ha avviato da alcuni anni una stretta collaborazione. È seguito il monitoraggio ecografico stretto fino alla decisione di intervenire alla 30^ settimana con un parto cesareo perché preoccupavano le condizioni della gemella più piccola che cresceva meno.

Il ricordo della mamma

«Sono nate una alle 12.39 e una alle 12.40 – ricorda mamma Gessica – e hanno pianto. Vuol dire che hanno respirato entrambe e stavano bene, un miracolo». Dalla sala parto alla terapia intensiva e quindi il passaggio alla sub intensiva da cui le bambine sono state dimesse a fine novembre la prima, e nei giorni scorsi, in tempo per Natale, la seconda. «Quest’anno – scherza Gessica – i personaggi del presepe li impersoneremo noi arrivando non con uno, ma con due bambine, per la gioia di nonni, parenti e amici. È stata un’esperienza difficile, ma grazie alla professionalità e soprattutto alla grande umanità dei medici del Bambino Gesù e del S. Pietro Fatebenefratelli che ci hanno accompagnato ad ogni passo, riusciremo a tornare a casa con le nostre bambine ed è questo il messaggio di fiducia e speranza che vogliamo trasmettere agli altri genitori che si trovano nella nostra situazione».

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Salute

Nuova speranza per i bambini affetti da HIV dal Bambino Gesù

Una nuova speranza di trattamento per i bambini affetti da HIV arriva dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, alla vigilia della Giornata Mondiale contro l’AIDS. Medici e ricercatori sono riusciti a mettere a punto una nuova procedura in grado di caratterizzare la carica virale residua e la risposta immunitaria protettiva a essa associata presente nei pazienti, individuando quei bambini in cui il residuo virale risulta dormiente e quelli in cui tale residuo comporta, se non adeguatamente trattato, un rischio di recidiva della malattia.

Nuova procedura presentata alla Conference on Retroviruses and Opportunistic Infection

I risultati di questa nuova procedura saranno presentati nella prossima edizione della Conference on Retroviruses and Opportunistic Infection, che si terrà a Seattle il prossimo mese di febbraio. Nel corso del 2023 partirà al Bambino Gesù la prima sperimentazione per la sospensione della terapia antiretrovirale nei bambini con riserva virale “dormiente”. Per superare il problema delle ridotte quantità di sangue prelevabili da un bambino, i ricercatori delle aree di Immunologia Clinica e Vaccinologia diretta dal prof. Paolo Palma e di Infezioni Complesse e Perinatali della dott.ssa Stefania Bernardi, in collaborazione con l’unità di Aferesi della dott.ssa Giovanna Leone della Medicina Trasfusionale del Bambino Gesù, hanno studiato l’applicazione di una procedura con cui ottenere una quantità ottimale di cellule pronte per la caratterizzazione. Si tratta della leucoaferesi che, attraverso un apposito macchinario, consente di prelevare solamente i globuli bianchi, reimmettendo poi in circolo il resto del sangue.

Procedimento sicuro

Il procedimento è risultato sicuro per i piccoli pazienti ed efficace, con una resa cellulare fino a 250.000 volte maggiore rispetto alle tradizionali tecniche di prelievo. I risultati dello studio saranno presentati nel corso della 30° edizione della Conference on Retroviruses and Opportunistic Infections (CROI) che si terrà dal 19 al 23 febbraio 2023 a Seattle dove sono già stati considerati di estremo interesse dalla commissione scientifica valutatrice, premiando il dott. Nicola Cotugno con la scholarship per partecipare all’evento. Si tratta del convegno scientifico annuale dedicato alla comprensione, alla prevenzione e al trattamento dell’HIV/AIDS e delle infezioni associate che riunisce centinaia di ricercatori e clinici provenienti da tutto il mondo.

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Salute

Terapia sperimentale per i bambini affetti da un tumore cerebrale

Una terapia sperimentale accresce l’aspettativa di vita dei bambini affetti da un tumore cerebrale molto aggressivo e inoperabile: il glioma diffuso della linea mediana. La sopravvivenza media di questi piccoli pazienti passa da meno di 12 mesi dalla diagnosi a circa 24.

