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Graveyards and Gardens chiude Diafanie. Materia e Luce

Graveyards and Gardens, di Caroline Shaw e Vanessa Goodman, chiude il 17 maggio al Teatro Palladium di Roma Diafanie. Materia e Luce, la prima stagione danza realizzata dal Centro Nazionale di Produzione della Danza Orbita | Spellbound. Ideata e creata da Caroline Shaw, tra le più importanti compositrici della sua generazione, vincitrice nel 2022 del Grammy per la migliore composizione classica contemporanea, insieme alla coreografa canadese Vanessa Goodman, con il lighting design di James Proudfoot e il sound design di Eric Chad e Kate De Lorm, Graveyards and Gardens è una performance installativa collaborativa che esplora il concetto di memoria.

Graveyards and Gardens, il suolo come specchio della memoria

Ispirate dalla comune passione per i giardini, che siano quelli di un parco o di un cimitero, come luogo dell’anima e metafora della vita, il progetto si sviluppa a partire dall’idea del suolo come specchio della memoria, capace di assorbire ciò che si decompone e allo stesso tempo di rinnovare e dare nuova vita. Il lavoro infatti esamina la memoria come processo di ricostruzione piuttosto che come richiamo di eventi, abbracciando le varie elaborazioni, distorsioni e omissioni che il ricordo genera. Una danza. Un concerto. Una curiosa e ipnotica esperienza di performance guidata dall’analogico.

Ambiente immersivo

In un ambiente immersivo teso tra natura e tecnologia, dove compaiono piante e altri oggetti come cavi e lampade, la danzatrice fa esperienza della propria memoria creando una sorta di album visivo e sonoro di ricordi ricostruiti e distorsioni. Un album vivente, guidato dalle musiche eseguite dal vivo dalla Shaw, che continua a piegarsi e dispiegarsi su se stesso per scavare in profondità nella bellezza di come il corpo ricorda.

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La programmazione di “Diafanie. Materia e Luce” al Teatro Palladium

La programmazione di “Diafanie. Materia e Luce”, la stagione danza 2023 realizzata dal Centro Nazionale di Produzione della Danza Orbita | Spellbound, prosegue. Il 7 e l’8 marzo al Teatro Palladium di Roma presenta un nuovo focus autoriale, questa volta dedicato al collettivo di coreografi, danzatori e attori franco-argentini Poyo Rojo, dopo quelli sulla compagnia Balletto Civile, sul coreografo libanese Bassam Abou Diab e sul maestro Virgilio Sieni.

Programmazione di Poyo Rojo il 7 marzo

Il programma del focus si apre il 7 marzo con il ritorno di Un Poyo Rojo, lo spettacolo “fenomeno” che ha entusiasmato il mondo intero, andando in scena senza interruzioni e superando le 1400 repliche in oltre 30 paesi, con una media di 120 rappresentazioni all’anno: fra teatro, danza e performance acrobatica, un testa a testa tra corpi che abbatte il muro delle convenzioni sociali attraverso la chiave dell’umorismo e della libertà estetica.

Indagare l’identità omosessuale

Nato nella periferia di Buenos Aires in un momento in cui la società argentina si divideva in modo radicale rispetto alla proposta di legge sui matrimoni omosessuali, Un Poyo Rojo indaga l’identità omosessuale mettendo in scena due uomini che, nello spogliatoio di una palestra, si affrontano come due galli da combattimento impegnati in un duetto sensuale e malizioso che mette in discussione la natura primitiva dei propri desideri attraverso una danza che dalla classica va alla contemporanea, passando per la breakdance, l’hip hop, il teatro fisico e l’acrobatica.

Focus prosegue l’8 marzo con Dystopia

Il focus prosegue il giorno seguente, mercoledì 8 marzo sempre al Teatro Palladium con la prima romana di Dystopia, nuova creazione di Poyo Rojo che ci trascinerà in un mondo dolciastro e ansiogeno alla Truman Show.

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La stagione danza 2023 di ORBITA prosegue con quattro focus

La stagione danza 2023 di ORBITA | Spellbound Centro Nazionale di Produzione della Danza dal titolo “Diafanie. Materia e Luce” prosegue con il primo dei quattro focus autoriali in programma, dedicato alla Compagnia Abbondanza/Bertoni, una delle realtà artistiche più prolifiche e significative del panorama italiano per le loro creazioni, per l’attività formativa e pedagogica e per la diffusione del teatro danza contemporaneo.

