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Almanacco: 23 marzo 1994 muore a Roma Giulietta Masina

Il 23 MARZO 1994 Muore a Roma GIULIETTA MASINA. è stata un’attrice cinematografica italiana.

Giulietta Masina esordì nel cinema nel 1948 in un film diretto da Alberto Lattuada, Senza pietà, dove interpretò insieme a Carla Del Poggio

il ruolo della mondana di aspetto minuto e di buon cuore che la accompagnerà per buona parte della sua carriera

in film diretti da Carlo Lizzani, Giuseppe Amato e Renato Castellani.

Ma è insieme al marito che raggiunse la notorietà a livello mondiale con il ruolo di Gelsomina nel film La strada , dove recitò accanto ad Anthony Quinn e Richard Basehart,

e poi con Il bidone (1955), con Broderick Crawford e ancora Basehart, senza dimenticare il primo film firmato da Fellini con Lattuada, Luci del varietà (1950), sempre con Carla Del Poggio e Peppino De Filippo.

IL GRANDE SUCCESSO DELLE NOTTI DI CABIRIA

Nel 1957 raggiunse probabilmente l’apice della carriera nel ruolo di Cabiria nel film Le notti di Cabiria .

Nel 1958 interpretò una commovente figura di donna in Fortunella per la regia di Eduardo De Filippo, con Alberto Sordi e lo stesso De Filippo.

Dello stesso anno “Nella città l’inferno” di Renato Castellani in cui è possibile vederla recitare accanto ad Anna Magnani.

FELLINI LA DIRIGE NEL SUO PRIMO FILM A COLORI

Fellini la dirigerà ancora nel suo primo film a colori, Giulietta degli spiriti insieme a Mario Pisu e, vent’anni più tardi, nel malinconico Ginger e Fred proprio accanto a Marcello Mastroianni, nella parte di due ex ballerini di tip-tap popolarissimi durante la guerra col nome d’arte preso a prestito dai celebri Fred Astaire e Ginger Rogers.

Durante la sua lunga carriera vinse numerosi premi tra cui un David di Donatello (più due speciali), quattro Nastro d’argento, un Globo d’oro.

Sposò Federico Fellini il 30 ottobre 1943 e col quale instaurò un intenso sodalizio artistico e affettivo, tra i più importanti nella storia dello spettacolo italiano.

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Il 26 marzo alla Sapienza serata dedicata a Bach

Serata interamente dedica a Bach, il 26 marzo all’ Aula Magna della Sapienza di Roma,

con il duo d’eccezione formato da Ottavio Dantone al clavicembalo e Alessandro Tampieri al violino per la stagione dell’ Istituzione Universitaria dei Concerti.

CONCERTO CON CEMBALO E VIOLINO

In programma le sonate per violino e cembalo (BWV 1014-1019) composte durante il periodo di cinque anni in cui Bach fu al servizio del principe Leopold August a Köhten, in qualità di Kapellmeister, tra il 1717 e il 1723.

Allo stesso periodo risalgono composizioni analoghe come le Tre sonate per viola da gamba e cembalo e la Sonata per flauto e cembalo in si minore.

 “Nella raccolta per cembalo e violino – spiega Dantone – Bach elabora un concetto assolutamente nuovo relativamente alla musica da camera con strumento a tastiera.

 A colpire è innanzitutto la totale emancipazione riservata al clavicembalo, fino a quell’epoca utilizzato quasi esclusivamente come strumento per la realizzazione del basso continuo. 

In queste sonate la mano destra del cembalo è concepita come un altro strumento alla pari del violino”.

DANTONE E TAMPIERI IL 26 MARZO ALLA SAPIENZA DI ROMA

Considerato della critica come uno dei clavicembalisti più esperti e dotati della sua generazione, Dantone nel 1985 ha ottenuto il premio di basso continuo al concorso internazionale di Parigi e nel 1986 è stato premiato al concorso internazionale di Bruges.

Dal 1996 è il Direttore Musicale dell’Accademia Bizantina di Ravenna con la quale collabora dal 1989.