Terapia da studio clinico dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù

Il risultato arriva da uno studio clinico dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, tra i primi Centri a livello internazionale ad aver sperimentato una cura basata sulla caratterizzazione genetica molecolare del tumore di ciascun paziente coinvolto nella ricerca e sull’uso di farmaci ‘target’, cioè mirati. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica Therapeutic Advances in Medical Oncology. I gliomi diffusi della linea mediana sono tumori tipici dell’età pediatrica caratterizzati, per oltre il 90%, da mutazioni della proteina H3K27M. A questa si associano altre anomalie genetiche che possono variare da caso a caso. Si sviluppano nelle strutture mediane del cervello, tra le quali il ponte, la parte del tronco encefalico che regola funzioni vitali come il respiro e l’attività cardiaca.

Tumori molto aggressivi

Questi tumori sono molto aggressivi, tendono a diffondersi rapidamente e a infiltrarsi in profondità. A causa della loro sede, non possono essere asportati chirurgicamente. In Italia vengono diagnosticati circa 20-25 casi pediatrici all’anno di gliomi localizzati nel ponte, con un picco d’incidenza tra i 5 e i 10 anni di età. La sopravvivenza media è molto bassa (9-12 mesi) e meno del 2% dei bambini sopravvive a 5 anni dalla diagnosi, nonostante i trattamenti radio e chemioterapici che costituiscono la terapia standard. Contro questo genere di tumori, purtroppo, non è stata ancora individuata una cura efficace.

Studio condotto dal team multidisciplinare di Neuro-Oncologia

Lo studio per il trattamento sperimentale dei ‘gliomi del ponte’ è stato condotto dal team multidisciplinare di Neuro-Oncologia (clinici, chirurghi, patologi, biologi) del Bambino Gesù. La ricerca è durata 4 anni e ha coinvolto 25 pazienti di età compresa tra i 5 e i 14 anni. La terapia sperimentale si è basata sullo studio delle caratteristiche genetiche del tumore di ogni singolo paziente incluso nella ricerca: porzioni di tessuto tumorale ottenute tramite biopsia sono state analizzate alla ricerca di anomalie genetiche che potessero essere il bersaglio di farmaci già disponibili. Questa fase di indagine genetica sui tumori è stata possibile grazie a tecnologie di Next Generation Sequencing (NGS) per la diagnosi molecolare avanzata, disponibili nei Laboratori di Diagnostica dell’Ospedale.

I risultati di laboratorio

In base ai risultati di laboratorio, oltre alla terapia standard, a 9 bambini su 25 è stato possibile somministrare in un secondo momento anche farmaci ‘target’, cioè diretti contro le specifiche mutazioni individuate nel loro tumore. Nei pazienti trattati con la terapia personalizzata non sono stati rilevati effetti collaterali gravi e la sopravvivenza media è passata da meno di 12 mesi dalla diagnosi a circa 24 mesi.

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Salute

Policlinico Gemelli e Bambino Gesù per le persone con Sindrome di Down

Policlinico Gemelli IRCCS e Ospedale Pediatrico Bambino Gesù per la presa in carico delle persone con Sindrome di Down in età post-pediatrica. Chi si occupa delle persone con sindrome di Down una volta diventate maggiorenni? Gli ospedali pediatrici che se ne sono presi cura dalla nascita non possono continuare a seguirle e così spesso queste persone e le loro famiglie si ritrovano a girovagare da uno specialista all’altro, senza avere più un punto di riferimento.

Policlinico Gemelli con servizio dedicato per le persone con Sindrome di Down

Per questo il Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS da oltre dieci anni ha attivato un Servizio dedicato alla presa in carico delle persone con sindrome di Down e con altre patologie congenite, per assicurare loro una continuità di cure e tutta l’assistenza, a volte molto complessa, di cui hanno bisogno. Fino ad oggi, oltre 800 le persone con sindrome di Down, dai 18 ai 70 anni e più, sono state assistite al Gemelli.

