Tutti, almeno una volta nella vita, hanno sentito parlare della nevicata del 2 febbraio 1956 descritto spesso, da allora, come il mese piu’ freddo della storia… un mese eccezionale sotto tanti punti di vista: per quantità, persistenza e vastità della diffusione del gelo.
Su un’Italia ancora alle prese con le ferite della guerra, una ricostruzione industriale in corso e alla vigilia del grande boom economico degli anni 60’, una tempesta di neve e gelo si abbatté sul Paese, mettendolo in serie difficoltà.
Niente computer, tv per pochi… solo quotidiani, sui quali, a fine gennaio, si leggeva “pochi inverni come questo hanno avuto un decorso tanto tranquillo”.
Ma da lì a poco… la situazione precipitò, tanto che il febbraio 1956 viene descritto, tutt’oggi, da chi lo ha vissuto, come il più freddo della storia, oltre che eccezionale per quantità, persistenza e vastità della diffusione del gelo.
La fase critica in Italia iniziò il 1º febbraio 1956 ed il 2 febbraio la Pianura padana fu sotto l’isoterma -15° C a 850 hPa, mentre la -20° C abbracciò interamente le Alpi e bufere di neve interessarono tutto il nord, con particolare violenza in Toscana ed in Emilia Romagna.
Il freddo fu intenso non solo al suolo ma anche in quota, con l’isoterma di -35° C a 500 hPa che raggiunse Roma, responsabile di una nevicata divenuta storica.
Già il 4 febbraio tutte le precipitazioni, in atto su buona parte dell’Italia, erano oramai nevose, e nuovi impulsi gelidi sulle regioni adriatiche (-40° C a 500 hPa) raggiunsero il loro massimo il 7 febbraio, quando un potente nucleo gelido in quota colpì le regioni meridionali.
Bufere e temperature gelide flagellarono queste regioni anche il giorno successivo, quando un nuovo minimo depressionario fra la Corsica e la Toscana provocò ancora intense nevicate a Roma e su tutto il centrosud. In quei giorni diverse nevicate con accumuli si spingono fin sulle coste siciliane. A Palermo le temperature minime scesero fino a 0 °C e la città venne imbiancata diverse volte da alcuni cm di neve.
Nevicate interessarono anche le coste meridionali della Sicilia e la stessa isola di Lampedusa.
Il 13 febbraio giunsero nuove correnti gelide dalla valle del Rodano determinando temperature rigidissime in quota che avvolsero tutto il nord e determinarono intense nevicate che colpirono particolarmente le Marche, l’Umbria e la Toscana, spostandosi il giorno successivo verso il sud, mentre il gelo dominava le regioni centro-settentrionali.
Gelo e precipitazioni insistettero ancora nei giorni successivi e nuove nevicate si ripeterono in particolare il 18 febbraio su tutto il centro-nord.
A Roma si verificarono delle nevicate che, per intensità e durata, rimasero storiche: nevicò il 2, il 9, il 18 e il 19 febbraio; per quattro giorni consecutivi le temperature rimasero sotto lo zero; il 12 febbraio si registrò una nevicata di ben 12 cm.