Alessandro Tampieri, violinista, violista, chitarrista e liutista, ha iniziato gli studi musicali nella propria città natale, Ravenna, entrando a far parte giovanissimo di Accademia Bizantina.

Ha svolto attività concertistica come solista, camerista, in orchestra sinfonica e d’opera (Filarmonica e Teatro alla Scala) dedicandosi anche alla musica contemporanea  

con collaborazioni con Luciano Berio e Azio Corghi per registrazioni discografiche e prime esecuzioni. (ANSA).

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Almanacco. 22 marzo 1885, posa della prima pietra del Vittoriano

Il 22 Marzo del 1885 viene posata la prima pietra del VITTORIANO (Altare della Patria) alla presenza di Re Umberto I.

E’ un monumento nazionale situato a Roma, sul Campidoglio, opera dell’architetto Giuseppe Sacconi. È uno dei simboli patri italiani.

COME NASCE IL TERMINE VITTORIANO

Il nome “Vittoriano” deriva da Vittorio Emanuele II di Savoia, primo Re d’Italia.

Da quando, nel 1921, accolse le spoglie del Milite Ignoto, il monumento assunse una nuova valenza simbolica,

e quello che era stato pensato inizialmente come

monumento dinastico, divenne definitivamente una celebrazione dell’Italia

unita e della sua libertà.

L’idea di base del Sacconi, d’altra parte, era proprio questa:

rappresentare tutta l’Italia,

per mezzo di raffigurazioni simboliche.

I SIMBOLI DEL VITTORIANO

Basti pensare ai gruppi scultorei del Pensiero, dell’Azione, della Concordia, della Forza, del Diritto, ai bassorilievi del Lavoro

che edifica e feconda, dell’Amor Patrio che combatte e che vince, alle fontane dell’Adriatico e del Tirreno, alle statue delle Regioni d’Italia, ai mosaici della Fede, della Sapienza, della Pace

e soprattutto alle quadrighe dell’Unità della Patria e della Libertà dei cittadini.

L’unica raffigurazione non simbolica è la statua di Vittorio Emanuele.

LA REALIZZAZIONE DEL SACRARIO DELLE BANDIERE

I lavori di completamento del Vittoriano ebbero luogo alla fine nel 1935, con la realizzazione del Museo centrale del Risorgimento, che fu inaugurato e aperto al pubblico decenni dopo, nel 1970.

Nell’occasione fu prevista anche la creazione di un Sacrario delle Bandiere, che ospita le bandiere storiche.

I suoi prodromi furono il trasferimento all’interno del

Vittoriano delle bandiere di guerra dei reggimenti disciolti che

in precedenza si trovavano a Castel Sant’Angelo:

anche il Sacrario delle Bandiere fu inaugurato e aperto al pubblico decenni dopo, nel 1968.

LA CRIPTA DEL MILITE IGNOTO

Il completamento degli spazi interni, compresa la cripta del Milite Ignoto (con mosaici di Giulio Bargellini), è dovuto ad Armando Brasini, già direttore artistico del Vittoriano.

Nel 1939, la gestione del Vittoriano passò dal Ministero dei lavori pubblici a quello della pubblica istruzione.

Con la caduta del fascismo (25 luglio 1943) e la fine della seconda guerra mondiale (2 settembre 1945), da cui conseguì il referendum del 2 giugno 1946 e la nascita della Repubblica Italiana,

il Vittoriano, svuotato dai contenuti militareschi che gli furono associati dal fascismo, tornò alla precedente funzione:

un tempio laico dedicato metaforicamente all’Italia libera e unita

e celebrante il sacrificio per la patria e per gli ideali ad essa collegati.

Il Vittoriano non è mai stato solo un monumento da contemplare, ma da sempre è anche teatro di importanti momenti celebrativi;

ciò ha accentuato il suo ruolo di simbolo di identità nazionale.