Convenzione con il Bambino Gesù

E questo progetto oggi si arricchisce di un nuovo step e si rinforza grazie alla convenzione siglata con l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù per la presa in carico delle persone con sindrome di Down dopo l’età pediatrica. «Le persone con sindrome di Down, o con malattie rare o congenite – afferma il professor Roberto Bernabei, Ordinario di Medicina Interna e Geriatria dell’Università Cattolica e direttore del Dipartimento Scienze dell’invecchiamento, neurologiche, ortopediche e della testa-collo della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS – spesso trovano il riferimento e le cure adeguate nel mondo della pediatria ma, una volta diventate adulte, non hanno più un servizio dedicato.

Invecchiamento precoce

E spesso vanno incontro a invecchiamento precoce, con le multimorbilità e il funzionamento ‘difficile’, che dei vecchi è il marchio. Partendo da queste considerazioni, abbiamo dunque deciso di prenderci carico di questo problema, apparentemente non ‘geriatrico’, organizzando un servizio dedicato a queste persone: il Centro di Medicina delle persone Adulte con condizioni Congenite, Rare, Disabilitanti. La considero una piccola perla non solo del Day Hospital di Geriatria di Fondazione Policlinico Gemelli, ma anche del Ssn. È con viva soddisfazione dunque che avviamo oggi questa collaborazione tra Fondazione Policlinico Gemelli IRCCS e Ospedale Pediatrico Bambino Gesù per la presa in carico delle persone con Sindrome di Down in età post-pediatrica. Questo evento segna anche una pietra fondante che aprirà la strada a tante altre condizioni più rare della sindrome di Down».

La migliore modalità di assistenza

Così invece il professor Alberto Villani, Direttore Dipartimento di Emergenza, Accettazione e Pediatria Generale dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù: «Da anni le nostre due Istituzioni collaborano al fine di condividere le migliori modalità di assistenza alle persone Down, già dalle primissime fasi dell’età evolutiva, e alle loro famiglie. Pediatri e geriatri sono accomunati dal doversi prendere cura di individui naturalmente fragili (bambini e anziani) e hanno quindi come caratteristica professionale una grande attenzione a esigenze e necessità speciali. Un valore aggiunto significativo di questa collaborazione è la totale condivisione di percorsi in continuità assistenziale».

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Salute

Diagnosi più sicure senza raggi X al Bambino Gesù

Diagnosi più sicure senza raggi X. Sono possibili con il cateterismo cardiaco guidato dalla risonanza magnetica, una procedura innovativa per la diagnosi dei difetti del cuore dei bambini. Eseguita per la prima volta in Italia all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, la nuova metodica diagnostica sfrutta i campi magnetici al posto delle radiazioni per ottenere risultati ad alta precisione.

Diagnosi vantaggiosa per i bambini

Tra i vantaggi per i bambini, anestesia più breve e singola, procedura in un unico tempo e nessuna esposizione ai raggi X. La previsione degli specialisti del Bambino Gesù è di almeno 20 procedure di questo tipo all’anno per la diagnosi accurata di pazienti affetti da cardiopatie congenite selezionate e/o da ipertensione polmonare. Il nuovo cateterismo effettuato al Bambino Gesù fonde i due esami precedenti in una sola procedura, offrendo una serie di vantaggi tra cui, soprattutto, l’assenza di raggi X.

Esame eseguito in luogo unico

L’esame, infatti, si esegue in un unico luogo, la sala risonanza appositamente attrezzata, dove l’apparecchiatura di imaging a campi magnetici guida il cardiologo interventista nelle manovre di cateterismo e, contemporaneamente, misura con estrema precisione tutti i parametri cardiovascolari necessari alla diagnosi. La procedura coinvolge un’équipe multidisciplinare appositamente formata (cardiologo interventista, radiologo, anestesista, infermiere) ed è coordinata dagli specialisti delle strutture complesse di Cardiologia Interventistica e Radiologia Cardiovascolare Avanzata dell’Ospedale Pediatrico della Santa Sede.