La stagione di ORBITA con il primo focus dal 20 al 22 gennaio

Il focus, che si svolgerà dal 20 al 22 gennaio fra il Teatro Palladium e il Teatro Biblioteca Quarticciolo presenta due delle ultime creazioni di Abbondanza/Bertoni: il 20 gennaio, per la prima volta a Roma, sul palco del Teatro Palladium andrà in scena Doppelgänger, una produzione Armunia/Festival Inequilibrio e Nerval Teatro, Premio Ubu 2021 come miglior spettacolo di danza. Come si evince dal titolo stesso, uno spettacolo sul tema del doppio, della dualità come differenza ma soprattutto un lavoro che dà forma all’incontro tra i corpi dei due interpreti.

Esperienze diverse in scena

L’attore con disabilità Francesco Mastrocinque, appartenente all’esperienza del Laboratorio Permanente di Nerval Teatro, e il danzatore Filippo Porro, artisti di diversa estrazione che, nel solco tra arte e diversità, portano reciprocamente le propria esperienze e poetiche della scena, alimentate e sviluppate, pur nella differenza formale, attraverso la medesima sensibilità e passione. Sono due corpi diversi che cercano sulla scena l’origine della possibilità di esistere ma anche due corpi uguali che si riconoscono e non smettono l’abbraccio, il mandala, la cellula che li lega. Due esseri primi, primati, ai loro primi passi: tra evoluzione e involuzione, scelgono l’inesistente “voluzione”, uno stare vicini senza l’andare. Senza il destino forzoso del crescere e del diminuire. Doppelgänger è così uno spettacolo sulla dimensione politica del corpo e sull’intelligenza somatica.

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Prima stagione dedicata alla danza contemporanea a Roma

La prima stagione organica dedicata alla danza contemporanea nasce a Roma, realizzata dal Centro Nazionale di Produzione della Danza Orbita Spellbound: dal 10 gennaio al 17 maggio 2023 al Teatro Palladium e al Teatro Biblioteca Quarticciolo, Orbita presenta le creazioni più significative dei grandi e riconosciuti autori italiani come Virgilio Sieni, Abbondanza Bertoni, Roberto Castello, Michela Lucenti, Michele Di Stefano e Mauro Astolfi al fianco di incursioni alla scoperta dei nuovi protagonisti della danza contemporanea internazionale come Bassam Abou Diab dal Libano, Masoumeh Jalalieh dall’Iran, Michael Getman da Israele e Caroline Shaw con Vanessa Goodman dal Canada, che presentano i loro lavori per la prima volta in Italia e a Roma.

Debutto di Un Poyo rojo

Ma anche il debutto nazionale del nuovo spettacolo dello spagnolo Marcos Morau e il ritorno a Roma di Un poyo rojo, lo spettacolo “fenomeno” franco-argentino che dal 2008 ha conquistato tutto il mondo. Venti spettacoli, di cui cinque in prima romana e quattro in prima nazionale, e quattro focus autoriali, fra cui quello su Virgilio Sieni realizzato in collaborazione con Fondazione Musica per Roma nell’ambito del festival Equilibrio, che si aggiunge a quelli su Compagnia Abbondanza Bertoni, Bassam Abou Diab e su Poyo Rojo, il collettivo che ha dato il titolo al celebre spettacolo.

Prima stagione con anche tre residenze artistiche e un film

A completare il quadro, tre residenze artistiche e un film, oltre a una serie di incontri con gli autori prima e dopo la visione degli spettacoli. Diafanie. Materia e luce. Questo il titolo, evocativo e puntuale al tempo stesso, della stagione disegnata da Valentina Marini, già direttrice generale di Spellbound Contemporary Ballet e direttrice artistica del festival Fuori Programma, che cura l’intera programmazione di Orbita.

Il corpo in scena come materia

Al centro di questa coesistenza di materia e luce, il corpo in scena come materia attraversata da questioni geopolitiche, sociali, pulsioni desideranti e ribelli. Materia da cui traspaiono, dunque, pungoli del nostro presente. Fuori dall’”eventismo” festivaliero e dal fanatismo delle prime assolute, la stagione Orbita “miscela volutamente le scoperte della scena internazionale con la grande autorialità italiana, il nuovo e il consolidato.

Serie di approfondimenti

Da un lato suggerendo una serie di approfondimenti che non siano soltanto di natura tecnico-estetica ma in grado di aprirsi a discorsi sociali e culturali più ampi, dando spazio, ad esempio, a proposte provenienti dal bacino del Mediterraneo e del Medio Oriente, come nel caso di Masoumeh Jalalieh, artsita visiva e performer iraniana rifugiata in Europa o in quello delle sei donne messe in scena dall’israeliano Michael Getman per dare voce alle loro storie di confini religiosi, culturali e storici, e alle produzioni ai margini del mainstream europeo; dall’altro, rivendicando il diritto di riprogrammare titoli di successo e creazioni significative con l’obiettivo di strutturare un repertorio di nuovi classici che il pubblico possa riconoscere in un rinnovato patto di fiducia fra artisti, pubblico e programmatori.