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Almanacco: 21 marzo 1956, Anna Magnani è la prima attrice italiana a ricevere l’Oscar

iL 21 marzo 1956 ANNA MAGNANI è la prima attrice italiana a ricevere l’Oscar:

Il dramma di una moglie devota che dopo la morte del suo amato scopre di essere stata a lungo tradita e schernita dalla gente.

CON LA ROSA TATUATA VINCE L’OSCAR

È la protagonista del film La rosa tatuata che proiettò Anna Magnani tra i grandi di Hollywood.

Per il pubblico americano, nel primo decennio postbellico, il cinema italiano ebbe un volto e un nome precisi: Vittorio De Sica.

L’attore e regista ciociaro aveva guadagnato la prestigiosa ribalta degli Academy Awards, primo italiano a farlo,

con due insuperabili capolavori come “Sciuscià” (1946) e “Ladri di biciclette” (1948), che gli meritarono in seguito il riconoscimento di padre del neorealismo cinematografico.

In quegli stessi anni, sul palcoscenico italiano nasceva una nuova stella che per la sua verve tipicamente romanesca, era ormai nota più con il soprannome di Nannarella che con il suo vero nome.

Dopo gli esordi a teatro e con ruoli secondari sullo schermo, nel 1941 la Magnani ottenne i primi consensi grazie allo stesso De Sica, che la scelse come coprotagonista in Teresa Venerdì.

LA MAGNANI VINCE ANCHE IL NASTRO D’ARGENTO

Il successo internazionale arrivò quattro anni dopo con la straordinaria interpretazione di Pina nel capolavoro neorealista di Roberto Rossellini , Roma città aperta, per il quale ottenne il Nastro d’argento come “miglior attrice non protagonista”.

Il ruolo principale in Bellissima (1951), del grande Luchino Visconti, le spalancò definitivamente le porte di Hollywood.

A pensare per primo a lei fu lo sceneggiatore Tennessee Williams, popolarissimo negli USA per il dramma teatrale

Un tram chiamato desiderio, portato sullo schermo da Elia Kazan.

Williams buttò giù la sceneggiatura di un film dal titolo “La rosa tatuata”, pensando alla star romana nel ruolo della protagonista.

D’accordo con il regista Daniel Mann le proposero la parte e quest’ultima accettò, pur tra mille tentennamenti legati agli affetti familiari e al suo attaccamento alla quotidianità di Roma.

Uscita nel 1955, la pellicola conquistò la platea statunitense e fece incetta di nomination (otto in tutto) all’edizione degli Oscar dell’anno seguente, portando a casa tre statuette: “miglior fotografia”, “miglior sceneggiatura” e “miglior attrice protagonista”.

Un riconoscimento quest’ultimo che consacrò la Magnani tra i grandi del cinema di allora, vincendo la concorrenza di vere e proprie eroine nazionali,

del calibro di Susan Hayward e Katharine Hepburn.

Avvertita al telefono della sua nomination, Nannarella, anti-diva per eccellenza, pensò subito a uno scherzo e non vi diede alcun peso,

rinunciando a partecipare alla grande “notte di Los Angeles”.

Quando un giornalista americano, alle cinque di mattina, le annunciò al telefono di essere entrata nella storia come prima attrice italiana a ricevere l’Oscar, non credette alle sue orecchie.

Prese coscienza che era tutto vero solo quando Marisa Pavan, coprotagonista nel film, le portò la statuetta che aveva ritirato al posto suo.

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100 anni di Ugo Tognazzi alla Casa del Cinema

Mercoledì 23 marzo ricorrono 100 anni dalla nascita di Ugo Tognazzi e, in attesa di omaggiarlo con una rassegna estiva al Teatro all’aperto Ettore Scola, la Casa del Cinema e il CSC – Cineteca Nazionale ricordano il grande attore con un evento speciale a lui dedicato.

Alle 17 il film I mostri del 1963

Alle ore 17, infatti, sarà proiettato uno dei capolavori di Dino Risi, I mostri (1963), presentato per l’occasione in un’inedita versione estesa restaurata dalla Cineteca Nazionale nel 2008 a partire dal negativo originale. Le parti danneggiate sono state sostituite con fotogrammi recuperati in digitale da una lavanda d’epoca. In questa occasione preservati i ciak di due degli episodi, Il cerbero domestico e L’attore, tagliati nel 1963 e ritrovati su indicazione di Giuseppe Tornatore e Marco Risi.