Il dottor Gianfranco Butera

«Il cateterismo diagnostico guidato dalla risonanza magnetica è ancora più sicuro e meno invasivo per i bambini», sottolinea il dott. Gianfranco Butera, responsabile di Cardiologia Interventistica del Bambino Gesù. «Senza spostamenti tra sale si riduce il rischio di alterare parametri importanti; la procedura è più breve, i tempi di anestesia si riducono e il paziente non viene esposto alle radiazioni ionizzanti».

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Salute

Settembre e ottobre i mesi più rischiosi per gli allergici al veleno delle vespe

Settembre e ottobre sono i mesi più rischiosi per i bambini allergici al veleno delle vespe, comprese le vespe Orientalis, segnalate in sciami nelle scorse settimane soprattutto nella città di Roma.

In settembre e ottobre si concentra il maggior numero di esemplari

È in questo periodo, infatti, che si concentra il maggior numero di esemplari in circolazione prima dello “stop” invernale. Contro reazioni pericolose come lo shock anafilattico in caso di puntura accidentale, all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù è attivo un servizio di vaccinazione specifica (immunoterapia desensibilizzante) a cui possono accedere bambini e ragazzi con diagnosi di allergia grave al veleno di imenotteri (vespe, api, calabroni).

Allergia, reazione esagerata alla puntura

L’allergia al veleno di insetti come vespe, api e calabroni, consiste in una reazione esagerata dell’organismo alla loro puntura. Oltre al normale bruciore, rossore, dolore e prurito nella zona della puntura, si può parlare di vera e propria allergia quando compaiono altri sintomi come orticaria, gonfiore alla gola, gonfiore alle labbra e asma, fino ad arrivare allo shock anafilattico, ovvero un grave calo di pressione che può avere anche esiti fatali. Le punture di imenotteri scatenano reazioni allergiche in circa 2 persone su 100.

Tra i bambini fenomeno meno frequente

Fortunatamente, tra i bambini il fenomeno è molto meno frequente che negli adulti. Tuttavia, proprio a causa del veleno di insetti, ogni anno in Italia muoiono da 5 a 20 persone. L’immunoterapia desensibilizzante, comunemente chiamata “vaccinazione”, è una terapia salvavita per tutti i bambini e i ragazzi ad alto rischio di shock anafilattico o di reazioni allergiche di medio-alta intensità. Consiste nell’inoculazione sottocutanea di dosi crescenti del veleno dell’insetto a cui si allergici, partendo da dosaggi estremamente bassi. In questo modo l’organismo si “abitua” progressivamente al veleno fino a raggiungere una soglia di tolleranza che scongiura reazioni gravi in caso di puntura accidentale.

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Scienza

Piccoli esploratori alla scoperta della scienza anche al Bambino Gesù

Piccoli esploratori alla scoperta delle meraviglie della scienza attraverso esperimenti, visite guidate e incontri con i ricercatori a misura di bambini e ragazzi. Anche quest’anno, in occasione della Settimana della scienza (24 settembre-1 ottobre) e della Notte Europea dei ricercatori (30 settembre), coordinate da Frascati Scienza e promosse dalla Commissione europea, l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù ha organizzato diverse attività rivolte ai più piccoli per fare loro scoprire, divertendosi, i segreti della ricerca scientifica.

Piccoli ricercatori il 27 e 28 settembre

Il 27 e 28 settembre grazie all’iniziativa “Che cosa fa un ricercatore?”, gli alunni degli istituti d’istruzione di I e II grado delle città di Ciampino e Roma, che hanno aderito all’iniziativa, avranno la possibilità di visitare i laboratori di ricerca per scoprire gli strumenti usati dai ricercatori e conoscere le attività svolte all’interno degli spazi dedicati alla ricerca scientifica. Il 29 e 30 settembre sarà la volta dei bambini ricoverati.