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Cultura

Al Teatro Palladium gran finale di Flautissimo

Al Teatro Palladium di Roma, il 4 dicembre alle 18 gran finale di “Flautissimo 2022. La città e la meraviglia” (foto Angelo Trani), il festival diretto da Stefano Cioffi, con il ritorno al palcoscenico di Fabrizio Bentivoglio che, accompagnato da Ferruccio Spinetti al contrabbasso, omaggia Ennio Flaiano, in occasione del cinquantenario della sua scomparsa, con Lettura clandestina tratto da La solitudine del satiro.

Flaiano protagonista al Teatro Palladium

Molto citato, ma quanto realmente conosciuto? Facitore proverbiale di aforismi tra i più evocati, Ennio Flaiano è stato protagonista di primissimo piano della vita intellettuale italiana, soprattutto in quel periodo fecondo che dalla fine della guerra attraversa il boom economico e porta fino alla fine degli anni Sessanta. I suoi motti, che ancora oggi punteggiano i social network come gli articoli di giornale, hanno decostruito meticolosamente la società italiana di quel periodo, per raffigurarne con intento satirico i (molti) vizi e le (poche) virtù. Scomparso prematuramente, non ebbe modo di trasportare oltre la propria statura di laico moralista, oggi citata sì ma poco nota, anche perché di quel tipo di intellettuale si sono perse le tracce al giorno d’oggi.

Articoli letti da Fabrizio Bentivoglio

Lettura clandestina restituisce alcuni tra gli innumerevoli articoli che Flaiano scrisse per giornali e riviste, selezionati e letti da Fabrizio Bentivoglio con il contrappunto del contrabbasso di Ferruccio Spinetti per raccontarne la figura, e tramandare fino al presente la figura di un uomo che come pochi altri ha saputo raccontare l’Italia per ciò che, incredibilmente, ancora oggi è.

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Flautissimo torna dal 23 ottobre

Flautissimo torna con i suoi spettacoli di teatro e musica, un festival diffuso, in questa 24ma edizione, tra Teatro Palladium, Teatro India, Teatro Vascello e Teatro del Lido a Roma a partire dal 23 ottobre fino al 6 dicembre 2022. Il festival diretto da Stefano Cioffi è una manifestazione che affonda le sue radici nella musica classica e che negli anni ha vissuto tante stagioni di aperture ai nuovi linguaggi dello spettacolo contemporaneo. E così oggi Flautissimo è anche teatro, altre musiche, performance cross-disciplinari.

Apertura di Flautissimo affidata a Maria Paiato il 23 ottobre al Palladium

L’apertura è affidata alla straordinaria Maria Paiato che, il 23 ottobre alle ore 18, al Palladium, inaugura la sezione “Teatro & Musica” di questa edizione con L’avvelenatrice, tratto dalla raccolta di Eric-Emmanuel Schmitt Concerto in memoria di un angelo, vincitore del premio letterario Prix Goncourt. Il 26 ottobre il festival si sposta al Teatro Vascello dove Peppe Servillo, con Cristiano Califano alla chitarra, porta in scena Il resto della settimana di Maurizio de Giovanni, un flusso di vita quotidiana che si nasconde dietro la sensuale passione del calcio che Napoli sola possiede.

Anche due sezioni a ingresso gratuito

Il programma di questa 24° edizione comprende anche le due sezioni, a ingresso gratuito, “Outdoor” e “Letture in Biblioteca” che vedranno protagonisti rispettivamente il Collettivo Teatrale Nonnaloca in Cerase, uno spettacolo itinerante immersivo da seguire in bicicletta al Parco Archeologico degli Acquedotti (19, 20 e 26 novembre alle ore 12) e l’attrice Serena Sansoni, con la lettura de Il Conte di Montecristo, che concluderà il festival con l’ultima delle 6 letture del libro il 6 dicembre alla Biblioteca Vaccheria Nardi.

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Interazioni, il festival multidisciplinare a Roma dal 30 settembre

Interazioni, il festival multidisciplinare di arti e culture contemporanee si svolgerà a Roma dal 30 settembre all’8 ottobre, tra il Goethe Institut di Roma, il Teatro Palladium, la Villetta Social Club e l’Ostudio, sotto la direzione artistica del coreografo, regista multimediale e performer Salvo Lombardo e con la produzione di Chiasma.