Due episodi inediti, ritrovati

Pertanto risulta un’occasione imperdibile la visione di questa versione de I mostri, con i due episodi inediti, visti solamente in rarissime occasioni e conservati nei cellari della Cineteca Nazionale, per comprendere meglio l’arte di Ugo Tognazzi, attore malleabile, pronto nel delineare dei ritratti di “ometti” né buoni, né cattivi, rassegnati ad assecondare le inerzie della burocrazia, apatici e passivi spettatori di ogni orrore, nel (vano) tentativo di “vivacchiare”; oltre a quella di un mattatore come Vittorio Gassman, anche lui prossimo alla ricorrenza dei cento anni e ai festeggiamenti estivi dell’arena di Casa del Cinema. Con Gassman, Sordi e Manfredi, Ugo Tognazzi ha costituito il quartetto dei «moschettieri», più tardi dei «colonnelli» della commedia all’italiana. Appellativo guadagnato impersonando spesso l’italiano quarantenne-cinquantenne con un lato intimo grottesco che sconfina volentieri nell’assurdo e nel tragico.

100 anni di ricordi grazie a grandi cineasti

Grazie a cineasti come Luciano Salce, Antonio Pietrangeli, Mario Monicelli, Dino Risi, Marco Ferreri, Tognazzi è riuscito a comunicare un’umanità palpabile anche e soprattutto nei personaggi più apparentemente “sgradevoli”. È sempre stato immediatamente credibile nel suo essere, dentro e fuori dal set, grazie a un corpo fisiologicamente attoriale, dai tratti volutamente eccessivi (una fame atavica di cibo e di sesso, ad esempio). Non è mai diventato marionetta stereotipata, ma è sempre rimasto uomo. Così come i suoi personaggi, interpretati con invidiabile naturalezza dall’attore Ugo Tognazzi, ci sono apparsi talmente così reali e così vicini nelle loro (e nostre) debolezze, ma anche improvvise allegrie, che ci trasmettevano l’illusione di averli sempre conosciuti, o di essere una parte di noi.

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Programma Nazionale EDU 2022

Presentato a Roma, presso l’università LUISS, il Programma Nazionale EDU 2022, che vede l’Associazione Italiana Giovani per l’UNESCO coinvolta nell’ambizioso obiettivo di creare nuovi legami tra scuole, istituzioni e realtà imprenditoriali innovative, con maggior attenzione verso quelle giovanili, per cercare di ampliare le conoscenze verso le opportunità di sviluppo sostenibile. La sesta edizione di EDU, dal titolo “Farò cultura” vuole rispondere con flessibilità, e al contempo in maniera concreta, alle diverse esigenze educative. Questo collocandosi in un contesto sociale pandemico in cui il benessere psico-fisico dell’individuo, il mantenimento e miglioramento della salute e del benessere globale è relazionato con la fruizione di un patrimonio identitario comune.

Impegno primario in EDU 2022

Impegno primario di questa missione è quindi quello di “fornire un’educazione di qualità, equa e inclusiva, oltre all’opportunità di apprendimento permanente per tutti, esattamente in linea con la cornice programmatica dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile adottata dell’ONU nel 2015 e, ancor prima, con la Convenzione per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale dell’UNESCO del 2003.

Formare i giovani

«Il progetto EDU 2022 – ha dichiarato la presidente AIGU Chiara Bocchio in apertura – si pone l’obiettivo generale di formare i giovani come cittadini consapevoli attraverso un’educazione di qualità che permetta loro di individuare e riconoscere il Patrimonio culturale (materiale e immateriale), non imposto, bensì riconosciuto, del territorio che abitano e di farne esperienza, riconoscendone l’importanza per il benessere del singolo individuo e della comunità tutta. I laboratori si prefiggono dunque uno scopo ri-creativo, nella duplice accezione del termine di creare qualcosa di nuovo e di ricrearsi, a partire dalla cura e dalla costruzione del Patrimonio».