Viaggio dentro lo scheletro

Con “Viaggio dentro lo scheletro!” le ludoteche delle sedi del Gianicolo e di Palidoro si trasformeranno in un laboratorio scientifico. I ricercatori coinvolgeranno i bambini e i ragazzi con giochi, esperimenti e osservazioni al microscopio, per aiutarli ad apprendere nozioni sullo scheletro.

Sherlock Holmes, sulle tracce dell’impostore! con i RIS dei Carabinieri

Gli esperti del RIS, dell’Arma dei Carabinieri di Roma, con “Sherlock Holmes, sulle tracce dell’impostore!” faranno, invece, vivere ai più piccoli l’emozione di un’ispezione sulla scena del crimine: dalla verifica delle impronte digitali alla raccolta delle prove. Al termine dell’investigazione a tutti i partecipanti verrà rilasciato un simpatico Attestato di detective.

La scienza per le malattie rare: l’esempio delle oltre mille malattie metaboliche

Infine, il 30 settembre alle ore 14.30 appuntamento aperto a tutti con la diretta Facebook “La scienza per le malattie rare: l’esempio delle oltre mille malattie metaboliche” sui profili social di OMaR e sui canali ufficiali dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, per un confronto sul tema della ricerca nell’ambito delle malattie rare. All’incontro parteciperanno il Responsabile di malattie metaboliche dell’Ospedale, Dott. Carlo Dionisi Vici, con alcuni membri del team della sua Unità di ricerca, l’Associazione La vita è un dono, l’Associazione CblC Onlus e il Dott. Paolo Cornaglia, Direttore Scientifico della Fondazione Tender to Nave Italia.

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Salute

Il profilo microbico che sembra tutelare i più piccoli dalle forme gravi del Covid-19

Il profilo microbico che sembra tutelare i più piccoli dalle forme gravi del Covid-19, grazie al Bambino Gesù. I risultati della ricerca pubblicati su “Frontiers in Cellular and Infection Microbiology”. Caratterizzato per la prima volta il profilo del microbiota intestinale dei bambini affetti da Covid-19 che, grazie a particolari proprietà antinfiammatorie, sembra proteggerli dalle forme gravi della malattia.

Il profilo arriva dal Bambino Gesù

L’identikit arriva dai ricercatori dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù che hanno condotto uno studio – il primo a livello internazionale – dedicato al rapporto tra il microbiota e l’infezione da SARS-CoV-2 in età pediatrica. La ricerca, appena pubblicata sulla rivista scientifica Frontiers in Cellular and Infection Microbiology, suggerisce possibili interventi terapeutici sul microbiota per contribuire al controllo della malattia. Lo studio sulla composizione e sulla funzione del microbiota intestinale nei pazienti pediatrici con Covid-19 è stato condotto dall’Unità di Ricerca del Microbioma Umano, diretta dalla prof.ssa Lorenza Putignani, nell’ambito del progetto “CACTUS – Immunological studies in children affected by Covid and acute diseases” coordinato dal prof. Paolo Palma.

L’indagine si è avvalsa della collaborazione di diversi specialisti

L’indagine si è avvalsa della collaborazione clinica degli specialisti di vari Dipartimenti dell’Ospedale. Nella ricerca sono stati inclusi 88 pazienti con sintomi di sospetta infezione da SARS-CoV-2, ricoverati tra marzo e settembre 2020 nel Centro Covid di Palidoro e nella sede del Gianicolo del Bambino Gesù. Sulla base del risultato del tampone naso-faringeo, sono stati suddivisi in 2 gruppi: pazienti con Covid-19 (tampone positivo) e pazienti affetti da altra infezione (tampone negativo). I campioni di feci prelevati da ciascun partecipante sono stati analizzati con tecniche di metagenomica (sequenziamento del DNA di tutta la comunità microbica intestinale) che hanno consentito ai ricercatori di definire la composizione del microbiota. I dati dei due gruppi sono stati poi confrontati tra loro e con quelli di un gruppo di controllo di bambini sani. Inoltre, per il gruppo con Covid-19 è stato eseguito anche lo studio della funzione del microbiota.