Interazioni in sette giorni di programmazione

Sette giorni di programmazione in compagnia di 39 artisti per 18 appuntamenti, seguendo una tessitura che prova a interrogare il tempo presente e alcune delle sue emergenze: multiculturalismo, femminismi, inclusività, accessibilità e soprattutto una visione decoloniale applicata agli immaginari contemporanei. «Il panorama di approcci, linguaggi artistici e posizionamenti del tutto peculiari proposti – spiega il direttore artistico Salvo Lombardo – è la risultante di un complesso campo di forze orientato ad amplificare domande, interrogativi, critiche e problemi del nostro tempo che dalla sfera del linguaggio irrompono in quella del pensiero e dell’azione politica.

La proposta del Festival

La proposta di “Interazioni Festival” prende forma e respira negli interstizi e negli “spazi-tra” e cerca il suo ossigeno tra le asfittiche egemonie di posture muscolari, di sguardi mascolini, di discorsi universalistici, di letture esaustive, di saperi enciclopedici e di rigidi canoni che informano ostinatamente molte delle narrazioni attuali». Il fitto programma di appuntamenti, che si alterna tra performance, di cui 4 in Prima Nazionale, concerti, proiezioni filmiche, workshop, progetti divulgativi e momenti di convivialità, conferma in questa edizione 2022 la sua vocazione internazionale accogliendo artistə delle arti performative provenienti da tutto il mondo: Italia, Germania, Nuova Zelanda, India, Egitto, Olanda, Portogallo, Francia e Regno Unito.

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Best Regards domani al Teatro Palladium

Best Regards, di Marco D’Agostin, domani al Teatro Palladium in scena per la prima volta a Roma, nell’ambito di Orbita la stagione danza diretta da Spellbound. È l’unico spettacolo italiano presentato alla Biennale di Venezia e che vanta la nomination al Premio Ubu 2021.

Best Regards omaggio al coreografo inglese Nigel Charnhock

Un omaggio al coreografo britannico Nigel Charnhock, scomparso nel 2012, eccellenza della danza internazionale, autore di vere e proprie esplosioni ipercinetiche e fra i fondatori del celebre collettivo DV8 – Physical Theatre. Il performer britannico ha incarnato alla perfezione quella possibilità dell’arte che David Foster Wallace avrebbe chiamato “failed entertainment”, allargando anche le maglie del genere “danza contemporanea” e firmando spettacoli di massima intensità sui temi della sessualità, dell’amicizia e dell’amore, sfidando i clichè e non temendo lo scandalo.

D’Agostin celebra la memoria di Charnhock

All’ombra di un tempo scaduto e sotto la luce che il grande performer continua a proiettare, D’Agostin (foto Alice Brazit) celebra la memoria di Nigel Charnhock con un one man show di azioni cantate, recitate e coreografiche. «Best Regards è la lettera che scrivo, con 8 anni di ritardo, a qualcuno che non risponderà mai». Partendo dalla lettera mai recapitata che Wendy Houstoun scrisse al suo amico e collega Charnhock definendolo “too much”, il coreografo italiano mette anche sotto accusa il tempo per indagare le conseguenze emotive di un rapporto epistolare che viaggia su galassie non sincronizzate.

Spettacolo di intrattenimento disperato

Con uno spettacolo di intrattenimento disperato, D’Agostin cerca di porre a sé e al pubblico la stessa domanda: «Cosa scriveresti a qualcuno che non leggerà mai le tue parole?» Un modo per dire: «Dear N, I wanted to be too much too». Lo spettacolo è preceduto alle ore 17 dall’incontro aperto a tutti a cura della Fondazione Teatro Palladium. Intervengono con Marco D’Agostin, Gaia Clotilde Chernetich dramaturg, autrice e studiosa di danza, teatro e scienze sociali e Maria Cristina Esposito, presidente Associazione culturale Licita Scientia_Corpi Segni Scritture.

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Due Prime Nazionali al Teatro Palladium

Due Prime Nazionali il 21 aprile al Teatro Palladium, nell’ambito di Orbita, la stagione danza diretta da Spellbound che intende mappare le realtà di punta della danza contemporanea. In scena per la prima volta in Italia gli spettacoli di due coreografi, entrambi premiati rispettivamente nel 2019 e 2021 al Copenhagen International Choreography Competition (CICC) ed entrambi attenti a rispondere alle urgenze che la contemporaneità sollecita.