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Dal 20 marzo la mostra “La Grazia e l’innocenza” nei musei di S. Salvatore in Lauro

Roma ospita la mostra “La Grazia e l’innocenza. Immagini di maternità divina e umana”. 

Avrà luogo dal 20 al 31 marzo nei musei di San Salvatore in Lauro nel complesso monumentale del Pio Sodalizio dei Piceni 

l’esposizione che propone le opere di un collettivo di quasi 20 artisti dalla Scuola di Arte Sacra di Firenze con due sezioni riservate ad ospiti speciali.

LA MOSTRA E’ CURATA DA GIORGIO FOZZATI

Curata da Giorgio Fozzati, già direttore dell’istituzione fiorentina, la mostra accompagna in un viaggio che invita a riflettere sui temi della maternità. 

Nel corso della mostra, si svolgeranno una serie di eventi, ideati per cogliere l’interesse di pubblici specifici:

“L’ iconografia dei nuovi santi e beati: per un dialogo con la next generation, lo splendore della liturgia per il rinnovo e il decoro delle chiese, gli arredi sacri nella progettazione delle nuove chiese, per progettisti ed architetti”.

LA MOSTRA HA OPERE DI PITTURA SCULTURA E OREFICERIA

Venerdì 25 marzo sarà presentato il Master Universitario in Arte Sacra. Sabato 26 il concerto del Trio d’Archi David, con musiche di Beethoven, Schubert e Dohnanyi. 

Un percorso espositivo che nasce per valorizzare la complessa realtà della Scuola di Arte Sacra.

L’ esposizione ha opere di pittura, oreficeria e scultura, e si arricchisce anche di altre collaborazioni. 

Uno spazio speciale è dedicato a Paola Grossi Gondi, artista ospite che si esprime con linguaggio contemporaneo attraverso tecniche di sperimentazione e tradizionali.

Qui presenta in anteprima una nuova serie: il polittico dei Misteri Gaudiosi.

Presenti anche le opere di due eccellenze artigiane fiorentine che da sempre collaborano con la Scuola di Arte Sacra: Gabriele Maselli, maestro nel restauro del legno e Paolo Penko maestro d!arte orafa, designer e scultore.

SCULTURE ANCHE IN LEGNO

In mostra anche una scultura in legno di cirmolo di Andrea Bianco, scultore di Bolzano, che proprio alla Scuola di Arte Sacra di Firenze ha compiuto parte del suo percorso formativo e ha dato vita insieme ai docenti della scuola ai primi corsi di scultura per artisti non vedenti.

Accanto alla cura di Giorgio Fozzati, la mostra si avvale dei testi di Giancarlo Polenghi e del progetto di allestimento di Antonio Biccari.

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Apre oggi a Roma La casa delle farfalle

Apre a Roma “La casa delle farfalle” ,un giardino magico, dove le farfalle sprigionavano tutta la loro bellezza.

L’inaugurazione è prevista per il 19 marzo in via Labico 140.

La leggenda narra che se una farfalla ci si poggia addosso e si esprime un desiderio, quel desiderio si avvererà. 

Centinaia di farfalle, di tantissime e variegate specie, voleranno liberamente in una riproduzione di foresta tropicale creata per dare a tutti i visitatori la possibilità di vederle da vicino.

PRESENTI LE FARFALLE PIU’ APPARISCENTI DEL MONDO

Questo incantevole giardino è La Casa delle Farfalle. 

All’interno, ognuno avrà la possibilità di passeggiare in mezzo ad una rigogliosa vegetazione ed osservare da vicino alcune tra le farfalle piu’ appariscenti del mondo.

Per rendere l’esplorazione della Casa delle Farfalle più accattivante e costruttiva, biologi ed entomologi guideranno i visitatori ad immergersi nel loro mondo, svelandone tecniche adattative e tante curiosità.

Si potranno osservare le farfalle mentre si alimentano, volano o si riposano in un ambiente che riproduce il loro habitat naturale. 

Si potranno svolgere visite guidate, laboratori didattici e giochi. Previsto anche street food, aree picnic, trucca bimbi, mercatino, live music.

E un parcheggio a disposizione dei visitatori.

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Almanacco:19 marzo 1959: Inaugurazione dello Stadio Flaminio

Il 19 marzo 1959 Viene inaugurato lo STADIO FLAMINIO eretto su progetto di Pier Luigi Nervi sul luogo del precedente stadio Nazionale.

Progettato dall’architetto Antonio Nervi con la collaborazione di suo padre Pier Luigi,

realizzato tra il 1957 e il 1958 e vide la sua inaugurazione il 19 marzo 1959.

Costruito sull’area del preesistente stadio Nazionale, demolito nel 1957, lo stadio Flaminio fu destinato a ospitare gli incontri del torneo olimpico di calcio del 1960;

USATO DALLA NAZIONALE ITALIANA DI RUGBY

secondo stadio per capienza della Capitale, ma il più capiente tra quelli privi di pista d’atletica,

già dagli anni settanta fu utilizzato dalla Nazionale italiana di rugby e dalla Rugby Roma.

Fino al 2011 lo stadio ospitò anche gli incontri interni dell’Atletico Roma, società professionistica che militava in Lega Pro di calcio e,

nel passato recente, fu sede per un breve periodo degli incontri della squadra di football americano dei Marines Lazio.

Inizialmente capace di più di 40 000 spettatori, poi ridotti a meno della metà per adeguamento alle norme di sicurezza,

poteva a tutto il 2011 ospitarne circa 30 000 grazie a tribune provvisorie in materiale tubolare, installate a cura della Federazione Italiana Rugby

per garantire una maggiore affluenza in occasione degli incontri

del Sei Nazioni;

inutilizzato dal 2011 a favore dello stadio Olimpico per quanto riguarda le gare interne dell’Italia nel Sei Nazioni,

dal 26 febbraio 2014 lo stadio è in gestione alla Federazione Italiana Giuoco Calcio, che si è impegnata a ristrutturare l’impianto

a proprie spese dopo che la Federazione Italiana Rugby aveva formalizzato la propria rinuncia a continuare a condurlo (in delega dal CONI che ne aveva la gestione)

per via degli eccessivi costi di rinnovamento.

Da luglio 2018 è sotto tutela della Soprintendenza speciale delle belle arti di Roma.

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Almanacco: 18 marzo 1879 inaugurato l’Ufficio Centrale delle Poste di San Silvestro

Il 18 marzo 1879
In piazza San Silvestro viene inaugurato un nuovo palazzo dalle linee
neorinascimentali, è l’UFFICIO CENTRALE DELLE POSTE.

LA STORIA DELL’UFFICIO CENTRALE DELLE POSTE

Il complesso, costruito sulle rovine del tempio di epoca romana dedicato al Sole, era composto da un monastero e da un’attigua chiesa titolata a San Silvestro edificati nell’VIII secolo d.C. e progressivamente ampliati tra il XII e il XVII secolo.

Il progetto di ristrutturazione, affidato a Luigi Rosso per la parte esterna e a Giovanni Malvezzi per gli spazi interni,

è caratterizzato dalla precisa volontà di realizzare una grande opera con marmi e stucchi di qualità,

con arredi “sobri e di gusto” e con delle sale in grado di accogliere il pubblico, realizzate salvaguardando l’assetto dell’antico monastero.

L’area circostante viene dotata di vie di accesso per i carri della corrispondenza che da via della Vite devono trasportare la posta alla stazione ferroviaria di Roma Termini.

I SERVIZI CHE VENIVANO OFFERTI

I servizi offerti dall’ufficio delle Poste Centrali di San Silvestro sono all’avanguardia per i tempi: sale diversificate

per l’accettazione dei telegrammi e per le raccomandate,

spazi riservati all’attesa del pubblico,

macchinari per la timbratura

e l’affrancatura della corrispondenza, servizio telegrafico.