Family Honour e For Old Times’ Sake le due prime

L’afrodiscendente Kwame Asafo-Adjei della compagnia Spoken Movement firma lo spettacolo Family Honour, sul tema della violenza domestica, mentre Phoebe Jewitt, la coreografa inglese di nascita, ma cresciuta fra Filippine e Indonesia e formatasi al Dance Art Studio di Lucerna, porta in scena For Old Times’ Sake, ispirandosi alle più recenti ricerche sulla cura del disturbo da stress post traumatico. Già vincitore nel 2018 del concorso danese Danse Elargie, Kwame Asafo-Adjei, fondatore e direttore Artistico di Spoken Movement, unisce l’hip hop, la danza contemporanea e il suo background ghanese per creare un personale vocabolario di movimento con cui mettere in scena le problematiche e le esperienze di vita quotidiana presenti nel suo ambiente sociale.

Family Honour opera sofisticata

Un’indagine provocatoria, un’esplorazione cruda all’interno di una famiglia, Family Honour è la ribellione di una giovane donna alle costrizioni familiari dettate dalla tradizione e dalla religione, “un’opera sofisticata”, così la definisce il The Guardian, che si domanda fino a che punto si è disposti ad arrivare per sostenere le aspettative familiari e se farlo è davvero onorevole o è solo un retaggio da abolire. Funk, house, jazz e danza contemporanea, è su queste traiettorie che si muove la formazione di Kwame Asafo-Adjei che mixa i linguaggi del contemporaneo e i diversi generi musicali, affidando questi ultimi al compositore e campione del mondo di beatbox Hobbit.

For Old Times’Sake approfondisce le conseguenze del deterioramento mentale

Nel labirinto della memoria e nelle emozioni prodotte dai ricordi si addentra Phoebe Jewitt che con For Old Times’Sake approfondisce le conseguenze del deterioramento mentale, distorce i ricordi e li trasforma in realtà, confonde i confini del tempo, riunisce passato, presente e futuro attraverso le emozioni. Phoebe Jewitt immagina di entrare nella mente di un uomo e dei personaggi che la abitano così da attraversare i suoi stati emotivi, le fantasie e i ricordi. Perché i ricordi si deformano? Scegliamo ciò che ricordiamo? Quale stimolo serve per ripristinare una memoria persa o cambiarne una distorta?

Linguaggio asciutto e contemporaneo

Con un linguaggio asciutto e contemporaneo For Old Times’ Sake si ispira alle più recenti ricerche sulla cura del disturbo da stress post-traumatico e sugli effetti duraturi sulle persone colpite per esplorare le modificazioni della memoria. Uno spettacolo vertiginoso in cui lo spettatore si ritrova di fronte a una percezione alterata dello spazio e del tempo.

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Al Teatro Palladium Un Poyo Rojo

Arriva per la prima volta a Roma al Teatro Palladium Un Poyo Rojo lo spettacolo “fenomeno” che ha entusiasmato il mondo intero, andando in scena senza interruzioni e superando le 1400 repliche in oltre 30 paesi, con una media di 120 rappresentazioni all’anno, ora nella capitale per la prima data di Orbita, la stagione di danza diretta da Spellbound. Firmata a sei mani dai coreografi, danzatori e attori Alfonso Barón, Luciano Rosso e Hermes Gaido, lo spettacolo è una coproduzione franco-argentina che unisce teatro, danza e performance acrobatica. Un testa a testa tra corpi che abbatte il muro delle convenzioni sociali attraverso la chiave dell’umorismo e della libertà estetica.

Un Poyo Rojo indaga l’identità omosessuale

Nato nella periferia di Buenos Aires in un momento in cui la società argentina si divideva in modo radicale rispetto alla proposta di legge sui matrimoni omosessuali, Un Poyo Rojo indaga l’identità omosessuale mettendo in scena due uomini che, nello spogliatoio di una palestra, si affrontano come due galli da combattimento impegnati in un duetto sensuale e malizioso che mette in discussione la natura primitiva dei propri desideri attraverso una danza che dalla classica va alla contemporanea, passando per la breakdance, l’hip hop, il teatro fisico e l’acrobatica.

Acclamato dalla stampa internazionale

Acclamato dalla stampa internazionale come “una poesia di corpi e immagini, suonata senza parole o musica che flirta dolcemente con i divieti e gli eccessi” (Télérama), definito da The Sunday Times “una lotta di dignità”, Un Poyo Rojo è un invito libertario, giocoso e politico a esplorare tutto il ventaglio delle possibilità fisiche e spirituali dell’essere umano.